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  Risorgimento - Wikipedia Risorgimento Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Il Risorgimento . Con Risorgimento [1] la storiografia si riferisce al periodo della storia italiana durante il quale l' Italia conseguì la propria unità nazionale [2] . La proclamazione del Regno d'Italia del 17 marzo 1861 fu l'atto formale ... XVIII secolo si scrisse di Risorgimento italiano in senso esclusivamente culturale. La prima ... la breccia di Porta Pia da parte dell'esercito italiano (20 settembre 1870 ), da altri, fra i primi ... del popolo italiano, prima della nascita del Regno d'Italia è stato il compito che si sono assunto ... italiano si mantenne ancora piuttosto in ombra, partecipando alla contesa tra le due potenze di allora, il ... -italiano Federico II di Svevia , tesa a favorire l'instaurarsi di signorie ghibelline a lui amiche CACHE

Risorgimento - Wikipedia Risorgimento Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Il Risorgimento . Con Risorgimento [1] la storiografia si riferisce al periodo della storia italiana durante il quale l' Italia conseguì la propria unità nazionale [2] . La proclamazione del Regno d'Italia del 17 marzo 1861 fu l'atto formale che sancì, ad opera del Regno di Sardegna , la nascita del nuovo Regno d'Italia formatosi con le annessioni plebiscitarie di gran parte degli Stati preunitari . Per indicare questo processo storico si usa anche la locuzione ' unità d'Italia '. Il termine, che designa anche il movimento culturale, politico e sociale che promosse l'unificazione, richiama gli ideali romantici , nazionalisti e patriottici di una rinascita italiana attraverso il raggiungimento di un'identità politica unitaria che, pur affondando le sue radici antiche nel periodo romano , [3] «aveva subìto un brusco arresto [con la perdita] della sua unità politica nel 476 d.C. in seguito al crollo dell' Impero romano d'Occidente ». [4] Logo per il 150º anniversario dell'unità d'Italia Indice 1 Estensione cronologica del fenomeno 2 La costruzione dell'idea di nazione nella storiografia risorgimentale 2.1 Epoca romana 2.2 Età medioevale 2.3 Rinascenze e Rinascimento 2.4 Il Settecento e il termine del periodo prerisorgimentale 2.5 Età giacobina e napoleonica 3 Le idee e gli uomini 4 Gli anni della restaurazione 4.1 I moti carbonari 4.1.1 1817 4.1.2 1820-1823 4.1.3 1824-1847 4.2 Rivolte mazziniane 4.3 I congressi scientifici prima del 1848 5 Il biennio delle riforme 6 La 'primavera dei popoli' e la Prima guerra d'indipendenza 6.1 La concessione delle costituzioni 6.2 Ferdinando II ritira la costituzione 6.3 La prima guerra di indipendenza 6.4 La Repubblica Romana 6.5 La Repubblica di San Marco 6.6 La Repubblica Toscana 6.7 Regno di Sicilia 6.8 La repressione 7 Il 'decennio di preparazione' 7.1 Le azioni mazziniane 7.2 La realpolitik cavouriana 7.3 La liberazione dei patrioti napoletani 8 La Seconda guerra d'indipendenza 8.1 Il governo provvisorio toscano 8.2 L'intervento di Napoleone III 8.3 L'armistizio 9 La Spedizione dei Mille 10 La proclamazione del Regno d'Italia 11 Terza guerra di indipendenza e Roma capitale 11.1 La terza guerra di indipendenza 11.2 Roma capitale 12 L'unificazione culturale 13 Il completamento territoriale 14 I problemi dello stato unitario 14.1 Il brigantaggio 14.2 Il rapporto tra nord e sud 14.3 Il dibattito tra decentramento e accentramento 14.4 I rapporti con lo Stato Pontificio 15 Interpretazioni storiografiche 15.1 L'assenza delle masse contadine e il contrasto città-campagna 15.2 Le cinque giornate di Milano (18 - 22 marzo 1848) 15.3 Da guerra federalista a guerra regio-sabauda 15.4 La spedizione dei Mille 15.5 Critiche al processo di unificazione 15.6 Il 'popolarismo' risorgimentale 15.7 Il Risorgimento come moto nazional-popolare 15.8 Il Risorgimento come tentativo di Riforma religiosa in Italia 16 Le città benemerite del Risorgimento nazionale 17 Mappe cronologiche dell'unificazione d'Italia 18 Filmografia 18.1 Sceneggiati televisivi 19 Note 20 Bibliografia 21 Voci correlate 22 Altri progetti 23 Collegamenti esterni Estensione cronologica del fenomeno [ modifica | modifica wikitesto ] Tra il 1806 e 1810 Canova scolpì l' Italia turrita piangente sulla tomba di Vittorio Alfieri , uno dei primi intellettuali a promuovere il sentimento di unità nazionale Sebbene non vi sia consenso unanime tra gli storici, la maggior parte di essi tende a stabilire l'inizio del Risorgimento, come movimento, subito dopo la fine del dominio Napoleonico e il Congresso di Vienna nel 1815 , e il suo compimento fondamentale con l'annessione dello Stato Pontificio e lo spostamento della capitale a Roma nel febbraio 1871 . Tuttavia, gran parte della storiografia italiana ha esteso il compimento del processo di unità nazionale sino agli inizi del XX secolo , con l'annessione delle cosiddette terre irredente , a seguito della prima guerra mondiale , [5] creando quindi il concetto di quarta guerra di indipendenza . Anche la Resistenza italiana ( 1943 - 1945 ) è stata talvolta ricollegata idealmente al Risorgimento. [6] La definizione dei limiti cronologici del Risorgimento risente evidentemente dell'interpretazione storiografica riguardo a tale periodo e perciò non esiste accordo unanime fra gli storici sulla sua determinazione temporale, formale ed ideale. Esiste inoltre un collegamento tra un 'Risorgimento letterario' e uno politico: fin dalla fine del XVIII secolo si scrisse di Risorgimento italiano in senso esclusivamente culturale. La prima estensione dell'ideale letterario a fatto politico e sociale della rinascita dell'Italia si ebbe con Vittorio Alfieri ( 1749 - 1803 ), non a caso definito da Walter Maturi il «primo intellettuale uomo libero del Risorgimento» [7] , vero e proprio storico dell'età risorgimentale, che diede inizio a quel filone letterario e politico risorgimentale che si sviluppò nei primi decenni del XIX secolo . Come fenomeno politico, il Risorgimento viene compreso da taluni storici fra il proclama di Rimini ( 1815 ) e la breccia di Porta Pia da parte dell'esercito italiano (20 settembre 1870 ), da altri, fra i primi moti costituzionali del 1820 - 1821 e la proclamazione del Regno d'Italia ( 1861 ) o il termine della terza guerra d'indipendenza ( 1866 ). [8] Altri ancora, in senso lato, vedono la sua nascita fra l' età riformista della seconda metà del XVIII secolo [9] e l' età napoleonica ( 1796 - 1815 ), a partire dalla prima campagna d'Italia [10] . La sua conclusione, parimenti, viene talvolta estesa, come detto, fino al riscatto delle terre irredente dell'Italia nord-orientale ( Trentino e Venezia Giulia ) a seguito della prima guerra mondiale . [11] Infine, le forze politiche che diedero vita alla Costituzione della Repubblica Italiana ed una parte della storiografia hanno individuato nella Resistenza all'occupazione nazi - fascista , tra il 1943 ed il 1945 , un 'secondo' Risorgimento. [6] La costruzione dell'idea di nazione nella storiografia risorgimentale [ modifica | modifica wikitesto ] Quanto sia stata fondata l'identità nazionale italiana, sostanzialmente sconosciuta alla maggioranza del popolo italiano, prima della nascita del Regno d'Italia è stato il compito che si sono assunto gli intellettuali risorgimentali nel loro tentativo di costruire e diffondere i miti e le narrazioni relative all'idea di nazione. Un richiamo alla storia passata dove gli storici romantici intravedevano il cammino verso la riconquista della perduta unità politica. Per questo si servirono anche di un'intensa connotazione storica da cui « è nato il culto nazionale dei grandi uomini (per es., Dante, Petrarca, Machiavelli, Parini ecc.), che all'epoca si considerava appartenessero 'naturalmente' al susseguirsi delle generazioni che connotavano la 'stirpe' italica'. al suo fianco si pone anche il culto dei grandi eventi passati (la battaglia di Legnano, i Vespri siciliani, la disfida di Barletta, la difesa di Firenze, la rivolta di Genova ecc.), poiché si riteneva che quegli episodi non fossero altro che prefigurazioni della 'lotta finale' che le generazioni presenti dovevano compiere, ispirandosi alle battaglie combattute dagli avi. » [12] Epoca romana [ modifica | modifica wikitesto ] In epoca romana , la nozione di 'Italia' si evolse fino a designare la penisola nella sua totalità, dalla punta calabra, allora Bruzio , fino alle Alpi. dai tempi di Diocleziano in poi essa incluse anche le isole. L'Italia fu il luogo di nascita e il primo campo di espansione del potere romano e fu integrata nello Stato secondo modalità variabili. il sistema amministrativo dell'Italia rimase distinto da quello delle province fino all'epoca di Diocleziano. Le province erano infatti territori governati da magistrati delegati dal potere centrale, [13] mentre l'annessione e poi l'amministrazione dell'Italia si articolò attraverso la fondazione di colonie romane e latine , con la stipula di trattati di alleanza e confische del territorio. L'Italia romana era un territorio vasto e contrassegnato da una notevole varietà etnica e sociale, che, pur conservando dei forti particolarismi locali, subì sin dalla fine della repubblica romana un processo di unificazione sotto un unico regime giuridico. Il concetto di stato-nazione è senz'altro anacronistico se applicato al mondo antico, tuttavia la memoria storica dell'Italia romana venne particolarmente evocata nel periodo di formazione della nazione italiana moderna . Età medioevale [ modifica | modifica wikitesto ] Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente , l'unità territoriale della penisola non venne meno né col regno degli Ostrogoti , né con l'invasione longobarda e la conseguente spartizione della penisola. [14] I Longobardi inizialmente tesero a rimanere separati dalle popolazioni soggette sia sotto il profilo politico che militare, ma col tempo finirono sempre più per fondersi con la componente latina e tentarono, sull'esempio romano e ostrogoto, di riunificare la penisola per dare una base nazionale al loro regno. [15] Tale tentativo fallì per l'intervento dei Franchi richiamati da papa Adriano I , secondo un modello destinato a ripetersi nei secoli a venire, che vede il papa cercare il più possibile di impedire la nascita di una potenza nemica sul suolo italico in grado di compromettere la sua autonomia. [16] Prima della conquista franca infatti, il Regnum Langobardorum si identificava con la massima parte dell'Italia peninsulare e continentale e gli stessi re longobardi, dal VII secolo , non si consideravano più solo re dei longobardi, ma dei due popoli (longobardi e italici di lingua latina) posti sotto la propria sovranità nei territori non bizantini e dell'Italia tutta ( rex totius Italiae [17] ). I vincitori si erano pertanto gradualmente romanizzati, abbracciando la cultura dei vinti grazie anche all'accettazione del latino come unica lingua scritta dello Stato e come strumento di comunicazione privilegiato a livello giuridico e amministrativo. [18] I Franchi , a partire dalla seconda metà dell' VIII secolo , tentarono di ricostituire l'Impero con Carlo Magno : tale organismo prese corpo definitivamente, un secolo e mezzo più tardi, con un sovrano germanico, Ottone I di Sassonia . Il Regno d'Italia era legato a questo grande organismo statuale da vincoli di vassallaggio , dai quali vanamente cercò di sottrarsi. I più celebri fra tali tentativi furono quello di Berengario del Friuli (850-924) che una certa retorica nazionalistica ha rappresentato come «un campione e un assertore dell'unità d'Italia» [19] e poi di Arduino d'Ivrea (955-1015), personaggi considerati dalla storiografia nazionalista come antesignani dei patrioti risorgimentali. [20] Francesco Hayez : I vespri siciliani , (1846) questo quadro, costituisce uno dei classici esempi di opere pittoriche risorgimentali, che mascheravano sotto la rappresentazione di eventi del passato, l'ideale di cospirazione e lotta contro lo straniero Nei primi secoli dopo il Mille, lo stesso desiderio di autonomia e libertà portò a un notevole sviluppo delle Repubbliche marinare ( Amalfi , Genova , Pisa e Venezia ), e poi dei liberi Comuni di popolo, favorendo quella rinascita dell'economia e insieme delle arti che approderà al Rinascimento , e che fu anticipata dal risveglio religioso che si ebbe nel Duecento con le figure di Gioacchino da Fiore e Francesco d'Assisi . [21] Se durante l' alto Medioevo il sentimento nazionale italiano si mantenne ancora piuttosto in ombra, partecipando alla contesa tra le due potenze di allora, il Papato e l' Impero , con i quali si schierarono rispettivamente Guelfi e Ghibellini , esso cominciò così lentamente a emergere, alimentandosi soprattutto del ricordo dell'antica grandezza di Roma , e trovando nell'identità religiosa rappresentata dalla Chiesa , idealmente erede delle istituzioni romane, un senso di comune appartenenza. [22] La vittoria nella battaglia di Legnano ad opera della Lega Lombarda contro l'imperatore Federico Barbarossa ( 1176 ), e la rivolta dei Vespri siciliani contro il tentativo del re di Francia di assoggettare la Sicilia ( 1282 ), saranno assunte in particolare dalla retorica romantica ottocentesca come i simboli del primo risveglio di una coscienza di patria [23] La realtà storica mostrava invece come la formazione dei comuni e delle signorie portò al fallimento di una composizione politica unitaria, per il prevalere di interessi locali in un'Italia suddivisa in piccoli stati, spesso in lotta fra di loro. Così fu non progetto politico unitario ma espressione della volontà di una politica espansionistica di assoggettamento l'azione del sovrano svevo-italiano Federico II di Svevia , tesa a favorire l'instaurarsi di signorie ghibelline a lui amiche, sottraendo l'Italia dall'influenza papale e sottomettendola per intero all'impero germanico. [24] Alberico da Barbiano In modo simile la storiografia ottocentesca post-unitaria, che voleva respingere l'accusa degli italiani restii a fare la guerra e chiusi nei loro interessi privati, giudicò ispirata ad uno spirito di riscossa nazionale nell'ambito militare la vittoria nel 1379 del condottiero Alberico da Barbiano nella Battaglia di Marino al comando delle milizie italiane contro mercenari francesi e bretoni al soldo dell' Antipapa Clemente VII . Per questa sua impresa Alberico riceverà da Papa Urbano VI uno stendardo col motto 'LI-IT-AB-EXT' (' Italia ab exteris liberata ' - L'Italia liberata dagli stranieri). Secondo Gregorovius , dimenticando lo spirito mercenario che animava le imprese del condottiero di ventura Alberico da Barbiano , questa fu « la prima volta [in cui] le armi nazionali vinsero le compagnie di ladroni stranieri. l'Italia si destò alla fine dal suo letargo, sicché da quella giornata di Marino si può dire che cominci l'era di una nuova milizia italiana e di una nuova arte di guerra » [25] Così scrive Ariodante Fabretti patriota, storico e senatore del Regno d'Italia nella XVI legislatura che vede nel soldato di ventura quasi una figura profetica dei futuri eroi risorgimentali: « L'Italia osservava con dispetto quelle orde di avventurieri...aspettava un genio che a quelle milizie mostrasse in che è locata la gloria e dove l'infamia, le trascinasse nelle campagne, le mettesse in militare ordinanza e le spingesse salde, compatte e meglio agguerrite a mutare il destino delle città o volgere in fuga scompigliata i fanti e cavalieri stranieri. E venne quindi il genio cui sospirava l'Italia: Alberico da Barbiano. [26] » Rinascenze e Rinascimento [ modifica | modifica wikitesto ] Dante Alighieri Niccolò Machiavelli Durante le rinascenze culturali del XIII e XIV secolo , che avrebbero condotto al fiorire del Rinascimento , si dimostrò ben vivo il ricordo della passata grandezza dell'Italia come centro del potere e della cultura dell'Impero romano e come centro del mondo, e il Paese fu ispirazione ed oggetto di studio per poeti e letterati, cantando lodi all'Italia antica - già vista come continuum culturale se non nazionale - e deprecandone la contemporanea situazione. Un sentimento di comune appartenenza nazionale sembrò maturare presso gli intellettuali del tempo mentre il volgare latino locale veniva elevato al rango di lingua letteraria, primo ideale elemento di una coscienza collettiva di popolo. Anche grazie a tali letterati e intellettuali, fra cui emersero le figure universali di Dante , Petrarca e Boccaccio , che ebbero scambi culturali senza tener conto dei confini regionali e locali, la lingua italiana dotta si sviluppò rapidamente, evolvendosi e diffondendosi nei secoli successivi anche nelle più difficili temperie politiche, pur rimanendo per molti secoli lingua veicolare solo per le classi più colte e dominanti, venendo progressivamente ed indistintamente adottata come lingua scritta in ogni regione italofona, prescindendo dalla nazionalità dei suoi principi. Dante e Petrarca inoltre introdussero la locuzione Bel paese , come espressione poetica, per indicare l'Italia: « Le genti del bel paese là dove 'l sì suona, [27] » « Il bel paese / ch'Appennin parte e 'l mar circonda e l'Alpe [28] » Allo stesso tempo Dante deplorò la condizione politica in cui si trovava l'Italia con la famosa terzina della Divina Commedia : « Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie , ma bordello! , [29] » Gli stati italiani nel 1494 . Nel 1474 Flavio Biondo manda alle stampe l'opera l' Italia illustrata , un libro di geografia e di storia su quelle che allora erano le diciotto province della penisola. Sul piano politico, invece, a causa della mancanza di uno Stato unitario sul modello di quelli che stavano via via sorgendo nel resto d'Europa, i piccoli stati italiani furono costretti a supplire con l'intelligenza strategica dei suoi capi politici alla superiorità di forze degli stati nazionali europei, arrivando a concordare una alleanza la Lega Italica . Esemplare fu in proposito il signore di Firenze Cosimo de' Medici (1389-1464), non a caso soprannominato Pater Patriae , ovvero 'Padre della Patria', [30] e considerato uno dei principali artefici del Rinascimento fiorentino : la sua politica estera, infatti, mirante al mantenimento di un costante e sottile equilibrio fra i vari stati italiani, sarà profetica nell'individuare nella concordia italiana l'elemento chiave per impedire agli stati stranieri di intervenire nella penisola approfittando delle sue divisioni. [31] L'importanza della strategia di Cosimo, proseguita dal suo successore Lorenzo il Magnifico (1449-1492) nella sua continua ricerca di un accordo tra gli stati italiani in grado di sopperire alla loro mancanza di unità politica, [32] non venne tuttavia compresa dagli altri prìncipi della penisola, ed essa si concluse con la morte di Lorenzo nel 1492 . Francesco Guicciardini C. Ripa, L'Italia (1603) Da allora in Italia ebbe inizio un lungo periodo di dominazione straniera, la quale, secondo gli storici risorgimentali, fu quindi dovuta non a sterile arrendevolezza, bensì al ritardo del processo politico di unificazione. Nella propaganda risorgimentale, per via del romanzo omonimo di Massimo d'Azeglio , è anzi rimasto celebre e ricordato come gesto di patriottismo l'episodio della disfida di Barletta ( 1503 ), quando tredici cavalieri italiani, [33] alleati degli spagnoli per la conquista del Regno di Napoli, capeggiati dal capitano di ventura Ettore Fieramosca , sconfissero in duello altrettanti cavalieri francesi che li avevano insultati accusandoli di viltà e codardia. [34] L'interesse per l'unità si spostò intanto dall'ambito culturale a quello dell'analisi politica e, già nel XVI secolo , Machiavelli e Guicciardini [35] dibattevano il problema della perdita dell'indipendenza politica della penisola, divenuta nel frattempo un campo di battaglia fra Francia e Spagna e infine caduta sotto la dominazione di quest'ultima. [36] Pur con programmi diversi, Machiavelli e Guicciardini, fautori rispettivamente di uno Stato accentrato e di uno federale [37] , concordavano sul fatto che la perdita dell'individualità nazionale fosse avvenuta a causa dell'individualismo e della mancanza di senso dello Stato delle varie popolazioni italiane. Ecco quindi il compito del Principe al quale Machiavelli lanciava la sua nota « esortazione a pigliare l'Italia e liberarla dalle mani dei barbari. [38] » All'inizio del XVII secolo Cesare Ripa con la sua opera Iconologia , nella voce 'Italia con le sue provincie. Et parti de l'isole', rifacendosi ai testi classici diffonde l'immagine classica dell' Italia turrita , con cornucopia e sovrastata da una stella, «come rappresentata nelle Medaglie di Commodo, Tito et Antonino» [39] e conclude la descrizione dell'Italia con la frase « Siede sopra il Globo (come dicemmo) per dimostrare come l'Italia è Signora et Regina di tutto il Mondo, come hanno dimostrato chiaro gli antichi Romani, et hora più che mai il Sommo Pontefice maggiore et superiore a qual si voglia Personaggio. » Il Settecento e il termine del periodo prerisorgimentale [ modifica | modifica wikitesto ] Nel 1713 venne firmato il Trattato di Utrecht che introdusse nuovi elementi nel quadro geopolitico italiano: gli austriaci sostituirono gli spagnoli nel possesso del ducato di Milano , il duca di casa Savoia venne elevato al titolo di monarca e i suoi domini ingranditi. Un ulteriore assetto venne dato in Italia con il trattato di Aquisgrana (1748) interpretato da molti studiosi del risorgimento, a partire da Carducci [40] , come termine del periodo prerisorgimentale italiano e inizio del Risorgimento [41] . Francesco Lomonaco . Lo sviluppo di una coscienza politica nazionale coincise, soprattutto nella borghesia , con la diffusione delle idee liberali e dell' Illuminismo . Nel 1765 sul n.2 de Il Caffè , rivista fondata dall'illuminista Pietro Verri , esce La patria degli Italiani , di Gian Rinaldo Carli che si chiude con la frase «Un italiano in Italia non è mai forestiero» [42] . Gaetano Filangieri pubblica nel 1780 l'opera la La Scienza della Legislazione , in cui propugna l'abolizione dei residui del feudalesimo e la monarchia costituzionale, il suo libro, che avrà immediatamente un gran successo in Italia in Europa sara' messo all'indice nel 1784. Nel 1782 quaranta scienziati italiani fondarono a Verona la Società italiana , ritenendo, come scrisse il suo primo presidente, il matematico Antonio Maria Lorgna , che « lo svantaggio dell'Italia è l'avere ella le sue forze disunite » per cui si doveva « associare le cognizioni e l'opera di tanti illustri Italiani separati » ricorrendo « a un principio motore degli uomini sempre attivo, e talora operante con entusiasmo, l'amor della Patria ». Quando questo si fosse realizzato, concludeva Lorgna,: « Cari Signori oltremontani, aspettino un pochino e vedranno l'Italia sotto altro aspetto fra pochi anni. Basta che siamo uniti .» [43] Età giacobina e napoleonica [ modifica | modifica wikitesto ] 1798: censura borbonica anti-italiana, pagina originale della commedia 'Il corsaro di Marsiglia' di Gamerra con le correzioni del regio censore G. Lorenzi che eliminano ogni riferimento all'Italia, alla libertà e alla Francia [44] Queste idee vennero quindi esaltate dalla Rivoluzione francese , ed ebbero un'accelerazione improvvisa con la discesa in Italia di Napoleone Bonaparte nella sua I campagna d'Italia , nel 1796 . Dopo lo scoppio della rivoluzione francese in Italia si formarono gruppi di giacobini con finalità' rivoluzionarie: Filippo Buonarroti tentò senza successo una sollevazione in Toscana che portò al suo arresto e all'espulsione in Francia. a Napoli nel dicembre del 1792 si formò una società patriottica, i cui membri vennero scoperti e tre di loro, Emanuele De Deo , Vincenzo Galiani e Vincenzo Vitaliani , nel 1794 furono processati e impiccati per dare un monito a chi si volesse ribellare [45] [46] . Lo stesso anno altri club rivoluzionari patriottici furono scoperti con le conseguenti impiccagioni: a Torino di Francesco Junod e Giovanni Chantel , a Biella di Francesco de Stefanis . Nel 1794 a Bologna vi fu il tentativo di rivolta di Luigi Zamboni e Giovanni Battista De Rolandis terminato anch'esso con la morte dei due cospiratori che, secondo i sostenitori dell' ipotesi bolognese , furono gli ideatori del tricolore italiano, che sarebbe stato usato in questa occasione per la prima volta. Non fu che alla fine del XVIII secolo , con l'arrivo delle truppe napoleoniche nella penisola, che cominciò a diffondersi presso strati sempre più ampi di popolazione un sentimento nazionale italiano [47] , fino ad allora percepito soltanto da una ristretta cerchia di intellettuali, aristocratici e borghesi già esposti alle idee dell' Illuminismo , che aveva trovato in Napoli il suo maggior centro di studio accademico. Un'eredità ancora ben presente, a testimonianza dell'influsso 'francese', è data dalla origine del tricolore italiano inizialmente adottato nelle piccole ed effimere repubbliche create da Napoleone Bonaparte nell'Italia centro settentrionale e, quindi divenuto bandiera nazionale italiana. risale sempre a Napoleone la prima moneta con la parola 'Italia': si tratta del marengo d'oro da 20 franchi coniato nel 1801 dalla Repubblica Subalpina per celebrare la vittoria alla Battaglia di Marengo contro gli austriaci recante la dicitura: L'Italie délivrée à Marengo (L'Italia liberata a Marengo) [48] . Rovesciati i sovrani preesistenti, i francesi, stabilmente insediati in buona parte dell' Italia settentrionale , crearono repubbliche su modello francese (le cosiddette repubbliche sorelle ), rivoluzionando la vita del tempo e portando idee nuove, ma facendone anche ricadere il costo sulle popolazioni locali, deludendo così le speranze dei patrioti giacobini italiani, sino a generare episodi di rivolta come le cosiddette ' Pasque veronesi '. [49] Durante il tramonto dell'era napoleonica, questi nuovi sentimenti nazionalistici vennero diffusi, per guadagnarsi l'appoggio delle popolazioni anche dagli stati che si fronteggiavano militarmente sul suolo italiano. Da Gradisca l'11 ottobre 1813 Eugenio di Beauharnais invitando gli italiani all'unione e al combattimento contro le forze austriache affermava: « ... ITALIA! ITALIA! Questo sacro nome, che produsse nell'antichità cotanti prodigj, sia oggidì il nostro grido di unione! ... Il prode che combatte pei suoi focolari, per la sua famiglia, per la sua gloria e per l'indipendenza del suo paese è sempre invincibile... «». a questo proclama rispondeva il 10 dicembre 1813 Nugent , comandante delle forze austro britanniche, da Ravenna rivolgendo a sua volta un proclama agli italiani prometteva « ... Avrete TUTTI a divenire una nazione indipendente... » [50] Lord Bentick , comandante dell'esercito britannico in Italia, dopo essere sbarcato a Livorno , il 14 marzo 1814, a sua volta lanciava un appello agli italiani, facendo un parallelo con la Spagna appena resasi indipendente , che si concludeva: ' ... Congiunte allora le forze nostre faran sì che l'Italia ciò divenga ch'ella già fu ne' suoi migliori tempi, e ciò che al presente è ancora la Spagna. '. [51] . Lo stesso Bentick precedentemente nel 1812 aveva creato la Italian Levy , (Leva Italiana) ossia una forza militare composta da tre reggimenti formati da italiani [52] , non inscritti a ruolo nell'esercito inglese, posti sotto il comando di Vittorio Amedeo Sallier della Torre , con l'intento di creare un nucleo di armata di liberazione indipendente, l'armata venne disciolta nel dicembre 1815 [53] . In questo periodo un più forte richiamo per una presa di coscienza politica nazionale si trova nel Proclama di Rimini che rimase però del tutto disatteso [54] . Il 30 marzo 1815 , durante la guerra austro-napoletana , Gioacchino Murat rivolse un appello a tutti gli italiani (« ...Italiani, non state più in forse, siate Italiani... ») affinché si unissero per salvare il regno di Napoli, unico garante della loro indipendenza nazionale contro l'occupante straniero: « ... Italiani, la Provvidenza vi chiama infine ad essere una nazione indipendente. dall'Alpi allo stretto di Scilla odasi un grido solo: Indipendenza d'Italia! ... [55] » Sempre allo scopo di attirare le simpatie delle classi colte italiane alla propria causa, il governo austriaco arrivò nel gennaio 1816 a favorire l'uscita a Milano di una rivista intitolata Biblioteca Italiana , che sortì l'effetto opposto e indusse come reazione la nascita de Il Conciliatore . Negli ultimi anni del periodo napoleonico Ugo Foscolo inizia a comporre lo scritto Dell'indipendenza del regno d'Italia , che uscirà postumo col titolo di 'Della servitù dell'Italia', si tratta di una raccolta di discorsi, tra questi Discorso agli italiani di ogni setta , rivolti agli italiani invitati a considerare la condizione dell paese, in preda a divisioni settarie, e a meditare sulla sua indipendenza [56] . Le idee e gli uomini [ modifica | modifica wikitesto ] Il sorgere della coscienza nazionale non fu un processo unitario, lineare o coerentemente definito. diversi programmi, aspettative ed ideali, a volte anche incompatibili tra loro, confluirono in un vero e proprio crogiuolo [57] : vi erano in campo quelli romantico - nazionalisti , repubblicani , protosocialisti , anticlericali , liberali , monarchici filo Savoia o papalini , laici e clericali , vi era l'ambizione espansionista di Casa Savoia verso la Lombardia , vi era il bisogno di liberarsi dal dominio austriaco nel Regno del Lombardo-Veneto , unitamente al generale desiderio di migliorare la situazione socio-economica approfittando delle opportunità offerte dalla rivoluzione tecnico-industriale , [58] superando al contempo la frammentazione della penisola laddove sussistevano Stati, in parte liberali, che spinsero i vari rivoluzionari della penisola a elaborare e a sviluppare un'idea di patria più ampia e ad auspicare la nascita di uno Stato nazionale analogamente a quanto avvenuto in altre realtà europee come Francia , Spagna e Gran Bretagna . Vincenzo Gioberti Francesco Lomonaco fu uno dei primi patrioti, se non il primo, [59] a preconizzare la formazione di un'Italia unita sotto un unico governo. Nel suo scritto Colpo d'occhio sull'Italia , contenuto nel Rapporto al cittadino Carnot ( 1800 ), egli recitò: «Perché vi sia in Europa bilancia politica è d'uopo che l'Italia sia fusa in un solo governo [...] Gli Italiani, avendo unico e proprio governo acquisteranno spirito di nazionalità, avendo patria godranno della libertà e di tutti i beni che ne derivano». [60] Dopo Lomonaco, le personalità di spicco in questo processo furono molte tra cui: Giuseppe Mazzini , figura eminente del movimento democratico repubblicano italiano ed europeo. Giuseppe Garibaldi , repubblicano e di simpatie socialiste, per molti un eroico ed efficace combattente per la libertà in Europa ed in Sud America . Camillo Benso conte di Cavour , statista in grado di muoversi sulla scena europea per ottenere sostegni, anche finanziari, all'espansione del Regno di Sardegna [61] . Vittorio Emanuele II di Savoia , abile a concretare il contesto favorevole con la costituzione del Regno d'Italia . Vi furono gli unitaristi repubblicani e federalisti radicali contrari alla monarchia come Nicolò Tommaseo e Carlo Cattaneo . vi furono cattolici come Vincenzo Gioberti , Antonio Rosmini e Vincenzo d'Errico che auspicavano una confederazione di stati italiani sotto la presidenza del Papa ( neoguelfismo ) o della stessa dinastia sabauda. vi furono docenti ed economisti come Giacinto Albini e Pietro Lacava , divulgatori di ideali mazziniani soprattutto nel Meridione [62] . Trascorsa la fase delle società segrete, sviluppatasi soprattutto tra il 1820 ed il 1831 , durante i due decenni successivi presero corpo le due correnti principali che promossero con piena consapevolezza ed incisività politica il processo risorgimentale, quella democratica e quella moderata. [63] Gli anni della restaurazione [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Restaurazione , Moti del 1820-1821 e Ciro Menotti . La composizione politica della penisola italiana nel 1815 decisa dal Congresso di Vienna. Ciro Menotti al supplizio , litografia di Geminiano Vincenzi [64] Dopo la sconfitta definitiva di Napoleone il Congresso delle potenze vincitrici riunitosi a Vienna decise nel 1815 di restaurare i sovrani detronizzati in nome del principio di legittimità , talora sacrificato per l'assetto dell' equilibrio di potere ( balance of power ) tra le potenze europee. Per assicurare il mantenimento dell'ordine, essendo la restaurazione avvenuta senza considerare le volontà popolari e talora imponendo un nuovo dominio diverso da quello pre-napoleonico, come nel caso dell' annessione del Veneto all' Impero austriaco , e non opponendosi l'anno seguente all'annessione del Regno di Sicilia nel Regno di Napoli creando il Regno delle due Sicilie con Napoli unica capitale, venne sviluppato il principio d'intervento e della sovranità limitata degli stati [65] . Dove la situazione politica di uno Stato mettesse in pericolo l'ordine negli altri stati, si previde la creazione di uno strumento repressione [66] internazionale chiamato Santa Alleanza a cui avrebbero partecipato forze armate delle potenze vincitrici. Il patto fu stipulato tra l' Austria , la Prussia , la Russia . successivamente il 20 novembre 1815 la Gran Bretagna aderì a quella che fu chiamata la Quadruplice Alleanza , che l'entrata della Francia di Luigi XVIII nel 1818 trasformò nella Quintuplice Alleanza . Il Congresso concordò inoltre incontri periodici (il cosiddetto Concerto d'Europa ), al fine di controllare lo Stato dell'ordine internazionale, appianare i contrasti e assicurare la pace: uno strumento questo così efficace che fino alla guerra di Crimea vennero evitati conflitti tra le potenze europee. ( EN ) « The Concert of Europe, as it began to be called at the time, had ... a reality in international law, which derived from the final Act of the Vienna Congress, which stipulated that the boundaries established in 1815 could not be altered without the consent of its eight signatories [67] » ( IT ) « Il concerto europeo, come fu inizialmente chiamato in quel periodo, fu ... una realtà del diritto internazionale, che derivava dall' atto finale del Congresso di Vienna , secondo il quale i confini stabiliti nel 1815 non potevano essere modificati senza il consenso dei suoi otto firmatari » Dopo il Congresso di Vienna, nonostante le dure repressioni a cui furono sottoposti i cosiddetti 'giacobini' italiani, l'influenza francese e rivoluzionaria rimase nella vita politica italiana attraverso la circolazione delle idee e la diffusione di gazzette letterarie. fiorirono salotti borghesi che, sotto il pretesto letterario, crearono veri e propri club di tipo anglosassone o giacobino, spesso di modello iniziatico e massonico . Tali circoli si prestarono talvolta a coprire alcune società segrete [68] che andavano formandosi, come i Filadelfi e gli Adelfi , trasformatisi infine nei Sublimi Maestri Perfetti di Filippo Buonarroti . I moti carbonari [ modifica | modifica wikitesto ] In questo panorama patriottico settario, la principale associazione politica segreta fu quella della Carboneria , originariamente nata a Napoli nel 1814 per opporsi alla politica filonapoleonica di Gioacchino Murat . dopo la caduta di quest'ultimo e l'insediamento o il ritorno sui troni in alcuni stati della penisola italiana di sovrani illiberali tramite l'intervento delle truppe austriache, la Carboneria si diffuse nella penisola assumendo un carattere cospiratorio con lo scopo di trasformare questi stati in stati costituzionali provocandovi moti rivoluzionari. 1817 [ modifica | modifica wikitesto ] Il primo moto carbonaro venne tentato a Macerata , nello Stato pontificio , nella notte tra il 24 e il 25 giugno 1817 , ma la polizia papalina , informata dei preparativi, soffocò l'azione sul nascere. Tredici congiurati furono condannati a morte e poi graziati da papa Pio VII . [69] Nel luglio del medesimo anno le rimanenti truppe austriache, ancora presenti a Napoli dopo aver riportato i Borboni sul trono, completarono il loro ritiro dal Regno delle Due Sicilie e il generale austriaco Laval Nugent von Westmeath divenne comandante supremo dell'esercito delle Due Sicilie e Ministro della guerra. 1820-1823 [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Moti del 1820-1821 . L'arresto di Silvio Pellico e Pietro Maroncelli (1820) 1820 Napoli: l'abate Menichini entra a Napoli assieme agli altri costituzionalisti « Non fia loco ove sorgan barriere / Tra l'Italia e l'Italia, mai più! / L'han giurato: altri forti a quel giuro / Rispondean da fraterne contrade, » ( Alessandro Manzoni , Marzo 1821 ) Nel porto spagnolo di Cadice il 1º gennaio 1820 gli ufficiali delle forze militari che avrebbero dovuto reprimere la rivolta di Simón Bolívar nell'America del sud rifiutarono di imbarcarsi. Il loro pronunciamiento si estese a tutta la Spagna, obbligando il re Ferdinando VII a concedere nuovamente il 10 marzo dello stesso anno la Costituzione di Cadice del 1812 . Le notizie di questi avvenimenti accesero gli animi dei carbonari italiani provocando i moti costituenti degli anni 1820-1821 che, pur avendo tutti come finalità la progressiva liberalizzazione dei regimi assolutistici, assunsero tuttavia connotazioni diverse da Stato a Stato e da città a città. In Sicilia una rivolta separatista esplose il 15 luglio 1820 con la formazione di un governo a Palermo che ripristinò la Costituzione siciliana del 1812 . I separatisti del governo provvisorio inviarono una lettera al re dove dichiaravano che: «Dal 1816 in poi, la Sicilia ebbe la sventura di essere cancellata dal novero delle nazioni e di perdere ogni costituzione. Noi domandiamo l'indipendenza della Sicilia e i voti non sono solo di Palermo ma della Sicilia intera e la maggior parte del popolo siciliano ha pronunziato il suo voto per l'indipendenza». [70] Il 7 novembre 1820 il Borbone inviò un esercito agli ordini di Florestano Pepe (poi sostituito dal generale Pietro Colletta ) che riconquistò la Sicilia attraverso lotte sanguinose e ristabilì la monarchia assoluta risottomettendo la Sicilia a Napoli. [71] A Napoli i moti iniziati il 1º luglio del 1820 ad opera di due giovani ufficiali, Michele Morelli ( 1790 - 1822 ) e Giuseppe Silvati ( 1791 - 1822 ), culminarono con la presa della città: il generale Guglielmo Pepe , comandante degli insorti, riuscì ad imporre al re Ferdinando I la concessione della costituzione. Napoli, 12 settembre 1822. Giuseppe Silvati e Michele Morelli vengono impiccati in seguito alla repressione dei moti carbonari napoletani Per riportare l'ordine negli stati che si erano sollevati le potenze europee della Quadruplice alleanza si riunirono nel dicembre del 1820 al Congresso di Troppau . Ferdinando I convocato nel successivo Congresso di Lubiana nel gennaio 1821 ebbe il permesso di recarvisi dal governo rivoluzionario, dietro il giuramento di difendere la costituzione di fronte al consesso europeo. Il re tuttavia, sconfessando gli impegni presi alla partenza da Napoli col parlamento napoletano, richiese l'intervento militare degli Austriaci , le cui truppe discesero la penisola, sconfissero l'esercito napoletano, guidato da Pepe, nella battaglia di Antrodoco il 7 marzo 1821 e conquistarono Napoli il 23 marzo. La costituzione venne annullata [72] e trenta rivoluzionari furono condannati a morte (tra cui Pepe, Morelli e Silvati). A Palermo , nell'agosto 1821 , vennero costituite venti 'vendite' carbonare, con la finalità di abbattere il governo e avere la costituzione spagnola. il moto era guidato dal sacerdote Bonaventura Calabrò , che organizzò una rivolta prevista il 12 gennaio 1822, creando un nuovo vespro . Tuttavia il susseguirsi delle riunioni insospettì la polizia borbonica, che convinse un congiurato al doppio gioco. Nella notte dell'11 gennaio iniziarono i primi arresti e confessioni, un timido tentativo di rivolta che avvenne l'indomani fu represso e i congiurati imprigionati. Il 31 gennaio, nove dei congiurati, tra cui due sacerdoti, furono condannati a morte e le loro teste, rinchiuse in gabbie di ferro, rimasero appese a Porta San Giorgio fino al 1846 [73] . In Basilicata , tra i promotori dei moti carbonari vi furono il medico Domenico Corrado e i fratelli Francesco e Giuseppe Venita , in passato militari borbonici, che invano tentarono di sollevare l'intera regione per la salvaguardia della Costituzione. Le loro attività sovversive incitarono il governo borbonico ad inviare un reggimento capeggiato dal generale austriaco Roth che, dopo averli scovati a Calvello , li condannò a morte tramite fucilazione assieme ad altri rivoluzionari mentre Corrado fu condotto a Potenza dove venne passato per le armi. le condanne si consumarono tra il marzo e l'aprile del 1822 . [74] Mentre a Napoli i rivoltosi ebbero come unica finalità la promulgazione della costituzione, a Torino l'insurrezione scoppiata nel gennaio 1821 accolse tensioni e inquietudini anti-austriache, già manifestatesi in quella città con i moti studenteschi soffocati nel sangue dalla polizia sabauda. Questi ultimi moti videro come protagonista alcuni degli uomini simbolo del Risorgimento, tra i quali Santorre di Santa Rosa . Silvio Pellico Anche a Milano una componente patriottica e anti-austriaca partecipò ai moti, fra i cui ispiratori va citato il forlivese Piero Maroncelli , che però venne arrestato dalla polizia austriaca. La scoperta di alcuni documenti compromettenti permise così alle autorità di stroncare l'insurrezione, alla quale avrebbe preso parte Federico Confalonieri , rinchiuso, subito dopo il fallimento del moto, nella Fortezza dello Spielberg , dove erano già custoditi da alcuni mesi il Maroncelli e Silvio Pellico , a seguito del celebre processo Maroncelli Pellico [75] . Le successive repressioni spinsero all'esilio molti patrioti italiani, come Antonio Panizzi , che proseguirono all'estero la loro azione, impegnandosi propagandisticamente e stabilendo contatti con personalità delle potenze straniere interessate a risolvere il problema italiano. Giuseppe Mazzini Nel Ducato di Modena e Reggio venne scoperta dalla polizia una congiura carbonara, la cui repressione si concluse con una sentenza di nove condanne a morte: sette condannati erano latitanti e furono perciò impiccati in effigie, uno ebbe la pena convertita a dieci anni di carcere e l'unico giustiziato per decapitazione fu il sacerdote Giuseppe Andreoli [76] . Il periodo dei moti liberali si chiuse a fine settembre 1823 , con la resa di Cadice, dopo la battaglia del Trocadero , a cui partecipò anche Carlo Alberto di Savoia , vinta dalle forze francesi di Luigi XVIII , incaricato dalle potenze della Santa Alleanza di ripristinare con la forza la monarchia assoluta in Spagna. 1824-1847 [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Moti del 1830-1831 . In Romagna, nel 1824 , dopo l'uccisione del direttore di polizia di Ravenna Domenico Matteucci ad opera di una cospirazione carbonara, il cardinale Agostino Rivarola venne inviato per reprimerla. Rivarola, nominato 'cardinal legato a latere', fece condurre un'indagine che portò ad un processo e alla sentenza del 31 agosto 1825 , con la quale vennero condannate, a varie pene, 514 persone appartenenti a tutti gli strati sociali. Successivamente fu concessa la commutazione della pena ai sette condannati alla pena capitale e la grazia per molti altri [77] . A Roma nel 1825 la repressione pontificia della carboneria culminò con la condanna a morte per decapitazione di Angelo Targhini e Leonida Montanari . Nuove insurrezioni si ebbero nel Cilento nel 1828 per ottenere il ripristino della Costituzione che nel 1820 era stata concessa nel Regno delle Due Sicilie . Il tentativo dei rivoltosi si concluse tragicamente con trentatré condanne a morte e il paesino di Bosco raso al suolo a cannonate dal maresciallo Del Carretto [78] . Nel Ducato di Modena , il 3 febbraio 1831, venne tentata da parte di Ciro Menotti una sollevazione popolare che non riuscì: Menotti e un altro patriota, Vincenzo Borelli, furono impiccati. Mauro Cesare Trebbi, La Battaglia delle Cellè (Faenza, Museo del Risorgimento e dell'Età Contemporanea) In Emilia-Romagna , nel 1831 , l'effimero Stato delle Province Unite Italiane fu represso con l'intervento delle truppe austriache che per la prima volta si scontrarono il 25 marzo 1831 con soldati esclusivamente italiani nella battaglia delle Celle a Rimini . Nei giorni precedenti la colonna di volontari guidati da Giuseppe Sercognani , comandante della guardia nazionale di Pesaro , per conto del governo delle Province Unite marciante verso Roma, era stata sconfitta (8-11 marzo 1831) a Rieti dalle truppe pontificie. A seguito di questi moti i rappresentanti delle potenze europee presenti a Roma consegnarono a papa Gregorio XVI , nel maggio 1831, un memorandum in cui chiedevano allo Stato Pontificio profonde riforme amministrative che furono parzialmente accolte con un editto del 5 luglio 1831. [79] Nel 1832 riprese la ribellione in Romagna, repressa dal cardinale Albani che intervenne con forze sanfediste. Dopo un primo scontro con le guardie civiche, il 20 e 21 gennaio, che si caratterizzò con le ' Stragi di Cesena e Forlì ', altre battaglie vi furono il 24 gennaio a Faenza, il 25 a Forli. La riunione delle forze papaline con le truppe austriache e quindi il loro ingresso il 26 a Bologna concluse la rivolta. [80] [81] . Per bilanciare l'intervento austriaco a Bologna, i francesi il 26 febbraio con una spedizione navale occuparono Ancona dove rimasero per sei anni. Nel 1827 esce la prima edizione stampata del primo esempio di romanzo storico italiano: I promessi sposi , ambientato in Lombardia durante il dominio spagnolo . Secondo un'interpretazione risorgimentista, il periodo storico del malgoverno spagnolo in Milano era stato scelto da Manzoni con l'intento di alludere al medesimo opprimente governo del dominio austriaco sul nord Italia [82] . Altri critici letterari ritengono invece che quella che Manzoni volesse descrivere era la società italiana di ogni tempo, con tutti i suoi difetti che si sono mantenuti nel tempo. [83] Certo è che con la stesura di questo romanzo Alessandro Manzoni iniziò la ricerca linguistica, completata con l' edizione del 1840 , per la definizione di una lingua nazionale come essenziale fondamento della unità politica. Nel 1832 , fu pubblicata a Torino l'autobiografia di Silvio Pellico, Le mie prigioni , con la descrizione delle pesanti condizioni di vita dei prigionieri politici in regime di carcere duro nella fortezza austriaca dello Spielberg : tra gli episodi più commoventi per i lettori dell'epoca, l'amputazione di una gamba del Maroncelli . Il libro ebbe una vasta risonanza, sia in Italia che nei salotti europei, accentuando nei patrioti italiani i sentimenti antiaustriaci. Nel 1849 Metternich commenterà che quel libro aveva danneggiato l'Austria più di una battaglia persa. [84] Nell'anno successivo, 1833, venne pubblicato il romanzo storico Ettore Fieramosca, o la disfida di Barletta di Massimo D'Azeglio , che riprende un evento storico medioevale allo scopo di risvegliare il patriottismo degli italiani. A Nola nell'agosto 1832 ebbe luogo una piccola rivolta, guidata dal frate Angelo Peluso , prontamente repressa e terminata con la condanna a morte del frate assieme a due compagni Luigi d'Ascoli e Domenico Morici, altri 28 rivoltosi furono condannati a pene minori [85] . Nel 1834 avvenne il fallimento dell' invasione della Savoia per suscitare un'insurrezione repubblicana nel Regno di Sardegna , organizzata da Mazzini e guidata sul campo da Ramorino mentre contemporaneamente a Genova avrebbe dovuto avvenire una rivolta della Marina militare sabauda ad opera di Garibaldi. L'insuccesso di questi tentativi rivoluzionari provocherà la fuga di Garibaldi che ricercato dalla polizia sabauda andrà in esilio in Sud America . Nel marzo 1835 Leopoldo di Borbone venne rimosso dalla carica di luogotenente del regno in Sicilia, ricevuta cinque anni prima da re Ferdinando II suo fratello. Leopoldo si era procurato il consenso dei liberali dell'isola ed era così entrato nei sospetti del Metternich che inoltre aveva ricevuto voci su un tentativo del luogotenente di accrescere i suoi poteri, tramite un matrimonio con una discendente degli Orleans [86] . Il 12 luglio 1837, in seguito a voci incontrollate sull'arrivo nel porto di una nave contagiata dal colera si ebbe l'insurrezione di Messina , seguita nel volgere di pochi giorni dalla insurrezione di Catania e Siracusa richiedenti il ripristino della Costituzione del 1812. questi moti siciliani furono repressi da Del Carretto e terminarono con la fucilazione di numerosi patrioti. Il 23 del medesimo mese insorse Penne in Abruzzo, sotto la guida di Domenico de Caesaris . la rivolta fu repressa dal colonnello Tanfano e si concluse con la fucilazione di otto rivoltosi. Tanfano sarà ucciso quattro anni dopo, durante l'insurrezione antiborbonica dell'Aquila dell'8 settembre 1841, terminata anch'essa con la fucilazione di tre insorti [87] . A Firenze il 28 novembre 1844 i governi del Granducato di Toscana , del Ducato di Modena e Reggio e del Ducato di Parma e Piacenza firmarono il Trattato di Firenze riguardante piccole modifiche territoriali previste dal Congresso di Vienna del 1815 tra i tre stati nell'area della Lunigiana e della Garfagnana . Cronologicamente è l'ultimo episodio in cui popolazioni italiane, senza una consultazione plebiscitaria , furono assoggettate ad una variazione di sovranità decisa sulla base degli accordi di Vienna. Nel settembre 1845 Pietro Renzi con un centinaio di patrioti occupo' Rimini , sperando di scatenare la rivolta nel resto della Romagna, i moti non sortirono l'effetto desiderato e la rivolta fu repressa dai mercenari e volontari pontifici [88] . durante questi moti Luigi Carlo Farini , al tempo esiliato a Lucca , scrisse il ' Manifesto Di Rimini ai Principi e ai Popoli d'Europa ', inizialmente stampato a Rimini da Renzi, e distribuito in tutta Italia e nell'Europa che termina con l'appello ' A Dio dunque. al Pontefice ed ai principi d'Europa raccomandiamo la causa nostra con tutto il fervore del sentimento e l'affetto degli oppressi, e preghiamo e supplichiamo i principi a non volerci trascinare alla necessità di dimostrare che quando un popolo è abbandonato da tutti e ridotto agli stremi, sa trovare salute nel disperare salute ' [89] . Rivolte mazziniane [ modifica | modifica wikitesto ] [90] A partire dai primi anni trenta dell' Ottocento si impose come figura di primo piano Giuseppe Mazzini ( 1805 - 1872 ), divenuto membro della Carboneria nel 1830 . La sua attività di ideologo e organizzatore rivoluzionario lo costrinse a lasciare l' Italia nel 1831 per fuggire a Marsiglia , dove fondò la Giovine Italia , un movimento che raccoglieva le spinte patriottiche per la costituzione di uno Stato unitario e repubblicano, da inserire in una più ampia prospettiva federale europea. Mazzini rifiutava l'idea del settarismo carbonaro, per sostenere una spinta rivoluzionaria dal basso, fondata sull'azione delle masse popolari e sul coinvolgimento diretto delle popolazioni. Condividendo il programma mazziniano Giuseppe Garibaldi ( 1807 - 1882 ) prese parte ai falliti sommovimenti rivoluzionari in Piemonte e Liguria del 1834 . Condannato a morte dal governo sabaudo e costretto a fuggire in Sud America , partecipò ai moti rivoluzionari in Brasile ed Uruguay . Il Regno delle Due Sicilie fino a quel momento non aveva seguito questi sviluppi: era caratterizzato per una forte repressione politica, culminata nel 1844 nel soffocamento dei moti tentati dai giovani fratelli Attilio (1810–1844) ed Emilio Bandiera (1819–1844), disertori della marina austriaca , fatti fucilare dal re Ferdinando II per aver tentato un'improvvisata spedizione di tipo mazziniano in Calabria. Per la mancanza di coordinamento tra i congiurati, per l'assenza e l'indifferenza delle masse, tutte le rivolte mazziniane fallirono. I congressi scientifici prima del 1848 [ modifica | modifica wikitesto ] Gli stati italiani nel 1843 Il regime 'liberale' del Granducato di Toscana permise nel 1839 la nascita della Società italiana per il progresso delle scienze a Pisa , dove verrà organizzato il 'Primo congresso degli scienziati italiani' ( 1839 ), a cui parteciparono studiosi dai vari stati della penisola: la prima riunione pubblica di uomini di scienza riuniti sotto il comune attributo di 'italiani' [91] [92] . I congressi proseguirono a cadenza annuale, nei diversi stati: Torino, Firenze, Padova, Lucca, Milano, Napoli (che fu il più numeroso, con circa 1600 partecipanti), Genova ed infine, nel 1847 , Venezia. i moti insurrezionali dell'anno successivo ed i conseguenti irrigidimenti dei regimi impedirono successivi congressi fino al congresso di Firenze del 1861 . Oltre al loro contenuto scientifico, questi congressi permisero scambi di idee e confronti nella nuova classe intellettuale italiana che andava formandosi, ed erano anche visti come una possibilità di discutere delle vicende italiane come la liberalizzazione commerciale, la necessità di una lega doganale, la costruzione di ferrovie, mascherando sotto questi progetti di modernità economica e strutturale la fondamentale esigenza di un'unificazione politica. [93] Il biennio delle riforme [ modifica | modifica wikitesto ] Allegoria neoguelfa patriottica: 'Sogno spaventevole del maresciallo Radetsky ': l'alleanza di Pio IX (che innalza la croce) e Carlo Alberto (che impugna la spada) accompagnati dall'Italia rappresentata da una donna fasciata col tricolore e sventolante la bandiera Massimo d'Azeglio Nel cosiddetto biennio delle riforme ( 1846 - 1848 ), [94] a seguito del fallimento dei moti rivoluzionari mazziniani , prendono vigore progetti politici di liberali moderati, tra cui spiccano Massimo d'Azeglio , Vincenzo Gioberti , e Cesare Balbo con 'le speranze d'Italia' i quali, sentendo soprattutto la necessità di un mercato unitario come premessa essenziale per un competitivo sviluppo economico italiano, avanzano programmi riformisti per una futura unità italiana nella forma accentrata o federativa come nei progetti di Carlo Cattaneo. Nasce così il movimento neoguelfo che riscuote un grande successo presso l'opinione pubblica in coincidenza con l'elezione il 16 giugno 1846 di papa Pio IX , ritenuto un 'liberale' , e il 17 luglio, in accordo con i desideri dei liberali, il nuovo pontefice concesse una amnistia ai prigionieri, alimentando le speranze dei sostenitori neoguelfi, e di molti patrioti italiani, di un sostegno attivo del papa per l'ottenimento dell'indipendenza nazionale e intraprese l'attuazione dei punti non sviluppati dell'editto del 5 luglio 1831 del suo predecessore. Sotto la spinta di queste novità molti stati italiani attuarono diverse riforme modernizzatrici: nel Granducato di Toscana fu ampliata la libertà di stampa e si ebbe la formazione di una guardia civica, nel Regno di Sardegna si ebbero riforme in senso liberale dell'ordinamento giudiziario. D'Azeglio nel 1846, prendendo spunto dai moti avvenuti a Rimini l'anno precedente, scriveva Degli ultimi casi di Romagna dove prospettava un possibile futuro unitario italiano e, l'anno seguente, Luigi Settembrini interveniva nel dibattito politico pubblicando sotto forma anonima il pamphlet Protesta del popolo delle Due Sicilie . Entrambe le opere ebbero una risonanza che superò i confini della penisola, contribuendo a rafforzare nelle opinioni pubbliche dei vari stati europei la tematica unitaria italiana. Copertina dell'edizione del 1860 de Il Canto degli Italiani Nel 1847 Pio IX prese la decisione di proporre al regno piemontese e al granducato di Toscana l'unione in una ' Lega doganale ' per favorire la circolazione delle merci. l'iniziativa si fermò dopo la firma di un accordo di intenti il 3 novembre 1847, nel tentativo di coinvolgere il ducato di Modena . l'inizio delle agitazioni del 1848 fece definitivamente tramontare il progetto. Il 28 novembre 1847 re Carlo Alberto effettuò l' unione politica e amministrativa di tutti i territori da lui governati, trasformando il Regno di Sardegna in un unico Stato, con un unico parlamento e medesime leggi per tutti i sudditi dei diversi territori. Nel medesimo anno le città di Mentone e Roccabruna si ribellarono al governo dei Grimaldi , arrivando a costituire l'unione delle Città libere di Mentone e Roccabruna , che dopo un plebiscito si unirono nel 1849 alla contea di Nizza a quel tempo parte del regno di Sardegna. Nel dicembre 1847, in alcune città italiane, Roma inclusa, venne festeggiato, con grande enfasi antiaustriaca, il 101º anniversario del gesto di Balilla , da cui nacque, secondo l'enfasi del tempo, la rivolta genovese contro gli austriaci. [95] [96] Per la manifestazione di Genova il musicista Michele Novaro , sul testo del patriota e poeta Goffredo Mameli uno degli organizzatori della giornata, compose l'inno Il Canto degli Italiani , più noto come 'Fratelli d'Italia', titolo ripreso dal primo verso, che in breve divenne popolare e, suonato come inno dai patrioti italiani, dopo un secolo diventerà l' inno nazionale della Repubblica Italiana . Cavour e Cesare Balbo il 15 dicembre 1847 pubblicano il primo numero della rivista Il Risorgimento , che nel gennaio successivo conterrà un articolo in cui era auspicato l'avvento della costituzione in Piemonte. La 'primavera dei popoli' e la Prima guerra d'indipendenza [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Fratelli Bandiera , Storia del Regno delle Due Sicilie nel 1848 , Rivoluzione siciliana del 1848 e Prima guerra di indipendenza italiana . « Pochi sanno che la grande fiammata rivoluzionaria del 1848 che investì l'Italia e l'Europa, e dalla quale ha inizio il nostro Risorgimento nazionale, fu accesa proprio a Reggio il 2 settembre 1847. [97] » Stampa che celebra l'amnistia politica concessa da Pio IX il 16 giugno 1846 Stampa allegorica del tempo raffigurante la cacciata delle truppe napoletane dalla Sicilia all'inizio della rivolta 11 luglio 1849 attacco di un brulotto veneto alla I.R. Fregata 'Venere' durante l'assedio alla Repubblica di San Marco Gli anni 1847 - 1848 , [98] la cosiddetta ' Primavera dei popoli ', videro lo sviluppo di vari movimenti rivoluzionari in tutta Europa. Una rivolta mazziniana organizzata da Domenico Romeo il 2 settembre 1847 scoppiò a Reggio Calabria dove s'insediò un governo provvisorio che nel distretto di Gerace aveva il comando militare. Anche questa insurrezione, per la mancata partecipazione popolare e la frantumazione dei comandi militari, si concluse con la repressione armata dell'esercito borbonico e la fucilazione dei promotori. le guardie urbane borboniche decapitarono il cadavere di Romeo e la sua testa fu portata in mostra come monito [99] . L'anno 1848 vide per primo i moti in Sicilia, rapidamente seguiti da moti nel Cilento e Napoli, a cui seguirono in Europa sommosse che scoppiarono il 23 febbraio in Francia , il 28 febbraio nello Stato di Baden che iniziò la rivolta che velocemente si estese a tutti gli stati tedeschi e il 13 marzo raggiunse l' Austria , il 15 marzo insorse l' Ungheria , il 28 marzo la Polonia . La concessione delle costituzioni [ modifica | modifica wikitesto ] Le notizie arrivate al di là dello Stretto della rivolta indipendentista in Sicilia del 12 gennaio 1848 provocarono il 17 gennaio dello stesso anno una rivolta nel Cilento . La successiva propagazione dei moti a Napoli costrinse il sovrano a promulgare l'11 febbraio del 1848 una costituzione simile a quella francese del 1830 . Gli altri sovrani italiani dovettero seguire rapidamente l'esempio di Ferdinando II : Leopoldo II di Toscana concesse lo Statuto il 17 febbraio, quindi il 4 marzo Carlo Alberto promulgò lo Statuto albertino e il 14 marzo fu la volta dello Stato Pontificio. Il 1º aprile il parlamento siciliano, riunito a Palermo decretò: 'Che il Potere Esecutivo dichiari a nome della Nazione agli altri Stati d'Italia, che la Sicilia già libera ed indipendente intende a far parte unione e federazione Italiana', e l'invio come dono di tre bandiere nazionali a Roma, Piemonte e Toscana col motto: A [nome dello Stato Italiano] Sicilia Indipendente ed Italiana . Il 13 aprile il parlamento siciliano completò l'indipendenza siciliana con una nuova delibera in cui decretava: ' 1) Ferdinando Borbone e la sua dinastia sono per sempre decaduti dal Trono di Sicilia., 2) La Sicilia si reggerà a Governo Costituzionale, e chiamerà al Trono un principe Italiano dopoché avrà riformato il suo Statuto ' [100] . Ferdinando II ritira la costituzione [ modifica | modifica wikitesto ] Ferdinando II, pochi mesi dopo la concessione della costituzione a Napoli, sciolse le camere ripristinando l'assolutismo il 15 maggio, giorno in cui avrebbe dovuto esserci la prima seduta del nuovo parlamento con i deputati eletti. Ciò provocò la ribellione dei liberali in diverse zone del regno e a Napoli, in Via Toledo , dove i patrioti eressero barricate, che furono espugnate a colpi di cannone [101] . La sommossa napoletana fu repressa nel sangue, con le truppe mercenarie svizzere, con 500 morti tra i patrioti [102] tra i quali lo scrittore lucano Luigi La Vista e il filosofo Angelo Santilli , morti rispettivamente a soli 22 e 25 anni. Lo stesso giorno Ferdinando II ordino' il rientro a Napoli delle truppe inviate nell'Italia settentrionale a sostegno della lotta contro l'Austria: Guglielmo Pepe e parte delle truppe da lui comandate si rifiutarono di obbedire e si apprestarono alla difesa della Repubblica di San Marco . Le cinque giornate di Milano - Dipinto di Baldassare Verazzi ( Museo del Risorgimento di Milano ) La prima guerra di indipendenza [ modifica | modifica wikitesto ] In Italia il 1848 fu principalmente segnato dalla decisione da parte del Regno di Sardegna di farsi promotore dell'unità italiana, anticipando l'azione del movimento rivoluzionario e dei mazziniani, temendone la spinta sovvertitrice e la possibilità che questa assumesse il ruolo guida nel processo di unificazione. Primo passo in tal senso fu la Prima Guerra d'Indipendenza , anti austriaca, scoppiata a seguito della rivolte vittoriose antiaustriache di Padova l'8 febbraio, di Milano il 18 marzo con le Cinque giornate di Milano e di Venezia il 22 marzo, tutte avvenute nel ( 1848 ). La guerra vera e propria si articolò in tre fasi: una prima campagna militare (dal 23 marzo al 9 agosto 1848) iniziata con l'appoggio dallo Stato Pontificio e dal Regno delle due Sicilie . Questi ultimi due stati si ritirarono ben presto dal conflitto, ma gran parte dei loro soldati scelsero di rimanere e continuare a combattere l' Austria con l'esercito piemontese assieme agli altri volontari italiani tra i quali Giuseppe Garibaldi e i giovani raggruppati nel Battaglione Universitario Romano . Vi fu poi un armistizio, un tentativo austriaco di occupazione delle Legazioni pontificie e una seconda campagna militare (dal 20 al 24 marzo 1849). La guerra condotta e definitivamente persa da Carlo Alberto a seguito delle sconfitte nella battaglia di Custoza e nella Battaglia di Novara , si concluse territorialmente con un sostanziale ritorno allo statu quo ante e, a seguito dell' abdicazione del padre, con la salita al trono di Vittorio Emanuele II che, diversamente da quanto fecero gli altri governanti italiani, non ritirò lo Statuto Albertino concesso dal padre. Il suo regno, unico stato preunitario italiano a conservare il tricolore come bandiera nazionale, rimase l'unico Stato costituzionale nella penisola italiana, con istituzioni di tipo rappresentativo in cui l'autorità del re era bilanciata da un parlamento bicamerale con una camera dei deputati elettiva ed un senato a nomina regia [103] . I moti indussero anche l'imperatore Ferdinando I d'Austria ad abdicare a favore del nipote Francesco Giuseppe , che divenne imperatore il 2 dicembre 1848. Tutte le vicende successive risorgimentali troveranno contrapposti i due sovrani saliti giovani sul trono a seguito degli avvenimenti del 1848. Scontro tra Kaiserjäger tirolesi e soldati piemontesi del 14º reggimento 'Pinerolo' durante la battaglia di Novara . La Repubblica Romana [ modifica | modifica wikitesto ] In occasione di questo conflitto con l'Austria assunsero notevole importanza alcune esperienze repubblicane di durata temporanea e senza un loro esito finale positivo. Dal febbraio al luglio 1849 si svolse la vicenda della Repubblica Romana , che vide Pio IX fuggire dalla città e rifugiarsi nella fortezza di Gaeta come ospite di Ferdinando II di Borbone , mentre il governo a Roma veniva assunto dal triumvirato di Giuseppe Mazzini , Aurelio Saffi e Carlo Armellini . La Repubblica Romana, che comprendeva tutte le terre già pontificie, fu sciolta con gli interventi militari degli austriaci che assediarono Ancona , entrandovi dopo un duro assedio navale e terrestre il 21 giugno 1849, e dei francesi che attaccarono Roma vanamente difesa da Garibaldi con i suoi volontari, cancellando la prospettiva di una soluzione neoguelfa per l'unità della nazione. La Repubblica di San Marco [ modifica | modifica wikitesto ] Anche il Veneto insorse : l'8 febbraio 1848 a Padova scoppiò una rivolta spontanea di studenti, che venne repressa dopo una giornata di combattimenti con due studenti e cinque militari austriaci morti, decine di feriti [104] . Il mese seguente a Venezia, con un'insurrezione iniziata il 17 marzo 1848 nasceva la Repubblica di San Marco che ridava temporaneamente la libertà alla città. In aprile il Corpo Volontari Lombardi tento' senza successo l' invasione del Trentino passando a nord del lago di Garda . Nel Cadore per circa due mesi una piccola armata di volontari, guidati da Pietro Fortunato Calvi , sbarrò l'accesso alla regione alle armate austriache. Venezia resistette ad un lungo assedio fino, dopo una dura lotta, alla sua capitolazione il 27 agosto 1849, ad opera dell'intervento militare austriaco che ripristinava il dominio sul Veneto. Il 14 ottobre dopo un assedio di sette mesi si arrendeva la città di Osoppo . Nei territori lombardi sottoposti al dominio austriaco, scoppiarono anche piccole rivolte locali: dopo l' Armistizio di Salasco nell'ottobre 1848 si ebbero moti mazziniani in Val d'Intelvi e alla ripresa delle ostilità nel 1849 insorse Como . Dopo la definitiva sconfitta piemontese nel 1849 ci fu l'episodio delle ' Dieci giornate di Brescia ', che vide la città resistere sino a fine marzo 1849, per dieci giorni, alle truppe austriache, che, dopo la loro vittoria nella battaglia di Novara , rioccuparono le campagne lombarde. Al termine dei combattimenti la città fu lasciata al saccheggio della truppa austriaca. La Repubblica Toscana [ modifica | modifica wikitesto ] La Toscana, proclamatasi repubblica toscana il 15 febbraio 1849, con la guida del triumvirato Guerrazzi , Montanelli , Mazzoni venne ricondotta sotto il granduca Leopoldo II a seguito dell' invasione armata austriaca nel maggio 1849, che ebbe i momenti più drammatici nell' assedio e sacco di Livorno . Regno di Sicilia [ modifica | modifica wikitesto ] Allegoria della repressione dell'insurrezione siciliana Il parlamento siciliano ripristinò il Regno di Sicilia , proclamò la sua indipendenza e si ridiede il 10 giugno 1848 una costituzione simile a quella ottenuta nel 1812 sancendo la nascita di una nuova monarchia costituzionale e la decadenza di quella borbonica. Il Regno fu militarmente riconquistato dall'esercito borbonico dopo la presa di Palermo il 14 maggio 1849 da parte di Carlo Filangieri . Il forte bombardamento per la riconquista di Messina costeranno a Ferdinando II l'appellativo di 're bomba' con cui è ricordato nella storiografia classica. La repressione [ modifica | modifica wikitesto ] Tutti i moti europei legati al 1848, furono repressi, nel volgere di due anni, secondo gli schemi della Restaurazione, tranne che in Francia, dove la Seconda Repubblica francese si sostituì alla monarchia di re Luigi Filippo Borbone d'Orléans con Luigi Napoleone che, dopo quattro anni, diventerà Napoleone III imperatore dei francesi. Gli eventi francesi provocarono la fine degli equilibri politici esistenti in Europa dal Congresso di Vienna, modificando le alleanze fra gli stati ed influiranno sulle vicende italiane, spingendo persino alcuni esuli napoletani a progettare l' insediamento sul trono di Napoli di Luciano Murat secondogenito di Gioacchino Murat . Il cambio di politica di Pio IX, il cui nome veniva invocato inizialmente dai patrioti italiani lo rese inviso divenendo uno dei loro maggiori bersagli polemici, e al contempo la difesa del papato, con l'azione militare delle truppe inviate a Roma, permise alla Francia di Napoleone III di ampliare la sua sfera d'influenza nella penisola in opposizione a quella austriaca che si trovò indebolita. Molti patrioti finirono giustiziati, altri esiliati, una parte di questi ultimi trovò asilo in Piemonte, Carlo Cattaneo si esiliò a vita a Lugano , in Svizzera, nazione che proprio nel 1848 si era data la Costituzione confederale e dove inizialmente si rifugiò anche Mazzini che poi si mosse a Londra, città che divenne un importante centro dei fuoriusciti italiani, il toscano Giuseppe Montanelli si rifugiò a Parigi, il presidente del governo siciliano Ruggero Settimo andò in esilio a Malta e Garibaldi, dopo un breve peregrinare, finì in America, ospite per un certo tempo di Antonio Meucci . Nel 1849 a Napoli vennero arrestati, processati e condannati a morte, con pena commutata al carcere Luigi Settembrini , Silvio Spaventa e Carlo Poerio , con l'accusa di essere membri dell'associazione segreta Unità Italiana, diretta dallo stesso Settembrini. Francesco De Sanctis che per aver partecipato con alcuni suoi allievi ai moti nel novembre del 1848 era stato sospeso dall'insegnamento, nel 1850 fu arrestato recluso a Napoli nelle prigioni di Castel dell'Ovo dove rimase fino al 1853 quando, espulso dal Regno dalle autorità borboniche e fatto imbarcare per l'America, riuscì a fermarsi a Malta e quindi a rifugiarsi a Torino. Gli austriaci nel maggio 1849 occuparono militarmente Ferrara e Bologna ove mantennero un presidio. nell'agosto dello stesso anno fucilarono Ugo Bassi e Giovanni Livraghi . La repressione austriaca proseguì culminando tre anni dopo, nel mantovano, con gli episodi noti come Martiri di Belfiore . L'Imperatore Francesco Giuseppe nel 1851 visito' le due capitali del Lombardo-Veneto (21 settembre a Milano, Como e Monza [105] , 3 ottobre a Venezia [106] , il suo viaggio era stato preceduto da due proclami del governatore generale Josef Radetzky (21 febbraio e 19 luglio 1851 ) che decretavano da uno a cinque anni di carcere duro per chi fosse stato trovato in possesso di scritti 'rivoluzionari', reimponevano lo stato di assedio, e ritenevano solidalmente responsabili le municipalità che avessero ospitato, anche a loro insaputa, società segrete. Questi provvedimenti mostravano chiaramente quali fossero le intenzioni della potenza occupante nel governo del Lombardo-Veneto. Fallirono dunque gli effetti propagandistici sperati di un avvicinamento al regime asburgico della nobiltà italiana e delle popolazioni, che accolsero freddamente la visita imperiale, provocando così un'ulteriore accentuazione dell' azione repressiva austriaca . Il 'decennio di preparazione' [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia del Risorgimento . Le azioni mazziniane [ modifica | modifica wikitesto ] Carlo Pisacane Nei dieci anni successivi alla sconfitta (il cosiddetto 'decennio di preparazione') riprese inizialmente vigore il movimento repubblicano mazziniano, favorito anche dal fallimento del programma federalista neoguelfo: vennero fondate in diverse città le Società di Tiro Nazionale , associazioni patriottiche con il finto scopo di promuovere l'abilità all'uso della carabina. Nel decennio 1849-1859 i mazziniani promossero una serie di insurrezioni, tutte fallite. Quelle che più impressionarono l'opinione pubblica italiana ed europea furono l'esecuzione capitale dei martiri di Belfiore ( 1852 ) a Mantova , esito cruento della repressione austriaca contro le ribellioni avvenute negli anni precedenti nel Regno Lombardo Veneto , e la disastrosa spedizione di Sapri ( 1857 ), nel Regno delle Due Sicilie , condotta all'insegna del credo mazziniano per il quale ciò che contava era più che il successo il 'dare l'esempio' e conclusasi con la morte di Carlo Pisacane e dei suoi 23 compagni, massacrati dai contadini assieme ad altri patrioti liberati all'inizio della spedizione dal carcere di Ponza . Fortemente impressionò la borghesia italiana anche la rivolta milanese del 6 febbraio 1853 che condotta con spirito mazziniano, ossia confidando in una spontanea partecipazione popolare e addirittura nell' ammutinamento dei soldati ungheresi dell'esercito austriaco, fallì miseramente nel sangue. Oltre che l'impreparazione e la superficiale organizzazione dei rivoltosi, operai d'ispirazione politica socialista , furono proprio i mazziniani, notoriamente in contrasto ideologico col marxismo , a contribuire al fallimento non facendo loro pervenire le armi promesse e mantenendosi passivi al momento dell'insorgere della rivolta. Un pugno di uomini armati di pugnali e coltelli andarono così consapevolmente incontro al disastro in nome dei loro ideali patriottici e socialisti. [107] A Parma il 26 marzo del 1854 venne accoltellato a morte il duca Carlo III di Parma , ad opera dell' anarchico , con simpatie mazziniane Antonio Carra . Due anni dopo, a Napoli, nel 1856, dopo un fallito attentato al re Ferdinando II, veniva condannato a morte il calabrese Agesilao Milano mentre nello stesso anno in Sicilia, nei dintorni di Mezzojuso venne repressa una sommossa organizzata da Francesco Crispi e guidata da Francesco Bentivegna [108] e Salvatore Spinuzza che furono fucilati. La crisi del movimento mazziniano favorì, in probabile accordo con Cavour, la creazione nel 1857 in Piemonte, ad opera degli esuli Daniele Manin e Giuseppe La Farina , della Società nazionale italiana che operava alla luce del sole nel regno sabaudo e clandestinamente negli altri stati italiani a supporto del movimento unitario che si stava formando attorno al Regno di Sardegna La realpolitik cavouriana [ modifica | modifica wikitesto ] Camillo Benso conte di Cavour Nel 1850 Camillo Benso conte di Cavour entra nel governo piemontese: inizialmente come ministro per il commercio e l'agricoltura, divenendo poi anche ministro delle finanze e della Marina. infine diventò primo ministro il 4 novembre 1852, grazie ad un accordo tra le forze di centro-destra e di centro-sinistra . Fin dall'inizio come ministro del commercio intraprende un'azione che punta a molteplici accordi con le nazioni europee, stringendo accordi commerciali con Grecia , le città anseatiche , l' Unione doganale tedesca , la Svizzera e i Paesi Bassi , ed approfondisce i contatti con le potenze europee viaggiando nell'estate del 1852 ed incontrando a Londra il Ministro degli Esteri inglese Malmesbury , Palmerston , Clarendon , Disraeli , Cobden , Lansdowne e Gladstone e a Parigi il presidente Luigi Napoleone ed il ministro degli esteri francese [109] . L'anno successivo Ludwig von Rochau introducendo il concetto di realpolitik col suo saggio Grundsätze der Realpolitik ( Principi della realpolitik ) [110] ne porta come esempio l'azione di Cavour che prepara le basi 'per una grande originale operazione nazionale' [111] . Sotto Cavour si accentuano i contrasti con i cattolici intransigenti e il Regno di Sardegna , arrivando ad un punto di non ritorno con la scomunica papale comminata al Re Vittorio Emanuele II, a Cavour e a tutti membri del governo e del parlamento a seguito della Crisi Calabiana (1855) che si concluse con l'approvazione della legge sui conventi e la soppressione degli ordini mendicanti . Alla fine del decennio l'opinione pubblica italiana e estera venne a conoscenza del caso Edgardo Mortara avvenuto nello Stato pontificio: un bimbo ebreo ad un anno dalla nascita era stato battezzato all'insaputa dei genitori e, poiché secondo le leggi dello Stato pontificio una famiglia ebraica non poteva allevare un cristiano sebbene fosse il loro figlio, veniva ora, all'età di sei anni, sottratto ai genitori per essere cresciuto come cattolico. Le critiche e le polemiche che si diffusero in Europa nocquero alle relazioni internazionali dello Stato della Chiesa e in particolare l'accaduto rappresentò per Cavour e il partito liberale un'occasione importante per influenzare l'alleato Napoleone III, sostenuto dai cattolici francesi ora in difficoltà, sulla questione della separazione tra Stato e Chiesa. [112] Nel novembre del 1856 l'imperatore Francesco Giuseppe , con la consorte, volle compiere una visita nei domini austriaci del Lombardo Veneto, partendo da Trieste e soggiornando a Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, e infine Milano, allo scopo di cercare di suscitare le simpatie della popolazione verso l'Austria. Il viaggio, conclusosi nel marzo 1857, non raggiunse lo scopo: nonostante la concessione di un'amnistia per i detenuti politici e la sostituzione di Radetzky con Gyulai si ebbero ovunque manifestazioni di disprezzo verso la coppia imperiale e di non partecipazione ai festeggiamenti per il suo arrivo [113] [114] e dalla vicina Torino non venne inviata alcuna delegazione sabauda, neppure per porgere semplici saluti di cortesia. La liberazione dei patrioti napoletani [ modifica | modifica wikitesto ] Verso la fine degli anni '50, Ferdinando di Borbone cercò di risolvere la situazione dei circa cinquecento prigionieri politici detenuti nelle carceri borboniche, tramite un trattato con la repubblica Argentina per la loro deportazione in esilio perpetuo in America latina. Il progetto non ebbe all'inizio seguito per il rifiuto opposto da Carlo Poerio , che affermò di preferire la morte in galera piuttosto che libero esule in America. Tuttavia il 27 dicembre 1858 un gruppo di 69 detenuti politici condannati all'ergastolo, tra cui Poerio, Luigi Settembrini , Spaventa ebbero la condanna commutata all'esilio perpetuo [115] e nel gennaio 1859 furono imbarcati, contro la loro volontà, per essere condotti in America, dove non arrivarono grazie all'intervento del figlio di Settembrini che riusci a farli sbarcare in Inghilterra, dove andarono a ingrossare le file degli esuli impegnati nell'azione risorgimentale [116] La Seconda guerra d'indipendenza [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Accordi di Plombieres e Seconda guerra d'indipendenza . Napoleone III [117] Il biennio 1859 - 1860 costituì una nuova fase decisiva per il processo d'unificazione, iniziò con l'attentato di Felice Orsini contro Napoleone III colpevole di aver represso la Repubblica Romana e aver rinnegato gli ideali carbonari che il monarca aveva professato in gioventù. Orsini, prima di essere ghigliottinato, inviò una lettera Napoleone III, che ne fu favorevolmente colpito autorizzandone la pubblicazione sui giornali che presentarono Orsini come un eroe. Cavour, sfruttò la popolarità che aveva raggiunto la missiva, per aumentare la sua pressione politica sulla Francia. Il biennio fu quindi caratterizzato dall' alleanza sardo-francese siglata nel gennaio 1859 e preparata con l' incontro di Plombières fra Cavour e Napoleone III del 21 luglio 1858. Tale alleanza, lungi dal prevedere l'unità della nazione, auspicava di dividere la penisola in zone d'influenza piemontese e francese. Il 10 gennaio 1859 Vittorio Emanuele II, inaugurando i lavori del Parlamento subalpino, pronunciò un famoso discorso della Corona con l'affermazione: «Noi non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d'Italia si leva verso di noi» [118] . frase che esprimeva un'accusa di malgoverno austriaco sugli italiani ai quali il re sabaudo si proponeva come loro soccorritore e una velata ricerca del ' casus belli ': elemento quest'ultimo necessario poiché, secondo gli accordi presi, Napoleone III sarebbe entrato in guerra solo in seguito ad un attacco austriaco al Piemonte. [119] Nel frattempo Garibaldi veniva autorizzato a condurre apertamente una campagna di arruolamento di volontari nei Cacciatori delle Alpi , una nuova formazione militare regolarmente incorporata nell'esercito sardo. L'Austria colse nelle parole del sovrano piemontese e nel riconoscimento ufficiale dei volontari agli ordini del noto rivoluzionario mazziniano Garibaldi, che veniva stanziato ai confini del Lombardo-Veneto, una provocazione e una sfida. La possibilità però di una guerra all'Austria con l'alleato francese sembrava ancora lontana dal realizzarsi per l'opposizione dei cattolici francesi che vedevano in una guerra vittoriosa del Piemonte una probabile successiva annessione dello Stato pontificio, con la conseguente perdita del potere temporale del papa. Per allontanare il rischio di una guerra agiva anche la diplomazia inglese e prussiana che si adoperava per una conferenza di pace: si sapeva infatti che gli accordi di Plombieres prevedevano un insediamento della Francia nell'Italia centrale e meridionale che avrebbe alterato i rapporti di forza in Europa. [120] Ritorno dei bersaglieri da una ricognizione La Battaglia di Solferino Stampa dell'epoca raffigurante l'insurrezione di Parma del 9 giugno 1859 Dopo mesi, durante i quali sembrava si potesse giungere a una pacificazione, giunse l' ultimatum austriaco al Piemonte con l'ingiunzione di disarmare l'esercito e il corpo dei volontari. Cavour in risposta all'intimazione austriaca dichiarò di voler resistere all'«aggressione» e a fine aprile giunse la dichiarazione di guerra degli austriaci che attaccarono il Piemonte attraversando il confine sul fiume Ticino (26 aprile). Il governo provvisorio toscano [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Provvisorio Toscano . Alle notizie della guerra all'Austria il 27 aprile 1859 i ducati emiliani, le legazioni pontificie, e il Granducato di Toscana, dopo l'esperienza del governo provvisorio della Toscana , chiedevano ed ottenevano l'invio di commissari sabaudi per l'annessione al Regno sardo. L'intervento di Napoleone III [ modifica | modifica wikitesto ] Il 12 maggio 1859 l'alleato francese Napoleone III, secondo gli accordi convenuti, entrò in guerra al comando dell'Armée d'Italie. Seguirono nel periodo maggio-giugno una serie di vittorie franco-piemontesi, ma con un alto numero di perdite, mentre i Cacciatori delle Alpi al comando di Garibaldi dopo aver preso Varese , Bergamo , Brescia continuavano ad avanzare verso il Veneto. Tuttavia, nonostante il corso favorevole della guerra ( Battaglia di Magenta , Battaglia di Solferino e San Martino ), questa venne interrotta per iniziativa francese prima di conseguire tutti gli obiettivi concordati fra Francia e Piemonte: le richieste di annessione da parte dei ducati emiliani, delle legazioni pontificie e del granducato di Toscana, non previste negli accordi di Plombieres sulla spartizione degli stati italiani, il malcontento dell'opinione pubblica francese per l'alto numero di morti nella guerra in Italia, l'opposizione dei cattolici francesi che vedevano realizzarsi i loro timori per la perdita dell'autonomia papale, spinsero Napoleone III ad accettare di firmare un armistizio (11 luglio 1859) con l'imperatore Francesco Giuseppe d'Asburgo (' preliminari di pace di Villafranca ') che concedeva ai Piemontesi la sola Lombardia (eccetto Mantova e Peschiera del ' Quadrilatero ') in cambio dell'abbandono delle terre già occupate nel Veneto e della rinuncia a soddisfare le richieste di annessioni. L'armistizio [ modifica | modifica wikitesto ] Vittorio Emanuele accettò le condizioni di pace e ritirò i commissari regi dalle città di Firenze , Parma , Modena , Bologna dove però i governi provvisori si opposero alla restaurazione unendosi nelle Province Unite del Centro Italia , ipotizzando anche una forza militare comune di difesa, mentre a fine giugno, dopo la pubblicazione dell'enciclica Qui Nuper , con la quale Pio IX invitava i propri sudditi a restare calmi e fedeli, ribadendo al contempo la necessità dello stato Pontificio per l'esistenza della Chiesa, le truppe papaline riprendevano militarmente il controllo dell' Umbria e delle Marche ribellatesi, rimaste isolate e prive di una propria forza di difesa, provocando il 20 giugno le Stragi di Perugia , che ebbero una vasta eco internazionale. Nel frattempo il quadro internazionale cambiava e l'Inghilterra si mostrava favorevole ad una situazione italiana dove la Francia non avrebbe avuto alcun peso mentre uno Stato unitario italiano poteva costituire un valido punto d'equilibrio in Europa sia nei confronti della Francia che dell'Austria. Il 23 ottobre 1859 venne emanata la legge Rattazzi che riorganizzava la geografia amministrativa dell'intero stato sabaudo sul modello francese , con suddivisioni in province , circondari , mandamenti e comuni , struttura che sarà successivamente applicata ai vari territori che via via si unirono nel corso dell'unificazione nazionale. Il ritiro unilaterale dei francesi rendeva nulli gli accordi di Plombières, ma il prezzo stabilito da Napoleone III per permettere l'annessione dell'Italia centrale fu il riportare in vita le clausole del trattato segreto del 1859 - che prevedevano la cessione della Savoia e il Nizzardo alla Francia, in cambio del riconoscimento da parte di quest'ultima delle annessioni dell'Emilia-Romagna e della Toscana che, tramite i plebisciti dell'11 e 12 marzo 1860 , entrarono a far parte del Regno di Sardegna. Il 12 marzo 1860 fu firmato con la Francia un apposito trattato [121] reso pubblico il 30 marzo a cui seguirono due plebisciti nelle province interessate. [122] . Viste le difficoltà' accresciute nel mantenere il controllo sul territorio del proprio stato Pio IX nomino', il 18 aprile 1860, de Merode vice-ministro delle Armi, con l'incarico di rafforzare l' esercito pontificio , compito che venne affidato a de Lamoricière e che venne attuato arruolando migliaia di volontari provenienti da paesi cattolici europei. La Spedizione dei Mille [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: spedizione dei Mille . Giuseppe Garibaldi Ulteriore passo verso l'unità fu la spedizione 'dei Mille' garibaldini in Sud Italia. [123] , preceduta sull'isola da piccoli moti rivoluzionari . Questa era formata da poco più di un migliaio di volontari provenienti in massima parte dalle regioni settentrionali e centrali della penisola , appartenenti sia ai ceti medi che a quelli artigiani e operai. fu l'unica impresa risorgimentale a godere, almeno nella sua fase iniziale, di un deciso appoggio delle masse contadine siciliane, all'epoca in rivolta contro il governo borbonico e fiduciose nelle promesse di riscatto fatte loro da Garibaldi. « Il profondo malcontento delle masse popolari delle campagne e delle città, sebbene avesse le sue radici nella miseria e quindi nella struttura di classe della società, si rivolgeva contro il governo prima ancora che contro le classi dominanti » [124] . Garibaldi, salpato da Quarto in Liguria e sbarcato a Marsala l'11 maggio 1860, si proclamò tre giorni dopo a Salemi , su suggerimento di Crispi [125] , dittatore dell'isola nel nome di Vittorio Emanuele. Il 15 maggio dello stesso anno vinse la prima battaglia contro i borbonici a Calatafimi , dove fu determinante per la vittoria la partecipazione di 200 picciotti e di circa 2.000 contadini locali in aggiunta ai 1.089 volontari garibaldini [126] . Da quel primo successo si giunse il 30 maggio alla conquista di Palermo mentre le truppe regie si ritiravano verso Messina. Il 2 giugno a Palermo viene istituito da Garibaldi il governo dittatoriale della Sicilia. Secondo Del Carria « con la metà di giugno si spezza definitivamente l'alleanza tra borghesi e contadini per dar luogo all'alleanza tra borghesi isolani e borghesia continentale rappresentata dai garibaldini e dai moderati » [127] . Significativa in tal senso è la repressione ordinata a Nino Bixio , della ribellione contadina avvenuta a Bronte e che rischiava di estendersi in tutta la regione del catanese . Vittorio Emanuele II re d'Italia Mentre Garibaldi avanzava da sud con il suo Esercito meridionale , in agosto insorse la Basilicata (la prima provincia a dichiararsi parte d' Italia nella zona continentale del Regno delle Due Sicilie ), [128] arrivando ad avere un governo provvisorio che rimase in carica fino all'ingresso di Garibaldi a Napoli . Dopo Napoli, le truppe garibaldine si scontrarono un'ultima volta con quelle borboniche nella Battaglia del Volturno il 1º ottobre 1860. Con la vittoria di Garibaldi l'Italia meridionale veniva definitivamente sottratta ai Borbone, dinastia che in passato aveva dato a Napoli anche un grande sovrano [129] , ma che «…ormai rappresentava, nella vita dell'Italia Meridionale, la peior pars …», cioè la parte peggiore, come scrisse Benedetto Croce [130] . Anche lo storico e filosofo Ernest Renan , in viaggio nel Mezzogiorno d'Italia attorno al 1850, al pari degli altri viaggiatori e osservatori stranieri constatava l'«…affreuse tyrannie intellectuelle qui règne sur cette partie de l'Italie…» [131] L'itinerario della Spedizione dei Mille. Le truppe di Vittorio Emanuele II intanto entravano nello Stato della Chiesa scontrandosi il 18 settembre con l'esercito pontificio nelle Marche, durante la Battaglia di Castelfidardo , che sarebbe stato l'ultimo grande scontro armato prima dell'unità italiana. Dopo aver ottenuto la vittoria, le truppe piemontesi inseguirono quelle pontificie asserragliatesi ad Ancona, che venne subito assediata . Quando i pontifici cedettero anche là, fu possibile per il Piemonte annettere la Legazione delle Marche e quella dell' Umbria , a seguito di un plebiscito. Solo dopo esso si sarebbe potuto pensare alla proclamazione del Regno d'Italia in quanto, attraverso le Marche e l'Umbria, si sarebbero unite geograficamente le regioni del nord e del centro (confluite nel Regno di Sardegna in seguito alla seconda guerra d'indipendenza e alle conseguenti annessioni), con le regioni meridionali (conquistate da Garibaldi ). Dopo alcuni tentennamenti e sotto la pressione di Cavour e dell'imminente annessione di Marche ed Umbria alla monarchia sabauda , Garibaldi, pur di idee repubblicane, non pose ostacoli all'unione dell'ex Regno delle Due Sicilie al futuro Stato unificato italiano, che già si profilava all'epoca sotto l'egida di Casa Savoia . Tale unione fu formalizzata mediante il referendum del 21 ottobre 1860 . [132] La proclamazione del Regno d'Italia [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Proclamazione del Regno d'Italia . Il Re Vittorio Emanuele assume il titolo di Re d'Italia con la legge n. 4671 del 17 marzo 1861 del Regno di Sardegna. Il 27 gennaio e 3 febbraio 1861 si svolsero le prime elezioni politiche italiane e il 18 febbraio 1861 venne aperta la nuova legislatura italiana . Alla presidenza del Senato fu nominato Ruggero Settimo , già capo del governo siciliano durante la rivoluzione del 1848 , a quella della Camera fu nominato Urbano Rattazzi , che era già stato due volte presidente della Camera del Regno di Sardegna. Il nuovo governo era presieduto da Cavour, con altri 8 ministri originari di diverse regioni italiane: uno piemontese, due emiliani, due toscani, uno campano, uno calabrese ed uno siciliano. Il 17 marzo 1861 il parlamento subalpino proclamò Vittorio Emanuele II non re degli italiani ma «re d'Italia, per grazia di Dio e volontà della nazione». Non 'primo' re d'Italia, come avrebbe dovuto essere secondo l'ordine della genealogia dinastica, ma 'secondo' come segno distintivo della continuità della dinastia di casa Savoia [133] « Alcuni esponenti della Camera alta sarebbero del parere che Sua Maestà assumesse il titolo di Vittorio Emanuele I, poiché, se è vero che è 'secondo' di Sardegna, nessuno potrebbe negare che in Italia egli esordisce appena, e allora perché rinunziare al fascino di questa novità? Quella dei 'primisti' è però una minoranza. Gli si è obiettato che, nel mantenere inalterato il proprio titolo pur cambiando potere e dignità, i Savoia hanno offerto una consuetudine invalicabile. [134] » Tre mesi dopo dello stesso anno moriva Cavour che, nel suo primo discorso al Parlamento italiano, aveva suggerito la linea politica di ' Libera Chiesa in libero Stato ' come soluzione alla cosiddetta ' Questione romana ', al problema, cioè, della persistenza del potere temporale del papato in Italia che impediva che Roma, di fatto ancora capitale dello Stato pontificio, potesse effettivamente diventare la proclamata capitale del Regno e che conseguentemente condizionava la partecipazione dei cattolici, sensibili alle indicazioni di Pio IX, alla vita politica nazionale. Alla proclamazione del Regno d'Italia seguirono alcuni anni di riorganizzazione dello stato per permetterne l'estensione e unificazione ed omogeneizzazione della struttura politica ed amministrativa, attraverso un processo che viene indicato come 'piemontesizzazione'. Il nuovo regno mantenne lo Statuto albertino , nome [135] con cui è chiamata la costituzione emanata da Carlo Alberto nel 1848 che rimarrà ininterrottamente in vigore sino al 1946 e che portò a compimento nel 1865 la unificazione legislativa del Regno. Il nuovo stato fu riconosciuto da Inghilterra , Francia e Russia fin dal 1862, mentre Spagna, Austria, e la maggior parte degli Stati della Confederazione germanica , dietro pressioni di Vienna, attesero fino al 1866. Per celebrare l'unificazione dello stato e indicare un progetto culturale nazionale, rifacendosi alle esposizioni universali di Londra (1851) e Parigi (1855), venne organizzata a Firenze, nell'ex stazione Leopolda , la prima Esposizione nazionale italiana inaugurata da Vittorio Emanuele II il 15 settembre 1861, [136] . Terza guerra di indipendenza e Roma capitale [ modifica | modifica wikitesto ] Stampa allegorica del periodo sulla situazione politica post-unitaria: l' Italia turrita indica a Cialdini , (con la sciabola sguainata), i suoi nemici abbarbicati attorno a Napoleone III (trasformato in albero): briganti , nobili borbonici (raffigurati dal pazzariello napoletano), il clero e il Papa Pio IX . sullo sfondo Garibaldi , a Caprera, ara un campo come Cincinnato La terza guerra di indipendenza [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Terza guerra di indipendenza italiana . Piano della terza guerra di indipendenza Quando Vittorio Emanuele II divenne re d'Italia , il 17 marzo 1861 , il processo di unificazione nazionale non poteva considerarsi definitivo poiché il Veneto , il Trentino , il Friuli e la Venezia Giulia appartenevano ancora all'Austria e Roma , proclamata idealmente capitale del Regno era ancora sede papale. La situazione delle terre irredente (come si sarebbe detto alcuni decenni più tardi) costituiva una fonte di tensione costante per la politica interna italiana e chiave di volta della sua politica estera. Nella primavera del 1862 il governo Rattazzi bloccò a Sarnico una spedizione di ispirazione mazziniana -garibaldina che intendeva penetrare in Trentino e provocarne la sollevazione. Il 6 novembre 1864 una cinquantina di patrioti sempre di ispirazione mazziniana e garibaldina, passata alla storia come 'la Banda di Navarons' attacco' sui monti della Val Tramontina in Friuli-Venezia Giulia, alcune truppe austriache [137] , l'insurrezione falli', parte degli insorti riuscì a rifugiarsi in Italia, altri si costituirono agli austriaci [138] . Le crescenti tensioni fra Austria e Prussia per la supremazia in Germania (sfociate infine nel 1866 nella guerra austro-prussiana ) offrirono al neonato Regno d'Italia l'opportunità di effettuare un consistente guadagno territoriale e procedere sulla via dell'unificazione italiana. L'8 aprile 1866 il Governo Italiano (guidato dal generale Alfonso La Marmora ) concluse una alleanza militare con la Prussia di Otto von Bismarck , grazie anche alla mediazione della Francia di Napoleone III . Si era creata, infatti, un'oggettiva convergenza fra i due Stati che vedevano nell' Impero Austriaco l'ostacolo al rafforzamento dell'unità nazionale italiana in funzione antiaustriaca. Secondo i piani prussiani, l'Italia avrebbe dovuto impegnare l'Austria sul fronte meridionale. Nel contempo, forte della superiorità navale, avrebbe portato una minaccia alle coste dalmate, distogliendo ulteriori forze dal teatro di guerra nell' Europa centrale . Il 16 giugno 1866 la Prussia iniziò l'ostilità contro alcuni principati tedeschi alleati dell' Austria . All'inizio del conflitto, l'esercito italiano era diviso in due armate: la prima, al comando di Alfonso La Marmora , stanziata in Lombardia ad ovest del Mincio verso le fortezze del Quadrilatero . la seconda, al comando del generale Enrico Cialdini , in Romagna , a sud del Po , verso Mantova e Rovigo . Al comando della flotta fu designato il vecchio ammiraglio Carlo Pellion di Persano . Il capo di Stato Maggiore generale La Marmora mosse per primo, incuneandosi fra Mantova e Peschiera , ove subì una sconfitta a Custoza il 24 giugno. Cialdini, al contrario, per tutta la prima parte della guerra non assunse alcuna posizione offensiva e non assediò neppure la fortezza austriaca di Borgoforte , a nord del Po. Custoza segnò un generale arresto delle operazioni, con gli Italiani che si riorganizzavano nel timore di un contrattacco austriaco. Gli Austriaci ne approfittarono per compiere due piccole offensive e saccheggi in Valtellina ( operazioni in Valtellina ) e in Val Camonica ( battaglia di Vezza d'Oglio ). Tuttavia, a seguito di alcune importanti vittorie prussiane sul fronte tedesco, in particolare quella di Sadowa del 3 luglio 1866 , gli Austriaci decisero di far rientrare a Vienna uno dei tre corpi d'armata schierati in Italia e diedero priorità alla difesa del Trentino e dell' Isonzo . Nelle settimane che seguirono, a Enrico Cialdini fu quindi affidato il grosso dell'esercito. Egli seppe guidare l'avanzata italiana da Ferrara a Udine : passò il Po e occupò Rovigo l'11 luglio, Padova il 12 luglio, Treviso il 14 luglio, San Donà di Piave il 18 luglio, Valdobbiadene e Oderzo il 20 luglio, Vicenza il 21 luglio, Udine il 26 luglio. [139] Nel frattempo i volontari di Giuseppe Garibaldi si erano spinti dal Bresciano in direzione della città di Trento aprendosi la strada il 21 luglio durante la battaglia di Bezzecca , mentre una seconda colonna italiana guidata da Giacomo Medici arrivava, il 25 luglio, in vista delle mura di Trento . Queste ultime vittorie italiane vennero tuttavia oscurate, nella coscienza collettiva, dalla sconfitta della Marina a Lissa il 20 luglio. L'esito generale della guerra fu determinato dalle importanti vittorie prussiane sul fronte tedesco, in particolare quella di Sadowa del 3 luglio 1866 , ad opera del generale von Moltke . Il 9 agosto Garibaldi rispose all'ordine di ritirarsi dal Trentino, con il celebre e celebrato « Obbedisco ». La cessazione delle ostilità venne sancita con l' Armistizio di Cormons , il 12 agosto 1866, seguito il 3 ottobre 1866 dal trattato di Vienna . Secondo i termini del trattato di pace, l'Italia guadagnò Mantova e l'intera antica terraferma veneta (che comprendeva l'attuale Veneto e il Friuli occidentale). Rimanevano in mano austriaca il Trentino , il Friuli orientale, la Venezia Giulia e la Dalmazia . Le città di Trento e Trieste continuavano ad essere sotto il governo di Vienna. Gli austriaci consegnarono le province perdute alla Francia , che ne avrebbe fatto dono al Regno d'Italia. Il 4 novembre 1866 i Savoia ebbero consegnata dagli Asburgo la Corona Ferrea (simbolo della sovranità sull'Italia), già usata dai re longobardi , dagli imperatori del Sacro Romano Impero Germanico e dallo stesso Napoleone Bonaparte . La corona tornò così alla sua sede storica nel Duomo di Monza . L'annessione al Regno d'Italia venne sancita da un plebiscito (a suffragio universale maschile) svoltosi il 21 e 22 ottobre, anche se già il 19 ottobre in una stanza dell'hotel Europa sul Canal Grande il generale Leboeuf (plenipotenziario francese e 'garante' dello svolgimento della consultazione) firmò la cessione del Veneto all'Italia. Prima ancora del plebiscito le terre venete erano già state cedute ufficialmente al Regno d'Italia. 'la Gazzetta di Venezia' il giorno successivo ne aveva dato notizia, in pochissime righe: 'Questa mattina in una camera dell'albergo Europa si è fatta la cessione del Veneto'. [140] Il 7 novembre 1866 , pochi giorni dopo la proclamazione ufficiale dell'esito del plebiscito, Vittorio Emanuele II compì una visita solenne a Venezia . Le salme dei fratelli Bandiera e di Domenico Moro rientrarono il 18 giugno 1867 , quella di Daniele Manin il 22 marzo 1868 . Roma capitale [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Questione romana , Campagna dell'Agro romano per la liberazione di Roma , Clericalismo e Presa di Roma . La breccia delle mura a Porta Pia Seppure alla proclamazione del Regno d'Italia il 17 marzo 1861 fosse stata indicata Roma come 'capitale morale' del nuovo Stato, la città rimaneva la sede dello Stato Pontificio [141] , per quanto ridotto di dimensioni. La Romagna era infatti già passata al Piemonte con i plebisciti seguiti alla Seconda Guerra d'Indipendenza . similmente era accaduto per le Marche e l' Umbria , in seguito alla Battaglia di Castelfidardo e al successivo plebiscito: lo Stato della Chiesa era ormai ridotto al solo Lazio [142] . Il dominio temporale del papa rimaneva sotto la protezione delle truppe francesi dislocate a Roma. Garibaldi per due volte tentò di prendere Roma, venendo bloccato nel 1862 sull' Aspromonte dall'esercito italiano inviato da Urbano Rattazzi e, nel 1867 in un secondo tentativo, sconfitto dalle truppe francesi nella battaglia di Mentana senza l'intervento diretto del governo Menabrea che, in nome degli accordi con la Francia, dopo la sconfitta fece arrestare Garibaldi a Figline Valdarno e da lì tradotto a La Spezia da dove fu riportato a Caprera [143] , mentre il governo francese ribadiva la sua posizione di difesa del papa . Nel 1864, per ottemperare alle condizioni della Convenzione di settembre concordata con la Francia, che prevedeva lo spostamento della capitale da Torino in un'altra città, la capitale del Regno d'Italia fu trasferita a Firenze come espressione della volontà di garantire alla Francia la rinuncia a Roma. Alla notizia del trasferimento della capitale in una città diversa da Roma, a Torino per due giorni consecutivi si ebbero violenti tumulti repressi dall'intervento dell'esercito che sparò contro i manifestanti causando 52 morti e 187 feriti. [144] L'anno seguente, venne celebrato il sesto centenario della nascita di Dante Alighieri , con l'inaugurazione in piazza Santa Croce di un monumento al sommo poeta e festeggiamenti in tutta la nazione, per quella che secondo alcuni storici fu la prima grande festa nazionale del Regno, come ebbe a dire Dionisotti : «Nulla di simile a quella celebrazione si era mai visto prima in Italia, né si vide poi» [145] Solo dopo la sconfitta e cattura di Napoleone III a Sedan nella guerra franco-prussiana avvenuta il 1º settembre 1870, venne ritirato da Roma il contingente di truppe francesi a protezione del pontefice. le truppe italiane con bersaglieri e carabinieri in testa, pochi giorni dopo, il 20 settembre, entrarono dalla breccia di Porta Pia nella capitale. Breccia di Porta Pia olio su tela di Carlo Ademollo ( 1880 circa) Museo del Risorgimento di Milano Cartolina postale tedesca inneggiante alla Triplice alleanza con il motto tedesco 'Einigkeit macht stark' (L'unione fa la forza) e quello latino 'Viribus unitis' (Forze unite). Papa Pio IX , che si considerava prigioniero del nuovo Stato italiano, reagì scomunicando Vittorio Emanuele II, ritenendo inoltre non opportuno ( non expedit ), e poi esplicitamente proibendo che i cattolici partecipassero attivamente alla vita politica italiana, da cui si autoesclusero per circa mezzo secolo con gravi conseguenze per la futura storia d'Italia. [146] Dopo il plebiscito del 2 ottobre 1870 che sancì l'annessione di Roma al Regno d'Italia , nel giugno del 1871 la capitale d' Italia , divenne definitivamente Roma. [147] Il 20 settembre venne quindi fissato come festa nazionale, simbolo della conclusione, fino a quel momento, del periodo risorgimentale. La festività venne abolita nel 1929 , con i Patti Lateranensi . L'anno successivo Nizza tentò invano di ritornare italiana, e fino allo scoppio della prima guerra mondiale la politica italiana considerò chiusa la questione risorgimentale, dal punto di vista dell'annessione al Regno d'Italia di quei territori considerati ancora irredenti da parte dei nazionalisti accesi, come il Trentino e l'Istria. L'inizio del 1878 vide la morte, a distanza di un mese di Vittorio Emanuele II e Pio IX, due dei maggiori protagonisti del Risorgimento. Con i loro successori, Umberto I e Leone XIII , si ebbero i più forti contrasti tra l' intransigente opposizione cattolica al processo risorgimentale e lo sviluppo del nuovo regno come Stato laico [148] . Pochi anni dopo moriva Garibaldi a nel suo ritiro di Caprera nel 1882, mentre Mazzini era già morto nel 1872, rientrato in Italia e nascosto sotto falso nome , a Pisa . Il 20 maggio 1882 la politica estera italiana attuò un capovolgimento di alleanze legandosi con Austria e Germania nella Triplice alleanza , un patto militare difensivo, che rimase in vigore fino al 1915. Inizialmente l'alleanza fu voluta principalmente dall'Italia desiderosa di rompere il suo isolamento dopo l' occupazione francese nel 1881 della Tunisia alla quale anche lei aspirava. Successivamente, con il mutarsi della situazione in Europa, l'alleanza fu sostenuta soprattutto dalla Germania desiderosa di paralizzare la politica della Francia . Nel 1884 l'Italia ottenne di partecipare alla Conferenza dell'Africa Occidentale a Berlino , dove le potenze europee provarono a confrontare e regolare le loro politiche coloniali in Africa, continente verso il quale anche la giovane nazione italiana iniziava ad avere progetti. Questa politica non venne influenzata da sporadiche azioni irredentiste, come gli attentati antiaustriaci compiuti da Guglielmo Oberdan nel 1882 in Istria e per questi impiccato, o da eventi contro le comunità italiane esistenti nelle province austriache come l' assalto alla Facoltà di Giurisprudenza italiana a Innsbruck e sua distruzione avvenuto il 4 novembre 1904 e che vide coinvolti gli allora studenti Cesare Battisti e Alcide De Gasperi [149] . L'unificazione culturale [ modifica | modifica wikitesto ] Un tipico 'santino' tardo risorgimentale dello studio fotografico B. Canè: Antonio Fratti Con la proclamazione dell'Unità d'Italia iniziò anche un processo di unificazione culturale del paese, di cui la classe intellettuale sentiva la necessità. Nel settembre 1866, conclusasi la terza guerra d'indipendenza, che aveva mostrato i limiti e le mancanze della giovane nazione rispetto alle principali nazioni europee, Pasquale Villari pubblica sul Politecnico un articolo intitolato 'Di chi e' la colpa?' nelle cui conclusioni scriveva 'Non è il quadrilatero di Mantova e Verona che ha potuto arrestare il nostro cammino. ma è il quadrilatero di 17 milioni di analfabeti e 5 milioni di arcadi .' [150] . Ben noto al riguardo è il commento scritto nei suoi 'Ricordi' da Massimo d'Azeglio che annotando che l'Italia era fatta, bisognava fare gli 'italiani': «Il primo bisogno d'Italia è che si formino Italiani dotati d'alti e forti caratteri. E pure troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto: pur troppo s'è fatta l'Italia, ma non si fanno gl'Italiani». [151] A questo contribuirono le pubblicazioni di alcuni libri destinati ad essere diffusi in tutta la nazione: nel 1870 esce la prima Storia della letteratura italiana scritta da Francesco de Sanctis , nel 1876 Il Bel Paese dell'abate e patriota Antonio Stoppani che descrive ai suoi lettori gli aspetti fisici e umani semisconosciuti della penisola, nel 1881 Carlo Collodi pubblica Pinocchio un romanzo di formazione per ragazzi, nel 1886 esce un altro romanzo: Cuore , di Edmondo De Amicis , sempre rivolto ai giovani e scritto per inculcar loro le 'virtù civili' e mantenere vivo il ricordo degli eventi risorgimentali, e nel 1891 Pellegrino Artusi pubblica La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene , un testo che divenne popolare in poco tempo, ancor oggi ristampato e che secondo alcuni critici riuscì 'a creare un codice di identificazione nazionale là dove fallirono gli stilemi e i fonemi manzoniani» [152] . Vengono fondate anche le prime associazioni popolari a diffusione nazionale, che aiutano a far conoscere il territorio nazionale agli italiani: nel 1863 Quintino Sella , ingegnere minerario, alpinista e uomo politico fonda il Club Alpino Italiano e nel 1894 nasce il Touring Club Italiano ad opera del geografo Luigi Vittorio Bertarelli . Nel 1867 viene fondata la Società geografica italiana con Cristoforo Negri presidente, allineando l'Italia con quanto avveniva da tempo nelle altre potenze europee, dove le società' geografiche nazionali fungevano anche da apripista per lo sviluppo coloniale. Anche la diffusione della fotografia contribuì alla conoscenza dei protagonisti del Risorgimento come pure alla creazione di una cultura unitaria [153] . Si pensi, ad esempio, agli studi fotografici dei fratelli Canè, che furono attivi a Forlì , a Foligno , a Ravenna , a Spoleto , a Roma [154] . Il completamento territoriale [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Quarta guerra di indipendenza italiana , Fronte italiano (prima guerra mondiale) e Prima guerra mondiale . Bolgheri : Incipit della lapide commemorativa dei caduti della prima guerra mondiale, in cui questa viene indicata come la maggior guerra del Risorgimento Dritto della medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 . l'iscrizione recita 'Guerra per l'unità d'Italia 1915-1918' Dopo la fine della Grande Guerra una corrente storiografica iniziò ad individuare nel conflitto mondiale la conclusione del Risorgimento e dell'Unità d'Italia [155] [156] . Tale visione fu condivisa da intellettuali nazionalisti e irredentisti dell'epoca, ma anche da alcuni storici liberali, fra cui Adolfo Omodeo , che fu «uno dei più accesi sostenitori della visione della Grande guerra come continuazione e compimento delle guerre di indipendenza e del Risorgimento...» [157] , per via del ricongiungimento con le terre irredente di Venezia Tridentina , Venezia Giulia , nonché la città di Zara . Essi attribuirono quindi il nome di quarta guerra di indipendenza alla Prima guerra mondiale [158] . Successivamente la città di Fiume venne unita all'Italia nel 1924 , dopo il Trattato di Rapallo , in seguito alle breve esperienza della Reggenza italiana del Carnaro , mentre per la Dalmazia , esclusa Zara , le aspirazioni degli irredentisti furono raggiunte solo per il breve periodo precedente al trattato di Rapallo, e poi nel Governatorato della Dalmazia durante la Seconda guerra mondiale . I problemi dello stato unitario [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Questione meridionale e Questione settentrionale . Quintino Sella Le condizioni di tutta l'Italia si presentavano arretrate rispetto agli stati industrializzati dell'Europa occidentale. Le infrastrutture erano molto scarse, ad esempio la rete ferroviaria nel 1861 consisteva in appena 2.100 chilometri di strade ferrate che in più erano stati progettati in modo da avere uno scartamento ferroviario tale da impedire, per ragioni militari, il passaggio dei confini da uno Stato all'altro. Molto alta la mortalità infantile, l'igiene precaria causava ricorrenti epidemie di colera , diffusa la malaria e la pellagra . [159] L' analfabetismo raggiungeva una percentuale nazionale del 75%, con punte del 90% in alcune zone del paese, e venne affrontato estendendo la legge Casati , in vigore nel Regno di Sardegna dal 1860, a tutto il nuovo regno unitario. [160] L'iniziale isolamento diplomatico e le minacce austriache imponevano per la difesa il rafforzamento dell'esercito e della marina. la soluzione di questi problemi comportò un grande impegno finanziario per il nuovo Stato che dovette introdurre nel 1868 la tassa sul macinato , un'«imposta progressiva sulla miseria», [161] una vera e propria tassa sul pane, fino ad allora sconosciuta nelle regioni del Centro e del Nord dove causò la ribellione dei contadini emiliani. Quintino Sella , ministro delle finanze del Regno d'Italia, che l'aveva con altri ideata, divenne nell'opinione popolare «l'affamatore del popolo». [162] L'abolizione delle dogane tra i vari Stati preunitari italiani comportò sovente il fallimento delle piccole attività artigianali impossibilitate a reggere la concorrenza con la produzione industriale del Nord. Il brigantaggio [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Brigantaggio postunitario italiano . « A Napoli , noi abbiamo altresì cacciato il sovrano per stabilire un governo fondato sul consenso universale. Ma ci vogliono e sembra che ciò non basti, per contenere il Regno, sessanta battaglioni. ed è notorio che, briganti o non briganti, niuno vuol saperne. Ma si dirà: e il suffragio universale? Io non so nulla di suffragio, ma so che al di qua del Tronto non sono necessari battaglioni e che al di là sono necessari. Dunque vi fu qualche errore e bisogna cangiare atti e principi. Bisogna sapere dai Napoletani un'altra volta per tutto se ci vogliono, sì o no. Capisco che gli italiani hanno il diritto di fare la guerra a coloro che volessero mantenere i tedeschi in Italia, ma agli italiani che, restando italiani, non volessero unirsi a noi, credo che non abbiamo il diritto di dare archibugiate, salvo si concedesse ora, per tagliare corto, che noi adottiamo il principio nel cui nome Bomba ( Ferdinando ) bombardava Palermo , Messina ecc. Credo bene che in generale non si pensa in questo modo, ma siccome io non intendo rinunciare al diritto di ragionare, dico ciò che penso. » ( Massimo D'Azeglio [163] ) Carmine Crocco , il più noto brigante postunitario [164] I dubbi espressi da D'Azeglio ( briganti o non briganti ) apparivano superati dalla storiografia risorgimentale che riprese la definizione di brigantaggio usata dallo stesso governo del Regno d'Italia [165] per mascherare agli occhi degli stati europei le gravi difficoltà politiche della avvenuta unificazione come una manifestazione di semplice criminalità. Ad esempio lo storico Francesco Saverio Sipari insisteva nel considerare l'origine sociale del fenomeno, quando nel 1863 scrisse: «il brigantaggio non è che miseria, è miseria estrema, disperata.». [166] Così anche Giustino Fortunato che non lo considerò «un tentativo di restaurazione borbonica e di autonomismo» ma «un movimento spontaneo, storicamente rinnovantesi ad ogni agitazione, ad ogni cambiamento politico, perché sostanzialmente di indole primitiva e selvaggia, frutto del secolare abbrutimento di miseria e di ignoranza delle nostre plebi rurali». [167] Lo stesso Benedetto Croce vede nel brigantaggio l'ultimo sostegno di una monarchia, quella borbonica, che ancora una volta aveva chiamato in suo aiuto « [...] o piuttosto a far le sue vendette, le rozze plebi, e non trovando altri campioni che truci e osceni briganti...» [168] . Accanto alla miseria, alcuni invece identificarono nel brigantaggio un fenomeno di resistenza al nuovo Stato italiano. Il deputato liberale Giuseppe Ferrari disse: «I reazionari delle Due Sicilie si battono sotto un vessillo nazionale, voi potete chiamarli briganti, ma i padri e gli Avoli di questi hanno per ben due volte ristabiliti i Borboni sul trono di Napoli.» [169] . Alla fine gran parte degli storici hanno inquadrato tale fenomeno come espressione di un disagio autentico, manifestatosi con le forme di una vera e propria guerra civile ( 1861 - 1865 ). In realtà il brigantaggio era nato e prosperava nel Mezzogiorno ben prima dell'annessione al Regno d'Italia [170] , ma si era sviluppato ulteriormente all'inizio degli anni sessanta dell' Ottocento nonostante l'invio di un gran numero di reparti dell'esercito ( Ma ci vogliono e sembra che ciò non basti, per contenere il Regno, sessanta battaglioni... [171] ) Secondo l'inchiesta sul brigantaggio redatta dal deputato Giuseppe Massari , nelle province di Basilicata e Capitanata la rivolta raggiunse enormi proporzioni ed emersero le bande più pericolose e apparentemente invincibili, comandate da temuti e rispettati capimassa come Carmine Crocco e Michele Caruso . [172] Che si trattasse di un fenomeno ben radicato è dimostrato infine dal fatto che si ritenne necessario l'intervento dell' esercito regio e l'emanazione della legge Pica ( Procedura per la repressione del brigantaggio e dei camorristi nelle Provincie infette ) in vigore dall'agosto 1863 al 31 dicembre 1865, che introdusse il reato di brigantaggio e che, in deroga agli articoli 24 e 71 dello Statuto albertino , prevedeva in gran parte del Mezzogiorno italiano la costituzione di Tribunali militari per i trasgressori. La ricerca storica più recente ha contribuito a mettere in luce gli aspetti politici che motivarono la resistenza delle popolazioni meridionali prima nei confronti dei Borbone [173] , poi del Regno d'Italia (con le conseguenti repressioni), superando definitivamente il modello che ha tentato per decenni di liquidare l'insorgenza meridionale come fenomeno esclusivamente banditesco. Repressione indiscriminata e reazione delle popolazioni condussero ad efferatezze da entrambe le parti, ma di certo i morti per la repressione furono diverse migliaia e interi paesi distrutti tanto che secondo lo storico Lorenzo Del Boca « [...] La rudezza disumana dei conquistatori finì per accrescere il senso di ostilità delle popolazioni locali. Di conseguenza aumentò la durezza della repressione. Il numero degli sbandati crebbe proporzionalmente agli abusi. [...] I banditi godevano di solidarietà diffusa fra la gente e, quando arrivavano nei paesi, era festa grande. [...] Molti vennero uccisi. Dalle zone di guerriglia pochi riuscirono ad arrivare al carcere. Gli altri vennero sterminati in massa. [...] Risultò che, dal settembre 1860 all'agosto 1861 - poco meno di un anno solare - vi furono 8.968 fucilati, 10.604 feriti, 6.112 prigionieri. Vennero uccisi 64 sacerdoti e 22 frati, 60 giovani sotto i 12 anni e 50 donne. Le case distrutte furono 918, sei paesi cancellati dalla carta geografica. Cifre naturalmente provvisorie e ampiamente parziali per difetto. [...] Con il ferro e con il fuoco distrussero Guardiaregia e Campochiaro nel Molise . Pontelandolfo e Casalduni nella provincia di Benevento ... [...] [174] » La complessa problematica legata a tale fenomeno di disagio sociale non fu estranea (insieme ad altre concause) alla nascita della questione meridionale . Il rapporto tra nord e sud [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Piemontesizzazione . Illustrazione tratta da 'Il Mondo Illustrato - Giornale universale', Torino, (1861) intitolata 'Una scena della reazione di Isernia' illustrante il linciaggio dei liberali filounitari durante la rivolta legittimista di Isernia dell'ottobre 1860 Discordando con l'affermazione di Massimo D'Azeglio , Cavour realisticamente scriveva che non solo gli italiani ma neppure l'Italia era 'fatta': «Il mio compito è più complesso e faticoso che in passato. Fare l'Italia, fondere assieme gli elementi che la compongono, accordare Nord e Sud, tutto questo presenta le stesse difficoltà di una guerra con l'Austria e la lotta con Roma» [175] . Cavour ben sapeva come si fosse giunti all'unificazione in soli due anni grazie all'aiuto di circostanze favorevoli interne ed internazionali. Ora, tuttavia, si trattava di sanare quella che alcuni avevano definito una forzatura storica , un miracolo italiano [176] . La nuova Italia aveva messo assieme popolazioni eterogenee per storia, per lingue parlate, per tradizioni ed usanze religiose (la sensibilità e gli usi legati al cattolicesimo erano differenti nelle varie parti d'Italia). Per rimarcare queste differenze e prospettare un sentimento razzista verso il Sud viene spesso citato un commento di Luigi Carlo Farini , che inviato da Cavour a Napoli in qualità di Luogotenente, il 27 ottobre 1860, gli descriveva la situazione in una lettera con queste frasi: «Ma, amico mio, che paesi son mai questi, il Molise e Terra di Lavoro ! [177] Che barbarie! Altro che Italia! Questa è Affrica. I beduini, a riscontro di questi caffoni, sono fior di virtù civile. Il Re [178] dà carta bianca. e la canaglia dà il sacco alle case de'Signori e taglia le teste, le orecchie a' galantuomini, e se ne vanta, e scrive a Gaeta [179] : 'i galantuomini ammazzati son tanti e tanti. a me il premio [180] da ricevere'. Anche le donne caffone ammazzano. e peggio: legano i galantuomini (questo nome danno a'liberali) pe' testicoli, e li tirano così per le strade. poi fanno ziffe zaffe [181] : orrori da non credersi se non fossero accaduti qui dintorno ed in mezzo a noi» [182] [183] . Tuttavia, osserva De Francesco, il commento di Farini era circostanziato alla descrizione della ferocia con cui i seguaci di Ferdinando II uccidevano i patrioti italiani. [184] . Similmente nel 1864, Alessandro Dumas , riferendosi agli eventi del brigantaggio postunitario così si rivolgeva ai lettori francesi in un articolo de Le Petit Journal del 16 marzo 1864 ' L'Italia, come la Francia, ha la sua Algeria, a sua volta peggio della nostra: i Beduini si accontentano di uccidere, i briganti torturano ' [185] . Nel 1867 il deputato napoletano Giuseppe Lazzaro commentando la sanguinosa fine della spedizione di Sapri avvenuta nel 1857, scrisse di ' Le uccisioni e le ferite fatte barbaramente, all'uso de'cannibali. La parte maggiore in tali scene di sangue fu dovuta a gendarmi, alla guardia urbana, e contadini. Tra questi anche le donne si videro precipitarsi come belve inferocite su disbarcati, ad alcuno de' quali fu data la caccia su pe'monti come a fiere, e trucidato barbaramente. ' [186] Secondo lo storico britannico Christopher Duggan , numerose figure di primo piano dell'epoca, tra cui molti meridionali esiliati dai Borbone, contribuirono a costruire e ad aggravare l'immagine del Meridione come terra barbara e incolta, ripetendo un luogo comune, diffuso da parecchio tempo prima dell'unificazione: che a sud di Roma iniziasse l'Africa. [187] . A questo riguardo Croce osservava che costoro furono tacciati di 'essersi disinteressati del Mezzogiorno, e anzi di aver dato verso di esso non dubbi segni di noncuranza e di sprezzo. E nondimeno quegli uomini meritavano qualche scusa, perché, assorti dapprima negli studi e poi gettati negli ergastoli o cacciati in esilio, poco conoscevano delle condizioni effettive di questo paese, anche perché ... troppo vi avevano sofferto, troppe delusioni, troppa incomprensione, troppi abbandoni. e, ora che l'avevano legato all'Italia, godevano nel respirare in più largo aere e ripugnavano a ricacciarsi nella sua molta volgarità e nelle sue travagliose miserie' [188] . La cattiva fama dei meridionali è testimoniata da una frase, riportata dallo storico Giordano Bruno Guerri , pronunciata da Metternich dopo la rivolta napoletana del 1820: «Un popolo mezzo barbaro, di una ignoranza assoluta, di una superstizione senza limiti, focoso e passionale come gli africani, un popolo che non sa né leggere né scrivere e che risolve le cose con il pugnale» [189] . Nel 1829 il medico, storico e storico della medicina Salvatore De Renzi , nel suo 'Osservazioni sulla topografia-medica del Regno di Napoli', sembra voglia confermare l'opinione di Napoli come porta d'ingresso dell'Europa verso l'oriente [190] , scrivendo a proposito dei napoletani: « ...l'originalità di questo popolo così poco somiglievole a' gravi serii abitatori della parte media settentrionale dell'Europa così vicino a' costumi de' popoli di oriente con molti de' quali ha di comune la temperatura del clima le produzioni del suolo [191] . » L'italianista Nelson Moe, professore associato di italiano al Barnard College della Columbia University e studioso della storia del Mezzogiorno italiano [192] ha osservato che questa rappresentazione degradante di Napoli e dell'Italia meridionale fosse una descrizione transeuropea, molto comune fra i viaggiatori e diplomatici inglesi, francesi e tedeschi, durante i secoli XVIII e XIX, e diffusasi attraverso scritti nei circoli diplomatici e nei salotti delle classi elevate, inclusi quelli piemontesi e napoletani [193] . Per questi ultimi si trattava di una communis opinio circolante negli ambienti dell'intellettualità meridionale, per la quale le province fuori da Napoli costituivano una terra sconosciuta, selvaggia ed anche per un napoletano 'un viaggio in Calabria equivale[va] a un viaggio in Marocco'. [194] Lo stesso re Ferdinando II, replicando ad un diplomatico straniero, criticante i metodi della polizia borbonica definendoli 'africani' rispose prontamente «Ma l'Africa comincia qui!» [195] [196] . D'altro canto, la stessa definizione di inizio d'Africa veniva estesa alla Sardegna da Honoré de Balzac nel suo Voyage en Sardaigne , scritto nel 1838 dopo un viaggio nell'isola. [197] Il dibattito tra decentramento e accentramento [ modifica | modifica wikitesto ] Cavour secondo i principi del liberalismo inglese era favorevole al decentramento: « Il prof. E. Amari [autonomista siciliano], dottissimo giureconsulto come egli è, riconoscerà, io lo spero, che noi siamo non meno di lui amanti della discentralizzazione, che le nostre teorie sullo Stato non comportano la tirannia di una capitale sulle province. [198] » In tal senso egli aveva presentato un progetto di legge con Farini e Minghetti il 13 marzo 1861 che «consisteva nel riunire insieme in consorzi obbligatori e permanenti quelle province che fossero più affine tra loro per natura di luogo, per comunanza d'interessi, di leggi, di abitudini.» [199] Il disegno di legge non poté essere sottoposto alla Camera per la morte improvvisa di Cavour e quando Minghetti presentò un analogo progetto di legge [200] dopo un lungo dibattito fu bocciato. Il progetto federalista di Minghetti prevedeva: « [...] un ordinamento che consenta di conservare le tradizioni e i costumi delle popolazioni locali. Ad ogni Grande Provincia [Regione] dovrà spettare il potere legislativo e l'autonomia finanziaria per quanto riguarda i lavori pubblici, l'istruzione, la sanità, le opere pie e l'agricoltura. Le Grandi Province e i Comuni dovranno ampliare...le rispettive basi elettorali estendendo il diritto di voto a tutti...senza escludere gli analfabeti. I sindaci non saranno più di nomina regia ma dovranno essere nominati dal consiglio comunale regolarmente eletto. Allo Stato spetteranno soltanto la politica estera, la difesa, i grandi servizi di utilità nazionale (ferrovie, poste, telegrafi e porti), nonché un'azione di vigilanza e controllo sull'operato degli enti locali.» [201] La nuova classe politica successa alla morte di Cavour nutrendo grandi timori che la recente unità fosse messa in pericolo da sommovimenti interni preferì imboccare la strada dell'accentramento autoritario estendendo a tutto il paese il sistema comunale e provinciale del Regno di Sardegna. L'Italia venne divisa in province sotto il controllo dei prefetti e i consigli comunali elettivi furono soggetti a sindaci nominati dal sovrano. Come scrive Candeloro: «Fare una sola regione del Mezzogiorno continentale sembrava pericoloso per l'unità, ed era d'altra parte difficile dividerlo in regioni che avessero una certa vitalità, poiché nel Mezzogiorno non erano esistiti Stati regionali e di conseguenza, non vi erano allora, oltre Napoli, delle città adatte ad essere centri regionali.» [202] I rapporti con lo Stato Pontificio [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Eversione dell'asse ecclesiastico e Stato Pontificio . Questa sezione è ancora vuota . Aiutaci a scriverla! Interpretazioni storiografiche [ modifica | modifica wikitesto ] Sin dai primi moti unitari del 1848 sono state mosse diverse critiche al processo di unificazione, le quali hanno dato origine ad una storiografia revisionista , di varia ispirazione culturale ed ideale, che contesta in diverso modo la rappresentazione offerta dalla storiografia più diffusa circa i processi politici e militari che condussero all'unità d'Italia, tanto da influenzare, in taluni casi, l'origine di movimenti autonomisti e separatisti , meridionali e settentrionali. L'assenza delle masse contadine e il contrasto città-campagna [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Dibattito storiografico sulla Spedizione dei Mille . Un filone di critica storiografica , elaborando le analisi che fece Antonio Gramsci nei suoi quaderni del carcere [203] , che partì dalle considerazioni del meridionalista Gaetano Salvemini sulla non soluzione della questione contadina legata alla non soluzione della questione meridionale [204] , ha sviluppato un'interpretazione che sostiene come nel Risorgimento italiano fosse stata assai limitata la partecipazione della masse popolari , soprattutto contadine , agli eventi che hanno caratterizzato l'unità nazionale italiana e come il Risorgimento possa essere considerato come una rivoluzione mancata. «Quanto alla partecipazione contadina delle masse subalterne alle vicende della unificazione essa continuò ad essere assai modesta». [205] Lo storico Franco Della Peruta [206] constata come il problema dell'assenza delle masse contadine al movimento risorgimentale si ponesse sin dall'indomani dei moti del '48 alla coscienza degli stessi contemporanei di quegli avvenimenti. Fin dal 1849 , contrariamente a quanto sosteneva Mazzini, che cioè la questione sociale dovesse essere risolta solo dopo aver affrontato il problema dell'unità nazionale, un mazziniano, rimasto anonimo, scriveva sulla mazziniana 'Italia del popolo': «la politica di classe adottata dal governo provvisorio milanese [...] causò la sopravvenuta freddezza dei contadini di Lombardia verso la guerra nazionale». Carlo Cattaneo , ricordando le Cinque giornate milanesi, scriveva: «Si può rimproverare agli amici della libertà [...] di non aver chiamato il popolo dei sobborghi e delle campagne alla pratica delle armi». [207] Lo stesso Carlo Pisacane , fra i primi, assieme a Giuseppe Ferrari a introdurre concetti socialisti nelle ideologie risorgimentali, nel 1851 nell'Appendice alla 'La guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49' ribadiva l'idea della necessità di una vasta partecipazione contadina al progetto unitario e che si dovesse «far comprendere ai contadini che è loro interesse cambiare la vanga col fucile» ma questo non sarebbe mai avvenuto poiché, come scrisse Giuseppe Ferrari lo stesso anno, osservando i moti popolari europei, «non vale parlare di Repubblica se il popolo sovrano muore di fame»., [208] L'indifferenza dei contadini, se non l'ostilità nei confronti di tutto ciò che riguardava la città e i 'signori', risaliva come sosteneva Antonio Gramsci [209] , ed in epoca più recente gli storici Emilio Sereni [210] e Giorgio Candeloro , al periodo della formazione dei Comuni italiani quando, dopo aver attirato i contadini in città (' l'aria delle città rende liberi '), affrancandoli ed usandoli come operai per le manifatture, sottoposero la campagna alla città con un regime vincolistico dei prezzi dei prodotti agricoli. [211] Lo storico Girolamo Arnaldi osserva che nella seconda guerra d'indipendenza ( 1859 ) ' i soldati dell'esercito sardo, quasi esclusivamente contadini e popolani... non erano ancora ben persuasi che il Piemonte fosse in Italia, tant'è vero che ai volontari provenienti dalle altre regioni d'Italia rivolgevano la domanda: 'Vieni dall'Italia?' [212] . Lo stesso Cavour si scandalizzava che i volontari arruolati a Torino provenienti dal Regno delle Due Sicilie fossero appena poche decine [213] [214] , mentre tra i 1089 garibaldini partiti da Quarto si contavano 86 volontari provenienti dal regno borbonico, pari all'8% del totale dei volontari e a poco meno del 10% degli 894 volontari affluiti da regioni non appartenenti al regno sabaudo preunitario. Anzi, in buona parte, la classe contadina meridionale entrerà nella storia proprio battendosi contro l'unità ormai raggiunta: è il fenomeno del brigantaggio postunitario che, secondo Isnenghi, ' ...può considerarsi pressoché l'unica manifestazione reale, per estensione geografica, partecipazione numerica e durata di presenza attiva delle masse subalterne negli anni del Risorgimento ' [215] . Più articolata l'analisi di Seton-Watson sulla contrapposizione fra campagna e città: ' Con l'eccezione della Sicilia, dove una vasta rivolta di contadini precedette lo sbarco di Garibaldi, poche furono le zone in cui i contadini svolsero un ruolo positivo nell'unificazione del paese: le campagne in generale rimasero passive o si mossero solo in difesa del vecchio ordine. I governi, agli occhi dei contadini, sono un male necessario, il nuovo governo italiano era particolarmente odioso perché era stato imposto dai 'signori' e dalle città, perché perseguitava la Chiesa, aumentava le imposte ma, soprattutto perché era efficiente ' [216] Le cinque giornate di Milano (18 - 22 marzo 1848 ) [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Cinque giornate di Milano . La rivoluzione europea del 1848 Uno degli avvenimenti abitualmente indicati dalla storiografia classica come un esempio della partecipazione popolare al fenomeno risorgimentale è quello della rivolta milanese del 1848 quando i cittadini milanesi combatterono in massa gli austriaci innalzando il vessillo tricolore ed addirittura, dopo che Carlo Alberto aveva firmato la resa con gli austriaci e si disponeva ad abbandonare Milano , incendiarono le loro case vicine alle mura per difendere meglio la città dal ritorno delle truppe di Radetzky . [217] Alcuni storici osservano che si trattava dei patrioti cittadini milanesi e non del 'popolo' dei contadini che viveva nella campagna milanese, al di fuori della città ove ci furono episodi di partecipazione contadina alla lotta antiaustriaca ma prevalentemente su costrizioni operate dai parroci e dai proprietari terrieri. e dopo il ritiro dei piemontesi al di là del Ticino , si alzò nelle campagne il grido di ' Abbasso i signori, abbasso i cittadini, viva Radetzky '. [218] Mettendo da parte le tematiche delle libertà civili e della condizione di sottomissione governativa verso Vienna , il ceto contadino non aveva motivazioni per voler cacciare gli austriaci in quanto il governo di Vienna li aveva sempre favoriti con una buona amministrazione e con sgravi fiscali. [219] Gli austriaci avevano compreso che i loro avversari erano i liberali italiani della classe borghese emergente che voleva svincolarsi della loro oppressiva tutela e formare quel mercato unitario italiano che sottintendeva i proclamati ideali patriottici. [220] Per conservare il dominio nei territori del suo impero il governo austriaco si accattivava i favori delle masse contadine, giungendo a minacciare contro i liberali latifondisti una riforma agraria a vantaggio dei contadini. [221] Da guerra federalista a guerra regio-sabauda [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra di indipendenza italiana e Pensiero politico di Vincenzo Gioberti . L'iniziale partecipazione popolare cittadina nelle rivoluzioni del '48 italiano fu colta dalla classe politica piemontese come l'occasione intervenire a difesa dei 'fratelli' lombardi e veneti. Scriveva Lorenzo Pareto , il ministro degli esteri del Regno Sardo: «La resistenza ferma ed eroica che da più giorni fanno gli abitanti di Milano contro le truppe austriache ha commosso tutte le vicine popolazioni e altamente eccitato sino all'entusiasmo la loro simpatia.» [222] Sembrava in quel momento potesse realizzarsi il programma neoguelfo di Vincenzo Gioberti che divenne presidente del consiglio del Regno di Sardegna nel dicembre 1848. Gioberti era convinto che l'Italia dovesse ritornare ad essere una nazione unita in una federazione di stati trovando il suo fattore di unificazione, non come predicava Mazzini nel popolo «che è un desiderio, non un fatto, un presupposto non una realtà, un nome non una cosa» [223] ma nella religione valore questo «sommamente nostro e nazionale, perché creò la nazione ed è radicato in essa da diciotto secoli.» Il papa quindi con il suo prestigio a capo di una lega tra i vari stati difesa militarmente dal Piemonte «la provincia guerriera d'Italia». L'affluire in Lombardia di volontari per la guerra di liberazione nazionale, e tra questi Garibaldi, che respinto dal governo sardo si era messo a disposizione del governo provvisorio milanese, spinse il governo di Carlo Alberto , prima che si costituisse una repubblica a Milano, a Venezia, a Genova e persino a Torino, a dichiarare la guerra all'Austria secondo le sollecitazioni dell'aristocrazia liberale lombarda rappresentata dal capo della municipalità Gabrio Casati , timorosa che i democratici e i repubblicani, ispirati dal Cattaneo , prendessero la guida del movimento rivoluzionario, anche se Mazzini aveva messo da parte il suo programma repubblicano, sciogliendo la Giovane Italia per non intralciare la guerra di liberazione. La condotta della guerra ritardata dalla decisione di Carlo Alberto di non impegnarsi più a fondo se prima i lombardi non avessero votato con un plebiscito l'annessione al Piemonte, la dissociazione del pontefice Pio IX il 29 aprile 1848 dalla guerra nazionale, poiché come capo della cristianità era obbligato a comportarsi nei confronti di «tutte le genti, popoli e nazioni con eguale studio di paternale amore» [224] , causò lo spegnersi di quell'entusiasmo patriottico dell'opinione pubblica moderata, che inizialmente aveva portato i sovrani costituzionali di Firenze, Roma e Napoli a inviare truppe regolari in sostegno del Piemonte che ora venivano richiamate in patria. La guerra federalista diventava guerra regio-sabauda secondo le mai spente aspirazioni dei Savoia di espandersi oltre il Ticino. Ma le sconfitte militari dei piemontesi fecero crollare ogni progetto unitario. [225] . Il fallimento nel '49 del programma moderato del neoguelfismo, come avrebbe dovuto realizzarsi nella Prima guerra d'indipendenza, e di quello democratico mazziniano con la caduta delle repubbliche mazziniane di Roma e Firenze fece perdere al nostro Risorgimento gran parte del suo sentimento romantico e popolare [226] diffusosi con l'elezione di Pio IX , il papa 'liberale'. [227] Gioberti, a seguito della salita al trono di Vittorio Emanuele II non fu più presidente del consiglio e l'iniziativa passò nelle mani della monarchia sabauda e del conte di Cavour . L'Italia si sarebbe fatta non per virtù di popolo, poco più di un'astrazione nel pensiero mazziniano , ma con la diplomazia , con l'aiuto militare della Francia e le annessioni al Regno di Sardegna . La partecipazione effettiva delle masse popolari al processo unitario continuò ad essere assai modesta. I moderati che avevano visto sventolare le bandiere rosse sulle barricate del '48 in Francia e i democratici che ricordavano l'esito infausto della spedizione di Pisacane si accomunavano: ' Da destra e da sinistra, mille sospetti e diverse ragioni di diffidenza si addensano contro le masse lontane ed estranee dei subalterni. Che cosa cela il loro silenzio? A che cosa può portare l'attivazione? Non val meglio lasciarle alla loro inerzia secolare? '. [228] Apparentemente a giudizio di alcuni storici [229] sembravano esserci possibilità di una partecipazione popolare al movimento risorgimentale unitario considerando che «intorno al '60 ci furono nel meridione italiano diverse rivolte plebee, ma esse non erano che insurrezioni di cafoni [230] analfabeti che sognavano la loro rivoluzione: la spartizione delle terre non l'unità d'Italia che per loro era un evento privo di senso...». La spedizione dei Mille [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: spedizione dei Mille e Fatti di Bronte . « L'unità d'Italia è stata e sarà - ne ho fede invitta - la nostra redenzione morale. Ma è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, il 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L'unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all'opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali. » ( Giustino Fortunato , 2 settembre 1899 , lettera a Pasquale Villari [231] ) « ...necessaria fu, nel 1860, la dissoluzione del Regno di Napoli, unico mezzo per conseguire una più larga e alacre vita nazionale e per dare migliore avviamento agli stessi problemi che travagliavano l'Italia del mezzogiorno » ( Benedetto Croce [232] ) Giuseppe Garibaldi Nino Bixio La spedizione dei Mille fu una grande occasione per l'Italia poiché trasformò il Risorgimento da un movimento d' élite a un grande movimento popolare [233] . occasione in vero persa da quei giovani che pure con entusiasmo ' avevano lasciato i loro studi, i loro agi... per venire in questa lontana isola…a ritrovarvi i ricordi del passato greco e romano... ma niente comprendevano, né cercavano di capire, della realtà di questi, come subito li chiamarono 'arabi. ' [234] In effetti Garibaldi aveva promesso, dopo aver assunto la guida dell'isola in nome di Vittorio Emanuele II , di abolire le tasse che gravavano sull'isola quali la tassa sul macinato [235] e del dazio d'entrata sui cereali, l'abolizione degli affitti e dei canoni per le terre demaniali e di voler procedere ad una riforma del latifondo . Queste promesse non attirarono, almeno inizialmente, un numero consistente di siciliani, ma il primo scontro, la battaglia di Calatafimi , ebbe comunque esito positivo per i Mille contro le più numerose e meglio addestrate truppe borboniche. [236] Da questo momento inizia la guerra separata dei contadini siciliani ancora condotta in nome di Garibaldi e della libertà. Invadono i demani comunali, i feudi dei baroni latifondisti, bruciano gli archivi dove sono custoditi i titoli del loro servaggio, vengono anche uccisi dei benestanti e persone collegate al sistema del latifondo. Gramsci sosterrà che ' I movimenti di insurrezione dei contadini contro i baroni furono spietatamente schiacciati e fu creata la Guardia Nazionale anticontadina. è tipica la spedizione repressiva di Nino Bixio , il braccio destro del Generale, nella regione del catanese dove le insurrezioni furono più violente ' [237] [238] [239] Le attese del popolo siciliano in contrasto con gli obiettivi della spedizione garibaldina sono testimoniati nel diario del garibaldino Cesare Abba dalla trascrizione del suo dialogo con frate Carmelo, che egli vorrebbe convincere ad unirsi all'impresa a cui ribatte il religioso: «- Verrei, se sapessi che farete qualche cosa di grande davvero: ma ho parlato con molti dei vostri, e non mi hanno saputo dir altro che volete unire l'Italia. - Certo. per farne un grande e solo popolo. - Un solo territorio...! In quanto al popolo, solo o diviso, se soffre, soffre. ed io non so che vogliate farlo felice. - Felice! Il popolo avrà libertà e scuole. - E nient'altro! - interruppe il frate: - perché la libertà non è pane, e la scuola nemmeno. Queste cose basteranno forse per voi Piemontesi: per noi qui no. - Dunque che ci vorrebbe per voi? - Una guerra non contro i Borboni, ma degli oppressi contro gli oppressori grandi e piccoli, che non sono soltanto a Corte, ma in ogni città, in ogni villa... allora verrei [con voi]. Se io fossi Garibaldi, non mi troverei a quest'ora quasi ancora con voi soli.» - Allora anche contro di voi frati, che avete conventi e terre dovunque sono case e campagne! - Anche contro di noi. anzi prima che contro d'ogni altro! Ma col Vangelo in mano e colla croce. Allora verrei. Così è troppo poco. Se io fossi Garibaldi, non mi troverei a quest'ora, quasi ancora con voi soli. - Ma le squadre? - E chi vi dice che non aspettino qualche cosa di più? -» [240] Critiche al processo di unificazione [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Revisionismo del Risorgimento . « Chi l'ha costruita sono stati politicanti e studiosi del Nord e del Sud, in nome dell'unità, del progresso, della rivoluzione, del Re, del Duce. Non tutti insieme, si capisce, né tutti con la medesima voce, ma un po' per volta, in armonica disarmonia. Gente magari in buona fede, ma che ignorava i fatti, quelli veri: oppure gente che voleva nascondere qualcosa, per diversissime ragioni spesso contrastanti. La ragione, o meglio il pretesto più comune e più facile era, anzi è l'unità d'Italia, alibi necessario che ogni sozzura copre con le sue grandi santissime ali. Il risultato? Oggi più che mai l'Italia è divisa in due parti, una tutta bianca, l'altra tutta nera. Di questo mito il tempo ha fatto un baluardo così roccioso e inattaccabile che il conformismo liberale, anche se a volte dubitoso ed erudito, non osa neppure scalfirlo. » ( Carlo Alianello [241] ) Settembre 1863 , un bersagliere mostra il cadavere del 'brigante' Nicola Napolitano dopo la fucilazione. La critica storiografica al processo di unificazione italiana ha avuto inizio nella seconda metà dell'Ottocento da parte di coloro che avevano vissuto tale fenomeno. Fra questi si segnalano, oltre alla posizione critica di Giuseppe Mazzini , che fu sempre fautore di una soluzione repubblicana, lo storico e nobile borbonico Giacinto de' Sivo , con il suo libro Storia delle Due Sicilie 1847-1861 . e Giuseppe Buttà e Ludovico Quandel rispettivamente cappellano militare e capitano nell'esercito del Regno delle Due Sicilie. La tesi centrale di questi autori, è quella secondo cui gli avvenimenti del periodo 1860-61 non sarebbero riconducibili a tensioni di tipo ideale, o alla volontà di unire l'Italia. Piuttosto, sarebbero l'esito di un accordo tra le principali potenze europee (Inghilterra e Francia) ed il Piemonte. Secondo tali autori, il Regno di Sardegna avrebbe avuto finalità meramente economiche e di espansione territoriale, ed avrebbe realizzato il disegno unitario attraverso una complessa manovra diplomatico-militare, includente la corruzione di alcuni alti quadri dell'esercito borbonico ed accordi con mafia e camorra, di cui la spedizione dei Mille sarebbe solo l'episodio maggiormente visibile. Alla generazione successiva appartenne invece Gaetano Salvemini che a sua volta influenzò i nuovi studiosi. [242] Fra questi ultimi vi fu, secondo Piero Gobetti , anche Antonio Gramsci . [243] Salvemini, di orientamento socialista-riformista ma aperto al liberalismo, vide nel Risorgimento un processo storico che ebbe il merito di riscattare l'Italia dalla dominazione straniera e dai vecchi regimi assolutistici. La riunificazione del Paese non era avvenuta tuttavia su basi federali, come sarebbe stato auspicabile bensì centraliste e fu opera di una minoranza borghese che subito escluse le masse popolari dalla partecipazione alla vita pubblica (mediante un sistema elettorale a suffragio ristretto), mettendo in atto una politica economica e sociale che ne causò l'impoverimento. [244] Negli anni cinquanta e sessanta del Novecento si sviluppò anche una storiografia critica di matrice cattolica e un'altra di orientamento marxista. Quest'ultima ebbe il suo riferimento principale nei Quaderni dal Carcere di Antonio Gramsci, che, sebbene scritti negli anni trenta del secolo passato, furono pubblicati soltanto fra il 1948 e il 1951 . Il pensatore e politico sardo vide il Risorgimento come una rivoluzione agraria mancata [245] e l'unificazione come consolidamento della supremazia delle classi dominanti italiane, di estrazione prevalentemente borghese, sulle masse popolari. Anche per il liberale Piero Gobetti il processo storico risorgimentale fu una rivoluzione mancata, in quanto l'unificazione d'Italia avvenne « [...] per opera del dispotismo...», anche se « [...] fu gran ventura per un popolo...che si trovasse a guidarlo Cavour, il Cattaneo della diplomazia che seppe evitare l'isterilirsi della rivoluzione in una tirannide.». [246] Da tale rivoluzione rimasero esclusi gli starti sociali più bassi: le classi medie « [...] avevano infatti conquistato il governo senza instaurare rapporti di comunicazione con le altre classi...». [247] . Nel secondo dopoguerra alcuni esponenti del mondo accademico italiano e straniero, nonché un certo numero di saggisti, riprendendo alcune formulazioni di Gramsci e Salvemini (fra cui quelle relative al Mezzogiorno come mercato semicoloniale [248] ), interpretarono il processo di unificazione attuato nei confronti degli stati preunitari come un'operazione militare di colonizzazione, [249] in particolar modo nei confronti del Regno delle Due Sicilie , Stato pienamente indipendente al pari del Regno di Sardegna [250] . Tra gli esponenti di maggior rilievo del revisionismo risorgimentale è possibile citare, oltre a personalità del mondo accademico come Denis Mack Smith , Christopher Duggan , Martin Clark , Eugenio Di Rienzo e Tommaso Pedio il romanziere e sceneggiatore televisivo Carlo Alianello e i saggisti Nicola Zitara , Gigi Di Fiore e Lorenzo Del Boca . Secondo le tesi di questi revisionisti, il regno sardo, con l'appoggio di potenze straniere come Francia e Gran Bretagna , invase i regni della penisola senza dichiarazione di guerra . [251] [252] e i moti insurrezionali non furono animati spontaneamente dal popolo ma da agenti inviati dal regno sabaudo. [253] Accuse sono state, inoltre, rivolte dai revisionisti alla conduzione dei plebisciti, che sono descritti come avvenuti in maniera illegale [254] [255] e sulla spedizione dei Mille , che avrebbe raggiunto il suo obiettivo con ingenti finanziamenti dall'Inghilterra e dalle logge massoniche, [256] oltre al supporto delle mafie [257] e degli ufficiali borbonici corrotti. [258] Alcuni sovrani dei regni preunitari, come Francesco V di Modena [259] e Francesco II di Borbone , [260] lamentarono l'assenza di un legittimo pretesto nelle annessioni condotte dal Regno di Sardegna. Nella nascita del Regno d'Italia , i revisionisti individuano l'origine di alcuni fenomeni delicati come il brigantaggio postunitario , la questione meridionale e l' emigrazione . Il brigantaggio postunitario, rivalutato dai controstorici come un movimento di resistenza , [261] fu represso dal regio governo con metodi brutali, tanto da suscitare polemiche anche da parte di alcuni esponenti della classe liberale (come Giuseppe Ferrari, [262] Giovanni Nicotera [263] e Nino Bixio ) [264] e politici di diversi stati europei, [265] compreso Napoleone III , il quale dichiarò che ' Les Bourbons n'ont jamais fait autant ' (i Borbone non hanno mai fatto tanto). [266] Gli aderenti a questa interpretazione lamentano le scarse attenzioni del governo italiano dell'epoca, soprattutto nei confronti del meridione, una protesta che iniziò già con la corrente meridionalista . Essi ritengono che la politica poco attenta alle necessità delle masse sarebbe stata la causa di una forte ondata migratoria, che interessò, maggiormente, prima il settentrione (in particolare il Veneto ) [267] e poi il meridione, in cui si sostiene il fenomeno fosse assente durante il governo borbonico. [268] Come le tesi sostenute dai meridionalisti, la scuola revisionista vede nella fase postunitaria una crisi irreversibile del sud, che sarebbe stato penalizzato per favorire lo sviluppo economico e industriale del nord. Secondo tale corrente di pensiero, il meridione subì l'aumento e l'introduzione di nuove tasse, [269] licenziamenti di impiegati e operai, [270] e la progressiva chiusura di alcune industrie. [271] Il 'popolarismo' risorgimentale [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra regia e guerra di popolo . Il popolo italiano nelle cinque giornate di Milano Il popolo, che alcuni storici considerano assente dalla storia che si faceva, era ben presente nella storia che si scriveva. Giornali quotidiani, manifesti, volantini, non fanno che appellarsi al popolo e a chiamarlo ad attivarsi e a condividere gli ideali nazionali. Il popolo nelle aree più depresse della penisola, ove il sistema scolastico non era sviluppato, nella maggioranza non sa leggere e quando trova incollati sui muri i proclami e gli appelli ha bisogno della mediazione degli intellettuali. [272] Non si tratta poi semplicemente di ignoranza e analfabetismo che fanno sì che la classe dirigente alla fine parli a sé stessa, ma anche il fatto che la circolazione delle idee è ancora difficile nell'Italia preunitaria priva quasi di strutture di comunicazione e dove le polizie sono state addestrate a impedire che tra le masse e gli intellettuali si realizzi il contagio politico. Ed infine, ultimo grande ostacolo alla comunicazione tra intellettuali e popolo, è la non coincidenza di codice tra coloro che porgono il messaggio e quelli che lo ricevono: « 'Libertà! Indipendenza!', reclamano entusiasti gli insorti e i volontari delle varie correnti risorgimentali. 'Polenta! Polenta!' ribattono cocciuti e sordi i contadini descritti dal Nievo ne[l romanzo] Le confessioni d'un italiano [273] » Il Risorgimento come moto nazional-popolare [ modifica | modifica wikitesto ] « Dagli atri muscosi dai fori cadenti, dai boschi, dall'arse fucine stridenti, dai solchi bagnati di servo sudor, un volgo disperso repente si desta. intende l'orecchio, solleva la testa percosso da novo crescente rumor. » ( Alessandro Manzoni , Adelchi ) « Noi siamo da secoli Calpesti, derisi Perché non siam Popolo Perché siam divisi » ( Goffredo Mameli , Canto degli Italiani ) Una storiografia sviluppatasi già all'indomani della raggiunta unità d'Italia con gli storici N.Bianchi e C.Tivaroni [274] presenta il movimento risorgimentale come il risultato realizzatosi quasi in modo provvidenziale tramite l'incontro tra i democratici, il popolo, i moderati e i politici liberali, avvenuto con la mediazione della monarchia sabauda. [275] All'indomani dell'unità nazionale la classe dirigente presenta ciò che era accaduto come il risultato di una spinta popolare e questo si vuole che sia insegnato nelle scuole del Regno: cosicché varie generazioni di italiani hanno imparato la storia del Risorgimento come idealmente avrebbe dovuto essere invece che com'è stato. Secondo Isnenghi si trattò del tentativo, sentito come essenziale, di costruire a posteriori una base storica comune a un popolo sino allora in parte assente. Gli intellettuali cercavano un collegamento con le classi subalterne tentando di persuaderle che l'unità italiana era stata il frutto della volontà del popolo guidato dalle 'elites' risorgimentali e creando il mito di una coscienza nazionale italiana esistita nei secoli passati e finalmente realizzatasi. [276] In contrasto con questa visione provvidenzialistica già Oriani nel 1892 [277] e Croce [278] mettevano in rilievo come l'unità d'Italia si fosse raggiunta con una conquista regia risultato di un compromesso tra la monarchia sabauda, troppo debole per unificare il paese da sola, e un movimento democratico, altrettanto debole per poter fare una rivoluzione popolare, cosicché l'Italia postunitaria difettava nelle sue strutture democratiche e non avrebbe mai potuto assolvere al ruolo che pretendeva di grande potenza europea. Gli storici del periodo fascista come Gioacchino Volpe ( 1927 ) [279] ripresero invece la teoria postrisorgimentale che giudicava positivamente la visione di un Risorgimento come risultato di una guerra dinastica poiché questa era stata la necessaria premessa dell'avvento del fascismo che, dopo la felice conclusione della 'quarta guerra d'indipendenza', ossia la prima guerra mondiale , aveva realizzato i già delineati destini del popolo italiano che il movimento fascista aveva fatto protagonista di quella rivoluzione popolare prima fallita. Omodeo ( 1926 ) riprese in parte la visione del Risorgimento come il risultato di una positiva e feconda azione messa in atto da una minoranza liberale che era stata però sopraffatta dall'avvento del fascismo. Tesi condivisa in parte da Croce ( 1928 ) che giudicava positivamente il periodo della politica liberale che aveva portato all'unità nazionale e che aveva governato saggiamente nel periodo postunitario fino a quando non si era manifestata quella 'malattia morale' del fascismo, destinata comunque ad essere sanata dal liberalismo. Il Risorgimento come tentativo di Riforma religiosa in Italia [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa Libera Evangelica Italiana e Alessandro Gavazzi . La Chiesa libera evangelica italiana (o 'Chiesa cristiana libera', o semplicemente 'Chiesa libera'), fu un tentativo ottocentesco di creare una chiesa protestante interamente italiana sulla scia ideale del Risorgimento politico su istanze prevalentemente anticlericali e garibaldine . Fra i suoi promotori principali vi fu l'ex sacerdote cattolico barnabita Alessandro Gavazzi ( 1809 - 1889 ). Viene costituita nel 1850 a Londra fra esuli italiani. [280] Le città benemerite del Risorgimento nazionale [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Città decorate di medaglia d'oro come 'benemerite del Risorgimento nazionale' . Ventisette città italiane sono state insignite di questo titolo durante il Regno d'Italia per « le azioni altamente patriottiche compiute dalle città italiane nel periodo del Risorgimento nazionale ». Mappe cronologiche dell'unificazione d'Italia [ modifica | modifica wikitesto ] Mappa dell'Italia nel 1796 Mappa dell'Italia nel 1810 Mappa dell'Italia nel 1843 Mappa animata dell'Italia dal 1829 al 1871 Mappa dell'Italia dopo la Presa di Roma Mappa dell'Italia dopo la prima guerra mondiale Filmografia [ modifica | modifica wikitesto ] La presa di Roma , regia di Filoteo Alberini ( 1905 ) Garibaldi ( 1907 ) regia di Mario Caserini Il piccolo garibaldino ( 1909 ) Anita Garibaldi , regia di Mario Caserini ( 1910 ) Nozze d'oro , regia di Luigi Maggi (1911) I mille , regia di Alberto Degli Abbati ( 1912 ) [281] Garibaldi a Marsala ( 1912 ) L'Italia s'è desta! regia di Nino Oxilia ( 1916 ) Garibaldi, l'eroe dei due mondi ( 1926 ) Garibaldi e i suoi tempi ( 1926 ) regia di Silvio Laurenti Rosa Anita o il romanzo d'amore dell'eroe dei due mondi - Garibaldi o l'eroe dei due mondi , regia di Aldo De Benedetti ( 1927 ) I martiri d'Italia , regia di Domenico Gaido ( 1927 ) 1860 , regia di Alessandro Blasetti ( 1934 ) Villafranca , regia di Giovacchino Forzano ( 1934 ) Teresa Confalonieri , regia di Guido Brignone ( 1934 ) Il dottor Antonio , regia di Enrico Guazzoni ( 1937 ) Il cavaliere di San Marco , regia di Gennaro Righelli ( 1939 ) Piccolo mondo antico , regia di Mario Soldati ( 1941 ) Un garibaldino al convento , regia di Vittorio De Sica ( 1942 ) Luisa Sanfelice , regia di Leo Menardi (1942) La contessa Castiglione , regia di Flavio Calzavara ( 1942 ) All'ombra della gloria , regia di Pino Mercanti ( 1945 ) Cavalcata d'eroi , regia di Mario Costa ( 1949 ) Il conte di Sant'Elmo , regia di Guido Brignone ( 1950 ) Camicie rosse , regia di Goffredo Alessandrini - Francesco Rosi ( 1952 ) Il tenente Giorgio , regia di Raffaello Matarazzo ( 1952 ) Il brigante di Tacca del Lupo , regia di Pietro Germi ( 1952 ) Eran trecento... (La spigolatrice di Sapri) , regia di Gian Paolo Callegari ( 1952 ) Giuseppe Verdi , regia di Raffaello Matarazzo ( 1953 ) Casa Ricordi , regia di Carmine Gallone ( 1954 ) Senso , regia di Luchino Visconti ( 1954 ) Cento anni d'amore (episodio Garibaldina) , regia di Lionello De Felice ( 1954 ) La pattuglia sperduta , regia di Piero Nelli ( 1954 ) Viva l'Italia! , regia di Roberto Rossellini ( 1961 ) Vanina Vanini , regia di Roberto Rossellini ( 1961 ) I briganti italiani , regia di Mario Camerini ( 1961 ) Il Gattopardo , regia di Luchino Visconti ( 1963 ) I figli del leopardo , regia di Sergio Corbucci ( 1965 ) Nell'anno del Signore , regia di Luigi Magni ( 1969 ) Franco e Ciccio sul sentiero di guerra , regia di Aldo Grimaldi ( 1969 ) Correva l'anno di grazia 1870 , regia di Alfredo Giannetti ( 1972 ) Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato , regia di Florestano Vancini ( 1972 ) San Michele aveva un gallo , regia di Paolo e Vittorio Taviani ( 1972 ) Le cinque giornate , regia di Dario Argento ( 1973 ) Allonsanfan , regia di Paolo e Vittorio Taviani ( 1974 ) Quanto è bello lu murire acciso , regia di Ennio Lorenzini ( 1975 ) In nome del Papa Re , regia di Luigi Magni ( 1977 ) Arrivano i bersaglieri , regia di Luigi Magni ( 1980 ) Garibaldi ( 1986 ) cortometraggio di Josè Ambriz 'o Re , regia di Luigi Magni ( 1989 ) In nome del popolo sovrano , regia di Luigi Magni ( 1990 ) Briganti - Amore e libertà , regia di Marco Modugno ( 1993 ) L'eroe dei due mondi , regia di Guido Manuli ( 1994 ) L'ussaro sul tetto , regia di Jean-Paul Rappeneau ( 1995 ) L'eroe dei due mondi ( 1995 ) film di animazione di Guido Manuli Li chiamarono... briganti! , regia di Pasquale Squitieri ( 1999 ) Ferdinando e Carolina , regia di Lina Wertmüller ( 1999 ) La Carbonara , regia di Luigi Magni ( 2000 ) 1828, La rivolta regia di Attilio Rossi ( 2005 ) [282] Il resto di niente , regia di Antonietta De Lillo ( 2004 ) Fuoco su di me , regia di Lamberto Lambertini ( 2006 ) 1848 Barricate a Napoli regia di Attilio Rossi ( 2006 ) [283] I Vicerè , regia di Roberto Faenza ( 2007 ) Noi credevamo , regia di Mario Martone ( 2010 ) Il leone di vetro , regia di Salvatore Chiosi (2014) Sceneggiati televisivi [ modifica | modifica wikitesto ] Il dottor Antonio , regia di Alberto Casella ( 1954 ) L'alfiere di Carlo Alianello , regia di Anton Giulio Majano (1956) Il romanzo di un maestro di Edmondo De Amicis , regia di Mario Landi 1959 La Pisana , regia di Giacomo Vaccari (1960) Ottocento di Salvator Gotta , regia di Anton Giulio Majano (1960) Il mulino del Po , regia di Mario Ferrero (1963) Giuseppe Verdi , regia di Mario Ferrero (1963) I racconti del Risorgimento , episodi per la TV dei ragazzi , regia di Lino Procacci (1966) Luisa Sanfelice , regia di Leonardo Cortese (1966) Vita di Cavour regia di Piero Schivazappa (1967) Le mie prigioni , regia di Sandro Bolchi (1968) Le cinque giornate di Milano , regia di Leandro Castellani ( 1970 ) Giuseppe Mazzini regia di Pino Passalacqua (1972) Il giovane Garibaldi regia di Franco Rossi (1974) Murat - Generale napoleonico , regia di Silverio Blasi ( 1975 ) L'eredità della priora , regia di Anton Giulio Majano ( 1980 ) Verdi (miniserie televisiva) , regia di Renato Castellani ( 1982 ) Cuore di Edmondo De Amicis regia di Luigi Comencini (1984) Il generale , regia di Luigi Magni ( 1987 ) Cuore , regia di Maurizio Zaccaro (2001) Garibaldi, l'eroe dei due mondi ( 2003 ) telenovela brasiliana (60 episodi) di Teresa Lampréia e Jayme Monjardim Luisa Sanfelice regia di Paolo e Vittorio Taviani (2004) Le cinque giornate di Milano regia di Carlo Lizzani (2004) La contessa di Castiglione regia di Josée Dayan (2006) Eravamo solo mille ( 2006 ) regia di Stefano Reali Anita – Una Vita per Garibaldi ( 2007 ) regia di Aurelio Grimaldi Garibaldi in America ( 2009 ) regia di Alberto Rondalli Anita Garibaldi regia di Claudio Bonivento (2012) Il generale dei briganti regia di Paolo Poeti (2012) Né con te né senza di te regia di Vincenzo Terracciano (2012) L'ultimo papa re regia di Luca Manfredi (2013) Note [ modifica | modifica wikitesto ] ^ Il termine 'risorgimento' agli inizi del XIX secolo aveva l'unico significato religioso di 'resurrezione'. Da una parte della storiografia ottocentesca (Giuseppe Mazzini, Niccolò Tommaseo) dunque, il compimento dell'unità nazionale italiana veniva visto come un fenomeno politico intriso di un aspetto sacrale (in Alberto Mario Banti , Enciclopedia Italiana , Treccani - VII Appendice, 2007 alla voce corrispondente ^ Enciclopedia Italiana Treccani alla voce corrispondente ^ Dominazione che « [...] valse a imprimere sull'Italia un tratto oggettivo di esperienza unitaria...» (In Ernesto Galli della Loggia , L'identità italiana . Il Mulino, Bologna, 1998, pag. 36) ^ Massimo L. Salvadori , Enciclopedia dei ragazzi Treccani (2005) alla voce 'Italia, storia di' ^ È questa l'opinione non solo di tanti intellettuali nazionalisti e irredentisti dell'epoca, ma anche di alcuni storici liberali, fra cui Adolfo Omodeo , che fu «uno dei più accesi sostenitori della visione della Grande guerra come continuazione e compimento delle guerre di indipendenza e del Risorgimento...» Citazione da: AA. VV. Storia d'Italia . Einaudi 1974 ed. speciale il Sole 24 Ore, Milano 2005 vol. 10 ( Alberto Asor Rosa , Dall'unità ad oggi ) pag. 1356. ^ a b Piero Craveri, Gaetano Quagliariello, La Seconda Guerra Mondiale e la sua memoria , Rubbettino Editore, 2006, p.579 e sgg ^ Walter Maturi, 'D'Azeglio', Dizionario biografico degli Italiani. (Roma, 1962), 4: pp.746-52. ^ Gilles Pécout, Il lungo Risorgimento: la nascita dell'Italia contemporanea (1770-1922) , Pearson Paravia Bruno Mondadori, 1999, p. 5 e sgg. ^ Stuart J. Woolf dedicherà il primo dei due volumi del Risorgimento italiano all'età delle riforme settecentesche e a quella napoleonica, considerandole parti integranti del lungo processo risorgimentale. Cfr. Il Risorgimento italiano. Dall'età delle riforme all'Italia napoleonica , Torino, Giulio Einaudi Editore, 1981, vol. I. ^ È di questo avviso, fra gli altri, Alberto Mario Banti , che individua nel triennio 1796-1799 «il momento in cui si posero le fondamenta dei principi ideali che animarono l'idea risorgimentale» ( Il Risorgimento italiano , Roma-Bari, Editori Laterza, 2004, p. XI. ISBN 978-88-420-8574-4 ^ È questa l'opinione non solo di tanti intellettuali nazionalisti e irredentisti dell'epoca, ma anche di alcuni storici liberali, fra cui Adolfo Omodeo , che fu «uno dei più accesi sostenitori della visione della Grande guerra come continuazione e compimento delle guerre di indipendenza e del Risorgimento...», in AA. VV., Storia d'Italia , Einaudi, 1974, ed. speciale il Sole 24 Ore, Milano, 2005, vol. 10 ( Alberto Asor Rosa , Dall'unità ad oggi ) p. 1356. ^ Alberto Mario Banti , Risorgimento , Enciclopedia Italiana - VII Appendice (2007) ^ C. 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[...] Lo chiamarono 'Padre della Patria', certamente alludendo a una patria fiorentina. Ma Cosimo lo fu di tutta l'Italia. Forse egli carezzò un sogno di unità nazionale. Ma capì ch'era irrealizzabile, e quindi si contentò dell'unico traguardo che un uomo di Stato italiano, a quei tempi, poteva proporsi: un Direttorio dei 'quattro grandi', solidali nel proposito di mantenere la Penisola al riparo da intrusioni straniere» (Montanelli & Gervaso, Storia d'Italia , vol. 12, La civiltà del Rinascimento , pp. 11-12, Fabbri editori, 1994). ^ Le garzantine, Atlante storico.. , pag. 223 e 225 ^ «Questa fu la politica dei Medici sino alla fine del Quattrocento. Ad essa l'Italia è debitrice di quei decenni di relativa pace e di meravigliosa prosperità che consentirono il miracolo del Rinascimento» (Montanelli, op. cit. , p. 12.). ^ Si trattava di «professionisti della guerra che non si facevano certo nessuno scrupolo a passare da una parte all'altra secondo le convenienze e circostanze, come farà uno dei tredici di Barletta», ma nei confronti dei quali il capitano spagnolo non perse l'occasione, offertagli dalla provocazione francese, di «far leva sull'amor proprio degli italiani» (Giuliano Procacci, La disfida di Barletta. Tra storia e romanzo , Bruno Mondadori editore, 2001 pagg. 47-48). ^ Il grande risalto che all'epoca venne dato all'episodio, secondo lo storico Giuliano Procacci ( op.cit. , p.45), era dovuto al desiderio di perpetuare un'immagine epica della classe feudale della cavalleria ormai superata come strumento di guerra ^ F. Guicciardini, Storia d'Italia , libro I, ed. Ricciardi, Milano-Napoli, 1953 ^ G. Candeloro, Storia dell'Italia moderna , vol.I, Feltrinelli, Milano, 1956 ^ «E se bene l'Italia divisa in molti domini abbia in vari tempi patito molte calamità che fose in un dominio solo non avrebbe patito [...] nondimeno in tutti questi tempi ha avuto al riscontro tante città floride [...] che io reputo che una monarchia gli sarebbe stata più infelice che felice» (in F. Guicciardini, op.cit. ) ^ N. Machiavelli, Opere scelte , Volume 1969,Parte 1, Editori riuniti, 1969 ^ Cesare Ripa, Iconologia , 1603 ^ Vedi Carducci, Del Risorgimento italiano , premessa alle Letture del Risorgimento (1895) ^ Pag. 34-35 in Salvatorelli, Pensiero e azione del risorgimento , 1963 ^ lemma CARLI, Gian Rinaldo in Enciclopedia Italiana - Treccani.it ^ Estratto dal primo numero delle Memorie accademiche della Società Le origini dell'Accademia ^ La pagina proviene da un libro della libreria di Benedetto Croce che la commenta a pag. 653-654 del suo saggio I Teatri di Napoli secoli XV - XVIII (1891): Il titolo è modificato da 'Il corsaro di Marsiglia' a 'Il corsaro' in quanto ricordava la Francia repubblicana e una delle sue città più repubblicane, Italia è un'altra parola proibita sostituita con Napoli, 'son d'Italia al servizio di Mr. Dumont' diventa 'son Barlettano al servizio del signor Dumont', 'la parola Libertà è anche diligentemente allontanata' ... 'figurarsi se lasciavano tiranno ! Corretto: crudele ' ^ Attilio Simioni, Le Origini del Risorgimento politico nell'Italia Meridionale . ristampa anastatica dell'edizione 1925-29, con indice dei Nomi e dei Luoghi, a cura di Ileana Del Bagno, Napoli, 1995 ^ Quando i tiranni Borbone uccidevano i giovani che amavano la Repubblica ^ Gilles Pécout, Il lungo Risorgimento: la nascita dell'Italia contemporanea (1770-1922) , Pearson Paravia Bruno Mondadori, 1999, pp.7 e sgg. ^ Vedi la premessa in Pierluigi Baima Bollone, Esoterismo e personaggi dell'Unità d'Italia. Da Napoleone a Vittorio Emanuele III , Priuli e Verlucca editore ^ F. M. Agnoli, Le Pasque veronesi: quando Verona insorse contro Napoleone , Rimini, Il Cerchio, 1998. ^ Vedi: Lodovico Antonio Muratori, Giuseppe Catalano, Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750, compilati da Lodovico Antonio Muratori e continuati sino all'anno 1827, Tomo trigesimonono Volumi 39-40, Leonardo Marchini tip., Firenze, 1827. ^ Vedi: Filippo Antonio Gualterio, Gli ultimi rivolgimenti italiani: Documenti - memorie storiche con documenti inediti , F. Le Monnier, 1851. ^ Vedi pag 20-23 René Chartrand, Émigré & Foreign Troops in British Service, Volume 2 , Osprey Publishing, 2000 ^ Virgilio Ilari, Piero Crociani L'armata italiana di Lord Bentik ^ Proclama di Rimini Archiviato il 1º febbraio 2009, in Internet Archive. ^ Proclama di Rimini , op. cit., ibidem ^ Discorsi “Della servitù dell'Italia” ^ F. Della Peruta, I democratici e la rivoluzione italiana , Milano, 1974. idem, Conservatori, liberali e democratici nel Risorgimento , Milano, 1989. ^ «Fu questo senza dubbio un momento molto importante nello sviluppo economico della Lombardia, il momento in cui l'agricoltura [favorita nel suo sviluppo dall'Austria] cominciò a perdere terreno di fronte all'industria e al commercio...[I ceti produttori guardavano ormai al Piemonte] ove la libertà aveva consentito una rapida e notevole espansione dell'industria e del commercio» (in F. Catalano, Stato e società nei secoli , III, ed. G. D'Anna, Messina-Firenze, 1966) ^ Pasquale Turiello, Governo e governati in Italia , Zanichelli, 1889, p.133 ^ Costanzo Rinaudo, Il risorgimento italiano , S. Lapi, 1911, p.80 ^ Marco Polo.it ^ L. Salvatorelli, Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870 , Torino, 1959 ^ Lucy Riall, Pinella Di Gregorio, Il Risorgimento. 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II, Dalla Restaurazione alla rivoluzione nazionale , 1815-1846, Milano, 1962. ^ Vedi pag 21-26 in Nicomede Bianchi , I Ducati Estensi dall'anno 1815 all'anno 1850 , Società' Editrice Italiana, Torino, 1852 ^ Primo Uccellini ed altri, Memorie di un vecchio carbonaro ravegnano , Società editrice Dante Alighieri, 1898 pag.175 ^ Colonnello dell'esercito borbonico, aderì alla Carboneria ed ebbe parte attiva nella rivoluzione del 1820-1821 e fu capo di Stato Maggiore nell' esercito costituzionale guidato da Guglielmo Pepe nella guerra contro gli Austriaci. Dopo il fallimento dei moti costituzionali Del Carretto abiurò la scelta carbonara, dichiarando di aver aderito alla setta solo per boicottarla ^ Carlo Poerio, Rassegna storica del Risorgimento , Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1943 pp.509-510 ^ cfr pag 29,Francesco Protonotari, Cospiratori In Romagna Dai 1815 Al 1859, in Nuova antologia , Terza serie, Vol XXIII, Roma, 1889 ^ Achille Gennarelli, Il Governo Pontificio e lo Stato Romano: documenti preceduti da un'esposizione storica , Tipografia F.Alborghetti, Prato, 1860 ^ L'ambientazione storica ^ Otello Ciacci , Studi manzoniani , A. 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D'Anna, Messina-Firenze 1979, p.489 e sgg. ^ pag. 438 Giuseppe Spada, Storia della rivoluzione di Roma e della restaurazione del governo pontificio dal 1º giugno 1846 al 15 luglio 1849 , Stab. G. Pellas, 1868 ^ pag.137-138 Annali d'Italia dal 1750 al 1861 compilati dall'abate Antonio Coppi- Vol 4 , Mariano Lombardi editore, Napoli, 1872 ^ Lucio Villari: 'La Repubblica' 8 dic. 1992 ^ Ove non indicato diversamente, le informazioni contenute nel paragrafo 'La primavera dei popoli e la Prima guerra d'indipendenza' hanno come fonte Antonio Desideri, Storia e storiografia , Vol.II, Casa editrice G. D'Anna, Messina-Firenze 1979, p.597 e sgg. ^ pag. 25 in Carlo Pisacane, Guerra Combattuta In Italia negli anni 1848-49 , società editrice Dante Alighieri, Roma, 1906 ^ Decreti in Collezione di Leggi e Decreti Del General Parlamento di Sicilia nel 1848 Anno 1° della Rigenerazione , Palermo, Stamperia Pagano-Via Macqueda laterale S. Orsola, n. 321-322, 1848 ^ pag. 97-101 in Carlo Pisacane, Guerra Combattuta In Italia negli anni 1848-49 , società editrice Dante Alighieri, Roma, 1906 ^ Salvatore Lupo, L'unificazione italiana. Mezzogiorno, rivoluzione, guerra civile , Donzelli, 2011, p.34 ^ Vedi Cap 1.2.1 in Roberto Martucci, Storia Costituzionale italiana , Carocci Editore, Roma, 2002 ^ Aldo Comello, La storia dell'8 febbraio 1848 , in Il mattino di Padova , 8 febbraio 2013. URL consultato il 21 giugno 2014 . ^ Storia di Milano , storiadimilano.it. URL consultato il 18 febbraio 2015 . ^ Cronologia di Venezia , alterhistory.altervista.org. URL consultato il 18 febbraio 2015 . ^ (cfr. L.Pollini, La rivolta di Milano del 6 febbraio 1853 . Ceschina, Milano 1953) ^ ( Rosario Villari , Storia contemporanea Roma-Bari, Editori Laterza, 1990. ^ Romeo, Vita di Cavour , Bari, 2004. ^ Titolo completo: Grundsätze der Realpolitik: angewendet auf die staatlichen Zustände Deutschlands ^ Citato da Paolo Mieli in Bismarck e Cavour, due volti del cesarismo Corriere della sera 26 gennaio 2011 ^ David I. Kertzer, Dizionario Biografico degli Italiani , Vol. 77 (2012), alla voce 'Mortara Edgardo' ^ Imperatrice e madre ^ La visita dell'imperatore Francesco Giuseppe nel 1857 ^ In caso di infrazione del bando perpetuo del 27 dicembre 1858 per il rientro degli esiliati sul territorio del Regno, questi sarebbero stati automaticamente imprigionati a espiare l'intera condanna all'ergastolo (in Luigi Zini, Storia d'Italia dal 1850 al 1866, volume II, parte prima - documenti , Casa editrice italiana di M. Guigoni, Milano, 1866, pp. 700-701) ^ Francesco Torraca, Notizie sulla vita egli scritti di Luigi Settembrini , A. Morano editore, Napoli, 1877, pp. 53-60 ^ Ove non indicato diversamente, le informazioni contenute nel paragrafo 'La seconda guerra d'indipendenza' hanno come fonte Antonio Desideri, Storia e storiografia , Vol.II, Casa editrice G. D'Anna, Messina-Firenze 1979, p.741 e sgg. ^ La frase pronunciata e attribuita allo stesso Vittorio Emanuele II in realtà non compariva nella prima stesura del discorso concordato con Cavour e presentato a Napoleone III perché l'approvasse. Il sovrano francese trovò la conclusione (« Confortati dall'esperienza del passato andiamo risoluti incontro alle eventualità dell'avvenire. Quest'avvenire sarà felice, riposando la nostra politica sulla giustizia, ... ») dai toni eccessivi e propose la frase con il 'grido di dolore' (« Nous ne pouvons rester insensibles aux gris de douleur qui viennent jusqu'à nous de tants points de l'Italie ». Cavour rimase sorpreso dalla modifica proposta che era, come scrisse a Costantino Nigra «cento volte più forte» del testo originario. La provocazione francese all'Austria apparve chiara ancor più quando nel ricevimento di Capodanno del 1859 Napoleone III si rivolse all'ambasciatore francese esprimendo il 'dispiacere' che « ...le nostre relazioni con il vostro governo non siano più così buone... » (in Italo de Feo , Cavour , Edizioni Mondadori, 2013, cap.XL) ^ Giuseppe Vottari, Storia d'Italia , Alpha Test, 2005, p.20 ^ A. Desideri, Storia e storiografia , Vol. II, Ed. D'Anna, Messina-Firenze, 1999, p.749 ^ Denis Mac Smith, Il Risorgimento Italiano, pag. 429, Ed La Terza, Roma, 1999. ^ Nizza e Savoia erano già state inglobate nella Francia da Napoleone con l' armistizio di Cherasco e riportate nel regno di Sardegna dal Congresso di Vienna ^ Giuseppe Cesare Abba , Da Quarto al Volturno. Noterelle di uno dei Mille , Bologna, Nicola Zanichelli, 1880. ISBN non esistente ^ Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna: Dalla rivoluzione nazionale all'Unità , Feltrinelli, 1986 ^ La dittatura di Garibaldi , regione.sicilia.it. URL consultato il 18 febbraio 2015 . ^ Ugo Del Col, Daniele Piccinini. Un garibaldino a Selvino , Editrice UNI Service, 2007 p.35 ^ Renzo Del Carria, Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950 , 2 voll., Milano, 1970 ^ Tommaso Pedio, La Basilicata nel Risorgimento politico italiano (1700-1870) , Potenza, 1962, p. 109 ^ Ci si riferisce a Carlo III , «il cui mito continuò ad essere coltivato nei 45 anni di vita del Regno delle Due Sicilie. cit. da Angelantonio Spagnoletti, op. cit. , p. 305» ^ Cit. da Benedetto Croce, Storia del Regno di Napoli , Bari, Laterza, 1980 (I edizione 1925), p. 235 ^ [in it: l'orribile tirannia intellettuale che regna su questa parte d'Italia] Cit. AA. VV., Storia d'Italia , Libro VI (la parte in questione è scritta da Franco Venturi), pag. 1381, Milano, Ed. speciale Il Sole 24 Ore, 2005 (I ed., Torino, Einaudi, 1974) ^ Lo stesso Garibaldi deluso e amareggiato per la politica del nuovo governo italiano nel 1868 , in una lettera indirizzata ad Adelaide Cairoli scriveva: « [...] Qui, o Signora, io sento battere colla stessa veemenza il mio cuore, come nel giorno, in cui sul monte del Pianto dei Romani , i vostri eroici figli faceanmi baluardo del loro corpo prezioso contro il piombo borbonico! ... E Voi, donna di alti sensi e d'intelligenza squisita, volgete per un momento il vostro pensiero alle popolazioni liberate dai vostri martiri e dai loro eroici compagni. Chiedete ai cari vostri superstiti delle benedizioni, con cui quelle infelici salutavano ed accoglievano i loro liberatori! Ebbene, esse maledicono oggi coloro, che li sottrassero dal giogo di un dispotismo, che almeno non li condannava all'inedia per rigettarli sopra un dispotismo più orrido assai, più degradante e che li spinge a morire di fame... Ho la coscienza di non aver fatto male . nonostante, non rifarei oggi la via dell'Italia Meridionale, temendo di esservi preso a sassate da popoli che mi tengono complice della spregevole genia che disgraziatamente regge l'Italia e che seminò l'odio e lo squallore la dove noi avevamo gettato le fondamenta di un avvenire italiano, sognato dai buoni di tutte le generazioni e miracolosamente iniziato.| Giuseppe Garibaldi ad Adelaide Cairoli , 1868 . Citato in Lettere ad Anita ed altre donne , raccolte da G. E. Curatolo, Formiggini, Roma 1926, pp. 113-116. on line ^ Alfredo Oriani, La lotta politica in Italia 1892 in Tommaso Detti, Giovanni Gozzini, Ottocento , Pearson Paravia Bruno Mondadadori, 2000, p.184 ^ Nello Ajello , Ecco il nuovo re italiano, ma sul nome non c'è intesa , La Repubblica , 1º marzo 2011 ^ Con il termine statuto di origine medioevale e rinascimentale vennero denominate alcune costituzioni concesse dai monarchi ai loro sudditi, principalmente a seguito dei moti del 1830-1831 e del 1848 . Nell'uso dell'epoca il termine costituzione assumeva il valore di patto tra il sovrano ed il popolo, sul modello della Costituzione spagnola del 1812 . Il termine statuto, invece, designava una carta costituzionale ottriata , ossia concessa unilateralmente (almeno sul piano formale) dal sovrano, come la Carta francese del 1814 concessa da Luigi XVIII . ^ Eventi memorabili: dopo l'Unità 1861: per l'identità degli italiani ^ Giorgio Madinelli, I sentieri dei garibaldini: escursioni sui monti tra Meduna e Cellina , Ediciclo Editore, 2003. ^ La banda delle Alpi friulane: i moti risorgimentali di Navarons ^ 'Università degli Studi di Udine. [1] . ^ Ettore Beggiato, '1866: la grande truffa', Editoria Universitaria Venezia, 1999. [2] . ^ A.Desideri, op.cit. Vol. II ^ Esclusa la Sabina (attuale provincia di Rieti), allora considerata parte dell'Umbria e quindi già inclusa nel Regno d'Italia ^ Antonella Grignola, Paolo Ceccoli, Garibaldi , Giunti Editore, 2004, p.81 ^ Giorgio Dell'Arti, Firenze cinque anni capitale , Corriere.it ^ Citato in Fulvio Conti, Il Poeta della Patria. Le celebrazioni del 1921 per il secentenario della morte di Dante , 8 marzo 2011 [3] ^ Giacomo Martina, Pio IX (1867-1878) , Gregorian Biblical BookShop, 1990 p.190 ^ In occasione della inaugurazione del palazzo di Montecitorio , sede della nuova Camera dei deputati, il 27 novembre 1871 il re Vittorio Emanuele II pronunciò il seguente discorso: «Con Roma capitale d'Italia fu sciolta la mia promessa e coronata l'impresa che 23 anni or sono veniva iniziata dal Magnanimo mio Genitore: l'Italia è libera ed una, ormai non dipende più che da voi il farla grande e felice... per la difesa e l'integrità del territorio nazionale, e per restituire ai romani l'arbitrio dei loro destini, i miei soldati, aspettati come fratelli, e festeggiati come liberatori, entrarono a Roma. Roma reclamata dall'amore e dalla venerazione degli italiani fu così resa a se stessa, all'Italia ed al mondo moderno. Noi entrammo a Roma in nome del diritto nazionale, in nome del patto che vincola tutti gli italiani ad unità di nazione. Vi rimarremo mantenendo la promessa che abbiamo fatta solennemente a noi stessi: Libertà della Chiesa, piena indipendenza della sede pontificia nell'esercito del suo ministero religioso, nelle sue relazioni colla cattolicità.» (in Luigi Torelli, L'Italia e casa Savoia , 1885, pag.227) ^ Giovanni Spadolini, Il Tevere più largo , Longanesi & c., 1970, pp. 273,274 ^ Università e nazionalismi Innsbruck 1904 e l'assalto alla Facoltà di giurisprudenza italiana a cura di Günther Pallaver e Michael Gehler, Quaderni di archivio trentino, n. 25, Fondazione Museo Storico del Trentino, 2010 ^ L'articolo verrà ripubblicato più, lo stesso Villari lo includerà nelle sue 'Lettere meridionali', vedi Claudio Giunta, Un Paese senza élite , Domenicale del Sole24ore, 16 dicembre 2016 online ^ Sarebbe quest'ultima frase all'origine dei motti 'Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli italiani', 'Fatta l'Italia bisogna fare gli italiani' e simili, genericamente attribuiti a Massimo d'Azeglio. Tuttavia, secondo gli storici Simonetta Soldani e Gabriele Turi , nell'introduzione a Fare gli italiani. Scuola e cultura nell'Italia contemporanea , il Mulino, il motto 'Fatta l'Italia bisogna fare gli Italiani' non apparterrebbe a d'Azeglio, ma sarebbe stato coniato nel 1986 da Ferdinando Martini «nel tentativo di 'tradurre' il senso politico» (Carlo Fomenti, Siamo una nazione, ma chi ha fatto l'Italia? , Corriere della sera , 17 luglio 1993) di tale frase nella prefazione a I miei ricordi . ^ (Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene , Introduzione e note di Piero Camporesi , Torino, Einaudi, 1970, p. XVI) ^ M. Pizzo, L'album dei Mille di Alessandro Pavia , Roma 2004. Museo di Roma, Il Risorgimento dei Romani. Fotografie dal 1849 al 1870 , Roma 2010. M. Pizzo, Lo stivale di Garibaldi. Il Risorgimento in fotografia , Milano 2011. Si vedano anche: L'album dei Mille . Risorgimento e fotografia ^ M. Viroli - G. Zelli, Personaggi di Forlì. Uomini e donne tra Otto e Novecento , Il Ponte Vecchio, Cesena (FO) 2013, pp. 38-39. Si veda anche: Fratelli Canè . ^ La Grande Guerra nei manifesti italiani dell'epoca ^ Piergiovanni Genovesi - Il Manuale di Storia in Italia ^ Cit. da: AA. VV. Storia d'Italia , Einaudi 1974 ed. speciale il Sole 24 Ore, Milano 2005 vol. 10 ( Alberto Asor Rosa , Dall'unità ad oggi ) p. 1356» ^ archiviodistatopiacenza ^ Antonio Desideri, Storia e storiografia , Vol. II, Casa editrice d'Anna, Messina Firenze, 1979, p.815 ^ Nicola Tranfaglia, Pier Giorgio Zunino, Guida all'Italia contemporanea, 1861-1997 , Volume 4, Garzanti, 1998, p.389 ^ Giuseppe Vottari, Storia d'Italia , Alpha Test, 2005, p.82 ^ Ch. Seaton-Watson, L'Italia dal liberalismo al fascismo, 1870-1925 , Laterza, Bari, 1973 ^ (2 agosto 1861 ) Corrispondenza D'Azeglio-Matteucci, D'Azeglio, Scritti , Firenze 1931 p.399 ^ Eric Hobsbawm , Bandits , Penguin, 1985, p.25 ^ L'ipotesi che il cosiddetto 'brigantaggio' nasconda la volontà di una guerra civile del resto traspare nella stessa relazione Massari: «infame guerra, avvolgendo nel sangue, nel lutto, nelle espilazioni, nella guerra civile le provincie già obbedienti... mentre non può negarsi che il brigantaggio alimentasi ben anco di altre fonti...» in Il brigantaggio nelle provincie napoletane: relazioni fatte a nome della Commissione d'inchiesta della Camera de' deputati da G. Massari e S. Castagnola. Con la giunta della legge proposta e dell'altra sanzionata p.211 e in Giuseppe Massari, Stefano Castagnola, Commissione d'inchiesta parlamentare sul brigantaggio , in Stamp. dell'Iride, 1863, pp.162, 184,187 ^ Benedetto Croce , Storia del Regno di Napoli , Adelphi , Milano 1992, p.473 riporta per stralci la Lettera ai censuari del Tavoliere pubblicata dallo zio materno, Francesco Saverio Sipari , riproposta integralmente da L. Arnone Sipari , Francesco Saverio Sipari e la «Lettera ai censuari del Tavoliere» , in R. Colapietra (a cura di), Benedetto Croce ed il brigantaggio meridionale: un difficile rapporto , Colacchi, L'Aquila 2005, pp. 87-102, in cui, peraltro, anticipando anche le analoghe osservazioni di Giustino Fortunato , riteneva che il brigantaggio potesse esaurirsi con la 'rottura' dell'isolamento delle regioni meridionali, che era dato dall'assenza di una rete infrastrutturale adeguata, di strade e di ferrovie, e con l'affrancamento dai canoni del Tavoliere . ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio: 1927-1932 , Laterza, 1981, p.14 ^ Cit. da: Benedetto Croce, op. cit , p. 235 ^ Teodoro Salzillo, Roma e le menzogne parlamentari , Malta, 1863, p.34. ^ « [...] La crisi economica del 1825-1826 prostrò il mondo delle campagne diede via alla ripresa della guerriglia rurale e a clamorosi episodi di brigantaggio.» (Angelantonio Spagnoletti, Storia del Regno delle Due Sicilie , Bologna, Il Mulino, 1997, p. 53). Lo stesso autore segnala, in età borbonica, un « [...] ribellismo endemico, spesso sfociato nel brigantaggio di estese zone delle Calabrie e del Principato di Citra...», (A. Spagnoletti op. cit. , p. 57). Anche nella Puglia settentrionale, in Capitanata , il brigantaggio era particolarmente attivo (soprattutto nel distretto di Bovino ) « [...] fino ad assumere connotati di massa. Ad esso si dedicavano alacremente migliaia di individui, padri e figli, che nell'assalto ai viaggiatori, alle diligenze e al procaccio trovavano la fonte primaria del proprio sostentamento». (A. Spagnoletti, op. cit. , p. 222) ^ M. D'Azeglio, Op.cit. ^ Giuseppe Massari, Stefano Castagnola, Il brigantaggio nelle province napoletane , Fratelli Ferrario, 1863, p.17, 20 ^ Anche sotto i Borbone si dovettero impiegare le forze armate per reprimere il brigantaggio. Nel 1817 il marchese di Pietracatella, nominato intendente della terra d'Otranto « [...] nella sua relazione di viaggio osservava compiaciuto che la via consolare di Puglia e i territori che essa attraversava erano ormai tranquilli, addirittura percorribili di notte, anche perché erano presidiati, oltre che dalla gendarmeria, da teste di briganti chiuse in gabbie di ferro e collocate sul ponte di Bovino quale macabro ammonimento per i fuorilegge, i pastori e i contadini che frequentavano quella località.». (A.Spagnoletti, op. cit. , p. 223). Un anno più tardi fu inviato in Puglia il generale Guglielmo Pepe per organizzare le milizie provinciali da impiegare contro i briganti. (A. Spagnoletti, op. cit. , p. 222) ^ Lorenzo Del Boca, Maledetti Savoia , 1998 pp. 156-158. ^ Cavour, lettera del marzo 1861 in Giuseppe Vottari, Storia d'Italia (1861-2001) , Alpha Test, 2004 p.31 ^ Luciano Cafagna, Cavour, l'artefice del primo miracolo italiano , Il mulino, 1999, p.29 e quarta di copertina, cit.: «Il primo miracolo italiano è stata l'Italia stessa» ^ Vedi Antonino De Francesco, La palla al piede , Feltrinelli, 2012 p. 84 ^ Francesco II ^ Dove Francesco II era asserragliato ^ Si trattava di un compenso in denaro per ogni liberale filo-unitario ucciso. In un resoconto apparso sulla Gazzetta di Milano si descriveva il rinvenimento di una lettera di richiesta di 60 ducati per tre teste tagliate di galantuomini (In De Francesco, op. cit. (2012) p. 85 ^ «Indica il susseguirsi di più tagli e colpi» ( In Dizionario italiano. La Repubblica.it ) ^ Da Lettera di Farini a Cavour, Teano, 27 ottobre 1860 in Carteggi di Camillo Cavour , Zanichelli, 1949-54, Bologna, citato da S.Lupo (2011), ^ Ottorino Gurgo, Lazzari: una storia napoletana , Guida Editori, 2005, p.364 ^ Vedi anche De Francesco, op.cit. , 2012, pp. 84-85 ^ ' L'Italie, comme la France, a son Algérie, une fois pire que la nôtre: le Beduins se contentaient te tuer, les brigands torturent '' riportato a pag 189 in Giovanni Ferrarese, Il fenomeno del brigantaggio post-unitario nella stampa del secondo impero , Atti del convegno di Studi, Salerno 12 dicembre 2013, Fondazione Spadolini Nuova Antologia, Edizioni Polistampa ^ G. Lazzaro , p 180 ^ Christopher Duggan (2011) La forza del destino - Storia d'Italia dal 1796 ad oggi , pag. 257. Laterza editore, Roma-Bari. ISBN 978-88-420-9530-9 ^ vedi pag 247 B. Croce, Storia del Regno di Napoli , Bari, 1972 ^ Giordano Bruno Guerri, Il sangue del sud , Mondadori, 2010 p.15 ^ Beverly Allen, Mary Russo, Revisioning Italy National Identity and Global Culture , University of Minnesota Press, Minneapolis, 1997, p. 193 ^ Salvatore De Renzi, Osservazioni sulla topografia-medica del Regno di Napoli , Vol 2, Tipografia de' flli. Criscuolo. Napoli, 1829 p. 43 ^ Autore che estende il giudizio negativo del Meridione a tempi più recenti nell'opera Un paradiso abitato da diavoli: identità nazionale e immagini nel Mezzogiorno , ed. L'Ancora del Mediterraneo , 2004 ^ Nelson Moe, Altro che Italia!. Il Sud dei piemontesi (1860-61) , Meridiana, n. 15, 1992 p.73 ^ A. Mozzillo, Viaggiatori stranieri nel Sud , Milano, 1964 pp. 10-11 (In N. Moe, op.cit. (1992) p. 73 ^ Paolo Macry , Tra Sud e Nord, i conti da rifare , 'il Mulino' n. 1/13, Società editrice il Mulino, Bologna, 2013 ^ Ernesto Rossi , Nove anni sono molti: lettere dal carcere 1930-39 , Bollati Boringhieri, 2001 p.608 ^ Alessandra Grillo, L'Africa comincia qui Balzac in Sardegna , Astrolabe N°: 34, Novembre/Décembre, 2010, Centre de Recherche sur la Littérature des Voyages, Clermont Fd cedex ^ Cavour, lettera del 15 gennaio 1961 al marchese di Montezemolo, luogotenente in Sicilia in Massimo L. Salvadori, Il mito del buongoverno: La questione meridionale de Cavour a Gramsci , G. Einaudi, 1963 p.27 ^ In Marco Minghetti ai suoi elettori , Monti, Bologna, 1863 ^ Il progetto di legge di Minghetti fu il primo ad essere stato redatto in italiano e non in francese. (Arrigo Petacco, O Roma o morte , A. Mondadori, 2010, p.7) ^ A.Petacco, Op.cit. p.8 ^ G. Candeloro, Storia dell'Italia moderna in Diritto e società , Sansoni, 1993, p.82 ^ La prima pubblicazione di queste tesi avvenne nel 1949 con la stampa del volume Antonio Gramsci Il Risorgimento , Einaudi Editore (Torino), nell'ambito della prima pubblicazione, raccolti in ordine tematico, degli scritti gramsciani ^ G. Cantarano p.38 ^ Desideri Antonio-Themelley Mario, Storia e storiografia , 'Il decennio di preparazione e il compimento dell'Unità d'Italia' - Editrice d'Anna, 1999 ^ Franco della Peruta Democrazia e socialismo nel Risorgimento , Editori Riuniti, Roma, 1973 ^ Carlo Cattaneo, Dell'insurrezione di Milano nel 1848 e della successiva guerra: memorie ,Tip. della Svizzera Italiana, 1849 p.146 ^ Giuseppe Ferrari, 'L'Italia dopo il colpo di Stato del 2 dicembre 1851, Capolago tipografia elvetica, 1852 p.16 ^ A. Gramsci, 'Il Risorgimento', Torino 1966. ^ E. Sereni, 'Il capitalismo nelle campagne (1860-1900)', Torino 1955. ^ ' La conquista del contado da parte di ciascun comune fu un fenomeno generale che portò ad una subordinazione permanente delle campagne alle città e ad una diseguaglianza giuridica tra cittadini ed abitanti del contado...la subordinazione della campagna alla città non ebbe soltanto un carattere politico ed amministrativo, non fu cioè soltanto subordinazione del contado verso la città nel suo complesso e verso il governo cittadino, ma assunse anche il carattere di una dipendenza di tipo feudale o semifeudale dei contadini verso la classe dominante cittadina [...] La politica annonaria dei comuni, continuata anche dalle signorie e dai principati, fu dominata dalla preoccupazione di assicurare a prezzo relativamente basso e costante i rifornimenti alimentari agli artigiani e ai salariati delle città, le cui agitazioni erano assai temute dalla classe mercantile dominante. ' (in G.Candeloro, 'Storia dell'Italia moderna, vol. I, Milano, 1959.) ^ G.Arnaldi, 'L'Italia e i suoi invasori', Bari, 2003 pag.179 ^ G. Di Fiore, 'I vinti del Risorgimento', Torino, 2004 pag.264 ^ Da osservare che la percentuale di questi volontari fosse maggiore fra I Mille dove, diversamente all'esercito sabaudo, non venne operata alcuna selezione all'arruolamento. Nella prima metà del 1859 furono arruolati 9692 giovani nell'esercito sabaudo, di questi il 44% dal regno Lombardo Veneto, il 27% dai ducati di Parma e Modena, il 16% dalla Toscana, poco meno del 12% dallo stato Pontificio, poco più del 1% da stati esteri e circa il 0.5% dal Regno delle due Sicilie (In Cipolla, Bertaiola, La battaglia di Solferino e San Martino, vissuta dagli italiani , Franco Angeli, Milano, 2009) ^ M.Isnenghi, op.cit. ^ (Ch. Seton-Watson, 'L'Italia dal liberalismo al fascismo, 1870-1925', Bari, 1973) ^ Cristina di Belgioioso 'La rivoluzione lombarda del 1848' a cura di A. Bandini Buti, Milano 1950. ^ F. Catalano, Stato e società nei secoli, Messina-Firenze, 1974. ^ «Il Lombardo-Veneto ebbe infatti dall'Austria una legislazione civile nel complesso non inferiore a quella napoleonica e un sistema amministrativo che funzionava con regolarità e che lasciava ai comuni un'autonomia maggiore che in altri Stati italiani» Il governo austriaco «tra il '15 e il '48 diede al Lombardo Veneto un'ottima rete stradale... e lo mise alla testa degli Stati italiani per l'organizzazione scolastica» (G.Candeloro, Storia dell'Italia moderna , II, 1815-1846, Feltrinelli editore, Milano 1958) ^ «Il sentimento di nazionalità, se si prescinde da qualche anticipazione giacobina, nasce e si sviluppa solo nell'Ottocento...allorché le classi economicamente più dinamiche premono per la formazione di grandi mercati unitari» (F.Catalano, Stato e società nei secoli , III, G.d'Anna, Messina-Firenze 1966). L'incremento della produzione agricola e manifatturiera portò alla «necessità di superare in qualche modo il frazionamento territoriale, di costituire mercati più vasti se non un mercato unitario nazionale liberandosi dal dominio straniero che spezzava tra l'altro l'unità economica della valle padana. (Desideri, op.cit.)» ^ «Perché il Partito d'Azione non pose in tutta la sua estensione la questione agraria?...La minaccia fatta dall'Austria di risolvere la questione agraria a favore dei contadini, minaccia che ebbe attuazione in Galizia ,...non solo gettò lo scompiglio tra gli interessati in Italia ma paralizzò lo stesso Partito d'Azione che in questo terreno pensava come i moderati e riteneva 'nazionali' l'aristocrazia e i proprietari e non i milioni di contadini.» (A. Gramsci, Il Risorgimento , Einaudi, Torino 1966) ^ La diplomazia del regno di Sardegna durante la prima guerra d'indipendenza , Volume 3, Sardinia (Kingdom). Ministero degli affari esteri, Museo nazionale del Risorgimento, 1952 pag. XXXII ^ Vincenzo Gioberti, Del primato morale e civile degli Italiani , ed. Meline Cans, Bruxelles, 1843 p.80 ^ Iride Traversi, L'immagine femminile di Dio , Armando Editore, 2005 p.34 ^ Significativo degli ormai esauriti entusiasmi patriottici gli episodi narrati da un ufficiale piemontese e da Francesco Faà di Bruno avvenuti dopo la sconfitta di Custoza quando Gioberti e Angelo Brofferio , al tempo entrambi membri dell'opposizione parlamentare, si spinsero al fronte, dove incontrarono le truppe in ritirata (vedi pag. 132 in Pietro Palazzini, Francesco Faà di Bruno scienziato e prete: Dai campi di battaglia all'apostolato sociale , Città nuova, 1980 p.132), l'ufficiale nelle sue memorie scrive: ' Ripassato il Ticino e giunto a Vigevano l'esercito, era talmente adirato contro i Milanesi per gli ultimi fatti accaduti in quella città, come anche per le tante privazioni sofferte, che ufficiali e soldati vinti dall'indignazione e dal fastidio dicevano altamente di non voler più combattere per quella causa . ... Gioberti in un caffè ov'erano soldati ed essendosi volto con parole calde di guerra ad un caporale di Pinerolo, n'ebbe tal risposta da potersi agevolmente persuadere della reale disposizione degli spiriti .' Ne miglior fortuna ebbe Brofferio e tre suoi compagni, arrivati come oratori del circolo politico di Torino, che incontrarono ' una folla di ufficiali che rimproverando loro sdegnosamente la mala condotta dei giornalisti piemontesi, pinsero sì al vivo la giusta ira dell'esercito, che quegli oratori credettero miglior partito rifar la loro strada ' (Vedi pag 145-145 in Anonimo, Memorie ed osservazioni sulla guerra dell'indipendenza d'Italia nel 1848 raccolte da un ufficiale piemontese , Giovanni Fantini E C Editori, Torino, 1850 online ) ^ Raffaele Giovagnoli, Il romanticismo nella storia del Risorgimento italiano , ed. Roux & Viarengo, 1904 p.24 e sgg. ^ Armando Balduino, Storia letteraria d'Italia , Vol. 2, Ed. Vallardi, 1991, pag.1350 e sgg. ^ M.Isnenghi , 'L'unità italiana' in AA.VV., 'Tesi, antitesi, romanticismo-futurismo', Messina-Firenze, 1974. ^ M. Isnenghi, 'L'unità italiana' in AA.VV., 'Tesi, antitesi, romanticismo-futurismo', Messina-Firenze, 1974. ^ La parola cafone un tempo nell'Italia meridionale non aveva alcun senso dispregiativo, e indicava una condizione di subordinazione sociale e culturale certamente difficile, ma non vergognosa. La parola assunse un valore offensivo nel Nord Italia quando, dopo l'unificazione nazionale cominciano le incomprensioni fra le varie parti del paese. ^ Giustino Fortunato, Emilio Gentile, Carteggio 1865-1911 , Laterza, 1978, p. 64-65 ^ Cit. da Benedetto Croce, Storia del Regno di Napoli , Bari, Laterza, 1980 (prima edizione 1925), p. 236 ^ A.Gramsci, 'Il Risorgimento', Torino 1966 ^ R. Del Carria, Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950 , 2 voll., Milano, 1970. ^ Questa Tassa sul macinato non va confusa con quella successivamente promulgata per risanare le finanze pubbliche nel Regno d'Italia nel 1868 ed estesa anche alle regioni settentrionali che non la conoscevano. Ne conseguirono una serie di sommosse nell'area padana raccontate nel romanzo storico Il mulino del Po di Riccardo Bacchelli . ^ Antonella Grignola, Paolo Ceccoli, Garibaldi , Giunti Editore Firenze, 2004, p. 51. ^ A. Gramsci, 'Il Risorgimento', Torino 1966 ^ Non appena Bixio arrivò a Bronte emanò un decreto in cui affermava: 'Bronte colpevole di lesa umanità è dichiarato in istato d'assedio: consegna delle armi o morte: disciolti Municipio, Guardia Nazionale, tutto: imposta una tassa di guerra per ogni ora sin che l'ordine sia ristabilito'. Cinque ribelli che erano innocenti, (i veri colpevoli degli eccidi commessi erano fuggiti prima dell'arrivo di Bixio), dopo un processo sommario furono fucilati e i loro cadaveri lasciati insepolti. ' Dopo Bronte, Randazzo, Castiglione, Regalbuto, Centorbi, ed altri villaggi lo videro, sentirono la stretta della sua mano possente, gli gridarono dietro: Belva. Ma niuno osò più muoversi... se no ecco quello che ha scritto: 'Con noi poche parole o voi restate tranquilli, o noi, in nome della giustizia e della patria nostra vi struggiamo come nemici dell'umanità'' (G.C.Abba, Da Quarto al Volturno , a cura di G. D'Ambrosio Angelillo, ed. Acquaviva, 2007, p.219 ^ Nell'Italia meridionale continentale la delusione delle masse contadine nei confronti di Garibaldi 'traditore' è osservabile nei racconti e nei canti di protesta ricollegati alla loro tradizione sanfedista , come il seguente: 'Garebbalde tradetore': Ca amm'a fa de Garebbalde / ca iè mbame e tradetòre? / Nu velìme u rè Berbòne / ca respètte la religgione / Sènghe na vosce abbasce / Frangische se ne va / Règne de Nàbbule statte secure / ca dope n'anne av'a ternà. (Che ne facciamo di Garibaldi / Che è infame e traditore / Noi vogliamo il re Borbone / che rispetta la religione / Sento una voce in basso / Francesco se ne va / Regno di Napoli stai sicuro / che dopo un anno deve tornare) (Giuseppe Vettori, Canti sociali italiani di Roberto Leydi . Il folk italiano: canti e ballate popolari , Newton Compton, 1976 p.468) ^ 22 maggio. Ancora a Parco. in Giuseppe Cesare Abba, Da Quarto al Volturno. Notarelle di uno dei Mille , Bologna 1952. ^ Carlo Alianello, La conquista del Sud , Rusconi, 1972, p.113 ^ Emilio Gentile, Italiani Senza Padri. Intervista sul Risorgimento (a cura di Simonetta Fiori), Roma-Bari, Laterza, 2011, p. 120, ISBN 978-88-420-9499-9 ^ Piero Gobetti , La Rivoluzione Liberale , Torino, Einaudi, 1995, p. 110, ISBN 88-06-13642-9 ^ Rosario Villari, Il Sud nella Storia d'Italia. Antologia della Questione meridionale , Roma-Bari, Laterza, 1981, p. 398-402 ^ Emilio Gentile, op. cit. , p. 107 ^ Piero Gobetti, op. cit. , p. 22 ^ Piero Gobetti , op. cit ., p. 25 ^ Ci fu consonanza fra Salvemini e Gramsci, nel ritenere il Mezzogiorno mercato semicoloniale. Cfr. quanto scrive a tale proposito Corrado Vivanti in: Antonio Gramsci, Quaderno 19. Risorgimento Italiano (con introduzione e note di Corrado Vivanti), Torino, Einaudi, 1977, p. 174 ^ Carlo Alianello con La conquista del sud e Nicola Zitara con L'Unità d'Italia, nascita di una colonia . ^ Gilles Pécout, infatti, distingue gli stati preunitari in tre tipologie: stati indipendenti (Due Sicilie, Regno sardo-piemontese, Stato Pontificio, San Marino), possedimenti austriaci (Lombardo-Veneto) e stati solo apparentemente autonomi, ma indirettamente controllati dall'Austria (Toscana e ducati emiliani). Gilles Pécout, Il lungo Risorgimento , Mondadori, 1999, p.73. ^ Gigi Di Fiore , Controstoria dell'unità d'Italia , BUR, 2007, p. 70 ^ Giacinto de' Sivo , Storia delle Due Sicilie 1847-1861 , Edizioni Trabant, 2009, p. 331. ^ Filippo Curletti, La verità sugli uomini e sulle cose del Regno d'Italia , a cura di Elena Bianchini Braglia, Tabula Fati, Chieti, 2005, p.35 ^ Angela Pellicciari , La farsa dei plebisciti , su Libertà e persona . 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Citato in Gigi Di Fiore, Controstoria dell'Unità d'Italia , p.135. ^ Massimo Viglione , Francesco Mario Agnoli , La rivoluzione italiana: storia critica del Risorgimento , Il minotauro, 2001, p.164 ^ «Si è introdotto il nuovo diritto, sul quale le dichiarazioni del ministero non hanno lasciato alcun dubbio. il diritto, dico, di fucilare un uomo preso con le armi in mano. Questa si chiama guerra di barbari, guerra senza quartiere. Ed all'interno, come si chiama? Dateci voi un nome, io non so darlo. E se il vostro senso morale non vi dice che camminate nel sangue, io non so come spiegarmi» (Giuseppe Ferrari). Citato in Gigi Di Fiore, Controstoria dell'Unità d'Italia , p.226. ^ «I Proclami di Cialdini e degli altri Capi sono degni di Tamerlano, di Gengiskhan, o piuttosto di Attila.» (Giovanni Nicotera). Citato in Teodoro Salzillo, Roma e le menzogne parlamentari , Malta, 1863, p.34. ^ «Si è inaugurato nel Mezzogiorno d'italia un sistema di sangue. E il Governo, cominciando da Ricasoli e venendo sino al ministero Rattazzi, ha sempre lasciato esercitare questo sistema» (Nino Bixio). Citato in Giovanni De Matteo, Brigantaggio e Risorgimento , Guida Editore, 2000, p. 263. ^ Tra i politici europei che espressero critiche nei confronti dei provvedimenti contro il brigantaggio vi furono lo scozzese McGuire, il francese Gemeau e lo spagnolo Nocedal. Citato in Gigi Di Fiore, Controstoria dell'Unità d'Italia , p.244-245. ^ Alfredo Capone, La crisi di fine secolo e l'età giolittiana, Volume 2 , UTET, 1981, p.53 ^ Gian Antonio Stella , Espatri dalle regioni italiane 1876 - 1900 , in www.speakers-corner.it . URL consultato il 7 ottobre 2010 . ^ Massimo Viglione, Francesco Mario Agnoli, La rivoluzione italiana: storia critica del Risorgimento , Roma, 2001, p. 98 ^ 'La riunificazione del debito pubblico (quello più consistente del Piemonte assorbiva quello inferiore delle Due Sicilie) portò all'estensione delle tasse sarde nelle nuove provincie. Fu un trauma per il sud, abituato a sole cinque imposte applicate nel Regno Borbonico. C'erano anche le imposte sulle successioni e le donazioni, sull'assistenza sanitaria, le pensioni, i mutui, sconosciute al sud.' Gigi Di Fiore, Controstoria dell'Unità d'Italia , p.185 ^ 'Cominciò lo stillicidio dei licenziamenti di impiegati ed operai alla Stamperia Nazionale, alla Zecca, al Lotto, all'Arsenale, ai cantieri navali di Castellammare.' Gigi Di Fiore, Controstoria dell'Unità d'Italia , p.186 ^ 'Nel 1864 , Bixio presentò alla Camera il progetto di chiusura del cantiere di Castellammare e dell' Arsenale di Napoli , cui fecero seguito licenziamenti e accesi scontri d'opinione. In quegli anni, la stessa sorte toccò alle Officine Ferroviarie di Pietrarsa , che furono declassate a «Officina Grandi Riparazioni», ed alla Fonderia e Fabbrica d'armi di Mongiana , che fu ceduta all'ex garibaldino Achille Fazzari, e poi chiusa definitivamente nel 1872 '. Nicola Zitara , L'unità truffaldina , p.62. ^ «I giornali quotidiani e periodici sono numerosissimi in tutto l'arco delle vicende risorgimentali... Il giornalismo politico è una delle nuove e primarie articolazioni storiche del ruolo politico dell'intellettuale: dove per intellettuale intendiamo...anche il notaio, il prete, l'avvocato, il professore...Anche qui le classi subalterne abbisognano d'una ulteriore mediazione - qualche intellettuale locale, prete, maestro...: tutti 'borghesi' - se vuole accedere al contenuto del messaggio» (M.Isnenghi, op.cit.) ^ M. Isnenghi, op.cit. ^ Cesare Giardini, (a cura di) Il Risorgimento italiano 1796-1861. Dalle opere di V.Cuoco. P.Colletta. Stendhal. C.Balbo. G.Mazzini. G.Garibaldi. C.Tivaroni. H.Bolton King. G.Carducci. E.Di Treitschke. B.Croce. P.Silva. A.Omodeo. L.Salvatorelli. F.Quintavalle. A.Panzini. M.Paléologue. Verona, 1958, Mondadori ^ Desideri Antonio-Mario Themelly, Storia e storiografia , Vol.2 - Editrice d'Anna, Roma-Firenze 1999 p.813 ^ «Il processo di unificazione politica della penisola come il frutto di una possente e unanimistica spinta di popolo è un mito postumo...un tentativo dei ceti colti di operare finalmente una sutura con i ceti subalterni, imponendo loro la propria egemonia politica»(da Mario Isnenghi, L'unità italiana, in AA.VV., Tesi, antitesi. romanticismo-futurismo , G. D'Anna, Messina-Firenze, 1974 pag.810) ^ La lotta politica in Italia. Origini della lotta attuale (476-1887) , Firenze, Libreria della Voce, 1913 ^ Adolfo Omodeo, Storia del risorgimento italiano. Nona edizione riveduta con profilo di Benedetto Croce , Napoli, ESI, 1965 ^ Gioacchino Volpe, Italia moderna (1815 – 1915) , I, Sansoni, Firenze 1943 ^ Giorgio Spini, Risorgimento e protestanti , Il Saggiatore, Milano, 1989 - Claudiana, Torino 2008 ^ Giovanni Lasi Garibaldi e l'epopea garibaldina nel cinema muto italiano. Dalle origini alla I guerra mondiale ^ '1828, La Rivolta' ^ ll Film 1848, Barricate a Napoli sarà presentato a Capaccio il 4 Novembre Bibliografia [ modifica | modifica wikitesto ] Giuseppe Cesare Abba , Da Quarto al Volturno. Noterelle di uno dei Mille , Bologna, Zanichelli, 1880. 1891. Harold Acton , Gli ultimi Borboni di Napoli (1825-1861) , Milano, A. Martello, 1962. Pino Aprile , Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero «meridionali» , Edizioni Piemme , 2010. ISBN 978-88-566-1273-8 . Girolamo Arnaldi , L'Italia e i suoi invasori , Roma-Bari, Laterza, 2002. ISBN 88-420-6753-9 . 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Sito Rai per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia , su italia150.rai.it . Centro Studi Civitanovesi: 150º anniversario dell'Unità d'Italia. , su centrostudicivitanovesi.it . Mappe dell'Italia Risorgimentale , su miol.it . Unità d'Italia e Unificazione Linguistica , su sapere.it . Unità d'Italia: Camillo Benso Conte di Cavour e la sua strategia diplomatica , su sapere.it . Unità d'Italia: Giuseppe Garibaldi, l'eroe dei due mondi , su sapere.it . Dipartimento della Gioventù : Sito dedicato ai personaggi del Risorgimento. Mappa concettuale dell'unificazione italiana , su ariannascuola.eu . Il Risorgimento a Napoli e a Milano, sul portale RAI Scuola , su raiscuola.rai.it . Maurizio Viroli , «La dimensione religiosa del Risorgimento» , Cristiani d'Italia (2011), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani Risorgimento , in Thesaurus del Nuovo soggettario , BNCF . 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O idioma italiano de hoje é uma evolução do dialeto falado em Florença, capital da região da Toscana, nos anos de 1200. Nessa cidade e também nessa época nasceu o maior expoente da literatura italiana e mundial: Dante Alighieri, autor do livro ‘A divina Comédia’. O idioma italiano sofreu, com o passar dos séculos, inúmeras influências de outras línguas, como através do empréstimo de palavras: germânicas, anglo-saxônicas, árabes, gregas, espanholas e, é claro, com a permanência de vocábulos latinos. Então, convido você a descobrir e entender os costumes de uma das civilizações mais antigas do mundo nessa incrível jornada do aprendizado da língua italiana. Isabela Reis de Paula Colaboradora Brasil Escola Graduada em Letras com Habilitação em Português e Italiano Pela Universidade Federal do Rio de Janeiro - UFRJ Listagem de Artigos artigos Italiano A chiedere l’età, lo stato civile, la professione, l’indirizzo e il numero di telefono Como perguntar sobre a profissão, idade, endereço, estado civil e o numero de telefone na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA Accento tonico e Accento grafico Conceitos e exemplos de acento tônico e gráfico em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Alcuni dettagli sul discorso indiretto O discurso indireto, em italiano (discorso indiretto), possui regras específicas. COMPARTILHE VER MATÉRIA Alfabeto italiano pronuncia e esempi Alfabeto italiano, pronúncia das palavras e sons na lingua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA Alfabeto italiano pronuncia e esempi (Accenti e Vocali) Pronúncia das palavras em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Alterati accrescitivi Conheça algumas particularidades dos sufixos aumentativos. COMPARTILHE VER MATÉRIA Alterati diminutivi Um tipo particular de sufixação, em que o significado da palavra de base não muda na sua substância. COMPARTILHE VER MATÉRIA Altra maniera di formare il passivo Refere-se a um verbo transitivo quando indica uma ação que o sujeito gramatical não faz, mas sofre. COMPARTILHE VER MATÉRIA Altre maniere di formare superlativi e comparativi existem outras maneiras de formar superlativos. COMPARTILHE VER MATÉRIA Altri usi dei tempi: Presente e Passato al modo Congiuntivo Como usar o modo subjuntivo com os tempos Presente e Pretérito Perfeito Composto. COMPARTILHE VER MATÉRIA Altri usi dei tempi: Trapassato e Imperfetto semplice al modo Congiuntivo Outros usos dos tempos: Mais-que-perfeito Composto e Imperfeito simples no modo Subjuntivo. COMPARTILHE VER MATÉRIA Altri verbi irregolari all’indicativo Exemplos de verbos irregulares no indicativo na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA Andare al negozio Veja algumas frases que você pode fazer ou ouvir ao entrar em uma loja. COMPARTILHE VER MATÉRIA Andare in macchina! Conheça as leis de trânsito, os seus sinais e saiba como se chamam algumas partes de um carro. COMPARTILHE VER MATÉRIA Articoli indeterminativi O artigo indeterminado serve para se referir a algo que não se conhece. COMPARTILHE VER MATÉRIA Avverbi - Avverbi di tempo Em geral, ocupa um lugar próximo à palavra a qual se refere. COMPARTILHE VER MATÉRIA Avverbi di luogo Particularidades sobre advérbios de lugar na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA Capendo i Pronomi Combinati Os pronomes combinados: seu uso e suas funções. COMPARTILHE VER MATÉRIA Capendo i valori dei verbi predicativi e dei verbi copulativi Confira a definição, características e algumas regras que se aplicam ao uso do verbo intransitivo e do verbo de ligação em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Capendo il discorso indiretto O discurso indireto (discorso indiretto) segue regras específicas em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Capendo il linguaggio settoriale e il gergo Conheça aqui o significado e diversos exemplos de linguagem setorial e gírias em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Capendo il testo informativo Conheça a estrutura e as principais características do texto informativo na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA Capendo il verbo Confira a definição, propriedades e algumas regras que se aplicam ao uso do verbo em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Capodanno! Como se comemora o Ano novo em todo o mundo. COMPARTILHE VER MATÉRIA Che ore sono? Che ora è? Aprenda como perguntar e responder as horas assim como a dizer o números em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Che tempo fa? Com’è il tempo? Existem muitas palavras que podem lhe ajudar a falar sobre o tempo. COMPARTILHE VER MATÉRIA Chiedendo la nazionalità É importante saber perguntar a nacionalidade das pessoas. COMPARTILHE VER MATÉRIA Come descrivere l’aspetto fisico? Como falar sobre o aspecto físico. COMPARTILHE VER MATÉRIA Come offrire e chiedere cose e come rispondere quando diamo qualcosa a qualcuno Como oferece e pedir coisas e como responder quando damos algo a alguém. COMPARTILHE VER MATÉRIA Come parlare su libri e film? Como exprimir nosso juízo sobre livros e filmes. COMPARTILHE VER MATÉRIA Come presentarsi e presentare qualcuno? Apresentar alguém à outra pessoa em italiano é a mesma coisa em português? COMPARTILHE VER MATÉRIA Come usare le espressioni Ci metto e Ci vuole Significado e como usar as expressões Ci metto e Ci vuole. COMPARTILHE VER MATÉRIA Comparativi irregolari O grau comparativo estabelece um confronto entre dois termos com relação a uma mesma qualidade. COMPARTILHE VER MATÉRIA Comparativi: maggioranza e minoranza Como usar o comparativo de superioridade e de inferioridades na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA Comparativo: uguaglianza Como usar o comparativo de igualdade na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complementi indiretti: concessivo, limitazione e di paragone Confira definições, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos indiretos de concessão, de limitação e de comparação em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complementi indiretti: di abbondanza, di allontanamento e di argomento Confira a definição, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos indiretos de abundância, de afastamento e de argumento em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complementi indiretti: di colpa e pena, di denominazione e di età Confira definições, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos indiretos de culpa e pena, de denominação e de idade em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complementi indiretti: di fine, di materia e di qualità Confira definições, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos indiretos de fim, de matéria e de qualidade em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complementi indiretti: di prezzo, di vantaggio e svantaggio Confira definições, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos indiretos de preço, de favorecimento e de desfavorecimento em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complementi indiretti: di sostituizione e di stima Confira definições, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos indiretos de substituição e de estima em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complementi indiretti: di vocazione, d’agente e di causa efficiente Confira definições, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos indiretos de vocativo e de agente da passiva em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complementi indiretti: distanza, distributivo e esclusione Confira a definição, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos indiretos de distância, distributivo e de exclusão em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complementi indiretti: moto da luogo e moto per luogo Confira a definição, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso de dois complementos indiretos de lugar em italiano: movimento de saída (deslocamento) de um lugar e movimento de passagem ou meio. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complementi indiretti: partitivo, di quantità e di rapporto Confira definições, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos indiretos partitivo, de quantidade e de relacionamento em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complemento indiretto: di causa, di compagnia e di unione Confira a definição, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos indiretos de causa, de companhia e de união em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complemento indiretto: di luogo Confira a definição, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso do complemento indireto de lugar em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complemento indiretto: di mezzo e di modo Confira a definição, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos indiretos de meio e de modo, em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Complemento indiretto: di tempo Confira a definição, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso do complemento indireto de tempo em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Congiuntivo presente Modo subjuntivo, modo infinitivo que exprime uma ação ou um estado não como realidade mas como possibilidade. COMPARTILHE VER MATÉRIA Congiuntivo: Imperfetto semplice O congiuntivo é usado, sobretudo, nas orações subordinadas. COMPARTILHE VER MATÉRIA Congiuntivo: Passato Modo verbal que em proposições subordinadas indicam, além da possibilidade, o temor, o desejo que uma dada situação aconteça. COMPARTILHE VER MATÉRIA Congiuntivo: Trapassato Como formar o tempo Trapassato? COMPARTILHE VER MATÉRIA Contrasto tra i discorsi: direto e indireto Em italiano, os discursos direto e indireto (discorsi diretto e indiretto) seguem regras parecidas com as do português. COMPARTILHE VER MATÉRIA Cosa sono nomi difettivi? Os nomes defectivos são aqueles que não possuem todos os casos de declinação ou não apresentam o plural ou o singular. COMPARTILHE VER MATÉRIA Curiosità di Natale: La Befana Uma velha feia, mal vestida e que leva presentinhos às crianças na noite de 6 de janeiro. COMPARTILHE VER MATÉRIA Dov’è? A maneira certa de encontrar o que você procura. COMPARTILHE VER MATÉRIA Elementi coesivi di un testo Os elementos coesivos contribuem para tornar explícita a estrutura do texto, evidenciando o vínculo entre as partes. COMPARTILHE VER MATÉRIA Elementi di um testo A situacionalidade e a intertextualidade são alguns dos elementos que compõem um bom texto em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Essere e Avere usati come ausiliari Os verbos essere e avere são também usados como auxiliares para a formação dos tempos compostos. COMPARTILHE VER MATÉRIA Essere e Avere usati come ausiliari - Particolarità di uso dei verbi ausiliari essere ed avere Particularidade de uso dos verbos auxiliares essere e avere. COMPARTILHE VER MATÉRIA Futuro composto (anteriore) Tempo que indica uma ação acontecida antes de uma outra no futuro. COMPARTILHE VER MATÉRIA Futuro semplice - Verbi irregolari Como saber se um verbo é irregular no futuro simples? COMPARTILHE VER MATÉRIA Futuro semplice - Verbi regolari Como formar o futuro simples? COMPARTILHE VER MATÉRIA Gerundio Modo infinitivo do verbo que assume a forma invariável e em frases secundárias. COMPARTILHE VER MATÉRIA Gerundio passato (composto) Modo infinitivo do verbo que assume a forma invariável. COMPARTILHE VER MATÉRIA Gli aggettivi indefiniti Adjetivos que acompanham o nome, exprimindo uma ideia genérica de qualidade ou de quantidade. COMPARTILHE VER MATÉRIA Guidando in una città o paese sconosciuto Conheça alguns sinais de trânsito de outros países. COMPARTILHE VER MATÉRIA I cambi dei modi e tempi verbali dal discorso diretto all’indiretto O discurso direto sofre mudanças de tempo e modo quando é convertido para o discurso indireto na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA I complementi frasali Confira a definição e algumas regras que se aplicam ao uso do complemento frasal em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA I complementi indiretti: di specificazione e di termine Confira a definição, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos indiretos de especificação e objeto indireto em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA I nomi: numero e genere Na língual italiana todos os nomes têm um gênero e um número. COMPARTILHE VER MATÉRIA I nomi: numero e genere - Nomi irregolari Regra geral sobre os gêneros: masculino e feminino. COMPARTILHE VER MATÉRIA I nomi: numero e genere - Regras especiais Regras para ajudar a memorizar o gênero dos nomes. COMPARTILHE VER MATÉRIA I numerali Como escrever os numerais na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA I principi essenziali di un buon testo Aceitabilidade e informatividade são alguns dos princípios essenciais de um bom texto em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA I Pronomi possessivi - Regole generali Elemento linguístico que exprime a ideia de possessão, que indica a quem pertence algo. COMPARTILHE VER MATÉRIA I prononi relativi che sostituiscono complementi indiretti e diretti Existem alguns pronomes relativos que substituem os complementos indiretos. COMPARTILHE VER MATÉRIA I verbi riflessi al tempo passato prossimo Os tempos compostos do verbos reflexivox se formam com o auxiliar 'ESSERE'. COMPARTILHE VER MATÉRIA Il Calcio e la Formula1 Você poderá conhecer aqui um pouco do universo destes dois esportes. COMPARTILHE VER MATÉRIA Il condizionale passato Corresponde ao tempo futuro do pretérito composto na língua portuguesa. COMPARTILHE VER MATÉRIA Il Condizionale Presente per esprimere cortesia Usado para dizer de maneira gentil ou de modo cortês aquilo que se quer ou não. COMPARTILHE VER MATÉRIA Il contrasto tra il Modo Indicativo e Congiuntivo e la corrispondenza tra loro tempi Neste texto você verá que existe um contraste entre os modos: Indicativo e Congiuntivo. COMPARTILHE VER MATÉRIA Il grado superlativo Com forma de adjetivo ou de advérbio que exprime o grau mais alto de uma qualidade. COMPARTILHE VER MATÉRIA Il natale a Napoli Como é o natal em Nápoles. COMPARTILHE VER MATÉRIA Il nome di parti del corpo Como se fala as partes do corpo na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA Il presente indicativo: verbi irregolari São aqueles que seguem, em sua flexão, a mesma representação da conjução a qual pertence. COMPARTILHE VER MATÉRIA Il testo regolativo Conheça a estrutura, exemplos e as principais características do texto regulador na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA Il trapassato prossimo Forma perifrásica do verbo composta pelo verbo auxiliar do imperfeito e pelo particípio do verbo. COMPARTILHE VER MATÉRIA Imperativo indiretto Existe outro tipo de imperativo indiretto, que é usado para dar instruções ou conselhos de maneira formal e é identificada pelo pronome Lei. COMPARTILHE VER MATÉRIA Imperativo: punti di contrasto fra Tu e Lei Imperativo: punti di contrasto fra Tu e Lei. É muito importante conhecer os pontos de contrastes entre essas duas pessoas. COMPARTILHE VER MATÉRIA Interiezione Confira o conceito, os tipos e diversos exemplos de interjeição em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Interiezione interiettiva e voce onomatopeica Conheça a conceituação e exemplos de locuções interjetivas e vozes onomatopaicas em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Interiezioni proprie ed improprie Conheça neste texto a conceituação e exemplos das interjeições sintomáticas e impróprias em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA La differenza tra frase e proposizione Conheça a conceituação e exemplos de frase e proposição em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA La divisione sillabica Divisão silábica em italiano: regras e exemplos. COMPARTILHE VER MATÉRIA La forma passiva: regola generale al passato Como formar a estrutura da forma passiva no passado? COMPARTILHE VER MATÉRIA La sillaba Conceito e estrutura da sílaba em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA La subordinazione delle frasi As frases subordinadas são divididas no italiano, assim como no português, em reduzidas e desenvolvidas. COMPARTILHE VER MATÉRIA Le differenze tra i verbi VENIRE E ANDARE Conheça as diferenças entre os verbos vir e ir na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA Le feste tradizionali d’Italia: Il palio di Siena Conheça um pouco sobre o Palio di Siena. COMPARTILHE VER MATÉRIA Le frasi coordinate Frases coordenadas e suas classificações. COMPARTILHE VER MATÉRIA Linguistica testuale Pontos importantes sobre a linguística textual em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA L’ imperfetto dell’ indicativo O imperfeito no indicativo exprime um aspecto incompleto indicando situações no curso do seu desenvolvimento. COMPARTILHE VER MATÉRIA L’imperativo Modo imperativo, com o qual se exprime um comando. COMPARTILHE VER MATÉRIA L’imperativo tu e voi coi pronomi O imperativo tu e voi coi pronomi, um modo verbal que exprime comando, possui somente um tempo, o presente e duas pessoas, tu e vós. COMPARTILHE VER MATÉRIA L’indicativo Modo indicativo e seu significado na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA L’indicativo Modo indicativo e seu significado na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA L’infinito: presente e passato Modo infinitivo, forma verbal livre de determinação de pessoa e número, que exprime a ação entendida de modo abstrato. COMPARTILHE VER MATÉRIA Nel ristorante! É importante saber como se pede ao garçom os pratos. COMPARTILHE VER MATÉRIA Nell’albergo A primeiras coisas que você deve saber sobre o hotel ou pousada de uma cidade. COMPARTILHE VER MATÉRIA Parlare sulla capacità di qualcuno Como falar da capacidade de alguma pessoa. COMPARTILHE VER MATÉRIA Parti costitutive di um testo Coesão, coerência e intencionalidade são algumas das partes essenciais de um texto em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Particella Si impersonale Realiza a construção de sujeito gramatical com os verbos intransitivos. COMPARTILHE VER MATÉRIA Particella ‘Ci’ Advérbio usado de forma proclítica ou enclítica. COMPARTILHE VER MATÉRIA Participio presente e passato Modo nominal do verbo que possui as mesmas características morfológicas de número e gênero como um substantivo. COMPARTILHE VER MATÉRIA Particolarità dei nomi: eccezioni Existem algumas particularidades dos nomes, como as exceções nos processos de formação: os nomes independentes, os epicenos, o comum de dois entre outros. COMPARTILHE VER MATÉRIA Passato Prossimo: verbi irregolari Os verbos com o particípio passado irregular ocorrem com muita frequência. COMPARTILHE VER MATÉRIA Passato Prossimo: verbi regolari Esse tempo verbal é dito como tempo composto. COMPARTILHE VER MATÉRIA Passato Remoto Tempo verbal do modo indicativo que exprime uma ação ou uma situação do passado que não possui mais vínculo com o presente. COMPARTILHE VER MATÉRIA Periodo Ipotetico O período hipotético é formado por dois períodos: um exprime uma condição. o outro, uma consequência. COMPARTILHE VER MATÉRIA Periodo Ipotetico della realtà, della possibilità e dell’impossibilità O período hipotético e seus três grupos: da realidade, da possibilidade e da impossibilidade. COMPARTILHE VER MATÉRIA Predicato nominale Confira a definição e algumas regras que se aplicam ao uso do predicado nominal em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Predicato: cos’è? Predicado: o que é? Confira aqui conceitos e exemplos de predicado verbal e nominal em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Principi regolativi di un testo Eficiência, eficácia e adequabilidade são alguns dos princípios reguladores de um texto em italiano. Saiba mais sobre eles! COMPARTILHE VER MATÉRIA Pronome partitivo Ne Possui a função de partitivo e é geralmente obrigatório vir com um qualificador. COMPARTILHE VER MATÉRIA Pronome relativo: ‘che’ Elemento da estrutura linguística que se relaciona com um substantivo ou um pronome. COMPARTILHE VER MATÉRIA Pronomi diretti con tempi composti Os pronomes diretos são partes variáveis do discurso e que podem substituir objetos e também pessoas. COMPARTILHE VER MATÉRIA Pronomi diretti: a che persone del discorso si riferiscono Os pronomes diretos são partes variáveis do discurso e que podem substituir objetos e também pessoas. COMPARTILHE VER MATÉRIA Pronomi diretti: cosa sono? Elemento do sistema linguístico, elencado entre as partes variáveis do discurso. COMPARTILHE VER MATÉRIA Pronomi ed avverbi interrogativi São utilizados nas frases interrogativas. COMPARTILHE VER MATÉRIA Pronomi indiretti Todos os complementos do verbo diferentes do complemento direto. COMPARTILHE VER MATÉRIA Pronomi possessivi con la famiglia Os pronomes possessivos ligados a grau de parentesco seguem uma regra especial. COMPARTILHE VER MATÉRIA Pronto? Você verá aqui diversos modos de se falar ao telefone e também verá palavras que são importantes sobre o assunto. COMPARTILHE VER MATÉRIA Puntate da riconoscere i complementi di luogo Confira dicas, definição, exemplos e algumas regras que se aplicam ao uso dos complementos de lugar em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Quadro generale dei tempi e modi verbali Os tempos e modos verbais na língua italiana COMPARTILHE VER MATÉRIA Quando usare ho e ce l’ho? O uso de ‘avere’ ou ‘averci’ é muito específico. COMPARTILHE VER MATÉRIA Quando usare l’imperfetto e quando usare il passato prossimo Como saber quando usar o tempo imperfetto e quando usar o passato prossimo. COMPARTILHE VER MATÉRIA Riassunto sui tipi di testi Conheça os tipos de textos existentes na língua italiana. 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COMPARTILHE VER MATÉRIA Testi: narrativi e descrittivi Conheça a estrutura e as principais características dos textos narrativos e descritivos na língua italiana. COMPARTILHE VER MATÉRIA Tipi di testi Os tipos de texto em italiano possuem diferentes funções e objetivos. Conheça-os! COMPARTILHE VER MATÉRIA Tipo testuale: argomentativo Conheça as características e a estrutura de um texto argumentativo em italiano. COMPARTILHE VER MATÉRIA Trapassato Remoto Tempo verbal do indicativo que indica um fato considerado com odefinitivamente concluso. COMPARTILHE VER MATÉRIA Usi del futuro Valor semântico que o tempo futuro simples pode dar a um período ou frase. COMPARTILHE VER MATÉRIA Uso delle preposizioni Parte invariável do discurso que, pré-posta a elementos lexicais, coloca em relação os diversos constituintes da frase. COMPARTILHE VER MATÉRIA Uso delle preposizioni - Preposizioni Articulate Resultantes da união entre uma preposição simples e um artigo determinado. COMPARTILHE VER MATÉRIA Uso delle preposizioni - Regole Generali Regras gerais sobre o uso da preposição na língua italiana COMPARTILHE VER MATÉRIA Verbi Pronominali: gli speciali Têm um significado próprio quando são acompanhados por uma ou duas partículas pronominais. COMPARTILHE VER MATÉRIA Verbi riflessivi al presente indicativo A forma dos verbos quando é acompanhada, enclitivamente, por um pronome átono. COMPARTILHE VER MATÉRIA Verbi riflessivi per esprimere le emozioni Diversos verbos que indicam emoções são reflexivos e estes também, existem como adjetivos. COMPARTILHE VER MATÉRIA Verbi servili Verbos modais são aqueles que regem diretamente um outro verbo no infinitivo. COMPARTILHE VER MATÉRIA Viaggiare in treno! Curiosidades e quais palavra usar quando está viajando de trem. 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  1742 - Wikipedia 1742 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVII secolo · XVIII secolo · XIX secolo Anni 1720 · Anni 1730 · Anni 1740 · Anni 1750 · Anni 1760 1738 · 1739 · 1740 · 1741 · 1742 · 1743 · 1744 · 1745 · 1746 Il 1742 (MDCCXLII in numeri romani ) è un anno del XVIII secolo . 1742 negli altri calendari Calendario gregoriano 1742 Ab Urbe condita 2495 (MMCDXCV) Calendario ... ) David Bushnell , inventore statunitense († 1824 ) Vincenzo Cannizzaro , pittore italiano († 1768 ... italiano († 1808 ) Domenico Forges Davanzati , politico e religioso italiano († 1810 ) Christian Cay Lorenz Hirschfeld , artista tedesco († 1792 ) Stefano Giuseppe Incisa , religioso e storico italiano ... statunitense († 1820 ) Girolamo Manfrin , imprenditore italiano († 1802 ) Esteban José Martínez ... e giurista italiano († 1829 ) Beda Mayr , scrittore tedesco († 1794 ) Michał Jerzy Wandalin CACHE

1742 - Wikipedia 1742 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVII secolo · XVIII secolo · XIX secolo Anni 1720 · Anni 1730 · Anni 1740 · Anni 1750 · Anni 1760 1738 · 1739 · 1740 · 1741 · 1742 · 1743 · 1744 · 1745 · 1746 Il 1742 (MDCCXLII in numeri romani ) è un anno del XVIII secolo . 1742 negli altri calendari Calendario gregoriano 1742 Ab Urbe condita 2495 (MMCDXCV) Calendario armeno 1190 — 1191 Calendario bengalese 1148 — 1149 Calendario berbero 2692 Calendario bizantino 7250 — 7251 Calendario buddhista 2286 Calendario cinese 4438 — 4439 Calendario copto 1458 — 1459 Calendario ebraico 5501 — 5502 Calendario etiopico 1734 — 1735 Calendario induista Vikram Samvat Shaka Samvat Kali Yuga 1797 — 1798 1664 — 1665 4843 — 4844 Calendario islamico 1154 — 1155 Calendario persiano 1120 — 1121 Indice 1 Eventi 2 Nati 3 Morti 4 Calendario 5 Altri progetti Eventi [ modifica | modifica wikitesto ] Guerra di successione austriaca ( 1740 - 1748 ) Costituzione del consorzio del Monte Vederna Nati [ modifica | modifica wikitesto ] Charlotte von Lieven , nobildonna russa († 1828 ) Ignazio IV Sarrouf , vescovo cattolico e patriarca cattolico siriano († 1812 ) Antonio José Amar y Borbón , ufficiale spagnolo († 1826 ) Dorvigny , attore teatrale francese († 1812 ) Philip Astley , circense britannico († 1814 ) Joseph Brant , politico e condottiero nativo americano († 1807 ) David Bushnell , inventore statunitense († 1824 ) Vincenzo Cannizzaro , pittore italiano († 1768 ) Francesca von Corvin-Krasinski , nobildonna polacca († 1796 ) Giuseppe Fonseca Chavez , generale italiano († 1808 ) Domenico Forges Davanzati , politico e religioso italiano († 1810 ) Christian Cay Lorenz Hirschfeld , artista tedesco († 1792 ) Stefano Giuseppe Incisa , religioso e storico italiano († 1819 ) Pierre Abraham Lorillard , imprenditore statunitense († 1776 ) William Lynch , militare statunitense († 1820 ) Girolamo Manfrin , imprenditore italiano († 1802 ) Esteban José Martínez Fernández y Martínez de la Sierra , navigatore e esploratore spagnolo († 1798 ) Ruffino Massa , scrittore e giurista italiano († 1829 ) Beda Mayr , scrittore tedesco († 1794 ) Michał Jerzy Wandalin Mniszech , diplomatico polacco († 1806 ) Antonio de Olaguer y Feliú , militare e politico spagnolo († 1813 ) Antonio Piazza , scrittore, giornalista e drammaturgo italiano († 1825 ) Muḥammad Khān Qājār († 1797 ) Maria Luigia Raggi , pittrice italiana († 1813 ) Lodovico Ricci , storico italiano († 1799 ) Anton Ferdinand Titz , violinista e compositore tedesco († 1810 ) Giacomo Trombara , architetto italiano († 1808 ) Tommaso de Bassus , politico svizzero († 1815 ) 2 gennaio - Giuseppe Manzoni , presbitero, scrittore e poeta italiano († 1811 ) 3 gennaio - Jean Baptiste Treilhard , magistrato, diplomatico e generale francese († 1810 ) 5 gennaio - Antoine Portal , medico e anatomista francese († 1832 ) 7 gennaio - Christian Garve , filosofo tedesco († 1798 ) 8 gennaio - Domenico Muzzi , pittore italiano († 1812 ) 25 gennaio - Grigorij Semënovič Volkonskij , generale russo († 1824 ) 31 gennaio - Giovanni Castiglione , cardinale e vescovo cattolico italiano († 1815 ) 3 febbraio - Andrea Di Giovanni y Centellés († 1821 ) 5 febbraio - Giovanni Gastone Boccherini , librettista, ballerino e coreografo italiano 17 febbraio - Dositej Obradović , scrittore, filosofo e linguista serbo († 1811 ) 19 febbraio - Abbondio Rezzonico , nobile italiano († 1810 ) 21 febbraio - Carlo Alberto II di Hohenlohe-Waldenburg-Schillingsfürst , principe († 1796 ) 28 febbraio - Giovan Battista Corniani , commediografo, saggista e critico letterario italiano († 1813 ) 1º marzo - Orazio Antonio Cappelli , poeta, politico e diplomatico italiano († 1826 ) 30 marzo - Giuseppe Ceccarini , pittore italiano († 1811 ) 3 aprile - Eugène Louis Melchior Patrin , naturalista e mineralogista francese († 1815 ) 13 aprile - August Gottlieb Richter , chirurgo e medico tedesco († 1812 ) 16 aprile - Giovanni Battista Bagutti , pittore svizzero († 1823 ) 26 aprile - Giuseppe Maria Bressa , vescovo cattolico italiano († 1817 ) 28 aprile - Henry Dundas, I visconte Melville , giurista e politico scozzese († 1811 ) 6 maggio - Jean Sénébier , scrittore e botanico svizzero († 1809 ) 13 maggio - Maria Cristina d'Asburgo-Lorena († 1798 ) 18 maggio Félix de Azara , geografo, naturalista e ingegnere spagnolo († 1821 ) John Francis Rigaud , pittore inglese († 1810 ) 8 giugno - Paolo Gerolamo Brusco , pittore italiano († 1820 ) 23 giugno - Andrej Petrovič Šuvalov , politico russo († 1789 ) 27 giugno Clemente Bondi , poeta e traduttore italiano († 1821 ) José de Iturrigaray , militare spagnolo († 1815 ) 1º luglio - Georg Christoph Lichtenberg , fisico e scrittore tedesco († 1799 ) 2 luglio Franz Wenzel von Kaunitz-Rietberg , generale austriaco († 1825 ) Friedrich von Wurmb , naturalista tedesco († 1781 ) 22 luglio - Vincenzo Guarana , pittore italiano († 1815 ) 24 luglio - Giocondo Albertolli , architetto e decoratore svizzero († 1839 ) 3 agosto - Andreas O'Reilly von Ballinlough , generale austriaco († 1832 ) 7 agosto - Nathanael Greene , generale statunitense († 1786 ) 14 agosto Hugh Percy, II duca di Northumberland , generale britannico († 1817 ) Papa Pio VII , papa e vescovo cattolico († 1823 ) 19 agosto - Jean Dauberval , ballerino e coreografo francese († 1806 ) 27 agosto - Ernesto di Meclemburgo-Strelitz , nobile tedesco († 1814 ) 8 settembre - Ozias Humphry , pittore e miniaturista inglese († 1810 ) 25 settembre - François Laurent d'Arlandes , pioniere dell'aviazione francese († 1809 ) 26 settembre Thomas Jones , pittore gallese († 1803 ) James Wilson , giurista e politico statunitense († 1798 ) 1º ottobre - Olivier Remigius von Wallis auf Carrighmain , generale austriaco († 1799 ) 3 ottobre - Anders Jahan Retzius , chimico, botanico e entomologo svedese († 1821 ) 14 ottobre - Catherine Ponsonby , nobildonna inglese († 1789 ) 19 ottobre - Saverio Mattei , letterato e musicista italiano († 1795 ) 25 ottobre Giovanni Bernardo De Rossi , presbitero, orientalista e bibliografo italiano († 1831 ) Chiara Isabella Gherzi , monaca cristiana, badessa e mistica italiana († 1800 ) 30 ottobre - William Courtenay, VIII conte di Devon , nobile inglese († 1788 ) 4 novembre - Jakob Friedrich Ehrhart , botanico svizzero († 1795 ) 21 novembre Edmund Boyle, VII conte di Cork , nobile irlandese († 1798 ) Alessandro Felici , compositore e violinista italiano († 1772 ) 24 novembre - Antonio de Capmany y de Montpalau , filosofo, economista e storico spagnolo († 1813 ) 3 dicembre - Erasmus Gower , ammiraglio britannico († 1814 ) 6 dicembre - Nicolas Leblanc , chimico e medico francese († 1806 ) 8 dicembre - Jean Mathieu Philibert Sérurier , militare e politico francese († 1819 ) 9 dicembre - Carl Scheele , chimico svedese († 1786 ) 12 dicembre - Anna Seward , scrittrice, poetessa e critica letteraria inglese († 1809 ) 15 dicembre - Francisco Antonio García Carrasco , militare spagnolo († 1813 ) 16 dicembre - Gebhard Leberecht von Blücher , prussiano († 1819 ) 17 dicembre - Onorato Caetani († 1797 ) 18 dicembre - Luigi Gaetano Marini , storico, archeologo e giurista italiano († 1815 ) 26 dicembre - Giovanni De Gamerra , librettista italiano († 1803 ) 30 dicembre - Giuseppe Pannilini , vescovo cattolico italiano († 1823 ) Morti [ modifica | modifica wikitesto ] Faustino Bocchi , pittore italiano (n. 1659 ) Giovan Battista Fagiuoli , scrittore, poeta e drammaturgo italiano (n. 1660 ) Niccolò Gabburri , storico dell'arte italiano (n. 1676 ) Matteo Goffriller , liutaio italiano (n. 1659 ) Guillielmus de Groff , scultore e ebanista belga (n. 1680 ) Friedrich Hoffmann , medico tedesco (n. 1660 ) Giovanni Mossi , compositore e violinista italiano (n. 1680 ) Gilles Marie Oppenordt , architetto e decoratore francese (n. 1672 ) Clemente Spera , pittore italiano (n. 1661 ) Nicolas le Pelley (n. 1692 ) 1º gennaio - Peregrine Bertie, II duca di Ancaster e Kesteven , nobile e militare britannico (n. 1686 ) 7 gennaio - James Graham, I duca di Montrose , politico scozzese (n. 1682 ) 14 gennaio - Edmond Halley , astronomo, matematico e fisico inglese (n. 1656 ) 15 gennaio - Diana de Vere , nobildonna inglese (n. 1679 ) 16 gennaio - Edelberto dalla Nave , architetto italiano (n. 1681 ) 22 gennaio - Fulgenzio Bellelli , religioso italiano (n. 1675 ) 24 gennaio - Benedikt Anton Aufschnaiter , compositore austriaco (n. 1665 ) 10 febbraio - Giacomo Antonio Mannini , pittore italiano (n. 1646 ) 20 febbraio - Marcellino Corio , cardinale italiano (n. 1664 ) 26 febbraio - Charles Hope, I conte di Hopetoun , nobile scozzese (n. 1681 ) 28 febbraio - Willem 's Gravesande , filosofo, fisico e matematico olandese (n. 1688 ) 12 marzo - Angelo Carasale , architetto e impresario teatrale italiano 23 marzo - Jean-Baptiste Dubos , filosofo e storico francese (n. 1670 ) 24 marzo - Pierre Sabatier , letterato francese (n. 1682 ) 10 aprile - Guglielmina Amalia di Brunswick-Lüneburg (n. 1673 ) 13 aprile - Giovanni Veneziano , compositore italiano (n. 1683 ) 16 aprile - Stefano Benedetto Pallavicino , poeta e librettista italiano (n. 1672 ) 17 aprile - Arvid Horn , diplomatico svedese (n. 1664 ) 13 maggio Nicolas Andry , medico e letterato francese (n. 1658 ) Youssef Boutros Dergham El Khazen , vescovo cattolico e patriarca cattolico libanese 14 maggio - Dominique Marie Varlet , vescovo cattolico francese (n. 1678 ) 16 giugno - Luisa Elisabetta di Borbone-Orléans , sovrana spagnola (n. 1709 ) 21 giugno - Johannes Steuchius , religioso e accademico svedese (n. 1676 ) 28 giugno - Pascasio Giannetti , filosofo italiano (n. 1661 ) 29 giugno - Joseph Emanuel Fischer von Erlach , architetto austriaco (n. 1693 ) 1º luglio Bohuslav Matěj Černohorský , compositore ceco (n. 1684 ) Jacopo Guglielmi , compositore italiano (n. 1681 ) 4 luglio - Luigi Guido Grandi , matematico e filosofo italiano (n. 1671 ) 5 luglio - Edward Thompson , politico inglese (n. 1697 ) 12 luglio - Evaristo Felice Dall'Abaco , compositore e violoncellista italiano (n. 1675 ) 14 luglio - Richard Bentley , filologo classico, teologo e critico letterario inglese (n. 1662 ) 18 luglio - Abraham Sharp , matematico e astronomo inglese (n. 1653 ) 22 luglio - Andrea Adami da Bolsena , cantore italiano (n. 1663 ) 19 agosto - Giovanni Paolo Torti Rogadei , vescovo cattolico italiano (n. 1668 ) 25 agosto - Carlos Seixas , compositore e organista portoghese (n. 1704 ) 3 settembre - Francesco Bianchi , architetto italiano (n. 1682 ) 4 settembre - Sofia Albertina di Erbach-Erbach , tedesca (n. 1683 ) 17 settembre - Vincenzo Ludovico Gotti , cardinale e teologo italiano (n. 1664 ) 22 settembre - Frederic Louis Norden , ufficiale e esploratore danese (n. 1708 ) 19 ottobre - Louis Dorigny , pittore francese (n. 1654 ) 30 ottobre - Maddalena Guglielmina di Württemberg (n. 1677 ) 4 novembre - Aleksej Michajlovič Čerkasskij , nobile e politico russo (n. 1680 ) 7 novembre Giovanni Augusto di Anhalt-Zerbst (n. 1677 ) Aloys Thomas Raimund von Harrach , diplomatico austriaco (n. 1669 ) 12 novembre - Bernhard Otto von Rehbinder , militare estone (n. 1662 ) 15 novembre - Fabio di Colloredo , arcivescovo cattolico italiano (n. 1672 ) 29 novembre - Francesco Antonio Fasani , presbitero, filosofo e teologo italiano (n. 1681 ) 9 dicembre Carlo Vincenzo Maria Ferrero Thaon , cardinale e vescovo cattolico italiano (n. 1682 ) Giovanni Minotto Ottoboni , vescovo cattolico italiano (n. 1675 ) 19 dicembre - Domenico Parodi , pittore e scultore italiano (n. 1672 ) 20 dicembre - Pietro Sernicola , scultore italiano (n. 1672 ) 23 dicembre - Carlo Gaetano Stampa , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1667 ) 31 dicembre - Carlo III Filippo del Palatinato , nobile (n. 1661 ) Calendario [ modifica | modifica wikitesto ] Calendario 1742 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Gennaio Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Febbraio Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Marzo Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Aprile Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Maggio Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Giugno Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Luglio Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Agosto Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Settembre Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Ottobre Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Novembre Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Dicembre Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Altri progetti [ modifica | modifica wikitesto ] Altri progetti Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su 1742 Estratto da ' https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=1742&oldid=84346309 ' Categorie : Eventi del 1742 Anni del XVIII secolo Menu di navigazione Strumenti personali Accesso non effettuato discussioni contributi registrati entra Namespace Voce Discussione Varianti Visite Leggi Modifica Modifica wikitesto Cronologia Altro Ricerca Navigazione Pagina principale Ultime modifiche Una voce a caso Vetrina Aiuto Sportello informazioni Comunità Portale Comunità Bar Il Wikipediano Fai una donazione Contatti Strumenti Puntano qui Modifiche correlate Pagine speciali Link permanente Informazioni pagina Elemento Wikidata Cita questa voce Stampa/esporta Crea un libro Scarica come PDF Versione stampabile In altri progetti Wikimedia Commons In altre lingue Аҧсшәа Afrikaans Alemannisch አማርኛ Aragonés العربية مصرى Asturianu Azərbaycanca Башҡортса Boarisch Bikol Central Беларуская Беларуская (тарашкевіца)‎ Български भोजपुरी বাংলা বিষ্ণুপ্রিয়া মণিপুরী Brezhoneg Bosanski Català Mìng-dĕ̤ng-ngṳ̄ Cebuano کوردی Qırımtatarca Čeština Чӑвашла Cymraeg Dansk Deutsch Zazaki Ελληνικά Emiliàn e rumagnòl English Esperanto Español Eesti Euskara فارسی Suomi Føroyskt Français Nordfriisk Frysk Gaeilge 贛語 Gàidhlig Galego עברית हिन्दी Hrvatski Hornjoserbsce Kreyòl ayisyen Magyar Հայերեն Interlingua Bahasa Indonesia Ilokano Ido Íslenska 日本語 Basa Jawa ქართული Қазақша ಕನ್ನಡ 한국어 Къарачай-малкъар Кыргызча Latina Lëtzebuergesch Лезги Limburgs Lumbaart Lietuvių Latviešu मैथिली Basa Banyumasan Олык марий Māori Baso Minangkabau Македонски मराठी Кырык мары Bahasa Melayu မြန်မာဘာသာ Эрзянь Nāhuatl Napulitano Plattdüütsch नेपाली नेपाल भाषा Nederlands Norsk nynorsk Norsk Nouormand Sesotho sa Leboa Occitan ଓଡ଼ିଆ Ирон पालि Polski پنجابی Português Runa Simi Română Русский Русиньскый संस्कृतम् Саха тыла Sicilianu Scots سنڌي Davvisámegiella Srpskohrvatski / српскохрватски Simple English Slovenčina Slovenščina Shqip Српски / srpski Basa Sunda Svenska Kiswahili தமிழ் తెలుగు Тоҷикӣ ไทย Türkmençe Tagalog Türkçe Татарча/tatarça Українська اردو Oʻzbekcha/ўзбекча Vèneto Tiếng Việt West-Vlams Volapük Walon Winaray მარგალური ייִדיש Yorùbá 中文 Bân-lâm-gú 粵語 Modifica collegamenti Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 18 nov 2016 alle 01:19. 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In Islanda tale avvenimento è ricordato come Tyrkjaránið . 30 luglio – Capitanata e Benevento : un sisma , che si crede sia di magnitudo 8,1, rase al suolo San Severo , Serracapriola , Torremaggiore e diversi centri limitrofi provocando un maremoto vicino al Gargano . 30 dicembre – Venezia : il doge della Repubblica di Venezia , Giovanni I Corner ( 1551 - 1629 , in carica dal 1625 ), tenta di assassinare il rivale politico Renier Zen in un agguato sotto la porta di casa. Zen scampa all'omicidio gettandosi in un canale. Muore in Polonia , nella foresta di Jaktorów , l'ultimo esemplare di uro visto vivo. Nati [ modifica | modifica wikitesto ] Ermanno Egon di Fürstenberg-Heiligenberg († 1674 ) Saliha Dilaşub Sultan († 1689 ) Turhan Hatice Sultan († 1683 ) Jan de Bray , pittore olandese († 1697 ) Giovanni Giacomo De Rossi , incisore e editore italiano († 1691 ) Jean Del Cour , scultore fiammingo († 1707 ) Petro Dorofijovič Dorošenko († 1698 ) Nicolas Juchereau de Saint-Denis , imprenditore francese († 1692 ) Giusto Le Court , scultore belga († 1679 ) Girolamo Lucenti , scultore italiano († 1692 ) Livio Mehus , pittore fiammingo († 1691 ) Bendinelli Negrone , doge italiana († 1707 ) Michele Pignatelli , vescovo cattolico italiano († 1695 ) Giovanni Andrea Piola , pittore italiano († 1681 ) Domenico Piola , pittore italiano († 1703 ) Niccolò Radulovich , cardinale e arcivescovo cattolico italiano († 1702 ) Giovanni Guglielmo Riva , chirurgo e anatomista italiano († 1677 ) Shivaji († 1680 ) Jan Siberechts , pittore fiammingo Jean-Baptiste de Valbelle , ammiraglio francese († 1681 ) Lieve Pietersz Verschuier , pittore olandese († 1686 ) Matthias Withoos , pittore olandese († 1703 ) 14 gennaio - Juan Tomás de Rocaberti , teologo e arcivescovo cattolico spagnolo († 1699 ) 25 gennaio - Robert Boyle , chimico, fisico e inventore irlandese († 1691 ) 10 febbraio - Cornelis de Bie , poeta, retore e giurista belga († 1715 ) 21 febbraio - Nicolò Beregan , poeta e librettista italiano († 1713 ) 28 febbraio - Aubrey de Vere, XX conte di Oxford , militare inglese († 1703 ) 9 marzo - Thomas Howard, V duca di Norfolk , nobile inglese († 1677 ) 14 marzo - Roelant Roghman , pittore e incisore olandese († 1692 ) 9 aprile - Johann Kaspar Kerll , musicista e compositore tedesco († 1693 ) 20 aprile - Francesco Maria Santinelli , alchimista, poeta e librettista italiano († 1697 ) 4 maggio - Giuseppe Francesco Borri , alchimista, medico e avventuriero italiano († 1695 ) 16 maggio Rodolfo Augusto di Brunswick-Lüneburg († 1704 ) Willem van Aelst , pittore olandese 29 maggio - Anna Maria Luisa d'Orléans , principessa francese († 1693 ) 4 giugno - Johann Abraham Ihle , astronomo tedesco († 1699 ) 19 giugno - Cristiano di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg († 1698 ) 1º luglio - Anna Maria di Mecleburgo-Schwerin , nobile († 1669 ) 3 luglio - Juan Ortega y Montañés († 1708 ) 18 luglio - Henry Howard, V conte di Suffolk († 1709 ) 28 luglio - Giovanni Francesco Desiderato di Nassau-Siegen , principe tedesco († 1699 ) 1º agosto - Luisa Cristina di Savoia-Carignano († 1689 ) 2 agosto - Samuel van Hoogstraten , pittore olandese († 1678 ) 21 agosto Johannes van Bronckhorst , pittore olandese († 1656 ) Louis Cousin , traduttore, storico e avvocato francese († 1707 ) Bernardino Rocci , cardinale e arcivescovo cattolico italiano († 1680 ) 11 settembre - Giovanni Ernesto II di Sassonia-Weimar († 1683 ) 21 settembre - Humbertus Guilielmus de Precipiano , arcivescovo cattolico francese († 1711 ) 27 settembre - Jacques Bénigne Bossuet , scrittore e vescovo cattolico francese († 1704 ) 1º ottobre - Galeazzo Marescotti , cardinale e arcivescovo cattolico italiano († 1726 ) 3 ottobre - Onorio Marinari , pittore italiano († 1715 ) 4 ottobre - Francisco Varo , monaco cristiano spagnolo († 1687 ) 1º novembre - Georg Eberhard Rumphius , biologo e botanico tedesco († 1702 ) 10 novembre - José Delitala y Castelvì , poeta, militare e politico italiano († 1703 ) 13 novembre - Diego Luis de San Vitores , gesuita spagnolo († 1672 ) 16 novembre - Erasmus Finx , scrittore tedesco († 1694 ) 17 novembre - Giovanni Giorgio II di Anhalt-Dessau († 1693 ) 20 novembre - Carlotta d'Assia-Kassel († 1686 ) 26 novembre - Alberto Caprara , letterato e diplomatico italiano († 1691 ) 27 novembre - Luisa Enrichetta d'Orange , nobile olandese († 1667 ) 29 novembre - John Ray , naturalista britannico († 1705 ) 28 dicembre - Alessandro Rosi , pittore italiano († 1697 ) Morti [ modifica | modifica wikitesto ] Phothisarat II , sovrano laotiano (n. 1552 ) Zaydan al-Nasir , sultano marocchino Pier Maria Bagnadore , pittore, scultore e architetto italiano (n. 1550 ) Bernardo de Balbuena , poeta spagnolo (n. 1561 ) Giuseppe Bernascone , architetto italiano (n. 1565 ) Adriaen Block , navigatore e mercante olandese (n. 1567 ) Serafino Cantone , compositore e organista italiano Henry Condell , attore teatrale britannico (n. 1568 ) Francesco Della Valle , poeta italiano Vincenzo Di Giovanni , storico italiano (n. 1550 ) Antonuzzo Gagini , scultore italiano Andrea del Guasto , religioso italiano (n. 1534 ) Gaspar Hovic , pittore fiammingo Louis Hébert , farmacista francese (n. 1575 ) Jacopo Ligozzi , pittore italiano (n. 1547 ) Thomas Lupo , gambista e compositore inglese (n. 1571 ) Andrea Lusso , pittore italiano (n. 1575 ) Samuel Marolois , matematico e ingegnere olandese (n. 1572 ) Valerio Marucelli , pittore italiano (n. 1563 ) Eliseo Masini , religioso italiano Ascanio Mayone , compositore italiano Thomas Middleton , drammaturgo britannico (n. 1580 ) Giovanni Battista Ricci , pittore italiano Josse De Rycke , filologo e poeta fiammingo (n. 1587 ) Herman Saftleven I , pittore e disegnatore olandese (n. 1580 ) Jacques Savary de Lancosme , ambasciatore francese (n. 1560 ) Gérard Thibault d'Anvers , schermidore e scrittore belga (n. 1574 ) Johann Jacob von Wallhausen , militare e storico tedesco (n. 1580 ) Juan de Mesa , scultore spagnolo (n. 1538 ) Giovanni Battista della Rovere , pittore italiano (n. 1561 ) 2 gennaio - Michael Navarrus , compositore spagnolo 3 gennaio - Domenico Rivarola , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1575 ) 27 gennaio - Cecilia Vasa , nobile (n. 1540 ) 2 febbraio - Giacomo Bosio , storico italiano (n. 1544 ) 12 febbraio - Carlo I del Liechtenstein , principe (n. 1569 ) 22 febbraio - Olivier van Noort , esploratore olandese (n. 1558 ) 26 febbraio - Giovanni Battista Lantana , architetto italiano (n. 1573 ) 10 marzo Giovanni Battista Paggi , pittore italiano (n. 1554 ) Elizabeth de Vere , nobildonna inglese (n. 1575 ) 15 marzo - Gerolamo Assereto , doge (n. 1543 ) 20 marzo - Johann Jacob Grasser , storico e archeologo svizzero (n. 1579 ) 21 marzo - Andrea Colomba , artista e decoratore svizzero (n. 1567 ) 23 marzo - Ludovico Zacconi , compositore italiano (n. 1555 ) 26 marzo - Simone VII di Lippe-Detmold (n. 1587 ) 29 marzo - Celso Cittadini , grammatico e filologo italiano (n. 1553 ) 3 aprile - Giovanni Giorgio Linati , vescovo cattolico italiano (n. 1563 ) 7 aprile - Bonifazio Bevilacqua Aldobrandini , cardinale e patriarca cattolico italiano (n. 1571 ) 27 aprile - Bernardo Clavarezza , doge (n. 1560 ) 2 maggio - Lodovico Grossi da Viadana , compositore italiano (n. 1564 ) 3 maggio Edward Russell, III conte di Bedford , nobile inglese (n. 1572 ) Francesco Zucco , pittore italiano 13 maggio - Alessandro di Schleswig-Holstein-Sonderburg , nobile danese (n. 1573 ) 18 maggio - Barbara di Württemberg , nobile (n. 1593 ) 20 maggio - Gian Paolo Cavagna , pittore italiano 23 maggio - Luis de Góngora , religioso, poeta e drammaturgo spagnolo (n. 1561 ) 4 giugno - Maria di Borbone-Montpensier , nobile francese (n. 1605 ) 9 giugno - Giulio Cesare Fontana , architetto e ingegnere italiano (n. 1580 ) 22 giugno - Lawrence Beyerlinck , teologo e scrittore belga (n. 1578 ) 24 giugno - Leone Leoni , compositore italiano 10 luglio - Giovanni Battista Ferrero , arcivescovo cattolico italiano 17 luglio Lieven de Key , architetto fiammingo (n. 1560 ) Pedro Álvarez de Toledo y Colonna , diplomatico spagnolo (n. 1546 ) 20 luglio - Guðbrandur Þorláksson , cartografo, vescovo luterano e matematico islandese (n. 1541 ) 21 luglio - Giandomenico Gagini junior , scultore italiano 4 agosto - Anastasio Germonio , arcivescovo cattolico italiano (n. 1551 ) 5 agosto - Pedro González del Castillo , vescovo cattolico spagnolo (n. 1562 ) 22 agosto - Pellegrino Bertacchi , vescovo cattolico italiano (n. 1567 ) 26 agosto - Martin Chemnitz , giurista e avvocato tedesco (n. 1561 ) 8 settembre - Juan Sánchez Cotán , pittore spagnolo (n. 1560 ) 20 settembre - Jan Gruter , filologo, antiquario e storico fiammingo (n. 1560 ) 30 settembre - Tianqi (n. 1605 ) 21 ottobre - Frederick de Houtman , esploratore olandese (n. 1571 ) 25 ottobre Robert Spencer, I barone di Spencer Wormleighton , nobile inglese (n. 1570 ) Johann Eustach von Westernach , tedesco (n. 1545 ) 28 ottobre - Jahangir (n. 1569 ) 3 novembre - Giambattista Leni , cardinale e vescovo cattolico italiano (n. 1573 ) 8 novembre - Luigi II di Nassau-Weilburg , nobile tedesco (n. 1565 ) 25 novembre - Elisabetta Sofia di Holstein-Gottorp , nobile tedesca (n. 1599 ) 2 dicembre - Bartolomeo Comino , funzionario e diplomatico italiano (n. 1550 ) 4 dicembre - Antoine Stockalper , politico svizzero (n. 1609 ) 16 dicembre - Sibilla di Jülich-Kleve-Berg (n. 1557 ) 25 dicembre - Vincenzo II Gonzaga (n. 1594 ) 31 dicembre - Cristina di Salm (n. 1575 ) Calendario [ modifica | modifica wikitesto ] Calendario 1627 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Gennaio Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Febbraio Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Marzo Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Aprile Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Maggio Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Giugno Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Luglio Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Agosto Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Settembre Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ottobre Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Novembre Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Dicembre Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Altri progetti [ modifica | modifica wikitesto ] Altri progetti Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su 1627 Estratto da ' https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=1627&oldid=93418146 ' Categorie : Eventi del 1627 Anni del XVII secolo Menu di navigazione Strumenti personali Accesso non effettuato discussioni contributi registrati entra Namespace Voce Discussione Varianti Visite Leggi Modifica Modifica wikitesto Cronologia Altro Ricerca Navigazione Pagina principale Ultime modifiche Una voce a caso Vetrina Aiuto Sportello informazioni Comunità Portale Comunità Bar Il Wikipediano Fai una donazione Contatti Strumenti Puntano qui Modifiche correlate Pagine speciali Link permanente Informazioni pagina Elemento Wikidata Cita questa voce Stampa/esporta Crea un libro Scarica come PDF Versione stampabile In altri progetti Wikimedia Commons In altre lingue Аҧсшәа Afrikaans Alemannisch አማርኛ Aragonés العربية Asturianu Azərbaycanca Boarisch Bikol Central Беларуская Беларуская (тарашкевіца)‎ Български भोजपुरी বাংলা বিষ্ণুপ্রিয়া মণিপুরী Brezhoneg Bosanski Català Mìng-dĕ̤ng-ngṳ̄ Cebuano کوردی Qırımtatarca Čeština Чӑвашла Cymraeg Dansk Deutsch Zazaki Ελληνικά Emiliàn e rumagnòl English Esperanto Español Eesti Euskara فارسی Suomi Føroyskt Français Nordfriisk Frysk Gaeilge 贛語 Gàidhlig Galego עברית हिन्दी Fiji Hindi Hrvatski Kreyòl ayisyen Magyar Հայերեն Interlingua Bahasa Indonesia Ilokano Ido Íslenska 日本語 La .lojban. 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  Giuseppe Garibaldi - Wikipedia Giuseppe Garibaldi Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca Disambiguazione – 'Garibaldi' rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Garibaldi (disambigua) . Giuseppe Garibaldi Deputato del Regno d'Italia Legislature VIII , IX , X , XII , XIII , XIV Collegio Casalmaggiore (VIII Legislatura) , Napoli I (VIII e IX legislatura) , Corleto ... italiano . Noto anche con l'appellativo di ' Eroe dei due mondi ' per le sue imprese militari compiute ... popolare del XX secolo da essa influenzata, il principale eroe nazionale italiano. [2] [3] Iniziò i suoi ... napoleoniche, gli impartì lezioni d' italiano e di storia antica (rimase affascinato soprattutto ... . in quel periodo per sostenersi economicamente faceva l'istitutore, [35] insegnando italiano ... ' Itaparica , una volta raggiunta le disse in italiano «tu devi essere mia» [150] . Ana Maria de Jesus CACHE

Giuseppe Garibaldi - Wikipedia Giuseppe Garibaldi Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca Disambiguazione – 'Garibaldi' rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Garibaldi (disambigua) . Giuseppe Garibaldi Deputato del Regno d'Italia Legislature VIII , IX , X , XII , XIII , XIV Collegio Casalmaggiore (VIII Legislatura) , Napoli I (VIII e IX legislatura) , Corleto (VIII e IX legislatura) , Lendinara (IX Legislatura) , Andria (IX e X legislatura) , Ozieri (X Legislatura) , Mantova (X Legislatura) , Napoli X (X Legislatura) , Roma V (XII Legislatura) , Roma I (XII, XIII e XIV legislatura) Sito istituzionale Deputato del Regno di Sardegna Legislature I , VI , VII Collegio Cicagna (I Legislatura) , Stradella (VI e VII legislatura) , Varese (VII Legislatura) , Nizza Marittima I (VII Legislatura) , Milano IV (VII Legislatura) , Corniglio (VII Legislatura) , Deputato della Repubblica francese Durata mandato 3 febbraio 1871 – 18 febbraio 1871 Dati generali Professione Militare di carriera Giuseppe Maria Garibaldi Nato Nizza 4 luglio 1807 Morto Isola di Caprera 2 giugno 1882 (74 anni) Dati militari Grado Generale Guerre Guerra dei Farrapos Guerre d'indipendenza italiane Spedizione dei Mille Guerra franco-prussiana Battaglie Assedio di Roma Battaglia del Volturno Battaglia di Calatafimi Battaglia di Bezzecca Battaglia di Mentana Battaglia di Digione Comandante di Cacciatori delle Alpi Frase celebre Qui si fa l'Italia o si muore! J.W.Mario Vita di Garibaldi voci di militari presenti su Wikipedia Manuale Giuseppe Maria [1] Garibaldi ( Nizza , 4 luglio 1807 – Caprera , 2 giugno 1882 ) è stato un generale , patriota , condottiero e scrittore italiano . Noto anche con l'appellativo di ' Eroe dei due mondi ' per le sue imprese militari compiute sia in Europa sia in America Meridionale , è la figura più rilevante del Risorgimento e uno dei personaggi storici italiani più celebri al mondo. È considerato, dalla storiografia e nella cultura popolare del XX secolo da essa influenzata, il principale eroe nazionale italiano. [2] [3] Iniziò i suoi spostamenti per il mondo quale ufficiale di navi mercantili e poi quale capitano di lungo corso al comando. La sua impresa militare più nota fu la spedizione dei Mille , che annesse il Regno delle Due Sicilie al nascente Regno d'Italia durante l' Unità d'Italia . Garibaldi era inoltre massone di 33º grado del Grande Oriente d'Italia (ricoprì anche brevemente la carica di Gran Maestro ) e anticlericale e fu autore di numerosi scritti e pubblicazioni, prevalentemente di memorialistica e politica , ma anche romanzi e poesie . [4] Indice 1 Biografia 1.1 La giovinezza 1.2 La navigazione 1.3 La vita da ricercato 1.4 L'esilio in Sud America 1.4.1 Nella Repubblica del Rio Grande del Sud 1.4.2 La guerra civile uruguaiana 1.5 Giuseppe e Anita 1.6 La prima guerra d'indipendenza 1.7 La Repubblica Romana 1.8 La fuga da Roma e la morte di Anita 1.9 Il rientro in Italia e la seconda guerra d'indipendenza 1.10 Da Quarto al Volturno 1.11 La guerra di secessione americana 1.12 La mancata liberazione di Roma 1.13 La terza guerra d'indipendenza 1.14 Le campagne in Francia 1.15 La società protettrice degli animali 1.16 Gli ultimi anni 2 Cronologia 3 Garibaldi e l'unificazione italiana 4 Garibaldi e il “sosia” inglese Peard 5 L’interesse anglosassone per Garibaldi 6 Garibaldi e Cavour 7 Appartenenza massonica 8 Cittadinanza onoraria 9 Impiego linguistico 10 Appellativi 11 Musei 12 Impegno civile 13 Reparti militari 14 Influenza culturale 14.1 Filatelia 14.2 Marineria 14.3 Monumenti a Garibaldi 14.3.1 Monumenti italiani 14.3.2 Monumenti nel mondo 14.4 Immagini di Garibaldi 15 Le donne di Garibaldi 16 I figli di Garibaldi 17 Onorificenze 18 Note 19 Bibliografia 19.1 Scritti di Garibaldi 20 Voci correlate 21 Altri progetti 22 Collegamenti esterni Biografia [ modifica | modifica wikitesto ] La giovinezza [ modifica | modifica wikitesto ] Targa presso la casa natale di Maria Rosa Nicoletta Raimondi, madre di Garibaldi, a Loano Giuseppe Garibaldi nacque a Nizza il 4 luglio 1807, nell'attuale Quai Papacino, in un periodo in cui la relativa contea (parte della Repubblica Ligure ) era sotto sovranità francese , poiché in quegli anni erano stati annessi dal Bonaparte come ‘’Distretto di Genova’’ all' Impero tutti i territori continentali sabaudi. [5] Nacque in una famiglia genovese trasferita a Nizza, dove fu battezzato il 19 luglio 1807 nella chiesa dei S.S. Martino e Agostino, situata nel quartiere attuale della Vecchia Nizza, e registrato come Joseph Marie Garibaldi, cittadino francese [6] [7] [8] . La sua famiglia si era trasferita a Nizza nel 1770. il padre Domenico Garibaldi (1766-1841), originario di Chiavari , [9] era proprietario di una tartana chiamata Santa Reparata. [10] La madre Maria Rosa Nicoletta Raimondi (22 gennaio 1776-20 marzo 1852) era una figlia di pescatori originaria di Loano , nel 1807 territorio francese (sino al 1805 Repubblica Ligure ), e morì a Nizza. [11] [12] Giuseppe era il terzogenito di sei figli: Angelo (1804-1853), il fratello maggiore, divenne console negli Stati Uniti d'America, Michele (1810-1866) fu capitano di marina, Felice (1813-1855) rappresentante di una compagnia di navigazione e produttore di olio pugliese, Maria Elisabetta (1798-1799) e Teresa (1817-1820), morte in tenera età in un incendio insieme alla balia [13] . Per diverso tempo, gli storici dettero credito a una versione, [14] dimostratasi poi falsa, [15] secondo la quale Garibaldi avrebbe avuto origini tedesche. La famiglia divideva con alcuni parenti, i Gustavin, una casa sul mare. [16] Dell'infanzia di Giuseppe si hanno poche notizie, per lo più agiografiche. [17] [18] Risulta invece certa la notizia che a 8 anni salvò una lavandaia caduta in acqua [19] e che il soccorso a persone in procinto di annegare fu una costante, tanto che ne salvò almeno 12. [20] Immagine della casa di Nizza dove nacque Garibaldi Nel 1814 la casa dei Garibaldi fu demolita per ampliare il porto e la famiglia traslocò. Nel 1815 Nizza fu restituita al Regno di Sardegna per decisione del Congresso di Vienna e restò sotto il governo dei Savoia fino al 1860. I genitori avrebbero voluto avviarlo alla carriera di avvocato, medico o sacerdote, ma Giuseppe non amava gli studi, prediligendo gli esercizi fisici e la vita di mare. Egli stesso ebbe a dire che era più amico del divertimento che dello studio. [21] Vedendosi ostacolato dal padre nella sua vocazione marinara, durante le vacanze tentò di fuggire per mare verso Genova con tre suoi compagni: Cesare Parodi, Celestino Bernord e Raffaello de Andrè. [22] Scoperto da un sacerdote che avvisò la famiglia della fuga, [23] fu fermato appena giunto alle alture di Monaco e ricondotto a casa. è forse da ricondursi a questo episodio l'inizio della sua antipatia verso il clero. [24] Tuttavia, si appassionò alle materie insegnategli dai suoi primi precettori, padre Giaume e il 'signor Arena'. Quest'ultimo, reduce delle campagne napoleoniche, gli impartì lezioni d' italiano e di storia antica (rimase affascinato soprattutto dalla Roma antica ). Alla fine riuscì a persuadere il padre a lasciargli intraprendere la vita di mare e venne iscritto nel registro dei mozzi a Genova il 12 novembre 1821 . [25] Dall'iscrizione in quel registro, si rileva che l'altezza del quattordicenne Garibaldi era di 39 once e 3/4 [26] , pari a circa 170 cm [27] , considerevole in rapporto all'età e all'altezza media dell'epoca. Anche se la datazione del primo imbarco è incerta, [28] risulta che il 13 gennaio 1824 [29] si imbarcò sedicenne sulla Costanza , comandata da Angelo Pesante di Sanremo , che Garibaldi avrebbe in seguito descritto come il migliore capitano di mare . [30] Nel suo primo viaggio, su di un brigantino con bandiera russa, [20] si spinse fino a Odessa nel mar Nero e a Taganrog nel mar d'Azov (entrambe ex colonie genovesi ). Vi si recherà nuovamente nel 1833 , incontrando un patriota mazziniano che lo sensibilizzerà alla causa dell' unità d'Italia . Rientrò a Nizza in luglio. [29] L'11 novembre partì per un breve viaggio come mozzo di rinforzo sulla Santa Reparata, costeggiando la Francia in un equipaggio di cinque uomini. [29] Con il padre, tra aprile e maggio del 1825 , partì alla volta di Roma con tappe a Livorno , Porto Longone e Fiumicino con un carico di vino , [31] per l'approvvigionamento dei pellegrini venuti per il Giubileo indetto da papa Leone XII . L'equipaggio era composto da 8 uomini, ed ebbe la sua prima paga. [32] La navigazione [ modifica | modifica wikitesto ] Giuseppe Garibaldi da giovane Iniziarono i numerosi viaggi marittimi di Garibaldi. fra quelli che rimasero più impressi al condottiero vi fu quello sul brigantino l' Enea , al cui comando vi era il capitano Giuseppe Gervino , durante il quale, in una tempesta, vide una feluca catalana, a cui non poterono prestare soccorso, sprofondare travolta dalle onde. [33] Nel 1827 , navigando con la Coromandel , raggiunse le Isole Canarie e nello stesso anno, a settembre, salpò da Nizza con la Cortese , comandata dal capitano Carlo Semeria , per il mar Nero ma durante il viaggio il bastimento fu assalito per tre volte dai corsari greci [34] che depredarono la nave, rubando persino i vestiti dei marinai, mentre il comandante non oppose la minima resistenza. [32] In questo viaggio subì la sua prima lieve ferita in battaglia, [35] evento forse ingigantito dalle fonti con il tempo. [36] Il viaggio comunque continuò e nell'agosto del 1828 Garibaldi sbarcò dalla Cortese a Costantinopoli dove, ammalato, rimase per circa tre anni. in quel periodo per sostenersi economicamente faceva l'istitutore, [35] insegnando italiano , francese e matematica . Fra i motivi che lo fecero indugiare vi fu la guerra turco-russa, che chiuse le vie commerciali marittime. nel frattempo si integrò nella comunità italiana, grazie anche alla presenza di una sua concittadina, la signora Luisa Sauvaigo. [37] Secondo le ricerche compiute dalla sua bisnipote diretta Annita Garibaldi, [38] probabilmente frequentò la casa di Calosso – comandante della cavalleria del Sultano col nome di Rustem Bey – e l'ambiente dei genovesi, che storicamente erano insediati nel quartiere di Galata e Pera . Ritornò a Nizza nella primavera del 1831. [32] Appena giunto in città ripartì subito, imbarcandosi sulla Nostra Signora delle Grazie comandata dal capitano Antonio Casabona , prima come secondo: poi l'anziano capitano gli cedette il comando. [39] Il 20 febbraio del 1832 [40] gli fu rilasciata la patente di capitano di mare di seconda classe. Nello stesso mese si reimbarcò con la Clorinda per il mar Nero. si contavano venti uomini a bordo e la paga di Giuseppe fu di 50 lire piemontesi al mese [41] mentre 100 toccarono al comandante, Simone Clary . Ancora una volta la nave fu presa di mira dai corsari ma questa volta l'equipaggio accolse gli aggressori a fucilate. Garibaldi fu ferito alla mano destra: avrebbe poi ricordato l'accaduto come il suo primo combattimento. [32] Proprio sulla Clorinda conobbe Edoardo Mutru , suo compagno d'armi in futuro. [42] Nel 1833 si contarono sui registri navali 72 mesi di navigazione effettiva. [32] L'importanza dello spirito marinaro in Garibaldi è stato più volte sottolineato, gli scritti di Augusto Vittorio Vecchi , più noto con il nome di Jack la Bolina influenzarono i successivi studiosi sull'argomento, egli che definiva il Mar Mediterraneo un ottimo insegnante, vedeva nell'eroe l'ingenuità degli uomini di mare in contrasto con la furbizia degli uomini di terra. [43] Di parere simile era Pino Fortini , il quale affermò che il mare lo aveva formato, educato moralmente. [44] Dopo 13 mesi di navigazione ritornò a Nizza, ma già nel marzo 1833 ripartì per Costantinopoli. All'equipaggio si aggiunsero tredici passeggeri francesi seguaci di Henri de Saint-Simon , imbarcati di notte e controllati dalla polizia che andavano in esilio nella capitale Ottomana . Il loro capo era Emile Barrault , professore di retorica che espose le idee sansimoniane a un attento Garibaldi. [45] Garibaldi, allora ventiseienne, fu molto influenzato dalle sue parole, ma Anita Garibaldi ipotizza che probabilmente quelle idee non gli giungessero del tutto nuove, essendogli note fin da quando aveva soggiornato nell' Impero Ottomano , luogo prescelto da tanti profughi politici dell'Europa e percorso esso stesso da fremiti di autonomia e di libertà. [46] Tutto ciò contribuì a convincerlo che il mondo era percorso da un grande bisogno di libertà. Lo colpì in particolare Emile Barrault quando affermò: « Un uomo, che, facendosi cosmopolita, adotta l'umanità come patria e va ad offrire la spada ed il sangue a ogni popolo che lotta contro la tirannia, è più di un soldato: è un eroe » ( Emile Barrault , frase riportata da Garibaldi ad Alexandre Dumas in 'Memorie di Giuseppe Garibaldi' ) Il bastimento sbarcò i francesi a Costantinopoli e procedette per Taganrog , importante porto russo sul Mar d'Azov . Qui in una locanda, incontrò un uomo detto il Credente , [47] che espose a Garibaldi le idee mazziniane . [48] Le tesi di Giuseppe Mazzini sembrarono a Garibaldi la diretta conseguenza delle idee di Barrault ed egli vide nella lotta per l'Unità d'Italia il momento iniziale della redenzione di tutti i popoli oppressi. Quel viaggio cambiò la vita di Garibaldi. nelle sue Memorie scrisse: «Certo non provò Colombo tanta soddisfazione nella scoperta dell'America , come ne provai io al ritrovare chi s'occupasse della redenzione patria». [49] La vita da ricercato [ modifica | modifica wikitesto ] Non si ha certezza storica del primo incontro fra Garibaldi e Mazzini. quello descritto nella sua biografia mostra alcune lacune: si racconta che un certo Covi condusse il primo dal rivoluzionario in un incontro tenutosi a Marsiglia nel 1833, [50] ma la datazione non risulta credibile in quanto il marinaio sbarcò il 17 agosto 1833 [51] a Villefranche-sur-Mer (all'epoca Villafranca marittima) mentre Mazzini si era già trasferito, da giugno, a Ginevra . Inoltre lo stesso genovese affermò che aveva sentito di Garibaldi solo tempo dopo, nel 1834. [52] A quell'epoca i marinai mercantili dovevano obbligatoriamente prestare servizio per 5 anni nella marina da guerra. venivano agevolati coloro che avessero frequentato rotte che portavano all'estero, essi infatti potevano decidere quando iniziare tale periodo, in ogni caso la scelta doveva cadere prima dei quarant'anni di età. Garibaldi presentò la domanda nel mese di dicembre del 1833 diventando marinaio di terza classe. [53] Garibaldi è ricordato a Genova con una statua equestre situata a Piazza De Ferrari Il 16 dicembre si presentò a Genova e il 26 si imbarcò sull' Euridice dove rimase per 38 giorni [54] La divisa sarda nell'occasione era composta da un frac nero, una tuba, e un paio di pantaloni bianchi. [55] Come marinaio piemontese Garibaldi assunse il nome di battaglia Cleombroto , [56] un re spartano che combatté contro Tebe nella Battaglia di Leuttra . Non era ancora iscritto alla Giovine Italia . [57] In quel periodo tenta, con Edoardo Mutru arruolatosi anch'esso, e Marco Pe di fare propaganda alla causa, e cercando a bordo e a terra di fare proseliti. Frequenta l'osteria della Colomba, la cui proprietaria Caterina Boscovich, insieme alla cameriera Teresina Cassamiglia, gli saranno d'aiuto in seguito. Fa sfoggio della sua attività, offrendo da bere a sconosciuti con l'intento di arruolare nella causa nuovi elementi senza preoccuparsi con chi stesse parlando, [58] e fu visto in pubblico, al caffè di Londra, usare parole dispregiative verso il Re. Per tale comportamento venne sorvegliato dalla polizia. Il 3 febbraio 1834 fu poi imbarcato, insieme a Mutru, sulla Conte De Geneys, che stava per partire per il Brasile . [59] Vi restò solo un giorno in quanto il 4 febbraio, [60] fingendosi malato, scese a terra, dopo aver dormito all'Insegna della Marina con Mutru. Nel frattempo si era stabilito che l'11 febbraio 1834 ci sarebbe stata un'insurrezione popolare in Piemonte . Garibaldi scese a terra per mettersi in contatto con i mazziniani. ma il fallimento della rivolta in Savoia e l'allerta di esercito e polizia fecero fallire tutto. Garibaldi credeva che l'insurrezione si sarebbe comunque avviata. non tornò sulla nave per parteciparvi, venendo siglato il termine A.S.L. (Assentatosi Senza Licenza) sulla sua matricola, [60] e divenendo in pratica un disertore . tale latitanza venne considerata come ammissione di colpa. Attese un'ora in piazza prima di andarsene, [61] trovando riparo prima a casa della fruttivendola [62] Natalina Pozzo e successivamente all'osteria e alla casa della padrona, Caterina Boscovich. Intanto vengono arrestati il quasi omonimo Giuseppe Giribaldi (l'8 febbraio) e poi lo stesso Mutru, il 13 febbraio. Prima di allora, il 9 [63] o l'11, [64] lascia Genova. Più volte nel corso della fuga sfugge a eventuali catture, dopo aver superato il fiume Varo : la prima quando al confine venne condotto momentaneamente a Draguignan , [65] poi in un'osteria dove canta per sfuggire agli sguardi dell'oste che minacciò di farlo arrestare. [66] Giunse infine a Marsiglia. Intanto viene indicato come uno dei capi della cospirazione, fu condannato alla pena di morte ignominiosa in contumacia in quanto nemico della Patria e dello Stato. [67] Garibaldi divenne così un ricercato e in quel tempo visse per un breve periodo dal suo amico Giuseppe Pares . [68] Continua sotto falso nome, assunta l'identità dell'inglese Joseph Pane , a viaggiare: il 25 luglio salperà verso il mar Nero sul brigantino francese Union raccontando di essere un ventisettenne nato a Napoli . [69] Dovrebbe svolgere l'attività di marinaio ma sarà secondo in realtà. [70] Sbarca il 2 marzo 1835, e in maggio fu in Tunisia . Quando tornò a Marsiglia trovò la città devastata da una grave epidemia di colera . offertosi come volontario , lavorò in un ospedale, [71] in qualità di benevolo , e ci rimase per quindici giorni. [72] In quel periodo conobbe Antonio Ghiglione [73] e Luigi Canessa . Poiché le rotte erano chiuse in parte per via del colera, Garibaldi decise di partire alla volta del Sud America con l'intenzione di propagandare gli ideali mazziniani. L'8 settembre 1835 partì da Marsiglia sul brigantino Nautonnier , nave comandata da Beauregard, [74] assumendo la falsa identità di Giuseppe Pane e affermando di essere nato a Livorno . data la sua paga di 85 franchi, si presuppone che non svolse in mare gli incarichi di marinaio la cui paga era inferiore. L'esilio in Sud America [ modifica | modifica wikitesto ] Poncio e camicia rossa di Garibaldi ( Museo del Risorgimento di Milano ) Giunto a Rio de Janeiro nella fine del 1835 o nel gennaio del 1836, venne accolto dalla piccola comunità di italiani aderenti alla Giovine Italia , avvisati da Canessa poco prima. avviò quindi un piccolo commercio di paste alimentari nei porti vicini. La sua prima lettera venne spedita il 25 gennaio 1836 . [75] Cercò di instaurare un rapporto con Giuseppe Stefano Grondona , il «genio quasi infernale» come lo definirà lui stesso, [76] senza però riuscirci, anche cedendogli la presidenza dell'associazione locale della Giovine Italia. Fondò una società con l'amico Luigi Rossetti , [77] chiamato Olgiati. Scrisse direttamente a Mazzini il 27 gennaio, in una lettera mai giunta a destinazione, chiedendo che rilasciasse «lettere di marca», un'autorizzazione ad avviare una guerra corsara contro i nemici austriaci e piemontesi, una richiesta impossibile da esaudire, [78] ma senza le quali le sue azioni sarebbero state solo atti di pirateria . [79] Parla apertamente contro Carlo Alberto sul Paquete du Rio , [80] cura le stampe della lettera mazziniana a Carlo Alberto e gli furono aperte le porte della loggia irregolare Asilo di Vertud. [81] Nella Repubblica del Rio Grande del Sud [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica Riograndense e guerra dei Farrapos . Nel febbraio del 1837 parlò con Livio Zambeccari , detenuto nella prigione Santa Cruz in quanto segretario di Bento Gonçalves , [82] presidente della Repubblica Riograndense , stato secessionista del Brasile. Sarà l'inizio di una collaborazione ufficiale. Il 4 maggio 1837 , ottenne una Lettera di corsa , la numero sei (avevano rilasciato un totale di 12 patenti), documento firmato dal generale Joao Manoel de Lima e Silva apparentemente firmata il 14 novembre 1836. [83] Nell'atto si leggeva la lista dei 14 uomini autorizzati a utilizzare la lancia 'Mazzini' di 20 tonnellate, il capitano designato era João Gavazzon (o Gavarron), mentre Garibaldi figurava come il primo tenente. A João risultava intestata anche un'altra nave, la 'Farropilha', di 130 tonnellate. [84] ottenuta dal governo della Repubblica Riograndense (ora Rio Grande do Sul ), ribelle all'autorità dell' Impero del Brasile guidato da Pedro II . La nave comprata tempo prima grazie ai soldi di Giacomo Cris (vero nome di Giacomo Picasso [85] con il quale si fece conoscere), era stata battezzata Mazzini , e con i soldi fruttati da una colletta, 800 lire [86] verranno effettuate delle migliorie. Salperanno il 7 maggio, a bordo si contavano 12-13 uomini in tutto, [87] fra cui il nostromo Luigi Carniglia, il timoniere Giacomo Fiorentino e Joao Baptista e Miguel un brasiliano che doveva pensare alle armi. Sul giornale Jornal do comercio si dava come destinazione del viaggio Campos e come comandante Cipriano Alves (altro nome assunto da Garibaldi) [88] La prima preda fu una lancia da cui prese lo schiavo nero Antonio e lo affrancò rendendolo libero. L'11 maggio i corsari avvistarono una sumaca di centoventi tonnellate chiamata 'Luisa' e la abbordarono. Si contavano quattro uomini e quattro schiavi che verranno resi liberi a cui si aggiunse il primo. Garibaldi e i suoi uomini portano le barche dalla laguna Los Patos al lago Tramandahy durante la guerra del Rio Grande do Sul Garibaldi rifiuta ogni bene che il capitano gli aveva offerto e non vuole che i beni personali vengano toccati. Si continuò sulla nuova nave più grande che fu ribattezzata 'Farropilha' ('Canaglia'), mentre quella vecchia venne fatta affondare. I prigionieri vennero fatti scendere in seguito, sull'unica lancia che avevano a disposizione, [89] con loro il brasiliano che non si era reso conto del pericolo. Successivamente non si hanno notizie di altri abbordaggi e Garibaldi giunse a Maldonado il 28 maggio. Intanto le sue gesta si diffusero ma non portando dati corretti: a sentire il ministero della guerra e marina a Montevideo avrebbe liberato 100 schiavi neri. [90] Garibaldi lasciò nella notte del 5-6 giugno [90] la città, perché avvertito del pericolo della Imperial Pedro , che era alla ricerca dei corsari per arrestarli. [91] Partiti nuovamente, non si accorsero del malfunzionamento della bussola che li portò conseguentemente fuori rotta verso gli scogli all'altezza della punta de Jesús y María. [92] Ottenuti con difficoltà dei viveri, il viaggio riprese. dovendo in qualche modo ovviare alla mancanza di una lancia, comprata poi in seguito, utilizzarono in sostituzione la tavola su cui si mangiava, barili vuoti e vestiti a far da vela. [93] Il 15 giugno affrontarono un lancione, il Maria , salpato con l'intento di catturare il corsaro. [94] Nel combattimento il timoniere incontrò la morte e Garibaldi, sostituitolo, venne ferito quasi mortalmente, [95] perdendo i sensi. La battaglia la continuarono i rimanenti italiani, comandati da Carniglia, fino alla fuga. Altri marinai abbandonarono la nave, mentre l'eroe, ricevute le cure, si riprese. [96] Garibaldi scrive al generale Pascual Echagüe chiedendo aiuto e ottenendolo in parte: la nave partì per Buenos Aires giungendovi il 20 ottobre e venne restituita al proprietario, mentre i corsari rimasti non potevano lasciare Gualeguay ( Argentina ), in quanto prigionieri del governatore Juan Manuel de Rosas . [97] Nel frattempo imparò lo spagnolo. Tentata la fuga, fu catturato e torturato da Leonardo Millán , [97] e rimase due mesi nel carcere di Bajada, dopo i quali lo rilasciarono (febbraio 1838), non avendo nulla da imputargli. Raggiunti a Paraná Guazú i suoi amici Rossetti e Cuneo, seppe dell'arresto di Joao Gavazzon e di Giacomo Picasso. Nel maggio 1838 giunse a cavallo a Piratini , [98] compiendo un viaggio di 480 km. Qui conobbe di persona Bento Gonçalves , rimanendone affascinato. Si organizzò un cantiere navale lungo il fiume Camacuã : il capo dei lavori era John Griggs , di origini irlandesi, mentre Garibaldi divenne comandante della flotta. Due lancioni erano pronti al varo: il Rio Pardo (15-18 tonnellate), dove si imbarcò lo stesso Garibaldi, [99] e l' Independencia , il cui equipaggio contava complessivamente circa 70 persone, tra cui Mutru e Carniglia. Partirono il 26 agosto 1838, e riuscirono a superare lo sbarramento posto dalle navi nemiche. Il 4 settembre avvistarono due navi nemiche: una di esse fuggì mentre l'altra, una sumaca chiamata La Miniera , si arrese. [100] Vi era il problema della spartizione della preda: da dividere in tre parti secondo quanto scritto nell'accordo redatto da Rossetti, 8 (di cui una a Garibaldi) [101] secondo quanto si decise alla fine, per decisione del ministro delle finanze Almeida. L'ammiraglio Greenfell, allarmato dall'accaduto, fece scortare ogni nave con quelle di guerra, mentre alla piccola flotta di Garibaldi si aggiunsero altre navi e altre erano in costruzione. Il 17 aprile 1839 , [102] avvertiti dal grido «è sbarcato il Moringue » [103] (così era chiamato il maggiore Francesco Pedro de Abreu , a cui era stato dato l'ordine di eliminare Garibaldi), sventarono un tentativo di imboscata, nonostante i nemici fossero favoriti dalla nebbia. Affrontarono i circa 150 uomini inviati, [104] ferendo lo stesso Moringue e costringendoli alla ritirata: fu una vittoria che divenne celebre con il nome di ('Battaglia del Galpon de Xarqueada'). L'eco della vittoria venne ufficializzata dal rapporto del ministro della Guerra al parlamento brasiliano [105] Partecipò, quindi, in qualità di capitano tenente, alla campagna che portò alla presa di Laguna , il cui comando venne affidato al colonnello David Canabarro , della capitale dell'attigua provincia di Santa Caterina . La tattica utilizzata fu singolare: si risalì il fiume Capivari , ingrossato dalle ultime piogge, facendo avanzare le navi per via terra, con l'aiuto di due carri preparati dentro alcune fosse, trainati fino a giungere alla laguna di Thomás José e scendere dal Tramandai . Per tale progetto vennero scelti i due nuovi lancioni: Farroupilha (18 tonnellate, su cui dava gli ordini l'eroe) e il Seival (12 tonnellate, a cui comando si ritrova Griggs). [106] Il 5 luglio inizia il trasporto via terra evitando al contempo l'attacco nemico che si stava preparando più avanti, terminerà l'11 luglio, tre giorni dopo il 14 luglio riprenderanno il mare. [107] La nave di Garibaldi si rivela troppo pesante: il timone si spezza la nave si rovescia, è il 15 luglio 1839. [108] Durante la tempesta annegheranno fra gli altri Mutru, Carniglia e Procopio (uno schiavo reso libero che aveva ferito il Moringue). [109] L'assalto verrà condotto lo stesso con l'unico Lancione rimasto, il Seival, condotto da Garibaldi. [110] di fronte hanno un brigantino e quattro lancioni. Si dirige verso sud portando le inseguitrici, consistenti in due lancioni, il Lagunense e l' Imperial Catarinense , in una trappola. Dei soldati nascosti nella fitta vegetazione assaltarono le navi e le conquistarono. vennero poi utilizzate per distrarre gli altri due lancioni, Santa Ana e l' Itaparica si arresero, il brigantino Cometà fuggì. Il 25 luglio 1839 venne conquistata Laguna e con il suo nuovo nome, Juliana, venne proclamata la repubblica catarinense. [111] Gli imperiali inviarono il maresciallo Francisco José de Souza Suares de Andrea con una flotta di 12 navi e tre lancioni: nei primi scontri venne ucciso Zeferino Dutra , uomo a cui Garibaldi aveva lasciato il comando del resto della flotta. L'eroe prese il comando della Libertadora rinominata Rio Pardo , [112] mentre il Seival fu affidato a Lorenzo Valerigini . Occorrevano arrembaggi, ma vicino alla laguna vi era un blocco navale creato dagli imperiali, e per superarlo, il 20 ottobre si inviò una sumaca per distrarre le navi che partirono all'inseguimento lasciando il resto della flotta libero di agire. In una di queste azioni si trovarono di fronte alla nave Regeneração che, con i suoi venti cannoni (le tre navi avevano un solo cannone ciascuno, [113] ) mise in fuga le navi. Fuggirono per lo stesso motivo anche dalla Andorinha , si attendeva di ritornare alla laguna. [114] Era il 2 novembre, il Rio Pardo tornò pochi giorni dopo. Guidò malvolentieri l'attacco alla cittadina Imaruí con l'intenzione di punirla del tradimento. [115] Il 4 novembre [116] l'esercito imperiale forte di 16 navi con 33 cannoni complessivi e 900 uomini, [116] riconquistò la città e i repubblicani, dopo aver incendiato le navi senza che i soccorsi richiesti fossero giunti, ripararono sugli altopiani, Griggs venne ucciso. Sulla terraferma i combattimenti continuarono, e furono i primi per Garibaldi: il 14 dicembre 1839 a Santa Vitória do Palmar [117] attaccò con i suoi marinai il nemico e costringendolo alla ritirata. successivamente il 12 gennaio 1840 , nei pressi di Forquetinha , Garibaldi, guidando la fanteria, soccorse con 150 uomini il colonnello Teixeira. [118] Garibaldi radunò i sopravvissuti, 73 uomini in tutto, salì su un'altura e solo di notte gli inseguitori smisero la caccia. Marciarono per quattro giorni fino nei pressi di Vacaria [119] e poi di nuovo al Rio Grande. « Garibaldi è un uomo capace di trionfare in qualsiasi impresa. » ( Alessandro Walewski da J. Duprey, Un fils de Napoleón dans les pays de la Plata au temps de Rosas , Parigi-Montevideo 1937, p. 164. ) Nell'aprile del 1840 si radunarono i due eserciti nei pressi del fiume Taquari . 4.300 imperiali, al comando del generale Manuel Jorge Rodríguez che avrebbero affrontato 3.400 riograndesi, [120] ma non ci fu alcuna battaglia. Si decise di attaccare San José do Norte , punto strategico di rifornimento. Dei quattro fortini disposti a difesa tre vennero distrutti in poco tempo, l'azione era guidata da Gonçalves con Teixeira. L'ammiraglio Greenfell inviò i rinforzi, allorché Garibaldi suggerì di bruciare la città ma l'idea non venne accolta. una volta fuggiti, il nizzardo si fermò su ordini dati a San Simón [ quali? ] . [121] poco dopo, il 24 settembre 1840 , fu ucciso Rossetti. Giunto a São Gabriel , strinse amicizia con Francesco Anzani . Gli venne concesso di recarsi a Montevideo e di portarsi 1.000 buoi come bottino di conquiste. riuscì a farne partire 900, ma negli oltre 600 km che percorse perse la maggior parte dei capi, solo 300 infatti giunsero a destinazione nel giugno del 1841 a causa dei ripetuti furti dei mandriani infedeli. [122] La guerra civile uruguaiana [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di San Antonio . Soggiornava in casa di amici. [123] Non si conosce con esattezza quando Garibaldi entrò nella marina uruguayana , [124] comunque quando avvenne gli venne conferito il grado di colonnello e gli venne affidata una missione: una volta partito da Montevideo via mare, doveva penetrare nel Paraná fino alla Bajada (l'odierna città di Paraná ) e poi portare il bottino preso dalle navi incrociate a Corrientes , una missione definita «suicida». [125] Le navi erano tre: Constitución (di 256 tonnellate e 18 cannoni, comandata direttamente dal nizzardo), il brigantino Pereyra , comandato da Manuel Arãna Urioste , e la goletta mercantile Procida , comandata da Luigi De Agostini. Le tre imbarcazioni partirono il 23 giugno 1842. [126] Durante il viaggio la Constitución si arenò e fu soccorsa dalla Procida mentre sopraggiunse la flotta argentina. si trattava dell'ammiraglio William Brown (1777 - 1857) al comando di sette navi, di cui una, la Belgrano , si arenò a sua volta. [127] Fu grazie alla nebbia che Garibaldi e le altre navi riuscirono a fuggire nonostante il tentativo di inseguimento da parte di Brown che però si immise su una rotta errata. La navigazione continuò nel Paraná dal 29 giugno e raggiunsero come da programma la Bajada il 18 luglio. [128] Continuarono il viaggio superando il porticciolo di Cerrito. Le navi di Brown, a cui si aggiunsero quelle comandate dal maggiore Seguì , raggiunsero le navi del nizzardo vicino alla Costa Brava: da una parte 3 brigantini e 4 golette, con un totale di circa 700 uomini e 53 cannoni, mentre Garibaldi poteva contare su due delle tre navi in quanto la Procida si distaccò precedendoli a Corrientes, 29 cannoni e circa 300 uomini, entrambi avevano anche imbarcazioni minori. [129] Il 16 agosto Brown iniziò a fare fuoco. Risultano inutili i tentativi di resistenza. Urioste cercò di portare lo scontro sulla terra ma venne sconfitto, intanto Alberto Villegas con il suo gruppo fuggì. Dopo tre giorni di combattimenti, [130] le navi vennero incendiate, ma alcuni dei corsari saltarono in aria con esse. Garibaldi si trasferì prima a Goya e, dopo vari spostamenti, il 19 novembre si ritrovò a Paysandú . qui ricevette l'ordine dal generale Felix Edmondo Aguyar di compiere alcune azioni militari. Venne poi richiamato a Montevideo, ma prima di raggiungerli dovette bruciare nuovamente la flottiglia che comandava. Giunto nel dicembre del 1842 con l'incarico di ricostruire la flotta perduta, con un attacco affondò il 2 febbraio 1843 un brigantino che faceva parte della flotta di Brown. pochi giorni dopo venne respinto un primo tentativo del generale Manuel Oribe . l'assedio iniziò il 16 febbraio 1843. [131] Il 29 aprile, dopo aver rinforzato l' isola dei Topi , si ritrovò di fronte il giorno dopo nuovamente Brown. L'ammiraglio contava su due brigantini e due golette, Garibaldi due imbarcazioni con un cannone ciascuno. gli inglesi intervennero salvandoli. [132] Alla fine dell'anno prese il comando della Legione italiana . Il colore scelto per le divise fu il rosso, [133] . la bandiera, un drappo nero rappresentava il Vesuvio in eruzione. [134] In seguito venne tradito dal colonnello Angelo Mancini , [135] Dopo piccole vittorie conseguite rifiutò in una lettera del 23 marzo 1845 la proposta fatta a gennaio dal generale Fructuoso Rivera , capo dei Colorados , che voleva regalare alcune terre alla Legione italiana. [136] Si cercò di far finire l'assedio: si opposero senza successo gli ammiragli Herbert Ingliefeld e Pierre Jean Honorat Lainé [137] , mentre Brown si ritirò, e tempo dopo volle salutare il suo avversario. Nell'agosto 1845 Ingliefeld iniziò insieme a Garibaldi ad aprirsi un varco, con l'intenzione di conquistare porti nemici. [138] Il nizzardo comandava due brigantini: Cagancha (64 uomini) [139] e il 28 de marzo (36 uomini), e altre navi. Si aggiunsero i validi aiuti di Juan de la Cruz e José Mandell . Dopo aver preso l' isola del Biscaino e Gualeguaychú [140] si aggiunse la goletta francese Eclair al cui comando vi era Hippolite Morier , si giunse davanti a Salto, occupata dagli uomini di Manuel Lavalleja . [141] Egli, dopo essere stato sconfitto da Francesco Anzani , abbandonò la città che il 3 novembre fu occupata da Garibaldi. Justo José de Urquiza iniziò l' assedio alla cittadina il 6 dicembre. [142] dopo diciotto giorni di attacchi lasciò una parte dei suoi uomini, 700 di essi e abbandonò l'impresa. Il 9 gennaio 1846 Garibaldi ottiene la sua prima vittoria contro gli assedianti, attaccando di notte. Garibaldi nella battaglia di San Antonio Il generale Anacleto Medina intanto stava giungendo a dar man forte con i suoi 500 cavalieri. Garibaldi cercò di affrontarlo con 186 legionari e 100 uomini guidati dal colonnello Bernandino Baez [143] ma vennero colti di sorpresa a loro volta dal generale Servando Gómez nei pressi di San Antonio. [144] Gli uomini trovarono riparo nei resti di un saladero, dove si organizzarono, sparando solo a bruciapelo. e, attaccando in seguito con la baionetta , riuscirono a resistere all'attacco. dopo otto ore di combattimento, Garibaldi ordinò la ritirata. [145] Si conteranno 30 morti a cui si aggiungeranno 13 dei feriti mentre Servando ne avrà contati più di 130. [146] I morti verranno raccolti e seppelliti in una fossa comune su cui verrà piantata una bandiera in loro onore: è l'8 febbraio 1846 [147] . Il nizzardo rimase a Salto per diversi mesi, respingendo ogni attacco. Il 20 maggio attaccò nella notte Gregorio Vergara e nel ritorno prima di guadare un ruscello decise di attaccare i soldati che li inseguivano comandati da Andrés Lamas . [148] Le gesta oltre oceano di Garibaldi divennero celebri in Italia grazie al patriota Raffaele Lacerenza , che diffuse a proprie spese in tutto il paese seimila copie del Decreto di grazie ed onori concessi dal governo di Montevideo ai legionari italiani. [149] Giuseppe e Anita [ modifica | modifica wikitesto ] Giuseppe e Anita si erano conosciuti a Laguna nel 1839 si narra che, dopo averla inquadrata con il cannocchiale mentre si trovava a bordo dell' Itaparica , una volta raggiunta le disse in italiano «tu devi essere mia» [150] . Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva (questo il nome completo) si era sposata [151] il 30 agosto 1835 [152] con il calzolaio [153] Manuel Duarte de Aguiar, molto più anziano di lei, che, arruolatosi fra gli imperiali, era fuggito da Laguna tempo prima, ma la moglie non lo seguì. Nata nel 1821 a Merinhos [154] , aveva 18 anni al momento dell'incontro con Garibaldi. Garibaldi e Ana Maria de Jesus Ribeiro , passata alla storia - e quasi alla leggenda - del Risorgimento italiano con il diminutivo 'Anita', si sposarono il 26 marzo 1842 , presso la chiesa di San Francisco d'Assisi con rito religioso. È spesso raccontato il fatto che Anita, abile cavallerizza, insegnò a cavalcare al marinaio italiano, fino ad allora del tutto inesperto di equitazione. Giuseppe a sua volta la istruì, per volontà o per necessità, ai rudimenti della vita militare. Cercò di far allontanare Anita e i figli da sua madre, ma il giugno 1846 ottenne un parere contrario del ministro degli esteri di Carlo Alberto, Solaro della Margarita . [155] I legionari progettano di tornare in patria, e grazie alla raccolta organizzata fra gli altri da Stefano Antonini , Anita, con i tre figli, e altri familiari dei legionari partirono nel gennaio del 1848 su di una nave diretta a Nizza , dove furono affidati per qualche tempo alle cure della famiglia di Garibaldi. Scoppiati i moti italiani di indipendenza, fu autorizzato a ritornare negli stati sardi con un gruppo di soldati. La prima guerra d'indipendenza [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: prima guerra di indipendenza italiana . Garibaldi rientrò in Italia nel 1848 , poco dopo lo scoppio della prima guerra di indipendenza . Venne noleggiato un brigantino sardo chiamato Bifronte , rinominato Speranza (o Esperanza ). venne nominato come capitano lo stesso Garibaldi, e la partenza avvenne il 15 aprile 1848, alle 2 del mattino. si erano imbarcati 63 uomini. [156] Giunsero in vista di Nizza il 23 giugno. [157] Lo avevano anticipato un suo luogotenente, Giacomo Medici , [158] e una certa notorietà, grazie al lavoro di Mazzini. [159] Tornato dunque in Europa per partecipare alla prima guerra di indipendenza contro gli austriaci , il 25 giugno proferisce parole a favore di Carlo Alberto di Savoia . il 29 giugno si trova a Genova, e per giungere a Roverbella , nei pressi di Mantova , deve chiedere 500 lire a un amico. [160] L'incontro con Alberto avvenne il 5 luglio: venne accolto freddamente, a causa l'antica condanna. non potendogli offrire aiuto, gli consigliò di recarsi a Torino dal ministro della guerra, che gli suggerì a sua volta di recarsi a Venezia . Roverbella (MN), lapide in ricordo dell'incontro con Carlo Alberto Nel 1848 incontrò Mazzini a Milano , rimanendone in parte deluso, avendo i due pensieri molto diversi. [161] Partecipò comunque alla guerra come volontario al servizio del governo provvisorio di Milano , con la carica di generale . [162] Formò il battaglione Anzani, del quale pose al comando Giacomo Medici, e partì alla volta di Brescia il 29 luglio, avendo ricevuto l'incarico di liberarla. Il numero dei suoi uomini era di circa 3.700 e usarono le vesti abbandonate dagli austriaci. Non giunse però nella città poiché venne richiamato a Milano. Le sue affermazioni contro Carlo Alberto provocarono una sua dura reazione: costui impartì l'ordine di fermarlo e se si fosse ritenuto necessario anche di arrestarlo, [163] provocando la diserzione di alcuni volontari. Giunse ad Arona , dove chiese contributi alla cittadinanza, [164] poi a Luino dove il 15 agosto 1848 ebbe il primo scontro in Italia contro gli austriaci (comandati dal Colonnello Molynary) e verso Varese , poi navigando sul Lago Maggiore , essendosi impadronito dei battelli, penetrò per poco nel territorio austriaco. [165] Gli austriaci che si trovò a combattere erano comandati dal generale Konstantin d'Aspre , che ebbe l'ordine di ucciderlo, e il maresciallo Radetzky . Quindi a Morazzone venne sorpreso da un attacco nemico, ma riuscì a fuggire nella notte rimanendo con circa 30 uomini. Trovò riparo in Svizzera , [166] il 27 agosto valicando il confine travestito da contadino. [167] Il 10 settembre ritornò da sua moglie, che viveva a casa di un amico, Giuseppe Deideri. Il 26 settembre ripartì alla volta di Genova, e il 24 ottobre si imbarcò sulla nave francese Pharamond [168] con Anita, poi rimandata a Nizza. All'inizio erano 72 uomini con Garibaldi a cui si aggiunsero i lancieri di Angelo Masina il 24 novembre e soldati provenienti da Mantova. Si arrivò così a una formazione di 400 uomini [169] alla quale Garibaldi diede il nome di Legione Italiana . La Repubblica Romana [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: questione romana e assedio di Roma (1849) . Infastidito dai reumatismi di cui soffriva, si ritirò a Rieti il 19 febbraio e, per breve tempo, ebbe la compagnia di Anita. Grazie al suo appello, giunsero molti giovani che portarono il totale a 1.264 uomini, [170] oltre ad aiuti, vestiti e armi seppur in numero insufficiente. stazionarono poi ad Anagni mentre Francesco Daverio chiedeva l'invio di altre armi. Il 23 aprile il nizzardo venne nominato generale di brigata dal ministro della guerra della Repubblica Romana Giuseppe Avezzana [171] mentre Carlo Alberto aveva abdicato in favore di Vittorio Emanuele II . Garibaldi partecipò ai combattimenti in difesa della Repubblica Romana , minacciata dalle truppe francesi e napoletane che difendevano gli interessi del papa Pio IX . Luigi Napoleone fece sbarcare a Civitavecchia un corpo di spedizione francese , guidato dal generale Nicolas Oudinot . Il 25 aprile, [172] dopo averla occupata, ne fece la sua base. Il 27 aprile giunse a Roma passando per Porta Maggiore. Contava di bloccare il nemico di 2.500 uomini e l'appoggio di altri 1.800 guidati dal colonnello Bartolomeo Galletti . Garibaldi, Andrea Aguyar (a cavallo) e Nino Bixio durante l'assedio di Roma. Disegno del 1854 di William Luson Thomas basato sullo schizzo di George Housman Thomas realizzato nel 1849 Scrutando il territorio decide di far occupare Villa Doria Pamphilj e Villa Corsini . il 30 aprile i francesi attaccarono, ma imprecisioni tattiche [173] portarono lo scontro al colle Gianicolo : alla fine si ritirarono verso Castel di Guido . le perdite furono maggiori per i francesi (500 [174] fra morti e feriti contro i 200 dei difensori). [175] Fra i feriti vi era Garibaldi, colpito al fianco da una fucilata francese che impattò il manico del pugnale permettendogli di salvarsi miracolosamente [176] . Intanto Ferdinando II , re delle Due Sicilie , inviò i suoi uomini, guidati dal generale Ferdinando Lanza e dal colonnello Novi, che giunsero verso le 12 [177] del 9 maggio a Palestrina . a respingerli furono il nizzardo e Luciano Manara . dopo un combattimento di tre ore, i borbonici si ritirarono, perdendo 50 dei loro uomini. Il 16 maggio, nei pressi di Velletri, disobbedì agli ordini, in realtà ormai superati dagli eventi, di Pietro Roselli [178] . nell'occasione Garibaldi venne travolto dai cavalieri, cadde a terra dove fu alla mercé di cavalli e nemici, ma venne salvato per intervento del patriota Achille Cantoni : [179] seguirono aspre critiche sul suo operato. [180] Il 26 maggio 1849 Giuseppe Garibaldi giungeva a Ceprano ordinando a Luciano Manara di entrare con i suoi bersaglieri nel Regno di Napoli , per combattere i borbonici che si erano attestati nella Rocca d'Arce. Mazzini voleva però concentrarsi sulla difesa dell'Urbe e, anche perché era giunta notizia dell'arrivo di forze spagnole a Gaeta e di un esercito austriaco, richiamò Garibaldi. [181] Fra la notte del 2 e del 3 giugno 1849 Oudinot guidò i suoi verso Roma, e conquistò dopo continui capovolgimenti i punti chiave Villa Corsini e Villa Valentini. rimase in mano ai difensori Villa Giacometti. Morirono 1.000 persone fra cui Francesco Daverio , Enrico Dandolo , Goffredo Mameli , che, ferito, morirà in seguito per cancrena . verrà incolpato Garibaldi della sconfitta. i francesi potevano contare su circa 16.000 uomini Garibaldi circa 6.000. [182] Il 28 giugno 1849 i legionari di Garibaldi tornarono a indossare le loro tuniche rosse di lana. [183] La fuga da Roma e la morte di Anita [ modifica | modifica wikitesto ] 1849 , dopo la caduta della Repubblica Romana Giuseppe Garibaldi e Anita Garibaldi in fuga, trovano rifugio a San Marino Lo stesso argomento in dettaglio: marcia di Garibaldi dopo la caduta di Roma . L'assemblea che si era costituita diede i poteri a Garibaldi e Roselli: la sera del 2 luglio 1849 , da piazza San Giovanni, con 4.700 uomini, [184] partì deciso a continuare la guerra, non più di posizione ma di movimento. [185] Pochi giorni prima si era aggiunta Anita che, incinta, decise di seguirlo per tutta la durata del viaggio. Dopo aver rifiutato l'offerta fatta dall' ambasciatore degli Stati Uniti d'America , [186] sulla strada di Tivoli affidò una parte dei soldati a Gaetano Sacchi e un reggimento della cavalleria al colonnello Ignazio Bueno compagno del Sud America, con lui il polacco Emilio Müller . Fece credere al nemico di dirigersi verso gli Abruzzi mentre andava a nord, divise in piccoli gruppi la cavalleria che mandava in esplorazione facendo pensare che potesse contare su un numero superiore di soldati. [187] Intanto atti criminali commessi dal suo gruppo lo preoccupavano, giunse, il 5 luglio, a minacciare di morte chiunque commettesse furto e uccise un ladro colto in flagrante. [188] A Terni l'8 luglio si aggiunsero altri 900 volontari guidati dal colonnello Hugh Forbes e rifornimenti. Fece circolare false voci sul suo itinerario, puntava in realtà su Venezia, la Repubblica di San Marco di Daniele Manin . I soldati diedero i primi segni di cedimento, Müller li tradì e Bueno, il 28, [189] fuggì con parte dei denari raccolti. Il nizzardo non riusciva a sostenere il gruppo. [190] Erano rimasti 1.500 uomini, ridotti pochi giorni dopo a qualche centinaio. Lungo la strada pernottarono due notti presso Todi, i soldati alloggiati presso il convento dei Cappuccini. Garibaldi e Anita incinta ospiti invece presso la casa di Antonio Valentini, fervente Garibaldino, a Palazzaccio. Il 30 luglio si ritrovava a Montecopiolo nella parte più alta del Montefeltro dove passò la notte, proseguì la sua fuga attraverso sentieri impervi e macchie fitte di vegetazione facendo certamente tappa per abbeverarsi presso una sorgente in Località Casalecchio sempre nel comune di Montecopiolo ma già in direzione della Repubblica di San Marino , dove Garibaldi arrivò con gli altri superstiti il giorno dopo, il 31 luglio, e qui si rifugiò dopo che la Repubblica di San Marino concesse asilo. [191] Contemporaneamente Garibaldi con un ordine del giorno sciolse il gruppo. I coniugi erano alloggiati presso Lorenzo Simoncini. [192] Gli austriaci, guidati da d'Aspre , che comandava il corpo di occupazione austriaco in Toscana volevano che Garibaldi fosse imbarcato a forza per gli Stati Uniti, lui rifiutò. Fugge da San Marino di notte con duecento uomini al seguito, alcuni abbandonano come Gustav Hoffstetter . [193] Continuano gli aiuti trovati per strada: vengono guidati dall' operaio Nicola Zani mentre Anita ha la febbre alta. Giunti a Cesenatico prendono dai pescatori 13 bragozzi (barche da pesca), [194] partono alla volta di Venezia, il 2 agosto. Arsi dalla sete a circa 80 km dall'obiettivo, all'altezza della punta di Goro , vengono avvistati e attaccati da un brigantino austriaco, l' Oreste , che con rinforzi li insegue catturando l'equipaggio di 8 bragozzi, più di 160 prigionieri che verranno condotti a Pola. Garibaldi con Anita in braccio guada per circa 400 metri [195] giungendo infine sulla spiaggia, saluta i rimasti fra cui Ugo Bassi e Giovanni Livraghi , fucilati a Bologna e Angelo Brunetti insieme ai due figli, fucilati in seguito anch'essi. Garibaldi era vicino a Magnavacca nelle Valli di Comacchio , con lui Anita morente e Giovanni Battista Culiolo detto Leggero . Aiutati dall'umile Battista Barillari riescono a dissetare la moglie dell'eroe. Il 4 agosto ripartono, in seguito salgono sul biroccino guidato da Battista Manelli, giunti alle Mandriole si fermarono alla fattoria Ravaglia, il medico Nannini non fa in tempo a salvarla, muore. Garibaldi, secondo quanto riporta l'uomo di chiesa Falconieri, avrebbe voluto dare degna sepoltura alla moglie e trasportarla alla vicina Ravenna , ma non vi era il tempo e fu scavata frettolosamente una buca nella sabbia. Giorni dopo, il 10 agosto, Pasqua Dal Pozzo, una ragazzina giocando vicino al campo si accorse del cadavere [196] e chiese aiuto. Fu un caso molto discusso anche negli anni successivi. [197] In seguito Garibaldi stesso giunse il 20 settembre 1859 con i figli Teresita e Menotti [198] a Ravenna mostrando l'intenzione di spostare i resti di Anita a Nizza , seppelliti poi accanto a quelli di Rosa, madre dell'eroe. Il giornale di Torino La Concordia intanto il 16 agosto scrisse che Anita e Garibaldi avrebbero raggiunto Venezia, ma la donna era morta 12 giorni prima. [199] Garibaldi e Leggero fuggono dapprima a Forlì . poi, il giorno 16, lasciano Forlì per raggiungere il vicino confine del Granducato di Toscana : Si tratta della cosiddetta trafila di Garibaldi . Sono aiutati, tra gli altri, da Ercole Saldini, dal sacerdote Giovanni Verità e dall'ingegnere Enrico Sequi, a cui Garibaldi lascerà la fede nuziale di Anita. Il 1º settembre parte sull'imbarcazione di Paolo Azzarini , il 5 settembre Garibaldi si trova a Porto Venere , al sicuro. La Marmora commenterà affermando che era un miracolo il suo salvataggio. [200] Lo stesso La Marmora, con i poteri di commissario straordinario che godeva all'epoca fece arrestare Garibaldi e lo condusse al Palazzo ducale di Genova, in piazza Matteotti. [201] Sulla decisione da prendere seguì un dibattito, il 10 settembre, al quale intervennero fra gli altri Giovanni Lanza , Urbano Rattazzi e Agostino Depretis , e al termine del quale Garibaldi venne liberato. Si parlò anche della possibilità dell' immunità parlamentare attraverso una sua candidatura a Recco per le elezioni suppletive della camera, ma egli rifiutò l'idea. [202] Gli fu concessa una visita di un giorno ai familiari, durante la quale salutò la madre per l'ultima volta e affidò i figli maschi ad Augusto, mentre la figlia continuò a rimanere con i Deideri. Dopo vari spostamenti (prima a Tunisi, dove gli fu rifiutata ospitalità, quindi alla Maddalena) partì sul brigantino da guerra Colombo per Gibilterra , giungendovi il 9 novembre, e il 14 novembre ripartì su una nave spagnola, La Nerea . Accompagnato dagli ufficiali 'Leggero' e Luigi Cocelli si diresse a Tangeri , dove accettò l'ospitalità dell'ambasciatore piemontese in Marocco Giovan Battista Carpenetti . Nel mese di giugno partì nuovamente, questa volta in compagnia del maggiore Paolo Bovi Campeggi . Il 22 fu a Liverpool , e il 27 giugno 1850 partì per New York con il Waterloo , giungendovi in 33 giorni di viaggio. Il 30 luglio, per i dolori causati dai reumatismi, ebbe bisogno di aiuto per scendere a terra, a Staten Island. [203] Abitò in compagnia di Felice Foresti con Michele Pastacaldi. Teodoro Dwight lo conobbe e ricevette le sue Memorie , con la richiesta di non pubblicarle. Garibaldi gli diede il consenso di farlo solo anni dopo, nel 1859 [204] Abitò con Antonio Meucci , che lo fece lavorare nella propria fabbrica di candele. [205] Dopo nove mesi lasciò New York e si imbarcò sulla Georgia per i Caraibi . Continuò a navigare, assumendo il nome di Anzani e l'antico Giuseppe Pane. Arrivò il 5 ottobre a Callao nel Perù , poi a Lima dove dopo tanto tempo fu nuovamente capitano di una nave, un brigantino di nome Carmen . [206] Il 10 gennaio 1852 parte alla volta della Cina , e navigò ancora dalle Filippine , costeggiò l' Australia , giunse infine a Boston il 6 settembre 1853 . Commerciò diversi generi, Soprattutto seta e guano (un fertilizzante). [207] Il rientro in Italia e la seconda guerra d'indipendenza [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: cacciatori delle Alpi e seconda guerra di indipendenza italiana . Stampa popolare raffigurante Garibaldi con le divise delle campagne del 1848, 1859 e 1860 Ritornato in Europa, [208] l'11 febbraio 1854 a Londra incontrò nuovamente Mazzini, poi viaggiando giunge prima a Genova il 6 maggio, e poi a Nizza. Compra il 29 dicembre 1855 una parte dei terreni di Caprera [209] , isola dell' arcipelago sardo di La Maddalena . Partendo dalla casa di un pastore, costruì, insieme a 30 amici, una fattoria. in seguito l'isola divenne interamente di sua proprietà. [210] Dopo la Terza Guerra di Indipendenza, venne chiamato a Caprera, per amministrare i beni del Generale, il colonnello e amico Giovanni Froscianti ( Collescipoli , 1811 – Collescipoli , 1885) che fu al fianco di Garibaldi durante la Spedizione dei Mille . Nell'agosto del 1855 gli venne concessa la patente di capitano di prima classe: navigò con il 'Salvatore', un piroscafo a elica. in seguito prese un cutter inglese chiamato Anglo French , a cui diede il nome del suo nuovo amore, Emma . Dopo che la nave si arenò, Garibaldi abbandonò l'attività di marinaio per dedicarsi all'agricoltura, lavorando come contadino e allevatore : possedeva un uliveto con circa 100 alberi d' ulivo , oltre a un vigneto, con cui produceva vino , e allevava 150 bovini , 400 polli , 200 capre , 50 maiali e più di 60 asini . [211] Il 4 agosto rese pubblico il suo pensiero distanziandosi dalle prese di posizioni Mazziniane. [212] Il 20 dicembre 1858 incontrò Cavour. Divenne vicepresidente della Società Nazionale [213] mentre si pensava di metterlo a capo di truppe: il 17 marzo 1859 vennero istituiti, grazie a un decreto reale, i Cacciatori delle Alpi , e Garibaldi ebbe il grado di maggiore generale. Si contavano circa 3200 uomini, i quali vestivano l'uniforme dell'esercito sardo. Si formarono 3 gruppi: oltre al nizzardo, al comando vi erano Enrico Cosenz e Giacomo Medici . [214] Marciò verso Arona : i suoi uomini erano convinti di pernottarvi, Garibaldi comunicò a Torino l'intenzione di giungervi, [215] al che ordinando l'assoluto silenzio, [216] raggiunse Castelletto , fermò due reggimenti e con il terzo avanzò. il 23 maggio, superato il Ticino , con le barche attaccò Sesto Calende riuscendo ad avere la meglio sugli austriaci e entrando in Lombardia. Occupata Varese , venne affrontato il 26 maggio dal barone Karl Urban, noto anche come il Garibaldi austriaco [217] inviato da Ferencz Gyulai . nell'occasione il comandante ordinò di sparare soltanto quando il nemico si trovasse alla distanza di 50 passi, lo scontro è noto come battaglia di Varese . Si conteranno fra i cacciatori la perdita di 22 uomini contro 105 austriaci, a cui si aggiungeranno 30 prigionieri. [218] Il giorno seguente, dopo aver attaccato frontalmente e vinto gli austriaci nella battaglia di San Fermo , nonostante fosse in netta inferiorità numerica, occupò la città di Como . [219] Il 29 ripartì con i suoi uomini dalla città, volendo conquistare il fortino a Laveno , raggiunto il 31 maggio. [220] Questo attacco non ebbe esito favorevole, e nel frattempo, essendo Urban rientrato a Varese, ritornò a Como per presidiare la città, riprendendo poi Varese in seguito alla vittoria dei francesi a Magenta . Il 15 giugno, seguendo l'ordine di Della Rocca che l'invia a Lonato sul lago di Garda , si mosse verso est. A Rezzato , nel bresciano, avrebbe dovuto congiungersi con le truppe di Sambuy , che però non giunsero in quanto l'operazione era stata annullata, ma di ciò non era stato avvertito e continuò ad avvicinarsi al nemico in ritirata. Enrico Cosenz , dopo aver fermato un attacco nemico, si fermò, mentre il colonnello Stefano Turr continuò l'attacco, raggiunto poi dallo stesso Cosenz. Garibaldi, notando la situazione sfavorevole, inviò Medici a loro sostegno e organizzò le truppe, limitando il danno: 154 fra i cacciatori, contro i 105 degli austriaci. [221] in quella che venne chiamata battaglia di Treponti . Ricevette quindi l'ordine di spostarsi in un teatro secondario bellico: in Valtellina , per respingere alcune truppe austriache verso il passo dello Stelvio . l' armistizio di Villafranca terminò gli scontri. Durante tutta questa campagna il numero di volontari al suo seguito crebbe da circa 3000 a un numero non ben quantificato: 12.000 secondo Trevelyan , 9500 secondo la Riall che si basa su uno scritto di Garibaldi stesso. [219] Manfredo Fanti ebbe il comando mentre Garibaldi venne retrocesso come comandante in seconda, ricevendo il comando di una delle tre truppe, le altre due saranno agli ordini di Pietro Roselli e Luigi Mezzacapo , dopo litigi diede le dimissioni. Da Quarto al Volturno [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: spedizione dei Mille . « Qui si fa l'Italia o si muore. » ( durante la battaglia di Calatafimi . citato in G.C. Abba , Storia dei Mille , cap. Dopo la vittoria [222] ) La stele commemorativa dell'impresa dei Mille sullo scoglio da cui partì la spedizione, a Genova - Quarto Monumento in onore a Garibaldi e alla sua spedizione dei Mille presso Quarto dei Mille a Genova Rinunciò alla Società Nazionale (aveva ottenuto il comando a ottobre), diventando poi presidente della Nazionale Armata , una nuova associazione che presto fallì. [223] Intanto Nizza era passata ai francesi, e Garibaldi, eletto deputato, tenne un discorso a tal proposito il 12 aprile 1860 senza esiti. [224] Si dimise il 23, dopo il risultato della votazione. Il 27 aprile 1860 dall'isola di Malta Nicola Fabrizi inviò un telegramma cifrato: l'unico ad avere il codice per decifrare lo scritto [225] era Francesco Crispi , che tradusse inizialmente in maniera negativa il messaggio, deludendo Garibaldi che stava preparando il suo ritorno a Caprera. [226] A nulla valsero i consigli di La Masa, Bixio e Crispi che premevano affinché il nizzardo partisse lo stesso. Crispi ritornò due giorni dopo affermando di aver ricevuto in realtà buone notizie, [227] e la spedizione ebbe inizio. Nel settembre 1859 fu promotore di una raccolta volta all'acquisto di un milione di fucili, dando il compito a Enrico Besana e Giuseppe Finzi . Riuscirono a comprare dei fucili Enfield e Colt inviò dei suoi revolver. Per la spedizione non vennero utilizzate le armi raccolte, ma quelle messe a disposizione da Giuseppe La Farina [228] che provenivano da quelle utilizzate nella campagna passata, simili a quelli raccolti. [229] La sera del 5 maggio venne simulato il furto delle due navi Piemonte e il Lombardo : si raccolsero una quarantina di persone al cui comando vi era Bixio che prese possesso delle imbarcazioni [230] Garibaldi salì sul Piemonte capitanato da Salvatore Castiglia , con lui circa 300 persone. Bertani gli consegnò la somma raccolta, circa 90.000 lire. [231] Sull'altra nave rimane Bixio con 800 uomini circa. Garibaldi indossò per la prima volta le camicia rossa e non la solita veste di Montevideo, lo faranno in 150, tante erano le divise messe a disposizione. [232] Si contavano 250 avvocati, 100 medici, 50 ingegneri, [232] e fra i 1000 vi era una donna, Rosalia Montmasson , moglie di Crispi. Partirono da Quarto , presso Genova . Cavour il 7 maggio ordinò con un dispaccio di fermare le due navi solo se avessero ormeggiato in un porto della Sardegna, gli ordini giunsero all'ammiraglio Carlo Pellion di Persano il 9 maggio e chiedendone chiarimenti e riassicurazioni le ottenne il giorno 10. [233] Il 7 maggio si trovano a Talamone. Inviò Stefano Turr a Orbetello per rifornirsi di armi, mentre alcuni decisero di abbandonare la spedizione mentre venne affidata una missione a Callimaco Zambianchi con 64 uomini. I soldati vennero divisi in 8 compagnie che confluirono in due battaglioni ai comandi di Giacinto Carini e Bixio. [234] Ripartiti, durante il viaggio evitarono per poco una collisione fra le due navi. [235] Garibaldi voleva raggiungere Trapani , Sciacca o Porto Palo , [236] solo verso la fine del viaggio cambiò obiettivo dirigendosi su Marsala , ottenendo informazioni da un peschereccio. L'ingresso del porto di Marsala Sei navi da guerra borboniche si trovavano nelle acque vicine alle Isole Egadi presidiavano le coste di Marsala - sede del Quartiere Militare Borbonico - che proprio in quegli anni intraprendeva scambi commerciali con l' Inghilterra . Garibaldi, esponendo bandiera inglese, si avvicinò alla costa marsalese facendo finta di essere dei mercanti. Avvenuto lo sbarco a Marsala giunse una pirocorvetta, la Stromboli comandata da Guglielmo Acton dotata di pochi cannoni, non attaccò inizialmente in quanto vi erano nelle vicinanze degli stabilimenti inglesi e due loro navi, la Intrepid [237] e la Argus al cui comando vi era Winnington-Ingram, già conosciuto da Garibaldi ai tempi di Montevideo. Alla prima imbarcazione si aggiunse un'altra, la Partenope con 60 cannoni. [238] Il bombardamento iniziò in ritardo permettendo lo sbarco dei rivoltosi. L'arrivo in Sicilia delle truppe di Garibaldi era stato previsto dallo stesso Francesco II di Borbone che aveva avvertito il principe di Castelcicala, il rappresentante del re nella Sicilia, intorno a Marsala. [239] Giunti nell'isola, Garibaldi si proclamò dittatore della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele II , da lui appellato re d'Italia . [240] Dopo lo sbarco sull'isola, il 12 maggio 1860 lasciarono la città. A Salemi issò personalmente sulla cima di una delle tre torri del castello Arabo-Normanno la bandiera tricolore proclamando Salemi la prima capitale d'Italia , titolo che mantenne per un giorno. In quella città proclamò la dittatura 'in nome di Vittorio Emanuele II re d'Italia'. Si uniranno a lui il barone Stefano Triolo di Sant'Anna con circa sessanta persone e i picciotti , circa 500, (che vennero poi chiamati da Garibaldi i Cacciatori dell'Etna [241] ). Il generale Francesco Landi , avvertito, con l'aiuto del maggiore Michele Sforza e del VIII battaglione Cacciatori , inviò delle forze in ricognizione e ingaggiò battaglia con gli invasori. [242] La battaglia di Calatafimi [243] vede la ritirata delle truppe borboniche, terminando con perdite pari, fra quelle del camoglino Simone Schiaffino . [244] Finse di recarsi a Corleone mentre puntava Palermo , ingannando in tal modo il colonnello svizzero Giovan Luca Von Mechel . [245] egli aveva attaccato le truppe di Rosolino Pilo , che perì nello scontro, sconfiggendole. Intanto giunse il generale Alessandro Nunziante in aiuto del nuovo commissario straordinario Lanza. La casa della famiglia Fasanelli, che ospitò Garibaldi a Rotonda Il 26 Garibaldi con i suoi uomini, ora circa 750, giunse vicino a Palermo e ricevette i rinforzi di Giuseppe La Masa . la sera stessa attaccò la città entrando da Porta Termini , raggiungendo alle sei del mattino del 27 maggio piazza della Fieravecchia. Si combatté per diversi giorni, e in aiuto avvenne l' insurrezione popolare . poi, iniziati gli incontri fra Garibaldi e il generale Giuseppe Letizia , [246] che rappresentava Landi, dopo vari armistizi il 6 giugno 1860 Landi si arrese lasciando la città ai rivoltosi. Nei giorni trascorsi vari episodi di violenza nella città da parte dei fedeli al nizzardo portarono Garibaldi a decretare la pena di morte per determinati reati. [247] Il 4 giugno chiamò esercito meridionale i suoi uomini, mentre il 13 sciolse i gruppi dei picciotti. Era rimasto senza adeguate risorse ma giunsero i vari rinforzi a partire da Carmelo Agnetta giunto il 1º giugno con i suoi 89 uomini, Salvatore Castiglia, Enrico Cosenz e Clemente Corte . [248] Le donne palermitane tessono la nuova bandiera dell'esercito: un drappo nero ornato di rosso con l'effigie di un vulcano al centro. [249] Giunge il generale Tommaso Clary e invia il colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco, vice in passato di Von Mechel, a Milazzo , il 20 luglio ci fu lo scontro. Inizialmente Garibaldi dava ordini dal tetto di una casa, poi scese nella mischia e infine salì sull'unica loro nave a disposizione, la Tükory [250] e cannoneggiando la città ottenne il ritiro delle truppe nemiche. La vittoria costò ai soldati di Garibaldi 800 fra morti e feriti. [251] Garibaldi fotografato a Palermo, nel luglio 1860 Il 27 luglio Garibaldi giunse a Messina . Lo stesso giorno ricevette una lettera dal conte Giulio Litta-Modignani il mittente era Vittorio Emanuele, nella missiva si leggeva una richiesta a desistere nell'impresa di sbarcare sul territorio napoletano, [252] a questa prima seguì una seconda, letta a voce o consegnata [253] un suggerimento di non seguire l'ordine impartitogli. [254] in ogni caso Garibaldi rispose, sempre il 27 luglio, negativamente alla richiesta espressa. [255] Il 1º agosto anche Siracusa e Augusta vennero liberate. [256] Tempo prima aveva formato un governo con 6 dicasteri che divennero 8. Il 7 giugno, abolì la tassa sul macinato , pretese che parte del demanio dei comuni venisse diviso fra i combattenti, istituì un istituto militare dove venivano raccolti i ragazzi abbandonati e diede un sussidio alle famiglie in povertà della città di Palermo, cercando nel frattempo l'appoggio dei ceti dominanti. Chiese l'invio di Agostino Depretis a cui venne affidato l'amministrazione civile, mentre Cavour si preoccupava per le intenzioni del nizzardo. [257] I contadini di Bronte insorsero contro i possidenti, uccidendone una quindicina nell'attacco. il console inglese a Catania si interessò della questione, [258] per cui venne inviato il colonnello Giuseppe Poulet che risolse il tutto pacificamente. [259] Il console non gradì il gesto, [260] e venne inviato Bixio in quella che definirà in una lettera alla moglie come «missione maledetta» [261] portando l'arresto di 300 persone, una multa imposta alle famiglie, anche le più abbienti, e la fucilazione di 5 persone, il 10 agosto. [262] Ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860 (Napoli, Museo civico di Castel Nuovo) Manifesto in dialetto napoletano celebrante l'anniversario dell'ingresso di Garibaldi a Napoli Garibaldi tentò i primi attacchi alla penisola senza successo: l'8 agosto Benedetto Musolino attraversò lo Stretto a capo di una spedizione di 250 uomini, [263] ma l'assalto al forte di Altafiumara venne respinto e i garibaldini costretti a rifugiarsi sull' Aspromonte , mentre la Tükoy fallì l'arrembaggio al Monarca che si trovava ancorato al porto di Castellammare di Stabia il 13 agosto 1860 . A bordo dei due piroscafi, giunti dalla Sardegna, il Torino e il Franklin Garibaldi e i suoi uomini sbarcarono a Mèlito Porto Salvo (vedi: Sbarco a Melito ), vicino Reggio ( Calabria ), il 19 agosto 1860 . [264] Aggirarono e sconfissero i borbonici, comandati dal generale Carlo Gallotti , nella battaglia di Piazza Duomo a Reggio Calabria il 21 agosto. [265] I due generali borbonici Fileno Briganti e Nicola Melendez forti di quasi 4.000 uomini, senza l'appoggio di Giuseppe de Ballesteros Ruiz , si arresero a Garibaldi il 23 agosto 1860. [266] Briganti venne ucciso dai suoi stessi soldati. [267] Il 30 agosto ebbero la meglio sul generale Giuseppe Ghio . [268] Il 2 settembre l' Esercito meridionale arrivò in Basilicata a Rotonda (la prima provincia continentale del regno a insorgere contro i Borboni), [269] e cominciò una rapida marcia verso nord, che si concluse, il 7 settembre, con l'ingresso in Napoli . [270] La capitale era stata abbandonata dal re Francesco II il 5 settembre, mentre quasi tutta la sua flotta si era arresa. [271] Garibaldi aveva scelto Caserta per dispiegare le sue forze. nel frattempo, in una sua breve assenza, il 19 settembre 1860 Turr inviò trecento uomini a Caiazzo . il dittatore, tornando, decise di rinforzare il presidio con altri 600 uomini, [272] contro i 7.000 soldati borbonici che attaccarono il 21 settembre. non saranno sufficienti: le perdite ammonteranno fra morti, feriti e prigionieri a circa 250. Il generale Giosuè Ritucci prese il comando delle truppe borboniche. Utilizzerà circa 28.000 soldati nell'attacco sferrato il 1º ottobre [273] Il nizzardo nella battaglia utilizzò strategicamente la ferrovia, viaggiava in carrozza e quando il veicolo venne attaccato lui continuò a piedi per dare ordini alle truppe. Luca Von Mechel , ora generale, che doveva appoggiare con le sue truppe quelle di Ritucci, venne fermato da Bixio, e si ritirarono, mentre le truppe di Giuseppe Ruiz fermarono la loro avanzata. Garibaldi decise di richiamare circa 3.000 soldati stanziati a Caserta [274] e divise gli uomini inviandone una metà a Sant'Angelo attaccando i borbonici alle spalle comandati da Carlo Afan de Rivera , respingendo l'assalto. La battaglia del Volturno [275] vide perdite maggiori fra le file dei garibaldini: quasi 1.900 contro i 1.300, [276] ma il giorno dopo vennero catturati poco più di 2.000 soldati borbonici, disorientati, non avendo ricevuto nuove istruzioni. Dopo le votazioni per il plebiscito che si tennero il 21 ottobre, [277] Garibaldi approfittò della vittoria di Enrico Cialdini sul generale borbonico Scotti Douglas per superare il Volturno il 25 ottobre. incontrò Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860 , lungo la strada che portava a Teano , [278] e gli consegnò la sovranità sul Regno delle Due Sicilie . Garibaldi accompagnò poi il re a Napoli il 7 novembre e, il 9 novembre si ritirò nell'isola di Caprera , partendo con il piroscafo americano Washington , dopo aver ringraziato l'ammiraglio George Mundy . [279] Desideroso di presentare il progetto di istituzione di una guardia nazionale mobile, dove sarebbero confluiti i volontari dai 18 ai 35 anni, si recò nella capitale. Il 18 aprile 1861 giunto alla camera, nel suo discorso, [280] affermò che il brigantaggio nel mezzogiorno era dovuto in parte allo scioglimento dell'esercito meridionale, avvenuto poco tempo prima, e ne chiedeva la ricostituzione. Inoltre Garibaldi ravvisava nel brigantaggio «una questione sociale, la quale non si poteva risolvere col ferro e col fuoco», [281] individuandone i responsabili nel governo e nella borghesia. Secondo una testimonianza di Crispi, Garibaldi, amareggiato da questa guerra fratricida, quando gli riferirono che i briganti non accennavano ad arrendersi nonostante le misure drastiche del governo, avrebbe esclamato: «quanto eroismo miseramente sciupato! cotesti uomini, traviati dal delitto, sarebbero stati soldati valorosi all'appello della patria!». [281] ritornò quindi a Caprera. La guerra di secessione americana [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: guerra di secessione americana . Nella primavera del 1861, mentre le truppe unioniste collezionavano una serie di pesanti insuccessi nei confronti delle truppe confederate, il colonnello Candido Augusto Vecchi scrisse al giornalista statunitense Henry Theodore Tuckerman [282] ipotizzando una partecipazione del generale alla guerra civile americana. Il 2 maggio era apparsa sul New York Daily Tribune una lettera scritta in argomento dal Nizzardo. Il console statunitense ad Anversa , James W. Quiggle , [283] l'8 giugno scrisse a Garibaldi, offrendogli un posto di comando nell'esercito nordista. L' ambasciatore statunitense Henry Shelton Sanford volle accertarsi delle vere intenzioni del generale, che intanto aveva scritto su tale questione a Vittorio Emanuele . Le richieste avanzate dal Nizzardo riguardavano un impegno deciso per l'emancipazione degli schiavi e l'essere nominato comandante in capo di tutto l'esercito: [284] con queste premesse, la trattativa si arenò. Nell'autunno del 1862 Canisius, console americano a Vienna , riprese i contatti. tuttavia Garibaldi, ferito e reduce dall' Aspromonte , si trovava detenuto a Varignano e in caso di accettazione si sarebbe prospettato un delicato caso diplomatico. Seguirono passi da parte di William H Seward , segretario di stato di Abraham Lincoln , per far decadere senza esito la proposta. [285] La mancata liberazione di Roma [ modifica | modifica wikitesto ] Garibaldi a Roma. Schizzo realizzato da George Housman Thomas durante l' assedio di Roma Monumento di Roma, piazzale del Gianicolo, dettaglio Lo stesso argomento in dettaglio: giornata dell'Aspromonte e battaglia di Mentana . Per l'intera esistenza Garibaldi colse ogni occasione per liberare Roma dal potere temporale . grazie al successo passato, nel 1862 , organizzò una nuova spedizione, senza considerare che Napoleone III , l'unico alleato del neonato Regno d'Italia , proteggeva Roma stessa. Il 27 giugno 1862 Garibaldi si era imbarcato sul Tortoli a Caprera per la Sicilia . Durante un incontro commemorativo della spedizione dei mille, si convinse a marciare verso Roma [286] (vedi anche: Roma o morte (frase) ) e trovò 3.000 uomini nei pressi di Palermo pronti a seguirlo. Il 19 agosto incontrò la popolazione di Catania a Misterbianco . Prese due navi, la Dispaccio e la Generale Abbatucci , partendo di sera, costeggiando gli scogli, eluse le navi di Giovanni Battista Albini . Il 25 agosto 1862, alle 4 del mattino, sbarcava in Calabria, fra Melito di Porto Salvo e capo dell'Armi . [287] Con duemila uomini, continuò la marcia, non seguendo la costa per via del fuoco di una nave. si inoltrarono quindi per il massiccio dell' Aspromonte . La sera del 28 agosto si contarono 1.500 uomini. il giorno successivo si scontrarono con le truppe di Emilio Pallavicini a cui il governo di Torino aveva affidato circa 3.500 uomini. I bersaglieri aprirono il fuoco, ma Garibaldi ordinò di non rispondere: tuttavia alcuni dei suoi uomini gli disubbidirono, al che il nizzardo, per far cessare il fuoco, si alzò e venne ferito due volte: [288] nella coscia sinistra e al collo del piede destro, [289] nel malleolo . [290] L'episodio della sua ferita sarà ricordato in una celebre ballata popolare su un ritmo di una marcia dei bersaglieri. [291] Dopo circa quindici minuti, quando Garibaldi cadde, il combattimento cessò: si contarono 7 morti e 14-24 feriti nell'esercito regio e 5 morti e 20 feriti fra i seguaci di Garibaldi. [292] Garibaldi ferito nell'Aspromonte La cosiddetta giornata dell'Aspromonte fruttò al generale l'arresto. Venne imbarcato sulla pirofregata Duca di Genova , raggiungendo prima Scilla e poi il 2 settembre giunse a La Spezia venendo rinchiuso nel carcere del Varignano . [293] . Fu curato dai medici Di Negro , Palasciano e Bertani , ma, in considerazione della sua notorietà, accorsero al suo capezzale Richard Partridge da Londra , Nikolaj Ivanovič Pirogov dalla Russia e Auguste Nélaton dalla Francia [294] . Vittorio Emanuele, per festeggiare il matrimonio nel 1862 della figlia Maria Pia con Luigi I re del Portogallo , amnistiò i rivoltosi il 5 ottobre dello stesso anno. Garibaldi il 22 fu trasportato all'Albergo 'Città di Milano' e venne visitato da Auguste Nélaton , [295] che gli applicò uno specillo di propria invenzione in porcellana, che aveva la proprietà di individuare il piombo. La cosa rese possibile al chirurgo fiorentino Ferdinando Zannetti [296] di operarlo il 23 novembre per estrarre la palla di fucile. Venne trasportato sulla nave Sardegna per Caprera. In seguito partì per l' Inghilterra . [297] Che il tentativo del 1862 fosse velleitario, lo provarono i successivi eventi del 1867 . Garibaldi conobbe nel 1866 Petko Kiryakov Kaloyanov , più noto come Capitano Petko Voyvoda, durante una sua visita in Italia. Diventarono ben presto amici e Petko fu ospite di Garibaldi per alcuni mesi. Garibaldi lo aiutò a organizzare il 'Battaglione Garibaldi' nella rivolta di Creta del 1866-1869, costituito da 220 italiani e 67 bulgari, che eroicamente combatterono al comando di Petko Voyvoda nella coraggiosa difesa della causa ellenica. Garibaldi promosse una raccolta che chiamò «Obolo della Libertà» contrapponendolo all'«Obolo di San Pietro», e si interessò al centro insurrezionale romano, formando un Centro dell'emigrazione con sede a Firenze. [298] Partecipò al Congresso internazionale della pace, il 9 settembre 1867 a Ginevra , dove venne eletto presidente onorario. [299] Preparò un attacco contando sulla rivolta interna della città. dopo una serie di rimandi, senza l'appoggio dello stato, il 23 settembre partì da Firenze, ma il giorno dopo il 24 settembre 1867 venne arrestato a Sinalunga e portato nella Cittadella di Alessandria . 25 deputati protestarono per l'accaduto: essendo il nizzardo stato eletto nel Mezzogiorno, veniva a infrangersi l'immunità parlamentare [300] e i soldati che dovevano sorvegliarlo ascoltavano i suoi proclami dalla finestra della prigione. [301] Venne poi portato il 27 settembre prima a Genova e poi a Caprera, isola in quarantena per colera, [302] dove era prigioniero, sorvegliato a vista. Organizzò una fuga utilizzando Luigi Gusmaroli come suo sosia. Mentre l'uomo sostituì Garibaldi, il nizzardo lasciò l'isola il 14 ottobre stendendosi su un vecchio beccaccino comprato anni prima e nascosto. Giunse all'isolotto di Giardinelli, e, dopo aver guadato, arrivò a La Maddalena alloggiando dalla signora Collins. Con Pietro Susini e Giuseppe Cuneo giunsero in Sardegna, dopo essersi riposati ripartirono il 16 ottobre e dopo aver viaggiato a cavallo per 15 ore, il 17 si imbarca raggiungendo in seguito Firenze il 20. [303] Partito da Terni raggiungendo Passo Corese il 23, contava fra i suoi uomini circa 8.000 volontari, [304] in quella che venne riconosciuta come 'Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma'. Dopo un primo attacco a Monterotondo il 25 ottobre prese il 26 ottobre 1867 la piazzaforte pontificia bruciando la porta utilizzando un carro infuocato penetrandovi con i suoi uomini. Giunse il 29 a Castel Giubileo e dopo a Casal de' Pazzi , il 30 sino all'alba del 31 rimase in vista di Roma ma non ci fu la rivolta che attendeva e ritirò le sue truppe. [305] Garibaldi non sapeva del proclama del re che aveva sedato gli animi rivoltosi, [306] malgrado il sacrificio dei fratelli Cairoli ( Scontro di Villa Glori ) e il sacrificio a Roma della Tavani Arquati e di Monti e Tognetti decapitati nel 1868. Decise di recarsi a Tivoli: la partenza era prevista il 3 novembre alle 3 di notte ma venne posticipata alle 11, erano circa in 4.700 [307] giunti a Mentana incontrano i 3.500 pontifici guidati da Hermann Kanzler [307] , ma riuscirono a farli retrocedere. sopraggiunsero quindi i 3.000 francesi guidati da Charles De Failly [307] , dotati del fucile Chassepot a retrocarica in quella che verrà chiamata la battaglia di Mentana . Di fronte al fuoco Garibaldi continuò l'attacco [308] ma a una successiva carica annunciata venne fermato da Canzio, [309] decise quindi il ritiro delle truppe. Partì con un treno da Orte alla volta di Livorno, ma presso la stazione di Figline Valdarno venne nuovamente arrestato e rinchiuso a Varignano il 5 novembre, vi restò sino al 25 novembre, dopodiché tornò a Caprera. Come deputato si dimise nell'agosto del 1868 . [310] La terza guerra d'indipendenza [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Terza guerra d'indipendenza italiana , invasione del Trentino (Garibaldi - 1866) , 2º Reggimento Volontari Italiani , Corpo Volontari Italiani e battaglia di Mentana . Il telegramma di Garibaldi Lapide commemorativa del telegramma inviato da Garibaldi Il 6 maggio 1866 si formarono dei Corpi Volontari : Garibaldi doveva assumerne il comando, ma invece di 15.000 persone previste si presentarono in 30.000 persone. Sul Piemonte il 10 giugno Garibaldi partì raggiungendo i suoi uomini. Alla fine si contarono 38.000 uomini e 200 cavalieri, ma di questi utilizzerà inizialmente solo 10.000. [311] Contro di lui il generale Kuhn von Kuhnenfeld con 17.000 uomini. [312] Doveva agire in una zona di operazioni secondaria, le prealpi tra Brescia e il Trentino , a ovest del Lago di Garda , con l'importante obiettivo strategico di tagliare la via fra il Tirolo e la fortezza austriaca di Verona. Ciò avrebbe lasciato agli Austriaci la sola via di Tarvisio per approvvigionare le proprie forze e fortezze fra Mantova e Udine. L'azione strategica principale era, invece, affidata ai due grandi eserciti di pianura, affidati a La Marmora e a Cialdini . Garibaldi operò inizialmente a copertura di Brescia, dopo piccole vittorie del 24 giugno e quella del Ponte Caffaro il 25 giugno 1866 . Il 3 luglio non riuscì a penetrare a Monte Suello [313] dove venne ferito, lasciando il comando a Clemente Corte . [314] Il 16 luglio respinse una manovra del generale nemico a Condino [315] . il 21 luglio gli austriaci presero Bezzecca . Garibaldi, avendo notato che i suoi uomini stavano ritirandosi, diede nuove disposizioni riuscendo a respingere l'avanzata e a far ritirare il nemico. Si apriva la strada verso Riva del Garda e quindi l'imminente occupazione della città di Trento. Salvo essere fermato dalla firma dell' armistizio di Cormons . Il 3 agosto ricevette con telegramma di abbandonare il territorio occupato [316] rispose telegraficamente: «Ho ricevuto il dispaccio nº 1073. Obbedisco» [317] ' Obbedisco ' , parola che successivamente divenne motto del Risorgimento italiano e simbolo della disciplina e dedizione di Garibaldi. Il telegramma fu inviato dal garibaldino marignanese Respicio Olmeda in Bilancioni il 9 agosto 1866 da Bezzecca , evento ricordato su una lapide collocata sulla facciata della sua casa natale in via Roma n. 79 a San Giovanni in Marignano ( RN ). Il corpo dei volontari venne sciolto il 1º settembre. in seguito ci fu l'episodio di Verona. [318] Le campagne in Francia [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: battaglia di Digione . Durante la guerra franco-prussiana del 1870 - 1871 , Garibaldi offrì i suoi servigi alla neonata Terza Repubblica francese . [319] Joseph-Philippe Bordone , con il battello Ville de Paris , raggiunse la Corsica e, per ingannare la sorveglianza della marina italiana, continuò il viaggio su una piccola barca. Indi prese a bordo Garibaldi, che sbarcò a Marsiglia il 7 ottobre 1870 , [320] recandosi poi nella capitale provvisoria francese, Tours . I primi ordini di Léon Gambetta furono quelli di occuparsi di qualche centinaio di volontari. il nizzardo rifiutò di eseguire l'ordine, [321] ottenendo il comando delle truppe della cosiddetta «Armata dei Vosgi», [322] gli uomini furono inizialmente 4.500. [323] Stabilì dunque il quartier generale a Dôle e poi l'11 novembre a Autun . [324] Nello stesso mese predispose una spedizione vittoriosa, compiuta da Ricciotti. [325] Digione intanto era caduta in mani tedesche, comandate da Augusto Werder , e poi era stata abbandonata per l'avanzata delle truppe francesi. Sentenziò la pena di morte al colonnello Chenet perché abbandonò la sua postazione durante il combattimento, ma graziato dagli stessi francesi, la condanna non venne eseguita. [326] Garibaldi a Digione Garibaldi occupò la città e la difese dall'attacco del 21 gennaio. Dopo tre giorni di combattimenti i tedeschi si ritirarono e in quei giorni fu presa l'unica bandiera dei tedeschi persa nella guerra. [327] Fra i 4.000-6.000 uomini prussiani le perdite furono circa 700. [328] Il 29 gennaio venne stipulato un armistizio di alcune settimane, che non tenne conto della zona del sud-est e quindi dei soldati dell'Armata del Vosgi. Il 31 gennaio le truppe di Garibaldi vennero attaccate, il generale sottraendosi allo scontro diresse i suoi uomini in una zona compresa nell'armistizio. Quando terminò la guerra la sua armata fu l'unica che rimase sostanzialmente intatta, con minime perdite. [329] Victor Hugo affermò che soltanto Garibaldi era intervenuto in difesa della Francia, al contrario di nazioni o re, [330] affermazione che suscitò aspre polemiche. [331] Nel 1871, dopo la proclamazione della Terza Repubblica francese , nelle elezioni politiche tenutesi l'8 febbraio, Garibaldi venne eletto all'Assemblea Nazionale di Bordeaux, nella speranza di far abrogare il Trattato di Torino del 1860 con cui la Contea di Nizza era stata ceduta a Napoleone III , la richiesta di ritorno all'Italia sfociò nei Vespri nizzardi avvenuti tra 8 e 10 febbraio, militarmente repressi. Il 13 febbraio a Garibaldi fu impedito di parlare all'Assemblea Nazionale e, per protesta, si dimise. [332] La società protettrice degli animali [ modifica | modifica wikitesto ] Il cane di Garibaldi Durante la battaglia di San Antonio dell'8 febbraio 1846 , sbucò dalle linee argentine, per raggiungere quelle della Legione Italiana , un cane chiamato poi Guerrillo (a volte citato nei testi come Guerillo o Guerello), finendo con una zampa spezzata da un colpo di fucile. Garibaldi lo soccorse e lo adottò, portandolo con sé anche nel viaggio di rientro in Italia del 1848 . Divenne celebre nelle cronache dei tempi come il cane a tre zampe che seguiva Garibaldi e il suo attendente Andrea Aguyar , tenendosi costantemente all'ombra sotto l'uno o l'altro cavallo. Non è dato sapere come e quando sia morto. Scomparve dalle cronache dopo l' Assedio di Roma del 1849 e si ipotizza che sia perito in tale circostanza. [333] Garibaldi fu anche un difensore dei diritti degli animali . A seguito dell'acquisto da parte sua di metà dell'isola di Caprera , avvenuto nel 1856 e finalizzato a fare del luogo la propria residenza, [334] Garibaldi – come scrive lo storico Denis Mack Smith – «più tardi si fece sempre più vegetariano . lo stretto contatto con la solitaria natura gli diede l'eccentrica credenza che gli animali e perfino le piante avessero un'anima cui non si doveva nuocere. Divenuto mezzo vegetariano, rinunciò quasi interamente anche a bere. ma ritenne il consueto gusto per i sigari». [335] Nel 1871 fu promossa da Garibaldi la prima società in Italia per la protezione degli animali: la Regia società torinese protettrice degli animali [336] (oggi ENPA ), contro i maltrattamenti che gli animali subivano sia in campagna sia in città, specie da parte dei guardiani e dei conducenti. [337] Affermava Garibaldi: «Proteggere gli animali contro la crudeltà degli uomini, dar loro da mangiare se hanno fame, da bere se hanno sete, correre in loro aiuto se estenuati da fatica o malattia, questa è la più bella virtù del forte verso il debole». [338] Gli ultimi anni [ modifica | modifica wikitesto ] L'incontro tra Garibaldi e Umberto I Garibaldi coniò il detto l'«Internazionale è il sole dell'avvenire», [339] per quanto riguardava l' Internazionale . prendendo posizione in favore della Comune di Parigi , fu eletto deputato alla nuova Assemblea Nazionale francese in diversi dipartimenti metropolitani: Savoia, Parigi, Basso Reno, Digione e Nizza [340] accettò per poi dare le dimissioni. [341] Per le continue inondazioni del Tevere Garibaldi propose un piano ideato da Alfredo Baccarini , ma venne scartato per l'elevato bisogno finanziario. [342] Nel giugno del 1872 Benedetto Cairoli propose una legge sul suffragio universale , mentre Garibaldi il 1º agosto pubblicò un «Appello alla Democrazia». [343] Intanto le sue condizioni peggiorarono: dal 1873 ebbe bisogno delle stampelle, nel 1880 verrà portato in carrozzina. Nella primavera del 1879 organizzò il congresso, convocando 92 personalità rappresentative della democrazia, di esse intervennero in 62 il 21 aprile 1879 in cui chiedeva l'abolizione del giuramento e esprimeva il suo appoggio al suffragio universale. [344] Portò con sua comunicazione il 26 aprile la formazione della Lega della Democrazia , dai 44 membri di cui si effettuerà una commissione esecutiva di 16 membri, un giornale venne alla luce: La lega della Democrazia. Il loro movimento avrà successo portando all'elezione di ottobre del 1882 da 620.000 elettori a circa 2.000.000. [345] La famiglia Garibaldi nel 1878 Intanto aveva scritto alcuni romanzi: nel 1870 uscirono Clelia , ambientato nel 1849 a Mentana, e Cantoni il volontario . Nel 1874 fu pubblicato I Mille , la storia di una donna, Marzia, che, travestita da uomo, si univa ai volontari. Rivisitò le Memorie nel 1871-1872 giungendo nella rievocazione alla campagna dei Vosgi: rispetto alla versione precedente del testo inasprì i toni contro Mazzini e la Chiesa. [346] Redasse in seguito Manlio , un resoconto delle sue avventure in Sud America e del suo ritorno in Italia. I proventi dei libri diminuirono nel corso del tempo. [347] Nella sua vita non si limitò a questi scritti, ma scrisse anche due inni militari, un poema autobiografico in endecasillabi, un Carme alla morte e vari sonetti e rime, poi raccolti e pubblicati. [348] Il 2 dicembre 1874 Pasquale Stanislao Mancini propose al parlamento una rendita vitalizia al condottiero. il 19 dicembre viene approvata alla Camera (si contarono 307 si e 25 no), mentre il Senato l'approvò solo il 21 maggio 1875. la pensione era di 50.000 lire annue a cui si aggiungeva una rendita annua. Garibaldi inizialmente rifiutò per poi accettarla l'anno successivo. [349] Il 26 gennaio 1880 sposò la piemontese Francesca Armosino , sua compagna da 14 anni e dalla quale ebbe tre figli. Nel 1882 fece il suo ultimo viaggio in occasione del sesto centenario dei Vespri: per tale ricorrenza partì il 18 gennaio, prima giunse a Napoli che lascerà il 24 marzo raggiungendo Palermo il 28 marzo. durante il tragitto nella città regnò il silenzio in segno di rispetto. [350] Ritornerà a Caprera il 17 aprile. Poco dopo il ritorno la bronchite peggiorò, e per tre giorni Garibaldi venne alimentato artificialmente. Fu assistito dal medico di una nave da guerra ancorata nell'isola vicina della Maddalena (La Cariddi ) Alessandro Cappelletti e morì il 2 giugno 1882 alle 18.22, all'età di quasi 75 anni, [351] per una paralisi della faringe che gli impedì di respirare. Nel testamento, una copia del quale è esposta nella casa-museo sull'isola di Caprera , Garibaldi chiedeva espressamente la cremazione delle proprie spoglie, [352] desiderio disatteso. La salma giace a Caprera nel cosiddetto Compendio garibaldino , in un sepolcro chiuso da una massiccia pietra grezza di granito. La tomba di Garibaldi, a Caprera Le sue ultime parole , secondo quanto assicurato in seguito da Francesca Armosino, furono: «Muoio col dolore di non vedere redente Trento e Trieste». [353] Garibaldi, massone e anticlericale convinto, deista ma non ateo [354] inserì nel proprio testamento anche alcuni passaggi tesi a sventare eventuali tentativi di conversione alla religione cattolica negli ultimi attimi della vita: « Siccome negli ultimi momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo, e della confusione che sovente vi succede, s'inoltra, e mettendo in opera ogni turpe stratagemma, propaga coll'impostura in cui è maestro, che il defunto compì, pentendosi delle sue credenze passate, ai doveri di cattolico: in conseguenza io dichiaro, che trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare, in nessun tempo, il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d'un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell'Italia in particolare. E che solo in stato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada [355] » Cronologia [ modifica | modifica wikitesto ] Torino , 18 aprile 1861 , prima seduta del neocostituito Parlamento Nazionale. Garibaldi pronuncia un discorso contro il governo di Cavour Targa commemorativa del viaggio in Inghilterra Lapide dedicata a Garibaldi, situata a Catania 1807 : nasce a Nizza . 1821 : è iscritto nei registri dei marinai. 1824 : primo viaggio in mare verso il Mediterraneo Orientale. 1833 : a Taganrog entra in contatto con i mazziniani. 1834 : partecipa ai moti di Genova. 1835 : parte esule da Marsiglia verso il Sud America. 1839 : combatte con il Rio Grande do Sul contro il Brasile centralista. 1839: incontra Anita, che sposerà nel 1842 . 1843 : combatte con l' Uruguay contro l' Argentina rosista. 1849 : combatte per la difesa della Repubblica Romana . 1852 : si reca da Lima a Canton per acquistare guano . 1859 : partecipa alla Seconda guerra d'Indipendenza come generale dell' esercito piemontese , al comando dei Cacciatori delle Alpi . 1860 : spedizione dei Mille . 1862 : nell'intento di liberare Roma, parte dalla Sicilia con 2.000 volontari, ma è fermato sull' Aspromonte . 1864 : si reca a Londra , dove è accolto trionfalmente e incontra Henry John Temple, III visconte Palmerston e Giuseppe Mazzini . 1866 : Partecipa alla Terza guerra d'Indipendenza. Comanda un corpo di volontari che combatte in Trentino. Sconfigge gli austriaci a Bezzecca . Viene eletto alle elezioni politiche nel collegio di Lendinara - Occhiobello , anche se poi optò per il suo vecchio collegio di Ozieri , e al suo posto venne eletto Giovanni Acerbi . 1867 : A settembre partecipa a Ginevra al Congresso per la pace. A ottobre si mette a capo dei volontari che hanno invaso il Lazio, ma viene fermato il 3 novembre a Mentana . 1870 - 71 : partecipa alla guerra franco-prussiana a fianco dei francesi. 1874 : viene eletto deputato del Regno. 1879 : fonda a Roma la Lega della Democrazia . 1882 : muore a Caprera il 2 giugno. Garibaldi e l'unificazione italiana [ modifica | modifica wikitesto ] « Favorito dalla fortuna, io ebbi l'onore nei due mondi di combattere accanto ai primi soldati, ed ho potuto persuadermi che la pianta uomo nasce in Italia, non seconda a nessuno . ho potuto persuadermi che quegli stessi soldati che noi combattemmo nell' Italia meridionale , non indietreggeranno davanti ai più bellicosi, quando saranno raccolti sotto il glorioso vessillo emancipatore. [356] » La figura di Garibaldi è assolutamente centrale nel quadro del Risorgimento italiano , ed è stata oggetto di infinite analisi storiografiche, politiche e critiche. La popolarità di Garibaldi, la sua capacità di sollevare le folle e le sue vittorie militari diedero un contributo determinante all'unificazione dello Stato italiano, premiandolo con una popolarità enorme tra i contemporanei – solo a titolo di esempio si possono citare le trionfali elezioni (nel 1860 , poi nel 1861 al Parlamento subalpino e poi italiano) ovvero il trionfo che gli venne tributato a Londra nel 1864 – e presso i posteri. [357] Numerose furono, anche, le sconfitte. Fra le quali particolarmente brucianti furono quelle dell' Aspromonte e di Mentana in quanto lo opposero a una parte rilevante dell'opinione pubblica italiana, che, in tutti gli altri episodi della sua vita, lo aveva grandemente amato. « (Catania) A Giuseppe Garibaldi che la notte del 18 agosto 1862 pronunziava da questa casa le storiche parole « o Roma o Morte » il popolo catanese dedicava questa lapide il 2 giugno 1883 primo anniversario della morte dell'Eroe, a gloriosa memoria del fatto, ad aborrimento perpetuo di tirannide. Epigrafe di Mario Rapisardi » Garibaldi e il “sosia” inglese Peard [ modifica | modifica wikitesto ] Anche se è poco noto, al Gianicolo di Roma tra i Busti dei patrioti sul Gianicolo è presente un busto dedicato a John Whitehead Peard , intitolato “Il garibaldino inglese”, mentre nel Dizionario Biografico Inglese [358] è citato come “L’inglese di Garibaldi”. Peard era un capitano dei ranger della Cornovaglia che, colpito dalla personalità di Garibaldi, decise di seguirlo durante alcune sua campagne militari in Italia. Sbarcato in Sicilia con la Spedizione Medici , durante la Spedizione dei Mille Peard veniva spesso scambiato e acclamato dalle folle come Garibaldi. Peard, d'accordo con gli altri ufficiali garibaldini, decise di sfruttare questo fatto per inviare false informazioni telegrafiche da Eboli , disorientando i comandi borbonici, che pensarono di abbandonare Salerno , dove Peard entrò acclamato, con il consenso dello stesso Garibaldi. [359] L’interesse anglosassone per Garibaldi [ modifica | modifica wikitesto ] Garibaldi in visita in Inghilterra nel 1864 - accoglienza a Londra Charing Cross Già dal 1849, quando combatteva in difesa della Repubblica Romana , la figura di Garibaldi era molto famosa in Inghilterra, certamente più che in altri paesi europei e tali sentimenti di affetto e apprezzamento per l’Eroe dei due mondi sono confermati nel 1864 dalla straordinaria accoglienza che Garibaldi ricevette all’epoca della sua visita in Inghilterra, superiore a qualsiasi altro evento inglese ottocentesco, tranne, forse la processione per il giubileo della regina. [360] Secondo lo storico britannico Trevelyan nell’Inghilterra del XIX secolo l’ammirazione per Garibaldi era originata dalle simpatie britanniche per la causa dell’indipendenza italiana, ma anche da alcune caratteristiche della personalità dell’Eroe dei due mondi, recepite particolarmente dagli anglosassoni, che vedevano in Lui il “rover”, l’errante di grandi spazi per terra e per mare, il combattente contro le avversità, il difensore degli oppressi, il patriota, l’uomo umano e generoso, tutte queste caratteristiche riunite in un solo uomo. Il Trevelyan affermava nel 1907 [361] che l’Inghilterra era il paese europeo dove la passione per la causa della libertà e unità italiana era più forte e disinteressata e dove sarebbe stata sempre collegata a nomi come Byron e Shelley , di Palmerston e Gladstone , Browning e Swinburne . Garibaldi in Inghilterra nel 1864 a Londra Crystal Palace L’interesse per Garibaldi era presente negli ambienti culturali anglosassoni già nel 1849, quando Hugh Forbes [362] era al fianco di Garibaldi nella difesa della Repubblica Romana, lo stesso Forbes seguirà Garibaldi anche nella campagna del 1860-61, risalendo dalla Sicilia verso Napoli assieme ad altri ufficiali britannici: Percy Wyndham, John Dunne a capo di un battaglione di siciliani che lo chiamavano “Milordo” [363] , Peter Cunningham, John Whitehead Peard , il “sosia” di Garibaldi con busto al Gianicolo e svariate decine di altri volontari, che saranno poi raggiunti dalla ”Legione Britannica” , corpo di circa 600 volontari partito con il maggiore Styles dal porto di Harwich per sbarcare a Napoli il 15 ottobre, prendendo parte in pratica ad un solo combattimento a Sant’Angelo alle mura di Capua, perché l’arrivo dell’esercito di Vittorio Emanuele II porrà fine alla impresa garibaldina . [364] Secondo “The illustrated London news” del 20 ottobre 1860, il numero complessivo di volontari britannici partiti per raggiungere Garibaldi avrebbe raggiunto e superato il migliaio. [365] L’interesse degli inglesi per la causa italiana era favorito anche dalla presenza sul suolo britannico di esuli italiani, che assieme a Mazzini facevano conoscere agli anglosassoni i problemi dell’unità italiana, anche tramite associazioni come la “People’s International League” fondata nel 1847, sostituita dopo il 1856 dalla “Emancipation of Italy Fund Committee” con Aurelio Saffi , Jessie White e Felice Orsini che effettuavano tour di conferenze per il pubblico anglosassone interessato. Garibaldi in Inghilterra nel 1864 al Guildhall Altre associazioni britanniche filo-italiane anche di raccolta fondi erano la ”Italian refugee fund” del 1849, la “Society of the Friends of Italy” sostenuta anche da Caroline Ashurst Stansfeld , il “Garibaldi Fund” del 1859, che nel 1860 con le sue sezioni locali raccoglieva finanziamenti per la causa dell’unità italiana a Glasgow , Edimburgo , Londra , Aberdeen , Liverpool , Sheffield , Birmingham , Bilston , Darlaston , Dudley , Leeds , Newcastle , Rochdale , Bristol , Lisburn , Manchester . Nel 1860 venne fondato il “Garibaldi Special Fund” per finanziare l’invio in Italia della Legione Britannica (1860) o “Garibaldi Excursionists” per evitare problemi diplomatici, seguita dopo il 1860 dalla “Garibaldi Italian Unity Committee”, per il completamento dell’unità italiana con gli altri territori ancora da annettere. [366] Anche se è trascorso molto tempo dalle affermazioni dello storico Trevelyan, possiamo senz’altro affermare che l’interesse per Garibaldi, le sue imprese e la sua personalità è ancora ben presente nell’ambiente culturale anglosassone, oltre che in tanti altri paesi. Garibaldi e Cavour [ modifica | modifica wikitesto ] Garibaldi e Cavour intenti a costruire lo stivale (l'Italia) in una vignetta satirica del 1861 Garibaldi non ebbe mai rapporti sereni con Cavour . Da un lato, semplicemente non aveva fiducia nel pragmatismo e nella realpolitik di Cavour, ma provava anche risentimento personale per aver ceduto la sua città natale di Nizza alla Francia, nel 1860 . Garibaldi confidò al suo medico curante Enrico Albanese : « La patria non si baratta, né si vende per Dio! Quando i posteri esamineranno gli atti del governo e del Parlamento italiano durante il risorgimento italiano, vi troveranno cose da cloaca. Povera Nizza! Io feci male a non parlare chiaramente, a non protestare con energia, a non dire là in Parlamento, a Cavour, che era una canaglia, e a quei che ne volevano votare la rinunzia che erano tanto vili. [367] » D'altro canto si sentiva attratto dal monarca piemontese. Certo, scrivendo all'ambasciatore sardo in Francia , Cavour prometteva all'imperatore che avrebbe fermato Garibaldi. Ma, in realtà, non ostacolò seriamente la partenza da Quarto della spedizione dei Mille . Permise a diversi ufficiali dell' Esercito sabaudo di raggiungere Garibaldi in Sicilia. Infine, inviò le truppe che permisero la definitiva sconfitta di Francesco II . Appartenenza massonica [ modifica | modifica wikitesto ] La carriera di Garibaldi nella massoneria cominciò con la sua iniziazione nel 1844 nella Loggia 'Asil de la Vertud' a Montevideo [368] e culminò con la suprema carica di Gran maestro del Grande Oriente d'Italia , col 33º grado del Rito scozzese , ricevuto a Torino l'11 marzo 1862 , quando fu nominato Presidente del Supremo Consiglio, e con la carica di Gran Hyerophante del Rito di Memphis e Misraim nel 1881 . Il Grande Oriente di Palermo gli conferì tutti i gradi scozzesi dal 4º al 33º e a condurre il rito furono sei massoni, tra cui Francesco Crispi . Tra i più famosi garibaldini, molti erano i massoni, come Nino Bixio , Giacomo Medici , Stefano Turr . [369] Durante il soggiorno a Ischia nel 1864 , dove si teneva un consiglio di guerra, Garibaldi dovette dimettersi da Gran Maestro dell'ordine per troppi problemi di salute. [370] Cittadinanza onoraria [ modifica | modifica wikitesto ] A Garibaldi è stata conferita la cittadinanza onoraria di San Marino il 24 aprile del 1861 . Precedentemente, il 30 luglio del 1849 , Giuseppe Garibaldi, braccato dalle truppe austriache, trovò scampo per sé e i suoi armati nella Repubblica del Titano. Impiego linguistico [ modifica | modifica wikitesto ] In italiano la parola garibaldino , nata come sostantivo per indicare chi combatteva con il generale, è utilizzata anche come aggettivo, con il significato di audace ed eroico , oppure riferito a imprese organizzate senza un'approfondita preparazione e senza grandi infrastrutture a supporto. Appellativi [ modifica | modifica wikitesto ] L'appellativo di ' duce ' era stato dato dai garibaldini al loro comandante, Garibaldi. La parola deriva dal latino dux 'condottiero' o 'guida', della storia romana (dal verbo ducere , 'condurre'), e com'è noto, sarà mutuata da Gabriele D'Annunzio per l' impresa di Fiume e infine da Benito Mussolini , al quale è ormai legata nella storiografia politica e nell'immaginario. [371] Il soprannome eroe dei due mondi lo condivide col generale francese eroe della Guerra di indipendenza americana Gilbert du Motier de La Fayette . [372] Garibaldi venne appellato dalla storiografia successiva anche come 'braccio del Risorgimento', così come Mazzini ne era la 'mente'. [373] Musei [ modifica | modifica wikitesto ] La fabbrica di candele dove egli lavorò con Meucci è ancora esistente. Dal 1980 l'immobile ospita il Garibaldi-Meucci Museum ed è stato dichiarato monumento dello Stato di New York e monumento nazionale degli Stati Uniti d'America . Presso il Museo centrale del Risorgimento al Vittoriano a Roma, sono conservati i pantaloni di Garibaldi, veri e propri jeans per stoffa e modello, tra i primi esempi in assoluto nella storia di questo indumento. A Collescipoli , frazione del comune di Terni è conservato il Beccaccino, piccola imbarcazione di circa 4 metri. L'imbarcazione ha una rilevanza storica in quanto Giuseppe Garibaldi la utilizzò per fuggire, anche con l'aiuto di patrioti ternani, da Caprera nel 1867. Il beccaccino fu donato da Garibaldi a Barberini i cui eredi a loro volta lo donarono al Comune di Terni. Le Mostre su Garibaldi sono state numerose. celebre fu quella 'garibaldina' del 1932, a Roma, per il cinquantesimo della morte. Impegno civile [ modifica | modifica wikitesto ] Garibaldi, pur ritenendo lecita l'uccisione di nemici in battaglia e traditori in tempo di guerra , a partire dal 1861 si batté per l'abolizione della pena di morte , proponendo varie volte una legge che la abolisse dal Codice penale vigente. [374] Come detto, il generale fu un grande amante della natura [375] e degli animali, dei quali si volle circondare anche nella sua residenza di Caprera. questo grande amore si palesò quando nel 1871, anno nel quale Giuseppe Garibaldi, su esplicito invito di una nobildonna inglese, lady Anna Winter, contessa di Southerland, incaricò il suo medico personale, il dottor Timoteo Riboli , con studio in Torino, al n.2 dell'attuale via Lagrange, di costituire una Società per la Protezione degli Animali, annoverando la signora Winter e Garibaldi come soci fondatori e presidenti onorari. oggi la società è nota come Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA). Attualmente l'ENPA è il più antico e importante ente di protezione e salvaguardia animale in Italia. In seguito a queste riflessioni e azioni animaliste , Garibaldi divenne quasi vegetariano in tarda età e rinunciò alla caccia , che era stata una sua grande passione fin da giovane, in nome del rispetto della vita degli animali. [335] [337] [338] Un altro grande impegno dell'eroe dei due mondi, come accennato, fu quello per la pace tra i popoli: nonostante le numerose guerre, egli riteneva lecito usare la forza militare solo per liberare le nazioni e difendersi dai nemici, manifestando altrimenti una forte convinzione pacifista e umanitaria . [376] Garibaldi criticò le misure prese contro il brigantaggio postunitario dal nuovo governo italiano, come l'uso della legge marziale e la feroce repressione [377] , nonché la rigida estensione della leva militare obbligatoria piemontese al sud Italia, che giudicava controproducente, preferendo l'entusiasmo volontaristico che aveva animato i suoi eserciti. [378] Reparti militari [ modifica | modifica wikitesto ] Legione italiana Cacciatori delle Alpi I Mille Esercito meridionale Corpo Volontari Italiani Influenza culturale [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Giuseppe Garibaldi nella cultura di massa . Filatelia [ modifica | modifica wikitesto ] Le emissioni filateliche realizzate in Italia, per onorare l'eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi sono numerose. L'effigie di Garibaldi compare sui primi francobolli commemorativi italiani emessi nel 1910 per celebrare la liberazione della Sicilia e il Plebiscito dell'Italia Meridionale. [379] Questi sono i primi francobolli italiani commemorativi a non recare solo l'effigie del re o lo stemma dei Savoia. Inoltre erano venduti soltanto in Meridione e in Sicilia con un sovrapprezzo, non indicato sul francobollo, di 5 centesimi ed erano utilizzabili soltanto per la corrispondenza diretta all'interno del regno. Nel 1932 fu dedicata la lunga serie di 17 francobolli per celebrare il cinquantenario della morte. Altri 2 francobolli vennero emessi nel 1957 per il 150º anniversario della nascita. Il volto di Garibaldi appare anche nella serie del 1959 per il centenario della seconda guerra di indipendenza . nella serie del 1960 per il centenario della Spedizione dei Mille . nel 1970 per il centenario della partecipazione di Garibaldi alla guerra Franco-Prussiana e nel 1982 è stato celebrato il centenario della morte. L'ultimo francobollo che gli è stato dedicato è stato emesso il 4 luglio 2007 per il secondo centenario della nascita. Vi è rappresentato in primo piano un ritratto di Garibaldi, sullo sfondo un'immagine della casa natale a Nizza. Oltre all'Italia anche la Repubblica di San Marino , l' Unione Sovietica , l' Uruguay , gli Stati Uniti d'America e il Principato di Monaco hanno dedicato delle emissioni filateliche a Giuseppe Garibaldi. La Francia , nonostante sia molto legata alla figura di Garibaldi, non gli ha mai dedicato un francobollo. Nel 2007, in occasione del Bicentenario Garibaldino, un'iniziativa popolare ha indetto una petizione online per far emanare un francobollo dedicato all' Eroe dei due Mondi . Filatelica italiana Regno d'Italia 1910 - Liberazione della Sicilia - Regno d'Italia 1910 - Plebiscito Meridionale - Francobollo del Regno d'Italia del 1932 Cinquantenario Garibaldino - Garibaldi con Nino Bixio - Francobollo del Regno d'Italia del 1932 Cinquantenario Garibaldino - francobollo espresso aereo, il primo al mondo - Francobollo del Regno d'Italia del 1932 - Cinquantenario Garibaldino - Repubblica Italiana 1957 150º anniversario della nascita e 75º anniversario della morte di Giuseppe Garibaldi Repubblica Italiana 1959 centenario della seconda guerra di indipendenza - Garibaldini alla battaglia di San Fermo - Repubblica Italiana 1959 centenario della seconda guerra di indipendenza - Vittorio Emanuele II, Garibaldini, Cavour e Mazzini - Repubblica Italiana 1960 - Centenario della Spedizione dei Mille - Repubblica Italiana 1970 - Centenario della partecipazione garibaldina alla guerra franco-prussiana - Repubblica Italiana 1982 - Centenario della morte di Giuseppe Garibaldi - Repubblica Italiana 2007 - Bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi - Repubblica Italiana 2011 - emissione per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia - Repubblica Italiana 2011 - 150º anniversario della cittadinanza onoraria sammarinese a Garibaldi - Filatelica mondiale Unione Sovietica 1957 Stati Uniti d'America 1959 - Campioni della Libertà - Ungheria 1960 - Centenario dell'Unità d'Italia - Unione Sovietica 1982 - Centenario della morte di Garibaldi - Repubblica di San Marino 2007 - Bicentenario della nascita di Garibaldi - Principato di Monaco 2007 - Bicentenario della nascita di Garibaldi - Uruguay Uruguay 1882-1982 Uruguay 2007 - Bicentenario della nascita di Garibaldi - Uruguay 2007 - Bicentenario della nascita di Garibaldi - Marineria [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Giuseppe Garibaldi (disambigua) . Garibaldi fu nel tempo comandante della marina uruguayana e a capo della Marina dittatoriale siciliana . Nel tempo molte sono le imbarcazioni a lui intitolate: tra quelle civili, degna di nota è la goletta Leone di Caprera , costruita da emigrati italiani, che, nel 1880, con tre uomini di equipaggio, compì la traversata atlantica dall'Uruguay all'Italia. tra le navi militari l'attuale portaerei Garibaldi , il precedente Garibaldi , incrociatore leggero poi trasformato in incrociatore missilistico che ha servito sia nella Regia Marina , sia nella Marina Militare , durante la seconda guerra mondiale e andando più indietro nel tempo l' incrociatore protetto Garibaldi affondato nel corso della prima guerra mondiale e la pirofregata Garibaldi . Il cacciatorpediniere Leytenant Ilin della classe Orfej , appartenente alla marina imperiale russa , fu rinominato Garibaldi il 3 luglio 1919 dal nuovo governo sovietico, salvo cambiare nome in Voykov il 14 febbraio 1928 [380] . Monumenti a Garibaldi [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Monumento a Giuseppe Garibaldi . In gran parte delle città italiane esiste almeno una statua di Garibaldi, quasi tutte queste statue hanno una caratteristica comune, in esse lo sguardo di Garibaldi è sempre rivolto verso Roma, città che non riuscì mai a conquistare. La statua presente sull'isola di Caprera invece guarda verso le bocche di Bonifacio in direzione della sua nativa Nizza. Nella stessa Nizza esiste un altro monumento nella omonima piazza Garibaldi che rivolge lo sguardo verso Torino . Il primo monumento all'eroe ancora vivente fu posto nel 1867 in Luino sul Lago Maggiore, dove Garibaldi combatté il 15 agosto 1848 la sua prima battaglia in territorio italiano contro una guarnigione austriaca. Anche a S. Eufemia d'Aspromonte vi si può visitare un piccolo museo ove sono raccolti oggetti dei garibaldini e dove sono esposte fotografie dell'epoca. Vive ancora, protetto da transenne, il pino gigantesco al quale l'eroe si appoggiò dopo essere stato ferito. Monumenti italiani [ modifica | modifica wikitesto ] Bologna : statua di Giuseppe Garibaldi situata in via Indipendenza Brescia : monumento a Giuseppe Garibaldi nell'omonima piazza Carrara : statua di Giuseppe Garibaldi nell'omonima piazza Catania : statua di Giuseppe Garibaldi situata in via Etnea Civitavecchia (Roma): statua di Giuseppe Garibaldi Genova : piazza De Ferrari, sullo sfondo il Teatro Carlo Felice La Spezia : monumento equestre Lendinara (Rovigo): monumento a Giuseppe Garibaldi Livorno : monumento a Giuseppe Garibaldi nell'omonima piazza Loreto (Ancona): busto di Giuseppe Garibaldi nell'omonima piazza Lucca : monumento a Giuseppe Garibaldi Mantova : monumento a Giuseppe Garibaldi in Piazza dei Mille Marsala : busto di Giuseppe Garibaldi Milano : piazzale Cairoli Napoli : monumento in piazza Garibaldi Parma : monumento a Giuseppe Garibaldi nell'omonima piazza Ravenna : monumento a Giuseppe Garibaldi Reggio Calabria : monumento a Giuseppe Garibaldi nell'omonima piazza (Stazione Centrale) Roma : monumento equestre del Gianicolo Rovigo : statua di Giuseppe Garibaldi nell'omonima piazza Sanremo : monumento a Giuseppe Garibaldi, opera di Leonardo Bistolfi inaugurato il 26 aprile 1908 Savona : piazza 'Eroe dei due Mondi' Torino : monumento del 1887 situato su corso Cairoli, sullo sfondo il Monte dei Cappuccini Trapani : monumento a Giuseppe Garibaldi nell'omonima piazza, di fronte al porto Tricesimo (Udine): epigrafe dedicata dai cittadini nel 1882 Verbania - Intra : statua di Giuseppe Garibaldi Vicenza : monumento a Giuseppe Garibaldi Monumenti nel mondo [ modifica | modifica wikitesto ] Argentina , Buenos Aires : monumento equestre a Giuseppe Garibaldi in plaza Italia Argentina , Rosario : monumento in plaza Italia, nel Parco Independencia. Realizzato in marmo di Carrara dall'italiano Alessandro Biggi nel 1885 Argentina , Rosario : statua di Giuseppe Garibaldi in plaza Italia. Dichiarato monumento storico nazionale dalla Camera dei Deputati argentina [ senza fonte ] Argentina , Rosario : busto situato nel cortile esterno dell’Ospedale Italiano Garibaldi. Opera dello scultore italiano Erminio Blotta Brasile , Azenha Porto Alegre : statua di Giuseppe e Anita in piazza Garibaldi Brasile , São José do Norte : busto di Giuseppe Garibaldi nella praça Central Bulgaria , Sofia : piccola statua di Giuseppe Garibaldi nell'omonima piazza Francia , Digione : busto di Giuseppe Garibaldi in place Garibaldi Francia , Nizza : monumento a Giuseppe Garibaldi in place Garibaldi Francia , Parigi : statua di Giuseppe Garibaldi situata nello square Cambronne Russia , Taganrog : monumento a Giuseppe Garibaldi San Marino : busto di Giuseppe Garibaldi. Realizzato da Stefano Galletti nel 1882 Stati Uniti d'America , New York : monumento dedicato a Giuseppe Garibaldi ad opera di Giovanni Turini ed eretto nel 1888 Turchia , Istanbul : lapide realizzata in memoria di Giuseppe Garibaldi su iniziativa della Società Operaia Italiana Ungheria , Budapest : monumento a Giuseppe Garibaldi Ungheria , Budapest : targa dedicata a Giuseppe Garibaldi collocata nell'omonima via Uruguay , Salto : monumento a Giuseppe Garibaldi Immagini di Garibaldi [ modifica | modifica wikitesto ] Giuseppe Garibaldi Accompagnatori di Garibaldi a Caprera Garibaldi pesca a Caprera Le donne di Garibaldi [ modifica | modifica wikitesto ] In seguito alla morte di Anita, Garibaldi intesse relazioni sentimentali con diverse donne. Si accompagnò con la nobile inglese Emma Roberts fino al 1856 e a lei intitolò una delle sue navi. [381] Altra donna ricordata dal Garibaldi era la contessa Maria Martini della Torre , conosciuta a Londra nel 1854 , [382] Di breve durata fu il rapporto con Paolina Pepoli vedova trentenne, nipote di Gioacchino Murat . [383] La baronessa di origini inglesi Maria Esperance von Schwartz , figlia di un banchiere , vedova del cugino del padre che si era suicidato, [384] vide per la prima volta il nizzardo nel 1849, poi nel 1857 giunse a Caprera e vi ritornò l'anno seguente, quando Garibaldi le chiese di diventare la madre dei suoi figli la donna volle rifletterci sopra. [385] In seguito i sentimenti si indebolirono, anche per colpa di un'altra donna, Battistina Ravello, che serviva Garibaldi a Caprera. Da lei nel 1859 ebbe una figlia, chiamata Anita e battezzata con il nome di Anna Maria Imeni. Altra donna importante nella vita di Garibaldi fu Giuseppina Raimondi , la giovane ragazza colpì l'eroe per il coraggio dimostrato, i due si sposarono a Fino Mornasco il 24 gennaio 1860 , ma presto [386] ricevette una lettera che lo avvertì di un amante della donna, [387] Garibaldi chiese alla donna se fosse vero quello che vi era scritto e Raimondi, già incinta, non negò nulla, il nizzardo otterrà l'annullamento del matrimonio tempo dopo, nel 1879 . [388] Dal 1865 avrà il conforto di Francesca Armosino , sua terza moglie, con cui aveva parecchi anni di differenza. Era la balia dei figli di sua figlia Teresita. Da lei ebbe tre figli di cui uno morì a 18 mesi. I figli di Garibaldi [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Garibaldi (famiglia) . Garibaldi con l'ultima moglie Francesca Armosino . nell'ultima parte della sua vita Garibaldi viene spesso fotografato da seduto, perché si trovava costretto a muoversi su una sedia a rotelle Garibaldi, dalla prima moglie Anita Garibaldi , morta nel 1849 presso Ravenna , ebbe 4 figli [389] : Domenico Menotti Garibaldi [390] (Mostardas, 16 settembre 1840 – Roma, 22 agosto 1903) Rosa Garibaldi, detta Rosita (1843 – 23 dicembre 1845), morta per vaiolo all'età di 2 anni a Montevideo . Teresa Garibaldi (22 febbraio 1845 – 1903), detta Teresita, in ricordo della sorella del padre morta in tenera età, moglie del Generale garibaldino Stefano Canzio . Ricciotti Garibaldi (Montevideo, 24 febbraio 1847 – Riofreddo, 17 luglio 1924) Dalla domestica Battistina Ravello, invece, Garibaldi ebbe: Anna Maria Imeni Garibaldi , detta Anita Ebbe tre figli invece dalla terza moglie Francesca Armosino : Clelia Garibaldi Rosita (morta piccola). Manlio Garibaldi È possibile che Garibaldi abbia avuto una figlia naturale, Giannina Repubblica Fadigati (8 ottobre 1868 – 24 novembre 1954), ufficialmente figlia del nobile cremonese Paolo Fadigati, amico e seguace di Garibaldi. La nascita di Giannina Repubblica non sarebbe stata frutto di un tradimento, ma di un vero e proprio accordo tra Garibaldi e i coniugi Fadigati: Paolo Fadigati sarebbe stato infatti un ammiratore talmente fervente dell'Eroe dei Due Mondi da voler 'allevare un figlio di sangue garibaldino' . [391] Onorificenze [ modifica | modifica wikitesto ] Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia «Per militari benemerenze in considerazione dei servizi prestati quale comandante del Corpo Cacciatori delle Alpi, durante l'intera campagna del 1859. [392] » — 16 gennaio 1860 [393] R.D. n. 42 Medaglia d'Oro al Valor Militare «Per le prove d'intrepidezza e bravura nei combattimenti contro gli austriaci a Varese e Como. [392] » — maggio 1859 Medaglia commemorativa dei 1000 di Marsala Medaglia d'Argento ai Benemeriti della Liberazione di Roma 1849-1870 Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia Cittadinanza Onoraria di San Marino — 24 aprile 1861 Note [ modifica | modifica wikitesto ] ^ Il nome trascritto nel 1807 sul certificato di battesimo era registrato in francese come Joseph-Marie Garibaldi ( Estratto dell'atto di nascita, p.14 ). La contea di Nizza fece parte del Ducato di Savoia , poi Regno di Sardegna , dal medioevo fino al 1797 (in Michele Ruggiero, Storia del Piemonte , Piemonte in Bancarella, Torino 1979), poi nel periodo Napoleonico fu una provincia annessa all'Impero francese e infine fu reintegrata nel Regno di Sardegna nel 1814 ( La storia delle province liguri ) sette anni dopo la nascita di Garibaldi, che fu di lingua e cultura italiana come lo era la sua famiglia d'origine. ^ AA.VV., La fabrique des héros , Maison des Sciences de l'Homme, 1999, p. 11, ISBN 2-7351-0819-8 . ^ La scuola per i 150 anni dell'Unità I protagonisti: Garibald , su 150anni.it . ^ Alberto D'Alfonso, Garibaldi: il lessico infiammato , Treccani. ^ Nizza annessa alla Francia durante l'epopea napoleonica tornò ai Savoia nel 1815 . Nel 1860 fu definitivamente annessa alla Francia in seguito alla firma degli Accordi di Plombières (1858) e del Trattato di Torino (1860) , come compenso territoriale, assieme alla Savoia , per l'aiuto militare dato dalla Francia alla unificazione italiana . ^ Carcassi , pag. 11 ^ Possieri , p. 53 ^ Estratto del registro dei battesimi della chiesta di Saint-Martin-Saint-Augustin a Nizza (1807) : « L'an mil huit cent sept le jour dix neuf du mois de juillet a été baptisé par moi soussigné Joseph Marie né le quattre du courant fils du Sr Jean Dominique Garibaldi, négociant et de Mad. Rose Raymondo, mariés en face de l'église, de cette succursale. Le Parrain a été le Sr Joseph Garibaldi négotiant, la Marraine Madlle Julie Marie Garibaldi sa sœur mes paroissiens, le parrain a signé, la marraine déclare ne savoir. Le père présent qui a signé. Mess. Félix Gustavin et Michel Gustavin témoins qui a signé. Pie Papacin, recteur de Saint Martin. » ^ Francesco Pappalardo, Il mito di Garibaldi: vita, morte e miracoli dell'uomo che conquistò l'Italia, pag 31 , Piemme, 2002, ISBN 978-88-384-6494-2 . ^ Scirocco , p. 4 ^ ( EN ) Anthony Valerio, Anita Garibaldi: a biography , Praeger , 2001. ( consultabile anche online ) ^ Franca Guelfi, Dir bene di Garibaldi , Il melangolo , 2003, ISBN 978-88-7018-473-0 . ( consultabile anche online ) ^ Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (seconda edizione), pag 15 , Mursia, 1982. ^ Si veda, fra gli altri, il dettaglio elaborato in Sacerdote , pp. 26-31 ^ Il punto debole della teoria, che lo vedeva imparentato, in qualità di illustre avo, con il barone Teodoro Von Neuhof e trovava spunto dal termine garo, «pronto alla battaglia» e da bald, «audace» era la mancanza di documentazione sul matrimonio fra Joseph Baptist Maria Garibaldi e Katharina Amalie Von Neuhof ^ Gian Luigi Alzona, Gli antenati liguri di Giuseppe Garibaldi: genealogie e notizie biografiche alla luce di documenti inediti, pag 156 (seconda edizione) , Genesi, 2007, ISBN 978-88-7414-172-2 . ^ si veda anche: Possieri , pp. 47-48 ^ «all'età di sette anni strappò le ali ad un grillo, pentendosi poi piangendo» Giuseppe Guerzoni, Garibaldi, pag 11 , Firenze, Barbera, 1882. ^ Dumas , p. 14 ^ a b Smith , p. 7 ^ «Essendo io più disposto a giuocare ed a vagabondare che a lavorare», si veda Dumas , p. 15 ^ Dumas , p. 5. ^ Possieri , p. 48 ^ Dumas , p. 15 ^ Antonella Grignola, Paolo Ceccoli , Giunti, 2004, Garibaldi, pag 10, ISBN 978-88-440-2848-0 . ^ Romano Ugolini, Garibaldi: genesi di un mito , Istituto per la storia del Risorgimento italiano. Comitato di Roma, Edizioni dell'Ateneo, Roma, 1982 ^ Tavole di ragguaglio dei pesi e delle misure già in uso nelle varie province del Regno col sistema metrico decimale. Approvate con decreto 20 maggio 1877, n. 3846, Roma, Stamperia Reale, 1877 ^ (si ipotizzano precedenti imbarchi come passeggero) Possieri , pag 57-58 e 75 ^ a b c Scirocco , p. 7 ^ «il migliore capitano che io abbia conosciuto» In Albano Comeli, Comitato pro Casa di Garibaldi in Montevideo , Comitato pro Casa di Garibaldi in Montevideo, 1951, Giuseppe Garibaldi nell'Uruguay: e la sua casa, in Montevideo, Museo Garibaldino d'America . Note storiche e cronaca, pag 14. ^ Sacerdote , p. 63 ^ a b c d e Scirocco , p. 8 ^ Dumas , p. 19 ^ Era il tempo dell'insurrezione dei greci contro il potere turco ed erano frequenti gli avvistamenti dei pirati in quelle acque, da Scirocco , p. 8 ^ a b Smith , p. 8 ^ Possieri , p. 60 ^ Dumas , p. 20 ^ Conferenza svolta nella primavera del 2007 presso l' Istituto per l'Oriente di Roma. ^ Giuseppe Guerzoni, Garibaldi, pag 11 , BiblioLife, 2010, ISBN 978-1-149-38210-3 . ^ Mino Milani, Giuseppe Garibaldi, seconda edizione pag 10 , Mursia, 1982. ^ Scirocco , p. 9 ^ Scirocco , p. 10 ^ Si veda: A. V. Vecchi, Memorie di un luogo tenente di vascello, Roma, Voghera, 1896 pag 163, riportato anche in: Possieri , pp. 61-62 ^ Pino Fortini, Giuseppe Garibaldi marinaio mercantile pp. 31-32 , Roma, C. Corvo, 1950. ^ La prima infarinatura politica ricevuta dal condottiero, si veda: Possieri , p. 60 ^ Alcune sue province, come l'Egitto, s'erano di fatto già rese autonome fin dal 1805, con Mehmet Ali , mentre altre, come la Grecia, ambivano alla più totale indipendenza. ^ Non è però del tutto escluso che tale definizione potesse avere a che fare anche con gli ideali della Massoneria che, del resto, Garibaldi abbracciò più tardi con forte convinzione. ^ Si pensa che il Credente fosse il giornalista e scrittore Giovanni Battista Cuneo , ma difficilmente poteva esserlo in quanto all'epoca era inquisito e non poteva percorrere certe rotte liberamente, l'incontro fra i due in ogni caso è documentato in seguito al tempo in cui Garibaldi si trovava in America, si veda fra gli altri: Scirocco , p. 20 ^ Riportato in Scirocco , p. 18 ^ Dumas , p. 23 ^ Garibaldi Giuseppe, in collaborazione con Museo di Palazzo Venezia Museo centrale del Risorgimento, Garibaldi, arte e storia: Storia, pag 22 , Centro Di, 1982, ISBN 978-88-7038-062-0 . ^ Scirocco , p. 20 ^ Giuseppe Guerzoni, Garibaldi, di Giuseppe Guerzoni, pag 40 , G. Barbèra, 1882. ^ Sacerdote , p. 89 ^ Possieri , p. 68 ^ Da Matricola del 183S, vol. I, pag. 392 ^ Prova è il suo nome da rivoluzionario, Borel , in quanto si trattava di uno dei partecipanti alla spedizione di Savoia, dipinto come un martire, uno dei patrioti fucilati dall'esercito piemontese dopo la fallita invasione della Savoia del 3 febbraio 1834 . Si veda Scirocco , p. 22 ^ Alcune delle persone che cerca di arruolare sono militari che riferiscono il tutto ai superiori. Si veda Scirocco , pp. 22-23 ^ I biografi ipotizzano in questa decisione il voler isolare i due uomini, ma valida è anche l'ipotesi più semplice, di una richiesta di uomini con esperienza in vista di un viaggio impegnativo: si veda Scirocco , p. 23 ^ a b Possieri , p. 69 ^ Dumas , p. 28 ^ Dumas , p. 29 ^ Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (seconda edizione), pag 20 , Mursia, 1982. ^ Le fonti non trovano accordo sulla data, si veda anche Scirocco , p. 24 ^ Prima venne portato a Grasse e poi condotto a Draguignan in attesa di ordini da Parigi Garibaldi fuggì nell'attesa da una finestra, si veda Giuseppe Guerzoni, Garibaldi, pag 22 , BiblioLife, 2010, ISBN 978-1-149-38210-3 . ^ Cantò il Dio della gente onesta di Pierre-Jean de Béranger (1780-1857), si veda Dumas , p. 31-32 ^ Scirocco , p. 25 ^ Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (seconda edizione), pag 22 , Mursia, 1982. ^ Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (seconda edizione), pag 23 , Mursia, 1982. ^ Il motivo per cui ufficialmente non poteva farsi assumere come secondo era la documentazione necessaria che non poteva esibire, si veda Scirocco , p. 26 ^ Smith , p. 13 ^ Dumas , p. 34 ^ Si ipotizza che fu lui a iniziarlo alla Giovine Europa . esiste la testimonianza di Agostino Ruffini della presenza di Ghiglione in un porto di mare francese, probabilmente Marsiglia, intorno al 7 giugno, mentre in una successiva lettera di Garibaldi, scritta in Brasile, indirizzata a Mazzini afferma di conoscere Ghiglione, si veda Scirocco , p. 27 ^ Luigi Palomba, Vita di Giuseppe Garibaldi, pag 12 , E. Perino, 1882. ^ Giuseppe Garibaldi, Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi: Epistolario, vol. 1, 1834-1848, pag 6 , L. Cappelli, 1932. ^ Sacerdote , p. 118 ^ Luigi Rossetti, esule che dal 1827 si trovava a Rio divenne amico di Garibaldi al primo sguardo, quasi un fratello. Come lui stesso ricorda citato in Dumas , p. 38 ^ Si trattava di una richiesta impossibile in quanto potevano rilasciarla solo gli Stati di diritto, si veda anche Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (seconda edizione), pag 125 , Mursia, 1982. ^ Corsaro era chi al servizio del governo cedeva parte del bottino conquistato, ufficialmente riconosciuto dalle leggi internazionali, tale figura venne poi abolita dal congresso di Parigi del 1956, si veda: Possieri , p. 113 ^ Domus mazziniana, Bollettino della Domus mazziniana, Volumi 14-15 , pag 10 , Domus Mazziniana, 1968. ^ Asil della Vertud, irregolare in quanto non era riconosciuta da quelle principali, si veda Lauro Rossi, Garibaldi: vita, pensiero, interpretazioni: dizionario critico , pag 193 , Gangemi, 2008, ISBN 978-88-492-1481-9 . ^ Anche lui al momento si trovava in prigione, nella fortezza do Mar a Bahia, i due poi usciranno entrambi di prigione. Si veda Dumas , p. 38-39 ^ Appare più probabile che sia stata firmata all'inizio del 1837, quando ferito si trovava a Montevideo per ristabilirsi, si veda Scirocco , p. 45 ^ Alcuni biografi assegnano erroneamente la nave all'eroe, si veda Salvatore Candido, Giuseppe Garibaldi, vol. 1, 1834-1848, pag 62 , Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1964. ^ A quei tempi sosterrà economicamente più volte Garibaldi. Si veda Sacerdote , pp. 116-117 ^ Scirocco , p. 46 ^ l'elenco varia a seconda dei resoconti, Le memorie ad esempio riportano 16 uomini, si veda Dumas , p. 40 ^ Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (seconda edizione), pag 33 , Mursia, 1982. ^ Testimonianza di Luigi Calia, uno dei marinai maltesi a bordo, si veda Aroldo Benini, Pier Carlo Masini , F. Le Monnier, 1983, Garibaldi cento anni dopo: atti del Convegno di studi garibaldini : Bergamo, 5-7 marzo 1982, pag 44, ISBN 978-88-420-8408-2 . ^ a b Scirocco , p. 49 ^ A causa dei venti contrari la nave ritardò l'arrivo salvando Garibaldi, si veda Salvatore Candido, Alberto M. Ghisalberti , EDIPUCRS, 1992, Giuseppe Garibaldi: corsário Rio-Grandense : (1837-1838), pag 49, ISBN 978-85-7063-113-8 . ^ Per un ordine dato in precedenza dallo stesso Garibaldi si erano ammassate tutte le armi vicino alla bussola alterandone il funzionamento, solo dopo l'eroe comprese l'accaduto. Si veda Dumas , p. 45-47 ^ Scirocco , p. 50 ^ L'imbarcazione era uruguayana, infatti gli stati di Uruguay e Brasile si erano accordati in precedenza contro i rivoluzionari del Rio Grande, si veda Dumas , p. 55 ^ Smith , p. 17 ^ Ricorda con quanta premura Luigi Carniglia lo assistette per 19 giorni, il proiettile aveva trapassato il collo, vertebre cervicali e faringe solo tempo dopo tornerà a inghiottire - Dumas , p. 59, il proiettile era entrato dall'orecchio sinistro fermandosi a quello destro, venne poi estratto dal medico inviato dal governatore Ramon de L'Arca, si veda anche Scirocco , p. 52. Per via di questa ferita si era avanzata l'ipotesi che il generale fosse privo dell'orecchio sinistro, tagliato in Sud America come punizione per abigeato o stupro . L'ipotesi, avanzata con qualche margine di incertezza da Erminio De Biase, L'Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie: vivi e lascia morire , Napoli: Controcorrente, [2002], p. 70 ('Non è ufficialmente provata la mancanza dell'orecchio sinistro (mutilazione che risalirebbe ai tempi della sua permanenza in Sud America e che si praticava ai ladri di cavalli e agli stupratori), ma se si osserva con attenzione il ritratto più famoso di lui, quello della collezione Alinari, ciò appare possibile. Si nota subito, infatti, come i capelli scendano piatti sul lato sinistro, mentre nella parte destra rigonfiandosi essi seguono il naturale rilievo dell'orecchio...') è stata ripresa come un dato accertato da Bruno Lima, Due Sicilie 1860: l'invasione: lineamenti di diritto internazionale: principi canonistici sullo stato di necessità contro la violenza ingiusta , Verona, Fede & cultura, 2008, ISBN 978-88-89913-70-3 , p. 44: 'Ladro di cavalli, dopo che in America latina gli venne reciso per questa ragione il lobo dell'orecchio sinistro, portò per tutta la vita i capelli lunghi per nascondere tale vergogna.' Si veda anche Gilberto Oneto, L'Iperitaliano: Eroe o cialtrone? Biografia senza censure di Giuseppe Garibaldi , Rimini: Il Cerchio, [2006] ISBN 88-8474-116-5 , p. 31. La notizia era inventata e le foto di Garibaldi in età avanzata mostrano come entrambe le orecchie fossero intatte: cfr. Paolo Rumiz , Le orecchie ritrovate , La Repubblica , 31 agosto 2010. URL consultato il 31 agosto 2010 . ^ a b Possieri , p. 90 ^ Si ritrova nei testi scritto anche Piratinin o Pitanim, nel viaggio si utilizzò la tecnica di escotero, ovvero: si galoppa in poche persone portando molti cavalli, si facevano riposare i cavalli stanchi e si usavano subito quelli freschi, si veda per la data e dettagli: Dumas , p. 66 ^ Sacerdote , p. 199 ^ Garibaldi scrisse nel suo resoconto dell'accaduto (22 settembre) che la nave venne distrutta, si veda Scirocco , p. 60 ^ Ivan Boris, Gli anni di Garibaldi in Sud America: 1836-1848, pag 65 , Longanesi, 1970. ^ Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (seconda edizione), p. 55 , Mursia, 1982. ^ Montanelli , p. 99 e successive per lo scontro ^ Possieri , pp. 91-92 ^ Si tratta del primo riconoscimento ufficiale, dove Garibaldi venne chiamato «comandante delle forze navali repubblicane», il rapporto di Garibaldi venne poi pubblicato su O Povo il 24 aprile, si veda Scirocco , p. 62 ^ Dumas , p. 81 ^ Scirocco , pp. 63-64 ^ Possieri , pp. 93-94 ^ Dumas , p. 78, 84-88 ^ Dumas , p. 90-91 ^ Luigi Rossetti venne eletto segretario di Stato, si veda: Possieri , p. 94 ^ Da non confondere con la in precedenza costruita si veda Dumas , p. 96 ^ La terza nave la Imperial Catarinense rinominata Cassapava era comandata da Griggs, si veda Scirocco , p. 66 ^ In seguito alla Andorinha (o Androgina) si aggiunsero la Bella Americana e Patagonia , nel combattimento, respinto a fatica, elogiò la bravura di Manuele Rodriguez. Dumas , p. 97-98 ^ Dumas , p. 100-101 ^ a b Dumas , p. 102 ^ Dumas , p. 106 ^ I rapporti di questi scontri furono descritti su O Povo grazie ai resoconti del colonnello Teixeira, si veda Scirocco , pp. 68-69 ^ Ivan Boris, Gli anni di Garibaldi in Sud America: 1836-1848, pag 134 , Longanesi, 1970. ^ Ivan Boris, Gli anni di Garibaldi in Sud America: 1836-1848, pag 137 , Longanesi, 1970. ^ Jasper Godwin Ridley, Garibaldi (seconda edizione), pag 101 , Viking Press, 1976, ISBN 978-0-670-33548-0 . ^ Scirocco , p. 73 ^ si trattava della casa di Napoleone Castellini, in Dumas , p. 149 ^ All'epoca Garibaldi per sostenere la famiglia eseguiva due tipi di lavori, professore di matematica presso un collegio e sensale in commercio, accettò dunque l'offerta della Repubblica Orientale - Repubblica di Montevideo. Si veda Dumas , pp. 149-150 ^ Per tale definizione e dettagli si veda il volume I, intitolato Dal ritorno a Montevideo alla spedizione suicida nel Rio Paraná di: Salvatore Candido, Giuseppe Garibaldi nel Rio della Plata, 1841-1848 , Firenze, Valmartina, 1972. ^ Possieri , p. 101 ^ Il pericolo dello scontro c'è stato realmente ma gli eventi narrati nelle memorie appaiono lacunosi, confusi. Si veda a tal proposito: Scirocco , p. 90 ^ Precisamente giunsero alla boca del Tiradero come in Salvatore Candido, Giuseppe Garibaldi nel Rio della Plata, 1841-1848 (volume I) pag 110 , Firenze, Valmartina, 1972. ^ Tali dati insieme alle varie manovre di guerra utilizzate si hanno anche grazie alle dichiarazioni di Gerónimo Quintana Salvatore Candido, Giuseppe Garibaldi nel Rio della Plata, 1841-1848 (volume I) pag 158 , Firenze, Valmartina, 1972. ^ Dumas , p. 154 ^ Possieri , p. 102 ^ L'isolotto venne poi chiamato Isola della Libertà , Scirocco , pp. 104-105 ^ Erano delle tuniche di lana rosse, erano state preparate per chi lavorava nei macelli (i saladeros), ma interrotto il traffico fu merce mai giunta a destinazione. Il governo approfittò del prezzo basso. Scirocco , p. 101 ^ L'ammiraglio Winnington-Ingram raccontò i vari particolari e vide lo stesso Garibaldi indossarne una durante l'attacco a Montevideo nel testo: H.F. Winnington-Ingram, Hearts of Oak , Londra, Allen, 1889. Si veda anche: Possieri , pp. 103-104 ^ Disertò insieme ad altri ufficiali. Smith , p. 27 ^ Come aveva fato in precedenza con la legione francese si veda anche Sacerdote , p. 285 ^ Assemblée nationale ^ Possieri , p. 105 ^ Ivan Boris, Gli anni di Garibaldi in Sud America: 1836-1848, pag 248 , Longanesi, 1970. ^ Dove il comandante militare era un certo colonnello Villagra e non il torturatore Millán, equivocando con Gualeguay, città del passato di garibaldi. Si veda Scirocco , p. 112 ^ Manuel, fratello del più celebre generale Juan Antonio Lavalleja , ignorò il messaggio inviatogli da Garibaldi, era il 6 ottobre. Si veda Ivan Boris, Gli anni di Garibaldi in Sud America: 1836-1848, pag 253 , Longanesi, 1970. ^ Sacerdote , p. 298 ^ Scirocco , p. 114 ^ Il combattimento era iniziato intorno alle 11 del mattino, si veda Dumas , p. 180 ^ Del resoconto della battaglia esistono numerose versioni particolareggiate, tutte descritte dai testimoni dell'episodio, in particolare 3 sono quelle rilasciate dallo stesso Garibaldi. Si veda per un approfondimento: Jasper Godwin Ridley, Garibaldi, pp. 235-242 , Mondadori, 1975. ^ Furono trovate nei giorni seguenti due fosse: una conteneva 86 cadaveri l'altra circa 60, ma il numero dei morti potrebbe essere stato più elevato, si veda Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (seconda edizione), pag 113 , Mursia, 1982. ^ Per questa azione il governo decise di aggiungere in lettere d'oro un'iscrizione commemorativa sulla loro bandiera, si veda Scirocco , p. 116 ^ Si trattavano di due ufficiali di Servando Gómez, si veda Giuseppe Guerzoni, Garibaldi, pag 87 , BiblioLife, 2010, ISBN 978-1-149-38210-3 . ^ G. De Ninno, Biografia di Angelo Raffaele Lacerenza , Pansini, Bari, 1913 ^ Della validità di questo resoconto non si può essere certi. Si è certi dell'immediata simpatia fra i due, si veda per la citazione e per i dubbi espressi Scirocco , p. 79, Dumas cita «Angelo, tu sarai mio» Dumas , p. 95 ^ Per diverso tempo si era dato credito alla teoria che non fosse sposata, ma fidanzata. Tale malinteso era nato a seguito delle ricerche di Giuseppe Guerzoni e dalla dichiarazione sostenuta da Anita quale nubile sul certificato di matrimonio del 1842, ipotesi confermata da Ricciotti. Fra gli storici che dettero credito a questa affermazione: George Maculay Trevelyan in George Macaulay Trevelyan, Garibaldi's Defence of the Roman Republic , pag 31 , Cosimo, Inc, 2008, ISBN 978-1-60520-473-4 . e Jessie White che aggiunse che Garibaldi chiese in moglie la figlia al padre, in realtà morto tempo prima. Ancora la si vedrà sposa con Juan Manuel de Rosas . Per le teorie a proposito si veda: J. Ridley, Garibaldi, pag 110-119 , Mondadori, 1975. ^ Furono in seguito ritrovati i documenti che attestavano il matrimonio fra i due, si veda Possieri , p. 96 ^ per altri storici si trattava di un pescatore, si veda a tal proposito: Possieri , p. 114 ^ Dumas , p. 95 ^ Scirocco , p. 122 ^ Dumas , p. 191 ^ Non il 24 giugno come cita in Dumas , p. 192 ^ Possieri , p. 119 ^ Dal 1842 Mazzini cominciò a interessarsi delle notizie provenienti dal Sud America riguardanti Garibaldi, legge El Nacional grazie a Cuneo, nel giugno 1845 scriverà al nizzardo, nel gennaio 1846 fa pubblicare sul Times per intero la lettera che rappresentava l'offerta fatta a Rivera che tempo prima Garibaldi rifiutò scrivendo come al contrario i francesi accettarono una simile offerta, si veda Scirocco , pp. 129-130 Alle notizie enfatiche si contrapporranno quelle provenienti dal Sud America, la stampa che simpatizzava per Rosas parlò male dell'eroe descrivendolo come se fosse un demone. Si veda Jasper Godwin Ridley, Garibaldi, pp. 197-198 , Mondadori, 1975. ^ Scirocco , p. 142 ^ Mazzini guarda alla rivoluzione unitaria e repubblicana, mentre Garibaldi cerca solo la liberazione dall'oppressione straniera come in Scirocco , p. 143, per dettagli si veda anche: Giuseppe Garibaldi, Due parole ai miei concittadini in le Memorie di Garibaldi, pag 617 , Bologna, Cappelli, 1932. ^ Possieri , p. 120 ^ Scirocco , pp.144-145 ^ Dei contributi richiesti da Garibaldi si parlerà in una lettera di Carlo Taverna a Marco Minghetti 27 agosto 1848, si veda Marco Minghetti, Mieri ricordi, II, Appendice VI pag 375 , Torino, Roux, 1889. ^ Smith , p. 39 ^ Resoconto dettagliato delle vicende in: P. Pieri, Storia militare del risorgimento, pag 314-368 , Torino, Einaudi, 1962. ^ Scirocco , p. 145 ^ Sacerdote , p. 398 ^ Mino Milani, Giuseppe Garibaldi, seconda edizione pag 155 , Mursia, 1982. ^ Sacerdote , p. 418 ^ Scirocco , p. 154 ^ Possieri , p. 123 ^ I francesi inizialmente puntarono su Porta Pertusa murata tempo prima, le loro cartine non erano abbastanza aggiornate, i 5000 uomini vennero divisi in due gruppi, quello che Garibaldi attacca era quello che puntava verso Porta Cavallegeri, si veda più ampiamente: Scirocco , p. 156-157 ^ 800 furono i morti secondo Jessie White Mario, si veda Jessie White Mario, Vita di Giuseppe Garibaldi, seconda edizione pag 72 , Treves, 1882. ^ Scirocco , p. 157 ^ L'episodio è raccontato da Pietro Ripari , medico condotto che coordinava le ambulanze durante l'assedio di Roma in un saggio del 1863 dedicato alla ben più famosa ferita dell'Aspromonte: « Il 30 aprile 1849, fuori porta S. Pancrazio, una palla francese incontrato il manico del pugnale, gli produsse una piaga circolare alla regione dell'ipocondrio destro. [...] Gli integumenti erano stati distrutti. l'adipe sottoposto ammortizzato a gangrena. [...] Pochi seppero di quella ferita, sebbene guarisse tardi - non cicatrizzò che negli ultimi di giugno... » ( Pietro Ripari, Storia Medica della Grave Ferita toccata in Aspromonte dal Generale Garibaldi il giorno 29 agosto 1862 , Milano, 1863 ) ^ Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento, (seconda edizione, Vol 71) pag 423 , Einaudi, 1962. ^ Nominato a capo dell'esercito al di sopra di Garibaldi stesso, si veda per approfondimento Smith , pp. 46-47 ^ 'Cantoni pel primo [...] gittossi tra me ed un nemico che mi travagliava da vicino, e contro cui io difficilmente mi difendevo essendo rotto dalle contusioni, e mentre il borbonico mi feriva, forse con un colpo sulla testa, la sciabola liberatrice lo colpiva e bestemmiando si ritirava col braccio penzolone', così riferisce il fatto Giuseppe Garibaldi in Cantoni il volontario , cap. XLI. Velletri. ^ Come quelle di Carlo Pisacane , si veda: Possieri , pp. 124-125 I contrasti furono evidenti in seguito, si pensi che pochi giorni dopo, il 26 maggio, quando Mazzini chiese consiglio a Garibaldi su come difendere Roma egli rispose o di dargli poteri di «dittatore illimitatissimo» o di retrocederlo a soldato semplice, per la lettera si veda Giuseppe Garibaldi, Epistolario di Giuseppe Garibaldi, Volumi 1-2, pag 37 , A. Brigola e comp, 1885. ^ Garibaldi pag 47, 1993 , Denis Mack Smith. ^ Nell'occasione verrà ricordato da Gustav Hoffstetter come uomo impassibile che non fugge davanti al pericolo, si veda per la testimonianza tratta da Giornale delle cose di Roma nel 1849, Gustav von Hoffstetter, 1850 e i dati numerici Scirocco , p. 163 ^ La richiesta fu fatta tempo prima, dopo la battaglia di Palestrina, come in Ermanno Loevinson, Giuseppe Garibaldi e la sua legione nello Stato romano 1848-49 (Volume 2 di Giuseppe Garibaldi e la sua legione nello Stato romano 1848-49), pag 126 , Società editrice Dante Alighieri, 1904. ^ Possieri , p. 128 ^ Mario Isnanghi, Garibaldi fu ferito il mito, le favole, pag 17 , Donzelli editore, 2010, ISBN 978-88-6036-503-3 . ^ Il 2 luglio 1849 ricevette l'invito, doveva recarsi al l'Hotel De Russie, si veda Gustavo Sacerdote, La vita di Garibaldi: (Volume 1), pag 380 , Rizzoli & c., 1957. ^ Scirocco , p. 169 ^ Scirocco , p. 170 ^ O il 29, l'aiutante di campo portò con sé il denaro raccolto che gli era stato affidato. Si veda Giuseppe Garibaldi con Giuseppe Armani, Memorie: con una appendice di scritti politici, pag 163 , Biblioteca universale Rizzoli, 1982. ^ Si consideri anche che la cartamoneta ricevuta aveva ottenuto il riconoscimento ufficiale sino al 10 luglio, si veda Scirocco , p. 170 ^ Smith , p. 55 ^ Gustavo Sacerdote, La vita di Garibaldi (Volume I), pag 394 , Rizzoli, 1957. ^ Dopo aver venduto i cavalli ritornerà a Zurigo e scriverà un libro sulle vicende, si veda Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (seconda edizione), pag 209 , Mursia, 1982. ^ Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (seconda edizione), pag 210 , Mursia, 1982. ^ Scirocco , p. 173 ^ Possieri , p. 135 ^ il giudice Giuseppe Francesconi e il medico Luigi Fuschini accorsero. inizialmente si pensò a un omicidio , la donna mostrava segni di strangolamento . L'ispettore Zeffirino Socci arrestò i fratelli Ravaglia (uno dei due era assente all'epoca dei fatti) con l'accusa di omicidio il 14 agosto 1849 . In seguito Fuschini ammise l'errore di valutazione. Non convinti tutti gli storici, alcuni come Umberto Beseghi sospettarono che Garibaldi avesse partecipato alla fine delle sofferenze della donna, Nel 1856 Antonio Bresciani eliminò ogni dubbio sull'ipotesi di omicidio. Si veda: Possieri , pp. 135-136 l'appendice in Umberto Beseghi, Il maggiore leggero e il trafugamento di Garibaldi, seconda edizione , Ravenna, Edizioni Stern, 1932. e per approfondimenti Umberto Beseghi, Garibaldi rimase solo , Bologna, Tamari, 1958. e Isidoro Giuliani, Anita Garibaldi: vita e morte , Parrocchia di Mandriole, 2001. ^ Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (seconda edizione), pag 267 , Mursia, 1982. ^ Si veda fra gli altri: J. Ridley, Garibaldi, pag 398-399 , Milano, Mondadori, 1975. ^ «Come abbia riuscito a salvarsi quest'ultima volta, è veramente un miracolo» Il commento preciso è citato in Giuseppe Guerzoni, Garibaldi, di Giuseppe Guerzoni... (Volume I) pag 389 (seconda edizione) , Firenze, G. Barbèra, 1882. ^ Mino Milani, Giuseppe Garibaldi, seconda edizione pag 225 , Mursia, 1982. ^ Scirocco , p. 184 ^ Giuseppe Garibaldi, Memorie di Garibaldi: Nella redazione definitiva del 1872, pag 326 , L. Cappelli, 1932. ^ Prima di questa già fu pubblicata da Cuneo una sua biografia nel 1850, 94 pagine in totale, si veda: Scirocco , pp. 184-190 ^ Giuseppe Garibaldi, Memorie autobiografiche, 10 edizione pag 265 , G. Barbèra, 1888. ^ Nave comprata tempo prima grazie all'aiuto economico di Pietro Denegri ^ In passato si pensava che Garibaldi avesse imbarcato anche dei coolies : lavoratori cinesi utilizzati come schiavi per il Perù , tale traffico, proibito all'epoca, era effettivamente in vigore dal 1847 al 1873 - si veda Mino Milani, Giuseppe Garibaldi, seconda edizione pag 233 , Mursia, 1982. , il tutto si basò su una frase riportata dalla biografia pubblicata da Augusto Vittorio Vecchi, che riportando una frase di Denegri dove si leggeva che gli aveva portato i chinesi - si veda a tal proposito - Augusto Vittorio Vecchi, La vita e le gesta di Garibaldi, pag 97 , Bologna, Zanichelli, 1882. , l'ipotesi messa in dubbio da Phillip Cowie attribuendo altro valore al termine usato chinesi , si veda Phillip Cowie, Contro le tesi di Garibaldi Negriero in rassegna storica del Risorgimento, 3, pp. 389-397 , Bologna, Zanichelli, 1998. . Inoltre vennero scoperti i registri di carico dell'epoca dove non vi fu alcuna menzione al riguardo, si veda Università di Pavia, Il Politico: rivista italiana di scienze politiche, Volume 47 pag 813 , Università degli studi di Pavia, 1982. ^ Partì sul Commonwealth , nave comprata a un italiano, si diresse poi verso l'Inghilterra. Si veda Smith , p. 61 ^ Forte delle 35.000 lire ottenute dall'eredità dei parenti - la madre era morta il 20 marzo 1852 e il fratello Felice nel 1855 - acquistò il terreno, si veda Scirocco , p. 197 ^ Nel 1865 grazie alle donazioni dei suoi ammiratori divenne proprietario di tutta l'isola. Scirocco , p. 199 ^ Leggendo qua e là , «La Settimana Enigmistica», 2007, 3924, ISSN 1125-5226 ^ Lo dimostrò con una lettera ai giornali del tempo, si veda Scirocco , p. 205, si veda anche quanto detto a Aleksandr Herzen contenuto in Mino Milani, Giuseppe Garibaldi, seconda edizione pag 236 , Mursia, 1982. ^ Nata il 1 agosto 1857 alla direzione vi era Giorgio Pallavicino Trivulzio , si veda Giuseppe Ricciardi, Vita di G. Garibaldi, pag 25 , G. Barbèra, 1860. ^ Possieri , p. 148 ^ Avvisò il ministro a Torino tramite telegrafo elettrico, si veda: Francesco Carrano, I cacciatori delle alpi comandati dal generale Garibaldi nella guerra del 1859 in Italia: Racconto popolare, pag 235 , Unione tipogr.-ed, 1860. ^ Neanche la fioca luce di un fiammifero si doveva vedere, si veda Scirocco , p. 214 ^ Giuseppe Guerzoni, Garibaldi (Vol 1), pag 463 , Firenze, Barbera, 1882. ^ Mino , p. 255 ^ a b Cfr. p. 171 L. Riall, 2007 ^ Mino , p. 257 ^ Mino , p. 262 ^ Treccani.it Qui si Fa l'Italia o Si Muore , in Enciclopedia Treccani . URL consultato il 13 maggio 2012 . ^ Scirocco , p. 225 ^ Di fronte al parlamento ebbe la parola due volte, nella prima obiettava che la cessione andava in contrasto con l'articolo 5 dello statuto, si veda Montanelli , p. 346-348 ^ Il telegramma recitava: «Offerta botti 160 rum America, pence 45 venduto botti 66 Inglese 47 anticipo lire 114 botti 147. Brandy senza offerta. Avvista incasso tratta lire 99. Rispondete subito». Come da: Mino , p. 284 e 581, si veda anche Francesco Crispi, I mille (a cura di Tommaso Palamenghi-Crispi) pag 104, , Fratelli Treves, 1912. ^ Scirocco , p. 239 ^ l'ipotesi più accreditata resta quella della falsificazione del telegramma, si veda fra gli altri Indro Montanelli, L'Italia del Risorgimento (1831-1861) (nona edizione) pag. 609 , Rizzoli, 1972. , infatti soltanto lui poteva decifrare i codici come in Scirocco , p. 239 per i dubbi si veda Mino , pp. 284-285 ^ Il governatore di Milano, Massimo d'Azeglio non diede il consenso all'utilizzarle, si veda: Possieri , p. 164 ^ Si veda fra gli altri anche: R. Romeo Cavour e il suo tempo, Roma Bari, La Terza 1984, vol III pag 705 ^ In seguito fu dibattuta dagli storici la questione di chi avesse affidato le imbarcazioni alla spedizione: l'armatore Raffaele Rubattino o il procuratore della società Giambattista Fauchè , e del ruolo di quest'ultimo: mediatore o artefice, altri alimentavano le tesi dei complotti anglopiemontesi. Si veda: Possieri , p. 189 e Pietro Fauchè, GB Fauchè e la spedizione dei mille, pag 35 , Milano, Albrighi e Segati, 1905. ^ Scirocco , p. 240 ^ a b Scirocco , p. 241 ^ Mino , p. 290, per le trascrizioni degli ordini si veda: Carlo Pellion di Persano, La presa di Ancona: Diario privato politico-militare (1860) pp. 78-79 , Pordenone, Edizioni Studio Tesi, 1990, ISBN 88-7692-210-5 . ^ Gli 8 comandanti erano: Bixio, Orsini, Stocco, La Masa, Anfossi, Carini, Cairoli e Bassini, in seguito si aggiunse Giacomo Griziotti , si veda Mino , p. 289 ^ Bixio aveva confuso la nave amica per una nemica e la stava speronando Scirocco , pp. 244-245 ^ Giuseppe Guerzoni, Garibaldi (Volume 2, seconda edizione), pag 60 , Firenze, Barbera, 1882. ^ I borbonici dubitavano della nazionalità degli sbarcati, volendo essere certi che non fossero inglesi chiesero lumi all'Intrepid rallentando l'azione, si veda anche Montanelli , p. 358 ^ Scirocco , p. 245 ^ Possieri , p. 168 ^ L'appellativo di 'dittatore' è da riferirsi alla figura del dictator , una magistratura dell' antica Repubblica Romana cui erano assegnati pieni poteri per risolvere emergenze. ^ Marco Monnier, tradotto da Rocca Escalona, Garibaldi: rivoluzione delle due Sicilie, prima versione dal francese, corredata di rettifiche e giunte, pag 161 , A. Detken, 1861. ^ Le cronache della battaglia elogiano Daniele Piccinini e Augusto Elia , ferito in battaglia, che difesero Garibaldi, al secondo il nizzardo gli rivolgerà la parola nello scontro:«Coraggio, mio Elia, di queste ferite non si muore» Augusto Vittorio Vecchj, La vita e le gesta di Giuseppe Garibaldi, pag 431 , N. Zanichelli, 1882. ^ Durante lo scontro sono diverse le frasi che si attribuiscono all'eroe: «I Mille non hanno bandiera» quando verrà perso il tricolore e la celebre risposta a Bixio data alla sua richiesta di ritiro «Qui si fa l'Italia o si muore», mentre alcuni rilevano che abbia proferito solamente «Ritirarci, ma dove?» e non entrambe le frasi. Per le frasi si veda: Mino , p. 300 e Scirocco , p. 249 ^ I borbonici lo confonderanno con lo stesso Garibaldi, si veda Scirocco , p. 250 si contavano 32 morti e 170 feriti nei Mille a cui si aggiunsero una decina di picciotti e dalla parte borbonica 36 le perdite o minori come in Mino , pp. 301-302 ^ A Corleone invece inviò il colonnello Vincenzo Giordano Orsini con i vari carri Possieri , p. 168, nello scontro venne sconfitto ma riuscì a salvarsi. ^ Fra i due il 6 giugno venne stabilita una convenzione che prevedeva fra l'altro la consegna dei malati e feriti e la liberazione di sette detenuti a Castellamare, si veda: Giuseppe Da Forio, Vita di Giuseppe Garibaldi, Volume 2 pag 66 , Perrotti, 1862. ^ Scirocco , p. 256 ^ Alla fine furono più di 20 le spedizioni. Possieri , p. 173. Per un resoconto dettagliato dei rinforzi si veda: G. Maculay Trevelyan, Garibaldi e la formazione dell'Italia (appendice B), pp 376-380 , Bologna, Zanichelli, 1913. ^ Scirocco , p. 266 ^ Si trattava in origine della corvetta dei napoletani, chiamata Veloce con 10 cannoni, si veda anche Possieri , p. 174 ^ Le perdite dei borbonici furono molto sostenute, 4 0 5 volte inferiori rispetto a quelle sostenute dall'esercito di Garibaldi, si veda: Augusto Vittorio Vecchj, La vita e le gesta di Giuseppe Garibaldi, pag 170 e seg. , N. Zanichelli, 1882. , Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento (Seconda edizione), pag 682. , Einaudi, 1962. , Scirocco , p. 281 ^ Della missiva esistono varie versioni, in una di esse si legge: «Per cessare la guerra fra Italiani ed Italiani io la consiglio a rinunziare all'idea di passare colla sua valorosa truppa sul continente Napoletano» stralcio della missiva, contenuto integrale in Cavour Camillo Benso, Carteggi: Il carteggio Cavour-Nigra dal 1858 al 1861, (volume IV), pag 98 , Bologna, Zanichelli, 1961. ^ Gli storici dubitano della veridicità in quanto la seconda missiva fu resa pubblica soltanto nel 1909 , si veda Mino , p. 331 fra le ipotesi avanzate quella di Giacomo Emilio Curatolo , dove suggerì che la missiva fosse stata intercettata da Cavour, si veda anche Giacomo Emilio Curatolo, Garibaldi,Vittorio Emanuele, Cavour nei fasti della patria pag 163 , Bologna, Zanichelli, 2006. . Inoltre Ridley in Jasper Godwin Ridley, Garibaldi, pp. 552 , Mondadori, 1975. nota come ancora nel 1909 fosse sigillata e quindi ancora non letta, mentre Curatolo suppone fosse stata aperta con un tagliacarte ai margini. ^ La risposta suggerita era: «Dire che il Generale è pieno di devozione e di reverenza pel Re, che vorrebbe poter seguire i suoi consigli, ma che i suoi doveri verso l'Italia non gli permettono di impegnarsi a non soccorrere i napoletani» stralcio della missiva, contenuto integrale in Mino , p. 331 ^ Scirocco , p. 280 ^ Scirocco , p. 271 ^ Cavour e Garibaldi avevano progetti diversi sull'isola: mentre il primo sollecitava l'acquisizione dell'isola al potere di Vittorio Emanuele, il secondo voleva più tempo a disposizione per farne una base per la liberazione del resto del mezzogiorno, si veda Scirocco , p. 274 ^ La ducea di Bronte, costituita nel 1798, era stata concessa a Nelson come ringraziamento dei servigi resi, il console inglese temeva per la sorte di tali possedimenti come in Mino , p. 327 ^ Antonino Radice, Risorgimento perduto: origini antiche del malessere nazionale pag 297 , De Martinis, 1995, ISBN 978-88-8014-023-8 . ^ Scirocco , p. 278 ^ Lettera del 17 agosto 1860 in Nino Bixio, a cura di E. Morelli, Epistolario (volume I) pag 387 , Roma, De Martinis, 1939. ^ Le persone erano: D. Nicolò Lombardo, Nunzio Samperi, Nunzio Spitaleri, Nunzio Longhitano e Nunzio Ciraldo come in Benedetto Radice, Nino Bixio a Bronte, pag 167 , S. Sciascia, 1963. ^ Nicola Fano, Castrogiovanni, pag 134 , Baldini Castoldi Dalai, 2010, ISBN 978-88-6073-536-2 . ^ Possieri , p. 177, 1200 salirono sulla Franklin con Garibaldi, 3000 sul Torino con Bixio che però si arenò, per i particolari anche del soccorso al Torino si veda Montanelli , p. 393 ^ Le condizioni della resa si leggono in: Indro Giuseppe, La Masa e Giuseppe Garibaldi , S. Franco e figli, 1861, Alcuni fatti e documenti della rivoluzione dell'Italia meridionale del 1860 riguardanti i Siciliani e La Masa pp. 229-230. ^ Scirocco , pp. 285-286, si veda anche Giuseppe Ruiz de Ballestreros, Di taluni fatti militari negli ultimi rivolgimenti del reame delle Due Sicilie, pag 454 , Tip. di L. Gargiulo, 1868. ^ si veda Mino , p. 338 e Mario Montanari, Politica e strategia in cento anni di guerre italiane: Il periodo risorgimentale (Volume 1), pag 454 , Stato maggiore dell'esercito, Ufficio storico. ^ Raggiunse le truppe che si stavano dirigendo al nord mentre gli insorti gli sbarrarono la strada. Il tutto si svolse nei pressi di Soveria . Si veda: Mino , p. 338 ^ Tommaso Pedio , La Basilicata nel Risorgimento politico italiano (1700-1870) , Potenza, 1962, p. 109 ^ Smith , p. 123 ^ Partito sulla nave da guerra il Messaggero , di tutta la sua flotta soltanto la Partenope restò fedele al re. Si veda: Possieri , p. 178, per approfondimenti Raffaele De Cesare, La fine di un regno, pag 928 , Longanesi, 1969. ^ Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento, seconda edizione, pp 702 , Torino, Einaudi, 1962. ^ Ritardò la data che era fissata in precedenza il 28 settembre, come da Scirocco , p. 295 ^ Lasciando praticamente senza difese la città, si veda Scirocco , p. 296 ^ A dispetto del nome dato il fiume non divideva mai i due schieramenti, si veda Mino , p. 349 ^ 1.600 fra morti e feriti a cui si aggiunsero 250 prigionieri, per i borbonici si contarono 1220 fra morti e feriti a cui si aggiunsero 74 prigionieri. Si contarono 2.089 prigionieri borbonici il giorno dopo, si veda per resoconti Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento, seconda edizione, pp 711-726 , Torino, Einaudi, 1962. ^ I si furono 1.302.064 e i no 10.312, nella Sicilia 432.053 i si contro 677. Si veda Romeo Rosario, Vita di Cavour, pag 483 , Laterza, 1984, ISBN 978-88-420-2523-8 . ^ Al quadrivio di Taverna della Catena presso Vairano , dove si incrociano le strade di Cassino-Calvi e Venfaro-Teano, si veda: Possieri , p. 182. Venne definito come l'incontro fra i due re, si veda Punch, Volume 38, pag 199 ^ Rifiutò un castello e un piroscafo come ricompensa da parte del re. Si veda Mino , p. 362 ^ Alle sue parole Fanti e Cavour si risentirono, Urbano Rattazzi sospese per pochi minuti per il tumulto suscitato si veda Scirocco , p. 309 e Mino , pp. 370-371 ^ a b Ricordo di Francesco Crispi in onore di Garibaldi, in Nuova Antologia del 15 giugno 1882. Luigi Palomba, Vita di Giuseppe Garibaldi , E. Perino, 1882, p.796 ^ In seguito al suo articolo apparso nel gennaio sul North American Review , si veda Scirocco , p. 311 ^ Alfredo de Donno, L'Italia dal 1870 al 1944: cronistoria commentata (Volume 1) pag 127 , Libreria politica moderna, 1945. ^ Gli fu offerto il comando di una divisione, si veda Giuseppe Guerzoni, Garibaldi (seconda edizione), pag 626 , Firenze, G. Barbèra, 1882. in quanto il capo dell'esercito era il presidente stesso. per questo la condizione posta era inaccettabile, si veda Mino , p. 376 ^ Fonte: Herbert Mitgang , storico e editorialista del The New York Times , al quale si deve una ricostruzione dettagliata della vicenda ^ Nel suo discorso, proclamato dal balcone del conte Mario Grignani, disse «Sì, Roma è nostra» al che la folla rispose «Roma o morte», si veda: Giuseppe Guerzoni con Campanella Collection, Garibaldi: libro di lettura per il popolo italiano, pag 324 , G. Barbèra, 1912. e Mino Milani, Giuseppe Garibaldi, seconda edizione pag 389 , Mursia, 1982. ^ Montanelli , p. 456 ^ A ferirlo fu un tenente dei bersaglieri, Luigi Ferrari , un trisavolo dello storico Arrigo Petacco . Archivio Corsera , su archiviostorico.corriere.it . URL consultato il 25 aprile 2010 (archiviato dall' url originale il pre 1/1/2016) . ^ Scirocco , p. 323 ^ Montanelli , p. 464 ^ Alcuni versi della celebre ballata in ricordo della giornata dell'Aspromonte : « Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba, Garibaldi che comanda, che comanda il battagliòn. » ^ Scirocco , p. 323 e Mino , pp. 397 e 588. In una lettera di Cialdini si leggeva un numero superiore di perdite dell'esercito regio mentre Dumas afferma che vi furono dei morti anche a combattimento finito, si veda anche A. Dumas, La verità sui fatti dell'Aspromonte per un testimonio oculare, pag 58 , Milano, Scorza, 1862, ISBN 978-88-425-2997-2 . ^ Venne alloggiato in un'ala della palazzina del comandante del carcere, contando altre cinque stanze per parenti e ufficiali che lo accompagnavano, si veda Scirocco , p. 324 ^ M.Pia Spaggiari- Luoghi, Personaggi, Episodi del Risorgimento nella Provincia della Spezia - pag. 73 - Ambrosiana Arti grafiche - ^ Scirocco , p. 326 ^ Mino , p.400 ^ Sul Ripon partì alla volta di Southampton arrivandoci il 3 aprile, l'11 a Londra , ritornando a Caprera il 9 maggio si veda Scirocco , pp. 330-333 ^ Scirocco , p. 341 ^ Presentò una mozione in cui si leggeva: «Lo schiavo solo ha il diritto di far la guerra al tiranno. È il solo caso in cui la guerra sia permessa» Montanelli , p. 513-514, testo completo (punto H ) in Istituto per la storia del Risorgimento italiano Rassegna storica del risorgimento, Volume 69 pag 166, 1982 , Instituto per la Storia Risorgimento Italiano. ^ Scirocco , p. 344 ^ Parlava della presa di Roma: 'Andremo a Roma, ma non colle vostre baionette, perché di tanto non sono degni' in Mino , p. 437 ^ Smith , p. 193 ^ I dettagli della fuga si vedono in Scirocco , p. 345 ^ Scirocco , p. 346 ^ Mino , p. 444 ^ Il proclama iniziava con «Schiere di volontari, eccitati e sedotti dall'opera di un partito, senza autorizzazione mia né del mio Governo, hanno violato le frontiere dello Stato» come in Pieri Piero, Storia militare del Risorgimento, seconda edizione pag 778 , Einaudi, 1962. ^ a b c Mino , p. 448 ^ «Venite a morire con me! Avete paura di venire a morire con me?» in Montanelli , p. 523 ^ «Per chi vuol farsi ammazzare, generale? Per chi?» disse afferrandogli le redini del cavallo, si veda: Anton Giulio Barrili, Con Garibaldi alle porte di Roma pag 523 , Gammarò, 2007, ISBN 978-88-95010-15-1 . ^ Itinerari garibaldini in Toscana ^ Mino , pp. 412-413 ^ Mino , p. 414 ^ In seguito gli austriaci abbandonarono il posto, si contarono 44 morti e più di 200 feriti contro le sessanta perdite complessive austriache, dati in Mino , p. 416 ^ Giuseppe Garibaldi, Franco Russo , Avanzini e Torraca, 1968, Memorie.. (Volume 2 di Memorie) pag 464. ^ Fra i soldati di Garibaldi si contarono 28 morti e oltre 130 feriti, in Mino , p. 418 ^ Il telegramma iniziava con «Considerazioni politiche esigono imperiosamente la conclusione dell'armistizio per il quale si richiede che tutte le nostre forze si ritirino dal Tirolo, d'ordine del Re», si veda Giuseppe Guerzoni, Garibaldi, (seconda edizione) pag 462 , G. Barbèra, 1882. ^ Come in Mino , p. 421, per questa sua risposta venne poi definito «rivoluzionario disciplinato», si veda: Possieri , p. 210 ^ A Verona un uomo chiese a Garibaldi di battezzare il proprio figlio, secondo quanto racconta Guerzoni pronunciò le parole: «Io ti battezzo in nome di Dio e del legislatore Gesù. Possa tu divenire un apostolo del vero» in Giuseppe Guerzoni, Garibaldi, (seconda edizione) pag 470 , G. Barbèra, 1882. , mentre secondo Felice Cavallotti si limitò a dargli un nome Felice Cavallotti, Collana dei martiri italiani: storia della insurrezione di Roma nel 1867, pag 23 , Libreria Dante Alighieri, 1869. , cosa che ripeté ad Alessandria dando il nome di caduti ai bambini, in Mino , p. 424 ^ «Quanto resta di me è al vostro servizio. Disponete» disse inizialmente, inascoltato, si veda: Scirocco , p. 351 ^ Giuseppe Garibaldi e Franco Russo, Memorie... (Vol. 2 di Memorie), pag 502 , Avanzini e Torraca, 1968. ^ Scirocco , p. 351 ^ Decise di dividere gli uomini in 4 brigate: 1.500 uomini al comando di Joseph Bossack-Hauke , 2.000 di Menotti, altre due, costituite in seguito, al comando di Ricciotti e Cristiano Lobbia . Gli effettivi combattenti sono stati circa 8.000, in Mino , p. 463 ^ 4.500 a ottobre, 10.000 il mese successivo, 18.000 alla fine del 1870 e poi circa 19.500. Si veda Scirocco , p. 352 ^ Mino , p. 464 ^ Spedì il figlio con 800 uomini attaccando di sorpresa il nemico nella notte del 18 novembre sino al 19 novembre a Châtillon-Sur-Saône con gravi danni inflitti ai tedeschi, si veda per dettagli delle perdite nemiche: Charles de Saint-Cyr, Garibaldi. pag 245 , F. Juven, 1907. ^ Avrà parole dure per Garibaldi, si veda Mino , p. 467 ^ Quella del 61º reggimento di Pomerania, evento ricordato dalla Neue Freie Presse al momento della sua morte. Si veda Scirocco , p. 358. Venne trovata sotto una massa di cadaveri, in Guerzoni1 , p. 575 ^ In seguito ci furono contrasti sugli effettivi di Garibaldi in quei giorni: durante tutta la battaglia non ebbe l'appoggio dei 17.000 uomini di Jean-Jacques A. Pellissier e gli effettivi furono circa 6.000 uomini. Werder affermò che se fosse stato Garibaldi a dirigere le truppe francesi non si sarebbe persa soltanto una bandiera. In Mino , pp. 471-473 ^ Scirocco , p. 354 e Mino , p. 473 ^ «Un solo uomo ha fatto eccezione: Garibaldi», originale: «Un seul homme a fait exception: Garibaldi» in Scirocco , p. 357 e per l'originale von Fischer Poturzyn Krück Maria Josepha, Garibaldi pag 323 . ^ Hugo viste le vive proteste successive alle dichiarazioni rese, si dimise dalle cariche parlamentari. In Possieri , p. 222 ^ Les troubles de fevrier 1871 à Nice (in francese ) ^ Giuseppe Garibaldi, Le Memorie , Sonzogno, Milano, 1860. ^ Il privato degli ultimi vent'anni del Generale, il suo intimo legato alla residenza a Caprera, viene raccontato dalla figlia Clelia nel libro Mio padre pubblicato nel 1948. ^ a b Denis Mack Smith , Garibaldi ( Garibaldi. A Great Life in Brief , 1956), trad. di G.E. Valdi, Ed. suppl. a Famiglia Cristiana , 2001, cap. VI, p. 53. ^ Barbara De Mori, Che cos'è la bioetica animale , Carocci editore, Roma 2007, p. 75. ^ a b Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora , Carocci editore, Roma 2008, p. 103. ^ a b Citato in Franco Libero Manco, Biocentrismo. L'alba della nuova civiltà , Nuova Impronta Edizioni, Roma 1999, pp. 202-203. ^ Nella lettera datata 22 settembre 1872 a Celso Ceretti si leggeva: 'L'Internazionale è il sole dell'avvenire che abbaglia e che l'oscurantismo e il privilegio vorrebbero precipitare nella tomba' come in Robert Michels, Il proletariato e la borghesia nel movimento socialista italiano (ristampa), pag 42 , Ayer Publishing, 1975, ISBN 978-0-405-06523-1 . , si veda anche Giuseppe Garibaldi. A cura di D. Ciampoli, Scritti politici e militari Ricordi e pensieri inediti, pp. 637-638 , Roma, Voghera editore, 1907. ^ Scirocco , pp. 356-357 ^ Mino , p. 474 ^ Il progetto prevedeva che venisse costruito un «porto-canale» a Fiumicino, collegando poi Roma direttamente al mare, il costo era stato stimato di 62 milioni. Si veda: Possieri , p. 226 ^ Giuseppe Garibaldi. A cura di Domenico Ciampoli, Scritti politici e militari Ricordi e pensieri inediti, pag. 627 , Roma, E. Voghera editore, 1907. ^ Si leggeva: «Chi ha l'obbligo di militare alla difesa della patria, deve anche avere il diritto di eleggere il sindaco del Comune e il deputato al parlamento. Questa è la base della giustizia sociale» in Giuseppe Garibaldi. A cura di Enrico Emilio Ximenes, Epistolario ... con documenti e lettere inedite, 1836-1882, pag. 261 , Roma, E. Voghera editore, 1885. ^ Scirocco , p. 377 ^ Scirocco , p. 384 ^ 30.000 lire per Clelia, per Cantoni il volontario 1.500 lire nel 1870 e 1.000 nel 1874 Scirocco , p. 384 ^ Si veda per i dettagli: Mino Milani, Giuseppe Garibaldi, seconda edizione pag 489 , Mursia, 1982. ^ I motivi per cui accettò la pensione sono dibattuti dagli storici: chi parla delle condizioni economiche disastrose dei figli Menotti e Ricciotti, (Menotti ebbe 20.000 lire che lo salvarono dalla bancarotta) si veda Montanelli , p. 567 chi afferma che saputo che al nuovo rifiuto i beni sarebbero andati a Giuseppina Raimondi Mino Milani, Giuseppe Garibaldi, seconda edizione pag 493 , Mursia, 1982. , mentre tutti evidenziano come l'anno in cui accettò andò al potere la sinistra. In ogni modo accetta quello che venne definito «il più amaro boccone che egli in vita sua abbia inghiottito» come afferma la White Mario ( Jessie White Mario, Garibaldi e i suoi tempi pag 375 , Treves, 1907. ), per evitare le difficoltà economiche in precedenza vendette il suo Yacht con cui guadagnò 80.000 lire, e affidò la somma a Antonio Bo che preferì fuggire in America come in Montanelli , p. 558 mentre per Guerzoni i responsabili dovevano avere un «perpetuo rimorso nella coscienza» per averlo costretto a tale gesto Guerzoni1 , p. 595 ^ «Durante quel tragitto di tre chilometri, neppur un battimano, neppur un solo evviva ruppe quel solenne silenzio, che giustificò il detto del Sindaco al popolo: Mai siete stati, come oggi, così sublimi!» in Jessie White Mario, Garibaldi e i suoi tempi pag 829 , Fratelli Treves, 1884. ^ Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (Storia, biografie, diari) pag 522 , Mursia, 2006, ISBN 978-88-425-2997-2 . e Guerzoni1 , p. 610 ^ Esattamente le sue volontà erano quelle di venire bruciato: «Bruciato e non cremato, capite bene. In quei forni che si chiamano crematoi non ci voglio andare». Guerzoni1 , p. 615 ^ Indro Montanelli e Marco Nozza, Garibaldi , Rizzoli, 1966, p. 606. ^ «Come è noto Garibaldi maturò un forte anticlericalismo, per quanto non fosse ateo, ma anzi profondamente religioso e, una volta iniziato alla massoneria, 'appassionatamente credente nel suo Ente deistico'» in Garibaldi: cultura e ideali Atti del LXIII congresso di storia del Risorgimento italiano (a cura di Stefania Bonanni). Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 2008, p.511 ^ Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Armani , Biblioteca universale Rizzoli, 1982, Memorie: con una appendice di scritti politici, pag 390. ^ Giuseppe Garibaldi, cit. in Martino Cellai , Fasti militari della Guerra dell'Indipendenza d'Italia dal 1848 al 1862 , vol. 4, Tip. e litografia degli Ingegneri, 1867, p. 471 . ^ Schwegman, Marjan, 'In Love with Garibaldi: Romancing the Italian Risorgimento', in European Review of History , 12, no. 2 (Summer 2005): 383-401. ^ Dizionario Biografico inglese – vol. 44 – pag. 153-154 - ^ Garibaldi and the making of Italy – G.M. Trevelyan – pagg. 160-161-162-163 [1] ^ Garibaldi’s defence of the Roman Republic, George Macaulay Trevelyan , Longmans, 1912, preface to the first edition [2] ^ prefazione alla prima edizione di “Garibaldi’s defence of the Roman Republic” ^ Garibaldi’s defence of the Roman Republic, George Macaulay Trevelyan, Longmans, 1912, appendix N – pagg. 349-351 ^ Garibaldi and the making of Italy, George Macaulay Trevelyan – page 64, 241 ^ Garibaldi and the making of Italy, George Macaulay Trevelyan, pages 259-260 ^ “The illustrated London news”, Oct. 20, 1860 ^ L’Italia degli inglesi - La Gran Bretagna filo-italiana nell’età del Risorgimento (1847-64), Elena Bacchin, [3] ^ Gigi Di Fiore , Controstoria dell'Unità d'Italia , BUR, 2010, p.27. Riportato dalla 'Rivista Popolare' di Napoleone Colajanni , anno ottavo, numeri 16 e 17 del 20 settembre 1912, che pubblicò un numero unico dal titolo 'Aspromonte (il più grande delitto della Monarchia Italiana)'. La citazione si trova a pagina 55 della rivista. ^ Vittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori. Brevi biografie di Massoni famosi , Roma-Milano, Erasmo Edizioni-Mimesis, 2005, p. 139. ^ Garibaldi massone, di E.E. Stolper ^ Denis Mack Smith, La guerra per Venezia , in Garibaldi. A great life in brief , Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1993. ^ Isola La Maddalena - Curiosità ^ Garibaldi, eroe dei due mondi ^ Cronaca della Repubblica Romana del '49 , dal sito garibaldini.org ^ Gli ideali di Garibaldi ^ Giuseppe Garibaldi, il rivoluzionario ambientalista ^ Nunzio Dell'Erba, L'eco della storia: Saggi di critica storica: massoneria, anarchia, fascismo e comunismo , Universitas Studiorum, 2013, pag. 20 ^ Brigantaggio: una guerra italiana , Rai Storia ^ Anche Garibaldi aveva disposto, durante la dittatura, il servizio militare obbligatorio. ma, resosi conto che avrebbe potuto risultare controproducente, per l'avversione manifestata dalla popolazione, aveva continuato a far ricorso al volontarismo al quale i siciliani avevano sempre risposto con entusiasmo. Il governo di Torino optò, al contrario, per una rigida leva obbligatoria. il che, lungi dal far nascere o rafforzare il senso dello Stato, produsse l'ulteriore piaga della renitenza, che andò a incrementare il numero di coloro che scorrazzavano liberamente per le campagne, facendo parte di bande organizzate. (F. Brancato, La mafia nell'opinione pubblica , pag. 74) ^ Catalogo online I Bolli ^ Destroyer 'Leytenant Ilin' (1913) [ collegamento interrotto ] , su battleships.ru . URL consultato il 18 luglio 2013 . ^ Smith , p. 71 ^ Già unita in matrimonio con un altro uomo, la della Torre combatté con Garibaldi indossando la camicia rossa. Finirà rinchiusa in manicomio. Smith , p. 72 ^ Per i dettagli si veda anche: Gustavo Sacerdote, La vita di Giuseppe Garibaldi: secondo i risultati delle più recenti indagini storiche, pag 600-601 , Rizzoli & c., 1933. ^ Montanelli , p. 277 ^ Montanelli , p. 283 ^ Chi racconta sia stato il giorno stesso - all'uscire dalla porta della chiesa - come in Montanelli , p. 339, altri il 27-28 Scirocco , p. 230 ^ Il soldato Luigi Caroli , forse autore della missiva, morirà in Siberia l'8 giugno 1865, si veda Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (Storia, biografie, diari) pag 275-276 , Mursia, 2006, ISBN 978-88-425-2997-2 . ^ Solo grazie a quanto scoperto da Pasquale Stanislao Mancini osservando che all'epoca dei fatti vigeva il codice civile austriaco che ne permetteva l'annullamento, si veda Scirocco , p. 231 ^ Zeffiro Ciuffoletti, Arturo Colombo, Annita Garibaldi Jallet, I Garibaldi dopo Garibaldi: la tradizione famigliare e l'eredità politica , P. Lacaita, 2005 ^ in onore di Ciro Menotti , giustiziato nel 1831 a Modena. Possieri , p. 98 ^ G. Ghelli, La Garibaldina. Repubblica, figlia di due padri , Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2010. ^ a b http://www.esercito.difesa.it/root/garibaldi/garibaldi_medaglia.asp ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato. Bibliografia [ modifica | modifica wikitesto ] La lista completa delle fonti bibliografiche utilizzate per la stesura di questa e di altre voci su Giuseppe Garibaldi è disponibile alla pagina Bibliografia su Giuseppe Garibaldi . Carmelo Calci, Garibaldi e i suoi tempi. Immagini dei protagonisti , Bardi Editore, Roma 2008. Ugo Carcassi, Giuseppe Garibaldi: profilo di un rivoluzionario , Sassari, Carlo Delfino Editore, 2001, ISBN 88-7138-248-X . Clelia Garibaldi, Mio Padre , Erasmo, 2007. Denis Mack Smith , Garibaldi (ristampa) , Mondadori, 2009, ISBN 978-88-04-45797-8 . Andrea Possieri, Garibaldi , Il mulino, 2010, ISBN 978-88-15-13975-7 . Mario Isnenghi, Garibaldi fu ferito. Il mito, le favole , Donzelli editore, 2010, ISBN 978-88-6036-503-3 . Alexandre Dumas, traduzione di Mino Milani, Le memorie di Garibaldi (quarta ristampa) , Mursia, 2005, ISBN 978-88-425-2996-5 . Lucy Riall, Garibaldi. L'invenzione di un eroe , traduzione di David Scaffei, Mondadori editore (su licenza Laterza), 2011. Alfonso Scirocco , Garibaldi. Battaglie, amori, ideali di un cittadino del mondo , Editori Laterza, 2009, ISBN 978-88-420-8408-2 . Mino Milani, Giuseppe Garibaldi (Storia, biografie, diari) , Mursia, 2006, ISBN 978-88-425-2997-2 . Indro Montanelli, Marco Nozza, Giuseppe Garibaldi (Seconda edizione) , BUR, 2007, ISBN 978-88-17-01509-7 . Gustavo Sacerdote, La vita di Giuseppe Garibaldi: secondo i risultati delle più recenti indagini storiche , Rizzoli & c., 1933. Giuseppe Guerzoni, Garibaldi, di Giuseppe Guerzoni... (Volume II) (seconda edizione) , G. Barbèra, 1882. Davide Gnola, Il diario di bordo del capitano Giuseppe Garibaldi , Mursia, 2011, ISBN 978-88-425-4373-2 . Arrigo Petacco, Ho sparato a Garibaldi. La storia inedita di Luigi Ferrari, il feritore dell'eroe dei due mondi , Mondadori, 2016. ISBN 9788804659952 Scritti di Garibaldi [ modifica | modifica wikitesto ] Memorie , pubblicate da A. Dumas. prima versione di L. E. Tettoni, Milano, 1860 (ora: Alexander Dumas Le memorie di Garibaldi edizione Mursia ISBN 978-88-425-2996-5 ) Il governo dei preti - Kaos edizioni, 2006 Clelia: Il governo dei preti (in formato pdf), Milano, 1870. Le memorie , Nella redazione definitiva del 1872, a cura della reale commissione, Bologna-Rocca S. Casciano, 1932. I mille , Torino, 1874. Cantoni il volontario, romanzo storico , Milano, 1870, che ha come protagonista il garibaldino forlivese Achille Cantoni , eroicamente caduto a Mentana Elisabetta d'Ungheria: dramma storico in cinque atti , Roma, 1879. Manlio: romanzo contemporaneo . a cura di Maria Grazia Miotto. introduzione di Graziano Gug, Napoli, 1982. Lettere a Speranza von Schwartz Poema autobiografico dall'autografo: Carme alla morte Nell’ Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi sono stati pubblicati 6 volumi a Bologna dall'editore Cappelli negli anni 1932-1937. La pubblicazione è ripresa a cura dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, che negli anni 1973-2009 ha pubblicato 14 volumi dell' Epistolario (volumi 7-20 dell'edizione nazionale): Vol. 1: Le memorie di Garibaldi in una delle redazioni anteriori alla definitiva del 1872 , a cura della Reale Commissione, Bologna, Cappelli, 1932, XX + 422 pagg. Vol. 2: Le memorie di Garibaldi nella redazione definitiva del 1872 , a cura della Reale commissione, Bologna, Cappelli, 1932, 670 pagg. Vol. 3: I Mille , a cura della Reale commissione, Bologna, Cappelli, 1933, XVII + 407 pagg. Vol. 4: Scritti e discorsi politici e militari. Vol. 1. 1838-1861 , a cura della Reale commissione, Bologna, Cappelli, 1934,XVII + 431 pagg. Vol. 5: Scritti e discorsi politici e militari. Vol. 2. 1862-1867 , a cura della Reale commissione, Bologna, Cappelli, 1935, XIII + 471 pagg. Vol. 6: Scritti e discorsi politici e militari. Vol. 3. 1868-1882 , a cura della Reale commissione, Bologna, Cappelli, 1937, XII + 620 pagg. Vol. 7: Epistolario. Vol. 1. 1834-1848 , a cura di Giuseppe Fonterossi, Salvatore Candido, Emilia Morelli, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1973, X + 299 pagg. Vol. 8: Epistolario. Vol. 2. 1849 , a cura di Leopoldo Sandri, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1978, X + 253 pagg. Vol. 9: Epistolario. Vol. 3. 1850-1858 , a cura di Giancarlo Giordano, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1981, X + 235 pagg. Vol. 10: Epistolario. Vol. 4. 1859 , a cura di Massimo De Leonardis, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1982, X + 283 pagg. Vol. 11: Epistolario. Vol. 5. 1860 , a cura di Massimo de Leonardis, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1988, XI + 389 pagg. Vol. 12: Epistolario. Vol. 6. 1861-1862 , a cura di Sergio La Salvia, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1983, XI + 343 pagg. Vol. 13: Epistolario. Vol. 7. Marzo-dicembre 1862 , a cura di Sergio La Salvia, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1986, XIV + 387 pagg. Vol. 14: Epistolario. Vol. 8. 1863 , a cura di Sergio La Salvia, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1991, XII + 269 pagg. Vol. 15: Epistolario. Vol. 9, 1864 , a cura di Giuseppe Monsagrati, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1992, XVIII + 290 pagg. Vol. 16: Epistolario. Vol. 10. 1865-marzo 1866 , a cura di Giuseppe Monsagrati, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1997, XIV, 263 pagg. Vol. 17: Epistolario. Vol. 11. Aprile-dicembre 1866 , a cura di Giuseppe Monsagrati, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 2002, XVII + 406 pagg. Vol. 18: Epistolario. Vol. 12. Gennaio-dicembre 1867 , a cura di Emma Moscati, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 2006, X + 325 pagg. Vol. 19: Epistolario. Vol. 13. 1868-1869 , a cura di Emma Moscati, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 2008, X + 385 pagg. Vol. 20: Epistolario. Vol. 14. 1º gennaio 1870-14 febbraio 1871 , a cura di Emma Moscati, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 2009, X + 315 pagg. Voci correlate [ modifica | modifica wikitesto ] Anita Garibaldi Bibliografia su Giuseppe Garibaldi Cacciatori delle Alpi Camicia rossa Camillo Benso, conte di Cavour Clelia Garibaldi Compendio garibaldino Francesca Armosino Garibaldi (famiglia) Giuseppe Mazzini Guerra dei Farrapos Guerre d'indipendenza italiane I Mille Invasione del Trentino (Garibaldi - 1866) Mio padre (Garibaldi) Manlio Garibaldi Massoneria Memorialistica garibaldina Museo nazionale del Risorgimento italiano Nottingham Forest Football Club#Colori Questione romana Repubblica Romana (1798-1799) Repubblica Romana (1849) Risorgimento Roma o morte (frase) Sbarco a Marsala Sbarco a Melito Spedizione dei Mille Sacrario militare di Bezzecca Sacrario militare di Monte Suello Seconda guerra d'indipendenza italiana Terza guerra d'indipendenza italiana Trofeo Giuseppe Garibaldi Altri progetti [ modifica | modifica wikitesto ] Altri progetti Wikisource Wikiquote Wikimedia Commons Wikisource contiene una pagina dedicata a Giuseppe Garibaldi Wikiquote contiene citazioni di o su Giuseppe Garibaldi Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Giuseppe Garibaldi Collegamenti esterni [ modifica | modifica wikitesto ] Garibaldi e la battaglia del Volturno , su ancientcapua.com . J. W. Mario, Vita di Giuseppe Garibaldi , 1910 , su archive.org . Fondazione Giuseppe Garibaldi - Giuseppe Garibaldi Foundation , su fondazionegaribaldi.it . Giuseppe Garibaldi , in Dizionario biografico degli italiani , Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Garibaldi - Il diavolo rosso (prima parte) La Storia siamo noi Garibaldi - Il diavolo rosso (seconda parte) La Storia siamo noi La Storia siamo noi - Da Caprera a Caprera, l'isola di Garibaldi , su lastoriasiamonoi.rai.it . 'Quel bronzo di Garibaldi nel Village di New York...una lunga storia.', di Tiziano Thomas Dossena, Bridgepugliausa.it , 2012 , su bridgepugliausa.it . Libri vari ('Clelia' e 'Lettere a Speranza von Schwartz') e-book in italiano sul progetto liberliber Come amò Garibaldi la patria , di Francesco Perez (Estratto dall'Orazione pronunziata nel Politeama di Palermo il 2 luglio 1882). La storia del bersagliere Luigi Ferrari che ferì Garibaldi a una gamba , dall'archivio storico del Corriere della Sera Giuseppe Garibaldi , in Dizionario storico della Svizzera . Scheda sul sito della Camera , su storia.camera.it . Bicentenario della nascita Sito del comitato per il bicentenario della nascita , su compendiogaribaldino.it . Garibaldi a Rosario Sito dedicato al periodo passato da Garibaldi a Rosario (Argentina) Garibaldi nel cinema italiano ( PDF ), su ilpalindromo.it . Giuseppe Garibaldi nel basso Lazio , su carnesecchi.eu . Predecessore Gran maestro del Grande Oriente d'Italia Successore Celestino Peroglio 24 maggio 1864 – 8 agosto 1864 Francesco De Luca V · D · M Giuseppe Garibaldi , l'Eroe dei due Mondi Ideali Anticlericalismo · Democrazia · Socialismo · Repubblicanesimo · Massoneria · Nazionalismo italiano · Socialismo umanitario Luoghi Nizza · Repubblica Riograndense · República Juliana · Montevideo · Teano · Caprera · Compendio garibaldino · Memoriale Giuseppe Garibaldi Familiari Famiglia Garibaldi · Domenico Garibaldi (padre) · Rosa Raimondi (madre) · Anita Garibaldi (moglie) · Giuseppina Raimondi (moglie) · Francesca Armosino (moglie) · Menotti Garibaldi (figlio) · Ricciotti Garibaldi (figlio) · Rosa Garibaldi (figlia) · Teresita Garibaldi (figlia) · Clelia Garibaldi (figlia) · Manlio Garibaldi (figlio) Conflitti Guerra dei Farrapos · Guerre d'indipendenza italiane · Spedizione dei Mille · Guerra franco-prussiana Battaglie Battaglia di San Antonio ( 1846 ) · Assedio di Roma ( 1849 ) · Battaglia di Calatafimi ( 1860 ) · Giornata dell'Aspromonte ( 1862 ) · Battaglia di Bezzecca ( 1866 ) · Invasione del Trentino ( 1866 ) · Battaglia di Mentana ( 1867 ) · Battaglia di Digione ( 1871 ) Corpi Legione italiana · Cacciatori delle Alpi · I Mille · 2º Reggimento Volontari Italiani · Garibaldino · Esercito meridionale Marineria Garibaldi (fregata 1860, ITA) · Giuseppe Garibaldi (incrociatore 1899, ITA) · Giuseppe Garibaldi (incrociatore 1936, ITA) · Giuseppe Garibaldi (incrociatore 1961, ITA) · Giuseppe Garibaldi (incrociatore portaeromobili 1983, ITA) · General Garibaldi (incrociatore corazzato, ARG) · Classe Giuseppe Garibaldi Altro Dittatura di Garibaldi · Camicie rosse · Filatelia · Monumenti · Cultura di massa · Bibliografia Wikiquote · Wikisource · Commons · Bibliografia Controllo di autorità VIAF : ( EN ) 100192194 · ISNI : ( EN ) 0000 0001 2145 1298 · SBN : IT\ICCU\CFIV\001869 · LCCN : ( EN ) n79021124 · GND : ( DE ) 118689592 · BNF : ( FR ) cb11904146d (data) · NLA : ( EN ) 35113312 · BAV : ADV10271715 · CERL : cnp00398238 Portale Biografie Portale Campagna garibaldina del 1866 Portale Letteratura Portale Politica Portale Risorgimento Estratto da ' https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Giuseppe_Garibaldi&oldid=93610236 ' Categorie : Generali italiani Patrioti italiani Condottieri italiani Nati nel 1807 Morti nel 1882 Nati il 4 luglio Morti il 2 giugno Nati a Nizza Morti a Caprera Giuseppe Garibaldi Gran maestri del Grande Oriente d'Italia Scrittori italiani del XIX secolo Massoni Deputati dell'VIII legislatura del Regno d'Italia Deputati della IX legislatura del Regno d'Italia Deputati della X legislatura del Regno d'Italia Deputati della XII legislatura del Regno d'Italia Deputati della XIII legislatura del Regno d'Italia Deputati della XIV legislatura del Regno d'Italia Deputati della I legislatura del Regno di Sardegna Deputati della VI legislatura del Regno di Sardegna Deputati della VII legislatura del Regno di Sardegna Categorie nascoste: Informazioni senza fonte Pagine con collegamenti non funzionanti Pagine che utilizzano collegamenti magici ISBN BioBot Chiarire Voci con codice VIAF Voci con codice ISNI Voci con codice SBN Voci con codice LCCN Voci con codice GND Voci con codice BNF Voci con codice NLA Voci con codice BAV Voci con codice CERL Voci biografiche con codici di controllo di autorità Menu di navigazione Strumenti personali Accesso non effettuato discussioni contributi registrati entra Namespace Voce Discussione Varianti Visite Leggi Modifica Modifica wikitesto Cronologia Altro Ricerca Navigazione Pagina principale Ultime modifiche Una voce a caso Vetrina Aiuto Sportello informazioni Comunità Portale Comunità Bar Il Wikipediano Fai una donazione Contatti Strumenti Puntano qui Modifiche correlate Pagine speciali Link permanente Informazioni pagina Elemento Wikidata Cita questa voce Stampa/esporta Crea un libro Scarica come PDF Versione stampabile In altri progetti Wikimedia Commons Wikiquote Wikisource In altre lingue Alemannisch Aragonés العربية Asturianu Aymar aru Azərbaycanca Беларуская Беларуская (тарашкевіца)‎ Български Brezhoneg Bosanski Català کوردی Čeština Cymraeg Dansk Deutsch Ελληνικά English Esperanto Español Eesti Euskara فارسی Suomi Français Furlan Frysk Gaeilge Galego עברית हिन्दी Hrvatski Magyar Հայերեն Bahasa Indonesia Ido Íslenska 日本語 ქართული Қазақша 한국어 Кыргызча Latina Lëtzebuergesch Ligure Lumbaart Lietuvių Latviešu Malagasy Македонски മലയാളം मराठी Bahasa Melayu မြန်မာဘာသာ Napulitano Nederlands Norsk nynorsk Norsk Occitan Ирон ਪੰਜਾਬੀ Polski Piemontèis Português Runa Simi Română Русский Sardu Sicilianu Scots Srpskohrvatski / српскохрватски Simple English Slovenčina Slovenščina Shqip Српски / srpski Svenska தமிழ் తెలుగు Türkmençe Tagalog Türkçe Татарча/tatarça Українська اردو Oʻzbekcha/ўзбекча Vèneto Tiếng Việt Winaray მარგალური 中文 粵語 Modifica collegamenti Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 2 gen 2018 alle 11:22. 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  1858 - Wikipedia 1858 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVIII secolo · XIX secolo · XX secolo Anni 1830 · Anni 1840 · Anni 1850 · Anni 1860 · Anni 1870 1854 · 1855 · 1856 · 1857 · 1858 · 1859 · 1860 · 1861 · 1862 Il 1858 (MDCCCLVIII in numeri romani ) è un anno del XIX secolo . 1858 negli altri calendari Calendario gregoriano 1858 Ab Urbe condita 2611 (MMDCXI) Calendario ... . 1788 ) Michele Allemandi , patriota e generale italiano (n. 1807 ) Giovanni Azzurri , architetto italiano (n. 1792 ) Robert Baldwin , politico canadese (n. 1804 ) Vincenzo Batelli , editore e tipografo italiano (n. 1786 ) Pierre Honoré Bérard , medico francese (n. 1797 ) Ippolito Cais di Pierlas , militare, pittore e botanico italiano (n. 1788 ) Jean-Baptiste-Joseph Champagnac , scrittore francese ... (n. 1799 ) Baldassare Palazzotto , ornitologo e bibliotecario italiano (n. 1777 ) John Horsley Palmer CACHE

1858 - Wikipedia 1858 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVIII secolo · XIX secolo · XX secolo Anni 1830 · Anni 1840 · Anni 1850 · Anni 1860 · Anni 1870 1854 · 1855 · 1856 · 1857 · 1858 · 1859 · 1860 · 1861 · 1862 Il 1858 (MDCCCLVIII in numeri romani ) è un anno del XIX secolo . 1858 negli altri calendari Calendario gregoriano 1858 Ab Urbe condita 2611 (MMDCXI) Calendario armeno 1306 — 1307 Calendario bengalese 1264 — 1265 Calendario berbero 2808 Calendario bizantino 7366 — 7367 Calendario buddhista 2402 Calendario cinese 4554 — 4555 Calendario copto 1574 — 1575 Calendario ebraico 5617 — 5618 Calendario etiopico 1850 — 1851 Calendario induista Vikram Samvat Shaka Samvat Kali Yuga 1913 — 1914 1780 — 1781 4959 — 4960 Calendario islamico 1274 — 1275 Calendario persiano 1236 — 1237 Il mondo nel 1858 Indice 1 Eventi 2 Nati 3 Morti 4 Calendario 5 Altri progetti Eventi [ modifica | modifica wikitesto ] 1º gennaio : le province del Canada dichiarano che tutti i conti si dovranno tenere in dollari, cosa che porterà all'emissione nello stesso anno dei primi dollari canadesi ufficiali . 11 febbraio : Bernadette di Lourdes ha la prima apparizione della Beata Vergine Maria . 31 maggio : tra i comuni di Nocera Inferiore e Castel San Giorgio viene inaugurata la galleria dell'Orco . 21 luglio : a Plombières , in Francia , si incontrano segretamente Cavour e Napoleone III di Francia . Gli accordi che seguirono portarono alla Seconda guerra di indipendenza italiana . 5 agosto : inaugurazione del primo collegamento telegrafico tra Gran Bretagna e Stati Uniti d'America . Nasce la città di Battipaglia . I lavori per la costruzione del Big Ben a Londra vengono ultimati. Nati [ modifica | modifica wikitesto ] Ci sono circa 470 voci su persone nate nel 1858. vedi la pagina Nati nel 1858 per un elenco descrittivo o la categoria Nati nel 1858 per un indice alfabetico. Morti [ modifica | modifica wikitesto ] Jean-Paul Alaux , pittore e litografo francese (n. 1788 ) Michele Allemandi , patriota e generale italiano (n. 1807 ) Giovanni Azzurri , architetto italiano (n. 1792 ) Robert Baldwin , politico canadese (n. 1804 ) Vincenzo Batelli , editore e tipografo italiano (n. 1786 ) Pierre Honoré Bérard , medico francese (n. 1797 ) Ippolito Cais di Pierlas , militare, pittore e botanico italiano (n. 1788 ) Jean-Baptiste-Joseph Champagnac , scrittore francese (n. 1798 ) Henry Darcy , ingegnere francese (n. 1803 ) Domingo Crisanto Delgado Gómez , compositore spagnolo (n. 1806 ) Edward Griffith , naturalista e zoologo inglese (n. 1790 ) John Hogan , scultore irlandese (n. 1800 ) Teriitaria II , regina (n. 1790 ) Georgios Kountouriotis , politico greco (n. 1782 ) Franz Theodor Kugler , storico tedesco (n. 1808 ) Jean-Laurent Martinet , politico italiana (n. 1799 ) Baldassare Palazzotto , ornitologo e bibliotecario italiano (n. 1777 ) John Horsley Palmer , economista britannico (n. 1779 ) George Peacock , matematico britannico (n. 1791 ) Giuseppe Ponte di Pino , nobile italiano (n. 1777 ) Giuseppe Racchetti , poeta, scrittore e storiografo italiano (n. 1783 ) Jeremiah Reynolds , esploratore statunitense (n. 1799 ) Vicente Ramón Roca , politico ecuadoriano (n. 1792 ) Moritz Gottlieb Saphir , drammaturgo e aforista austriaco (n. 1795 ) Friedrich Schlemm , anatomista tedesco (n. 1795 ) Vincenzo Valentini , politico italiano (n. 1808 ) José de la Riva Agüero , politico peruviano (n. 1783 ) Albrecht von Alvensleben , politico prussiano (n. 1794 ) 1º gennaio - Baltazar Mathias Keilhau , geologo e esploratore norvegese (n. 1797 ) 2 gennaio - Ugo Pietro Spinola , cardinale italiano (n. 1791 ) 3 gennaio - Elisabeth Rachel Félix , attrice teatrale francese (n. 1821 ) 5 gennaio - Josef Radetzky , austriaco (n. 1766 ) 7 gennaio - Antonino Maria Stromillo , vescovo cattolico italiano (n. 1786 ) 8 gennaio - George Finch-Hatton, X conte di Winchilsea , politico inglese (n. 1791 ) 14 gennaio - Mihail Lewicki , cardinale ucraino (n. 1774 ) 17 gennaio - Pietro Ruggeri da Stabello , poeta italiano (n. 1797 ) 18 gennaio - William Cavendish, VI duca di Devonshire , politico inglese (n. 1790 ) 19 gennaio - Vittorio Amedeo Sallier della Torre , militare e politico italiano (n. 1774 ) 21 gennaio Emily Anne Cecil , nobildonna inglese (n. 1789 ) Joachim Haspinger (n. 1776 ) 22 gennaio Luigi II di Baden , sovrano tedesco (n. 1824 ) Cyrille Bissette , politico francese (n. 1795 ) 23 gennaio - Luigi Lablache , basso italiano (n. 1794 ) 30 gennaio - Coenraad Jacob Temminck , ornitologo e biologo olandese (n. 1778 ) 6 febbraio Friedrich Creuzer , filologo e archeologo tedesco (n. 1771 ) Adriano Fieschi , cardinale italiano (n. 1788 ) 8 febbraio - Pompeo Marchesi , scultore italiano (n. 1783 ) 12 febbraio Ludovico Gazzoli , cardinale italiano (n. 1774 ) Federico Millet d'Arvillars , militare e politico italiano (n. 1788 ) 13 febbraio - Hermann Heinrich Gossen , economista tedesco (n. 1810 ) 14 febbraio - Felice Bellotti , scrittore, poeta e traduttore italiano (n. 1786 ) 16 febbraio - Giuseppe de Fornari , funzionario e politico italiano (n. 1785 ) 18 febbraio - Gherardo Stub , mercante e diplomatico italiano (n. 1785 ) 21 febbraio - Antonio Guadagnoli , poeta e letterato italiano (n. 1798 ) 23 febbraio - Luigi Fornaciari , scrittore italiano (n. 1798 ) 27 febbraio - Aleksandr Vasil'evič Viskovatov , storico e pittore russo (n. 1804 ) 28 febbraio - Beda Weber , scrittore tedesco (n. 1798 ) 3 marzo - József Bajza , poeta e critico letterario ungherese (n. 1804 ) 4 marzo - Matthew Perry , ammiraglio statunitense (n. 1794 ) 5 marzo - Giuseppe Neroni Cancelli , politico italiano (n. 1784 ) 8 marzo Vittorio Fraschini , magistrato e politico italiano (n. 1776 ) Rudolf Kohlrausch , fisico tedesco (n. 1809 ) 13 marzo Felice Orsini , attivista e scrittore italiano (n. 1819 ) Giovanni Andrea Pieri , patriota e militare italiano (n. 1808 ) 15 marzo - Dietrich Wilhelm Heinrich Busch , chirurgo tedesco (n. 1788 ) 16 marzo - Christian Gottfried Daniel Nees von Esenbeck , botanico, entomologo e fisico tedesco (n. 1776 ) 17 marzo - Laban Ainsworth , pastore protestante e compositore statunitense (n. 1757 ) 21 marzo - Benedetta Cambiagio Frassinello , religiosa italiana (n. 1791 ) 22 marzo - Karl von Gorzowsky , militare e politico polacco (n. 1778 ) 26 marzo - Francesco Oliboni , presbitero e missionario italiano (n. 1825 ) 27 marzo - Jean Guillaume Audinet-Serville , entomologo francese (n. 1775 ) 3 aprile Sigismund von Neukomm , compositore e pianista austriaco (n. 1778 ) Rubino Ventura , generale italiano (n. 1794 ) 8 aprile Giovanni Emanuele Bidera , poeta e drammaturgo italiano (n. 1784 ) Anton Diabelli , compositore, pianista e editore musicale austriaco (n. 1781 ) 9 aprile Auguste François Chomel , patologo francese (n. 1788 ) Joseph Karl Stieler , pittore tedesco (n. 1781 ) 10 aprile - Thomas Hart Benton , politico statunitense (n. 1782 ) 13 aprile Ignazio Knoblecher , prete, missionario e esploratore sloveno (n. 1819 ) Bernard Sarrette , musicologo e militare francese (n. 1765 ) 16 aprile Johann Baptist Cramer , pianista e compositore inglese (n. 1771 ) Natale Schiavoni , pittore e incisore italiano (n. 1777 ) 19 aprile - Carlo Ferdinando Galli della Loggia , militare e politico italiano (n. 1780 ) 21 aprile - Carl Wahlbom , pittore svedese (n. 1810 ) 28 aprile - Johannes Peter Müller , anatomista, fisiologo e ittiologo tedesco (n. 1801 ) 29 aprile - Giovanni Domenico Mensini , vescovo cattolico italiano (n. 1801 ) 4 maggio - Aimé Bonpland , botanico, naturalista e esploratore francese (n. 1773 ) 6 maggio - Giuseppe Cadolini , ingegnere italiano (n. 1805 ) 10 maggio - Benedetto Marzolla , cartografo italiano (n. 1801 ) 12 maggio - Casacca-di-Ferro , condottiero nativo americano 15 maggio Robert Hare , chimico e inventore statunitense (n. 1781 ) Giuseppe Maffei , letterato e religioso italiano (n. 1775 ) 18 maggio Elena di Meclemburgo-Schwerin (n. 1814 ) Carl Wigand Maximilian Jacobi , psichiatra tedesco (n. 1775 ) 20 maggio Gennaro Maldarelli , pittore italiano (n. 1795 ) Philipp Maximilian Opiz , botanico ceco (n. 1787 ) 21 maggio - Charles-Louis Havas , scrittore, giornalista e traduttore francese (n. 1783 ) 24 maggio - John O'Connell , politico irlandese (n. 1810 ) 29 maggio - Johann Moritz Rugendas , pittore tedesco (n. 1802 ) 3 giugno - Julius Reubke , compositore, pianista e organista tedesco (n. 1834 ) 10 giugno - Robert Brown , botanico britannico (n. 1773 ) 11 giugno - Luisa Federica di Anhalt-Dessau (n. 1798 ) 15 giugno Ary Scheffer , pittore olandese (n. 1795 ) François Jacques de Larderel , ingegnere e imprenditore francese (n. 1790 ) 16 giugno - John Snow , medico britannico (n. 1813 ) 17 giugno - Rani Lakshmi Bai (n. 1827 ) 20 giugno - Theodor Panofka , archeologo tedesco (n. 1800 ) 25 giugno - Karl Borromäus Philipp zu Schwarzenberg , politico e militare austriaco (n. 1802 ) 2 luglio - Amelia FitzClarence (n. 1807 ) 3 luglio - Aleksandr Andreevič Ivanov , pittore russo (n. 1806 ) 5 luglio - Valentín Gómez Farías , politico messicano (n. 1781 ) 10 luglio - August de Montferrand , architetto francese (n. 1786 ) 15 luglio - José Gregorio Monagas , politico venezuelano (n. 1795 ) 16 luglio - Giovanni Battista Cavedalis , patriota italiano (n. 1794 ) 18 luglio Ernst Friedrich Glocker , mineralogista, geologo e paleontologo tedesco (n. 1793 ) Francisco Antonio Pinto , generale e politico cileno (n. 1785 ) Giovanni Battista Sartori , vescovo cattolico italiano (n. 1775 ) 19 luglio - Domenico Buffa , avvocato, giornalista e politico italiano (n. 1818 ) 20 luglio - José María Díaz Sanjurjo , vescovo cattolico spagnolo (n. 1818 ) 28 luglio José Melchor García-Sampedro Suárez , vescovo cattolico spagnolo (n. 1821 ) Carlo Troya , storico e politico italiano (n. 1784 ) 29 luglio - Alpheus P. Hodges , politico statunitense (n. 1821 ) 1º agosto Emma di Anhalt-Bernburg-Schaumburg-Hoym , principessa tedesca (n. 1802 ) Johann von Wessenberg-Ampringen , politico tedesco (n. 1773 ) 5 agosto - Johann Anton Weinmann , botanico tedesco (n. 1782 ) 7 agosto - Ernst Heinrich Friedrich Meyer , botanico e storico tedesco (n. 1791 ) 8 agosto - Linus Yale , inventore statunitense (n. 1797 ) 14 agosto - Tokugawa Iesada , militare giapponese (n. 1824 ) 27 agosto - Michele Leoni , letterato italiano (n. 1776 ) 8 settembre Jacopo Foroni , compositore e direttore d'orchestra italiano (n. 1824 ) Matilde Malenchini , pittrice e accademica italiana (n. 1779 ) 9 settembre - Francesco Costantino Marmocchi , geografo e patriota italiano (n. 1805 ) 14 settembre - Eleuterio Felice Foresti , patriota, accademico e diplomatico italiano (n. 1789 ) 15 settembre - Margherita di Sassonia (n. 1840 ) 16 settembre - Giacomo Buzzi Leone , architetto italiano (n. 1787 ) 27 settembre - Cesare Betteloni , poeta italiano (n. 1808 ) 29 settembre - Dominik Biemann , incisore tedesco (n. 1800 ) 30 settembre - Francesco Paolo Volpe , storico e presbitero italiano (n. 1779 ) 1º ottobre - Luigi Negrelli , ingegnere italiano (n. 1799 ) 2 ottobre - Francisco José de Souza Suares de Andrea , generale e politico portoghese (n. 1781 ) 8 ottobre - Giacomo Castrucci , archeologo italiano (n. 1794 ) 10 ottobre - Carlo Antonio Litta Biumi , geografo italiano (n. 1786 ) 12 ottobre - Utagawa Hiroshige , incisore e pittore giapponese (n. 1797 ) 15 ottobre Michelangelo Boni , architetto italiano (n. 1804 ) Carl Gustav Mosander , chimico e mineralogista svedese (n. 1797 ) 18 ottobre - Dionisio Cassitto , scrittore, meteorologo e politico italiano (n. 1809 ) 21 ottobre - Pasquale Poccianti , architetto italiano (n. 1774 ) 23 ottobre - Gaudenzio Gautieri , funzionario e politico italiano (n. 1811 ) 27 ottobre - Ida Pfeiffer , scrittrice e esploratrice austriaca (n. 1797 ) 31 ottobre - Carl Thomas Mozart , funzionario austriaco (n. 1784 ) 2 novembre - Valerio Valeri , compositore italiano (n. 1790 ) 3 novembre - Harriet Taylor Mill , filosofa inglese (n. 1807 ) 6 novembre - Samuel Cornish , giornalista statunitense (n. 1795 ) 8 novembre - Benjamin Franklin Butler , politico statunitense (n. 1795 ) 9 novembre - Giovanni Torlonia , poeta, filosofo e filantropo italiano (n. 1831 ) 12 novembre - Luigi II del Liechtenstein , principe (n. 1796 ) 16 novembre - Lázár Mészáros , generale ungherese (n. 1796 ) 17 novembre - Robert Owen , imprenditore e sindacalista gallese (n. 1771 ) 18 novembre - Barbara Yelverton, XX baronessa Grey de Ruthyn , nobildonna inglese (n. 1810 ) 19 novembre - Pierre Thuillier , pittore francese (n. 1799 ) 20 novembre - James Stopford, IV conte di Courtown , politico irlandese (n. 1794 ) 22 novembre - Patrick Kennedy , imprenditore irlandese (n. 1823 ) 23 novembre - Edmund Lyons , militare e diplomatico britannico (n. 1790 ) 28 novembre - Johann Heinrich Kopp , mineralogista, medico e accademico tedesco (n. 1777 ) 29 novembre - Ferrante Aporti , presbitero, pedagogista e politico italiano (n. 1791 ) 1º dicembre - Thomas Hamilton, IX conte di Haddington , politico scozzese (n. 1780 ) 5 dicembre - Jean Baptiste Mougeot , botanico, micologo e medico francese (n. 1776 ) 10 dicembre - Joseph Paul Gaimard , naturalista francese (n. 1796 ) 14 dicembre - Nimatullah Youssef Kassab Al-Hardini , monaco cristiano e presbitero libanese (n. 1808 ) 16 dicembre Francesco Augusto Bon , drammaturgo italiano (n. 1788 ) Richard Bright , medico inglese (n. 1789 ) 17 dicembre - Charles François Antoine Morren , botanico belga (n. 1807 ) 18 dicembre - Giuseppe Grosso Cacopardo , avvocato, storico e letterato italiano (n. 1789 ) 22 dicembre - Lucia Gomez Paloma , patriota italiana (n. 1794 ) 26 dicembre - James Gadsden , militare, imprenditore e diplomatico statunitense (n. 1788 ) 28 dicembre Cesare Airoldi , politico e naturalista italiano (n. 1774 ) Alexandre Louis Simon Lejeune , botanico belga (n. 1779 ) Maria Anna d'Asburgo-Lorena (n. 1804 ) Calendario [ modifica | modifica wikitesto ] Calendario 1858 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Gennaio Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Febbraio Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Marzo Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Aprile Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Maggio Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Giugno Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Luglio Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Agosto Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Settembre Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ottobre Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Novembre Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Dicembre Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Carlo Pisacane si suicida il 2 luglio 1858 a Sanza (Salerno) Altri progetti [ modifica | modifica wikitesto ] Altri progetti Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su 1858 Estratto da ' https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=1858&oldid=86516066 ' Categorie : Eventi del 1858 Anni del XIX secolo Menu di navigazione Strumenti personali Accesso non effettuato discussioni contributi registrati entra Namespace Voce Discussione Varianti Visite Leggi Modifica Modifica wikitesto Cronologia Altro Ricerca Navigazione Pagina principale Ultime modifiche Una voce a caso Vetrina Aiuto Sportello informazioni Comunità Portale Comunità Bar Il Wikipediano Fai una donazione Contatti Strumenti Puntano qui Modifiche correlate Pagine speciali Link permanente Informazioni pagina Elemento Wikidata Cita questa voce Stampa/esporta Crea un libro Scarica come PDF Versione stampabile In altri progetti Wikimedia Commons In altre lingue Аҧсшәа Afrikaans Alemannisch አማርኛ Aragonés العربية مصرى Asturianu Azərbaycanca Башҡортса Boarisch Žemaitėška Bikol Central Беларуская Беларуская (тарашкевіца)‎ Български भोजपुरी বাংলা বিষ্ণুপ্রিয়া মণিপুরী Brezhoneg Bosanski Català Mìng-dĕ̤ng-ngṳ̄ Нохчийн Cebuano کوردی Qırımtatarca Čeština Kaszëbsczi Чӑвашла Cymraeg Dansk Deutsch Zazaki Ελληνικά Emiliàn e rumagnòl English Esperanto Español Eesti Euskara فارسی Suomi Võro Føroyskt Français Nordfriisk Frysk Gaeilge 贛語 Gàidhlig Galego עברית हिन्दी Fiji Hindi Hrvatski Hornjoserbsce Kreyòl ayisyen Magyar Հայերեն Interlingua Bahasa Indonesia Ilokano Ido Íslenska 日本語 Basa Jawa ქართული Қазақша ಕನ್ನಡ 한국어 Къарачай-малкъар Ripoarisch Коми Кыргызча Latina Lëtzebuergesch Лезги Limburgs Ligure Lumbaart Lietuvių Latviešu मैथिली Basa Banyumasan Malagasy Олык марий Māori Baso Minangkabau Македонски मराठी Кырык мары Bahasa Melayu မြန်မာဘာသာ Эрзянь Nāhuatl Napulitano Plattdüütsch नेपाली नेपाल भाषा Nederlands Norsk nynorsk Norsk Nouormand Sesotho sa Leboa Occitan Livvinkarjala ଓଡ଼ିଆ Ирон ਪੰਜਾਬੀ पालि Polski پنجابی Português Runa Simi Română Русский Русиньскый संस्कृतम् Саха тыла Sardu Sicilianu Scots سنڌي Davvisámegiella Srpskohrvatski / српскохрватски Simple English Slovenčina Slovenščina Shqip Српски / srpski Seeltersk Basa Sunda Svenska Kiswahili தமிழ் తెలుగు Tetun Тоҷикӣ ไทย Türkmençe Tagalog Türkçe Татарча/tatarça Удмурт Українська اردو Oʻzbekcha/ўзбекча Vèneto Tiếng Việt West-Vlams Volapük Walon Winaray მარგალური ייִדיש Yorùbá 中文 Bân-lâm-gú 粵語 Modifica collegamenti Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 14 mar 2017 alle 17:33. 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  1775 - Wikipedia 1775 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVII secolo · XVIII secolo · XIX secolo Anni 1750 · Anni 1760 · Anni 1770 · Anni 1780 · Anni 1790 1771 · 1772 · 1773 · 1774 · 1775 · 1776 · 1777 · 1778 · 1779 Il 1775 (MDCCLXXV in numeri romani ) è un anno del XVIII secolo . 1775 negli altri calendari Calendario gregoriano 1775 Ab Urbe condita 2528 (MMDXXVIII) ... [ modifica | modifica wikitesto ] Adolfo Bassi , compositore e tenore italiano († 1855 ) Christian Samuel Theodor Bernd , storico tedesco († 1854 ) Giovanni Carlo Bevilacqua , pittore italiano († 1849 ... Donegani , ingegnere italiano († 1845 ) Louis Ducis , pittore francese († 1847 ) George Prideaux ... Mosca , compositore italiano († 1824 ) Antonio Nava , chitarrista e compositore italiano († 1826 ... vietnamita († 1839 ) Francesco Vaccari , violinista e compositore italiano († 1824 ) Francisco Ramón CACHE

1775 - Wikipedia 1775 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVII secolo · XVIII secolo · XIX secolo Anni 1750 · Anni 1760 · Anni 1770 · Anni 1780 · Anni 1790 1771 · 1772 · 1773 · 1774 · 1775 · 1776 · 1777 · 1778 · 1779 Il 1775 (MDCCLXXV in numeri romani ) è un anno del XVIII secolo . 1775 negli altri calendari Calendario gregoriano 1775 Ab Urbe condita 2528 (MMDXXVIII) Calendario armeno 1223 — 1224 Calendario bengalese 1181 — 1182 Calendario berbero 2725 Calendario bizantino 7283 — 7284 Calendario buddhista 2319 Calendario cinese 4471 — 4472 Calendario copto 1491 — 1492 Calendario ebraico 5534 — 5535 Calendario etiopico 1767 — 1768 Calendario induista Vikram Samvat Shaka Samvat Kali Yuga 1830 — 1831 1697 — 1698 4876 — 4877 Calendario islamico 1188 — 1189 Calendario persiano 1153 — 1154 Indice 1 Eventi 2 Nati 3 Morti 4 Calendario 5 Altri progetti Eventi [ modifica | modifica wikitesto ] Americhe 17 gennaio : James Cook prende possesso della Georgia del Sud in nome della Gran Bretagna . 9 febbraio : il Parlamento Britannico dichiara la colonia del Massachusetts in stato di rivolta. 19 aprile : scontri armati a Lexington (Virginia) e a Concord . gli inglesi vengono assediati a Boston dai rivoltosi del Massachusetts . 10 maggio : i delegati delle colonie si riuniscono nel II Congresso di Filadelfia e decidono di affidare le proprie truppe a George Washington . 15 giugno : George Washington viene nominato comandante in capo dell' Esercito continentale . 17 giugno : le truppe britanniche tentano di spezzare l'assedio di Boston con la battaglia di Bunker Hill . 10 novembre : viene costituito il corpo dei Marines . 13 novembre : le forze americane di Richard Montgomery catturano Montreal , nell'attuale Canada . gli inglesi ripiegano su Quebec . 31 dicembre - Guerra d'indipendenza americana : forze britanniche respingono un attacco dell' Esercito Continentale guidato dai Generali Richard Montgomery e Benedict Arnold , nella Battaglia di Quebec . Europa Caterina II di Russia abolisce l'Armata Zaporiziana. Johann Christian Daniel von Schreber classifica il ghepardo Acinonyx jubatus ed una sua sottospecie Acinonyx jubatus venaticus . In Boemia scoppia una rivolta contadina , che ottiene dal governo una serie di riforme contro la schiavitù . 15 febbraio : Papa Pio VI viene eletto come 250º papa. 22 febbraio : viene inaugurato il Museo della Specola di Firenze . 11 aprile : ultima esecuzione nel continente europeo per stregoneria . 9 luglio : John Outram inventa il primo veicolo pubblico su rotaie, trainato da cavalli che, successivamente, in suo onore sarà chiamato tram . Per il primo tram elettrico bisognerà attendere il 1879 . Nati [ modifica | modifica wikitesto ] Adolfo Bassi , compositore e tenore italiano († 1855 ) Christian Samuel Theodor Bernd , storico tedesco († 1854 ) Giovanni Carlo Bevilacqua , pittore italiano († 1849 ) Stefan Bogoridi , nobile ottomano († 1859 ) Felix Booth , imprenditore britannico († 1850 ) Carlo Donegani , ingegnere italiano († 1845 ) Louis Ducis , pittore francese († 1847 ) George Prideaux Robert Harris , naturalista australiano († 1810 ) William Henry , chimico inglese († 1836 ) Antonio Katsantonis , patriota e militare greco († 1808 ) Karl Meisl , drammaturgo austriaco († 1853 ) Luigi Mosca , compositore italiano († 1824 ) Antonio Nava , chitarrista e compositore italiano († 1826 ) Petar Nikolajević Moler , politico serbo († 1816 ) William Phillips , geologo britannico († 1828 ) François Péron , naturalista e esploratore francese († 1810 ) Ramsay Richard Reinagle , pittore inglese († 1862 ) Nicolás Rodríguez Peña , politico argentino († 1853 ) Ádám Récsey , generale e politico ungherese († 1852 ) William Stewart Rose , poeta e traduttore inglese († 1843 ) Bhimsen Thapa , politico nepalese († 1839 ) William Thompson , filosofo inglese († 1833 ) Domenico Tuoc , presbitero vietnamita († 1839 ) Francesco Vaccari , violinista e compositore italiano († 1824 ) Francisco Ramón Vicuña , politico cileno († 1849 ) Antonio Villa , patriota italiano († 1826 ) Johann Jakob Wagner , filosofo tedesco († 1841 ) 4 gennaio - Carlo Tito di Borbone-Napoli , principe († 1778 ) 6 gennaio Auguste Jean Ameil , generale francese († 1822 ) Giuseppe Poerio , patriota italiano († 1843 ) 13 gennaio - Agostino Timoleone di Cossé-Brissac , politico francese († 1848 ) 15 gennaio - Giosuè Sangiovanni , zoologo italiano († 1849 ) 20 gennaio - André-Marie Ampère , fisico francese († 1836 ) 21 gennaio - Manuel García , tenore, compositore e impresario teatrale spagnolo († 1832 ) 23 gennaio - Pietro Colletta , patriota, storico e generale italiano († 1831 ) 27 gennaio - Friedrich Schelling , filosofo tedesco († 1854 ) 28 gennaio - Charlotte Campbell , romanziera inglese († 1861 ) 30 gennaio - Walter Savage Landor , scrittore inglese († 1864 ) 31 gennaio - Giordano Bianchi Dottula , letterato e politico italiano († 1846 ) 3 febbraio - Louis-François Lejeune , generale, pittore e litografo francese († 1848 ) 9 febbraio Fabio Albertini , diplomatico e patriota italiano († 1848 ) Farkas Bolyai , matematico ungherese († 1856 ) Theodor Hell , scrittore tedesco († 1856 ) 10 febbraio Ambrogio Fusinieri , scienziato italiano († 1853 ) Charles Lamb , scrittore, poeta e drammaturgo inglese († 1834 ) 12 febbraio Antonio Bertoloni , botanico, naturalista e medico italiano († 1868 ) Louisa Adams , first lady statunitense († 1852 ) Jacinto de Romarate , militare e politico spagnolo († 1836 ) 18 febbraio - Thomas Girtin , pittore britannico († 1802 ) 19 febbraio - Giovan Battista Comolli , scultore italiano († 1831 ) 20 febbraio - Guy-Victor Duperré , ammiraglio francese († 1846 ) 24 febbraio - Edward Seymour, XI duca di Somerset († 1855 ) 26 febbraio - Adolf Stieler , cartografo tedesco († 1836 ) 5 marzo - Adam Elias von Siebold , ginecologo tedesco († 1828 ) 22 marzo Armand Gouffé , poeta e compositore francese († 1845 ) Paolo Tosio , collezionista d'arte italiano († 1842 ) 24 marzo Pierre Berthezène , generale francese († 1847 ) Pauline Auzou , pittrice francese († 1835 ) 30 marzo - Hieronymus von Colloredo-Mansfeld , generale austriaco († 1822 ) 7 aprile - Francis Cabot Lowell , imprenditore statunitense († 1817 ) 8 aprile - Adam Albert von Neipperg , generale e politico austriaco († 1829 ) 10 aprile Carl Wigand Maximilian Jacobi , psichiatra tedesco († 1858 ) Giovanni Labus , politico, archeologo e epigrafista italiano († 1853 ) 12 aprile - Vito Nunziante , generale, politico e imprenditore italiano († 1836 ) 13 aprile - Adolph Henke , farmacologo e patologo tedesco († 1843 ) 21 aprile - Edward Smith-Stanley, XIII conte di Derby , politico e naturalista inglese († 1851 ) 22 aprile Pietro Frediani , scrittore e poeta italiano († 1857 ) Georg Hermes , teologo e filosofo tedesco († 1831 ) 23 aprile - William Turner , pittore e incisore inglese († 1851 ) 25 aprile - Carlotta Gioacchina di Borbone-Spagna († 1830 ) 27 aprile Pietro Ostini , cardinale e arcivescovo cattolico italiano († 1849 ) Luís Teles da Silva Caminha e Meneses , militare e politico portoghese († 1828 ) 30 aprile - Guillaume Dode de la Brunerie , generale francese († 1857 ) 4 maggio - José Rondeau , militare e politico argentino († 1844 ) 5 maggio Johann Christoph Friedrich Klug , entomologo tedesco († 1856 ) Pablo Morillo , generale spagnolo († 1837 ) 9 maggio - Jacob Brown , generale statunitense († 1828 ) 19 maggio - Antonín Jan Jungmann , educatore e medico ceco († 1854 ) 21 maggio - Luciano Bonaparte , politico francese († 1840 ) 22 maggio - David Winspeare , avvocato, giurista e filosofo italiano († 1847 ) 24 maggio - Matthew Whitworth-Aylmer, V barone Aylmer , militare inglese († 1850 ) 25 maggio Rana Bahadur Shah († 1806 ) Pelagio Palagi , pittore, scultore e decoratore italiano († 1860 ) 27 maggio - Giuseppe Maffei , letterato e religioso italiano († 1858 ) 28 maggio - Bernardino Piceller , pittore austriaco († 1853 ) 9 giugno - Georg Friedrich Grotefend , linguista e insegnante tedesco († 1853 ) 10 giugno - James Barbour , politico statunitense († 1842 ) 12 giugno - Karl von Müffling , generale prussiano († 1851 ) 13 giugno - Antoni Radziwiłł , nobile, musicista e politico prussiano († 1833 ) 15 giugno - Carlo Porta , poeta italiano († 1821 ) 22 giugno Johannes Flüggé , botanico tedesco († 1816 ) Camillo Ranzani , naturalista italiano († 1841 ) 27 giugno - William Archibald Cadell , matematico e scrittore scozzese († 1855 ) 3 luglio - Antonio Filippo di Borbone-Orléans , principe francese († 1807 ) 7 luglio - Pavel Petrovič Palen , generale russo († 1834 ) 9 luglio - Matthew Gregory Lewis , romanziere e drammaturgo britannico († 1818 ) 19 luglio - Camillo II Borghese , nobile italiano († 1832 ) 21 luglio - George Osborne, VI duca di Leeds , politico inglese († 1838 ) 22 luglio - Gaspard de Prony , ingegnere, matematico e musicologo francese († 1839 ) 23 luglio - Étienne-Louis Malus , fisico, ingegnere e matematico francese († 1812 ) 24 luglio - Eugène-François Vidocq , investigatore e criminale francese († 1857 ) 25 luglio - Anna Harrison , first lady statunitense († 1864 ) 28 luglio Giovanni Patrizi Naro Montoro, VIII marchese di Montoro , nobile italiano († 1818 ) Hussey Vivian, I barone Vivian , generale britannico († 1842 ) 2 agosto - William Henry Ireland , scrittore britannico († 1835 ) 6 agosto Luigi Antonio di Borbone-Francia († 1844 ) Daniel O'Connell , politico e avvocato irlandese († 1847 ) 7 agosto - Henriette Lorimier , pittrice francese († 1854 ) 18 agosto - Giovanni Battista Sartori , vescovo cattolico italiano († 1858 ) 27 agosto - Paolo Racchetti , ingegnere e architetto italiano († 1853 ) 28 agosto - Massimiliano Angelelli , scrittore italiano († 1853 ) 1º settembre - Honoré Charles Reille , generale francese († 1860 ) 2 settembre - Juan Martín Díez , generale spagnolo († 1825 ) 5 settembre Francesco Cempini , avvocato e politico italiano († 1853 ) Adolph Ferdinand Gehlen , chimico tedesco († 1815 ) 8 settembre - Vasilij Vasil'evič Orlov-Denisov , generale russo († 1843 ) 10 settembre Giovanni Antonio Grassi , gesuita italiano († 1849 ) Nicolás Herrera , politico e giurista uruguaiano († 1833 ) Giovanni Pietro Aurelio Mutti , patriarca cattolico italiano († 1857 ) 13 settembre - Laura Secord , patriota canadese († 1868 ) 16 settembre Giuseppe Rosaroll , generale, patriota e saggista italiano († 1825 ) Christian Friedrich Schwägrichen , botanico tedesco († 1853 ) 20 settembre - François-Pierre Chaumeton , farmacista, botanico e medico francese († 1819 ) 7 ottobre - Ramón Power y Giralt , politico e militare portoricano († 1813 ) 10 ottobre - Franz Raffl († 1830 ) 11 ottobre - William Smith , navigatore e esploratore britannico († 1847 ) 12 ottobre Alessandro Di Saluzzo di Menusiglio , militare e politico italiano († 1851 ) Ludovico Micara , cardinale italiano († 1847 ) 15 ottobre Giuseppe Chiarini , fantino italiano Bernhard Henrik Crusell , compositore, clarinettista e traduttore finlandese († 1838 ) Alberto Lista , poeta, matematico e giornalista spagnolo († 1848 ) 18 ottobre - John Vanderlyn , pittore statunitense († 1852 ) 21 ottobre - Giuseppe Baini , compositore e musicologo italiano († 1844 ) 24 ottobre - Bahadur Shah II († 1862 ) 26 ottobre - Hans Moritz von Hauke , militare tedesco († 1830 ) 4 novembre - Pierre Capelle , librettista e scrittore francese († 1851 ) 8 novembre Federico III Fagnani , politico e letterato italiano († 1840 ) Achille Fontanelli , generale italiano († 1838 ) Jacob Peter Mynster , teologo e vescovo luterano danese († 1854 ) 10 novembre - Luigi Boschetti , avvocato italiano († 1855 ) 11 novembre Jean Guillaume Audinet-Serville , entomologo francese († 1858 ) Sof'ja Vladimirovna Golicyna , nobildonna russa († 1845 ) Martín de Alzaga , politico argentino († 1812 ) 13 novembre - Rémi Joseph Isidore Exelmans , generale francese († 1852 ) 14 novembre - Paul Johann Anselm Ritter von Feuerbach , giurista tedesco († 1833 ) 15 novembre - Alberto Nota , commediografo, bibliotecario e magistrato italiano († 1847 ) 16 novembre - Enrico Seyssel d'Aix , politico italiano († 1843 ) 19 novembre - Johann Karl Wilhelm Illiger , biologo e zoologo tedesco († 1813 ) 21 novembre Josef Servas d'Outrepont , ginecologo tedesco († 1845 ) Johann Heinrich Walch , compositore tedesco († 1855 ) 25 novembre Jean-Baptiste Godart , entomologo francese († 1825 ) Charles Kemble , attore teatrale e impresario teatrale inglese († 1854 ) 6 dicembre - Nicolas Isouard , compositore francese († 1818 ) 9 dicembre Nicola Intonti , politico italiano († 1839 ) Mariano Pichelli , monaco e abate italiano († 1854 ) 10 dicembre - Giacomo Filippo Fransoni , cardinale e arcivescovo cattolico italiano († 1856 ) 14 dicembre - Thomas Cochrane , ammiraglio britannico († 1860 ) 15 dicembre - François-Adrien Boieldieu , compositore francese († 1834 ) 16 dicembre Papa Ciro , presbitero e brigante italiano († 1817 ) Jane Austen , scrittrice britannica († 1817 ) 17 dicembre - François Marius Granet , pittore francese († 1849 ) 18 dicembre - Carlo Rossi , architetto italiano († 1849 ) 22 dicembre - Bernhard Friedrich Thibaut , matematico tedesco († 1832 ) 25 dicembre Gustav Heinrich von Braun , generale e politico prussiano († 1859 ) Antonio Sorgo , compositore, diplomatico e scrittore croato († 1841 ) 27 dicembre - Aleksandr Nikolaevič Saltykov , nobile e politico russo († 1837 ) Morti [ modifica | modifica wikitesto ] Pierre-Joseph Bernard , scrittore francese (n. 1708 ) Giovanni Domenico Campiglia , pittore e incisore italiano (n. 1692 ) Michele Grimani (n. 1697 ) Andrew Henderson , scrittore e drammaturgo scozzese Antonio Gaetano Pampani , compositore italiano Pierre Ignace Parrocel , incisore e pittore francese (n. 1702 ) Agostino Ratti , pittore italiano (n. 1699 ) Pietro Sodi , ballerino e coreografo italiano (n. 1716 ) 8 gennaio - John Baskerville , imprenditore britannico (n. 1706 ) 10 gennaio Stringer Lawrence , militare inglese (n. 1697 ) Emel'jan Ivanovič Pugačëv 11 gennaio - Prithvi Narayan Shah (n. 1722 ) 15 gennaio - Antal Bajtay , vescovo cattolico ungherese (n. 1717 ) 17 gennaio Vincenzo Riccati , matematico e fisico italiano (n. 1707 ) Giovanni Battista Sammartini , compositore, organista e insegnante italiano 20 gennaio - Domingo de Bonechea , esploratore spagnolo (n. 1713 ) 26 gennaio - Johann Gregorius Höroldt , pittore tedesco (n. 1696 ) 4 febbraio - Ferdinando Maria de' Rossi , cardinale e patriarca cattolico italiano (n. 1696 ) 15 febbraio - Eusebius Amort , teologo tedesco (n. 1692 ) 16 febbraio - Jean-Baptiste Vivien de Châteaubrun , drammaturgo francese (n. 1686 ) 24 febbraio - Ferdinando Colonna di Stigliano, II principe di Sonnino , nobile italiano (n. 1695 ) 3 marzo - Richard Dunthorne , astronomo britannico (n. 1711 ) 7 marzo - John Boyle, III conte di Glasgow , nobile scozzese (n. 1714 ) 22 marzo - Pietro Augusto di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Beck , nobile tedesco (n. 1697 ) 12 aprile - William Kerr, IV marchese di Lothian , nobile, politico e ufficiale scozzese (n. 1710 ) 14 aprile - Ernestina del Palatinato-Sulzbach , principessa (n. 1697 ) 30 aprile - Peter Harrison , architetto britannico (n. 1716 ) 9 maggio - Vittoria Tesi , contralto italiano (n. 1700 ) 10 maggio - Carolina Matilde di Hannover , sovrana danese (n. 1751 ) 12 maggio - Federica di Sassonia-Gotha-Altenburg , principessa sassone (n. 1715 ) 15 maggio - Felice Piccaluga , organaro italiano (n. 1740 ) 17 maggio - Carlo Innocenzo Carloni , pittore italiano (n. 1687 ) 18 maggio - Magnus Beronius , religioso svedese (n. 1692 ) 24 maggio - Antonio Lanza , vescovo cattolico italiano (n. 1728 ) 27 maggio - Luisa Elisabetta di Borbone-Condé (n. 1693 ) 4 giugno - Giovanni Gaetano Bottari , filologo, lessicografo e archeologo italiano (n. 1689 ) 11 giugno - Egidio Romualdo Duni , compositore italiano (n. 1708 ) 17 giugno John Pitcairn , militare scozzese (n. 1722 ) Joseph Warren , medico e patriota statunitense (n. 1741 ) 21 giugno Carlo di Nassau-Usingen , nobile tedesco (n. 1712 ) Antonino Sersale , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1702 ) 23 giugno - Karl Ludwig von Pöllnitz , scrittore e avventuriero tedesco (n. 1692 ) 27 giugno - Ignaz Günther , scultore tedesco (n. 1725 ) 13 luglio - Luigi Carlo di Borbone (n. 1701 ) 21 luglio - Szymon Czechowicz , pittore polacco (n. 1689 ) 4 agosto - Richard Houston , incisore e pittore irlandese (n. 1721 ) 13 agosto - Michał Fryderyk Czartoryski (n. 1696 ) 25 agosto - Felipe de Castro , scultore spagnolo (n. 1711 ) 29 agosto - Ludovico Mazzanti , pittore italiano (n. 1686 ) 2 settembre - Antoine Touron , presbitero, storico e biografo francese (n. 1686 ) 3 settembre - Constantine Phipps, I barone Mulgrave , nobile irlandese (n. 1722 ) 7 settembre - Angelo Maria Labia , poeta italiano (n. 1709 ) 17 settembre - John Parker , militare statunitense (n. 1729 ) 21 settembre - Tommaso Bonazza , scultore e architetto italiano (n. 1696 ) 10 ottobre - Louis Nicolas du Muy , generale francese (n. 1711 ) 14 ottobre - Gilles Joubert , ebanista francese (n. 1689 ) 16 ottobre - Franz Konrad von Rodt , cardinale e vescovo cattolico tedesco (n. 1706 ) 18 ottobre Paolo della Croce , presbitero italiano (n. 1694 ) Christian August Crusius , filosofo e teologo tedesco (n. 1715 ) 21 ottobre François-Hubert Drouais , pittore francese (n. 1727 ) Maria Wilhelmina von Neipperg , nobildonna tedesca (n. 1738 ) 22 ottobre Giuseppe Astarita , architetto e ingegnere italiano (n. 1707 ) Peyton Randolph , politico statunitense (n. 1721 ) 25 ottobre - Johan Maurits Mohr , pastore protestante e astronomo tedesco (n. 1716 ) 3 novembre - Juan José Pérez Hernández , esploratore spagnolo 5 novembre - Cristiano IV del Palatinato-Zweibrücken (n. 1722 ) 7 novembre - François Rebel , compositore e violinista francese (n. 1701 ) 9 novembre - Francisco Ximenes de Texada (n. 1703 ) 24 novembre - Lorenzo Ricci , gesuita e teologo italiano (n. 1703 ) 27 novembre - Semën Kirillovič Naryškin , ambasciatore russo (n. 1710 ) 29 novembre - Lorenzo Somis , violinista, compositore e pittore italiano (n. 1688 ) 3 dicembre Giovanni Bianchi , medico italiano (n. 1693 ) Vincenzo Malvezzi Bonfioli , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1715 ) 7 dicembre Charles Saunders , ammiraglio britannico (n. 1715 ) Fabrizio Serbelloni , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1695 ) 9 dicembre - Robert Livingston , avvocato e politico statunitense (n. 1718 ) 15 dicembre - Marie-Angélique-Memmie le Blanc , francese (n. 1712 ) 23 dicembre - Giovanni Bragadin , patriarca cattolico italiano (n. 1699 ) 24 dicembre - Bernardino de Vecchi , cardinale italiano (n. 1699 ) 31 dicembre - Richard Montgomery , militare britannico (n. 1738 ) Calendario [ modifica | modifica wikitesto ] Calendario 1775 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Gennaio Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Febbraio Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Marzo Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Aprile Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Maggio Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Giugno Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Luglio Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Agosto Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Settembre Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Ottobre Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Novembre Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Dicembre Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Altri progetti [ modifica | modifica wikitesto ] Altri progetti Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su 1775 Estratto da ' https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=1775&oldid=91373598 ' Categorie : Eventi del 1775 Anni del XVIII secolo Menu di navigazione Strumenti personali Accesso non effettuato discussioni contributi registrati entra Namespace Voce Discussione Varianti Visite Leggi Modifica Modifica wikitesto Cronologia Altro Ricerca Navigazione Pagina principale Ultime modifiche Una voce a caso Vetrina Aiuto Sportello informazioni Comunità Portale Comunità Bar Il Wikipediano Fai una donazione Contatti Strumenti Puntano qui Modifiche correlate Pagine speciali Link permanente Informazioni pagina Elemento Wikidata Cita questa voce Stampa/esporta Crea un libro Scarica come PDF Versione stampabile In altri progetti Wikimedia Commons In altre lingue Аҧсшәа Afrikaans Alemannisch አማርኛ Aragonés العربية Asturianu Azərbaycanca Башҡортса Boarisch Žemaitėška Bikol Central Беларуская Беларуская (тарашкевіца)‎ Български भोजपुरी বাংলা বিষ্ণুপ্রিয়া মণিপুরী Brezhoneg Bosanski Català Mìng-dĕ̤ng-ngṳ̄ Cebuano کوردی Qırımtatarca Čeština Kaszëbsczi Чӑвашла Cymraeg Dansk Deutsch Zazaki Ελληνικά Emiliàn e rumagnòl English Esperanto Español Eesti Euskara فارسی Suomi Føroyskt Français Nordfriisk Frysk Gaeilge 贛語 Gàidhlig Galego עברית हिन्दी Hrvatski Hornjoserbsce Kreyòl ayisyen Magyar Հայերեն Interlingua Bahasa Indonesia Ilokano Ido Íslenska 日本語 Basa Jawa ქართული Qaraqalpaqsha Қазақша ಕನ್ನಡ 한국어 Къарачай-малкъар Ripoarisch Коми Кыргызча Latina Lëtzebuergesch Лезги Limburgs Ligure Lumbaart Lietuvių Latviešu मैथिली Basa Banyumasan Malagasy Олык марий Māori Baso Minangkabau Македонски मराठी Кырык мары Bahasa Melayu မြန်မာဘာသာ Эрзянь Nāhuatl Napulitano Plattdüütsch नेपाली नेपाल भाषा Nederlands Norsk nynorsk Norsk Novial Nouormand Sesotho sa Leboa Occitan ଓଡ଼ିଆ Ирон ਪੰਜਾਬੀ पालि Polski پنجابی Português Runa Simi Română Русский Русиньскый संस्कृतम् Саха тыла Sicilianu Scots سنڌي Davvisámegiella Srpskohrvatski / српскохрватски Simple English Slovenčina Slovenščina Shqip Српски / srpski Basa Sunda Svenska Kiswahili தமிழ் తెలుగు Тоҷикӣ ไทย Türkmençe Tagalog Türkçe Татарча/tatarça Українська اردو Oʻzbekcha/ўзбекча Vèneto Tiếng Việt West-Vlams Volapük Walon Winaray მარგალური ייִדיש Yorùbá 中文 文言 Bân-lâm-gú 粵語 Modifica collegamenti Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 19 set 2017 alle 17:02. 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  1808 - Wikipedia 1808 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVIII secolo · XIX secolo · XX secolo Anni 1780 · Anni 1790 · Anni 1800 · Anni 1810 · Anni 1820 1804 · 1805 · 1806 · 1807 · 1808 · 1809 · 1810 · 1811 · 1812 Il 1808 (MDCCCVIII in numeri romani ) è un anno bisestile del XIX secolo . 1808 negli altri calendari Calendario gregoriano 1808 Ab Urbe condita 2561 (MMDLXI) ... ] Antonia María de Heredia , nobildonna spagnola (n. 1746 ) Giuseppe Amendola , compositore italiano ... , doge (n. 1731 ) Giuseppe Costantini , brigante italiano (n. 1758 ) Antonio Eximeno , insegnante e musicologo spagnolo (n. 1729 ) Domenico Maria Federici , religioso e storico italiano (n. 1739 ) Giuseppe Flaiani , anatomista italiano (n. 1741 ) Giuseppe Fonseca Chavez , generale italiano (n. 1742 ... italiano (n. 1726 ) Lewis Hallam Jr. , attore e direttore teatrale inglese (n. 1740 ) John Home CACHE

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Vai a: navigazione , ricerca XVIII secolo · XIX secolo · XX secolo Anni 1780 · Anni 1790 · Anni 1800 · Anni 1810 · Anni 1820 1804 · 1805 · 1806 · 1807 · 1808 · 1809 · 1810 · 1811 · 1812 Il 1808 (MDCCCVIII in numeri romani ) è un anno bisestile del XIX secolo . 1808 negli altri calendari Calendario gregoriano 1808 Ab Urbe condita 2561 (MMDLXI) Calendario armeno 1256 — 1257 Calendario bengalese 1214 — 1215 Calendario berbero 2758 Calendario bizantino 7316 — 7317 Calendario buddhista 2352 Calendario cinese 4504 — 4505 Calendario copto 1524 — 1525 Calendario ebraico 5567 — 5568 Calendario etiopico 1800 — 1801 Calendario induista Vikram Samvat Shaka Samvat Kali Yuga 1863 — 1864 1730 — 1731 4909 — 4910 Calendario islamico 1222 — 1223 Calendario persiano 1186 — 1187 Indice 1 Eventi 2 Nati 3 Morti 4 Calendario 5 Altri progetti Eventi [ modifica | modifica wikitesto ] 1º gennaio : negli Stati Uniti d'America è vietata l'importazione di schiavi dall'estero. Rimane ancora in vigore tuttavia lo schiavismo all'interno di molti stati della federazione, nonché il coinvolgimento estero nella tratta degli schiavi dall'Africa . 22 gennaio : arrivo del Principe Reggente del Portogallo, D. João VI , a Salvador de Bahia in seguito all'invasione del Portogallo da parte di Napoleone. 26 gennaio - Ribellione del rum : nel ventesimo anniversario della fondazione della colonia britannica del Nuovo Galles del Sud ( Australia ), alcuni ufficiali al comando del reggimento New South Wales Corps (altrimenti noto come 'Rum Corps') deposero e imprigionarono il governatore William Bligh (che aveva cercato di regolamentare il traffico di rum che coinvolgeva gli ufficiali dell'esercito) e presero il controllo della colonia. Febbraio : ha inizio la guerra di Finlandia . L' impero russo , alleato della Francia napoleonica con la firma della pace di Tilsit ( 1807 ), premeva sulla Svezia , alleata tradizionale del Regno Unito , perché aderisse al Blocco Continentale . Il rifiuto svedese e lo scoppio della guerra anglo-russa furono il casus belli del conflitto che vide contrapposti la Svezia da una parte e la Russia, Danimarca e Francia dall'altra e si concluse con la separazione della Finlandia dalla Svezia come granducato autonomo russo. 2 febbraio : Papa Pio VII non aderisce al Blocco Continentale imposto da Napoleone Bonaparte a tutti gli stati europei per isolare l' Inghilterra . Napoleone occupa così Roma che viene inglobata nell'Impero Francese mentre Ancona , Macerata , Urbino e Camerino entrano a far parte del Regno Italico . Il Ducato di Parma e Piacenza viene soppresso e annesso alla Francia il 15 marzo . 6 febbraio : la nave Topaz (partita da Boston , il 5 aprile 1807 , per cacciare foche ) riscopre le isole Pitcairn : uno solo degli ammutinati del Bounty è ancora in vita, John Adams (vero nome, Alexander Smith). 8 febbraio : il ministro delle finanze di Napoleone Bonaparte , Nicolas François Mollien , da poco nominato conte, delibera che i fondi per il sostentamento della Repubblica Settinsulare , ritornata nuovamente sotto il protettorato francese, vengano spediti ogni mese da Firenze a Corfù nella somma di 25.000 franchi d'oro. 11 febbraio : il carbone di antracite viene utilizzato per la prima volta come combustibile a Wilkes-Barre in Pennsylvania ( USA ) da Jesse Fell che ha ideato un metodo efficace per la combustione aerea. L'utilizzo del carbone sarà fondamentale per innescare la Rivoluzione industriale statunitense. 21 febbraio - Guerra di Finlandia : truppe russe attraversano il confine finlandese senza alcuna dichiarazione di guerra . Ha inizio il conflitto. 2 marzo - Guerra di Finlandia: le truppe russe occupano Helsinki e iniziano a bombardare la fortezza di Sveaborg . 11 marzo - Guerra di Finlandia: le truppe russe occupano Tampere . 19 marzo - Carlo IV di Spagna dopo l' ammutinamento di Aranjuez in cui era stato fatto prigioniero il suo favorito, Manuel Godoy , si mette sotto la protezione di Gioacchino Murat , comandante dell'esercito francese in Spagna, e abdica in favore del figlio, Ferdinando VII (che aveva richiesto l'intervento di Napoleone contro Godoy e che aveva catalizzato in suo favore il malcontento popolare). Il neosovrano una volta asceso al trono si schiera contro la Francia e la sua legittimità viene immediatamente contestata da Napoleone che giunto alla fortezza di Marracq a Bayonne , cittadina dei Pirenei , impone il suo arbitrato. Ferdinando VII viene così deposto dai francesi, che potevano contare all'epoca su un esercito di centomila soldati in Spagna, e tradotto in carcere a Valençay (10 maggio). Napoleone reinsedia sul trono un Carlo IV privo di ogni autorità. 22 marzo - Guerra di Finlandia: le truppe russe occupano Turku . 16 aprile - Guerra di Finlandia: le truppe svedesi sotto il comando di Carl von Döbeln si scontrano con i russi a Pyhäjoki , Finlandia . 2 maggio : ha inizio la guerra d'indipendenza spagnola : la popolazione di Madrid si rivolta contro gli occupanti francesi uccidendo 150 soldati. 3 maggio Guerra di Finlandia: i russi conquistano la fortezza di Sveaborg e occupano Helsinki . Guerra d'indipendenza spagnola: per ritorsione alla ribellione del 2 maggio, i francesi fucilano 5.000 madrileni. Gli eventi dell'insurrezione di Madrid verranno raffigurati nel 1814 da Francisco Goya nei celebri dipinti, Due di maggio e Tre di maggio . 24 maggio - guerra d'indipendenza spagnola: la rivolta contro l'occupazione francese si estende oramai a tutto il paese, fomentata dal clero e dalla nobiltà spagnola. Le azione militari sono disorganizzate e compiute dai popolani, ma una giunta ribelle prende il potere in gran parte delle province. 6 giugno : Napoleone riunisce a Bayonne l'assemblea dei notabili spagnoli e obbliga Carlo IV di Spagna ad abdicare in favore di Giuseppe Bonaparte , fratello dell'imperatore francese e già re di Napoli dal 1806 , con l'intento di riformare lo stato spagnolo e sedare le rivolte anti-francesi. Le colonie spagnole rifiutano il riconoscimento del nuovo sovrano rendendosi di fatto indipendenti. La giunta ribelle della città di Siviglia dichiara guerra alla Francia. Fine di giugno , le giunte ribelli prendono contatto con Impero britannico che concorda l'invio di aiuti e consiglieri militari. La reazione francese non si fa attendere: le armate di Moncey occupano Valencia , quelle di Lefebvre-Desnouettes riportano brillanti successi contro gli spagnoli alle porte di Saragozza prendendo d' assedio la città . Le truppe di Pierre Dupont de l'Étang si acquartierano presso Andújar in Andalusia . 8 luglio : un'assemblea di 75 notabili spagnoli promulga la costituzione di Bayonne . Il documento trasforma la monarchia assoluta spagnola in una monarchia costituzionale d'ispirazione napoleonica. Il giorno dopo, Giuseppe Bonaparte viene formalmente incoronato re di Spagna con il nome di Giuseppe I. 14 luglio - guerra di indipendenza spagnola: le armate francesi di Jean Baptiste Bessières sconfiggono gli anglo-spagnoli guidati da Joaquín Blake y Joyes nella battaglia di Medina del Rio Seco . 19 luglio - guerra di indipendenza spagnola, battaglia di Bailén – le truppe francesi comandate da Pierre Dupont de l'Étang sono sconfitte a Bailén dagli spagnoli comandati da Francisco Javier Castaños . Si tratta di una vittoria decisiva per le sorti del conflitto e la prima seria debacle europea delle armate napoleoniche. 20 luglio Giuseppe Bonaparte che si era insediato a Madrid dopo la vittoria del 14 luglio è costretto ad abbandonare la città. Viene fondata Carmen de Carupa in Colombia . Fine luglio – Regno di Napoli : dopo un mese di interregno Gioacchino Murat , cognato di Napoleone, viene nominato re di Napoli al posto di Giuseppe Bonaparte. 14 agosto : ha termine il primo assedio di Saragozza (fine di giugno-14 agosto 1808). Il comandante delle operazioni, Jean Antoine Verdier , è costretto a ripiegare le proprie truppe a seguito della mutata situazione tattica conseguente la sconfitta di Bailén. 20 agosto – Portogallo : gli inglesi sotto il comando di Arthur Wellesley, I duca di Wellington sconfiggono l'esercito francese del generale Junot alla battaglia di Vimeiro . Le truppe francesi si ritirano verso i Pirenei. 29 settembre : le giunte provinciali, che godono dell'appoggio di parte dell'esercito regolare spagnolo, si riuniscono in una giunta nazionale. 19 novembre – Finlandia : le truppe svedesi si ritirano dalla Finlandia e lo zar Alessandro I ne sancisce l'annessione alla Russia. Novembre - dicembre : Napoleone al comando di una Grand Armée di quasi 200 000 uomini, invade la Spagna e dopo le vittorie conseguite a Burgos e Espinosa de los Monteros , restaura sul trono il fratello Giovanni che era stato spodestato dai ribelli l'estate precedente. 30 novembre : l'esercito di Napoleone è vittorioso a Somosierra . 4 dicembre Napoleone conquista Bailén ed entra a Madrid . Il sovrano francese promulga i Décrets de Chamartin ( Decreti di Chamartin ) con cui abolisce i diritti feudali, sopprime il tribunale dell' inquisizione , secolarizza i monasteri e ne incamera i beni. Battaglia di La Corogne : un corpo di spedizione britannico che aveva tentato lo sbarco in Galizia viene respinto dai francesi. 20 dicembre : ha inizio il secondo assedio di Saragozza ( 4 dicembre 1808- 20 febbraio 1809 ) da parte dell'esercito francese. Il durissimo assedio (si stimano oltre 50.000 morti da parte spagnola corrispondenti a circa la metà degli assediati) avrà termine l'anno successivo, ma la città non verrà espugnata. Nati [ modifica | modifica wikitesto ] Ci sono circa 250 voci su persone nate nel 1808. vedi la pagina Nati nel 1808 per un elenco descrittivo o la categoria Nati nel 1808 per un indice alfabetico. Morti [ modifica | modifica wikitesto ] Antonia María de Heredia , nobildonna spagnola (n. 1746 ) Giuseppe Amendola , compositore italiano (n. 1750 ) James Anderson of Hermiston , economista scozzese (n. 1739 ) Giovanni Battista Ayroli , doge (n. 1731 ) Giuseppe Costantini , brigante italiano (n. 1758 ) Antonio Eximeno , insegnante e musicologo spagnolo (n. 1729 ) Domenico Maria Federici , religioso e storico italiano (n. 1739 ) Giuseppe Flaiani , anatomista italiano (n. 1741 ) Giuseppe Fonseca Chavez , generale italiano (n. 1742 ) William Fullarton , politico e militare britannico (n. 1754 ) Tommaso Maria Gabrini , matematico italiano (n. 1726 ) Lewis Hallam Jr. , attore e direttore teatrale inglese (n. 1740 ) John Home , drammaturgo scozzese (n. 1722 ) John Ingleby , pittore e miniaturista britannico (n. 1749 ) Antonio Katsantonis , patriota e militare greco (n. 1775 ) Giacomo Pisano , brigante italiano Kelesh Ahmed-Bey Shervashidze (n. 1747 ) Ignazio Spergher , compositore e organista italiano (n. 1734 ) Ivan Egorovič Starov , architetto russo (n. 1745 ) Antonio Maria Torricelli , pittore svizzero (n. 1751 ) Giuseppe Antonio Maria Torricelli , pittore svizzero (n. 1710 ) Giacomo Trombara , architetto italiano (n. 1742 ) John Wilkinson , ingegnere inglese (n. 1728 ) Giacomo Zampa , pittore italiano (n. 1731 ) Giovanni Zanobi Weber , incisore e medaglista italiano (n. 1737 ) Giovanni Verardo Zeviani , medico italiano (n. 1725 ) Selena Romanovna Čičagova , ballerina russa (n. 1767 ) 1º gennaio Johann Christian Neuber , orafo e museologo tedesco (n. 1736 ) Luisa di Sassonia-Gotha-Altenburg , nobile tedesca (n. 1756 ) 4 gennaio - Benedetto di Savoia , nobile (n. 1741 ) 14 gennaio - Carlo Emanuele Malaspina , nobile italiano 23 gennaio - Federica Carlotta di Brandeburgo-Schwedt (n. 1745 ) 31 gennaio - Gavriil Petrovič Gagarin , nobile e politico russo (n. 1745 ) 2 febbraio Virgilio Cavina , matematico italiano (n. 1731 ) Luciano Xavier Santos , compositore portoghese (n. 1734 ) 7 febbraio Ove Høegh-Guldberg , politico e teologo danese (n. 1731 ) Jan van Os , pittore olandese (n. 1744 ) 8 febbraio - Giuseppe Casella , astronomo e matematico italiano (n. 1755 ) 11 febbraio - José Francisco Miguel António de Mendonça , cardinale e patriarca cattolico portoghese (n. 1725 ) 14 febbraio Antonio Asprucci , architetto italiano (n. 1723 ) Izabella Poniatowska , nobildonna polacca (n. 1730 ) 17 febbraio - Jean-Frédéric Perregaux , banchiere e politico svizzero (n. 1744 ) 18 febbraio - Giuseppe Piermarini , architetto italiano (n. 1734 ) 22 febbraio - Giovanni Maria Angioy , rivoluzionario, funzionario e politico italiano (n. 1751 ) 25 febbraio - Matteo Biffi Tolomei , economista e politico italiano (n. 1730 ) 26 febbraio - Domenico Maria Sala , architetto svizzero (n. 1727 ) 3 marzo Johan Christian Fabricius , entomologo, botanico e medico danese (n. 1745 ) Anton von Maron , pittore austriaco (n. 1733 ) 4 marzo - Luigi Cerretti , poeta e scrittore italiano (n. 1738 ) 9 marzo - Joseph Bonomi il Vecchio , architetto italiano (n. 1739 ) 12 marzo - Jean Gaspard de Vence , ammiraglio francese (n. 1747 ) 13 marzo - Cristiano VII di Danimarca (n. 1749 ) 17 marzo - Carl Hindenburg , matematico tedesco (n. 1741 ) 30 marzo - Gustaf Fredrik Gyllenborg , poeta svedese (n. 1731 ) 5 aprile - Johann Georg Wille , incisore tedesco (n. 1715 ) 9 aprile - Georg Karl von Fechenbach , vescovo cattolico tedesco (n. 1749 ) 10 aprile Jean-Laurent Mosnier , pittore e miniaturista francese (n. 1743 ) Karl Heinrich di Nassau-Siegen , avventuriero e ufficiale francese (n. 1743 ) 15 aprile - Hubert Robert , pittore francese (n. 1733 ) 18 aprile Jacopo Guarana , pittore italiano (n. 1720 ) Pietro Antonio Stefani , presbitero, scrittore e insegnante italiano (n. 1733 ) 25 aprile Adamo Marcori , compositore italiano (n. 1763 ) Luigi Tomasini , violinista e compositore italiano (n. 1741 ) 2 maggio - Pedro Velarde y Santillán , militare spagnolo (n. 1779 ) 5 maggio - Pierre Jean Georges Cabanis , medico, fisiologo e filosofo francese (n. 1757 ) 10 maggio - Joseph Marie Servan de Gerbey , generale francese (n. 1741 ) 17 maggio - Jacob Albright , religioso statunitense (n. 1759 ) 30 maggio - Luigi Carlo di Borbone-Orléans (n. 1779 ) 31 maggio - Matteo Marzi , fantino italiano (n. 1772 ) 5 giugno - Christoph Gottfried Bardili , filosofo tedesco (n. 1761 ) 7 giugno - Johann Jakob Hartenkeil , medico e chirurgo tedesco (n. 1761 ) 8 giugno - Luigi Fantoni , storico e letterato italiano (n. 1749 ) 10 giugno - Jean-Baptiste de Belloy-Morangle , cardinale e arcivescovo cattolico francese (n. 1709 ) 11 giugno - Giovanni Battista Cirri , violoncellista e compositore italiano (n. 1724 ) 17 giugno - Louis-Joseph de Montmorency-Laval , cardinale e vescovo cattolico francese (n. 1724 ) 19 giugno - Alexander Dalrymple , geografo, cartografo e esploratore scozzese (n. 1737 ) 29 giugno - Filippo Maria Renazzi , avvocato e storico italiano (n. 1747 ) 4 luglio - Fisher Ames , politico e avvocato statunitense (n. 1758 ) 8 luglio - Friedrich Kasimir Medikus , botanico e fisico tedesco (n. 1736 ) 13 luglio - Kabakçı Mustafa , militare e politico turco (n. 1770 ) 14 luglio - Ambrogio Soldani , abate e naturalista italiano (n. 1736 ) 28 luglio - Selim III (n. 1761 ) 31 luglio - Giuseppe Bencivenni Pelli , saggista e scrittore italiano (n. 1729 ) 1º agosto Diana Spencer , nobile inglese (n. 1734 ) Johann Matthias Schröckh , storico delle religioni austriaco (n. 1733 ) 9 agosto - Carlo Bellisomi , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1736 ) 10 agosto - Jan Chrzciciel Albertrandi , storico, gesuita e bibliotecario polacco (n. 1731 ) 28 agosto - Andrea Sanfelice , nobile italiano (n. 1763 ) 11 settembre - José Celestino Mutis , botanico, matematico e linguista spagnolo (n. 1732 ) 13 settembre - Saverio Bettinelli , gesuita e scrittore italiano (n. 1718 ) 14 settembre - Antonio Valcarcel , archeologo, letterato e scrittore spagnolo (n. 1748 ) 16 settembre - Pierantonio Bondioli , medico e scienziato italiano (n. 1765 ) 20 settembre - René-Louis de Girardin , artista e scrittore francese (n. 1735 ) 22 settembre - Maria Elisabetta d'Asburgo-Lorena , badessa (n. 1743 ) 23 settembre - Gaetano Vestris , ballerino e coreografo francese (n. 1729 ) 25 settembre - Richard Porson , filologo inglese (n. 1759 ) 26 settembre - Pavel Vranický , compositore e violinista ceco (n. 1756 ) 27 settembre - Giuseppe Vanni , nobile italiano (n. 1763 ) 30 settembre - Filippo Maria Gherardeschi , compositore e pianista italiano (n. 1738 ) 1º ottobre Carl Gotthard Langhans , architetto tedesco (n. 1732 ) Regina Mingotti , italiana (n. 1722 ) Thomas Thorild , poeta e filosofo svedese (n. 1759 ) 4 ottobre - Francisco Primo de Verdad y Ramos , avvocato messicano (n. 1760 ) 8 ottobre - Guglielmina d'Assia-Kassel (n. 1726 ) 11 ottobre - John Page , politico statunitense (n. 1744 ) 21 ottobre - Nicola Saverio Gamboni , patriarca cattolico italiano (n. 1746 ) 25 ottobre - Giovanni Battista Staffieri , stuccatore e scultore svizzero (n. 1749 ) 27 ottobre - Gabriel Louis de Caulaincourt , militare e politico francese (n. 1740 ) 3 novembre - Giacomo Boselli , ceramista italiano (n. 1744 ) 4 novembre - Melchiorre Cesarotti , scrittore, traduttore e linguista italiano (n. 1730 ) 10 novembre - Guy Carleton , militare inglese (n. 1724 ) 15 novembre Alemdar Mustafa Pascià , militare e politico albanese (n. 1765 ) Mustafa IV (n. 1779 ) 16 novembre - Enevold de Falsen , giurista, poeta e attore norvegese (n. 1755 ) 19 novembre - Carlo Mazza , presbitero italiano (n. 1738 ) 8 dicembre - Maria Elisabetta Guglielmina di Baden (n. 1782 ) 10 dicembre - Delfino Muletti , storico e scrittore italiano (n. 1755 ) 13 dicembre - Gaspare Capparoni , scultore e incisore italiano (n. 1761 ) 17 dicembre - Charles Jenkinson, I conte di Liverpool , nobile inglese (n. 1727 ) 22 dicembre - Michelangelo Alessandro Colli-Marchini , generale e diplomatico austriaco (n. 1738 ) 29 dicembre Domenico Spoto , vescovo cattolico italiano (n. 1729 ) Luigi Valenti Gonzaga , cardinale italiano (n. 1725 ) 30 dicembre José Moñino y Redondo, conte di Floridablanca , politico spagnolo (n. 1728 ) Pëtr Andreevič Šuvalov , ufficiale russo (n. 1771 ) Calendario [ modifica | modifica wikitesto ] Calendario 1808 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Gennaio Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Febbraio Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Marzo Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Aprile Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Maggio Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Giugno Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Luglio Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Agosto Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Settembre Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Ottobre Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Novembre Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Dicembre Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Altri progetti [ modifica | modifica wikitesto ] Altri progetti Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su 1808 Estratto da ' https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=1808&oldid=86006189 ' Categorie : Eventi del 1808 Anni del XIX secolo Menu di navigazione Strumenti personali Accesso non effettuato discussioni contributi registrati entra 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Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo . possono applicarsi condizioni ulteriori. Vedi le condizioni d'uso per i dettagli. Informativa sulla privacy Informazioni su Wikipedia Avvertenze Sviluppatori Dichiarazione sui cookie Versione mobile



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  1863 - Wikipedia 1863 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVIII secolo · XIX secolo · XX secolo Anni 1840 · Anni 1850 · Anni 1860 · Anni 1870 · Anni 1880 1859 · 1860 · 1861 · 1862 · 1863 · 1864 · 1865 · 1866 · 1867 Il 1863 (MDCCCLXIII in numeri romani ) è un anno del XIX secolo . 1863 negli altri calendari Calendario gregoriano 1863 Ab Urbe condita 2616 (MMDCXVI) Calendario ... il Club Alpino Italiano 26 ottobre : a Londra viene fondata la Football Association , la prima ... esploratore statunitense (n. 1788 ) Tommaso Azzocchi , letterato, presbitero e traduttore italiano (n ... , botanico e avvocato italiano (n. 1787 ) John Bull , prete, medico e politico statunitense (n. 1803 ) Teobaldo Ciconi , giornalista, poeta e drammaturgo italiano (n. 1824 ) Filippo Colini , baritono italiano ... , botanica e paleontologa ceca (n. 1787 ) Angelo Gatti Grami , patriota italiano (n. 1805 CACHE

1863 - Wikipedia 1863 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVIII secolo · XIX secolo · XX secolo Anni 1840 · Anni 1850 · Anni 1860 · Anni 1870 · Anni 1880 1859 · 1860 · 1861 · 1862 · 1863 · 1864 · 1865 · 1866 · 1867 Il 1863 (MDCCCLXIII in numeri romani ) è un anno del XIX secolo . 1863 negli altri calendari Calendario gregoriano 1863 Ab Urbe condita 2616 (MMDCXVI) Calendario armeno 1311 — 1312 Calendario bengalese 1269 — 1270 Calendario berbero 2813 Calendario bizantino 7371 — 7372 Calendario buddhista 2407 Calendario cinese 4559 — 4560 Calendario copto 1579 — 1580 Calendario ebraico 5622 — 5623 Calendario etiopico 1855 — 1856 Calendario induista Vikram Samvat Shaka Samvat Kali Yuga 1918 — 1919 1785 — 1786 4964 — 4965 Calendario islamico 1279 — 1280 Calendario persiano 1241 — 1242 Indice 1 Eventi 2 Nati 3 Morti 4 Calendario 5 Altri progetti Eventi [ modifica | modifica wikitesto ] Guerra tra Prussia e Danimarca 1º gennaio : Abramo Lincoln proclama l'abolizione della schiavitù negli Stati Uniti 10 gennaio : apre la prima sezione della Metropolitana di Londra (da Paddington a Farringdon Street) 22 gennaio : in Polonia , Lituania e Bielorussia esplode la Rivolta di Gennaio 10 febbraio : Alanson Crane brevetta l' estintore 10 marzo : matrimonio di Edoardo VII del Regno Unito , principe del Galles, con la principessa Alessandra di Danimarca . 30 marzo : il principe Guglielmo Giorgio di Danimarca viene scelto come re Giorgio I di Grecia 1º - 7 maggio - Guerra di secessione americana : il Generale Robert E. Lee sconfigge le forze dell'Unione nella Battaglia di Chancellorsville . 14 maggio – Francia : a Bétharram , vicino a Lourdes , muore p. Michele Garicoïts , fondatore dei Preti del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram 18 maggio - Guerra di secessione americana : inizia l' Assedio di Vicksburg (finirà il 4 luglio ) 31 maggio : prima edizione della corsa ippica del Prix de l'Arc de Triomphe 20 giugno : la Virginia Occidentale viene ammessa come 35 o stato degli USA 1-3 luglio - Guerra di secessione americana : i nordisti vincono la battaglia di Gettysburg 6 agosto : vengono uccisi alcuni operai che manifestavano davanti all'officina di Portici 24 settembre : la Brigata Estense viene sciolta a Cartigliano 23 ottobre : Quintino Sella fonda il Club Alpino Italiano 26 ottobre : a Londra viene fondata la Football Association , la prima federazione di calcio al mondo. Vengono codificate per la prima volta le regole del gioco del calcio. 29 ottobre : a Ginevra i rappresentanti di sedici nazioni danno vita alla Croce Rossa Internazionale 23 novembre - Guerra di secessione americana : inizia la battaglia di Chattanooga (finirà il 25 novembre ) 29 novembre : fondazione del Politecnico di Milano Costruzione della Gare du Nord a Parigi In Italia si svolgono dimostrazioni e scioperi per ragioni salariali che si concludono con l'intervento della forza pubblica Legge Pica per la repressione del brigantaggio Haussmann intraprende i lavori delle grandi arterie parigine Gregor Mendel enuncia le leggi che regolano la trasmissione dei caratteri ereditari Nadar compie ascensioni in pallone su Parigi Napoleone III promuove una spedizione militare in Messico e offre la corona del neoproclamato impero del Messico a Massimiliano d'Asburgo . Napoleone III concede l'allestimento del Salon des Refusés . Heinrich Julius Holtzmann pubblica Die synoptischen Evangelien, ihr Ursprung und geschichtlicher Charakter ('I vangeli sinottici: loro origine e carattere storico') in cui presenta la sua versione della teoria delle due fonti . Nasce il calcio Nati [ modifica | modifica wikitesto ] Ci sono circa 500 voci su persone nate nel 1863. vedi la pagina Nati nel 1863 per un elenco descrittivo o la categoria Nati nel 1863 per un indice alfabetico. Morti [ modifica | modifica wikitesto ] Tsugphud Namgyal (n. 1785 ) John James Abert , militare e esploratore statunitense (n. 1788 ) Tommaso Azzocchi , letterato, presbitero e traduttore italiano (n. 1791 ) James Bruce, VIII conte di Elgin , diplomatico scozzese (n. 1811 ) Domenico Bruschi , botanico e avvocato italiano (n. 1787 ) John Bull , prete, medico e politico statunitense (n. 1803 ) Teobaldo Ciconi , giornalista, poeta e drammaturgo italiano (n. 1824 ) Filippo Colini , baritono italiano (n. 1811 ) Étienne-Jean Delécluze , pittore e scrittore francese (n. 1781 ) Josephine Ettel Kablick , botanica e paleontologa ceca (n. 1787 ) Angelo Gatti Grami , patriota italiano (n. 1805 ) Giovanni Grasso , impresario teatrale italiano Józef Korzeniowski , scrittore polacco (n. 1797 ) Victor Loche , militare e naturalista francese (n. 1806 ) Josef Mayseder , violinista austriaco (n. 1789 ) Enrico Misley , avvocato e patriota italiano (n. 1801 ) Lalla Fadhma n'Soumer (n. 1830 ) Jonas Offrell , inventore svedese (n. 1803 ) Conrad Petrasch , ufficiale e ingegnere austriaco (n. 1807 ) Nikolaj Gerasimovič Pomjalovskij , scrittore russo (n. 1835 ) Gioacchino Prati , patriota italiano (n. 1790 ) Alexander Henry Rhind , avvocato e egittologo britannico (n. 1833 ) Camillo Romanino , flautista italiano (n. 1803 ) Giovanni Rustici , patriota italiano (n. 1823 ) Paolo Samengo , danzatore e coreografo italiano (n. 1797 ) Francesco Simonetta , patriota e politico italiano (n. 1813 ) Iancu Văcărescu , poeta, scrittore e drammaturgo romeno (n. 1792 ) Antonio de Brugada , pittore spagnolo (n. 1804 ) 4 gennaio - John Branch , politico statunitense (n. 1782 ) 5 gennaio - Sergente Romano , ufficiale e brigante italiano (n. 1833 ) 12 gennaio - Alexandre-Philippe Andryane , rivoluzionario e politico francese (n. 1797 ) 14 gennaio - Michail Michajlovič Naryškin , ufficiale russo (n. 1798 ) 17 gennaio Francesco Bruni , vescovo cattolico italiano (n. 1802 ) Antonio Locaso , brigante italiano (n. 1841 ) Horace Vernet , pittore e fotografo francese (n. 1789 ) 18 gennaio - Sa'id Pascià , politico egiziano (n. 1822 ) 23 gennaio - Domenico Beccadelli di Bologna , politico italiano (n. 1826 ) 24 gennaio - Luigi Malaspina , politico italiano (n. 1809 ) 25 gennaio - Andrew H. Mickle , politico statunitense (n. 1805 ) 27 gennaio - Edward Robinson , teologo statunitense (n. 1794 ) 29 gennaio - Archibald Mosman , imprenditore scozzese (n. 1799 ) 31 gennaio - Henry Petty-Fitzmaurice, III marchese di Lansdowne , politico inglese (n. 1780 ) 2 febbraio - Johann Jacob Guggenbühl , medico svizzero (n. 1816 ) 4 febbraio - Giuseppe Lillo , compositore italiano (n. 1814 ) 5 febbraio - Nikolaj Aleksandrovič Ščerbatov , nobile e ufficiale russo (n. 1800 ) 6 febbraio Christoph Bernoulli , economista e naturalista svizzero (n. 1782 ) Karl Ludwig Frommel , pittore e incisore tedesco (n. 1789 ) 7 febbraio - Fortunato Duranti , pittore e collezionista d'arte italiano (n. 1787 ) 12 febbraio - Jane Pierce , first lady statunitense (n. 1806 ) 15 febbraio - Domenico Lo Faso Pietrasanta , architetto, archeologo e letterato italiana (n. 1783 ) 16 febbraio - Léon Nicolas Godard , presbitero e docente francese (n. 1825 ) 21 febbraio - Enrico Marconi , architetto italiano (n. 1792 ) 24 febbraio Carlo Francesco Caccia , funzionario e politico italiano (n. 1789 ) Anton Günther , filosofo austriaco (n. 1783 ) 28 febbraio - Pietro Carlo Maria Vial de Maton , militare francese (n. 1777 ) 5 marzo - Agostino Porrino , ingegnere, militare e politico italiano (n. 1816 ) 7 marzo Paolo Appiani di Castelletto , politico italiano (n. 1792 ) Bartolomeo Bosco , illusionista italiano (n. 1793 ) 8 marzo - Stanislao Cordero di Pamparato , militare e politico italiano (n. 1797 ) 9 marzo - John Gully , pugile e politico inglese (n. 1783 ) 13 marzo - Girolamo Tornielli di Borgo Lavezzaro , politico italiano (n. 1790 ) 14 marzo - Maria Augusta di Sassonia (n. 1782 ) 18 marzo - Pietro Luigi Albini , giurista e politico italiano (n. 1807 ) 20 marzo - Ottaviano Fabrizio Mossotti , matematico, fisico e astronomo italiano (n. 1791 ) 21 marzo - Edwin Vose Sumner , generale statunitense (n. 1797 ) 23 marzo - William John Burchell , esploratore e naturalista britannico (n. 1781 ) 30 marzo Auguste Bravais , fisico, cristallografo e meteorologo francese (n. 1811 ) Giuseppe Cosenza , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1788 ) 1º aprile - Jakob Steiner , matematico svizzero (n. 1796 ) 3 aprile - Miguel de San Román , politico peruviano (n. 1802 ) 4 aprile - John Howell , inventore, imprenditore e scrittore britannico (n. 1788 ) 10 aprile Giovanni Battista Amici , ingegnere, matematico e fisico italiano (n. 1786 ) Benedetto Colonna Barberini di Sciarra , cardinale italiano (n. 1788 ) Domenico Spinelli , archeologo e numismatico italiano (n. 1788 ) 11 aprile - Pietro Betti , medico italiano (n. 1784 ) 15 aprile - Alfred Moquin-Tandon , naturalista, botanico e medico francese (n. 1804 ) 16 aprile - François Victor Masséna , ornitologo francese (n. 1799 ) 17 aprile - John Colborne, I barone Seaton , generale britannico (n. 1778 ) 26 aprile - Karl Friedrich Köppen , filosofo e accademico tedesco (n. 1808 ) 28 aprile - Giovan Pietro Vieusseux , scrittore e editore italiano (n. 1779 ) 30 aprile - Jean Vilain , militare francese (n. 1836 ) 2 maggio - Ruggero Settimo , ammiraglio e politico italiano (n. 1778 ) 3 maggio - Émile Loubon , pittore francese (n. 1809 ) 5 maggio - Francesco Nullo , patriota e militare italiano (n. 1826 ) 7 maggio Stefano Elia Marchetti , patriota e militare italiano (n. 1839 ) Earl Van Dorn , generale statunitense (n. 1820 ) 8 maggio Paolo Emilio Demi , scultore italiano (n. 1798 ) Juan Francisco Giró , politico uruguaiano (n. 1791 ) 10 maggio - Thomas Jonathan Jackson , militare statunitense (n. 1824 ) 14 maggio Ferdinand Beyer , pianista e compositore tedesco (n. 1803 ) Michele Garicoïts , presbitero francese (n. 1797 ) Pietro Pisanello , farmacista italiano (n. 1816 ) 18 maggio - Alberto La Marmora , generale, naturalista e cartografo italiano (n. 1789 ) 22 maggio - Alberto Cavos , architetto italiano (n. 1800 ) 23 maggio - Virgilio Trettenero , matematico e astronomo italiano (n. 1822 ) 25 maggio - Peter Andreas Munch , storico norvegese (n. 1810 ) 1º giugno - Massimiliano d'Asburgo-Este , generale austriaco (n. 1782 ) 6 giugno - Carlo Armellini , giurista e politico italiano (n. 1777 ) 7 giugno Franz Xaver Gruber , compositore austriaco (n. 1787 ) Michail Vasil'evič Paškov , generale russo (n. 1802 ) 9 giugno - Dost Mohammed Khan , politico afghano (n. 1793 ) 12 giugno - Pietro Alfieri , musicologo, compositore e presbitero italiano (n. 1801 ) 20 giugno Vincenzo Flauti , matematico italiano (n. 1782 ) Luigi Felice Rossi , compositore e critico musicale italiano (n. 1805 ) 25 giugno - Johann Karl Ehrenfried Kegel , agronomo e esploratore tedesco (n. 1784 ) 29 giugno - Ferdinando di Danimarca (n. 1792 ) 30 giugno - Tun Mutahir di Pahang , sovrano malese (n. 1813 ) 1º luglio - John Fulton Reynolds , generale statunitense (n. 1820 ) 3 luglio Piccolo Corvo , politico nativo americano (n. 1810 ) Richard Brooke Garnett , generale statunitense (n. 1817 ) 5 luglio - Lewis Addison Armistead , militare statunitense (n. 1817 ) 7 luglio - Nicolas Charles Victor Oudinot , generale francese (n. 1791 ) 8 luglio William Hamilton, XI duca di Hamilton , nobile scozzese (n. 1811 ) Francis Patrick Kenrick , religioso e arcivescovo cattolico irlandese (n. 1796 ) 9 luglio - Christian Friedrich von Stockmar , politico belga (n. 1787 ) 10 luglio - Mariano Stabile , patriota e politico italiano (n. 1806 ) 17 luglio Jacob Heinrich Wilhelm Lehmann , astronomo tedesco (n. 1800 ) James Johnston Pettigrew , generale statunitense (n. 1828 ) 18 luglio Robert Gould Shaw , militare statunitense (n. 1837 ) William Dorsey Pender , generale statunitense (n. 1825 ) 24 luglio - Padre Davide da Bergamo , religioso, organista e compositore italiano (n. 1791 ) 25 luglio - El Pipila , rivoluzionario messicano (n. 1782 ) 26 luglio John Jordan Crittenden , politico statunitense (n. 1786 ) Sam Houston , generale e politico statunitense (n. 1793 ) Emma Livry , ballerina francese (n. 1842 ) 27 luglio - Federico di Prussia , generale prussiano (n. 1794 ) 28 luglio Constantine Phipps, I marchese di Normanby , politico inglese (n. 1797 ) Bernardo Celentano , pittore italiano (n. 1835 ) 3 agosto - Giovanni Corrao , generale, patriota e rivoluzionario italiano (n. 1822 ) 8 agosto - Achille Tonni-Bazza , patriota italiano (n. 1836 ) 9 agosto - Krishna Bahadur Rana , politico nepalese (n. 1823 ) 10 agosto - Marija Nikolaevna Raevskaja , nobildonna russa (n. 1806 ) 13 agosto - Eugène Delacroix , artista e pittore francese (n. 1798 ) 14 agosto - Colin Campbell , generale britannico (n. 1792 ) 18 agosto - Lorenzo de Cardenas , politico italiano (n. 1791 ) 19 agosto Alessandro Carlo di Anhalt-Bernburg , nobile (n. 1805 ) Pietro Marini , cardinale italiano (n. 1794 ) 26 agosto - John Buchanan Floyd , politico statunitense (n. 1806 ) 28 agosto - Eilhard Mitscherlich , chimico tedesco (n. 1794 ) 30 agosto - Bocage , attore teatrale francese (n. 1801 ) 5 settembre - Giuseppe La Farina , patriota, scrittore e politico italiano (n. 1815 ) 10 settembre Nicola Napolitano , brigante italiano (n. 1838 ) John Townshend, IV marchese Townshend , ufficiale inglese (n. 1798 ) 11 settembre - Johann Wilhelm Schirmer , pittore tedesco (n. 1807 ) 15 settembre - Carlo Augusto Brunetta d'Usseaux , generale italiano (n. 1811 ) 17 settembre Charles Robert Cockerell , architetto e archeologo britannico (n. 1788 ) Alfred de Vigny , scrittore, drammaturgo e poeta francese (n. 1797 ) 20 settembre Fratelli Grimm , scrittore tedesco (n. 1785 ) Jacob Grimm , filologo, linguista e scrittore tedesco (n. 1785 ) 23 settembre Gian Vincenzo Pellicciotti , patriota, poeta e giornalista italiano (n. 1820 ) Juan Francisco de Vidal , politico peruviano (n. 1800 ) Johannes Voigt , storico tedesco (n. 1786 ) 26 settembre - Frederick William Faber , teologo, scrittore e religioso britannico (n. 1814 ) 30 settembre - Giovanni Battista Schiapparelli , chimico e farmacista italiano (n. 1795 ) 1º ottobre Ebenezer Emmons , geologo e botanico statunitense (n. 1799 ) Pietro Sterbini , politico e giornalista italiano (n. 1793 ) 2 ottobre - Justinus Van der Brugghen , politico belga (n. 1804 ) 4 ottobre - Gerrit Schimmelpenninck , politico olandese (n. 1794 ) 6 ottobre - Frances Trollope , scrittrice inglese (n. 1780 ) 7 ottobre - Damiano Vellucci , brigante italiano (n. 1835 ) 8 ottobre - Richard Whately , arcivescovo anglicano, logico e teologo inglese (n. 1787 ) 10 ottobre - Cesare de Horatiis , patriota italiano (n. 1812 ) 13 ottobre - Philippe Antoine d'Ornano , generale francese (n. 1784 ) 14 ottobre - Antonio Brignole Sale , politico e diplomatico italiano (n. 1786 ) 22 ottobre - Johann Friedrich Böhmer , storico tedesco (n. 1795 ) 31 ottobre - Joseph von Arneth , numismatico e archeologo austriaco (n. 1791 ) 4 novembre - Robert Hay , esploratore, antiquario e egittologo scozzese (n. 1799 ) 9 novembre - Ludwig Döderlein , filologo tedesco (n. 1791 ) 11 novembre - Manuel Basilio Bustamante , politico uruguaiano (n. 1785 ) 13 novembre - Ignacio Comonfort , militare e politico messicano (n. 1812 ) 15 novembre - Federico VII di Danimarca (n. 1808 ) 17 novembre - John Brown , compositore di scacchi britannico (n. 1827 ) 18 novembre - August Beer , fisico, chimico e matematico tedesco (n. 1825 ) 26 novembre - Natal'ja Nikolaevna Gončarova (n. 1812 ) 27 novembre - Giuseppe Jacquemoud , politico italiano (n. 1802 ) 30 novembre - Kamehameha IV delle Hawaii , sovrano (n. 1834 ) 2 dicembre - Giuseppe Maria Talucchi , architetto italiano (n. 1782 ) 3 dicembre - Francesco Zanotto , storico dell'arte italiano (n. 1794 ) 5 dicembre - Otto Deiters , anatomista e neurologo tedesco (n. 1834 ) 13 dicembre Charles Christofle , orafo e imprenditore francese (n. 1805 ) Friedrich Hebbel , poeta e drammaturgo tedesco (n. 1813 ) 14 dicembre - Manuel Blanco Romasanta , criminale spagnolo (n. 1809 ) 17 dicembre - Stanislao Bechi , militare italiano (n. 1828 ) 18 dicembre Pasquale De Rossi , politico italiano (n. 1794 ) Lorenzo Isnardi , religioso, insegnante e storico italiano (n. 1802 ) Niccolò Lami , giurista italiano (n. 1793 ) 19 dicembre - Carlo Zucchi , generale italiano (n. 1777 ) 20 dicembre - Giovanni Tommaso Neuschel , arcivescovo cattolico ungherese (n. 1780 ) 21 dicembre - Giuseppe Gioachino Belli , poeta italiano (n. 1791 ) 22 dicembre - Michele Caruso , brigante italiano (n. 1837 ) 24 dicembre Pietro Monaco , brigante italiano (n. 1836 ) William Makepeace Thackeray , scrittore inglese (n. 1811 ) 30 dicembre - Constantin Wilhelm Lambert Gloger , zoologo e ornitologo tedesco (n. 1803 ) Calendario [ modifica | modifica wikitesto ] Calendario 1863 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Gennaio Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Febbraio Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Marzo Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Aprile Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Maggio Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Giugno Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Luglio Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Agosto Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Settembre Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Ottobre Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Novembre Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Dicembre Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Altri progetti [ modifica | modifica wikitesto ] Altri progetti Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su 1863 Estratto da ' https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=1863&oldid=94007290 ' Categorie : Eventi del 1863 Anni del XIX secolo Menu di navigazione Strumenti personali Accesso non effettuato discussioni contributi registrati entra Namespace Voce Discussione Varianti Visite Leggi Modifica Modifica wikitesto Cronologia Altro Ricerca Navigazione Pagina principale Ultime modifiche Una voce a caso Vetrina Aiuto Sportello informazioni Comunità Portale Comunità Bar Il Wikipediano Fai una donazione Contatti Strumenti Puntano qui Modifiche correlate Pagine speciali Link permanente Informazioni pagina Elemento Wikidata Cita questa voce Stampa/esporta Crea un libro Scarica come PDF Versione stampabile In altri progetti Wikimedia Commons In altre lingue Аҧсшәа Afrikaans Alemannisch አማርኛ Aragonés العربية مصرى Asturianu Aymar aru Azərbaycanca Башҡортса Boarisch Žemaitėška Bikol Central Беларуская Беларуская (тарашкевіца)‎ Български भोजपुरी বাংলা বিষ্ণুপ্রিয়া মণিপুরী Brezhoneg Bosanski Català Mìng-dĕ̤ng-ngṳ̄ Нохчийн Cebuano کوردی Qırımtatarca Čeština Kaszëbsczi Чӑвашла Cymraeg Dansk Deutsch Zazaki Ελληνικά Emiliàn e rumagnòl English Esperanto Español Eesti Euskara فارسی Suomi Võro Føroyskt Français Nordfriisk Frysk Gaeilge 贛語 Gàidhlig Galego Avañe'ẽ עברית हिन्दी Fiji Hindi Hrvatski Hornjoserbsce Kreyòl ayisyen Magyar Հայերեն Interlingua Bahasa Indonesia Ilokano Ido Íslenska 日本語 Basa Jawa ქართული Қазақша ಕನ್ನಡ 한국어 Къарачай-малкъар Ripoarisch Коми Кыргызча Latina Lëtzebuergesch Лезги Limburgs Ligure Lumbaart Lietuvių Latviešu मैथिली Basa Banyumasan Malagasy Олык марий Māori Baso Minangkabau Македонски മലയാളം मराठी Кырык мары Bahasa Melayu မြန်မာဘာသာ Эрзянь Nāhuatl Napulitano Plattdüütsch नेपाली नेपाल भाषा Nederlands Norsk nynorsk Norsk Nouormand Sesotho sa Leboa Occitan Livvinkarjala ଓଡ଼ିଆ Ирон ਪੰਜਾਬੀ पालि Polski پنجابی Português Runa Simi Română Русский Русиньскый संस्कृतम् Саха тыла Sicilianu Scots سنڌي Davvisámegiella Srpskohrvatski / српскохрватски Simple English Slovenčina Slovenščina Shqip Српски / srpski Seeltersk Basa Sunda Svenska Kiswahili தமிழ் తెలుగు Tetun Тоҷикӣ ไทย Türkmençe Tagalog Türkçe Xitsonga Татарча/tatarça Удмурт Українська اردو Oʻzbekcha/ўзбекча Vèneto Tiếng Việt West-Vlams Volapük Walon Winaray მარგალური ייִדיש Yorùbá 中文 Bân-lâm-gú 粵語 Modifica collegamenti Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 21 gen 2018 alle 17:32. 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  1796 - Wikipedia 1796 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVII secolo · XVIII secolo · XIX secolo Anni 1770 · Anni 1780 · Anni 1790 · Anni 1800 · Anni 1810 1792 · 1793 · 1794 · 1795 · 1796 · 1797 · 1798 · 1799 · 1800 Il 1796 (MDCCXCVI in numeri romani ) è un anno bisestile del XVIII secolo . 1796 negli altri calendari Calendario gregoriano 1796 Ab Urbe condita 2549 (MMDXLIX) ... patriota italiano († 1872 ) Jean Zuléma Amussat , chirurgo francese († 1856 ) Wilhelm Adolf Becker , storico tedesco († 1846 ) Carlo Canera di Salasco , generale italiano († 1866 ) José Antonio Carrillo ... britannico († 1831 ) Alessandro François , archeologo italiano († 1857 ) Carl Geyer , entomologo tedesco ... , filologo tedesco († 1874 ) Francesco Lacedelli , alpinista italiano († 1886 ) Pierre Ligier , attore teatrale francese († 1872 ) Pasquale Manni , scultore italiano († 1876 ) Manto Mavrogenous CACHE

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Vai a: navigazione , ricerca XVII secolo · XVIII secolo · XIX secolo Anni 1770 · Anni 1780 · Anni 1790 · Anni 1800 · Anni 1810 1792 · 1793 · 1794 · 1795 · 1796 · 1797 · 1798 · 1799 · 1800 Il 1796 (MDCCXCVI in numeri romani ) è un anno bisestile del XVIII secolo . 1796 negli altri calendari Calendario gregoriano 1796 Ab Urbe condita 2549 (MMDXLIX) Calendario armeno 1244 — 1245 Calendario bengalese 1202 — 1203 Calendario berbero 2746 Calendario bizantino 7304 — 7305 Calendario buddhista 2340 Calendario cinese 4492 — 4493 Calendario copto 1512 — 1513 Calendario ebraico 5555 — 5556 Calendario etiopico 1788 — 1789 Calendario induista Vikram Samvat Shaka Samvat Kali Yuga 1851 — 1852 1718 — 1719 4897 — 4898 Calendario islamico 1210 — 1211 Calendario persiano 1174 — 1175 Indice 1 Eventi 2 Nati 3 Morti 4 Calendario 5 Altri progetti Eventi [ modifica | modifica wikitesto ] 1º febbraio - 15 febbraio : una serie di oltre trenta scosse di terremoto colpisce la città di Arezzo . 15 febbraio : secondo la tradizione cattolica , in questa data si verifica il miracolo della Madonna del Conforto ad Arezzo . 2 marzo : Napoleone Bonaparte viene nominato dal Direttorio Comandante in capo dell'Armata d'Italia, il comando dell'armata dell'interno passa al generale Hetry. 9 marzo : Napoleone sposa, civilmente, Giuseppina vedova Beauharnais . 10 aprile : ha inizio la Prima campagna d'Italia . 12 aprile : truppe francesi battono quelle austriache. 28 aprile : Regno di Sardegna e Francia firmano l' Armistizio di Cherasco . 9 maggio : viene firmato l'armistizio tra Francia e Ducato di Parma. 10 maggio : truppe francesi sconfiggono quelle austriache a Lodi. 15 maggio : truppe francesi entrano a Milano. Verrà costituita la Repubblica Transpadana in luogo dell'ex Ducato. Trattato di Parigi : il Regno di Sardegna cede alla Francia la Savoia e il Nizzardo (escluso il Principato di Monaco). 17 maggio : viene firmato l'armistizio tra Ducato di Modena e Francia. 20 maggio : l'Austria denuncia l'armistizio del Reno e riprende le operazioni militari contro la Francia. 24 - 25 maggio : eccidio e incendio di Binasco per rappresaglia da parte delle truppe napoleoniche, circa 200 vittime. 4 giugno : il generale francese Kléber sconfigge gli austriaci ad Altenkirchen. 5 giugno : viene firmato l'armistizio tra Francia e Regno di Napoli . 12 giugno : truppe francesi invadono lo Stato Pontificio . 23 giugno : Armistizio di Bologna tra lo Stato Pontificio e la Francia. L'Emilia-Romagna pontificia è occupata da truppe francesi. 4 luglio : truppe francesi sconfiggono gli austriaci a Rastadt. 9 luglio : truppe inglesi occupano l'isola d'Elba. 16 luglio : truppe francesi entrano a Francoforte sul Meno. 18 luglio : truppe francesi entrano a Stoccarda. 22 luglio : periti della Connecticut Land Company battezzano un'area dell' Ohio come Cleveland , in onore del Generale Moses Cleaveland, sovraintendente del gruppo. 5 agosto : Battaglia di Castiglione 11 agosto : truppe francesi entrano a Norimberga 16 agosto : trattato di Pace fra Francia e Ducato di Württemberg che cede alla prima i propri territori sulla riva sinistra del Reno. 18 agosto : viene firmato l Trattato di Sant'Idelfonso tra Francia e Spagna che cede alla prima la Luisiana. 26 agosto : la Romagna viene proclamata indipendente come Repubblica Reggiana . 8 settembre : truppe francesi sconfiggono quelle austriache a Bassano. 19 settembre : Carlo, arciduca d'Austria e duca di Teschen sconfigge ad Altenkirken il generale francese Jourdan, costringendolo a riattraversare il Reno. 4 ottobre : la Francia denuncia l'armistizio del 17 maggio 1796 e occupa il Ducato di Modena. 5 ottobre : la Spagna dichiara guerra alla Gran Bretagna. 15 ottobre : proclamazione della Repubblica Transpadana in luogo dell'ex Ducato di Milano . 16 ottobre : le città di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia si uniscono nella Repubblica Cispadana . Muore Vittorio Amedeo III di Savoia e il figlio Carlo Emanuele diventa Re di Sardegna. 6 novembre : truppe austriache sconfiggono quelle francesi a Bassano. 7 novembre : muore la zarina Caterina II di Russia , le succede Paolo I . 12 novembre : truppe austriache sconfiggono quelle francesi a Calderolo. 30 novembre : il Granducato di Toscana abolisce la pena di morte . 27 dicembre : si apre a Reggio Emilia il Congresso Cispadano nel quale viene adottato il tricolore come bandiera nazionale della Repubblica Cispadana . Edward Jenner scopre il vaccino contro il vaiolo . L'esploratore scozzese James Bruce acquista il Codice Bruce a Tebe , in Egitto. Nati [ modifica | modifica wikitesto ] Domenico Abatemarco , magistrato, politico e patriota italiano († 1872 ) Jean Zuléma Amussat , chirurgo francese († 1856 ) Wilhelm Adolf Becker , storico tedesco († 1846 ) Carlo Canera di Salasco , generale italiano († 1866 ) José Antonio Carrillo , politico e militare statunitense († 1862 ) François Fulgis Chevallier , medico e botanico francese († 1840 ) Gilles-François Closson , pittore belga († 1842 ) Adolphe Crémieux , giurista e politico francese († 1880 ) Gabriel Delafosse , mineralogista francese († 1878 ) Henry Foster , fisico britannico († 1831 ) Alessandro François , archeologo italiano († 1857 ) Carl Geyer , entomologo tedesco († 1841 ) Alexandru II Ghica , nobile rumeno († 1862 ) Robert James Graves , anatomista irlandese († 1853 ) William Jameson , botanico scozzese († 1873 ) Théodore-Simon Jouffroy , filosofo francese († 1842 ) Antōnios Kriezīs , militare, patriota e politico greco († 1865 ) Karl Wilhelm Krüger , filologo tedesco († 1874 ) Francesco Lacedelli , alpinista italiano († 1886 ) Pierre Ligier , attore teatrale francese († 1872 ) Pasquale Manni , scultore italiano († 1876 ) Manto Mavrogenous , rivoluzionaria greca († 1848 ) Joseph Meyer , editore tedesco († 1856 ) Angelo Pichi , militare e patriota italiano († 1882 ) Johann Christian Poggendorff , fisico tedesco († 1877 ) Domenico Romeo , patriota italiano († 1847 ) Giovan Maria Salati , militare italiano († 1879 ) Giovan Battista Silvestri , architetto e pittore italiano († 1873 ) Pietro Valente , architetto e insegnante italiano († 1859 ) Mirza Shafi Vazeh , poeta azero († 1852 ) Giovanni Battista Verger , tenore italiano Andrea Vochieri , patriota italiano († 1833 ) Edward Gibbon Wakefield , politico inglese († 1862 ) John Williams , missionario inglese († 1839 ) Joseph Carl von Anrep , generale russo († 1860 ) 7 gennaio - Carlotta Augusta di Hannover († 1817 ) 15 gennaio - Pavel Petrovič Liprandi , generale russo († 1864 ) 16 gennaio - Robert Carrington, II barone Carrington , nobile e politico inglese († 1868 ) 19 gennaio - Gaspare Grassellini , cardinale italiano († 1875 ) 20 gennaio - Jacques-Marie-Adrien-Césaire Mathieu , cardinale e arcivescovo cattolico francese († 1875 ) 21 gennaio - Maria di Assia-Kassel († 1880 ) 23 gennaio Karl Ernst Claus , chimico russo († 1864 ) Jean Reboul , poeta francese († 1864 ) Heinrich Soussmann , flautista e compositore tedesco († 1848 ) 25 gennaio William MacGillivray , naturalista scozzese († 1852 ) Benedetto Viale Prelà , medico francese († 1874 ) 28 gennaio - Friedrich Wilhelm Krummacher , teologo tedesco († 1868 ) 29 gennaio - Giovanni Renier , vescovo cattolico italiano († 1871 ) 31 gennaio Joseph Paul Gaimard , naturalista francese († 1858 ) Wilhelm Gotthelf Lohrmann , astronomo, cartografo e meteorologo tedesco († 1845 ) 5 febbraio - Johannes von Geissel , cardinale tedesco († 1864 ) 6 febbraio - John Stevens Henslow , botanico inglese († 1861 ) 8 febbraio - Barthélemy Prosper Enfantin , imprenditore e scrittore francese († 1864 ) 9 febbraio - Samuel Jurkovič , pedagogo e attivista slovacco († 1873 ) 10 febbraio - Henry De la Beche , geologo e paleontologo britannico († 1855 ) 15 febbraio - Pëtr Fëdorovič Anjou , navigatore, esploratore e ammiraglio russo († 1869 ) 17 febbraio Frederick William Beechey , ufficiale, cartografo e esploratore inglese († 1856 ) Giovanni Pacini , compositore italiano († 1867 ) Philipp Franz von Siebold , medico e botanico tedesco († 1866 ) 18 febbraio - Vincenzo Santucci , cardinale italiano († 1861 ) 20 febbraio - Lázár Mészáros , generale ungherese († 1858 ) 21 febbraio - Giorgio Bernardo di Anhalt-Dessau († 1865 ) 22 febbraio - Adolphe Quetelet , astronomo e statistico belga († 1874 ) 24 febbraio - Bernardo Quaranta , archeologo e epigrafista italiano († 1867 ) 29 febbraio - Giovanni Moriggia , pittore italiano († 1878 ) 2 marzo - Elliott Cresson , filantropo statunitense († 1854 ) 4 marzo - Giuseppe Gabetti , compositore, violinista e direttore d'orchestra italiano († 1862 ) 10 marzo - Engelbert von Landsberg-Velen und Steinfurt , politico prussiano († 1878 ) 14 marzo - Anton Haizinger , tenore e cantante lirico austriaco († 1869 ) 15 marzo - Bartolomeo Fenaroli Avogadro , politico italiano († 1869 ) 16 marzo - Cincinnato Baruzzi , scultore italiano († 1878 ) 18 marzo - Jakob Steiner , matematico svizzero († 1863 ) 24 marzo Franz Haller von Hallerkeö , generale austriaco († 1875 ) Nunziante Ippolito , ginecologo e anatomista italiano († 1851 ) 25 marzo - William Feilding, VII conte di Denbigh , nobile inglese († 1865 ) 29 marzo - Teofilo Barla , cuoco italiano († 1872 ) 10 aprile - Jim Bowie , militare statunitense († 1836 ) 14 aprile - Benjamin Bonneville , generale statunitense († 1878 ) 16 aprile Charles-François Duvernoy , basso-baritono francese († 1872 ) Giacomo Andrea Giacomini , medico e farmacologo italiano († 1849 ) 20 aprile - Francis Baring, I barone Northbrook , politico britannico († 1866 ) 24 aprile Salvatore Fergola , pittore italiano († 1874 ) Carl Leberecht Immermann , poeta e scrittore tedesco († 1840 ) Giorgio Pallavicino Trivulzio , patriota italiano († 1878 ) 25 aprile - Giuseppe Giacinto Moris , botanico, accademico e politico italiano († 1869 ) 26 aprile - Auguste Mathieu Panseron , compositore e insegnante francese († 1859 ) 27 aprile - Maria Ferdinanda di Sassonia († 1865 ) 1º maggio - Junius Brutus Booth , attore inglese († 1852 ) 2 maggio - Pietro Conti , ingegnere e inventore italiano († 1856 ) 4 maggio Horace Mann , educatore e politico statunitense († 1859 ) William H. Prescott , storico statunitense († 1859 ) 8 maggio - François-Auguste Mignet , scrittore, storico e giornalista francese († 1884 ) 9 maggio - August Friedrich Pauly , filologo tedesco († 1845 ) 11 maggio - Pierre Ravanas , imprenditore, mercante e agronomo francese († 1870 ) 14 maggio - Andrea Cuffaro , patriota italiano († 1860 ) 17 maggio Giulio Curioni , geologo e paleontologo italiano († 1878 ) Franz von Schober , poeta, librettista e attore austriaco († 1882 ) 20 maggio - Clément Bonnand , vescovo cattolico francese († 1861 ) 21 maggio - Reverdy Johnson , politico statunitense († 1876 ) 26 maggio Armand Joseph Bruat , ammiraglio francese († 1855 ) Luigi II del Liechtenstein , principe († 1858 ) 31 maggio - Giacinto Corio , agronomo italiano († 1870 ) 1º giugno - Nicolas Léonard Sadi Carnot , fisico, ingegnere e matematico francese († 1832 ) 9 giugno - Carl Ludwig Blume , botanico tedesco († 1862 ) 11 giugno - François-Louis Cailler , imprenditore svizzero († 1852 ) 12 giugno - Ang Duong , re cambogiano († 1860 ) 14 giugno - Carlotta Marchionni , attrice teatrale italiana († 1864 ) 16 giugno - François Baucher , cavaliere francese († 1873 ) 20 giugno - Luigi Amat di San Filippo e Sorso , cardinale italiano († 1878 ) 23 giugno Ferdinando Giorgetti , compositore e violinista italiano († 1867 ) Maria Leonarda Ranixe , religiosa italiana († 1875 ) Luigi Scotti Douglas († 1880 ) 24 giugno Charles Cousin-Montauban , politico e militare francese († 1878 ) Friedrich Wilhelm Hemprich , naturalista e esploratore tedesco († 1825 ) 28 giugno - Carolina Amalia di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg , sovrana danese († 1881 ) 2 luglio - Michael Thonet , ebanista austro-ungarico († 1871 ) 4 luglio - Karl Maria von Aretin , storico, diplomatico e politico tedesco († 1868 ) 6 luglio - Nicola I di Russia († 1855 ) 9 luglio - Sebastiano Mondolfo , banchiere e filantropo italiano († 1873 ) 13 luglio - Gustav Seyffarth , egittologo e scrittore tedesco († 1885 ) 14 luglio - Domenico Reina , tenore svizzero († 1843 ) 15 luglio - Thomas Bulfinch , scrittore statunitense († 1867 ) 16 luglio - Jean-Baptiste Camille Corot , pittore francese († 1875 ) 18 luglio - Federico Lovera Di Maria , politico italiano († 1871 ) 22 luglio - Carlo Pepoli , poeta, politico e librettista italiano († 1881 ) 23 luglio - Franz Berwald , compositore e violinista svedese († 1868 ) 24 luglio Giorgio di Sassonia-Altenburg († 1853 ) John Middleton Clayton , politico e avvocato statunitense († 1856 ) 26 luglio George Catlin , pittore statunitense († 1872 ) Lizinska de Mirbel , pittrice francese († 1849 ) 29 luglio Walter Hunt , inventore statunitense († 1859 ) Christian Winther , poeta danese († 1876 ) 31 luglio Maria di Sant'Eufrasia Pelletier , religiosa francese († 1868 ) Jean-Gaspard Debureau , attore teatrale francese († 1846 ) 1º agosto - François Désiré Roulin , naturalista, medico e illustratore francese († 1874 ) 11 agosto - Ján Benedikti , letterato e insegnante slovacco († 1847 ) 14 agosto - Francis Charteris, IX conte di Wemyss , nobile scozzese († 1883 ) 15 agosto Ignazio Pasini , tenore italiano († 1875 ) John Torrey , botanico statunitense († 1873 ) 16 agosto - Francis Crozier , navigatore britannico († 1848 ) 17 agosto - Guido Sorelli , scrittore e poeta italiano († 1847 ) 19 agosto - Agnes Strickland , scrittrice e storica inglese († 1874 ) 21 agosto - Asher Brown Durand , pittore statunitense († 1886 ) 22 agosto - Baden Powell , matematico e religioso britannico († 1860 ) 25 agosto - James Lick , mecenate statunitense († 1876 ) 28 agosto Irénée-Jules Bienaymé , statistico francese († 1878 ) Mario Broglia , militare e politico italiano († 1857 ) Agostino Caporilli Razza , poeta italiano († 1848 ) 2 settembre - Ferdinand-Alphonse Hamelin , ammiraglio francese († 1864 ) 4 settembre Peter Fendi , pittore e illustratore austriaco († 1842 ) Karl Herwarth von Bittenfeld , generale prussiano († 1884 ) 8 settembre - Jean-Jacques Champin , litografo e illustratore francese († 1860 ) 11 settembre - Eugénie Niboyet , attivista e giornalista francese († 1883 ) 19 settembre Gennaro Di Giacomo , vescovo cattolico e politico italiano († 1878 ) Richard Harlan , paleontologo, zoologo e erpetologo statunitense († 1843 ) 24 settembre - Antoine-Louis Barye , scultore francese († 1875 ) 26 settembre - Ida di Waldeck e Pyrmont , principessa tedesca († 1869 ) 27 settembre - Carlo Biscaretti di Ruffia , militare e politico italiano († 1889 ) 4 ottobre - August Wilhelm Bach , organista e compositore tedesco († 1869 ) 6 ottobre - Evgenij Petrovič Obolenskij , militare russo († 1865 ) 10 ottobre - Carlo Conti , compositore italiano († 1868 ) 13 ottobre - Anders Adolf Retzius , anatomista e antropologo svedese († 1860 ) 15 ottobre - Gallo Gallina , pittore, incisore e litografo italiano († 1874 ) 17 ottobre - Leopold Kupelwieser , pittore austriaco († 1862 ) 20 ottobre - Pierre Lorillard III , imprenditore statunitense († 1867 ) 22 ottobre Achille Etna Michallon , pittore francese († 1822 ) Defendente Sacchi , giornalista, filosofo e scrittore italiano († 1840 ) 23 ottobre Miguel Calmon Dupin e Almeda , politico brasiliano († 1865 ) Stefano Franscini , politico svizzero († 1857 ) 24 ottobre Girolamo Gargiolli , letterato e politico italiano († 1869 ) August von Platen-Hallermünde , poeta e drammaturgo tedesco († 1835 ) David Roberts , pittore britannico († 1864 ) 28 ottobre - Carlo Egon II di Fürstenberg († 1854 ) 30 ottobre Wilhelm August Rieder , pittore austriaco († 1880 ) Federica di Prussia († 1850 ) 31 ottobre - Carlo Giuliani , organaro italiano († 1855 ) 6 novembre Leopoldo II di Lippe († 1851 ) George Back , ammiraglio e esploratore britannico († 1878 ) 15 novembre - Pietro Massini , tenore e musicista italiano 25 novembre - Andreas von Ettingshausen , fisico e matematico tedesco († 1878 ) 30 novembre - Johann Carl Gottfried Loewe , compositore, direttore d'orchestra e baritono tedesco († 1869 ) 3 dicembre - Francis Patrick Kenrick , religioso e arcivescovo cattolico irlandese († 1863 ) 8 dicembre - Paolo Solaroli di Briona , generale e avventuriero italiano († 1878 ) 9 dicembre - Domenico Lucciardi , cardinale italiano († 1864 ) 11 dicembre - Richard Curzon-Howe, I conte Howe , nobile inglese († 1870 ) 13 dicembre - George Storrs , scrittore e insegnante statunitense († 1879 ) 14 dicembre - Lilburn Boggs , politico statunitense († 1860 ) 17 dicembre - Thomas Chandler Haliburton , scrittore canadese († 1865 ) 21 dicembre - Tomasz Zan , poeta e attivista polacco († 1855 ) 24 dicembre - Fernán Caballero , scrittrice spagnola († 1877 ) 25 dicembre - Karl Friedrich von Steinmetz , generale tedesco († 1877 ) 26 dicembre - Francesco Sponzilli , militare, scienziato e architetto italiano († 1864 ) 27 dicembre - Mirza Ghalib , poeta indiano († 1869 ) 29 dicembre - Ferdinand Petrovič Vrangel' , ammiraglio e esploratore russo († 1870 ) 30 dicembre - Miklós Wesselényi , politico ungherese († 1850 ) Morti [ modifica | modifica wikitesto ] Uthumphon , sovrano siamese David Allan , pittore scozzese (n. 1744 ) Michel de Beaupuy , generale francese (n. 1757 ) Pietro Bonvicini , architetto svizzero (n. 1741 ) Caterina Gabrielli , soprano italiano (n. 1730 ) Massimiliano Lodron , presbitero italiano (n. 1727 ) Mwambutsa Mbariza John Frederick Miller , naturalista e illustratore inglese (n. 1759 ) Jaques Paul , artigiano svizzero (n. 1733 ) Paolo Persico , scultore italiano (n. 1729 ) Pedru Pisurzi , poeta italiano (n. 1707 ) Gavriil Loginovič Pribylov , navigatore russo Giuseppe Ignazio Pruchmayer , orafo italiano (n. 1722 ) Gaetano Rappini , ingegnere italiano (n. 1734 ) Friedrich Wilhelm Rust , compositore tedesco (n. 1739 ) Antonio Serristori , politico italiano (n. 1711 ) Shahrokh di Persia , sovrano persiano (n. 1730 ) Gothards Frīdrihs Stenders , scrittore lettone (n. 1714 ) 1º gennaio - Alexandre-Théophile Vandermonde , matematico francese (n. 1735 ) 5 gennaio - Samuel Huntington , politico statunitense (n. 1731 ) 6 gennaio - Erik Laxmann , esploratore svedese (n. 1737 ) 7 gennaio - Giovanni Battista Bernero , scultore italiano (n. 1736 ) 9 gennaio - Giuseppe Avossa , compositore italiano (n. 1708 ) 12 gennaio - Antonio Marinetti , pittore italiano (n. 1719 ) 29 gennaio - Bernardino da Ucria , botanico italiano (n. 1739 ) 8 febbraio Urbano Barberini Colonna di Sciarra, VI principe di Carbognano , nobile italiano (n. 1733 ) John Sibthorp , botanico britannico (n. 1758 ) 17 febbraio William Chambers , architetto britannico (n. 1723 ) James Macpherson , poeta scozzese (n. 1736 ) 21 febbraio - Etienne Scio , compositore e violinista francese (n. 1766 ) 25 febbraio Giovanni Battista Borghi , compositore italiano (n. 1738 ) Jean Nicolas Stofflet , generale francese (n. 1753 ) 1º marzo - Carl Fredrik Adelcrantz , architetto svedese (n. 1716 ) 3 marzo - Pierre-René Rogue , presbitero francese (n. 1758 ) 5 marzo - Cipriano Gnesotti , religioso e storico italiano (n. 1717 ) 6 marzo - Guillaume-Thomas François Raynal , scrittore francese (n. 1713 ) 7 marzo - Paul Chevallier , teologo olandese (n. 1722 ) 13 marzo - Alexandre Deleyre , scrittore francese (n. 1726 ) 15 marzo - Stephen Storace , compositore inglese (n. 1762 ) 22 marzo - Gaspare Gabellone , compositore italiano (n. 1727 ) 23 marzo - Johann Wilhelm Beyer , scultore e pittore tedesco (n. 1725 ) 24 marzo - Antonio Caballero y Góngora , arcivescovo cattolico spagnolo (n. 1723 ) 29 marzo François de Charette , generale e politico francese (n. 1763 ) Girolamo Ortis , italiano (n. 1773 ) 30 marzo Augusta Guglielmina d'Assia-Darmstadt (n. 1765 ) Nicola Colonna di Stigliano , cardinale italiano (n. 1730 ) 6 aprile - George Campbell , filosofo e teologo britannico (n. 1719 ) 9 aprile - Federico Alberto di Anhalt-Bernburg , principe tedesco (n. 1735 ) 12 aprile - Philibos Boutros El Gemayel , arcivescovo cattolico e patriarca cattolico libanese (n. 1740 ) 13 aprile Pierre Banel , generale francese (n. 1766 ) Filippo del Carretto , militare italiano (n. 1758 ) 14 aprile - Francesco Chiarottini , pittore, architetto e incisore italiano (n. 1748 ) 19 aprile - Giovanni Del Gaizo , ingegnere e architetto italiano (n. 1715 ) 20 aprile - Giacomo Carrara , storico dell'arte italiano (n. 1714 ) 22 aprile - Carolina Ernestina di Erbach-Schönberg , nobile tedesca (n. 1727 ) 23 aprile - Giovanni Battista De Rolandis , patriota italiano (n. 1774 ) 26 aprile - Paul Dietrich Giseke , botanico, medico e accademico tedesco (n. 1741 ) 28 aprile Henri Christian Michel Stengel , generale francese (n. 1744 ) Angelo Maria Durini , cardinale italiano (n. 1725 ) Francesco Longano , filosofo e saggista italiano (n. 1728 ) 30 aprile - Francesca von Corvin-Krasinski , nobildonna polacca (n. 1742 ) 6 maggio Johann Carl Gehler , mineralogista e anatomista tedesco (n. 1732 ) Adolph Knigge , tedesco (n. 1752 ) 8 maggio - Amédée Emmanuel François Laharpe , generale francese (n. 1754 ) 12 maggio - Johann Peter Uz , poeta tedesco (n. 1720 ) 16 maggio - Vittorio Maria Baldassare Gaetano Costa d'Arignano , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1737 ) 24 maggio - Ange-Mathieu Bonelli , politico e militare italiano (n. 1728 ) 26 maggio - Francesco Maria Banditi , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1706 ) 28 maggio - Carolina di Stolberg-Gedern , nobildonna tedesca (n. 1732 ) 7 giugno - Elisabetta Caminer , scrittrice e editrice italiana (n. 1751 ) 8 giugno Collot d'Herbois , attore, drammaturgo e politico francese (n. 1749 ) Felice Giardini , violinista e compositore italiano (n. 1716 ) 9 giugno - José María Álvarez de Toledo (n. 1756 ) 14 giugno - Carlo Alberto II di Hohenlohe-Waldenburg-Schillingsfürst , principe (n. 1742 ) 16 giugno - Carlo di Sassonia , nobile (n. 1733 ) 21 giugno - Richard Gridley , militare statunitense (n. 1710 ) 26 giugno - Giuseppe Maria di Fürstenberg-Stühlingen (n. 1758 ) 28 giugno - Antonio Maria Lorgna , matematico e ingegnere italiano (n. 1735 ) 15 luglio - Domenico Lorenzo Ponziani , giurista, scacchista e presbitero italiano (n. 1719 ) 21 luglio Robert Burns , poeta e compositore scozzese (n. 1759 ) Philip Carteret , ammiraglio e esploratore inglese (n. 1733 ) 5 agosto - Martial Beyrand , generale francese (n. 1768 ) 6 agosto - Cirillo VII Siage , vescovo cattolico e patriarca cattolico 8 agosto - Franz Anton Maulbertsch , pittore e incisore tedesco (n. 1724 ) 10 agosto - Federico Guglielmo di Hohenlohe-Kirchberg , generale austriaco (n. 1732 ) 16 agosto - Marcantonio Colonna , militare e politico italiano (n. 1724 ) 23 agosto - Pasquale Amati , storiografo italiano (n. 1726 ) 31 agosto - John McKinly , politico statunitense (n. 1721 ) 1º settembre - David Murray, II conte di Mansfield , politico britannico (n. 1727 ) 20 settembre - Juan José Delhuyar , chimico e mineralogista spagnolo (n. 1754 ) 21 settembre - François-Séverin Marceau , generale francese (n. 1769 ) 22 settembre - Joseph Lederer , compositore tedesco (n. 1733 ) 24 settembre - Giuseppe Santini , abate e matematico italiano (n. 1735 ) 4 ottobre - Andrea Rivasi , patriota italiano (n. 1758 ) 7 ottobre Thomas Reid , filosofo scozzese (n. 1710 ) Thomas Johann Kaspar von Thun und Hohenstein , vescovo cattolico tedesco (n. 1737 ) 10 ottobre - Giuliana Maria di Brunswick-Lüneburg (n. 1724 ) 16 ottobre - Vittorio Amedeo III di Savoia (n. 1726 ) 29 ottobre - Charles Lynch , ufficiale statunitense (n. 1736 ) 30 ottobre - Archibald Montgomerie, XI conte di Eglinton , nobile, militare e politico scozzese (n. 1726 ) 3 novembre - Domenico Caminer , scrittore, giornalista e editore italiano (n. 1731 ) 6 novembre - Caterina II di Russia (n. 1729 ) 11 novembre - Giambattista Vasco , economista italiano (n. 1733 ) 14 novembre - Francesco Orsini von Rosenberg , diplomatico e politico austriaco (n. 1723 ) 19 novembre - Thomas Thynne, I marchese di Bath , politico inglese (n. 1734 ) 24 novembre - Nicolò Antonio Giustinian , vescovo cattolico italiano (n. 1712 ) 2 dicembre - Jean Charles Abbatucci , generale francese (n. 1771 ) 8 dicembre - Pëtr Aleksandrovič Rumjancev-Zadunajskij , generale e militare russo (n. 1725 ) 11 dicembre - Johann Daniel Titius , astronomo tedesco (n. 1729 ) 15 dicembre - Anthony Wayne , generale statunitense (n. 1745 ) 18 dicembre - Giacinto Rossi , organaro italiano (n. 1724 ) 28 dicembre - Luigi di Prussia , generale prussiano (n. 1773 ) 30 dicembre - Angelo Querini , politico italiano (n. 1721 ) Calendario [ modifica | modifica wikitesto ] Calendario 1796 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Gennaio Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Febbraio Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Marzo Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Aprile Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Maggio Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Giugno Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Luglio Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Agosto Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Settembre Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Ottobre Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Novembre Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Dicembre Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Altri progetti [ modifica | modifica wikitesto ] Altri progetti Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su 1796 Estratto da ' https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=1796&oldid=84932621 ' Categorie : Eventi del 1796 Anni del XVIII secolo Menu di navigazione Strumenti personali Accesso non effettuato discussioni contributi registrati entra Namespace Voce Discussione Varianti Visite Leggi Modifica Modifica wikitesto Cronologia Altro Ricerca Navigazione Pagina principale Ultime modifiche Una voce a caso Vetrina Aiuto Sportello informazioni Comunità Portale Comunità Bar Il Wikipediano Fai una donazione Contatti Strumenti Puntano qui Modifiche correlate Pagine speciali Link permanente Informazioni pagina Elemento Wikidata Cita questa voce Stampa/esporta Crea un libro Scarica come PDF Versione stampabile In altri progetti Wikimedia Commons In altre lingue Аҧсшәа Afrikaans Alemannisch አማርኛ Aragonés العربية مصرى Asturianu Azərbaycanca Башҡортса Boarisch Bikol Central Беларуская Беларуская (тарашкевіца)‎ Български भोजपुरी বাংলা বিষ্ণুপ্রিয়া মণিপুরী Brezhoneg Bosanski Català Mìng-dĕ̤ng-ngṳ̄ Cebuano کوردی Qırımtatarca Čeština Kaszëbsczi Чӑвашла Cymraeg Dansk Deutsch Zazaki Ελληνικά Emiliàn e rumagnòl English Esperanto Español Eesti Euskara فارسی Suomi Føroyskt Français Nordfriisk Frysk Gaeilge 贛語 Gàidhlig Galego עברית हिन्दी Hrvatski Hornjoserbsce Kreyòl ayisyen Magyar Հայերեն Interlingua Bahasa Indonesia Ilokano Ido Íslenska 日本語 Basa Jawa ქართული Қазақша ಕನ್ನಡ 한국어 Къарачай-малкъар Коми Кыргызча Latina Lëtzebuergesch Лезги Limburgs Ligure Lumbaart Lietuvių Latviešu मैथिली Basa Banyumasan Malagasy Олык марий Māori Baso Minangkabau Македонски मराठी Кырык мары Bahasa Melayu မြန်မာဘာသာ Эрзянь Nāhuatl Napulitano Plattdüütsch नेपाली नेपाल भाषा Nederlands Norsk nynorsk Norsk Nouormand Sesotho sa Leboa Occitan Livvinkarjala ଓଡ଼ିଆ Ирон ਪੰਜਾਬੀ पालि Polski پنجابی Português Runa Simi Română Русский Русиньскый संस्कृतम् Саха тыла Sardu Sicilianu Scots سنڌي Davvisámegiella Srpskohrvatski / српскохрватски Simple English Slovenčina Slovenščina Shqip Српски / srpski Seeltersk Basa Sunda Svenska Kiswahili தமிழ் తెలుగు Тоҷикӣ ไทย Türkmençe Tagalog Türkçe Татарча/tatarça Українська اردو Oʻzbekcha/ўзбекча Vèneto Tiếng Việt West-Vlams Volapük Walon Winaray მარგალური ייִדיש Yorùbá 中文 文言 Bân-lâm-gú 粵語 Modifica collegamenti Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 25 dic 2016 alle 11:13. 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  Unificación de Italia - Wikipedia, la enciclopedia libre Unificación de Italia De Wikipedia, la enciclopedia libre Saltar a: navegación , búsqueda Proceso de la Unificación italiana. La Unificación de Italia fue el proceso histórico que a lo largo del siglo XIX llevó a la unión de los diversos estados en los que la península italiana estaba dividida, en su mayor parte vinculados a dinastías consideradas ... conclusión de la tendencia unificadora iniciada en el Renacimiento italiano, interrumpido por las ... independencia (1866) 6.1 La alianza entre Prusia e Italia 6.2 El primer ataque italiano 6.3 La determinación del ... [ editar ] Antonio Gramsci escribió en los años 30 que para entender el Resurgimiento italiano hay que ... post-resurgimental o sea cuando ya se había constituido un estado italiano unitario [ 1 ] ​ Entre ... la conclusión de la tendencia unificadora iniciada con en el Renacimiento italiano, que pero subió CACHE

Unificación de Italia - Wikipedia, la enciclopedia libre Unificación de Italia De Wikipedia, la enciclopedia libre Saltar a: navegación , búsqueda Proceso de la Unificación italiana. La Unificación de Italia fue el proceso histórico que a lo largo del siglo XIX llevó a la unión de los diversos estados en los que la península italiana estaba dividida, en su mayor parte vinculados a dinastías consideradas «no italianas» como los Habsburgo o los Borbones . Ese proceso ha de entenderse en el contexto cultural del Romanticismo y la aplicación de la ideología nacionalista , que pretendía la identificación de nación y Estado , en un sentido centrípeto y, en el caso de Italia, también irredentista . En Italia se le conoce sobre todo como el Resurgimiento ( Risorgimento en it. ), e incluso como la Reunificación italiana , considerando que Italia fue unificada por Roma en el III siglo a.C. y durante setecientos años consitituyó una especie de prolongación territorial de la capital del Imperio, gozando, durante largo tiempo, de un estatus privilegiado (por esa razón no fue convertida en provincia como todos los territorios conquistados). El proceso de unificación italiana se puede resumir así: a comienzos del siglo XIX la península itálica estaba compuesta por varios estados ( Lombardía , bajo el dominio austríaco. los Estados Pontificios . el reino de Piamonte . el reino de las Dos Sicilias , entre otros), lo que respondía más a una concepción feudal del territorio que a un proyecto de estado liberal burgués. Después de varios intentos de unificación entre 1821 y 1849, que fueron aplastados principalmente por el gobierno austríaco y sus aliados, la hábil política del Conde de Cavour , ministro del Reino de Cerdeña , logró interesar al emperador francés Napoleón III en la unificación territorial de la península, que consistía en expulsar a los austríacos del norte y crear una confederación italiana. A pesar de la derrota del imperio austríaco por el ejército francés y sardo-piamontés el acuerdo no se cumplió integralmente por temor de Napoleón a la desaprobación de los católicos franceses. Solo la Lombardía, conquistada por los franceses y sardo-piamonteses fue anexionada al Reino de Cerdeña . Además, durante la guerra estallaron insurrecciones en los ducados del norte, que pidieron y obtuvieron la anexión a Piamonte-Cerdeña , con lo cual se cumplió la primera fase de la unificación. En la segunda fase se logró la unión del sur cuando Garibaldi , inconforme con el tratado entre Cavour y Napoleón, se dirigió a Sicilia con las camisas rojas , conquistándola y negándose a entregarla a los piamonteses. desde allí ocupó Calabria y conquistó Nápoles. En 1860 las tropas piamontesas llegaron a la frontera napolitana. Garibaldi, que buscaba la unidad italiana, entregó los territorios conquistados a Víctor Manuel II . Mediante plebiscitos, Nápoles, Sicilia y la mayor parte de los Estados Pontificios se unieron al Reino de Cerdeña , gobernado por Víctor Manuel II, que se convirtió en el 1861, con la proclamación del Reino de Italia en soberano del nuevo estado. El proceso de la unificación fue, en gran parte de la península, el producto de la voluntad de las clases dirigentes de la mayoría de las regiones y estados preunitarios, que por razones no solo ideales, sino económicas, condicionaron el voto y el éxito de los plebiscitos convocados por Cavour, favorables a la anexión a Piamonte-Cerdeña . En el Reino de las Dos Sicilias , en cambio, hubo una consistente participación popular, caracterizada por el apoyo prestado a Garibaldi y a su pequeño ejército, por un gran número de voluntarios meridionales. La figura carismática de Giuseppe Garibaldi y su promesa (no mantenida) de actuar una reforma agraria de gran envergadura en el Mezzogiorno habían en efecto engendrado grandes ilusiones no solo en las masas rurales sino también en muchos intelectuales meridionales, algunos de los cuales (como Luigi Settembrini y Francesco De Santis), habían sido perseguidos y exiliados por las autoridades borbónicas. [ n 1 ] ​ El proceso es entendido, por algunos filósofos, historiadores e intelectuales de orientación marxista ( Antonio Gramsci en particular) como la alianza de la aristocracia agraria del sur de Italia ( Reino de las Dos Sicilias ), apoyada por la burguesía local, con la aristocracia norteña y las clases burguesas mercantiles e industriales de la Italia septentrional (valle del Po ). El resultado de aquella unión, según ellos, dio lugar a un proceso irreversible de empobrecimiento del proletariado, sea en el norte del país, sea, sobre todo, en el sur, menos desarrollado económicamente y menos culturizado. De esta forma el norte de Italia impidió, con la complicidad de las clases dirigentes meridionales, el desarrollo del sur, propiciando el bandolerismo , la emigración y la perpetuación de una situación económica y social injusta y vejatoria hacia las clases más pobres. Historiadores como Benedetto Croce ven el proceso como la conclusión de la tendencia unificadora iniciada en el Renacimiento italiano, interrumpido por las invasiones francesas y españolas de la Italia del siglo XVI. Este renacimiento nacional alcanzó, en el siglo XIX , todas las regiones habitadas por gente italiana, desde Sicilia hasta los Alpes , y, hacia 1919-1920 la Italia irredenta , o sea el Trentino , Trieste , Istria y la ciudad de Zara (Zadar en cr.) en Dalmacia . En cualquier caso, el proceso fue encauzado finalmente por la casa de Saboya , reinante en Piamonte-Cerdeña (destacadamente por el primer ministro conde de Cavour ), en perjuicio de otras intervenciones «republicanas» de personajes notables ( Mazzini , Garibaldi ) a lo largo de complicadas vicisitudes ligadas al equilibrio europeo (intervenciones de Francia y el Imperio de Austria ), que culminaron con la incorporación de Roma y del Lacio , últimos reductos de los Estados Pontificios en 1870. El nuevo Reino de Italia continuó la reivindicación de territorios fronterizos, especialmente con el Imperio austrohúngaro ( Trieste / Istria / Dalmacia y el Trentino ), que se solventaron parcialmente en 1919 tras la Primera Guerra Mundial ( Tratado de Saint-Germain-en-Laye con la expedición de Fiume de Gabriele D'Annunzio ). Índice 1 Antecedentes 1.1 Desde la época romana hasta el siglo XVII 1.2 Siglo XVIII 2 Las sociedades secretas 3 Revoluciones de 1820 y 1830 3.1 Revoluciones de 1820 3.1.1 La revolución en Nápoles 3.1.2 La revolución en Piamonte-Cerdeña 3.2 Revoluciones de 1830 3.2.1 Mazzini 4 La primera guerra de la independencia (1848) 4.1 Primer conflicto 4.2 Segundo conflicto 5 La segunda guerra de la independencia (1859-1861) 5.1 Los antecedentes 5.2 La invasión austriaca del Piamonte 5.3 La liberación de Lombardía 5.4 Los Cazadores de los Alpes y la Marina italiana 5.5 Las últimas batallas 5.5.1 La fundación de la Cruz Roja 5.6 La paz 5.7 Consecuencias 5.7.1 La expedición de los Mil 5.7.2 La proclamación del Reino de Italia 6 Tercera guerra de independencia (1866) 6.1 La alianza entre Prusia e Italia 6.2 El primer ataque italiano 6.3 La determinación del renovado esfuerzo ofensivo 6.4 El auge de las operaciones italianas 7 La conquista de Roma (1870) 7.1 Antecedentes 7.2 La conquista 8 El Irredentismo 9 Movimientos secesionistas posteriores 9.1 Situación actual 10 La unificación de Italia en la ficción 11 Véase también 12 Notas 13 Referencias 14 Bibliografía 15 Enlaces externos Antecedentes [ editar ] Desde la época romana hasta el siglo XVII [ editar ] Antonio Gramsci escribió en los años 30 que para entender el Resurgimiento italiano hay que analizar algunas épocas históricas en las que se crearon las condiciones culturales que tuvieron una repercusión sobre él. Esos elementos estuvieron también influenciandos por la vida nacional en edad post-resurgimental o sea cuando ya se había constituido un estado italiano unitario [ 1 ] ​ Entre esas épocas revisten suma importancia para el intelectual y político sardo , la edad romana durante el período republicano, la edad de las libertades comunales (desde el siglo XI hasta el XIV ) y la edad del mercantilismo, ya en época moderna ( siglo XVI y XVII ). Según Gramsci hasta el siglo XVIII la iglesia católica también entraba en esa especie de tradición literaria y retórica, se servía además de ella para proclamar su hegemonía, pero con el desarrollo de una mentalidad laica en una parte importante de la población (la otra se había quedado anclada al papado) había perdido en parte su peso. Muchos historiadores contemporáneos están de acuerdo con Gramsci en la necesidad de estudiar los momentos más sobresalientes de la historia italiana que dieron lugar a la formación de una base identitaria sin la cual el Resurgimiento no habría sido posible. Según Galli della Loggia, politólogo e historiador, a raíz del destino histórico de Italia están Roma y su herencia, por un lado, y la iglesia católica por el otro, puesto que Italia fue «...el epicentro de la más grande civilización del mundo antiguo....y después, al mismo tiempo, epicentro también del cristianismo , o sea de la mayor fuerza que plasmó las estructuras espirituales y prácticas sobre las que se apoya el Occidente moderno.» [ 2 ] ​ Según Alberto M. Banti el pensamiento nacional del comienzo del siglo XIX se fundamenta en la herencia de Roma y en los ideales republicanos de las comunas durante la edad media y el Renacimiento y no en razones económicas que tuvieron una importancia muy marginal . [ 3 ] ​ En la opinión de Umberto Cerrone, Italia fue quizás la más precoz de las naciones europeas, pero el primer tentativo de unificación nacional llevado a cabo en la primera mitad del siglo XIII por Federico II Hohenstaufen hijo de una siciliana, nacido y educado en Italia, fracasó por la oposición de la Iglesia que pudo así asegurar su poder temporal en la península durante cinco siglos más. No es de extrañar que algunos tentativos de unificación realizados posteriormente tuvieron como objetivo el debilatamiento del estado Pontificio y de sus aliados. Entre ellos señalamos la guerra desatada por Manfredo, hijo natural de Federico II, contra los Estados de la Iglesia y los Angevinos en la segunda mitad del siglo XIII , la Guerra de los Ocho Santos en el siglo XIV , que tuvo como protagonista un grupo de ciudades guiadas por Florencia y Milán , para poder contener el poderío político y militar del papado en Italia central y, hacia el año 1400, la ocupación de gran parte de la Italia septentrional y central, incluidas algunas ciudades pontificias ( Perugia , Asís ) llevada a cabo por Gian Galeazzo Visconti , duque de Milán. Historiadores liberales como Benedetto Croce ven en el proceso resurgimental la conclusión de la tendencia unificadora iniciada con en el Renacimiento italiano, que pero subió entre la mitad del siglo XVI y el comienzo del siglo XVIII , una larga interrupción que coincidió con la dominación directa por parte de España sobre la mitad de Italia e indirecta sobre parte de la otra mitad. Según Croce «...tanto España como Italia eran en aquel entonces pueblos que estaban en decadencia..» y «...como España se había nutrido de la lucha contra los infieles y como Italia llevaba en su corazón la Iglesia católica, esta potencia internacional, al verse amenazada por la Reforma encontrò en una Hesperia sus armas y en la otra los medios de cultura para constituir la alianza reaccionaria de la Europa meridional, en contra de la septentrional, a la cual fue pasando lenta e ininterrumpidamente la dirección del mundo moderno y que representó el progreso en todas las esferas de la actividad, contra la regresión y la decadencia hispano-italiana. De aquí la impropiedad de considerar como influencia maléfica de España sobre Italia de lo que en realidad fue analogía en el proceso histórico...», [ 4 ] ​ puesto que «...la Italia amodorrada en paz no merecía otra clase de gobernantes ya que tampoco eran de distinta catadura sus príncipes genuinos y los patricios supervivientes de sus repúblicas» . [ 5 ] ​ Estas y otras afirmaciones de Croce sobre la aristocracia italiana y su responsabilidad en la decadencia de Italia, publicadas en el año 1917 , cuando el país se encontaba en plena guerra mundial , suscitaron reacciones, acusaciones y hasta indignación por parte de historiadores, escritores, intelectuales y hombres políticos y «...la polémica...» escribe un noto historiador español contemporáneo «...aún no se ha extinguido, pero son muchos los historiadores que aceptan hoy, al menos en parte, los argumentos de Croce» [ 6 ] ​ La interpretación nacionalista de algunos historiadores italianos pero, sigue identificando la dominación española de Italia con un periodo de decadencia del país, debida, en parte a la acción de la Inquisición (el tribunal religioso tradicional, que no hay que confundir con la institución española , que operaba con distintos criterios. Algunos autores (como Campanella o Giordano Bruno ) sufrieron persecución por motivos religiosos, como también había ocurrido a finales del siglo XV y en la Florencia de Savonarola ). La identificación del ocupante con la opresión formaba parte de la ampliamente difundida propaganda antiespañola conocida como Leyenda Negra , entre cuyos productos artísticos pueden contarse Los Novios de Manzoni (ambientado en el Milán del XVII) o Don Carlo de Verdi (él mismo un símbolo viviente del risorgimento , pues, además de su compromiso personal y artístico con la causa italiana, su nombre se gritaba como acrónimo de Vittorio Emmanuele Re d´Italia (Victor Manuel, Rey de Italia). Siglo XVIII [ editar ] Ya bien entrado el siglo XVII los vínculos entre Italia y España se aflojaron y, en el siglo XVIII , se rompió la estrecha unión entre los dos países, cuyos pueblos se fueron alejando e ignorando. [ 7 ] ​ Estados italianos en 1796 . La República Corsa de Pasquale Paoli ( Córcega ) fue invadida y anexionada por Francia en 1768 . En efecto el tratado de Utrecht (1713) puso término a la dominación española que durante dos siglos había condicionado directa o indirectamente la vida política y económica de la mayor parte de Italia. En virtud de ese mismo tratado el Imperio austríaco empezó a desempeñar un papel hegemónico en el norte de la península gracias a la anexión del Ducado de Milán y al control estricto que ejerció en el Gran Ducado de Toscana a partir del año 1731 . Los Duques de Saboya se apoderaron de Cerdeña ( 1718 - 1720 ) pudiendo ostentar desde aquel entonces el título de reyes y dando vida a un estado multiétnico que aunque guardó su antigua denominación de Reino de Cerdeña estaba formado también por Piamonte , Saboya y el condado de Niza . Génova y Venecia pudieron conservar sus instituciones republicanas e independencia, perdiendo pero la importancia política y económica que había caracterizado su historia hasta las primeras décadas del siglo XVII . Los Estados Pontificios siguieron siendo una monarquía teocrática independiente y, por lo que se refiere al sur de Italia, una rama de los Borbones gobernò, desde 1734 sea el Reino de Nápoles , sea el de Sicilia , que en 1816 se unieron formando un único estado, el Reino de las Dos Sicilias . Hay que señalar que en el Norte de Italia otra rama de los Borbones se había apodero en el año 1731 del Ducado de Parma . Los Borbones , después de haber ascendido a los tronos de Nápoles, Palermo y Parma formaron estados independientes y sus sucesores se italianizaron, abriéndose a la cultura europea, y «...pasaron, lenta y paulatinamente, a estrechar nuevas alianzas opuestas a la pólitica española.». [ 8 ] ​ En efecto esas tres entidades políticas se habían constituido como estados soberanos a todos los efectos, sin vínculos de dependencia de España. Durante el siglo XVIII, gracias también al talante reformista de algunos monarcas (como Carlos De Borbón , rey de Nápoles y futuro rey de España y Maria Teresa de Austria ) y a la difusión del iluminismo francés en el Pas transapino , se produjo una revitalización de la cultura italiana, particularmente evidente en el campo de la filosofía y de las letras, conocida como Risorgimento letterario Gianbattista Vico representó el despertar de la conciencia histórica en Italia. En su Ciencia Nueva investigó las leyes que gobiernan el progreso de la raza humana, conforme a las cuales se desarrollarían los hechos históricos. Otros escritores importantes del Risorgimento letterario fueron Giuseppe Parini , Gaspare Gozzi y Giuseppe Baretti . Las ideas que impulsaron la Revolución Francesa de 1789 dieron un sentido especial a la literatura italiana en la segunda mitad del siglo XVIII. Los italianos que aspiraban a una redención política la consideraban inseparable de una recuperación intelectual, que al mismo tiempo creían solo podía llevarse a efecto volviendo al antiguo clasicismo. Este fenómeno fue una repetición de lo que ya había ocurrido en la primera mitad del siglo XV. Por lo tanto, patriotismo y clasicismo , fueron los dos principios que inspiraron la literatura que comienza con Vittorio Alfieri . Este autor encaminó la literatura hacia una motivación nacional, armada solamente con el patriotismo y el clasicismo. Otros importante escritores patrióticos de este periodo fueron Ugo Foscolo , Pietro Colletta , Carlo Botta , Vincenzo Monti y Pietro Giordani . Durante este periodo surgió la polémica sobre la pureza del lenguaje. La lengua italiana estaba repleta de galicismos. La prosa necesitaba de una recuperación por el bien de la dignidad nacional, y se pensó que esto no podría conseguirse si no era a través de la vuelta a los grandes escritores del siglo XIV. Uno de los promotores de esta nueva escuela fue Antonio Cesari , que se empeñaba en establecer la supremacía del toscano sobre el resto de dialectos. Pero el patriotismo en Italia tiene siempre algo de provinciano, y así, contra esta supremacía toscana proclamada y defendida por Cesari, surgió una escuela lombarda que no quería saber nada del toscano y que volvían a la idea de una lingua illustre . El Romanticismo fue un movimiento cultural y político que se originó en Alemania a finales del siglo XVIII como una reacción al racionalismo de la Ilustración y el Neoclasicismo. Exaltaba los sentimientos, el nacionalismo, el liberalismo y la originalidad creativa. Es el movimiento literario que precede y asiste a las revoluciones políticas de 1848 puede considerarse representado por: Giuseppe Giusti , Francesco Domenico Guerrazzi , Vincenzo Gioberti , Cesare Balbo , Alessandro Manzoni y Giacomo Leopardi . Después de 1850 la literatura política perdió importancia, siendo uno de los últimos poetas de este género Francesco dall'Ongaro , con sus stornelli politici . Posiblemente la obra literaria que más contribuyó al asentamiento de la unidad italiana fue Corazón , de Edmondo de Amicis (1886), reunión de episodios protagonizados por niños de las distintas regiones italianas, que exaltan las virtudes, el heroísmo y el sentimiento patriótico, de una forma muy eficaz por el recurso a lo sentimental. Fue ampliamente utilizado como material escolar y pasado al cine, la televisión y los dibujos animados ( Marco, de los Apeninos a los Andes ). Las sociedades secretas [ editar ] Placa en Memoria de los Carbonarios Angelo Targhini y Leonida Montanari . Giuseppe Elia Benza, patriota, abogado y publicista italiano. Los ideales revolucionarios también se propagaron a través de sociedades secretas , tales como los Carbonarios , los adelfos y los neogüelfos . Durante el dominio napoleónico, se formó en Italia un grupo secreto de resistencia, la Carbonería . Era una sociedad más o menos masónica, liderada por el general francés Joaquín Murat , cuñado de Bonaparte . Su objetivo, como el de la masonería en general, era combatir la intolerancia religiosa , el absolutismo y defender los ideales liberales . También lucharon contra las tropas francesas porque estas estaban realizando un auténtico expolio de Italia. Con la expulsión de los franceses, la Carbonería quería unificar Italia e implantar los ideales liberales. Los carbonarios eran principalmente gente de la mediana y pequeña burguesía . Se organizaban en vendas de veinte miembros cada una, que desconocían a los grandes jefes. Había una venda central , formada por siete miembros, que era la que transmitía el trabajo a las demás. En 1830 , Giuseppe Mazzini ( 1805 - 1872 ) entró a los carbonarios, y fue encarcelado en 1831 por incitar a la rebelión al pueblo junto con Federico Campanella , Giuseppe Elia Benza , Carlo Bini y Giambattista Cuneo , por lo que pasó a criticar a las sociedades secretas, sus ritos y su ineficiencia militar. De la crítica a las sociedades secretas pasó a la acción y fundó la Joven Italia , una organización paramilitar que pretendía liberar Italia del dominio Austríaco y unificar el país por medio de la educación del pueblo y la formación de una República democrática . Su lema era: Derechos de los hombres , progreso , igualdad jurídica y fraternidad . La sociedad organizó células revolucionarias por toda la península. A este movimiento democrático se oponían otras corrientes que también pretendían la unificación de Italia . Unos eran los reformistas monárquicos, contrarios a la violencia de Mazzini y que pedían la unificación en torno al Reino de Piamonte-Cerdeña , en un régimen monárquico constitucional . Otros eran los neogüelfos , conservadores liderados por Vincenzo Gioberti , cuyos ideales eran hacer de Italia una unión de estados federados presididos por el papado . Revoluciones de 1820 y 1830 [ editar ] Revoluciones de 1820 [ editar ] Artículo principal: Revolución de 1820 En 1820 se inició en Europa una oleada revolucionaria que afectó sobre todo al área mediterránea . La revolución se inició en España a causa del levantamiento de Riego . En aquel momento se encontraba en Las Cabezas de San Juan junto con su ejército y se disponía a partir hacia América para sofocar los movimientos independentistas que allí se estaban produciendo. El primero de enero se sublevó contra el rey y aunque al principio la revolución no tuvo apoyo popular, finalmente el pueblo se rebeló y Fernando VII decidió jurar la Constitución de 1812. Pero Fernando VII era un monarca absolutista y consideraba que la división de poderes era una ofensa contra sus derechos, por lo que pidió auxilio al Sistema Metternich (quíntuple alianza), que dio permiso a Francia para enviar un ejército llamado los Cien Mil Hijos de San Luis bajo el mando del duque de Angulema. Poco a poco, la revolución se fue extendiendo por Europa, llegando al Reino de Portugal , Grecia , diversos estados Italianos y Rusia. La revolución en Nápoles [ editar ] En 1814 la Carbonería comenzó a organizar actividades revolucionarias en Nápoles. Por 1820 el grupo ya era lo suficientemente poderoso para invadir Nápoles con su propio ejército. La revolución española estimuló el movimiento revolucionario de Nápoles. Un regimiento del ejército napolitano al mando del general Guglielmo Pepe , un carbonario, se levantó y conquistó la parte peninsular de Nápoles, por lo que el rey, Fernando I , se vio obligado a jurar que implantaría la nueva Constitución que los Carbonarios estaban redactando. Mientras, se utilizó de manera provisional la Constitución española . Pero la revolución, que no contaba con el apoyo popular, cayó bajo las tropas austríacas de la Santa Alianza. El rey suprimió la Constitución y comenzó sistemáticamente a perseguir a los revolucionarios. Muchos partidarios de la revolución en Nápoles, incluyendo el erudito Michele Amari , fueron forzados al exilio durante las siguientes décadas, algunos fueron fusilados. La revolución en Piamonte-Cerdeña [ editar ] El líder del movimiento revolucionario en Piamonte-Cerdeña era Santorre di Santarosa , que deseó expulsar a los austríacos y unificar Italia bajo la casa de Saboya . La rebelión de Piamonte comenzó en Alessandria , donde las tropas adoptaron la bandera tricolor (verde, blanco y rojo) de la República Cisalpina . El regente del rey, actuando mientras que el rey estaba ausente, aprobó una nueva constitución para apaciguar a los revolucionarios, pero cuando el rey regresó rechazó la constitución y pidió auxilio a la Santa Alianza, que dio a Austria permiso para intervenir en Italia y derrotar a las tropas de Santarosa. Revoluciones de 1830 [ editar ] Artículo principal: Revolución de 1830 Alrededor de 1830, rebrotó el sentimiento revolucionario a favor de la unificación italiana. una serie de rebeliones puso la base para la creación de una nación en la península italiana. El duque de Módena, Francisco IV , que era muy ambicioso, quería convertirse en rey de la Alta Italia aumentando su territorio. En 1826, dejó claro que no se opondría a aquellos que derribaran la oposición de la unificación. Animados por la declaración, los revolucionarios en la región comenzaron a organizarse. Durante la revolución de julio de 1830 , los revolucionarios franceses forzaron al rey a abdicar y colocaron en el trono a Luis Felipe de Orleans , que prometió a algunos revolucionarios, como Ciro Menotti , que Francia ayudaría a los revolucionarios italianos si Austria intervenía militarmente. Sin embargo, temiendo perder su trono, Luis Felipe decidió no intervenir en la sublevación prevista de Menotti. Esta no llegó a ocurrir porque en 1831 la policía papal descubrió los planes de Menotti, quien fue arrestado junto con otros conspiradores. Reino de Cerdeña en 1839. Al mismo tiempo, surgieron otras insurrecciones en las legaciones papales de Bolonia , Forli , Rávena , Imola , Ferrara , Pésaro y Urbino . Los revolucionarios adoptaron la bandera tricolor y establecieron un gobierno provisional que proclamaba la creación de una nación italiana unificada. Las rebeliones en Módena y las legaciones papales inspiraron una actividad similar en el ducado de Parma , donde también fue adoptada la tricolor . Después de esto, la duquesa María Luisa salió de la ciudad. Las provincias insurrectas planearon unirse para crear las provincias italianas unidas, cuando el papa Gregorio XVI pidió ayuda austríaca contra los rebeldes. Metternich advirtió a Luis Felipe que Austria no tenía ninguna intención de dejar Italia y que la intervención francesa no sería tolerada. Luis Felipe retuvo cualquier ayuda militar e incluso arrestó a patriotas italianos que vivían en Francia. En la primavera de 1831, el ejército del austríaco cruzó toda la península italiana , machacando lentamente los movimientos revolucionarios de cada territorio y arrestando a sus líderes, incluyendo Menotti. Mazzini [ editar ] Artículo principal: Giuseppe Mazzini Giuseppe Mazzini. Giuseppe Mazzini, en 1831 fue a Marsella , donde organizó una nueva sociedad política llamada La Giovine Italia ( La Joven Italia ). Su lema era Dios y el Pueblo , y su principio básico era la unión de los diversos Estados y reinos de la península en una única república como único medio para lograr la libertad italiana. También fundó diversas organizaciones con el fin de unificar o liberar otras naciones: «Joven Alemania», «Joven Polonia» y finalmente «Joven Europa» ( Giovine Europa ). Mazzini creía que la unificación italiana solo podría alcanzarse mediante un levantamiento popular. Continuó plasmando este propósito en sus obras y trató de conseguirlo a través del exilio y la adversidad con inflexible constancia. Sin embargo, su importancia fue más ideológica que práctica: tras la caída de las revoluciones de 1848 (durante las cuales Mazzini se convirtió en el líder de la efímera República Romana), los nacionalistas italianos empezaron a mirar al rey del Piamonte y su primer ministro, el conde Cavour como los directores del movimiento unificador. La primera guerra de la independencia (1848) [ editar ] Artículo principal: Primera guerra por la independencia de Italia Primer conflicto [ editar ] Estados italianos en 1843 . Dalmacia , Istria , Trento y República de Ragusa invadidas y anexionadas por el imperio austríaco en 1815 . Armas de la Casa de Saboya. En 1848 , después de los movimientos revolucionarios en Palermo , Mesina , Milán y en otras muchas partes de Europa, se inicia la Primera Guerra de la Independencia declarada a Austria el 23 de marzo de 1848 por Carlos Alberto de Saboya el jefe de la alianza del Reino de Cerdeña con los Estados Pontificios y el Reino de las Dos Sicilias. Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini y Giuseppe Elia Benza regresaron a Italia para participar de la revuelta, pero la Casa de Saboya no aceptó completamente que participaran en ella y la rebelión fue generalmente dirigida por los gobiernos. Después de las victorias iniciales en Goito y en Peschiera del Garda, el Papa , preocupado por la expansión del Reino de Cerdeña en caso de victoria retiró sus tropas. También el Reino de las Dos Sicilias decidió retirarse, pero el general Guglielmo Pepe se negó a regresar a Nápoles y marchó a Venecia para participar en la defensa de la contraofensiva austríaca. En efecto, Fernando II cambió la actitud preocupado por los acontecimientos revolucionarios que estaban desarrollándose en Sicilia y envió una delegación a Turín para alinearse con la Casa de Saboya y pedir ayuda para sofocar la revolución. Carlos Alberto , aunque era aliado de los napolitanos, mantuvo una posición cautelosa, lo que disgustó profundamente al Borbón. Los Italianos perdieron en Custoza (cerca de Verona ) y tuvieron que firmar, el 9 de agosto de 1848 el armisticio de Salasco con Austria y aceptar lo pactado anteriormente en el Congreso de Viena. Así termina la primera fase del 1848 italiano. El año siguiente la iniciativa sería democrática. Segundo conflicto [ editar ] En 1849, Leopoldo II de Toscana abandonó Florencia , dejando un gobierno provisional. En Roma se proclamó la República romana , con la idea de un triunvirato. Carlos Alberto rompió la tregua con Austria , pero cuando perdió en Novara abdicó a favor de Víctor Manuel II . Roma, defendida por Giuseppe Garibaldi , fue atacada por las tropas francesas de Napoleón III, que la sitiaron. Con la caída de la República romana muchos revolucionarios fueron de nuevo condenados al exilio. Garibaldi en el 1850 fue a Nueva York , cerca de Antonio Meucci . También la ciudad de Venecia , tras una larguísima resistencia del asedio austríaco comandada por Leonardo Andervolti , tuvo que rendirse por el hambre y una epidemia de cólera . La segunda guerra de la independencia (1859-1861) [ editar ] Artículo principal: Segunda Guerra de la Independencia Italiana Retrato de Cavour, obra de Francesco Hayez. Los antecedentes [ editar ] Aunque Carlos Alberto había sido derrotado en su intento de liberar a los italianos del poder austríaco, los piamonteses no se habían dado por vencidos completamente. Camillo Benso , conde de Cavour, llegó a primer ministro en 1852, y también él tenía ambiciones expansionistas. Pero se dio cuenta de que para conseguir la independencia necesitaban ayuda, pues había que combatir contra el Imperio austríaco, por lo que quería asegurarse la ayuda de Francia y Gran Bretaña. Cavour creía que se ganaría el favor occidental si participaba en la guerra de Crimea , por lo que entró en la guerra en 1855. Cavour sabía que no podría pedir nada a cambio de su entrada en la guerra, porque sus aspiraciones iban justamente en contra de las de Austria, que también apoyaba a Francia y Gran Bretaña en el conflicto. Pero decidió prestar una ayuda sin condiciones, para ganarse la confianza de las potencias occidentales, considerando que los resultados favorables se obtendrían más adelante. El 14 de enero de 1858, el nacionalista italiano Felice Orsini intentó asesinar a Napoleón III, emperador de Francia. En una súplica escrita desde la prisión, Orsini apeló a Napoleón que cumpliera su sueño ayudando a las fuerzas nacionalistas italianas. Napoleón, que de joven había pertenecido a la carbonaria, se veía como una persona con una mente avanzada, así que, en consonancia con las ideas del momento, se convenció de que su destino era hacer algo por Italia. En el verano de 1858, Cavour se reunió con Napoleón III en Plombières . Acordaron una guerra común contra Austria. Piamonte se anexionaría Lombardía, Véneto, Módena y Parma, y como compensación Francia recibiría Saboya y Niza. El centro y sur de Italia se quedarían como estaban, aunque sí se habló de colocar al primo de Napoleón en Toscana y expulsar a los Habsburgo. Para permitir que los franceses intervinieran en la guerra sin parecer los agresores, Cavour tenía pensado incitar al ataque a los austríacos participando en los movimientos revolucionarios que se estaban produciendo en Lombardía. La invasión austriaca del Piamonte [ editar ] El 29 de abril de 1859, el ejército austríaco, al mando del general Ferencz Gyulai , atravesó el río Ticino e invadió el territorio piamontés, el 30 ocuparon Novara , Mortara y, más al norte, Gozzano , el 2 de mayo Vercelli y el 7 Biella . La acción no era obstaculizada por el ejército piamontés, dado que estos habían acampado en el sur entre Alessandria , Valenza y Casale . Los austríacos llegaron a 50 km de Turín. En este punto, sin embargo, Gyulai invirtió la orden de marcha y se retiró a Lombardía. una orden expresa de Viena, sugirió que el mejor escenario de operación era cerca del río Mincio , donde los austríacos habían dominado durante 11 años la región, contrarrestando la avanzada piamontesa salvarían sus dominios en Italia. por el contrario, invadir Turín, podría significar una derrota. Los austríacos pretendían luchar contra los Piamonteses y contra los Franceses por separado, entonces comenzaron el reclutamiento de dos ejércitos. El comando austríaco, por otra parte, realizó una gran inversión estratégica, que difícilmente pudo ser explicada sin asumir una cierta confusión. Ciertamente Gyulai no fue responsable, que a las pocas semanas, no pudo ser frenada una cierta debilidad en la acción. La liberación de Lombardía [ editar ] Napoleón III . El 14 de mayo de 1859, Napoleón III , que había partido el 10 de mayo de París y desembarcado el 12 en Génova tomó el campo de Alessandria y asumió el comando del ejército franco-piemontés. Con el grueso del ejército localizando entre el río Ticino y el Po , el 20 de mayo de 1859 Gyulai comandó un gran reconocimiento de campo al sur de Pavía que fue frenado en la batalla de Montebello (20-21 de mayo) en la que participaron el general Federico Forey por parte de los franceses, futuro mariscal de Francia y la caballería sarda al mando del coronel Morelli di Popolo . El 30 y el 31 de mayo los Piamonteses de Cialdini y de Durando consiguieron una brillante victoria en la batalla de Palestro . Al mismo tiempo los franceses cruzaron el Ticino el 2 de junio y aseguraron el pasaje batiendo a los austríacos en la batalla de Turbigo . Gyulai había concentrado las propias fuerzas cerca de Magenta, la cual fue asaltada el 4 de junio por los franco-piamonteses. El ejército de Napoleón III cruzó el río Ticino y desbordó el flanco derecho austríaco, con lo que obligó al ejército de Gyulai a retirarse. La batalla de Magenta no fue especialmente grande, ya que no participaron ni la caballería ni la artillería, pero fue una victoria decisiva para decantar la guerra hacia el bando sardo-francés. Los franco-italianos sufrieron 4600 bajas y los austríacos, 10 200. El 5 de junio, el ejército derrotado abandonó Milán, donde entró el 7 de junio Patrice de Mac-Mahon , artífice de la victoria en Magenta , para preparar el día siguiente la entrada triunfal de Napoleón III y Víctor Manuel II , que fueron aclamados por el pueblo. Los Cazadores de los Alpes y la Marina italiana [ editar ] El 22 de mayo los cazadores de los Alpes , liderados por Giuseppe Garibaldi, pasaron en Lombardía del Lago Mayor a Sesto Calende , con el objetivo de entrar en batalla ayudando a la ofensiva principal. El 26 defendieron Varese de un ataque de fuerzas austríacas superiores en número guiadas por el general Urban . El 27 combatieron al enemigo en la batalla de San Fermo y ocuparon Como . Además en julio de 1859 la flota italiana, junto con algunos barcos franceses, ocupó las islas dálmatas de Lussino y Cherso entre el júbilo de la población local que era mayoritariamente italiana. [ 9 ] ​ Las últimas batallas [ editar ] Mientras tanto, los austríacos se agruparon para defender la Fortaleza del Cuadrilátero . La tarde del 6 de junio, los austríacos enviaron una brigada de retaguardia de cerca de ocho mil hombres, y dos escuadrones de caballería , compuestos por Dragones y Húsares . La tarde del 8 de junio, la ciudad fue invadida por los franceses. Después de sangrientos combates (mil franceses muertos y mil doscientos austríacos) el grueso del ejército austríaco perdió su marca y se retiró a Verona . Los franco-piamonteses reemprendieron la marcha el 12 de junio y el 14 capturaron Bérgamo y Brescia . El 24 de junio franco-piamonteses vencieron en una gran batalla, la batalla de Solferino . El ejército austríaco, al mando de Francisco José I , de unos 100 000 hombres fueron derrotados por los ejércitos de Napoleón III de Francia y del Reino de Cerdeña, comandado por Víctor Manuel II , con una fuerza aproximada de 118 600 hombres. Después de nueve horas de batalla, las tropas austríacas fueron forzadas a rendirse. Las bajas en el bando aliado fueron 2492, 12 512 heridos y 2922 capturados o desaparecidos. Más de 3000 soldados austríacos murieron, 10 807 fueron heridos y 8638 capturados o desaparecidos. La fundación de la Cruz Roja [ editar ] Al terminar la batalla de Solferino quedaron en el campo de batalla casi cuarenta mil hombres muertos o heridos abandonados a su suerte. Este escenario fue visto por el suizo Henri Dunant , que estaba viajando por el norte de Europa, y le dejó muy impresionado. Al ver como los soldados heridos morían sin asistencia se dedicó a socorrerlos sin importar su bando con ayuda de algunos aldeanos de la zona convocándolos con la frase italiana 'Tutti Fratelli' (Seamos todos hermanos). Dunant estuvo reflexionando y llegó a la conclusión de que era necesaria una sociedad que se encargara de atender a los heridos de uno u otro bando sin distinción por medio de voluntarios. Sus reflexiones están escritas en el libro Recuerdo de Solferino . En 1863 se fundó el Comité Internacional de la Cruz Roja y al año siguiente doce estados firman el Primer Convenio de Ginebra . La paz [ editar ] Víctor Manuel II . Napoleón III , temiendo no solo la entrada al conflicto de más Estados, sino también la reacción del Reino de Prusia , que movilizó a cuatrocientos mil hombres a la frontera en el Rin , firmó, sin contar con los piamonteses, un acuerdo de paz. Víctor Manuel II no podía continuar la guerra sin la ayuda francesa, por lo que aceptó el acuerdo franco-austríaco. La paz se firmó en Zúrich entre el 10 y el 11 de noviembre. Los Habsburgo cedieron la Lombardía a Francia , que, a su vez, la cedió a Saboya . Austria conservaba el Véneto , el Trentino , Tirol del Sur (Alto Adigio), Friuli-Venecia Julia , la Dalmacia y las fortalezas de Mantua y Peschiera . Todos los estados italianos, incluso el Véneto, que era austríaco , debieron unirse a una confederación italiana, presidida por el papa. El tratado tenía más ventajas para los austríacos y franceses que para los italianos: La confederación italiana no presentaba ninguna ventaja para la unificación y garantizaba la continuación de la presencia austriaca en la península. Los aumentos territoriales de Piamonte, aunque eran superiores en cantidad de kilómetros cuadrados que los de los franceses, no contentaban a los piamonteses porque ellos tenían la esperanza de conquistar en esta guerra el Véneto. Los franceses, aunque se retiraron, obtuvieron Saboya y Niza . Víctor Manuel II se arrepintió de ceder estas, pero Napoleón III necesitaba de tales compensaciones territoriales para justificar la participación de Francia en la guerra recién acabada. Consecuencias [ editar ] En los meses sucesivos, de hecho, Piamonte se anexó además de Lombardía, Parma, Módena, Emilia-Romaña y la Toscana. Después de estas conquistas, el 24 de marzo de 1860 Piamonte aceptó firmar el Tratado de Turín, en el cual confirmaron el traspaso de Niza y Saboya a Francia, ahora las ganancias territoriales italianas eran superiores a las francesas. El fin de esta guerra dio paso al último período de la Unificación. Tras la Paz, el Reino de Piamonte-Cerdeña comenzó a expandirse, consiguiendo en menos de dos años controlar prácticamente la totalidad de la península italiana. Así, el 17 de marzo de 1861 , casi toda Italia había sido unificada, a excepción de Roma , Niza , Saboya , Córcega , el Trentino-Alto Adigio , el Véneto , el Friuli , la Istria , la Dalmacia y Malta . La expedición de los Mil [ editar ] Artículo principal: Expedición de los Mil Giuseppe Garibaldi nacido en Niza , héroe nacional italiano. En 1860 , el Reino de las Dos Sicilias estaba gobernado por el joven rey, Francisco II , hijo de Fernando II . A mediados del siglo XIX, el reino se econtraba en una situación financiera sólida, aunque su economía se basaba principalmente en productos primarios agrícolas, se había iniciado un proceso de incipiente industrialización. [ 10 ] ​ Sin embargo, atravesaba una situación política delicada, al tener un rey con poca autoridad y muy represivo el pueblo era propenso a rebelarse. En abril de 1860 una revolución frustrada en Messina y en Palermo aumentó los ánimos revolucionarios pero nadie del sur de Italia podía combatir al ejército borbón. en el año 1844 habían fracasado los hermanos Bandiera y en 1857 Carlo Pisacane . El Reino de Piamonte estaba planeando conquistar el Reino de Las Dos Sicilias. Algunas fuentes indican el estímulo que suponía que el banco de Nápoles concentrara más de los 2/3 de reserva de oro de toda Italia. [ 11 ] ​ « Bisogna occuparsi di Napoli » (es necesario ocuparse de Nápoles) decía Cavour. [ 12 ] ​ Es por eso, que el 5 de mayo de 1860 Giuseppe Garibaldi zarpó del puerto de Quarto ( Provincia de Génova ) con 1033 hombres, en su mayoría veteranos de las guerras de independencia [ 13 ] ​ en dos barcos de vapor hacia Sicilia . Esta campaña se llamó Expedición de los Mil (en italiano Spedizione dei Mille ) y fue un paso muy importante para la unificación de Italia. El 11 de mayo , desembarca en Marsala , Sicilia , entre dos naves inglesas que cubrían la maniobra con 20.000 hombres. En Marsala, los camisas rojas (así eran llamadas las tropas de Garibaldi) no recibieron el apoyo esperado, pero el ejército aumentó gracias a los sucesivos desembarcos del ejército sardo piamontés. Garibaldi venció al ejército borbónico en la Batalla de Calatafimi a pesar de la superioridad numérica de los adversarios y del desarrollo inicial que favorecía a éstos. Se ha señalado que el general borbónico Landi había sido convencido de retirar sus tropas por los piamonteses, dándole dinero y prometiéndole un cargo importante en el ejército italiano. [ 14 ] ​ Después, tomó la ciudad de Palermo , cruzó el estrecho de Messina y entró en el continente. Siguió avanzando con poca resistencia hasta Salerno , ciudad muy cerca de Nápoles . Sólo en este momento el rey Francisco II se percató del peligro que corría. Decidió retroceder la línea de defensa al río Volturno, ubicado al Norte de Nápoles, para evital el asedio de la capital del reino. Garibaldi entra en la ciudad aclamado por la multitud, que según las fuentes históricas, fue obligada a vitorarlo por infiltrados piamonteses que les daban dinero a cambio, los que se negaban eran obligados a permanecer en sus casas por temor a represalias. [ 15 ] ​ Garibaldi se proclamó dictador de las Dos Sicilias, el Palacio Real de Nápoles fue totalmente saqueado, los objetos más preciosos fueron enviados a Turín, otros vendidos al mejor postor. El 11 de septiembre el oro de la Tesorería del Estado, patrimonio de la Nación, (equivalente a 1.670 millones de euros), y los bienes personales del rey (equivalentes a 150 millones de euros) todos depositados en el Banco de Nápoles, fueron sacados y proclamados bienes nacionales . [ 16 ] ​ Ya con la capital meridional tomada, el 8 de octubre , el gobierno piamontés emitió un decreto que indicaba un plebiscito a sufragio universal masculino en toda Italia para ratificar la anexión al Piamonte. El voto no fue secreto, en Nápoles y en todo el sur, se declaraba enemigo de la patria a quien votase por el No, en los cuartos había gente armada que obligaba a votar por el Sí. En el sur había mucha gente que les hacían creer que el SI significaba el regreso de su rey Francisco II y además los soldados garibaldinos votaban varias veces. [ 17 ] ​ Los resultados dieron una contundente victoria a faver del Si a la anexión al piamonte y fueron usados como propaganda por el reino piamontés, queriendo probar que el pueblo quería unirse al Piamonte, ser gobernados por el rey de la casa de Saboya y abandonar la época de independencia y a las cuatro generaciones de la dinastía borbónica napolitana. El Rey Francisco II, reorganizó su ejército de 40.000 hombres detrás del río Volturno, pero fue derrotado en manos de los garibaldinos en la llamada Batalla del Volturno . Por las bajas en dicha batalla estos resultados Garibaldi solicitó ayuda militar al gobierno piamontés y Francisco II quiso aprovechar el estancamiento de los garibaldinos para volver a atacar. pero los generales le aconsejaron reorganizar las fuerzas y entonces se retiró de Capua a Gaeta. Allí, el rey Francisco II con sus últimos 20.000 soldados fue asediado hasta el 13 de febrero de 1861 , por el general piamontés Enrico Cialdini con 18.000 soldados. La historia de este asedio impresionó vivamente a la opinión pública europea, sobre todo por el comportamiento heroico de la reina María Sofía de sólo 19 años, la cual a pesar de las bombas, arriesgó su vida para socorrer día y noche a los soldados heridos o moribundos. [ 18 ] ​ Después de meses de asedio, Francisco II se dio cuenta de la imposibilidad de la victoria y empezó a barajar la opción de la retirada. A las 7 de la mañana del 14 de febrero del 1861 , el rey y la reina abandonaron Gaeta y se embarcaron en una nave francesa que los trasportó a Terracina , en los territorios papales. Después de la retirada, el rey nunca abdicó, dejando para él y sus herederos el título de Rey del Reino de las Dos Sicilias. Ambicionando una Italia unida bajo un solo gobierno radicado en Roma, Garibaldi concibió la idea de marchar sobre los Estados Pontificios, defendidos por tropas francesas. Sin embargo, Víctor Manuel y Cavour, temerosos de perder lo logrado ante una posible radicalización del conflicto, evitaron el avance de Garibaldi. El incidente no supuso un enfrentamiento entre el rey del Piamonte y Garibaldi. al contrario, como había sido previsto el conquistador le cedió las Dos Sicilias . La proclamación del Reino de Italia [ editar ] Con tales operaciones, termina la segunda fase de la unificación de Italia. pero quedaban separados del Reino de Cerdeña , Roma , gobernada por el papa , y el Véneto , en mano de los austríacos . El 18 de febrero de 1861 , Víctor Manuel II de Saboya se reunió en Turín con los diputados de todos los Estados que reconocían su autoridad, asumiendo el 17 de marzo el título de rey de Italia por gracia de Dios y voluntad de la nación . Fue reconocido por las potencias europeas a pesar de que violaba el Tratado de Zúrich y el de Villafranca que le prohibían ser rey de toda Italia. Poco después moriría el conde de Cavour , viendo el gran trabajo de su vida casi completo. Al morir dijo: «Italia está hecha, ya todo está seguro». Italia fue gobernada con la base de la constitución liberal adoptada en el Reino de Cerdeña en 1848 ( Estatuto albertino ). La excepción se dio en el sur del país, donde debido a las revoluciones independentistas, se proclamó la ley marcial. Tercera guerra de independencia (1866) [ editar ] Otto von Bismarck Artículo principal: Tercera Guerra de la Independencia Italiana La alianza entre Prusia e Italia [ editar ] Las crecientes tensiones entre Austria y Prusia por la supremacía en el mundo germánico, provocaron en 1866 la Guerra Austro-prusiana que ofreció a los italianos la oportunidad de conquistar el Véneto. El 8 de abril de 1866 , el Gobierno Italiano, guiado por el general Alfonso La Marmora , realizó una alianza militar con la Prusia de Bismarck . De hecho, se creó alianza entre los dos Estados que vieron en el Imperio austríaco el obstáculo de las respectivas unificaciones nacionales. Según los planes prusianos, Italia tenía que atacar Austria por el frente meridional. Mientras tanto, aprovechando la superioridad naval, invadir las costas dálmatas, llevando el campo de batalla a Europa central . El primer ataque italiano [ editar ] El 16 de junio de 1866 Prusia comenzó las hostilidades contra algunos principados germanos aliados de Austria. El 19 de junio Italia le declaraba la guerra a Austria, con inicio de las hostilidades el 23 de junio . Al inicio del conflicto, el ejército italiano estaba dividido en dos grupos: el primero, comandado por La Marmora que era de Lombardía. el segundo, comandado por el general Enrico Cialdini de Emilia-Romaña. El general La Marmora sufrió una rápida derrota en Custoza el 24 de junio . Cialdini asedió la fortaleza austríaca de Borgoforte , al sur del Po. Custoza supuso un gran retraso de las operaciones, por el tiempo perdido en reorganizarse temiendo una contraofensiva austríaca. El éxito general de la guerra vino de las importantes victorias prusianas en el frente germano, en particular en Sadowa el 3 de julio de 1866 , obra del general von Moltke . Después de estas batallas los austríacos se retiraron a Viena. Uno de cada tres cuerpos armados italianos dieron prioridad a la defensa de Trentino e Isonzo . La determinación del renovado esfuerzo ofensivo [ editar ] Enrico Cialdini. El 5 de julio, llegó un telegrama del emperador de Francia Napoleón III, el cual prometía comenzar una mediación general, que habría permitido que Austria obtuviera condiciones honorables que hubieran permitido a Italia anexionarse Venecia. La situación era particularmente embarazosa, debido a que las fuerzas armadas no supieron ganar ningún enfrentamiento en el campo de batalla. El gobierno italiano buscó, por lo tanto, ganar tiempo, mientras el general Alfonso La Marmora obtenía «...una buena batalla para estar en condiciones más favorables para la paz». El 14 de julio, en un consejo de guerra en Ferrara , se estableció, finalmente una nueva actitud respecto al proseguir de la guerra: Enrico Cialdini habría guiado un ejército de 150 000 hombres que habría avanzado a través del Véneto, mientras La Marmora, con cerca de 70 000 hombres, hubiese mantenido la defensa de la fortaleza del Cuadrilatero. La Regia Marina de la mano del Almirante Persano buscaría la gloria, saliendo del puerto de Ancona (cosa que intentó, el 20 de julio, en una desastrosa derrota en la batalla de Lissa de 1866 ). El cuerpo de voluntarios de Garibaldi, reforzado con una división, debería penetrar en Trentino, acercándose lo más posible a la capital. De hecho, ahora la adquisición del Véneto era cierta, pero era urgente proceder a la ocupación de Trentino antes de las negociaciones de paz. El auge de las operaciones italianas [ editar ] En las semanas siguientes, Cialdini dirigió al ejército italiano a las orillas del Po, de Ferrara a Udine . Cruzó el Po y ocupó Rovigo el 11 de julio , Padova el 12, Treviso el 14. Santa Señora de Piave el 18, Valdobbiadene y Oderzo el 20, Vicenza el 21 y Udine el 22 de julio . Mientras tanto, los voluntarios de Garibaldi partieron de Brescia hacia Trento abriéndose camino, el 21 de julio a la batalla de Bezzecca , la cual ganó. A su vez, una segunda columna italiana llegaba, el 25 de julio , a las murallas de Trento. Pero Garibaldi recibió órdenes del Gobierno italiano de abandonar Trentino, las cuales debió obedecer. El cese de las hostilidades se produjo después del Armisticio de Cormons, el 12 de agosto de 1866, seguido el 3 de octubre de 1866 en el Tratado de Viena . Así Italia consiguió anexionarse el Véneto, Víctor Manuel entró triunfal en Venecia, y realizó un acto de homenaje en la plaza de San Marcos . Pero aún faltaba anexionar al reino: Roma, Trentino, Alto Adigio , Trieste, Istria, Dalmacia y la Suiza italiana (aparte las áreas de lengua italiana en Córcega, Niza y Malta). La conquista de Roma (1870) [ editar ] Artículo principal: Cuestión Romana Antecedentes [ editar ] Giuseppe Garibaldi, después de la fundación del Reino de Italia prosiguió incansablemente sus actividades militares en busca de la unidad de Italia, emprendiendo acciones sin éxito en 1862 al grito de: Roma o muerte! . La protesta de Napoleón III, cuyas tropas custodiaban Roma, llevó al ejército de ocupación piamontés en Nápoles a repeler a Garibaldi, haciéndole prisionero en Aspromonte (sur de Nápoles). En 1867 realiza una nueva marcha hacia Roma aprovechando la retirada de tropas francesas, que se ven obligadas a desembarcar otra vez y a derrotar al italiano en Mentana . La conquista [ editar ] En esta foto de la época, se ven los escombros de la puerta romana Pía. En julio de 1870 comenzó la guerra franco-prusiana . A principios de agosto Napoleón III llamó para la guerra a la guarnición que defendía de un posible ataque italiano a los Estados Pontificios. Numerosas manifestaciones públicas demandaban que el gobierno italiano tomara Roma. El gobierno italiano no inició ninguna acción bélica directa hasta el derrumbamiento del Segundo Imperio francés en la batalla de Sedán . Víctor Manuel II le envió una carta a Pío IX , en la que le pedía guardar las apariencias dejando entrar pacíficamente al ejército italiano en Roma, a cambio de ofrecer protección al papa. Pero este se negó rotundamente. El ejército italiano, dirigido por el general Raffaele Cadorna , cruzó la frontera papal el 11 de septiembre y avanzó lentamente hacia Roma, esperando que la entrada pacífica pudiera ser negociada. Sin embargo, el ejército italiano alcanzó la Muralla Aureliana el 19 de septiembre y sitió Roma. El papa siguió siendo intransigente y forzó a sus zuavos a oponer una resistencia más que simbólica, ante la imposibilidad de la victoria. El 20 de septiembre, después de tres horas de bombardeos, el ejército italiano consiguió abrir una brecha en la Muralla Aureliana ( Breccia di Porta Pia ). Los Bersaglieri marcharon por la Vía Pía, después llamada Vía del XX de septiembre. 49 soldados italianos y 19 zuavos murieron en combate, y, tras un plebiscito , Roma y el Lacio se unieron a Italia. Víctor Manuel le ofreció al papa como compensación una indemnización y mantenerle como gobernante del Vaticano . Pero el papa, que quería mantener el poder terrenal de la Iglesia, se negó, pues eso hubiera supuesto reconocer oficialmente al nuevo estado italiano y se declaró prisionero en el Vaticano . Además, sabiendo la influencia que tenía sobre los católicos, les prohibió a todos los católicos italianos votar en las elecciones del nuevo reino. Esta situación, llamada Cuestión Romana , no cambió hasta 1929, cuando Benito Mussolini y Pío XI firmaron los Pactos de Letrán . El Irredentismo [ editar ] Artículo principal: Italia irredenta La última fase de la Unificación de Italia fue en las « tierras irredentas » del Adriático oriental, específicamente en la Dalmacia italiana . En color violeta, los territorios del Reino de Italia en Dalmacia entre 1918 y 1947, con las islas de Cherso y Lussino cerca de Istria , la provincia de Zara al centro y las islas de Lagosta y Cazza en el Adriatico meridional. En color amarillo, los límites del italiano Gobiernatorado de Dalmacia entre 1941 y 1943, durante la segunda guerra mundial. La Unificación de Italia sin embargo no se había completado. Algunas provincias, como Trentino, Alto Adigio, Trieste, Istria , Dalmacia y Ragusa aún continuaban bajo dominio austriaco, por lo que fueron denominadas provincias irredentas (no liberadas). En estos lugares surgió un movimiento de carácter nacionalista que buscaba su incorporación a Italia. Este movimiento, a favor de unificar al Reino de Italia también la llamada Italia irredenta , sucesivamente se extendió a las áreas 'francesas' de Niza y Córcega . Tarjeta que representa Italia y su reivindicación territorial sobre las poblaciones italianas en 1919. La situación no se desbloqueó hasta el final de la Primera Guerra Mundial , en la que Italia entró del bando aliado con la promesa de recibir como compensación las Provincias Irredentas en manos austrohúngaras. Sin embargo, no todas estas provincias del Imperio de los Habsburgo fueron traspasadas en 1918 , sino que Dalmacia (con la excepción de la ciudad de Zadar (Zara) y algunas islas como Cherso , Lussino y Lastovo (Lagosta) pasó a formar parte de Yugoslavia . El fascismo de Benito Mussolini consideró « irredentas » también Córcega, Niza y Malta , que estaban bajo control de Francia y Reino Unido . Durante la Segunda Guerra Mundial , Reino de Italia ocupó toda Dalmacia, Córcega y Niza por algunos años hasta septiembre de 1943 , cuando resultó derrotada en el conflicto mundial. La Italia irredenta fue unida a Italia por Mussolini y esto culminó el proceso de Unificación de Italia durante los primeros años de la segunda guerra mundial . Entre 1936 y 1943 Italia también se convirtió en Imperio, cuando el Rey Víctor Manuel III fue coronado Emperador de Etiopía . Después de 1945 , Istria y Zara fueron cedidas a la Croacia (parte de Yugoslavia ) del líder comunista Tito y se registró el éxodo forzado de casi toda la población italiana (350.000 exiliados) de estas áreas. Movimientos secesionistas posteriores [ editar ] Carmine Crocco , (Rionero in Vulture 1 de junio de 1830 - Portoferraio 18 de junio de 1905 ) uno de los artífices de la revolución de los bandidos llamados «briganti». Después de los primeros días de la Expedición de los Mil de Garibaldi , y durante varios años siguientes, se produjeron algunas revueltas por la independencia del Reino de las Dos Sicilias que pusieron en dificultades al recién nacido Reino de Italia durante los primeros años unitarios. Los revolucionarios fueron llamados «briganti» (bandidos) porque practicaban sangrientas guerras de guerrillas y realizaban saqueos con homicidios. Esta violenta contrarrevolución popular se debía al fracaso de las ilusiones de reforma agraria además del aumento de los impuestos y por la confiscación de tierras borbónicas por parte del nuevo gobierno piamontés. La revuelta estalló en casi todo el sur a finales del 1861 y el Piamonte envió a Nápoles a Enrico Cialdini dándole poderes extraordinarios con un total de 120 000 hombres. Así se comenzó una de las más cruentas represiones de la historia italiana. Víctor Manuel III , rey de Italia y emperador de Etiopía , nacido en Nápoles y autor de la total integración del sur italiano. Varios historiadores nacionalistas italianos [ 19 ] ​ afirman que casi todas las matanzas fueron hechas por los bandidos «briganti» para aterrorizar a la población civil, que en su gran mayoría era favorable a la Unificación de Italia. En 1864 se instauró la ley marcial en el ex Reino de las Dos Sicilias y las rebeliones se pudieron sofocar completamente hacia el año 1868 . En todos estos años murieron un total de diecisiete mil meridionales en batalla o fusilados por «bandolerismo». esta cifra es casi superior a la de todos los caídos en el sur de Italia para lograr la Unificación. [ 20 ] ​ Después de la «toma de Roma» por parte de los italianos en 1870, el Estado Pontificio terminó su apoyo a los briganti y rápidamente se acabó la guerrilla. Este hecho fue considerado (por historiadores como Benedetto Croce ) como la prueba de que estas revueltas fueron artificialmente promovidas por el papa de Roma. El historiador Alfonso Scirocco [ 21 ] ​ afirma que la Unificación fue completa en la primera mitad del siglo xx , desapareciendo totalmente los movimientos secesionistas durante el gobierno de Víctor Manuel III , nacido en Nápoles y particularmente unido y afeccionado al sur de Italia. En efecto durante el fascismo fue completada la alfabetización de todo el sur italiano, fueron construidos hospitales y entidades asistenciales en todas las provincias al sur de Roma y fue iniciado un proceso de industrialización en varias ciudades del sur, que se manifestó también en el fin de la enorme emigración acaecida en las décadas anteriores. A causa de todo esto (junto con la prácticamente total eliminación de la delincuencia organizada que plagaba regiones como Sicilia ) en 1939 la mayoría de la población en el sur de Italia apoyaba la unificación italiana y el nacionalismo italiano de Mussolini [ 22 ] ​ Situación actual [ editar ] Las seis naciones signatarias del Tratado de Roma de 1957 . Con la caída del fascismo , que obtuvo el consenso hacia la completa Unificación de los Italianos con la conquista de Etiopía en 1936, los Aliados empezaron una política de regionalización de Italia favoreciendo la creación de regiones independientes (como ocurrió en Sicilia en 1946). Los disidentes de la unificación hicieron su aparición a lo largo de la segunda mitad del siglo XX (sobre todo después de la segunda guerra mundial en las leyes de los estados anexados) y los simpatizantes del regionalismo han llegado hasta nuestros días. En la actualidad existen dos pequeños movimientos independentistas con representación de un partido político activo: uno en el norte ( Liga Norte ) y otro al sur ( Movimiento neoborbónico ). Este movimiento secesionista meridional es parcialmente el resultado de las antiguas rebeliones de los campesinos contra el nuevo gobierno. Una situación similar existe en el autoproclamado Condado de Seborga . Su demanda histórica de independencia viene del haber sido excluidos de los tratados que unificaron el moderno estado italiano. Sin embargo no ha sido identificado como un movimiento secesionista, ya que afirma que nunca fue parte de Italia. Las reclamaciones de independencia de Seborga no han sido reconocidas por ningún gobierno. La provincia italiana de Alto Adigio tuvo un fuerte movimiento secesionista, dirigido por la mayoría austro-germana que exigía su unión con Austria (el deseo secesionista se hizo más fuerte inmediatamente después del final de la Segunda Guerra Mundial ). Los partidos secesionistas existen en la actualidad, pero el movimiento ha sido casi eliminado, en gran parte gracias a la amplia autonomía concedida por parte del gobierno italiano. Hay pocas naciones europeas con una identidad cultural precisa y definida claramente como la italiana: mismo pasado histórico con 'abuelos' de la antigua Roma y padres del 'Rinascimento', misma religión católica, misma lengua neolatina (y dialectos neolatinos), mismas costumbres sociales (desde las leyes del derecho romano hasta las costumbres alimenticias, pasando por diversiones comunes a todos los italianos como el 'calcio', etc...). Si se analizan bien las grandes naciones en la Europa occidental actual solamente Italia y Francia no han tenido sangrientas fracturas (como Yugoslavia o Checoslovaquia o Alemania dividida entre Austria-Alemania occidental-Alemania oriental) o sangrientos tentativos de fractura (como Gran Bretaña con el Ulster o España con los Vascos): Italia y Francia solo han sufrido unos pocos años de terrorismo local y sin muchos muertos (Italia en Alto Adigio y Francia en Córcega). Que Italia tenga 'solamente' casi 150 años de estar unida políticamente no significa que no haya obtenido identidad cultural: el fascismo -aunque con todos sus males- ha obtenido la completa alfabetización de Italia y la capacidad de todos los italianos de hablar/escribir/leer en italiano. Y la lengua nacional (cementada por la guerras mundiales) sigue creciendo en importancia: en el 2003 por primera vez el idioma de Dante se ha convertido -según la 'Accademia della Crusca' en la lengua hablada en familia por el 51% de los italianos. O sea que ha crecido en casi un siglo y medio del 2% (hablado solamente en Toscana) en 1861 a más de la mitad ahora! Hay que recordar que en Francia para imponer la lengua d'oil de París tardaron cinco siglos y todavía ahora hay muchos franceses que utilizan la lengua d'oc en el sur francés... En otras palabras: la unificación de Italia es un suceso en fin y al cabo. Entre un romano y un lombardo de Milán no existe las diferencias que hay entre un madrileño y un catalán de Barcelona, por ejemplo. [ 23 ] ​ Actualmente la mayoría de los italianos apoya la continuación del proceso de Unificación de Italia en la actual Unificación de Europa. Dicha Unificación europea se ha iniciado en los Tratados de Roma de 1957 y fue promovida por Alcide De Gasperi , considerado uno de los «padres fundadores» de la Unión Europea. [ 24 ] ​ La unificación de Italia en la ficción [ editar ] El gatopardo , novela escrita por Giuseppe Tomasi di Lampedusa . El gatopardo , adaptación cinematográfica de la anterior, dirigida por Luchino Visconti en 1963 . Viva L' Italia , película dirigida por Roberto Rossellini en 1960 . Li chiamarono... briganti! , película histórica dirigida por Pasquale Squitieri en 1999 . Véase también [ editar ] Reino de las Dos Sicilias Giuseppe Garibaldi Piamonte-Cerdeña Carbonería Camilo Benso Víctor Manuel II Víctor Manuel III Historia de Italia Hetalia: Axis Powers Expedición de los Mil Notas [ editar ] ↑ Según algunos ambientes filoborbónicos, el papel conspirativo de la masonería o de los intereses de las distintas potencias europeas (concretamente el Reino Unido de Gran Bretaña e Irlanda , interesada en crear un fuerte antagonista a la enemiga Francia ) también se han aducido como una de las causas del «Risorgimento». Véase: presentación de Giuseppe Ressa, parte 1, pag 15 Referencias [ editar ] ↑ Antonio Gramsci, Quaderno 19 – Il Risorgimento italiano , Turin, Einaudi, 1977 (con introducción y comentarios de Corrado Viviani) pág 3-4 ↑ Cita extraída de: Ernesto Galli della Loggia, L'identità italiana , Bolonia, Il Mulino, 1998, pág. 31, ISBN 88-15-06612-8 ↑ Derek Beales y Eugenio E. Biagini, Il Risorgimento e l'unificazione dell'Italia , Bologna, Il Mulino, 2005, pag 16 ISBN 88-15-09856-9 ↑ ambas citas son extraídas de: Benedetto Croce España en la vida italiana del Renacimiento , traducción de Francisco Gonzáles Rios, prólogo de Antonio Prieto , Sevilla, Editorial Renacimiento, 2007, pág. 336 y 337, ISBN 9788484722687 (orig.: Benedetto Croce, La Spagna nella vita italiana della Rinascenza , II edición, Bari, Giuseppe Laterza e Figli, 1922) ↑ Cita extraída de: Benedetto Croce, ibídem p. 338 ↑ cita extraída de: Antonio Dominguez Ortiz , Historia de España. El antiguo régimen: los Reyes Católicos y los Austria” (tomo 3 de la Historia de España dirigida por Miguel Artiola), Alianza Editorial, Madrid, 1988, pág. 369, tomo 3 ISBN 84-206-9572-6 ( ISBN 84-206-9573-4 (obra completa) ↑ Benedetto Croce, op. cit. , Sevilla, 2007, pág. 31 y 32 ↑ Cita extraída de: Benedetto Croce, ibíd., Sevilla, 2007, pág. 32 ↑ Julio 1859: Tropas italianas en Lussino y Cherso (Dalmacia) ↑ [1] ↑ presentación de Giuseppe Ressa, parte 1, pag 8 ↑ Cartas de Cavour a Rattazzi del 9 de abril de 1856 [ Lettres dè Cavour à U.Rattazzi, Paris, 1862, p.247. citata da Ò Clery “ La Rivoluzione italiana “, Ares, 2000] ↑ presentación de Giuseppe Ressa, parte 1, pag 19 ↑ Giacinto dè Sivo, op. cit. pag.525 ↑ George Mundy, La fine delle Due Sicilie e la Marina britannica, Berisio, Napoli, 1966, pag.199 ↑ Francesco Saverio Nitti, Scienze delle Finanze, Pierro, 1903, p.292. ↑ El portal del sur, los plebiscitos ↑ El portal del sur, el asedio de Gaeta ↑ Alfonso Scirocco, In difesa del Risorgimento p.48 ↑ Real Casa di Borbone delle Due Sicilie - Storia ↑ Scirocco Alfonso. In difesa del Risorgimento p. 38 ↑ Alberto Mario Banti. Il Risorgimento italiano p.46 ↑ Alberto Mario Banti. Il Risorgimento italiano . p. 137 ↑ Pietro Scoppola, La proposta politica di De Gasperi Bibliografía [ editar ] Pio Nono: A Study in European Politics and Religion in the Nineteenth Century by E.E.Y. Hales (P.J. Kenedy, 1954) Edgar Holt, The Making of Italy 1815-1870, Atheneum, New York (1971). Bernardino Barbadoro, Ventisette secoli di storia D´Italia , Asociación Dante Alighieri, Buenos Aires. Alberto Mario Banti, La nazione del Risorgimento: parentela, santità e onore alle origini dell'Italia unita , Torino, Einaudi, 2000 (Biblioteca di cultura storica. 225) Alberto Mario Banti, Il Risorgimento italiano , Roma-Bari, Laterza, 2004 (Quadrante Laterza. 125) Benedetto Croce , España en la vida italiana del Renacimiento , Sevilla, Editorial Renacimiento, 2007, ISBN 9788484722687 Derek Beales y Eugenio E. 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[2] Enlaces externos [ editar ] Historia de los países e imperios implicados y estudio de los acontecimientos que desembocaron en la Gran Guerra , por Logan Marshall, Project Gutenberg Etext - Capítulo IX. «Garibaldi y la unificación de Italia» Unificación italiana Unidad de Italia La unidad italiana Obtenido de « https://es.wikipedia.org/w/index.php?title=Unificación_de_Italia&oldid=104574205 » Categorías : Unificación de Italia Reino de Italia Historia política de Italia Categorías ocultas: Wikipedia:Páginas con enlaces mágicos de ISBN Wikipedia:Artículos destacados Menú de navegación Herramientas personales No has iniciado sesión Discusión Contribuciones Crear una cuenta Acceder Espacios de nombres Artículo Discusión Variantes Vistas Leer Editar Ver historial Más Buscar Navegación Portada Portal de la comunidad Actualidad Cambios recientes Páginas nuevas Página aleatoria Ayuda Donaciones Notificar un error Imprimir/exportar Crear un libro Descargar como PDF Versión para imprimir En otros proyectos Wikimedia Commons Herramientas Lo que enlaza aquí Cambios en enlazadas Subir archivo Páginas especiales Enlace permanente Información de la página Elemento de Wikidata Citar esta página En otros idiomas Afrikaans Alemannisch العربية Asturianu Беларуская Беларуская (тарашкевіца)‎ Български Català Čeština Dansk Deutsch Ελληνικά English Esperanto Eesti Euskara فارسی Suomi Võro Français Furlan Gaeilge Galego עברית हिन्दी Hrvatski Magyar Հայերեն Bahasa Indonesia Íslenska Italiano 日本語 ქართული 한국어 Кыргызча Latina Lietuvių Latviešu Македонски मराठी Bahasa Melayu Nederlands Norsk nynorsk Norsk Occitan Polski Português Română Русский Sicilianu Scots Srpskohrvatski / српскохрватски Simple English Slovenčina Slovenščina Српски / srpski Svenska தமிழ் Türkçe Українська Vèneto Tiếng Việt Winaray 中文 Bân-lâm-gú Editar enlaces Se editó esta página por última vez el 30 dic 2017 a las 16:02. 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  1789 - Wikipedia 1789 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVII secolo · XVIII secolo · XIX secolo Anni 1760 · Anni 1770 · Anni 1780 · Anni 1790 · Anni 1800 1785 · 1786 · 1787 · 1788 · 1789 · 1790 · 1791 · 1792 · 1793 Il 1789 (MDCCLXXXIX in numeri romani ) è un anno del XVIII secolo . 1789 negli altri calendari Calendario gregoriano 1789 Ab Urbe condita 2542 (MMDXLII) ... , abate e presbitero italiano († 1868 ) Joseph Bosworth , filologo e linguista inglese († 1876 ... ) Andrea Caraffa , matematico e fisico italiano († 1845 ) Claude Dubufe , pittore francese († 1864 ... ) Emanuele Grasso , pittore italiano († 1853 ) Manuel Gómez Pedraza , politico messicano († 1851 ) Fortunato Luzzi , avvocato e rivoluzionario italiano († 1823 ) Josef Mayseder , violinista austriaco († 1863 ) Carlo Mazziotta , patriota italiano († 1822 ) Manuel de Mier y Terán , generale messicano CACHE

1789 - Wikipedia 1789 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVII secolo · XVIII secolo · XIX secolo Anni 1760 · Anni 1770 · Anni 1780 · Anni 1790 · Anni 1800 1785 · 1786 · 1787 · 1788 · 1789 · 1790 · 1791 · 1792 · 1793 Il 1789 (MDCCLXXXIX in numeri romani ) è un anno del XVIII secolo . 1789 negli altri calendari Calendario gregoriano 1789 Ab Urbe condita 2542 (MMDXLII) Calendario armeno 1237 — 1238 Calendario bengalese 1195 — 1196 Calendario berbero 2739 Calendario bizantino 7297 — 7298 Calendario buddhista 2333 Calendario cinese 4485 — 4486 Calendario copto 1505 — 1506 Calendario ebraico 5548 — 5549 Calendario etiopico 1781 — 1782 Calendario induista Vikram Samvat Shaka Samvat Kali Yuga 1844 — 1845 1711 — 1712 4890 — 4891 Calendario islamico 1203 — 1204 Calendario persiano 1167 — 1168 Indice 1 Eventi 1.1 Rivoluzione francese 2 Nati 3 Morti 4 Calendario 5 Altri progetti Eventi [ modifica | modifica wikitesto ] La Spagna si schiera con gli Stati Uniti d'America. Il Congresso degli Stati Uniti approva dodici emendamenti alla Costituzione . dieci di questi saranno confermati dai vari Stati ed entreranno a far parte della Costituzione stessa, venendo a costituire la cosiddetta 'Dichiarazione dei diritti degli Stati Uniti' ( Bill of rights ). Il chimico francese Antoine Lavoisier pubblica il Traité élémentaire de chimie (Trattato di chimica elementare). Il chimico tedesco Martin Heinrich Klaproth scopre l' uranio e lo zirconio . Il poeta ed artista inglese William Blake termina i Canti dell'innocenza ( Songs of innocence ). Il medico francese Joseph-Ignace Guillotin perfeziona la ghigliottina . Ammutinamento del Bounty William Herschel scopre Mimante e Encelado , satelliti di Saturno . 7 gennaio : prime elezioni presidenziali negli USA , vinte da George Washington . John Adams diventa il primo vicepresidente . 23 gennaio : a Washington viene fondato il Georgetown College, più tardi conosciuto come Georgetown University . 18 agosto : inizio della Rivoluzione di Liegi . 24 settembre : viene formata la Corte Suprema degli Stati Uniti . 27 ottobre : una colonna partigiana al comando del Van der Mersch sconfigge due battaglioni imperiali alla battaglia di Turnhout . Rivoluzione francese [ modifica | modifica wikitesto ] 5 maggio : prima riunione degli Stati Generali 17 giugno : l'assemblea del Terzo Stato si proclama Assemblea nazionale . 20 giugno : Giuramento della sala della Pallacorda 9 luglio : l'Assemblea nazionale si dichiara 'costituente' a tutti gli effetti. 14 luglio : Presa della Bastiglia . 4 agosto : l'Assemblea nazionale decreta l'abolizione del feudalesimo . 26 agosto : pubblicazione della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino . 5 ottobre : le donne marciano a Versailles contro il re ( marcia su Versailles ). 6 ottobre : la corte e l'Assemblea nazionale spostano la propria sede da Versailles a Parigi . 30 novembre : l'Assemblea nazionale costituente proclama l'isola di Corsica “parte integrante dell'impero francese… retta dalla stessa costituzione degli altri francesi”. Nati [ modifica | modifica wikitesto ] Gamzat-bek , imam russo († 1834 ) Antonio Maria Alcalá Galiano , scrittore spagnolo († 1865 ) Jakob Alt , pittore tedesco († 1872 ) Saartjie Baartman († 1815 ) Giuseppe Bianchi , storico, abate e presbitero italiano († 1868 ) Joseph Bosworth , filologo e linguista inglese († 1876 ) Jacques-Étienne Bérard , fisico francese († 1869 ) Frédéric Bérard , medico e filosofo francese († 1828 ) Andrea Caraffa , matematico e fisico italiano († 1845 ) Claude Dubufe , pittore francese († 1864 ) Agustín Durán , scrittore spagnolo († 1862 ) José Fernández Madrid , politico colombiano († 1830 ) Emanuele Grasso , pittore italiano († 1853 ) Manuel Gómez Pedraza , politico messicano († 1851 ) Fortunato Luzzi , avvocato e rivoluzionario italiano († 1823 ) Josef Mayseder , violinista austriaco († 1863 ) Carlo Mazziotta , patriota italiano († 1822 ) Manuel de Mier y Terán , generale messicano († 1832 ) William Henry Miller , politico inglese († 1848 ) Bernardo de Monteagudo , politico, militare e rivoluzionario argentino († 1825 ) Camillo Nalin , poeta italiano († 1851 ) Pietro Giovanni Parolini , compositore italiano († 1875 ) Ibrāhīm Pascià , generale e politico egiziano († 1848 ) Francesco Peverelli , architetto italiano († 1854 ) Henry Pottinger , militare britannico († 1856 ) Carmelo Pugliatti , accademico e ginecologo italiano († 1854 ) Jean-Sébastien Rouillard , pittore francese († 1852 ) Salomon Steinheim , filosofo e poeta tedesco († 1866 ) Kyra Vassiliki († 1834 ) Ludwig von Wohlgemuth , generale e politico austriaco († 1851 ) Diego Noboa , politico ecuadoriano († 1870 ) Manuel de la Peña y Peña , politico messicano († 1850 ) 3 gennaio - Carl Gustav Carus , fisiologo e pittore tedesco († 1869 ) 4 gennaio - Alphonse Henri d'Hautpoul , politico francese († 1865 ) 6 gennaio - Giuseppe Andreoli , prete e patriota italiano († 1822 ) 7 gennaio - Dmitrij Vasil'evič Daškov , politico russo († 1839 ) 9 gennaio - Louis Dupré , pittore francese († 1837 ) 12 gennaio Davide Banderali , tenore italiano († 1849 ) Ettore Perrone di San Martino , politico, patriota e militare italiano († 1849 ) Giuseppe Rosati , missionario e vescovo cattolico italiano († 1843 ) 17 gennaio Maria Domenica Brun Barbantini , religiosa italiana († 1868 ) Emmanuele Antonio Cicogna , storico italiano († 1868 ) 22 gennaio Luca Passi , presbitero italiano († 1866 ) Claudine Thévenet , religiosa francese († 1837 ) 23 gennaio - Marco Bordogni , tenore italiano († 1856 ) 28 gennaio - William Stephen Gilly , scrittore, viaggiatore e presbitero britannico († 1855 ) 1º febbraio - Pietro Odescalchi , letterato italiano († 1856 ) 2 febbraio - Carl Alexander Heideloff , architetto tedesco († 1865 ) 4 febbraio Ignazio Costa della Torre , politico e magistrato italiano († 1872 ) Giovan Battista Mazzoni , imprenditore e politico italiano († 1867 ) 5 febbraio - Thomas John Cochrane , ammiraglio scozzese († 1872 ) 7 febbraio - Bernardo de La Charrière , magistrato e politico italiano († 1850 ) 9 febbraio - Franz Xaver Gabelsberger , inventore tedesco († 1849 ) 15 febbraio - Frederic Ernst Fesca , violinista e compositore tedesco († 1826 ) 20 febbraio - Eleuterio Felice Foresti , patriota, accademico e diplomatico italiano († 1858 ) 27 febbraio Urbain Audibert , botanico francese († 1846 ) Edward Hawkins , presbitero e accademico britannico († 1882 ) 1º marzo - John Ramsay McCulloch , economista scozzese († 1864 ) 2 marzo Mario Giuseppe Mirone , vescovo cattolico italiano († 1864 ) Alessandro Racchetti , giurista italiano († 1854 ) 4 marzo - Thomas Fitzsimons , politico statunitense († 1795 ) 5 marzo - Francesco Cherubini , filologo e editore italiano († 1851 ) 7 marzo - Michel Martin Drolling , pittore francese († 1851 ) 8 marzo - Miguel Barragán , generale e politico messicano († 1836 ) 12 marzo - Vincenzo Menchi , vescovo cattolico italiano († 1847 ) 14 marzo - Josef Schlotthauer , pittore tedesco († 1869 ) 16 marzo Francis Rawdon Chesney , generale britannico († 1872 ) Georg Ohm , fisico e matematico tedesco († 1854 ) 29 marzo - Luigi Fransoni , arcivescovo cattolico italiano († 1862 ) 1º aprile - Louis-Charles-Auguste Couder , pittore francese († 1873 ) 7 aprile Luigi Cossa , incisore e medaglista italiano († 1867 ) Alberto La Marmora , generale, naturalista e cartografo italiano († 1863 ) 10 aprile - Amalia Luisa di Arenberg , nobile tedesca († 1823 ) 12 aprile - Antonio Maria Gianelli , vescovo cattolico italiano († 1846 ) 19 aprile - Martin Hamuljak , attivista, linguista e giornalista slovacco († 1859 ) 23 aprile - Nicola Longo , medico e patriota italiano († 1877 ) 26 aprile - Matthias Numsen Blytt , botanico norvegese († 1862 ) 27 aprile - Pierre Boitard , botanico e geologo francese († 1859 ) 29 aprile - Karl Ludwig Frommel , pittore e incisore tedesco († 1863 ) 4 maggio Angelo Paggi , filosofo, letterato e orientalista italiano († 1867 ) Carlo Romanò , vescovo cattolico italiano († 1855 ) 5 maggio - Gustaf Vilhelm Gumaelius , presbitero, scrittore e politico svedese († 1877 ) 20 maggio - Marcellin Champagnat , presbitero francese († 1840 ) 23 maggio - Franz von Schlick , generale austriaco († 1862 ) 27 maggio - Lorenzo Simonetti , cardinale italiano († 1855 ) 28 maggio - Bernhard Severin Ingemann , scrittore danese († 1862 ) 31 maggio - Carlo Francesco Caccia , funzionario e politico italiano († 1863 ) 4 giugno - Friedrich Boie , scienziato tedesco († 1870 ) 5 giugno - Franz Hartig , politico e giornalista austriaco († 1865 ) 8 giugno - Massimina Rosellini Fantastici , scrittrice e poetessa italiana († 1859 ) 15 giugno - Charles Joseph Hullmandel , litografo inglese († 1850 ) 17 giugno - Antoine IX de Gramont , nobile e generale francese († 1855 ) 18 giugno - John Carne , viaggiatore e scrittore inglese († 1844 ) 20 giugno - Pietro I Moncada di Paternò , politico italiano († 1861 ) 25 giugno Giuseppe Francesco Agnelli , imprenditore italiano († 1865 ) Silvio Pellico , scrittore, poeta e patriota italiano († 1854 ) 27 giugno - Friedrich Silcher , compositore tedesco († 1860 ) 30 giugno - Horace Vernet , pittore e fotografo francese († 1863 ) 1º luglio - Francisco Javier Mina , avvocato e militare spagnolo († 1817 ) 3 luglio - Friedrich Overbeck , pittore tedesco († 1869 ) 5 luglio Miguel Barreiro , politico uruguaiano († 1848 ) Faddej Bulgarin , giornalista e scrittore polacco († 1859 ) 6 luglio - Maria Isabella di Borbone-Spagna († 1848 ) 9 luglio - Giulio Lante Montefeltro della Rovere, I duca Lante della Rovere , nobile italiano († 1873 ) 12 luglio - Georg Wilhelm Freyreiss , naturalista tedesco († 1825 ) 14 luglio - Emily Anne Cecil , nobildonna inglese († 1858 ) 19 luglio - John Martin , pittore, incisore e illustratore inglese († 1854 ) 20 luglio Mahmud II († 1839 ) Giovanni Milani , ingegnere italiano († 1862 ) 21 luglio - Vasil Evstatiev Aprilov , scrittore e patriota bulgaro († 1847 ) 3 agosto - André Koechlin , ingegnere francese († 1875 ) 6 agosto Friedrich List , economista e giornalista tedesco († 1846 ) Sebastiano Santi , pittore italiano († 1865 ) 9 agosto Nicolas Bochsa , compositore francese († 1856 ) Alessio Narbone , gesuita e storico italiano († 1860 ) Giusto Recanati , cardinale e vescovo cattolico italiano († 1861 ) 14 agosto - Ferdinando Baldanzi , arcivescovo cattolico italiano († 1866 ) 16 agosto - Amos Kendall , politico statunitense († 1869 ) 21 agosto - Augustin-Louis Cauchy , matematico e ingegnere francese († 1857 ) 25 agosto - John Miers , botanico e ingegnere inglese († 1879 ) 26 agosto - Abbas Mirza († 1833 ) 27 agosto - Giuseppe di Sassonia-Altenburg († 1868 ) 28 agosto - Stefania di Beauharnais , sovrana tedesca († 1860 ) 31 agosto Julija Fëdorovna Adlerberg , nobildonna russa († 1864 ) Heinrich Christoph Wilhelm Sigwart , filosofo e logico tedesco († 1844 ) 1º settembre - Marguerite di Blessington , scrittrice irlandese († 1849 ) 7 settembre - Friedrich Wilhelm Schadow , pittore tedesco († 1862 ) 9 settembre William Cranch Bond , astronomo statunitense († 1859 ) Menachem Mendel Schneersohn , filosofo, mistico e rabbino russo († 1866 ) 15 settembre - James Fenimore Cooper , scrittore statunitense († 1851 ) 20 settembre - Giorgio II di Waldeck e Pyrmont , sovrano tedesco († 1845 ) 28 settembre Luisa Carolina d'Assia-Kassel († 1867 ) Richard Bright , medico inglese († 1858 ) Giuseppe Grosso Cacopardo , avvocato, storico e letterato italiano († 1858 ) 29 settembre - Peter Joseph Lenné , architetto del paesaggio tedesco († 1866 ) 2 ottobre - Charles John Beckwith , generale britannico († 1862 ) 5 ottobre Cesare De Laugier de Bellecour , militare italiano († 1871 ) William Scoresby , esploratore e scienziato britannico († 1857 ) 6 ottobre - Francesco Giovanni Ricci , banchiere e politico italiano († 1856 ) 8 ottobre - William Swainson , ornitologo, entomologo e artista inglese († 1855 ) 14 ottobre - Constant van Crombrugghe , presbitero fiammingo († 1865 ) 15 ottobre - William Christopher Zeise , chimico danese († 1847 ) 20 ottobre - Enrico LXVII di Reuss-Gera († 1867 ) 23 ottobre - George Bridgeman, II conte di Bradford , nobile inglese († 1865 ) 24 ottobre - Michel Félix Dunal , docente, botanico e micologo francese († 1856 ) 25 ottobre Carlos María de Alvear , militare e politico argentino († 1852 ) Heinrich Schwabe , astronomo tedesco († 1875 ) 30 ottobre - Luisa Carlotta di Danimarca († 1864 ) 9 novembre Thomas Ignatius Maria Forster , astronomo, naturalista e medico britannico († 1860 ) Giuseppe Frezzolini , basso italiano († 1861 ) 11 novembre - Pietro Tenerani , scultore italiano († 1869 ) 20 novembre - Johann Nikolaus von Dreyse , inventore e ingegnere tedesco († 1867 ) 21 novembre - Cesare Balbo , politico e scrittore italiano († 1853 ) 22 novembre - Jacopo Pirona , abate, scrittore e linguista italiano († 1870 ) 28 novembre - Mulay 'Abd al-Rahman , sultano marocchino († 1859 ) 3 dicembre - Zinaida Aleksandrovna Belosel'skaja , poetessa e scrittrice russa († 1862 ) 4 dicembre - Micurà de Rü , presbitero e linguista austriaco († 1847 ) 8 dicembre - József Hild , architetto ungherese († 1867 ) 10 dicembre - Antonio Salvotti , magistrato italiano († 1866 ) 14 dicembre - Federico IV di Salm-Kyrburg († 1859 ) 15 dicembre - Carlos Soublette , militare e politico venezuelano († 1870 ) 18 dicembre - Konstantin d'Aspre , generale austriaco († 1850 ) 21 dicembre - John Norvell , editore e politico statunitense († 1850 ) 22 dicembre Alfredo, X duca di Croÿ († 1861 ) Levi Woodbury , politico statunitense († 1851 ) 24 dicembre - Raffaele Purpo , vescovo cattolico italiano († 1876 ) 27 dicembre - Giovan Francesco Pugliese , economista, storico e giurista italiano († 1855 ) Morti [ modifica | modifica wikitesto ] Sayed Murad Khan Filippo Arena , botanico italiano (n. 1708 ) Matteo Barbieri , presbitero e matematico italiano (n. 1743 ) Petrus Camper , anatomista olandese (n. 1722 ) Timothy Cunningham , avvocato britannico Filippo Salvatore Gilij , linguista italiana (n. 1721 ) Francesco Ottavio Magnocavalli , architetto e scrittore italiano (n. 1707 ) Giacomo Merchi , chitarrista italiano (n. 1730 ) Lorenzo Mosca , militare e scultore italiano Giovenale Sacchi , religioso, musicologo e insegnante italiano (n. 1726 ) Orazio Solimena , pittore italiano (n. 1690 ) Barrimore Matthew St. Leger , militare britannico (n. 1733 ) Giuseppe Vernaccini , giurista italiano (n. 1738 ) 4 gennaio - Thomas Nelson Junior , politico statunitense (n. 1738 ) 6 gennaio - Federico Guglielmo di Vestfalia , vescovo cattolico tedesco (n. 1727 ) 8 gennaio - Jack Broughton , pugile inglese (n. 1703 ) 10 gennaio - Domenico Orsini d'Aragona , cardinale italiano (n. 1719 ) 17 gennaio - Andrea Negroni , cardinale italiano (n. 1710 ) 20 gennaio - Jeremiah Meyer , pittore tedesco (n. 1735 ) 21 gennaio - Paul Erdmann Isert , botanico e zoologo tedesco (n. 1756 ) 23 gennaio Ja'far Khan John Cleland , scrittore inglese (n. 1709 ) 29 gennaio - Giovanni Francesco Pagnini , economista e storico italiano (n. 1714 ) 2 febbraio - Armand-Louis Couperin , compositore e organista francese (n. 1727 ) 3 febbraio - Nicolaus de Béguelin , fisico, scrittore e matematico svizzero (n. 1714 ) 12 febbraio - Ethan Allen , generale statunitense (n. 1738 ) 13 febbraio - Fortunato Felice , scrittore e editore italiano (n. 1723 ) 14 febbraio - Paolo Renier , politico e diplomatico italiano (n. 1710 ) 17 febbraio - Paolo Francesco Giustinian , arcivescovo cattolico italiano (n. 1715 ) 21 febbraio - Paul Henri Thiry d'Holbach , filosofo e enciclopedista tedesco (n. 1723 ) 11 marzo - Jozef Karol Hell , ingegnere e inventore slovacco (n. 1713 ) 13 marzo - Aleksandr Nikolaevič Stroganov , politico russo (n. 1740 ) 14 marzo - Amadio Baldanzi , presbitero e medico italiano (n. 1705 ) 23 marzo - Thomas Osborne, IV duca di Leeds , politico e magistrato inglese (n. 1712 ) 25 marzo - Julie von Voss , nobildonna tedesca (n. 1766 ) 26 marzo - Jacopo Belgrado , gesuita e astronomo italiano (n. 1704 ) 29 marzo - Giovanni Cornaro , cardinale italiano (n. 1720 ) 31 marzo - Niccolò Ciafaglione , arcivescovo cattolico italiano (n. 1716 ) 7 aprile - Abdul Hamid I (n. 1725 ) 11 aprile - Jean-André Lepaute , orologiaio francese (n. 1720 ) 24 aprile - Andrej Petrovič Šuvalov , politico russo (n. 1742 ) 26 aprile - Pëtr Ivanovič Panin , generale russo (n. 1721 ) 5 maggio - Giuseppe Baretti , critico letterario, traduttore e poeta italiano (n. 1719 ) 9 maggio - Jean-Baptiste Vaquette de Gribeauval , generale e ingegnere francese (n. 1715 ) 13 maggio - Louis Archimbaud , compositore e organista francese (n. 1705 ) 15 maggio - Jean-Baptiste Marie Pierre , pittore francese (n. 1714 ) 17 maggio - Marco Aurelio Balbis Bertone , vescovo cattolico italiano (n. 1725 ) 19 maggio - Giuseppe Bonito , pittore italiano (n. 1707 ) 21 maggio - John Hawkins , musicista, saggista e musicologo inglese (n. 1719 ) 25 maggio - Anders Dahl , botanico svedese (n. 1751 ) 30 maggio - Jacques-Philippe de Choiseul , generale francese (n. 1727 ) 4 giugno - Luigi Giuseppe di Borbone-Francia (n. 1781 ) 6 giugno - Carlo Tommaso di Löwenstein-Wertheim-Rochefort , nobile tedesco (n. 1714 ) 7 giugno - Václav Jan Kopřiva , compositore e organista ceco (n. 1708 ) 12 giugno - Jean-Étienne Liotard , pittore svizzero (n. 1702 ) 14 giugno Johann Wilhelm Hertel , compositore, clavicembalista e violinista tedesco (n. 1727 ) Tommaso Temanza , architetto, scrittore e ingegnere italiano (n. 1705 ) 3 luglio - Jakob Bernoulli II , matematico svizzero (n. 1759 ) 4 luglio - Cristiano Alberto di Hohenlohe-Langenburg (n. 1726 ) 10 luglio - Francisco Preciado de la Vega , pittore spagnolo (n. 1712 ) 11 luglio - Victor Riqueti de Mirabeau , economista francese (n. 1715 ) 14 luglio - Bernard-René Jourdan de Launay , nobile francese (n. 1740 ) 15 luglio - Jacques Duphly , clavicembalista, organista e compositore francese (n. 1715 ) 16 luglio - Domenico Caracciolo , diplomatico e politico italiano (n. 1715 ) 27 luglio - William Savage , compositore, organista e cantante inglese (n. 1720 ) 30 luglio - Giovanna Bonanno , assassina seriale italiana (n. 1713 ) 5 agosto - Biagio Bellotti , pittore, architetto e organista italiano (n. 1714 ) 14 agosto - Friedrich von Knaus , orologiaio e inventore tedesco (n. 1724 ) 22 agosto - Johann Heinrich Tischbein il Vecchio , pittore tedesco (n. 1722 ) 4 settembre - Catherine Ponsonby , nobildonna inglese (n. 1742 ) 7 settembre - Tommaso Silvestri , presbitero e educatore italiano (n. 1744 ) 8 settembre - Marie Thérèse Sophie Richard de Ruffey , nobile francese (n. 1754 ) 11 settembre Ulrich Bräker , scrittore svizzero (n. 1735 ) Luca Sorgo , compositore dalmata (n. 1734 ) 12 settembre - Franz Xaver Richter , compositore ceco (n. 1709 ) 21 settembre - George Read , politico e avvocato statunitense (n. 1733 ) 29 settembre - Annibale degli Abati Olivieri , archeologo e numismatico italiano (n. 1708 ) 1º ottobre - Girolamo Grimaldi , diplomatico e politico italiano (n. 1710 ) 6 ottobre - Cecilia Young , soprano inglese (n. 1712 ) 12 ottobre - Giovanni Maria Riminaldi , cardinale italiano (n. 1718 ) 17 ottobre - Carlo Giorgio Lebrecht di Anhalt-Köthen , principe (n. 1730 ) 19 ottobre - Maria Anna d'Asburgo-Lorena , badessa (n. 1738 ) 20 ottobre - Anne Lennox , nobildonna britannica (n. 1703 ) 22 ottobre - George Waldegrave, IV conte Waldegrave , nobile e ufficiale inglese (n. 1751 ) 30 ottobre - Pasquale Bondini , basso e impresario teatrale italiano 7 novembre - Mario Lupo , storico italiano (n. 1720 ) 8 novembre - Giovanni Antonio Battarra , naturalista e micologo italiano (n. 1714 ) 11 novembre - Charles-Georges Le Roy , enciclopedista francese (n. 1723 ) 17 novembre - Charlotte Stuart, duchessa di Albany , nobile scozzese (n. 1753 ) 21 novembre - Gerolamo Dandolfi , vescovo cattolico italiano (n. 1722 ) 3 dicembre - Claude Joseph Vernet , pittore e incisore francese (n. 1714 ) 22 dicembre - George Clavering-Cowper, III conte Cowper , nobile e politico inglese (n. 1739 ) 23 dicembre - Charles-Michel de l'Épée , presbitero e educatore francese (n. 1712 ) 24 dicembre - Gregorio Salvini , politico, presbitero e scrittore italiano (n. 1696 ) 25 dicembre - Lorenzo Peracino , pittore italiano (n. 1710 ) 30 dicembre - Maximilian Prokop von Toerring-Jettenbach , vescovo cattolico tedesco (n. 1739 ) Calendario [ modifica | modifica wikitesto ] Calendario 1789 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Gennaio Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Febbraio Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Marzo Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Aprile Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Maggio Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Giugno Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Luglio Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Agosto Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Settembre Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Ottobre Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Novembre Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Dicembre Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Altri progetti [ modifica | modifica wikitesto ] Altri progetti Wikisource Wikimedia Commons Wikisource contiene redatte nel 1789 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su 1789 Estratto da ' https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=1789&oldid=85720525 ' Categorie : Eventi del 1789 Anni del XVIII secolo Categoria nascosta: Collegamento interprogetto a Wikisource presente ma assente da Wikidata Menu di navigazione Strumenti personali Accesso non effettuato discussioni contributi registrati entra Namespace Voce Discussione Varianti Visite Leggi Modifica Modifica wikitesto Cronologia Altro Ricerca Navigazione Pagina principale Ultime modifiche Una voce a caso Vetrina Aiuto Sportello informazioni Comunità Portale Comunità Bar Il Wikipediano Fai una donazione Contatti Strumenti Puntano qui Modifiche correlate Pagine speciali Link permanente Informazioni pagina Elemento Wikidata Cita questa voce Stampa/esporta Crea un libro Scarica come PDF Versione stampabile In altri progetti Wikimedia Commons In altre lingue Аҧсшәа Afrikaans Alemannisch አማርኛ Aragonés العربية مصرى Asturianu Azərbaycanca Башҡортса Boarisch Bikol Central Беларуская Беларуская (тарашкевіца)‎ Български भोजपुरी বাংলা বিষ্ণুপ্রিয়া মণিপুরী Brezhoneg Bosanski Català Mìng-dĕ̤ng-ngṳ̄ Нохчийн Cebuano کوردی Qırımtatarca Čeština Kaszëbsczi Чӑвашла Cymraeg Dansk Deutsch Zazaki Ελληνικά Emiliàn e rumagnòl English Esperanto Español Eesti Euskara فارسی Suomi Føroyskt Français Nordfriisk Furlan Frysk Gaeilge 贛語 Gàidhlig Galego Avañe'ẽ Gaelg עברית हिन्दी Hrvatski Hornjoserbsce Kreyòl ayisyen Magyar Հայերեն Interlingua Bahasa Indonesia Ilokano Ido Íslenska 日本語 Basa Jawa ქართული Қазақша ភាសាខ្មែរ ಕನ್ನಡ 한국어 Къарачай-малкъар Коми Кыргызча Latina Lëtzebuergesch Лезги Limburgs Lumbaart Lietuvių Latviešu मैथिली Basa Banyumasan Malagasy Олык марий Māori Baso Minangkabau Македонски मराठी Кырык мары Bahasa Melayu မြန်မာဘာသာ Эрзянь Nāhuatl Napulitano Plattdüütsch नेपाली नेपाल भाषा Nederlands Norsk nynorsk Norsk Nouormand Sesotho sa Leboa Occitan ଓଡ଼ିଆ Ирон ਪੰਜਾਬੀ पालि Polski پنجابی Português Runa Simi Română Русский Русиньскый संस्कृतम् Саха тыла Sardu Sicilianu Scots سنڌي Davvisámegiella Srpskohrvatski / српскохрватски සිංහල Simple English Slovenčina Slovenščina Shqip Српски / srpski Seeltersk Basa Sunda Svenska Kiswahili தமிழ் తెలుగు Тоҷикӣ ไทย Türkmençe Tagalog Türkçe Татарча/tatarça Українська اردو Oʻzbekcha/ўзбекча Vèneto Tiếng Việt West-Vlams Volapük Walon Winaray მარგალური ייִדיש Yorùbá 中文 Bân-lâm-gú 粵語 Modifica collegamenti Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 2 feb 2017 alle 22:47. 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  1740 - Wikipedia 1740 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVII secolo · XVIII secolo · XIX secolo Anni 1720 · Anni 1730 · Anni 1740 · Anni 1750 · Anni 1760 1736 · 1737 · 1738 · 1739 · 1740 · 1741 · 1742 · 1743 · 1744 Il 1740 (MDCCXL in numeri romani ) è un anno bisestile del XVIII secolo . 1740 negli altri calendari Calendario gregoriano 1740 Ab Urbe condita 2493 (MMCDXCIII) ... († 1791 ) John Bacon , scultore inglese († 1799 ) Lorenzo Baini , compositore italiano († 1814 ) Manon ... , scultore italiano († 1806 ) François Cointeraux , architetto francese († 1830 ) Domenico Conti Bazzani , pittore italiano († 1817 ) Peter Corcoran , pugile irlandese († 1784 ) Domenico De Lorenzo , scultore italiano († 1812 ) Charles François Delamarche , geografo e cartografo francese († 1817 ... botanico italiano († 1810 ) Philibos Boutros El Gemayel , arcivescovo cattolico e patriarca cattolico CACHE

1740 - Wikipedia 1740 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVII secolo · XVIII secolo · XIX secolo Anni 1720 · Anni 1730 · Anni 1740 · Anni 1750 · Anni 1760 1736 · 1737 · 1738 · 1739 · 1740 · 1741 · 1742 · 1743 · 1744 Il 1740 (MDCCXL in numeri romani ) è un anno bisestile del XVIII secolo . 1740 negli altri calendari Calendario gregoriano 1740 Ab Urbe condita 2493 (MMCDXCIII) Calendario armeno 1188 — 1189 Calendario bengalese 1146 — 1147 Calendario berbero 2690 Calendario bizantino 7248 — 7249 Calendario buddhista 2284 Calendario cinese 4436 — 4437 Calendario copto 1456 — 1457 Calendario ebraico 5499 — 5500 Calendario etiopico 1732 — 1733 Calendario induista Vikram Samvat Shaka Samvat Kali Yuga 1795 — 1796 1662 — 1663 4841 — 4842 Calendario islamico 1152 — 1153 Calendario persiano 1118 — 1119 Indice 1 Eventi 2 Nati 3 Morti 4 Calendario 5 Altri progetti Eventi [ modifica | modifica wikitesto ] 5 febbraio : constatata l'unanimità in favore della Repubblica papa Clemente XII restituisce ufficialmente l'indipendenza a San Marino (festa di Sant'Agata ). 31 maggio : Federico II Hohenzollern è incoronato re di Prussia , dopo la morte del padre Federico Guglielmo I . 20 ottobre : morte di Carlo VI d'Asburgo . sale al trono Maria Teresa , all'età di 23 anni. I principi tedeschi Carlo Alberto di Baviera e Federico Augusto II di Sassonia , e i re Filippo V di Borbone ( Spagna ) e Federico II Hohenzollern ( Prussia ) entrano in conflitto con l'Impero austriaco non riconoscendo il diritto alla corona della giovane sovrana. Inghilterra , Paesi Bassi e Regno di Sardegna si schierano a fianco dell'Austria. La Francia entra successivamente in guerra contro l'Inghilterra. Si apre così la Guerra di successione austriaca (finirà nel 1748 ). Nati [ modifica | modifica wikitesto ] Abd Allah I Al-Sabah , kuwaitiano († 1814 ) John Alcock , organista inglese († 1791 ) John Bacon , scultore inglese († 1799 ) Lorenzo Baini , compositore italiano († 1814 ) Manon Balletti († 1776 ) Manuel Bayeu , pittore, architetto e religioso spagnolo Angelo Maria Brunelli , scultore italiano († 1806 ) François Cointeraux , architetto francese († 1830 ) Domenico Conti Bazzani , pittore italiano († 1817 ) Peter Corcoran , pugile irlandese († 1784 ) Domenico De Lorenzo , scultore italiano († 1812 ) Charles François Delamarche , geografo e cartografo francese († 1817 ) Evstratij Ivanovič Delarov , esploratore e mercante greco († 1806 ) Antonio Durazzini , medico e botanico italiano († 1810 ) Philibos Boutros El Gemayel , arcivescovo cattolico e patriarca cattolico libanese († 1796 ) Pietro Fabris , pittore italiano († 1792 ) Pasquale Fago , compositore e politico italiano († 1794 ) Philip Francis , politico irlandese († 1818 ) Giulia Frasi , soprano italiana († 1772 ) Filippo Luigi Gonzaga , nobile italiano († 1762 ) Angelo Gottarelli , pittore italiano († 1813 ) Francesco Gritti , scrittore e magistrato italiano († 1811 ) Juan Vicente de Güemes Padilla Horcasitas y Aguayo , generale spagnolo († 1799 ) Lewis Hallam Jr. , attore e direttore teatrale inglese († 1808 ) Giuseppe Jannacconi , compositore italiano († 1816 ) John Ker , nobile e letterato britannico († 1804 ) André-Joseph Lafitte-Clavé , militare francese († 1794 ) Branda de Lucioni , militare italiano († 1803 ) Francesco Luini , matematico italiano († 1792 ) Gennaro Luzio , basso italiano Marco Marcola , pittore italiano († 1793 ) Alexander Martin , politico statunitense († 1807 ) Charles O'Hara , generale britannico († 1802 ) Thomas Percival , medico inglese († 1804 ) Carlo Rovelli , vescovo cattolico italiano († 1819 ) Maria di Belgorod , russa († 1822 ) Anne Speke , nobildonna inglese († 1797 ) Aleksandr Nikolaevič Stroganov , politico russo († 1789 ) Vincenzo Vangelisti , incisore italiano († 1798 ) Ienăchiță Văcărescu , poeta, filologo e storico romeno († 1797 ) Jean-Louis de Lolme , giurista e filosofo svizzero († 1806 ) Johann Hermann von Riedesel , viaggiatore tedesco († 1785 ) 4 gennaio - Ernestina Augusta di Sassonia-Weimar († 1786 ) 12 gennaio - Maria Carolina d'Asburgo-Lorena († 1741 ) 14 gennaio - Antonio Felice Zondadari , cardinale e arcivescovo cattolico italiano († 1823 ) 19 gennaio - Scipione de' Ricci , vescovo cattolico italiano († 1810 ) 4 febbraio Carl Michael Bellman , poeta e compositore svedese († 1795 ) Adam Philippe de Custine , generale francese († 1793 ) 10 febbraio - Michele Araldi , medico e matematico italiano († 1813 ) 11 febbraio - Pierre-Victor Malouet , politico francese († 1814 ) 13 febbraio - Sophie Arnould , cantante e attrice francese († 1802 ) 15 febbraio Juan Andrés , umanista e critico letterario spagnolo († 1817 ) Ernst Eichner , compositore e fagottista tedesco († 1777 ) Giuseppe Gorani , avventuriero, scrittore e diplomatico italiano († 1819 ) 17 febbraio John Sullivan , generale e politico statunitense († 1795 ) Horace-Bénédict de Saussure , alpinista e scienziato svizzero († 1799 ) 19 febbraio - Giacomo Giorgio Angaran , politico italiano († 1791 ) 22 febbraio - Valentin Adamberger , tenore tedesco († 1804 ) 23 febbraio - Jacopo Alessandro Calvi , pittore italiano († 1815 ) 26 febbraio - Giambattista Bodoni , incisore e tipografo italiano († 1813 ) 6 marzo Angelo Paolo Carena , storico italiano († 1769 ) Giovanni Meli , poeta e drammaturgo italiano († 1815 ) 7 marzo - Balthazar Georges Sage , chimico e mineralogista francese († 1824 ) 16 marzo - Johann Jacob Schweppe , inventore e imprenditore tedesco († 1821 ) 27 marzo - Niklaus Franz von Bachmann , generale svizzero († 1831 ) 29 marzo - Jean Samuel Guisan , ingegnere svizzero († 1801 ) 2 aprile - Armand-Gaston Camus , politico francese († 1804 ) 8 aprile - Bernard-René Jourdan de Launay , nobile francese († 1789 ) 10 aprile - José Basílio da Gama , poeta brasiliano († 1795 ) 18 aprile - Francis Baring, I baronetto Baring , banchiere inglese († 1810 ) 2 maggio - Paolo Morellati , compositore e organista italiano († 1807 ) 9 maggio - Giovanni Paisiello , compositore italiano († 1816 ) 13 maggio - Valerio Da Pos , poeta italiano († 1822 ) 15 maggio - Johann Georg Heinrich Feder , filosofo tedesco († 1821 ) 21 maggio - Gaspare Pacchierotti , cantante castrato italiano († 1821 ) 27 maggio - Gaetano Maccà , abate e storico italiano († 1824 ) 28 maggio Anna Aleksandrovna Islen'eva , nobildonna russa († 1794 ) Fedot Ivanovič Šubin , scultore russo († 1805 ) 1º giugno - Giovanni Battista Rezzonico , cardinale italiano († 1783 ) 2 giugno - Marchese de Sade , scrittore, filosofo e poeta francese († 1814 ) 3 giugno - Aubrey Beauclerk, V duca di St. Albans , nobile inglese († 1802 ) 6 giugno - Louis-Sébastien Mercier , scrittore e drammaturgo francese († 1814 ) 8 giugno - Gabriele Mario Piozzi , musicista, compositore e tenore italiano († 1809 ) 11 giugno - Luigi Gatti , compositore italiano († 1817 ) 24 giugno - Juan Ignacio Molina , naturalista, botanico e gesuita cileno († 1829 ) 27 giugno - John Latham , fisico e naturalista inglese († 1837 ) 12 luglio - Jacques Bernard d'Anselme , generale francese († 1814 ) 15 luglio - Archibald Hamilton, IX duca di Hamilton , politico scozzese († 1819 ) 27 luglio - Jeanne Baret , esploratrice francese († 1803 ) 31 luglio Ignatius Mouradgea d'Ohsson , diplomatico, storico e orientalista armeno († 1807 ) Marinus Willett , politico statunitense († 1830 ) 2 agosto - Jean Baptiste Camille Canclaux , generale francese († 1817 ) 7 agosto - Felice Piccaluga , organaro italiano († 1775 ) 10 agosto Leopoldo III di Anhalt-Dessau († 1817 ) Samuel Arnold , compositore, organista e musicologo inglese († 1802 ) 15 agosto - Matthias Claudius , scrittore e poeta tedesco († 1815 ) 18 agosto - Giovanni Cristofano Amaduzzi , abate, filologo e filosofo italiano († 1792 ) 23 agosto - Ivan VI di Russia († 1764 ) 26 agosto - Fratelli Montgolfier , inventore francese († 1810 ) 31 agosto - J. F. Oberlin , pastore protestante e filantropo francese († 1826 ) 2 settembre - Johann Georg Jacobi , poeta tedesco († 1814 ) 6 settembre - Alessandro Filangieri , generale e politico italiano († 1806 ) 7 settembre - Johan Tobias Sergel , scultore svedese († 1814 ) 23 settembre - Go-Sakuramachi , imperatrice giapponese († 1813 ) 3 ottobre - Jakov Borisovič Knjažnin , traduttore e drammaturgo russo († 1791 ) 17 ottobre - András Dugonics , scrittore e drammaturgo ungherese († 1818 ) 20 ottobre Carlo Francesco Maria Caselli , cardinale e arcivescovo cattolico italiano († 1828 ) Isabelle de Charrière , scrittrice olandese († 1805 ) 21 ottobre - Robert Abercromby , generale inglese († 1827 ) 29 ottobre James Boswell , scrittore, giurista e aforista scozzese († 1795 ) Federico Augusto di Brunswick-Wolfenbüttel-Oels , generale prussiano († 1805 ) 31 ottobre - William Paca , politico statunitense († 1799 ) 4 novembre - Augustus M. Toplady , predicatore e poeta inglese († 1778 ) 10 novembre - Maria Cunegonda di Sassonia († 1826 ) 14 novembre - Johann van Beethoven , tenore tedesco († 1792 ) 15 novembre - Gabriel Louis de Caulaincourt , militare e politico francese († 1808 ) 22 novembre - Thomas Knowlton , patriota statunitense († 1776 ) 6 dicembre - Nicola Spedalieri , filosofo italiano († 1795 ) 13 dicembre - Franz Xaver Schnizer , compositore e organista tedesco († 1785 ) 16 dicembre - Goran Magnus Sprengtporten , politico finlandese († 1819 ) 22 dicembre - Pieter van Braam , poeta olandese († 1817 ) 23 dicembre - Antonio Ludeña , matematico, fisico e abate spagnolo († 1820 ) 24 dicembre - Anders Johan Lexell , astronomo e matematico russo († 1784 ) Morti [ modifica | modifica wikitesto ] Jaime de Rocamora , nobile spagnolo (n. 1684 ) John Abernethy , teologo irlandese (n. 1680 ) Domenico Alberti , compositore, clavicembalista e cantante italiano (n. 1710 ) Francesco Faraone Aquila , incisore italiano (n. 1676 ) Andrea Bianchi , architetto italiano (n. 1675 ) Rinaldo Botti , pittore italiano (n. 1658 ) Jean Cavalier , condottiero francese (n. 1681 ) François Chauvon , compositore francese (n. 1700 ) Sebastiano Cipriani , architetto italiano Pëtr Michailovič Eropkin , architetto russo (n. 1698 ) Francesco Ferdinandi , pittore italiano (n. 1679 ) Nicolò Gagliano , liutaio italiano (n. 1695 ) Richard Hayes , matematico inglese (n. 1715 ) Pietro Nelli , pittore italiano (n. 1672 ) Giuseppe Palmieri , pittore italiano (n. 1674 ) Angelo Rangheri , scultore italiano (n. 1671 ) Arcangelo Resani , pittore e poeta italiano (n. 1670 ) John Senex , cartografo, incisore e esploratore inglese (n. 1678 ) Alessandro Speroni , architetto italiano (n. 1680 ) Michelangelo Tilli , medico e botanico italiano (n. 1655 ) William Wyndham , politico britannico (n. 1688 ) 5 gennaio - Antonio Lotti , compositore italiano (n. 1667 ) 11 gennaio - Gianantonio Davia , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1660 ) 19 gennaio - Michele Caballone , compositore italiano (n. 1692 ) 22 gennaio - Giberto Borromeo , cardinale italiano (n. 1671 ) 25 gennaio - Geminiano Giacomelli , compositore italiano (n. 1692 ) 27 gennaio - Luigi-Enrico di Borbone-Condé , politico francese (n. 1692 ) 29 gennaio - Richard Lumley, II conte di Scarbrough , politico inglese (n. 1686 ) 6 febbraio - Papa Clemente XII , papa e vescovo cattolico (n. 1652 ) 7 febbraio - Tommaso Campailla , filosofo, poeta e medico italiano (n. 1668 ) 9 febbraio - Vincent Lübeck , compositore e organista tedesco (n. 1654 ) 23 febbraio - Massimiliano Soldani Benzi , pittore, scultore e medaglista italiano (n. 1656 ) 29 febbraio - Pietro Ottoboni , cardinale italiano (n. 1667 ) 12 marzo Giovanni Battista Altieri , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1673 ) Gisella Agnese von Rath (n. 1669 ) 23 marzo - Olaus Rudbeck il Giovane , esploratore e scienziato svedese (n. 1660 ) 21 aprile - Antonio Balestra , pittore e incisore italiano (n. 1666 ) 28 aprile - Bajirao I , generale indiano (n. 1700 ) 29 aprile - Cristoforo Benedetti , scultore e architetto italiano (n. 1657 ) 8 maggio - Maria Carolina Sobieska , nobile polacca (n. 1697 ) 13 maggio Bartolomeo Pincellotti , scultore italiano (n. 1707 ) Al-Husayn I ibn Ali al-Turki (n. 1675 ) 14 maggio - Manuel d'Orléans, conte di Charny , generale francese (n. 1677 ) 15 maggio - Ephraim Chambers , scrittore britannico (n. 1680 ) 19 maggio - Teofilo da Corte , teologo italiano (n. 1676 ) 22 maggio - John Boyle, II conte di Glasgow , nobile scozzese (n. 1688 ) 23 maggio - Pierre Crozat , funzionario francese (n. 1661 ) 25 maggio - Carlo Pisani , ammiraglio italiano (n. 1655 ) 31 maggio - Federico Guglielmo I di Prussia (n. 1688 ) 2 giugno - Leandro di Porcia , cardinale e vescovo cattolico italiano (n. 1673 ) 5 giugno - Henry Grey, I duca di Kent (n. 1671 ) 6 giugno - Alexander Spotswood , politico e militare britannico 12 giugno - Johann Franz Schenk von Stauffenberg , arcivescovo cattolico tedesco (n. 1658 ) 15 giugno - Joseph Jenckes , politico statunitense (n. 1656 ) 24 giugno - Serafino Cenci , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1676 ) 8 luglio - Pierre Vigne , presbitero francese (n. 1670 ) 16 luglio - Maria Anna del Palatinato-Neuburg (n. 1667 ) 19 luglio - Charles-François de Vintimille du Luc , politico francese (n. 1653 ) 20 luglio - Giuseppe Antonio Caccioli , pittore italiano (n. 1672 ) 2 agosto - Elisabetta Sofia di Lorena , nobile francese (n. 1710 ) 31 agosto - Augustin Coppens , pittore e incisore fiammingo (n. 1668 ) 2 settembre - Pietro Bianchi , pittore italiano (n. 1694 ) 13 settembre - Silvio Gaetano Gonzaga , nobile italiano (n. 1670 ) 27 settembre - Johann Friedrich Grael , architetto tedesco (n. 1708 ) 11 ottobre - Maddalena Augusta di Anhalt-Zerbst (n. 1679 ) 20 ottobre - Carlo VI d'Asburgo , sovrano (n. 1685 ) 21 ottobre - Benedetto Bresciani , bibliotecario e letterato italiano (n. 1658 ) 27 ottobre - Charles du Plessis d'Argentré , vescovo cattolico francese (n. 1673 ) 28 ottobre - Anna I di Russia , imperatrice (n. 1693 ) 28 novembre - Günther XLIII di Schwarzburg-Sondershausen (n. 1678 ) 8 dicembre - James Figg , pugile inglese (n. 1695 ) 10 dicembre - Giovanni Francesco Maria Marchi , compositore italiano 13 dicembre - Benedetto Erba Odescalchi , cardinale italiano (n. 1679 ) Calendario [ modifica | modifica wikitesto ] Calendario 1740 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Gennaio Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Febbraio Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Marzo Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Aprile Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Maggio Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Giugno Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Luglio Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Agosto Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Settembre Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Ottobre Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Novembre Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Dicembre Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Altri progetti [ modifica | modifica wikitesto ] Altri progetti Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su 1740 Estratto da ' https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=1740&oldid=84346317 ' Categorie : Eventi del 1740 Anni del XVIII secolo Menu di navigazione Strumenti personali Accesso non effettuato discussioni contributi registrati entra Namespace Voce Discussione Varianti Visite Leggi Modifica Modifica wikitesto Cronologia Altro Ricerca Navigazione Pagina principale Ultime modifiche Una voce a caso Vetrina Aiuto Sportello informazioni Comunità Portale Comunità Bar Il Wikipediano Fai una donazione Contatti Strumenti Puntano qui Modifiche correlate Pagine speciali Link permanente Informazioni pagina Elemento Wikidata Cita questa voce Stampa/esporta Crea un libro Scarica come PDF Versione stampabile In altri progetti Wikimedia Commons In altre lingue Аҧсшәа Afrikaans Alemannisch አማርኛ Aragonés العربية Asturianu Azərbaycanca Башҡортса Boarisch Bikol Central Беларуская Беларуская (тарашкевіца)‎ Български भोजपुरी বাংলা বিষ্ণুপ্রিয়া মণিপুরী Brezhoneg Bosanski Català Mìng-dĕ̤ng-ngṳ̄ Cebuano کوردی Qırımtatarca Čeština Kaszëbsczi Чӑвашла Cymraeg Dansk Deutsch Zazaki Ελληνικά Emiliàn e rumagnòl English Esperanto Español Eesti Euskara فارسی Suomi Føroyskt Français Nordfriisk Frysk Gaeilge 贛語 Gàidhlig Galego עברית हिन्दी Hrvatski Hornjoserbsce Kreyòl ayisyen Magyar Հայերեն Interlingua Bahasa Indonesia Ilokano Ido Íslenska 日本語 Basa Jawa ქართული Қазақша ಕನ್ನಡ 한국어 Къарачай-малкъар Ripoarisch Кыргызча Latina Lëtzebuergesch Лезги Limburgs Ligure Lumbaart Lietuvių Latviešu मैथिली Basa Banyumasan Malagasy Олык марий Māori Baso Minangkabau Македонски Монгол मराठी Кырык мары Bahasa Melayu မြန်မာဘာသာ Эрзянь Nāhuatl Napulitano Plattdüütsch नेपाली नेपाल भाषा Nederlands Norsk nynorsk Norsk Nouormand Sesotho sa Leboa Occitan ଓଡ଼ିଆ Ирон पालि Polski پنجابی Português Runa Simi Română Русский Русиньскый संस्कृतम् Саха тыла Sicilianu Scots سنڌي Davvisámegiella Srpskohrvatski / српскохрватски Simple English Slovenčina Slovenščina Shqip Српски / srpski Basa Sunda Svenska Kiswahili தமிழ் తెలుగు Тоҷикӣ ไทย Türkmençe Tagalog Türkçe Татарча/tatarça Українська اردو Oʻzbekcha/ўзбекча Vèneto Tiếng Việt West-Vlams Volapük Walon Winaray მარგალური ייִדיש Yorùbá 中文 Bân-lâm-gú 粵語 Modifica collegamenti Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 18 nov 2016 alle 01:23. 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  1850 - Wikipedia 1850 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVIII secolo · XIX secolo · XX secolo Anni 1830 · Anni 1840 · Anni 1850 · Anni 1860 · Anni 1870 1846 · 1847 · 1848 · 1849 · 1850 · 1851 · 1852 · 1853 · 1854 Il 1850 (MDCCCL in numeri romani ) è un anno del XIX secolo . 1850 negli altri calendari Calendario gregoriano 1850 Ab Urbe condita 2603 (MMDCIII) Calendario ... ) Józef Bem , generale polacco (n. 1794 ) Luigi Bettarini , architetto italiano (n. 1790 ) Edouard ... Ittar , incisore e architetto italiano (n. 1773 ) Faqir Muhammad Khan Goya , poeta e generale ... , poeta italiano (n. 1771 ) Garlieb Merkel , poeta lettone (n. 1769 ) Pierre Alexandre Jean Mollière ... , compositore e chitarrista italiano Francesco Nenci , pittore italiano (n. 1782 ) Stefano Romani , compositore italiano (n. 1778 ) Luigi Sabatelli , pittore e incisore italiano (n. 1772 ) Cosimo CACHE

1850 - Wikipedia 1850 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca XVIII secolo · XIX secolo · XX secolo Anni 1830 · Anni 1840 · Anni 1850 · Anni 1860 · Anni 1870 1846 · 1847 · 1848 · 1849 · 1850 · 1851 · 1852 · 1853 · 1854 Il 1850 (MDCCCL in numeri romani ) è un anno del XIX secolo . 1850 negli altri calendari Calendario gregoriano 1850 Ab Urbe condita 2603 (MMDCIII) Calendario armeno 1298 — 1299 Calendario bengalese 1256 — 1257 Calendario berbero 2800 Calendario bizantino 7358 — 7359 Calendario buddhista 2394 Calendario cinese 4546 — 4547 Calendario copto 1566 — 1567 Calendario ebraico 5609 — 5610 Calendario etiopico 1842 — 1843 Calendario induista Vikram Samvat Shaka Samvat Kali Yuga 1905 — 1906 1772 — 1773 4951 — 4952 Calendario islamico 1266 — 1267 Calendario persiano 1228 — 1229 Indice 1 Eventi 2 Nati 3 Morti 4 Calendario 5 Altri progetti Eventi [ modifica | modifica wikitesto ] 13 agosto : con la legge n.° 1816 il re Ferdinando II delle Due Sicilie emenda nuove disposizioni sulla stampa che di fatto ne limitano pesantemente la libertà Sundevall classifica il verzellino dal groppone bianco ( Serinus leucopygius ). La Legge Siccardi elimina privilegi del clero nel Regno di Sardegna Londra arriva a 2.300.000 abitanti Parigi arriva a 1.000.000 abitanti Nati [ modifica | modifica wikitesto ] Ci sono circa 370 voci su persone nate nel 1850. vedi la pagina Nati nel 1850 per un elenco descrittivo o la categoria Nati nel 1850 per un indice alfabetico. Morti [ modifica | modifica wikitesto ] Ali Rida Pascià , militare e politico turco Colorow , condottiero nativo americano (n. 1808 ) Ntare Rugamba Christian Matthias Adler , pittore tedesco (n. 1787 ) Józef Bem , generale polacco (n. 1794 ) Luigi Bettarini , architetto italiano (n. 1790 ) Edouard-Constant Biot , orientalista francese (n. 1803 ) Felix Booth , imprenditore britannico (n. 1775 ) Jean Broc , pittore francese (n. 1771 ) Adulphe Delegorgue , naturalista francese (n. 1814 ) Cristoforo Gopcevich , armatore austriaco (n. 1765 ) Vojtech Matyáš Jírovec , compositore ceco (n. 1763 ) Enrico Ittar , incisore e architetto italiano (n. 1773 ) Faqir Muhammad Khan Goya , poeta e generale indiano Raphael Georg Kiesewetter , scrittore e musicista cecoslovacco (n. 1773 ) Giuseppe Marraffino , poeta italiano (n. 1771 ) Garlieb Merkel , poeta lettone (n. 1769 ) Pierre Alexandre Jean Mollière , generale francese (n. 1800 ) José María Luis Mora , patriota messicano (n. 1794 ) Luigi Moretti , compositore e chitarrista italiano Francesco Nenci , pittore italiano (n. 1782 ) Stefano Romani , compositore italiano (n. 1778 ) Luigi Sabatelli , pittore e incisore italiano (n. 1772 ) Cosimo Sanminiatelli , politico italiano (n. 1792 ) Bashir Shihab II , libanese (n. 1767 ) Ikey Solomon , criminale inglese (n. 1787 ) Walter Sutherland Corrado Tamburino Merlini , presbitero, storico e archeologo italiano (n. 1781 ) Giovanni Fortunato Zamboni , avvocato, presbitero e storico italiano (n. 1756 ) Luigi Zandomeneghi , scultore italiano (n. 1778 ) Manuel de la Peña y Peña , politico messicano (n. 1789 ) Christoph Friedrich von Ammon , teologo tedesco (n. 1766 ) 1º gennaio - Federica di Prussia (n. 1796 ) 3 gennaio - Giuseppina Grassini , contralto italiano (n. 1773 ) 4 gennaio - Georg Karl Berendt , medico, paleontologo e aracnologo tedesco (n. 1790 ) 9 gennaio - Pietro di Braganza (n. 1848 ) 14 gennaio - Amedeo Tempia , militare e politico italiano (n. 1762 ) 20 gennaio Lorenzo Bartolini , scultore italiano (n. 1777 ) Adam Gottlob Oehlenschläger , poeta danese (n. 1779 ) 22 gennaio Guillaume-Joseph Chaminade , presbitero francese (n. 1761 ) Vincenzo Pallotti , presbitero italiano (n. 1795 ) 27 gennaio - Johann Gottfried Schadow , scultore tedesco (n. 1764 ) 1º febbraio - Edward Baker Lincoln (n. 1846 ) 12 febbraio Francesco Ferrara , scienziato italiano (n. 1767 ) Eduard Philipp Körber , religioso, storico e numismatico estone (n. 1770 ) 18 febbraio - Antonio Rutili Gentili , ingegnere, politico e sismologo italiano (n. 1799 ) 20 febbraio - Valentín Canalizo , generale e politico messicano (n. 1794 ) 21 febbraio - Claudio Gabriele de Launay , politico e patriota italiano (n. 1786 ) 23 febbraio William Allan , pittore scozzese (n. 1782 ) Matthew Whitworth-Aylmer, V barone Aylmer , militare inglese (n. 1775 ) Bernardo de La Charrière , magistrato e politico italiano (n. 1789 ) 25 febbraio - Daoguang (n. 1782 ) 2 marzo - Giuseppe Menditto , vescovo cattolico italiano (n. 1794 ) 6 marzo - Grégoire Girard , pedagogista svizzero (n. 1765 ) 7 marzo - Hercules Pakenham , generale irlandese (n. 1781 ) 9 marzo - Francesco Maria Avellino , archeologo, linguista e numismatico italiano (n. 1788 ) 13 marzo - Juan Martín de Pueyrredón , militare e politico argentino (n. 1776 ) 20 marzo - Luigi Francesetti di Mezzenile , politico italiano (n. 1776 ) 21 marzo - Domenico Castorina , scrittore italiano (n. 1812 ) 22 marzo - Karl Sigismund Kunth , botanico tedesco (n. 1788 ) 24 marzo - Pietro Brielli , agronomo e politico italiano (n. 1785 ) 25 marzo - Francesco Basily , compositore italiano (n. 1767 ) 26 marzo - Cosmo Maria De Horatiis , medico italiano (n. 1771 ) 27 marzo - Wilhelm Beer , banchiere e astronomo tedesco (n. 1797 ) 28 marzo Paolo Avitabile , generale italiano (n. 1791 ) Bernt Michael Holmboe , matematico norvegese (n. 1795 ) 31 marzo John Calhoun , politico statunitense (n. 1782 ) Giuseppe Giusti , poeta italiano (n. 1809 ) 1º aprile - Angelo Maria Ricci , poeta italiano (n. 1776 ) 3 aprile - Václav Jan Křtitel Tomášek , compositore e insegnante ceco (n. 1774 ) 9 aprile Antonio Maghella , politico italiano (n. 1766 ) William Prout , chimico britannico (n. 1785 ) 10 aprile - Carlo Ilarione Petitti di Roreto , economista, scrittore e politico italiano (n. 1790 ) 11 aprile - Ignazio Giovanni Cadolini , cardinale e arcivescovo cattolico italiano (n. 1794 ) 15 aprile Dionigi Strocchi , letterato, grecista e latinista italiano (n. 1762 ) Marie Tussaud , scultrice francese (n. 1761 ) 16 aprile - Antonio Durini , politico italiano (n. 1770 ) 17 aprile - Pierre Giraud , cardinale e arcivescovo cattolico francese (n. 1791 ) 18 aprile - Giuseppe Taverna , educatore e religioso italiano (n. 1764 ) 19 aprile - Joseph Varin , gesuita francese (n. 1769 ) 21 aprile - Miklós Wesselényi , politico ungherese (n. 1796 ) 23 aprile - William Wordsworth , poeta inglese (n. 1770 ) 24 aprile Achille Calzi senior , incisore, miniatore e pittore italiano (n. 1811 ) John Norvell , editore e politico statunitense (n. 1789 ) 28 aprile - Gregorio Romeo , poeta e patriota italiano (n. 1825 ) 1º maggio - Henri Marie Ducrotay de Blainville , zoologo e naturalista francese (n. 1777 ) 8 maggio - Antonio Niccolini , architetto e decoratore italiano (n. 1772 ) 9 maggio - Giuliana Sofia di Danimarca (n. 1788 ) 10 maggio - Joseph Louis Gay-Lussac , fisico e chimico francese (n. 1778 ) 22 maggio - Vito Buonsanto , letterato e filosofo italiano (n. 1762 ) 24 maggio Michał Gedeon Radziwiłł , generale polacco (n. 1778 ) Konstantin d'Aspre , generale austriaco (n. 1789 ) 13 giugno - Juraj Palkovič , poeta, docente e traduttore slovacco (n. 1769 ) 14 giugno - Pier Francesco Brunaccini , arcivescovo cattolico italiano (n. 1772 ) 15 giugno - Michele Benso di Cavour , politico italiano (n. 1781 ) 24 giugno - Johann Solbrig , tedesco (n. 1778 ) 2 luglio - Robert Peel , politico britannico (n. 1788 ) 3 luglio - Louis Bertrand de Sivray , generale francese (n. 1766 ) 4 luglio - William Kirby , entomologo inglese (n. 1759 ) 5 luglio - Alire Raffeneau Delile , botanico francese (n. 1778 ) 6 luglio Francisco Cea Bermúdez , politico e diplomatico spagnolo (n. 1779 ) Pedro Alexandrino da Cunha , militare, esploratore e politico portoghese (n. 1801 ) 7 luglio - Carl Anton Joseph Rottmann , pittore tedesco (n. 1797 ) 8 luglio - Adolfo, duca di Cambridge , nobile (n. 1774 ) 9 luglio Jean-Pierre Boyer , militare e politico haitiano (n. 1776 ) Báb (n. 1819 ) Zachary Taylor , politico statunitense (n. 1784 ) 14 luglio - Giuseppe Maria Mazzetti , arcivescovo cattolico italiano (n. 1778 ) 19 luglio Margaret Fuller , scrittrice, giornalista e patriota statunitense (n. 1810 ) Giovanni Angelo Ossoli , patriota italiano (n. 1821 ) 22 luglio - Vicente López y Portaña , pittore spagnolo (n. 1772 ) 28 luglio - Stefano Pavesi , compositore italiano (n. 1779 ) 4 agosto - Qaddur al-Alami , poeta e mistico marocchino (n. 1741 ) 5 agosto - Pietro De Rossi di Santarosa , avvocato, politico e scrittore italiano (n. 1805 ) 13 agosto Giovanni Carrara , archeologo italiano (n. 1806 ) Martin Archer Shee , pittore e scrittore irlandese (n. 1769 ) 17 agosto José de San Martín , generale argentino (n. 1778 ) Francesco Serra-Cassano , cardinale, arcivescovo cattolico e diplomatico italiano (n. 1783 ) 18 agosto - Honoré de Balzac , scrittore, drammaturgo e critico letterario francese (n. 1799 ) 22 agosto - Nikolaus Lenau , poeta austriaco (n. 1802 ) 26 agosto - Luigi Filippo di Francia (n. 1773 ) 1º settembre - Karl Friedrich von Gaertner , botanico tedesco (n. 1772 ) 8 settembre - Gerlando Marsiglia , pittore italiano (n. 1793 ) 21 settembre - Friedrich Robert Faehlmann , scrittore, medico e filologo estone (n. 1798 ) 23 settembre José Gervasio Artigas , militare e politico uruguaiano (n. 1764 ) Johann Heinrich von Thünen , economista tedesco (n. 1783 ) 2 ottobre - Boris Alekseevič Kurakin , diplomatico russo (n. 1784 ) 5 ottobre - Lodewijk van Heiden , ammiraglio olandese (n. 1772 ) 8 ottobre - Giuseppe Cammarano , pittore italiano (n. 1766 ) 9 ottobre - Giambattista Bazzoni , scrittore e patriota italiano (n. 1803 ) 11 ottobre - Luisa d'Orléans (n. 1812 ) 12 ottobre - Luigia Boccabadati , soprano italiano 27 ottobre - Antonio Pelizon , liutaio italiano (n. 1763 ) 28 ottobre - Luis Antonio Folgueras Sión , arcivescovo cattolico spagnolo (n. 1769 ) 2 novembre - Wilhelm von Krauseneck , generale prussiano (n. 1774 ) 4 novembre - Gustav Schwab , poeta e scrittore tedesco (n. 1792 ) 5 novembre - Ferdinando Carlo Giuseppe d'Asburgo-Este , generale austriaco (n. 1781 ) 7 novembre - Félix Arvers , poeta e drammaturgo francese (n. 1806 ) 9 novembre - Gabrio Piola , matematico e fisico italiano (n. 1794 ) 11 novembre - Marie Victor Nicolas de Fay, marchese de La Tour-Maubourg , generale francese (n. 1768 ) 15 novembre Alexandre-Évariste Fragonard , pittore e scultore francese (n. 1780 ) Charles Joseph Hullmandel , litografo inglese (n. 1789 ) 18 novembre - Hugues-Fleury Donzel , entomologo francese (n. 1791 ) 19 novembre - Richard Mentor Johnson , politico statunitense (n. 1780 ) 22 novembre - Lin Zexu , politico cinese (n. 1785 ) 30 novembre - Germain Hess , chimico svizzero (n. 1802 ) 9 dicembre - Antoine Germain Labarraque , chimico e farmacista francese (n. 1777 ) 10 dicembre François Sulpice Beudant , geologo, chimico e mineralogista francese (n. 1787 ) Friedrich Siegmund Voigt , zoologo e botanico tedesco (n. 1781 ) 23 dicembre - Luigi Carrer , giornalista, scrittore e poeta italiano (n. 1801 ) 24 dicembre Frédéric Bastiat , economista e scrittore francese (n. 1801 ) Christian Friedrich Hornschuch , botanico tedesco (n. 1793 ) 28 dicembre - Heinrich Christian Schumacher , astronomo tedesco (n. 1780 ) Calendario [ modifica | modifica wikitesto ] Calendario 1850 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Gennaio Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Febbraio Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Marzo Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Aprile Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Maggio Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Giugno Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Luglio Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Agosto Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Settembre Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ottobre Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Novembre Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Dicembre Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Me Gi Ve Sa Do Lu Ma Altri progetti [ modifica | modifica wikitesto ] Altri progetti Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su 1850 Estratto da ' https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=1850&oldid=84052404 ' Categorie : Eventi del 1850 Anni del XIX secolo Menu di navigazione Strumenti personali Accesso non effettuato discussioni contributi registrati entra Namespace Voce Discussione Varianti Visite Leggi Modifica Modifica wikitesto Cronologia Altro Ricerca Navigazione Pagina principale Ultime modifiche Una voce a caso Vetrina Aiuto Sportello informazioni Comunità Portale Comunità Bar Il Wikipediano Fai una donazione Contatti Strumenti Puntano qui Modifiche correlate Pagine speciali Link permanente Informazioni pagina Elemento Wikidata Cita questa voce Stampa/esporta Crea un libro Scarica come PDF Versione stampabile In altri progetti Wikimedia Commons In altre lingue Аҧсшәа Afrikaans Alemannisch አማርኛ Aragonés العربية مصرى Asturianu Azərbaycanca Башҡортса Boarisch Žemaitėška Bikol Central Беларуская Беларуская (тарашкевіца)‎ Български भोजपुरी বাংলা বিষ্ণুপ্রিয়া মণিপুরী Brezhoneg Bosanski Català Mìng-dĕ̤ng-ngṳ̄ Нохчийн Cebuano کوردی Qırımtatarca Čeština Kaszëbsczi Чӑвашла Cymraeg Dansk Deutsch Zazaki Ελληνικά Emiliàn e rumagnòl English Esperanto Español Eesti Euskara فارسی Suomi Võro Føroyskt Français Nordfriisk Frysk Gaeilge 贛語 Gàidhlig Galego Avañe'ẽ Gaelg 客家語/Hak-kâ-ngî עברית हिन्दी Fiji Hindi Hrvatski Hornjoserbsce Kreyòl ayisyen Magyar Հայերեն Interlingua Bahasa Indonesia Ilokano Ido Íslenska 日本語 Basa Jawa ქართული Qaraqalpaqsha Қазақша ಕನ್ನಡ 한국어 Къарачай-малкъар Ripoarisch Коми Кыргызча Latina Lëtzebuergesch Лезги Limburgs Ligure Lumbaart Lietuvių Latviešu मैथिली Basa Banyumasan Malagasy Олык марий Māori Baso Minangkabau Македонски മലയാളം मराठी Кырык мары Bahasa Melayu မြန်မာဘာသာ Эрзянь Nāhuatl Napulitano Plattdüütsch नेपाली नेपाल भाषा Nederlands Norsk nynorsk Norsk Nouormand Sesotho sa Leboa Occitan Livvinkarjala ଓଡ଼ିଆ Ирон पालि Polski پنجابی Português Runa Simi Română Русский Русиньскый संस्कृतम् Саха тыла Sardu Sicilianu Scots سنڌي Davvisámegiella Srpskohrvatski / српскохрватски Simple English Slovenčina Slovenščina Shqip Српски / srpski Seeltersk Basa Sunda Svenska Kiswahili தமிழ் తెలుగు Tetun Тоҷикӣ ไทย Türkmençe Tagalog Türkçe Xitsonga Татарча/tatarça Удмурт Українська اردو Oʻzbekcha/ўзбекча Vèneto Tiếng Việt West-Vlams Volapük Walon Winaray მარგალური ייִדיש Yorùbá 中文 Bân-lâm-gú 粵語 Modifica collegamenti Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 30 ott 2016 alle 13:52. 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  Guerra d'Etiopia - Wikipedia Guerra d'Etiopia Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca È in corso un vaglio per migliorare la qualità di questa voce. Partecipa all' apposita discussione formulando suggerimenti e critiche o proponendoti direttamente come revisore. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento . Disambiguazione – Se stai cercando la guerra tra l'Italia e ... italiano, durante le quali non vennero risparmiate azioni terroristiche nei confronti della ... dell'oltremare italiano 7 Note 7.1 Esplicative 7.2 Bibliografiche 8 Bibliografia 9 Voci correlate 10 Altri ... economici e diplomatici italo-etiopici rimasero stabili. durante gli anni fino al 1925 l'interesse italiano ... riconosceva l'interesse prettamente italiano nelle regioni alto-etiopiche e la leicità della richiesta ... Impero Coloniale italiano, non possiamo cercare di fare ciò in altro modo che spingendoci verso CACHE

Guerra d'Etiopia - Wikipedia Guerra d'Etiopia Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: navigazione , ricerca È in corso un vaglio per migliorare la qualità di questa voce. Partecipa all' apposita discussione formulando suggerimenti e critiche o proponendoti direttamente come revisore. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento . Disambiguazione – Se stai cercando la guerra tra l'Italia e l'Etiopia degli anni 1895-1896, vedi Guerra di Abissinia . Guerra d'Etiopia Partenza per il fronte dei soldati italiani a Montevarchi Data 3 ottobre 1935 - 5 maggio 1936 Luogo Etiopia Casus belli Incidente di Ual Ual Esito Vittoria italiana. Annessione dell' Etiopia e creazione dell' Africa Orientale Italiana . Schieramenti Italia Etiopia Comandanti Fronte nord: Emilio De Bono (fino al 12 nov. 1935) Pietro Badoglio (dal 30 nov. 1935) Fronte sud: Rodolfo Graziani Hailé Selassié Fronte nord: Ras Immirù Ras Cassa Darghiè Ras Mulughietà † Ras Sejum Fronte sud: Ras Destà Effettivi ~464.000 soldati italiani [1] 60.000 àscari eritrei [2] 25/30.000 dubat somali [2] 7800 àscari libici [3] Tra i 280.000 e i 350.000 uomini [4] Perdite Fino al 31 dicembre 1936: 3.731 soldati e 619 civili italiani morti (totale 4.350) [5] Tra i 3.000 e i 4.500 ascari morti [6] Circa 9.000 feriti È impossibile fornire dati precisi sulle perdite, le stime italiane indicano in circa 40/50.000 caduti etiopici al fronte nord e 15/20.000 al fronte sud [7] Voci di guerre presenti su Wikipedia V · D · M Guerra d'Etiopia (1935-1936) Incidente di Ual Ual Offensiva di De Bono – Offensiva etiope di Natale – Ganale Doria – 1ª Tembien – Passo Uarieu – Endertà/Amba Aradam – 2ª Tembien – Scirè – Marcia su Gondar – Mai Ceu – Lago Ascianghi – Ogaden – Occupazione di Addis Abeba La guerra d'Etiopia , nota anche come campagna d'Etiopia , si svolse tra il 3 ottobre 1935 e il 5 maggio 1936 e vide contrapposto il Regno d'Italia e l' Impero d'Etiopia . Condotte inizialmente dal generale Emilio De Bono , rimpiazzato poi dal maresciallo Pietro Badoglio , le forze italiane invasero l'Etiopia a partire dalla Colonia eritrea a nord, mentre un fronte secondario veniva aperto a sud-est dalle forze del generale Rodolfo Graziani dislocate nella Somalia italiana . nonostante una dura resistenza, le forze etiopiche furono soverchiate dalla superiorità numerica e tecnologica degli italiani, e il conflitto si concluse con l'ingresso delle forze di Badoglio nella capitale etiope di Addis Abeba . La guerra fu la campagna coloniale più grande della storia [8] : la mobilitazione italiana assunse dimensioni straordinarie, impegnando un numero di uomini, una modernità di mezzi e una rapidità di approntamento mai visti fino ad allora. Fu un conflitto altamente simbolico, dove il regime fascista impiegò una grande quantità di mezzi propagandistici con lo scopo di impostare e condurre una guerra in linea con le esigenze di prestigio internazionale e di rinsaldamento interno del regime stesso volute da Benito Mussolini [9] . In questo contesto i vertici militari e politici italiani non badarono a spese per il raggiungimento dell'obiettivo: il Duce approvò e sollecitò l'invio e l'utilizzo in Etiopia di ogni arma disponibile e non esitò ad autorizzare l'impiego in alcuni casi di armi chimiche . L'aggressione dell'Italia contro l'Etiopia ebbe rilevanti conseguenze diplomatiche e suscitò una notevole riprovazione da parte della comunità internazionale: la Società delle Nazioni decise d'imporre delle sanzioni economiche contro l'Italia, che tuttavia furono ritirate nel luglio del 1936 senza peraltro aver provocato il benché minimo rallentamento delle operazioni militari. Le ostilità non cessarono con la fine delle operazioni di guerra convenzionali, ma si prolungarono con la crescente attività della guerriglia etiopica dei cosiddetti arbegnuoc ('patrioti') e con le conseguenti misure repressive attuate dal governo italiano, durante le quali non vennero risparmiate azioni terroristiche nei confronti della popolazione civile. la resistenza etiope collaborò poi con le truppe britanniche nella liberazione del paese dagli italiani nel corso della seconda guerra mondiale [10] . Formalmente lo stato di guerra ebbe ufficialmente termine il 10 febbraio 1947 con la stipula del Trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate , che comportò per l'Italia la perdita di tutte le sue colonie africane. Indice 1 Contesto storico 1.1 L'impostazione della guerra 1.2 L'incidente di Ual Ual e le complicazioni internazionali 1.3 Preparazione e mobilitazione 1.4 La situazione in Etiopia 2 Le fasi iniziali 2.1 Le prime avanzate sul fronte nord 2.2 Le sanzioni 2.3 Badoglio sostituisce De Bono 2.4 La controffensiva etiopica sul Tembien e Macallè 2.5 L'avanzata di Graziani da sud 3 Le operazioni sul fronte nord 3.1 Riprendono gli scontri nel Tembien 3.2 L'attacco al massiccio dell'Amba Aradam 3.3 Seconda battaglia del Tembien 3.4 La rioccupazione dello Scirè 3.5 La battaglia finale di Mai Ceu 4 Le operazioni sul fronte sud 4.1 La marcia su Neghelli 4.2 L'occupazione di Harar e Dire Daua 5 Le fasi finali 5.1 La conquista di Addis Abeba 5.2 La proclamazione dell'Impero 6 Analisi e conseguenze 6.1 Perdite, costi e bilanci complessivi 6.2 L'impiego dei gas 6.3 Lo sviluppo della guerriglia 6.4 La fine dell'oltremare italiano 7 Note 7.1 Esplicative 7.2 Bibliografiche 8 Bibliografia 9 Voci correlate 10 Altri progetti 11 Collegamenti esterni Contesto storico [ modifica | modifica wikitesto ] Il Corno d'Africa nei primi anni '30 L' Ottocento , soprattutto nella sua seconda metà, vide i paesi occidentali interessarsi sempre di più ai commerci in Asia e Africa , verso i quali fu lanciata una vera e propria corsa all'esplorazione e alla conquista di nuovi territori. L'autorevole quotidiano britannico The Times parlò nel 1884 di una vera e propria 'zuffa per l'Africa' ( scramble for Africa ), dove in primo luogo Regno Unito e Francia , e poi anche Germania , Belgio , Paesi Bassi e per ultima l' Italia , tentarono di instaurare domini d'oltremare in questi continenti [11] . L'avventura coloniale italiana ebbe inizio nel 1882 quando il governo acquistò dall'armatore genovese Raffaele Rubattino la piccola baia di Assab nel mar Rosso , e proseguì timidamente tre anni più tardi, quando, con il lasciapassare britannico, un piccolo corpo di spedizione occupò Massaua , sempre nel mar Rosso [12] . L'Italia si presentava tuttavia alla corsa coloniale nonostante il suo processo di industrializzazione fosse ancora allo stato larvale: il suo livello di industrializzazione era meno di un decimo di quello britannico e la produzione di ferro era circa un ottocentesimo di quella britannica [13] . Questi dati non vennero però forniti all'opinione pubblica. Nel bel mezzo dell'età degli imperialismi, delle rivalità internazionali e dei nuovi intrecci politici ed economici che si stavano sviluppando in Europa, l'Italia si lasciò così sedurre dal miraggio imperialista, che catapultò il paese nella guerra di Abissinia [14] e nella sua tragica disfatta ad Adua , il 1º marzo 1896: fu allora che le velleità espansionistiche di Francesco Crispi e della classe dirigente vennero annientate dalle armate di Menelik II [15] . Da allora, per diversi anni, il Corno d'Africa non fu più al centro delle mire espansionistiche dell'Italia liberale, che si limitò a una gestione civile della colonia in Eritrea e a un protettorato in Somalia . Fino agli anni 1930 , la colonia primogenita non fu più oggetto di dibattito pubblico (limitato ai soli circoli coloniali e alle società di esploratori) [16] . I rapporti economici e diplomatici italo-etiopici rimasero stabili. durante gli anni fino al 1925 l'interesse italiano verso l'Etiopia restò prevalentemente diplomatico, eppure fu svolto con una costanza tale da destare l'interesse di Addis Abeba , Londra e Parigi : di fatto, le ambizioni di Roma erano tutt'altro che spente. Rilevante fu in tal senso la politica periferica del governatore d'Eritrea Jacopo Gasparini , volta allo sfruttamento del Tessenei e alla collaborazione con i capi del Tigrè in funzione anti-etiopica. così come ebbe grande rilievo l'azione repressiva di Cesare Maria De Vecchi in Somalia, che portò all'occupazione del fertile Oltregiuba e, in ossequio alla retorica fascista di dominio diretto, alla 'riconquista' di tutta la Somalia. La collaborazione fra colonizzatori e capi tradizionali somali si concluse perciò nel 1928. Ad assecondare gli interessi italiani vi fu la firma di un patto italo-britannico il 14 dicembre 1925, patto che sarebbe dovuto rimanere segreto: Londra riconosceva l'interesse prettamente italiano nelle regioni alto-etiopiche e la leicità della richiesta italiana di costruire una ferrovia che collegasse la Somalia all'Eritrea. La notizia dell'accordo venne però diffusa da Londra, irritando i governi francese ed etiopico. Quest'ultimo peraltro denunciò l'accordo come un colpo inferto alle spalle di un paese ormai a tutti gli effetti membro della Società delle Nazioni [17] . Anche se fin dal 1925 Benito Mussolini meditava di aggredire l'Etiopia, soltanto nel novembre 1932 prese la decisione definitiva e invitò il Ministro delle colonie Emilio De Bono a preparare uno studio per una campagna militare contro l'Etiopia [18] . Fu mobilitando per prima cosa tutto l'apparato propagandistico fascista, per far sì che il paese tornasse ad interessarsi delle questioni coloniali in previsione dell'intervento militare. In vista del «decennale della rivoluzione» vennero impostati dalla propaganda due temi fondamentali, il «mito del Duce» e l'idea della «Nuova Italia» [19] : venne incoraggiata la pubblicazione di opere coloniali con l'intento di magnificare le realizzazioni compiute nel decennio fascista, nelle quali il regime lasciava trapelare i suoi programmi, come gli ammiccamenti del sottosegretario alle Colonie Alessandro Lessona che indicò come «l'Italia mussoliniana ha ritrovato in Africa le vie maestre del suo divenire» [20] . Sui temi dell'espansione coloniale il Ministero delle Colonie organizzò mostre commerciali, esposizioni etnografiche, manifestazioni politiche [21] e nel dibattito pubblico intervennero storici, esperti coloniali, giuristi, antropologi ed esploratori come Lidio Cipriani , che pubblicò alcuni studi con lo scopo di dimostrare «l'inferiorità mentale dei negri» e l'attitudine degli italiani ad adattarsi ai climi tropicali africani, prova inconfutabile secondo l'esploratore, del destino di dominatori che gli italiani avranno in Africa [22] . L'impostazione della guerra [ modifica | modifica wikitesto ] Salvo qualche voce isolata, la propaganda coloniale fu tutta ispirata dal regime e si proponeva di preparare il paese ai fasti, ma anche ai sacrifici, dell'impero annunciato da Mussolini fin dal 'discorso dell'Ascensione' del 26 maggio 1927 [23] . Dietro a questa campagna propagandistica però non c'era nulla di concreto: solo nell'estate del 1932 a Madrid , con la stesura della lunghissima Relazione sull'Etiopia da parte dell'ambasciatore Raffaele Guariglia , venne delineata una politica precisa che voleva terminare l'inconcludente politica d'amicizia con Addis Abeba, rafforzare i dispositivi militari dell'Eritrea e della Somalia e dare il via a una politica di forza. Tutto questo perché «Se noi vogliamo dare un'espansione coloniale al nostro Paese, anzi, per dire una parola grossa, formare un vero Impero Coloniale italiano, non possiamo cercare di fare ciò in altro modo che spingendoci verso l'Etiopia». affermando comunque come una campagna militare fosse impensabile senza prima aver ottenuto il consenso della Francia e della Gran Bretagna [24] . Il documento, del 27 agosto 1932, venne lungamente vagliato da Mussolini prima che questi autorizzasse in novembre Emilio De Bono a iniziare gli studi per la preparazione militare. Quest'ultimo intuì fin da subito la grande occasione che gli si offrì: ottenuto l'incarico di recarsi in Eritrea per vedere e riferire, De Bono si rivelò inizialmente cauto e prudente ma probabilmente per paura di essere scavalcato da altri. nei mesi successivi cambiò atteggiamento e cominciò a prendere in considerazione una guerra preventiva che prima avrebbe sconsigliato a causa della precaria situazione riguardante le infrastrutture portuali e stradali, e per le enormi spese a cui si sarebbe andati incontro, senza considerare gli eventuali scontri diplomatici con Francia e Regno Unito [25] . Assieme al colonnello Luigi Cubeddu , comandante delle truppe in Eritrea, De Bono preparò in poco tempo la Memoria per un'azione offensiva contro l'Etiopia dove venne previsto l'impiego contro l'esercito abissino (valutato in 200-300.000 uomini) di un corpo di spedizione forte di 60.000 eritrei e 35.000 italiani, appoggiato da una brigata aerea. De Bono puntava tutto sulla velocità dell'azione, in modo tale da occupare tutta la regione dei Tigrè prima che il il grosso dell'esercito nemico si fosse mobilitato, assegnando alla Somalia forze minori, calcolate in circa 10.000 somali e 10-12.000 libici, poiché l'azione a sud verso Addis Abeba avrebbe dovuto avere carattere esclusivamente diversivo [26] . Secondo lo storico Giorgio Rochat il piano di De Bono rivelava una grande superficialità organizzativa, imputabile in parte all'importanza politica che il generale italiano volle dare al piano, diminuendone i rischi, i costi e sottovalutando il nemico e la preparazione necessaria, con il chiaro intento di allinearsi al volere del Duce di favorire una politica aggressiva e rapida [27] , e in parte all'impostazione da tipica guerra coloniale che De Bono diede alla campagna, fatta da conquiste graduali, forze contenute e impiego di truppe reclutate sul posto [28] . L'unica cosa sensata del piano era il riconoscimento di un accordo preventivo con Francia e Regno Unito, ma De Bono anche in questo caso non diede importanza ai tempi tecnici necessari alla diplomazia riducendo in un mese l'intervallo tra la decisione politica e l'inizio dell'offensiva militare, che comunque avrebbero avuto bisogno di più tempo a causa delle limitate possibilità del porto di Massaua e l'insufficienza della rete stradale eritrea [29] . Il generale Emilio De Bono Il generale Pietro Badoglio Nei successivi due anni si susseguirono tra le maggiori autorità militari dibattiti sulla preparazione, con rivendicazioni di potere e aspri contrasti anche su posizioni antitetiche: se da una parte De Bono considerava la guerra come una conquista coloniale in vecchio stile, Pietro Badoglio , capo di stato maggiore generale dell'esercito [N 1] , valutava seriamente l'ipotesi di rendere l'aggressione una vera e propria guerra nazionale [18] . Chi non era in linea con il pensiero del Duce veniva però velocemente esautorato: così nel 1933 il ministro della Guerra generale Pietro Gazzera venne liquidato da Mussolini, il quale assunse il dicastero delegando di fatto la gestione al sottosegretario generale Federico Baistrocchi . Questi l'anno successivo assunse anche le funzioni di capo di stato maggiore dell'esercito (anche se buona parte delle attribuzioni passarono di fatto al generale Alberto Pariani ) dopo l'esonero del generale Alberto Bonzani , reo di aver difeso il suo ruolo e la priorità della politica europea rispetto a quella coloniale [30] . Alla fine del 1934 si arrivò dunque a un accordo di massima tra i comandi militari incentrato su due punti: un aumento di forze inviate dall'Italia (circa 80.000 nazionali e 30-50.000 àscari eritrei equipaggiati con mezzi moderni) e un'impostazione cauta delle operazioni, consistente in una penetrazione nel Tigrè fino alla linea Adigrat - Axum e quindi l'attesa dell'offensiva etiopica su posizione fortificate, per distruggere l'esercito del negus Hailé Selassié [31] . Uno dei pochi punti in cui i partecipanti al dibattito si trovavano d'accordo erano i limiti della situazione strategica: la ricettività del porto di Massaua era del tutto insufficiente, le vie di comunicazione interne in Etiopia erano scarsissime e la condizione era ancora peggiore per quanto riguardava le infrastrutture in Somalia. inoltre, nonostante tutti dessero grande importanza all'aeronautica, nulla era stato fatto per l'impiego di centinaia di aerei, né l'avvio della costruzione di aeroporti, né l'inizio di una collaborazione interforze tra Regio Esercito e Regia Aeronautica . Non esisteva neppure un organo di coordinamento, un alto comando interforze o uno stato maggiore generale in grado di dirimere queste questioni: soltanto Mussolini aveva il potere di impostare la guerra e risolvere i contrasti, ma per due anni lasciò che i ministeri si contrastassero apertamente, tuttalpiù sostituendo gli uomini troppo autorevoli e alternando le poche personalità di valore con le molte mediocri del gruppo dirigente del partito. Fino al termine del 1934 dunque il dibattito si mantenne a un livello puramente tecnico, e i militari mantennero la tradizionale divisione tra le competenze militari e quelle politiche, che spettavano al solo Mussolini. ma la guerra che avevano preparato aveva obiettivi limitati: nessuno sapeva cosa fare dopo aver occupato il Tigrè, nessuno studio prevedeva la possibilità di un dominio italiano su tutta l'Etiopia, e nessuno (a parte Badoglio) aveva considerato le conseguenze deleterie che l'aggressione ad uno stato indipendente avrebbero portato [32] L'incidente di Ual Ual e le complicazioni internazionali [ modifica | modifica wikitesto ] Il piccolo presidio italiano di Ual Ual La svolta decisiva si ebbe nel dicembre 1934: il giorno 5 il presidio italiano di Ual Ual , nell' Ogaden , respinse un attacco di truppe abissine che tentavano di riconquistare parte dei territori che l'Italia aveva occupato negli anni precedenti approfittando della mancanza di un confine certo tra Etiopia e Somalia [33] . La notizia inizialmente passò quasi inosservata dall'opinione pubblica, solo successivamente l'episodio fu ingigantito dalla propaganda fino a farne la provocazione che doveva giustificare la guerra [34] . Il 30 dicembre Mussolini indirizzò alle autorità del regime un promemoria segreto - Direttive e piano d'azione per risolvere la questione italo-abissina - con il quale dava avvio alla mobilitazione vera e propria, ponendo l'autunno 1935 come data per l'inizio delle operazioni. Rispetto a quanto si era prefigurato fino a quel momento, il Duce impostò una guerra massiccia per una conquista totale, rapida e moderna, per la quale mise a disposizione forze triple rispetto a quelle finora richieste, il che comportò non pochi problemi organizzativi perché rimaneva poco tempo per attivare una mobilitazione coordinata [35] . Mussolini in questo promemoria si assumeva la totale responsabilità della guerra, ponendola al primo posto tra gli obiettivi del regime e indicandone inequivocabilmente l'obiettivo: la conquista totale dell'Etiopia e la nascita dell'impero [36] . Le motivazioni utilizzate da Mussolini nel documento sono presentate sia in maniera superficiale, come la fatalità del conflitto e l'ampolloso rimando alla 'rivincita di Adua', sia in modo pretestuoso, come il rafforzamento del potere militare e politico di Hailé Selassié (che in realtà non costituiva nessun pericolo per l'Italia). Il senso generale però fu molto chiaro, il Duce voleva un'affermazione di prestigio da cogliere subito. Fino a quel momento il predominio anglo-francese in Africa aveva impedito a Mussolini di conseguire un qualsiasi grosso successo internazionale che riteneva indispensabile per rafforzare e qualificare il regime fascista. inoltre in quel periodo il protagonismo hitleriano rimise in discussione gli equilibri europei, e ciò mise Mussolini di fronte alla necessità di consolidare la propria figura in vista di un nuovo assetto europeo o di una guerra [37] . Poco importava se l'Etiopia fosse un paese povero e aspro, il cui dominio avrebbe rappresentato un peso più che un guadagno per l'economia italiana: questo era l'obiettivo «naturale» perché la sua conquista si collegava alla breve tradizione coloniale italiana e si presentava come relativamente facile senza peraltro toccare gli interessi di Francia e Regno Unito. Mussolini ritenne, a buon ragione, che gli anglo-francesi avrebbero sacrificato l'Etiopia alle ambizioni fasciste, sottovalutando però le reazioni dell'opinione pubblica internazionale [38] . Pierre Laval (a sinistra) e Anthony Eden (a destra) Tra il 4 e il 7 gennaio 1935 Mussolini incontrò a Roma il ministro degli esteri francese Pierre Laval , col quale vennero firmati accordi in virtù dei quali la Francia accordava all'Italia delle rettifiche di frontiera fra la Libia e l' Africa Equatoriale Francese , fra l'Eritrea e la costa francese della Somalia , mentre la Francia si impegnava a non cercare in Etiopia nuovi interessi economici se non quelli relativi al traffico della ferrovia Gibuti-Addis Abeba . L'accordo conteneva soprattutto un esplicito désistement francese per una non ben concessione all'Italia di avere mano libera nella regione [39] , e l'eventuale impegno italiano nell'invio di nove divisioni italiane a supporto dei francesi se questi fossero stati attaccati dalla Germania. [40] . Laval sperava in tal modo di avvicinare Mussolini alla Francia, al fine di dar vita a un'alleanza in funzione anti-nazista, e probabilmente i francesi vollero illudersi che l'invasione italiana si sarebbe limitata a operazioni coloniali tali da non suscitare proteste internazionali. Difficile è però comprendere come Mussolini e i militari italiani potessero studiare e avallare piani a sostegno della Francia per mantenere gli equilibri in Europa, e allo stesso tempo impegnarsi nell'organizzazione di una guerra che avrebbe sicuramente messo in crisi gli stessi equilibri internazionali [40] . A tal proposito il primo avvertimento di possibili complicazioni fu l'invio nel mar Mediterraneo di alcune corazzate della Home Fleet britannica, come dimostrazione di forza: buona parte dell'opinione pubblica britannica chiedeva che Mussolini fosse fermato, e anche se il governo non intendeva rischiare nulla per l'Etiopia dovette mostrare i muscoli e irrigidire le sue posizioni. ma la preparazione all'invasione dell'Etiopia continuò [41] . Nel frattempo la propaganda dovette fa fronte anche ad alcuni segni di dissenso popolare (che tra le fila dell'esercito sfociarono in un tentativo di ammutinamento di alcuni reparti alpini in partenza per l'Africa nei primi mesi del 1935) concentrando tutti i suoi sforzi su due temi principali: la necessità di offrire terra e lavoro alla popolazione italiana in Etiopia e la sfida dell'Italia proletaria e rivoluzionaria alle potenze conservatrici europee che si oppongono ai suoi bisogni di espansione con minacce e sanzioni economiche. Questi temi fecero più presa nella popolazione rispetto ai concetti legati al «vendicare Adua» e alle «provocazioni abissine», ormai ritenuti dall'opinione pubblica come pretesti puerili e insufficienti a scatenare una guerra [42] Tra gli argomenti economici c'era peraltro l'assicurazione che in Africa orientale avrebbero potuto vivere e lavorare milioni di italiani, che avrebbero potuto godere di incalcolabili ricchezze naturali. la propaganda fece quindi circolare notizie gonfiate oltremodo su ricchezze di oro, platino, petrolio e risorse agricole, nel tentativo di convincere l'opinione pubblica ad appoggiare l'impresa [43] . Ual Ual venne quasi dimenticata. dal giugno 1935 la propaganda tornò a diventare efficace, soprattutto in chiave anti-britannica dato che il Regno Unito venne additato come ostacolo principale verso i domini d'oltremare dell'Italia, appoggiando l'Etiopia e le eventuali sanzioni economiche che la Società delle Nazioni avrebbe attivato nei confronti dell'Italia [44] . In realtà la Gran Bretagna non fece mai nessuna azione decisiva contro i propositi di espansione coloniale mussoliniani, anzi: durante la conferenza di Stresa nell'aprile 1935, e poi durante la visita di Anthony Eden a Roma il 24 e 25 maggio dello stesso anno, i britannici non sollevarono nemmeno i temi coloniali e Mussolini trasse a ragione la convinzione che nemmeno Londra lo avrebbe bloccato [45] . Il casus belli di Ual Ual era già stato ampiamente propagandato, la Home Fleet, che da sola avrebbe potuto vanificare ogni velleità fascista in Etiopia bloccando Suez e Gibilterra e allo stesso tempo mettere in pericolo anche la sicurezza nazionale, non venne mobilitata, e anche gli ultimi tentativi di Londra di mediazione bilaterale durante una riunione della Società i primi giorni di agosto rimasero inascoltati da Mussolini [46] . Mussolini voleva la guerra a tutti i costi, ma la storiografia non ha mai individuato una motivazione chiara e univoca che spinse il dittatore a intraprendere il conflitto. vi fu piuttosto una serie di motivi, di impulsi vecchi e nuovi, di coincidenze e casualità. Mussolini trovò il momento giusto nell'ambito di politica estera: proprio quando il sistema di sicurezza varato a Versailles dalla Società delle Nazioni iniziava a vacillare sotto i colpi dei regimi fascisti [47] , Mussolini si convinse che nessuna delle potenze europee gli avrebbe impedito di espandersi in Etiopia, così come dal loro atteggiamento si sarebbe potuto fare un'idea del loro futuro comportamento nei confronti del fascismo [48] . Allo stesso tempo Mussolini venne sollecitato da motivi di politica interna, economici, sociali e di prestigio: secondo Renzo De Felice la guerra rispondeva al carattere imperialista del fascismo, alle sue esigenze di prestigio e di successi clamorosi su cui il Duce, sfruttando questo 'momento giusto', poteva rinforzare il proprio ascendente sulle masse e il proprio potere personale, oltre che dalla necessità di trovare un diversivo alla grave situazione economica interna come scrisse Federico Chabod [49] . La ragione del prestigio venne appoggiata anche da Denis Mack Smith nel 1976, quando affermò che «le ragioni economiche [...] efficaci sul piano propagandistico, non avrebbero retto ad un'indagine ravvicinata e seria. Più sostanziale era la questione di prestigio, poiché Mussolini aveva un urgente bisogno di rafforzare negli italiani che il fascismo fosse qualcosa di grande, di importante e di vittorioso» [50] . Ma ciò che la storiografia ha evidenziato nettamente è la premeditazione dell'impresa coloniale nata fin dagli anni 1920, ed evidenziata dagli stessi storici del regime fin dal 1938, quando Guido Borlotto scrisse: «Nello stesso anno in cui [...] si stipulavano gli accordi di Locarno (1925), il Duce muoveva i primi passi diretti a riparare l'ingiusto trattamento fatto all'Italia al tavolo della pace di Versaglia [...] Da quel tempo il Duce lavorò ininterrottamente alla preparazione della nuova impresa. Realizzare lo stato fascista nella sua interezza significava realizzare l'Impero.» [51] . Preparazione e mobilitazione [ modifica | modifica wikitesto ] Mussolini passa in rassegna le truppe pronte ad imbarcarsi per il Corno d'Africa La responsabilità della preparazione della guerra non fu affidata al capo di stato maggiore generale, e neppure all'esercito, ma ad uno speciale comitato nell'ambito del ministero delle Colonie. Nonostante fosse preposto ad ascoltare consigli dall'esercito, Mussolini insisté che doveva trattarsi di una guerra puramente fascista, posta sotto la sua personale direzione, e al comando del corpo di spedizione nominò Emilio De Bono , un gerarca fascista ben in vista che aveva partecipato alla campagna africana del 1887 e aveva lasciato l'esercito anni prima. Si sperava che la maggior parte delle truppe sarebbe venuta non dall'esercito regolare bensì dalla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale , così da procurare gloria militare al regime relegando in un secondo piano Badoglio e l'esercito. De Bono pensò inizialmente di utilizzare tre divisioni, ma Mussolini per non rischiare gliene fornì subito altre dieci [52] . Questa mobilitazione di uomini e mezzi fu uno sforzo notevole per l'Italia, e nonostante il poco tempo a disposizione fu portata a termine senza grossi problemi assumendo dimensioni straordinarie, tanto da essere considerata la più grande guerra coloniale di sempre per numero di uomini, numero e modernità di mezzi, rapidità di approntamento [53] . Stando alle cifre ufficiali redatte in tutta fretta dal sottosegretario della Guerra ministro Baistrocchi nella Relazione sull'attività svolta per l'esigenza AO dell'ottobre 1936, in preparazione alla guerra in Africa orientale erano stati inviati 21.000 ufficiali, 443.000 tra sottufficiali e truppa, 97.000 lavoratori civili, 82.000 quadrupedi, 976.000 tonnellate di materiali. La marina fornì cifre altrettanto imponenti, 560.000 uomini e 3 milioni di tonnellate di armi e materiali trasportati a destinazione [54] . Vennero chiamate alle armi le classi dal 1911 al 1915, cosa che permise all'esercito di avere un'enorme disponibilità di uomini senza indebolire l'armata in patria, o almeno così asserirono Mussolini e Baistrocchi. Tra il febbraio 1935 e il gennaio 1936 furono inviate in Eritrea sette divisioni dell'esercito ( Gavinana , Gran Sasso , Sila , Cosseria , Assietta , Pusteria ), una in Somalia ( Peloritana ) e tre in Libia, mentre dei circa 50.000 volontari circa 35.000 furono 'girati' alla Milizia mentre i restanti furono destinati a battaglioni di complemento che sarebbero stati utilizzati per rimpiazzare le perdite [55] . Per volere di Mussolini proprio la Milizia divenne una componente importante del corpo di spedizione, destinata a rappresentare il carattere fascista dell'impresa. grazie ai circa 80.000 volontari che si presentarono (compresi i 35.000 non utilizzati dall'esercito) vennero approntate ben sei divisioni: 1ª Divisione CCNN XXIII marzo , 2ª XXVIII ottobre , 3ª XXI aprile , 4ª III gennaio , 5ª I febbraio inviate tra agosto e novembre 1935 in Eritrea e la 6ª Tevere , quest'ultima inviata in Somalia [56] . Ascari eritrei 'penne di falco' in posa con le loro mitragliatrici Fiat-Revelli Mod. 1914 Al contrario di qualsiasi altra guerra coloniale fino ad allora intrapresa da una potenza europea, la guerra voluta da Mussolini vide un maggiore impiego di truppe nazionali rispetto alle truppe coloniali. Gli àscari eritrei furono una minoranza e furono gli unici reparti a non subire un aumento di numero durante la preparazione alla guerra (nel 1935 le necessità portarono a un incremento dei soli dubat somali fino a 25-30.000 uomini) ma i comandi italiani contavano molto sulla loro tradizionale coesione e combattività su terreni aspri e difficili. peraltro, i coloniali erano tranquillamente 'spendibili' senza turbare l'opinione pubblica italiana. In realtà i battaglioni costituiti ex novo non avevano un forte inquadramento, al contrario dei pochi battaglioni tradizionali già nati in passato, e la mancanza di studi specifici rendono impossibile la verifica della loro effettiva combattività (soltanto gli episodi di diserzione di interi reparti lasciarono traccia nei rapporti). è indubbio però che il loro utilizzo diede un contributo determinante alla vittoria italiana. Nell'offensiva finale verso Addis Abeba, infine, si ricorse anche ad una divisione libica [57] . Fin dal suo arrivo ad Asmara il 16 gennaio 1935, il quadrunviro Emilio De Bono, che da moltissimo tempo non era al comando attivo e su cui pesava l'accusa di Badoglio di essere un pessimo organizzatore, si trovò con l'arduo compito di allestire l'invasione in soli nove mesi, come aveva tassativamente ordinato Mussolini [58] . L'enorme concentramento di truppe in Eritrea e Somalia attraverso i porti di Massaua e Mogadiscio fu il primo grosso problema a cui dovette porre rimedio De Bono, assieme alla loro mobilità nel territorio. I porti erano insufficientemente attrezzati per accogliere le centinaia di migliaia di tonnellate di materiali e per far sbarcare migliaia di uomini ogni giorno, mentre le strade su cui uomini e materiali avrebbero dovuto recarsi verso l'interno erano inadeguate se non inesistenti. I porti mancavano di tutto, attrezzature, banchine, piazzali, manodopera specializzata, assistenza e perfino di un comando. tutto ciò dovette essere costruito in pochissimo tempo, come in poco tempo si dovette ampliare la strada che conduceva ai 2350 metri s.l.m della capitale eritrea Asmara [59] . Venne poi costruita una imponente teleferica e una seconda strada verso la capitale situata nell'altopiano eritreo, da dove sarebbe cominciata la guerra, che sarebbe continuata a sud sull'altopiano etiopico. In tempi accelerati anche la rete stradale sull'altopiano venne migliorata per sopportare il grande traffico di mezzi previsto, e il 1º ottobre 1935 erano ormai stipati sull'altopiano eritreo 5700 ufficiali, 6300 sottufficiali, 99.200 militari italiani, 53.200 àscari, 35.650 quadrupedi, 4200 mitragliatrici e fucili mitragliatori, 580 pezzi d'artiglieria, 400 carri armati leggeri e 3700 automezzi [60] . In Somalia, al comando di Rodolfo Graziani , nello stesso periodo erano stati sbarcati 1650 ufficiali, 1550 sottufficiali, 21.150 militari italiani e 29.500 eritrei e somali, 1600 mitragliatrici, 117 pezzi d'artiglieria, 7900 quadrupedi, 2700 automezzi e 38 aerei [61] . Altre forze stavano affluendo, e assieme a loro venne importato tutto quanto era necessario: l'Eritrea era una regione molto povera, così dall'Italia dovette arrivare legname, cemento, grano, tessuto, metallo e ogni altro genere necessario al fabbisogno di quasi un milione di uomini [62] . Problemi non dissimili furono affrontati anche dall'aeronautica, che dovette sopperire alla mancanza di aeroporti per far decollare e manutenere i 318 velivoli inviati durante la guerra in Eritrea e i 132 in Somalia. Anche in questo caso la disponibilità finanziaria fu quasi illimitata, e furono create sei basi aeree (Massaua, Zula, Assab, Asmara, Gura e Mogadiscio), diciotto aeroporti e ottantaquattro campi di fortuna con tutte le installazioni necessarie, magazzini, officine e depositi. Fu creato un servizio meteorologico, una rete radio e un ufficio cartografico. Di questi 450 aerei inviati, un terzo furono i piccoli e collaudati IMAM Ro.1 e Ro.37 bis , poi circa 200 Caproni Ca.101 , Ca.111 e Ca.133 da bombardamento e trasporto. erano tutti modelli superati in Europa, ma ancora ottimi per una guerra coloniale. Vennero inoltre mandati in Eritrea ventisei moderni Savoia-Marchetti S.M.81 da bombardamento e alcune decine di piccoli aerei da collegamento e da caccia [63] . La situazione in Etiopia [ modifica | modifica wikitesto ] Il Negus Hailé Selassié , imperatore dell'Etiopia Il Ras Cassa Hailù , il comandante che ebbe sotto i suoi ordini le armate etiopiche del nord [64] Pur sopravvalutando il potere di dissuasione della Società delle Nazioni, e pur contando fino all'ultimo dell'appoggio del Regno Unito, Hailé Selassié sin dall'indomani di Ual Ual decise di accelerare il riarmo, disposto a «spendere fino all'ultimo centesimo per difendere l'integrità dell'Etiopia» e mettendo a disposizione il suo intero patrimonio personale. Da gennaio a luglio 1935 l'Etiopia poté importare dall'Europa, prima che entrasse in vigore l'embargo decretato dalla Società delle Nazioni [N 2] circa 16.000 fucili, 600 mitragliatrici leggere e mezzo milione di proiettili, cifre del tutto insufficienti per contrastare una nazione industrializzata come l'Italia. l'imperatore dell'Etiopia venne poi fortemente deluso dall'atteggiamento della Francia, considerata fin dai tempi di Adua la nazione europea più vicina all'Etiopia, la quale trattenne molti carichi di armamenti a Gibuti senza una reale motivazione [65] . Haile Selassié non riusciva a credere che Laval lo avesse abbandonato al suo destino, così come ignorava che Mussolini stava facendo il vuoto attorno al suo paese, inaridendo le sue fonti di rifornimento e addirittura comprando le partire di armi da lui stesso ordinate. Solo la Germania, pur non auspicando un crollo del fascismo, aveva tutto l'interesse a mantenere impegnata il più a lungo possibile l'Italia in Africa per allentare la sua pressione sull' Austria e sui paesi dell'Europa sud-orientale, per cui non esitò a rifornire segretamente l'Etiopia di armi e munizioni [66] . Le potenze europee non fornirono alcun sostegno concreto all'Etiopia. Il caso più clamoroso fu quello del Regno Unito, che se pubblicamente cercava di mediare segretamene teneva posizioni ambigue nonostante il forte sostegno popolare all'Etiopia, che, fondendo in parte anticolonialismo , antifascismo e antiimperialismo , cresceva forte in Gran Bretagna e in tutta Europa contro la guerra che Mussolini si apprestava a iniziare. Ci furono manifestazione a sostegno dell'Etiopia in tutto il mondo, da Parigi a Londra, da Damasco a Nairobi , da Città del Capo a Città del Messico . ma in generale non vi fu una mobilitazione sensibile come avvenne per la guerra di Spagna : solo poche centinaia di persone sposarono la causa etiopica andando a infoltire le fila dell'esercito del negus [67] . In gioco c'era il fragile equilibrio post-bellico, ma le nazioni europee stettero a guardare. Un maggiore impegno venne profuso dalle delegazioni nazionali della Croce Rossa , le quali inviarono in Etiopia uomini, materiali, medicine e unità sanitarie, mentre a livello ufficiale il comitato internazionale della Croce Rossa mantenne un atteggiamento neutrale, condannando flebilmente alcune violazioni internazionali commesse dagli italiani ma senza portare fino in fondo le denunce, assumendo in sostanza una politica arrendevole nei confronti della diplomazia fascista [68] . Truppe etiopiche si addestrano con una mitragliatrice Manca però una completa documentazione sull'afflusso di armi in Etiopia nel corso di quell'anno, ed è difficile valutare la consistenza dell'arsenale etiopico allo scoppio del conflitto. Le stime italiane indicavano come le forze nemiche, valutate in circa 280-350.000 uomini, fossero per circa un quarto «fornite di buona istruzione militare all'europea» e dotate di fucili a ripetizione di vari modelli e calibri, ma in prevalenza moderni e con circa 150 cartucce per soldato. Nel complesso l'esercito del negus poteva contare di circa un migliaio di mitragliatrici e fucili mitragliatori con abbondante munizionamento, circa 200 pezzi di artiglieria di piccolo calibro in gran parte antiquati, di qualche decina di cannoni antiaerei e anticarro (compresi 30 cannoni anticarro da 37 mm prodotti dalla Rheinmetall-Borsig per i quali lo stesso Hitler accordò il permesso di acquisto [69] ), di qualche carro armato e di una decina di velivoli [4] . In sostanza, la situazione militare dell'esercito etiopico è riassumibile nelle parole dell'inviato del The Times Geroge Steer, il quale scrisse: «non hanno artiglieria, non hanno aviazione e la proporzione di armi automatiche e di fucili moderni è patetica». Ancor più vistosa fu però la mancanza di preparazione e istruzione dei soldati e degli ufficiali: i vecchi capi abissini, fatta eccezione forse per ras Immirù, grasmac Afeuork e cagnasmac Mellion [N 3] , erano soprattutto amministratori con scarse conoscenze militari, e solo un soldato su cinque era preparato ad affrontare una guerra moderna. Hailé Selassié, perfettamente al corrente di questa situazione, confidava soprattutto negli alunni dell' Ecole de Guerre di Olettà, dalla quale voleva che uscissero i veri quadri dell'esercito. purtroppo però i 138 alunni della scuola, seppur considerati di buon livello culturale, non ebbero mai l'occasione di distinguersi durante la guerra, ma costituiranno invece il primo nucleo di resistenza etiopica dopo la fine delle operazioni italiane [70] . Regnava inoltre l'incertezza sul tipo di guerra da affrontare: se con tradizionali scontri campali, oppure appoggiandosi ad azioni di guerriglia . Sul finire dell'estate del 1935, dopo essersi fortemente impegnato per tutta la stagione in una campagna che irrobustisse l'unità nazionale nel paese con appelli patriottici [71] , il negus studiò un piano militare assieme al suo consigliere Eric Virgin [72] . Il piano era incentrato su cinque punti fondamentali: arretramento di 30 km fino alla linea Adua - Adigrat per palesare l'attacco italiano. rafforzamento di Uolcait . creazione di una linea difensiva a Macallè con le forze di ras Sejum a sinistra, ras Cassa Hailù al centro e ras Mulughietà a destra. spostamento a nord delle forze di ras Immirù . spostamento delle forze di ras Ghetacciù a est di Dessiè. Hailé Selassié ordinò parallelamente l'utilizzo della tattica della guerriglia, ma per motivi culturali e territoriali sapeva che ciò sarebbe stato impraticabile. I suoi comandanti ritenevano la guerra di guerriglia uno scontro ignobile, da briganti e non da uomini valorosi, per cui sarebbe stato molto difficile per i vari comandanti rinunciare all'arte della guerra campale senza perdere la dignità [72] . Vi era inoltre un problema logistico: il territorio abissino era ancora fortemente disunito, le provincie recentemente annesse come quelle di Borana e del Sidamo non erano ancora amalgamate nell'impero mentre in altre come l' Harar e l' Ogaden già avevano preso corpo spinte separatiste [73] . In sostanza, in molte regioni sarebbe stato molto difficile avere il sostegno della popolazione, condizione fondamentale per sopravvivere durante azioni di guerriglia [72] . Forniture mediche in arrivo alla stazione di Addis Abeba Il fronte sud preoccupava meno il Negus, sia perché gli italiani vi avevano schierato solo 50.000 uomini, sia perché il confine somalo presentava quasi mille chilometri di deserto cocente, privo di acqua e infestato dalla malaria . Qui le forze di Graziani avrebbero forzatamente risalito i fiumi Giuba e Uebi Scebeli , oppure seguito la linea dei pozzi da Scilláve a Gorrahei, a Sassabanèh, a Dagahbùr, per cui le forze del degiac Bejenè Merid assieme a quelle del degiac Nasibù Zemanuel avrebbero difeso le vie di avanzata, mentre le forze di rad Destà si sarebbero concentrate nel Sidamo con compiti offensivi. Protetti dalla vegetazione le sue truppe sarebbero scese lungo le rive del Daua Parma , del Ganale Doria e del Uebi Gestro , fino a giungere di sorpresa a Dolo , da dove si sarebbero infiltrati in Somalia per mettere in crisi il fianco sinistro di Graziani [74] . Globalmente il piano di Hailé Selassié rivelava prudenza e buon senso nel tentativo di sfruttare i vantaggi del territorio e, come ebbe a dire Del Boca, «affidava ai vari eserciti etiopici, del tutto sprovvisti di armamento pesante e di protezione aerea, compiti di logoramento piuttosto che di contenimento». Se a nord comunque il piano verrà modificato durante il corso del conflitto per il tradimento di Gugsa , al sud manifesterà fino alla fine la sua validità, nonostante le enormi difficoltà di approvvigionamento che indebolirono gli etiopici ancor più di quanto fecero con le armate italiane [75] . Il problema principale però rimaneva la riluttanza dei ras ad utilizzare tecniche e tecnologie diverse da quelle della guerra tradizionale. caso emblematico fu quello di ras Sejum nel Tigrè, il quale disdegnerà fino all'ultimo le carte geografiche ostinandosi a sparpagliare casualmente su un fronte di 180 chilometri i suoi 25.000 uomini [76] . Le fasi iniziali [ modifica | modifica wikitesto ] Le prime avanzate sul fronte nord [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Offensiva di De Bono . Emilio De Bono circondato dai suoi ufficiali durante le fasi iniziali della guerra Senza una formale dichiarazione di guerra , nella notte fra il 2 e il 3 ottobre 1935 il generale De Bono ordinò ai tre corpi d'armata precedentemente ammassati lungo le sponde del Mareb e del Belesa , di superare i corsi d'acqua e iniziare l'avanzata verso la linea Adigrat - Enticciò -Adua. Con la fine della stagione delle piogge i due corsi d'acqua non rappresentano un grosso ostacolo, e oltre centomila uomini iniziarono a penetrare in Etiopia su di un fronte di circa settanta chilometri, protetti dal cielo da 126 aerei e dotati di 156 carri armati, 2300 mitragliatrici e 230 cannoni di vario calibro, un armamento considerevole per una guerra coloniale [77] . Sulla destra il II Corpo d'armata del generale Pietro Maravigna era diretto su Adua, al centro il Corpo d'armata indigeno al comando del generale Alessandro Pirzio Biroli doveva muovere verso la conca di Enticciò, e infine sulla sinistra il I Corpo d'armata del generale Ruggero Santini aveva come obiettivo Adigrat [78] . Durante i primi giorni le truppe italiane non incontrarono alcuna resistenza, se non qualche sporadico scontro a fuoco lungo le direttrici principali, e in appena tre giorni giunsero nei villaggi di Adigrat e Adua, lasciati sguarniti per volontà di Hailé Selassié che aveva ordinato a ras Sejum di arretrare per mettere in evidenza l'aggressione italiana. La mobilitazione etiopica si rivelò comunque abbastanza lenta, soprattutto perché le colonne armate dovevano percorrere centinaia di chilometri a piedi per raggiungere il Tigrè dalle diverse regioni dell'Impero etiopico. Un'offensiva di rilievo non sarebbe potuta iniziare prima di dicembre. di questo fatto De Bono ne era a conoscenza, e attenendosi alla sua tattica decise di consolidare le posizioni in attesa dell'offensiva nemica che gli avrebbe consentito di distruggere in un sol colpo tutte le forze etiopiche [79] [N 4] . De Bono comprese molto presto che Mussolini non poteva accettare una pausa nelle operazioni. il vecchio generale venne tempestato prima di richieste, poi di ordini per una nuova avanzata. La gestione politica di Mussolini cozzava però con le necessità della guerra: rifornire migliaia di uomini richiedeva un enorme traffico di autocarri, e per poterli impiegare bisognava trasformare la pista per Macallè in una camionabile idonea al traffico, mentre verso Adua e Axum esistevano solo mulattiere [80] . De Bono cercò di far valere le proprie ragioni una prima volta il 13 ottobre, due giorni prima che Maravigna occupasse Axum, quando il duce gli telegrafò l'invito a iniziare l'avanzata di 90 chilometri verso Macallè entro il 18, e poi una seconda volta il 20 ottobre. Questa volta però il Duce, dopo aver informato il generale che le sanzioni non avrebbero influenzato le operazioni militari, obbligò il generale ad avanzare entro la data del 5 novembre. De Bono non poté far altro che assecondare Mussolini e, anzi, i tentativi di farlo ragionare lo privarono definitivamente del favore del duce, il quale in concerto con Lessona e Badoglio che lo accusavano apertamente di eccesso di prudenza già pensava a una sostituzione del quadrumviro [81] . Le sanzioni [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Sanzioni economiche all'Italia fascista . Roma, manifestazione contro le sanzioni. Dopo che nel dicembre 1934 l'Etiopia aveva tempestivamente chiesto l'intervento della Società delle Nazioni per risolvere il contenzioso di Ual Ual e condannare l'Italia, e dopo aver ripetuto tale richiesta a gennaio e marzo dello stesso anno, solo il 25 maggio venne costituita una commissione d'arbitrato. proprio mentre i preparativi per invadere la nazione del negus era ben avviati e le truppe italiane stavano sbarcando regolarmente in Eritrea e Somalia. Nei primissimi giorni di agosto il governo britannico provò un ulteriore tentativo di compromesso, proponendo all'Italia la completa annessione del solo Ogaden, ma Mussolini rifiutò categoricamente e la Commissione decise di aggiornarsi a settembre, sperando che i colloqui in atto tra Eden, Laval e Aloisi sortissero qualche effetto. Ma ogni tentativo fu inutile, e il 26 settembre la delegazione italiana lasciò Ginevra proprio pochi giorni prima dell'inizio della campagna. Il danno che i rifiuti di Mussolini crearono in seno alla Società delle Nazioni furono molto gravi, ma al contempo anche i blandi tentativi di riconciliazione messi in atto dalle democrazie europee nel tentativo di fermare l'Italia e portarla tra le potenze difensori della pace in Europa si rivelarono inefficaci [82] . L'Italia venne così diplomaticamente denunciata dalla Società delle Nazioni il 6 ottobre 1935, e condannata il 10 dello stesso mese con l'adozione secondo statuto [N 5] di una serie di sanzioni economiche: dall'embargo su armi e munizioni alla proibizione di concedere prestiti e crediti, al divieto di esportare merci italiane e importare prodotti per l'industria di guerra. Su proposta del governo belga, venne poi affidato a Francia e Regno Unito il compito di tenere aperti canali di riconciliazione prima dell'entrata in vigore delle sanzioni, ossia il 18 novembre 1935 [83] . L' ultimo tentativo verrà fatto da Samuel Hoare e Pierre Laval , ma anche questo fallirà indecorosamente: esso infatti non era un compromesso, bensì una spartizione pura e semplice dell'Abissinia [84] . Il piano sottoposto alla Società l'11 dicembre non piacque a Mussolini, il quale a seguito dello sforzo fatto voleva maggiori concessioni, e non venne accettato dall'Etiopia che lo respinse il 14 dicembre in quanto considerato un «premio all'aggressione». Paradossalmente il piano anglo-francese non venne accettato neppure dall'indignata opinione pubblica britannica: ciò porterà alle dimissioni dello stesso Hoare, sostituito dal più energico Eden, togliendo a Mussolini il rischio di doversi confrontare con un compromesso. [85] . Il 18 novembre l'Italia venne quindi colpita dalle previste sanzioni , ma queste si rivelarono blande: il Regno Unito non bloccò il canale di Suez alle navi italiane, permettendo il prosieguo del conflitto «a spese dell'Etiopia e della sicurezza collettiva» [86] , mentre l'economia italiana non ne soffrì perché le sanzioni non riguardarono materie di vitale importanza come petrolio , carbone e acciaio [87] . Londra e Parigi argomentarono infatti che la mancata fornitura di petrolio all'Italia poteva essere facilmente aggirata ottenendo rifornimenti dagli Stati Uniti d'America , che non erano membri della Società stessa: infatti il governo statunitense, pur condannando l'attacco italiano, riteneva inappropriato che le sanzioni fossero state votate da nazioni con imperi coloniali come Francia e Regno Unito [88] . Cerimonia per la posa di una lapide a memoria dell'imposizione delle sanzio economiche all'Italia Nel periodo in cui la Società discuteva delle sanzioni all'Italia, la polemica italiana contro le «ricche e soddisfatte» nazioni europee, soprattutto contro il Regno Unito, anziché diminuire in vista di un possibile accordo raggiunse il suo apice assieme al tema delle «inique sanzioni» che la propaganda utilizzava per la mobilitazione interna. Quindi, piuttosto che palesare all'opinione pubblica italiana l'inadeguatezza e l'inutilità delle sanzioni comminate dalla Società, la propaganda colse il pretesto per creare nella popolazione un clima da paese assediato, instaurando un senso di esasperazione e odio nei confronti del resto del mondo rendendo il fronte interno compatto come non mai [89] . Per la loro imperfetta o mancata applicazione, le sanzioni fecero il gioco di Mussolini. ciò venne riconosciuto anche dallo storico britannico Denis Mack Smith nel 1959, che nel suo Storia d'Italia scrisse: «le sanzioni sembravano dimostrare che l'Italia era accerchiata e perseguitata, che la nazione stessa e non solo il regime era in pericolo e che la campagna d'austerità in vista dell'autarchia, non era stata un mero capriccio, ma un vitale interesse nazionale» [90] . Per rispondere alle sanzioni, il 18 dicembre il Gran consiglio del fascismo approvò una mozione che considerava la data del 18 novembre come «una data di ignominia e di iniquità nella storia del mondo», e venne ordinato di «scolpire sulle case dei Comuni d'Italia una pietra a ricordo dell'assedio [...]», creando alcuni dei temi che Mussolini richiamerà più volte nei suoi discorsi. Ma lo stato fascista non si limitò al consolidare il consenso interno, il bisogno di denaro portò ad alcuni provvedimenti restrittivi sui consumi per utilizzare al meglio le risorse nazionali e incrementare la produzione, decrementando le importazioni nel tentativo di raggiungere attraverso l'autarchia l'indipendenza economica [91] . Se alcune di queste iniziative risultarono impopolari o utilizzate solo per alimentare la propaganda, il 18 dicembre fu proclamata la ' Giornata della fede ', un'iniziativa che lo storico Ruggiero Zangrandi definì «una delle poche trovate geniali del fascismo». Quel giorno gli italiani furono obbligati a donare le proprie fedi nuziali ricevendone in cambio una d'acciaio, partecipando a un rito collettivo durante il quale, secondo Maria Antonietta Macciocchi , «le donne contraevano simbolicamente un secondo matrimonio: quello con il fascismo» [92] . Se questa offerta di oro segnò forse il momento di maggior consenso del popolo al fascismo, non riuscì però a sanare le enormi spese per la campagna in Etiopia (che avevano spinto ad ottobre il ministro Baistrocchi a diramare una circolare che vietava l'importazione di macchinari dall'estero e di sostituire per quanto possibile le importazioni di materie prime con surrogati di origine nazionale), né tanto meno ad evitare l'incremento del prezzo della vita e l'irresistibile aumento dell' inflazione nel 1935-36 [93] . Badoglio sostituisce De Bono [ modifica | modifica wikitesto ] Nonostante tutto, il 3 novembre De Bono iniziò la sua avanzata verso Macallè lungo la direttrice Adigrat-Lago Ascianghi con due corpi d'armata, il I di Santini e il Corpo indigeno di Pirzio Biroli, mentre il II Corpo di Maravigna fu lasciato in copertura trenta chilometri a sud di Axum. solo alcune colonne leggere si sarebbero inoltrate verso il fiume Tacazzè e la regione desertica dello Scirè . Le forze italiane incontrarono ancor meno resistenza rispetto all'avanzata di ottobre, solo un paio di scontri contro irregolari che nulla avevano a che vedere con la difesa del territorio. la decisione di non difendere Macallè venne infatti presa il 27 ottobre da Hailé Selassié, il quale ordinò al difensore della città, il naggadrâs Uodagiò Ali (che aveva preso il posto del traditore Gugsa), di abbandonare la capitale del Tigrè e unirsi alle forze di ras Sejum scaglionate fra il Gheraltà e il Tembien [94] . L'offensiva si trasformò in un mero esercizio tattico e l'8 novembre le avanguardie italiane entrarono a Macallè. la seconda offensiva di De Bono si concluse apparentemente in modo del tutto positivo, ma il generale non era del tutto soddisfatto: «Avevamo allungato di 90 chilometri la nostra linea di operazione, rappresentata, questa, da una pista ancora in pessime condizioni. Avevamo uno schieramento che si spingeva con l'ala sinistra avanti lasciando il fianco destro soggetto a tutte le offese che ci potevano ancora venire da zone la di cui seria ricognizione non era stata ancora fatta». Alla ricognizione aerea erano difatti sfuggiti non soltanto i piccoli gruppi dei degiac Ghebriet Mangascià e Hailé Mariam, ma anche i 20.000 uomini di ras Cassa Hailù che il 17 novembre nella stretta di Mai Mescic a sud dell' Amba Aradam si ricongiunsero con i 15.000 tigrini di ras Sejum. Questi uomini furono scoperti solo il 18 dall'aviazione italiana che li attaccò prontamente, ma senza risultati rilevanti. i 20 aerei che parteciparono all'azione furono anzi messi in difficoltà dai cannoncini Oerlikon e dalla capacità degli etiopici di disperdersi rapidamente nel territorio attorno limitando fortemente le perdite [95] . I timori di De Bono risultarono quindi giustificati, e nel bel mezzo di questa precaria situazione logistica l'11 dicembre ricevette da Mussolini l'ordine di far avanzare Maravigna oltre il Tacazzè e di far avanzare Pirzio Biroli sull' Amba Alagi . La risposta di De Bono fu rabbiosa, e il 14 novembre il capo del governo comunicò al generale il suo esonero e la sua sostituzione al comando delle truppe in Africa orientale con il maresciallo Pietro Badoglio [96] . I giudizi su De Bono sono generalmente freddi, se non negativi: non aveva grande personalità, non aveva seguito nel partito ed era accettato più che rispettato dagli ufficiali, che vedevano in lui un gerarca fortunato più che un generale capace [97] . Secondo lo storico Emilio Faldella , Mussolini si convinse che sostituendo De Bono l'avanzata sarebbe ripresa e condotta a fondo, convinto soprattutto dalle relazione di Badoglio e Lessona (che l'8 ottobre si recarono in Eritrea per prendere visione delle operazioni) i quali affermavano che l'avanzata rappresentava un problema strategico semplice da superare, e che De Bono esagerava i problemi. Secondo Faldella era fuor di dubbio che De Bono avesse i suoi limiti, ma con i mezzi a disposizione sarebbe presumibilmente arrivato ad Addis Abeba nello stesso tempo di Badoglio. Forse la spiegazione più plausibile della sostituzione di De Bono furono gli intrighi tramati da Lessona e Badoglio alle sue spalle, e a tal proposito Rochat scrisse: «De Bono doveva essere esonerato perché non era più in grado di seguire la linea mussoliniana che esigeva successi spettacolari, tali da tenere alto l'interesse dell'opinione pubblica italiana ed estera [...] Ciò che era più grave, De Bono era dovunque considerato l'uomo di Mussolini e del partito: ogni suo insuccesso si sarebbe perciò ripercosso sul prestigio della dittatura» [98] . Immirù Hailé Selassié , uno dei principali generali etiopici del conflitto Appena assunto il comando, Badoglio sostituì Ottone Gabelli con Alfredo Guzzoni quale vicegovernatore dell'Eritrea, e impartì le prime direttive: 1) consolidare il fronte Arresa-Adua-Tacazzè e costituire a sud di Macallè una solida posizione fortificata. 2) rafforzare il fianco destro verso il Tembien. 3) intensificare i lavori stradali e la costruzione di campi d'aviazione. 4) far affluire a Macallè tutte le divisioni disponibili e crearvi raggruppamenti di artiglieria. 5) studiare la costituzione di un nuovo corpo d'armata nazionale [99] . In pratica furono disposizioni del tutto simili a quelle che aveva emanato De Bono il 10 novembre, appena occupata Macallè. anche Badoglio, nonostante avesse lavorato alacremente per mettere in cattiva luce De Bono, riconobbe le stesse criticità rilevate dal suo predecessore, l'unica e fondamentale differenza era che Badoglio grazie al suo prestigio personale ottenne completa libertà d'azione dal capo del governo, e durante la campagna ebbe l'autorevolezza di opporsi fermamente alle richieste di Mussolini. Il 30 novembre Badoglio raggiunse il quartier generale di Adigrat, e si adoperò subito per formare con la divisione Sila e la 23 Marzo il III Corpo d'armata, e dopo un'ispezione del fronte decise di sguarnire il Tembien lasciando solo quattro battaglioni di camicie nere a presidio di una regione enorme [100] . Un altro provvedimento di Badoglio fu quello di vietare ai giornalisti di recarsi al fronte, probabilmente perché in una fase delicata e incerta del conflitto il generale non voleva testimoni che avrebbero potuto accertarsi del fatto che tre armate etiopiche si stavano avvicinando quasi contemporaneamente alle linee italiane mentre queste erano ancora in fase di assestamento. La più imponente delle unità etiopiche, l'armata del Centro di ras Mulughietà forte di circa 80.000 uomini, in quei giorni aveva spinto le sue avanguardie poco a sud dell'Amba Aradam, mentre le due armate congiunte di ras Sejum e ras Cassa si stavano dirigendo sul Tembien con circa 40.000 uomini. Vi era infime l'armata di ras Immirù, che assieme agli uomini del degiac Ajaleu Burrù poteva contare da 35 a 40.000 uomini, le cui avanguardie avevano già raggiunto il Tacazzè [101] . L'ingresso in scena di Badoglio diede un carattere più nazionale alla guerra, e stimato com'era dagli ufficiali dell'esercito infuse a tutti i livelli la serenità e la fiducia [102] che l'impulsivo De Bono non aveva saputo dare [103] . A complicare le cose ci pensò Mussolini che in dicembre cercò di spingere Badoglio ad avanzare verso l'Amba Alagi (in quel momento occupato dagli 80.000 uomini di ras Mulughietà), ma la netta opposizione del maresciallo fece desistere il dittatore, che dovette prendere atto della volontà di Badoglio di rafforzare le posizioni e di riprendere l'avanzata non prima di febbraio [104] . La controffensiva etiopica sul Tembien e Macallè [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Offensiva etiope di Natale . Un obice da 100/17 italiano nel Tembien. Gli italiani recepirono le prime avvisaglie di una imminente controffensiva etiopica nei primi giorni di dicembre 1935, dopo che la ricognizione aerea riferì di importanti assembramenti di armati sia lungo la direttrice principale (che da Macallé dirigeva su Addis Abeba), a nord dell'Amba Alagi, sia sulla via che da Gondar porta al Tacazzè, mentre altre truppe furono avvistate mentre dirigevano verso il fiume Ghevà con il chiaro intento di passare nel Tembien. L'aviazione compì diversi tentativi di attaccare queste armate cercando di ritardarne l'avanzata, ma gli abissini impiegarono nel miglior modo la loro conoscenza del territorio e la loro capacità di disperdersi e camuffarsi, marciando di notte e sfruttando sapientemente le risorse del territorio, il che consentì agli uomini del negus di muoversi velocemente, senza pesanti fardelli e senza le necessità logistiche che limitavano gli eserciti moderni. A metà dicembre gli etiopici entrarono in contatto con gli italiani lungo tutto il fronte, che dai guadi del Tacazzè al campo trincerato di Macallè si estendeva per circa 200 chilometri [105] . Badoglio, nonostante fosse a conoscenza di questi movimenti, scoprì con notevole ritardo che il nemico non avrebbe attaccato in forze contro Macallè, bensì proprio nella zona più scoperta dello schieramento italiano, ossia dalla impervia regione del Tembien presidiata dai quattro battaglioni di camice nere del generale Diamanti, che assieme ai 1500 irregolari del maggiore Criniti che difendevano i guadi del Tacazzè formavano l'esigua linea difensiva italiana. Da questa linea difensiva al campo trincerato di Adua e Axum vi erano inoltre circa un centinaio di chilometri di vuoto, il che rendeva l'ala destra dello schieramento italiano completamente in balia del nemico [106] . Fanti del 13º Reggimento fanteria 'Pinerolo' , parte della divisione 'Gran Sasso' I ras abissini che si stavano preparando all'offensiva, Mulughietà, Immirù, Cassa e Sejum, possedevano indubbie qualità di comando, erano stimati dai loro uomini, ma non erano preparati tatticamente alla guerra contro formazioni con tattiche e armamenti moderni. Secondo le cifre disponibili l'armata numericamente più forte era quella guidata da ras Immirù, il quale assieme alle forze del degiac Ajaleu Burrù poteva contare su circa 20.000 uomini. tra il 14 e 15 dicembre circa 2.000 uomini attraversarono il Tacazzè dove furono subito impegnati dai soldati del maggiore Criniti [107] . Altri 3.000 soldati di ras Immirù varcarono il fiume circa quindici chilometri più a nord, dirigendosi verso il passo di Dembeguinà con l'intento di tagliare l'unica via di ritirata degli àscari di Criniti. Le colonne italiane vennero prese alla sprovvista e quando gli uomini di Criniti cercarono di forzare il passo le forze etiopiche erano già schierate a ferro di cavallo sulle creste circostanti. uno squadrone di carri L3/35 , mandato in avanti ad aprire un varco, fu facilmente neutralizzato dai soldati di ras Immirù, e gli àscari dovettero forzatamente combattere corpo a corpo per aprirsi una via d'uscita. Verso sera le forze italiane riuscirono a dirigersi verso Selaclacà, presidiata dall'intera divisione Gran Sasso , ma l'avanzata etiopica non si era fermata e nonostante i violenti bombardamenti aerei italiani e lo sgancio di iprite sui guadi del Tacazzè il 18 dicembre i circa 20.000 uomini di Immirù riuscirono a superare il fiume e a dilagare verso nord-est minacciando i campi trincerati di Axum e Adua e i confini con l'Eritrea [108] . Resosi conto del rischio, Badoglio ordinò alla Gran Sasso di ripiegare verso le linee fortificate di Axum, ma l'ordine generò non poco allarme in tutto il corpo di spedizione italiano. migliaia di soldati vennero subito impiegati a fortificare ancor di più le linee difensive di Axum e Macallé, mentre il timore che il nemico potesse venir favorito da spie e presunti partigiani portò all'arresto di centinaia di persone sospette soprattutto fra il clero copto, ritenuto colpevole di aizzare la popolazione contro gli italiani [109] . Contemporaneamente all'avanzata di ras Immirù, circa 5.000 uomini del degiac Hailù Chebbedè e 3.000 tigrini agli ordini di due sottocapi di ras Sejum avanzarono su Abbi Addi dilagando nel Tembien, nonostante i bombardamenti dell'aeronautica alla quale Badoglio aveva dato l'ordine di rallentare il più possibile l'avanzata nemica. Nel frattempo, a dar supporto ai pochi uomini di Diamanti, il maresciallo spostò l'intera 2ª Divisione eritrea nel Tembien, raggiunta qualche giorno dopo anche dalla 2ª Divisione camicie nere con l'intendo di impedire alle forze di ras Cassa e ras Sejum di impadronirsi del Uorc Amba e del passo Uarieu su cui stavano puntando. Il 18 dicembre gli etiopici strinsero la morsa su Abbi Addi, colpendo soprattutto gli italo-eritrei dalla posizione dell'Amba Tzellerè, che verrà infruttuosamente attaccata all'alba del 22 dicembre dagli uomini del colonnello Ruggero Tracchia. Gli italiani ripiegarono così su Abbi Addi, che venne incendiata e abbandonata il 27 dicembre, trincerandosi poi su passo Uarieu nonostante i continui attacchi etiopici che erano ormai rientrati in possesso di tutto il Tembien meridionale [110] . Di fronte alla vasta azione etiopica di ras Sejum e ras Immirù, alla quale si aggiunse l'ampia manovra di ras Mulughietà che si era spinto fino al torrente Gabat a pochi chilometri da Macallé, Badoglio chiese d'urgenza a Roma l'invio di altre due divisioni, ma per tutto gennaio continuò a subire l'azione del nemico limitandosi a logorare l'avversario con ripetuti bombardamenti aerei e con largo impiego di armi chimiche [111] . Dal 22 dicembre al 18 gennaio vennero infatti lanciati sulle regioni settentrionali dell'impero oltre 2.000 quintali di bombe caricate a gas in particolare nella zona del Tacazzè, colpendo in questo modo indiscriminatamente soldati e contadini che quelle acque le utilizzavano per dissetarsi [112] . L'avanzata di Graziani da sud [ modifica | modifica wikitesto ] Il generale Rodolfo Graziani (al centro) Mentre il generale De Bono preparava la sua avanzata verso Macallè, sul fronte sud Graziani dovette inizialmente rimanere sulla difensiva a causa soprattutto della necessità di disporre di un eccezionale numero di automezzi per poter lanciare un'offensiva all'interno delle regioni aride dell'Etiopia meridionale [113] . Nonostante l'ordine di limitarsi a una difesa attiva con lo scopo di distogliere forze abissine da eventuali contrattacchi da sud verso le forze di De Bono, il 3 ottobre, mentre De Bono superava il Mareb, Graziani trasgredì gli ordini e ordinò l'esecuzione del «Piano Milano», che prevedeva una serie di piccole puntate offensive lungo tutto il fronte per eliminare i fastidiosi presidi nemici e per saggiarne la resistenza. In una ventina di giorni Graziani occupò i villaggi di Dolo, Oddo, Ualaddaie, Bur Dodi, Dagnerei, Callafo, Scivallè e Gherlogubi, dopo che furono sgombrati a seguito dei bombardamenti aerei preventivi voluti dal generale. Questi bombardamenti ebbero il loro apice il 10 ottobre con il primo attacco con aggressivi chimici del conflitto contro il villaggio di Gorrahei . il villaggio fu successivamente l'obiettivo principale del «Piano Gorizia» iniziato il 28 ottobre, ma cadde in mano italiana solamente il 6 novembre soprattutto a causa della pioggia che rallentò l'avanzata [114] . Imbaldanzito dalla facile conquista di Gorrahei, Graziani ordinò al generale Pietro Maletti di lanciarsi all'inseguimento dei fuggiaschi con i reparti autocarrati, un'azione che se da una parte facilitò l'occupazione di Gabredarre e Uaranbad e l'annientamento di alcuni reparti abissini, dall'altra parte rese vulnerabili gli uomini di Maletti all'iniziativa nemica. L'inseguimento infatti si rivelò azzardato, e l'11 novembre rinforzi freschi etiopici appostati sulle rive del Gerer sotto il comando dell'audace fitautari Guangul Kolase aprirono un fuoco violentissimo contro la colonna di Maletti, il quale dopo tre ore di combattimenti e la perdita di quattro carri leggeri ordinò il ripiegamento su Gabredarre [115] . Anche se Graziani tentò successivamente di far passare gli scontri avvenuti l'11 novembre come una vittoria per le sue forze armate, è innegabile che le forze abissine di ras Destà si comportarono molto bene essendo tra l'altro anche le meglio istruite ed equipaggiate dell'esercito del negus, nonché guidate da capi giovani, di idee avanzate e molto fedeli all'imperatore, molto diversi per temperamento e cultura dai vecchi ras e degiac che operavano a nord [116] . Dopo questi scontri il fronte sud si immobilizzò quasi completamente. Graziani non si mosse più dalle basi di Gorrahei e Gabredarre per quasi cinque mesi, durante i quali si impegnò solo nell'inutile conquista di Neghelli durante un'azione molto pubblicizzata dalla stampa di regime, ma che in realtà contribuì solo a ritardare il raggiungimento dello scopo primario costituito dalla penetrazione nella regione dell'Harar. L'occupazione di Neghelli peraltro diede a ras Destà il tempo di rinforzare la sua armata, che non cederà le armi fino al febbraio 1937 dopo quasi un anno e mezzo di guerriglia [117] Le operazioni sul fronte nord [ modifica | modifica wikitesto ] Riprendono gli scontri nel Tembien [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Prima battaglia del Tembien e Battaglia di Passo Uarieu . L'imperatore Hailé Selassié in posa con una mitragliatrice antiaerea Dal suo quartier generale di Dessiè , Hailé Selassié si rese conto fin dalla seconda metà di dicembre che le truppe al fronte cominciavano a logorarsi molto rapidamente per effetto degli scontri e soprattutto dei bombardamenti aerei italiani. ma la cosa che più preoccupava il negus era la mancanza denaro e di scorte di armi e munizioni nell'impero. I rifornimenti dall'Europa erano del tutto insufficienti e per di più intralciati dalla Francia che controllava il porto di Gibuti : Parigi aveva infatti stipulato un accordo con Roma, dove quest'ultima si impegnava a non bombardare la ferrovia Gibuti-Addis Abeba se i francesi avessero fatto il possibile per ostacolare i rifornimenti all'Etiopia. Di tutto ciò Mussolini era ben informato dal Servizio informazioni militare che intercettava i telegrammi tra il ministro etiopico a Parigi, Uolde Mariam, e il quartier generale di Heilé Selassié in Etiopia, dai quali il duce poté riferire il 16 gennaio a Badoglio delle difficoltà in cui versava il governo abissino [118] . Imbaldanzito da queste notizie, il 14 gennaio Mussolini ruppe gli indugi telegrafando al maresciallo Badoglio l'ordine di riprendere l'iniziativa al più presto. la prudenza di Badoglio infatti, stava causando diversi malumori sia a Roma sia tra le truppe dislocate sul corno d'Africa, stanche dell'inattività e del continuo scavare postazioni difensive. Paradossalmente già nella prima decade di gennaio Badoglio era ormai in grado di sferrare un nuovo attacco, ma la sua eccessiva prudenza gli fece perdere l'occasione, e nel momento in cui si apprestò a dare gli ultimi ritocchi al suo piano d'avanzata gli uomini di ras Cassa e ras Sejum si misero nuovamente in movimento nel Tembien, cogliendo gli italiani nuovamente alla sprovvista. Il piano degli abissini era essenzialmente il prosieguo delle manovre di dicembre: le truppe di Hailé Selassié mirarono quindi a isolare Macallé e spezzare in due lo schieramento italiano, utilizzando gli uomini di ras Mulughietà per tenere occupato il III Corpo d'armata italiano mentre ras Cassa e ras Sejum avrebbero sfondato i valichi di Abarò e Uarieu per aprirsi un varco nel Tembien e accerchiare le forze italiane, consentendo allo stesso tempo a ras Immirù di attaccare il campo trincerato di Adua-Axum con il proposito di avanzare in Eritrea. Secondo Angelo Del Boca però il piano etiopico ebbe il grave difetto di essere troppo vasto e velleitario per un esercito appiedato che operava su un fronte di circa 250 chilometri, con quattro armate che operavano disgiuntamente senza un servizio radio adeguato, con munizioni razionate e con le colonne di rifornimento che potevano muoversi solo di notte per non incappare negli attacchi aerei italiani [119] . Serventi d'artiglieria della '28 Ottobre' in azione Intuito il pericolo, Badoglio decise di prevenire l'attacco dell'avversario, nella convinzione di poter immobilizzare facilmente le armate di ras Cassa e ras Sejum per poi spingersi a sud di Macallè contro ras Mulughietà. Il 19 gennaio il III Corpo d'armata avanzò quindi da Macallé verso la zona di Negaidà e Adi Debrì in modo da dominare la valle del fiume Gabat e per sbarrare la strada a ras Mulughietà, mentre parte del II Corpo d'armata fu spostato all'estrema sinistra dello schieramento verso Af Gagà, con l'intento di bloccare ras Immirù. con queste due mosse Badoglio volle mettere in sicurezza le ali del suo schieramento e attuare la sua manovra a tenaglia contro le armate centrali di ras Cassa e Sejum, che iniziò il 20 gennaio [120] . L'offensiva di Badoglio nel Tembien provocò una vivace reazione degli etiopici lungo tutto il fronte, tanto che il giorno seguente una colonna di camicie nere al comando del generale Diamanti, disobbedendo agli ordini di Badoglio, oltrepassò passo Uarieu e venne circondata e falcidiata dalle forze abissine: la colonna fu salvata dalla distruzione solo per la reazione degli àscari del XII Battaglione intervenuti a suo favore, e in serata poté ricongiungersi con la divisione '28 Ottobre' [121] . La vittoria imbaldanzì gli etiopici, e ras Cassa ordinò di attaccare sia passo Uarieu che passo Abarò. per l'azione richiese truppe a ras Mulughietà che con un pretesto non gliene fornì, e nonostante i violenti attacchi che per diverse ore tennero Badoglio in apprensione la '28 Ottobre' riuscì a resistere costringendo le forze di ras Cassa a ritirarsi sotto gli attacchi dell'aeronautica, che colpì i nemici anche con l' iprite [122] . Il 24 mattina la prima battaglia del Tembien poteva dirsi conclusa con un nulla di fatto, e nonostante le forti critiche a Badoglio Mussolini decise di rinnovare la fiducia al maresciallo, il quale iniziò i preparativi per un grande attacco a febbraio [123] . L'attacco al massiccio dell'Amba Aradam [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Amba Aradam . Truppe italiane avanzano verso l'Amba Aradam, visibile sullo sfondo Ai primi di febbraio si giunse alla situazione voluta da Badoglio: la penetrazione etiopica nello Scirè e nel Tembien era bloccata, e nella piana di Macallè furono concentrate sette divisioni, 280 cannoni, 170 aerei, migliaia di automezzi e grossi magazzini per rifornire di viveri e materiali le forze combattenti, mentre le forze nemiche di ras Mulughietà concentrate sull' Amba Aradam (un bastione di 2756 metri sul livello del mare, esteso di circa otto chilometri da est a ovest e tre chilometri da nord a sud [124] ) potevano contare circa 40.000 uomini con un discreto numero di mitragliatrici, qualche cannone di piccolo calibro e grossi problemi di rifornimento. Badoglio, cosciente di avere a disposizione forze soverchianti e sicuro del successo, il 9 febbraio convocò al suo quartier generale di Endà Iesus i giornalisti fino ad allora relegati ad Asmara, e il giorno successivo diede il via all'attacco [125] . Poco prima dell'alba il I Corpo d'armata del generale Ruggiero Santini e il III Corpo d'armata del generale Ettore Bastico iniziano la loro manovra di accerchiamento del massiccio dell'Amba Aradam sotto un violento temporale. L'armata di ras Mulughietà si fece vedere solamente il 12 febbraio, quando sulla sinistra dello schieramento italiano impegnò duramente le camicie nere della '3 Gennaio' al comando del generale Traditi, colpendo gli italiani con violenti assalti all'arma bianca appoggiati da mitragliatrici e pezzi da 47 mm nella zona di Taga Taga. Sulla destra gli etiopici attaccano furiosamente anche il III Corpo, impegnando seriamente la divisione 'Sila' del generale Bertini sui costoni di Dansà-Bet Quinàt con l'obiettivo di ricacciarla oltre il Gabat. Per tutto giorno gli etiopici contesero agli uomini della 'Sila' il possesso del Dansà, che era il primo gradino verso l'Amba Aradam, ma le mitragliatrici italiane respinsero efficacemente le ondate nemiche [126] , tanto che a fine giornata Badoglio fu in grado di dichiarare che gli attacchi etiopici «pur essendo condotti con estrema decisione, non mettevano in evidenza la presenza di un unico concetto, né una proficua azione di comando. Essi inoltre erano effettuati con forze relativamente esigue, indubbiamente assai inferiori a quelle di cui ras Mulughietà avrebbe potuto disporre» [127] . Difatti, oltre a non poter disporre di mezzi tecnologici utili a comunicare con gli altri comandanti, Mulughietà, barricato in una grotta quasi in cima all'Amba Aradam, fu vittima della logorante azione di martellamento che l'artiglieria italiana mise in atto contro il massiccio. durante tutta la battaglia i cannoni italiani spararono nell'area 22.908 colpi, comprese molte granate da 105 mm caricate ad arsina , mentre i 170 apparecchi aerei sganciarono ben 3.960 quintali di bombe, quasi un terzo di tutto l'esplosivo lanciato durante il conflitto [128] . Uomini della 'Sila' avanzano sull'Amba Aradam Tra il 13 e il 14 febbraio gli italo-eritrei si attestarono stabilmente sulle posizioni raggiunte e iniziarono a preparare l'assalto finale, mentre le forze abissine quasi non riuscivano a contrapporre alcuna azione offensiva. La mancanza di mezzi adeguati a una guerra moderna si fece sentire tra le file etiopiche. «loro combattono coi fucilacci a polvere nera e con qualche mitragliatrice. disgraziati» annotò il giornalista Cesco Tonelli, il quale aggiunse: «Tutto il nostro apparecchio offensivo è ormai svelato. è potente. Se sorprende noi [...] figurarsi gli abissini, sui quali si avventa tutto quel metallo». Se le forze a disposizione di Badoglio erano nettamente superiori, da parte etiopica l'imperatore venne informato dell'offensiva italiana soltanto l'11, e dal suo quartier generale non riuscì nemmeno a coordinare le sue quattro armate a nord. l'unico dispaccio che riuscì a far arrivare a destinazione era diretto a ras Cassa, nel quale si ordinava al ras di dirigersi il più rapidamente possibile e con tutte le sue forze sul fianco destro dello schieramento italiano in modo tale da tagliare fuori le forze al comando di Ettore Bastico, ma l'ordine arrivò a destinazione solo la sera del 15 febbraio quando Mulughietà aveva già dato l'ordine di ritirata [129] . Infatti dalle 07:00 del 15 febbraio, i due corpi d'armata italiani ripresero la loro avanzata con un'azione a tenaglia diretta verso Antalò, a sud del massiccio montuoso, e nonostante la decisa resistenza nemica verso sera i due corpi d'armata si ricongiunsero a tergo dell'Amba Aradam, mentre gli etiopici si stavano ritirando caoticamente verso l' Amba Alagi e Socotà . Il 16 Badoglio ordinò che i resti dell'armata di Mulughietà fosse inseguiti dall'aviazione, la quale martellò senza tregua gli abissini fino al giorno 19, quando il maresciallo dichiarò concluse le operazioni che portarono alla conquista dell'Amba Aradam e all'annientamento quasi completo dell'armata di ras Mulughietà [130] . Questi troverà la morte il 26 febbraio colpito da una raffica di mitragliatrice aerea mentre attaccava con i suoi uomini una banda di Azebo Galla , truppe mercenarie etiopiche al soldo degli italiani, per vendicare l'uccisione del figlio [131] . Seconda battaglia del Tembien [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Seconda battaglia del Tembien . Mitraglieri italiani nel Tembien armati di mitragliatrice Fiat-Revelli Mentre l'attacco all'Amba Aradam si avviava alla conclusione, Hailé Selassié lasciò il quartier generale di Dessiè il 20 febbraio diretto a Cobbò nella speranza di recuperare gli sbandati e i fuggiaschi delle armate di Mulughietà lungo il tragitto, e ricongiungersi con le armate di ras Cassa e ras Sejum alle quali aveva ordinato di ripiegare dal Tembien verso l'Amba Alagi. Ma quando giunge a Cobbò l'imperatore poté solo apprendere una serie di cattive notizie fino ad allora a lui sconosciute: ras Mulughietà e i figli erano morti assieme ad altri fidati degiac, gli Azebo Galla erano in aperta rivolta, l'Amba Alagi era stato occupato dagli italiani il 28 senza colpo ferire, e le armate di ras Cassa e Sejum a cui sperava di congiungersi erano ormai avvolte dalla manovra a tenaglia che Badoglio aveva organizzato dopo la vittoriosa avanzata verso l'Amba Aradam. Ma oltre a questo Hailé Selassié dovette prendere atto anche dei gravi episodi di diserzione tra le truppe e, ancor più grave, tra alcuni degiac che tradirono o si rivelarono codardi. Il 3 marzo comunque l'imperatore raggiunse Quoram , dove rimase fino al 20 marzo cercando di raccogliere tutte le forze possibili per sferrare quella che secondo le sue intenzioni sarebbe stata la battaglia risolutiva sul fronte nord [132] . Intanto Badoglio, imbaldanzito dalla vittoria dell'Endertà e fiducioso sul prosieguo delle operazioni [N 6] , decise di non perdere tempo nel tentativo di liquidare il prima possibile anche le armate congiunte di ras Cassa e Sejum, e quella di ras Immirù che era sulla difensiva nello Scirè. Il maresciallo disponeva ora di una imponente massa d'urto di circa 300.000 uomini, ai quali gli etiopici potevano contrapporre appena 60.000 combattenti (tra i quali alcuni provenienti dall'armata distrutta di ras Mulughietà), oltretutto provati dalla lotta, mal riforniti e praticamente senza assistenza sanitaria. La superiorità delle forze italiane era ormai schiacciante sotto tutti i punti di vista, e Badoglio decise di impostare una rapida battaglia di annientamento attaccando ras Cassa e ras Sejum con una manovra a tenaglia, in modo da isolare e distruggere le due armate e infine attaccare l'ultima armata nemica, quella di ras Immirù. Per prima cosa Badoglio ordinò al III Corpo d'armata di Bastico di muovere dalle postazioni appena conquistate dell'Amba Aradam verso Gaelà , alle spalle delle forze di ras Cassa e Sejum per tagliarne così l'unica via di ritirata, e contemporaneamente far calare il Corpo d'armata eritreo di Pirzio Biroli attestato nei passi Uarieu e Abarò verso sud, in modo tale da chiudere in una sacca le forze nemiche [133] . Un Caproni Ca.101 in volo Se tra le fila dell'esercito d'invasione tutti gli ingranaggi organizzativi e logistici sembravano ormai oliati alla perfezione, tra le file etiopiche regnava il caos più completo. Il vecchio ras Cassa era ancora intimamente convinto che in uno scontro decisivo all'arma bianca i suoi uomini ne sarebbero usciti vittoriosi, ma, venuto a conoscenza dei primi movimenti di Bastico, il 22 febbraio telegrafò ad Hailé Selassié comunicando tutta la sua incertezza sul da farsi. Infatti, nonostante l'ordine di ritirarsi su Amba Alagi entro il 25 febbraio, ras Cassa tergiversò per oltre due giorni tentato dall'idea di ricongiungersi a ras Immirù per marciare su Adua, e proprio questa indecisione consentì a Santini di occupare l'Amba Alagi il 28 febbraio senza che né Sejum né Hailé Selassié se ne rendessero conto, convinti che quelle zone fossero ancora sotto controllo di Mulughietà, che non sapevano essere morto, e con le truppe ormai sbandate molto più a sud dell'Amba Alagi [134] . Di tutte queste incertezze e carenze ne era ben al corrente Badoglio, informato grazie al servizio intercettazioni [135] , il quale all'alba del 27 febbraio ruppe gli indugi e ordinò l'inizio dell'avanzata lungo tutto il fronte d'attacco. Le truppe di Pirzio Biroli si trovarono subito dinanzi al difficile compito di occupare l'altura di Uorc Amba, che con i suoi torrioni dominava la valle del Belès e quindi l'unico accesso al villaggio di Abbi Addi , dove, secondo il piano operativo di Badoglio, avrebbero dovuto congiungersi i due corpi d'armata il giorno 29. L'altura venne conquistata dopo aver piegato l'accanita resistenza dei difensori [136] solo al tramonto, consentendo agli italo-eritrei di proseguire la marcia il giorno seguente. dall'altro lato dello schieramento il generale Bastico, dopo aver superato il Ghevà, in serata poté attestarsi sulle alture di Debuk schierando la '23 Marzo' a destra e la 1ª Divisione eritrea a sinistra. Il 28 febbraio l'avanzata riprese: il primo a muoversi fu Bastico, che con le due divisioni affiancate alle 09:00 entrò in contatto con le prime forze nemiche, che intorno a mezzogiorno ripiegarono verso Abbi Addi e sull'Amba Tzellerè martellate dell'aeronautica e sotto il tiro delle artiglierie divisionali di Pirzio Biroli, il quale, sfruttando il rapido successo, continuò l'inseguimento delle truppe in ritirata fin ai margini di Abbi Addi. A nord Pirzio Biroli cominciò la sua avanzata da passo Uarieu dopo mezzogiorno lungo la strada fatta da Diamanti un mese prima. dopo aver superato la valle del Balès ci furono i primi scontri a fuoco con gli uomini di ras Cassa, i quali verso sera si ritirarono caoticamente abbandonando armi e materiali di ogni genere. Nella notte, ubbidendo finalmente agli ordini dell'imperatore, ras Cassa ordinò il ripiegamento generale, ma era ormai troppo tardi e il 29 mattina circa un terzo della sua armata si trovò accerchiata dagli uomini di Bastico e Pirzio Biroli che si erano ricongiunti a circa tre chilometri a ovest di Abbi Addi. Al calar della sera la seconda battaglia del Tembien poté dirsi virtualmente conclusa, e tra il 1º e il 6 marzo si svolsero le operazioni di rastrellamento degli etiopici rimasti nella sacca, dalla quale troveranno scampo solo in pochissimi uomini tra i quali i degiac Hailù Chebbedè e Mescescià Uoldiè , che saranno poi tra i più autorevoli capi della resistenza [137] La rioccupazione dello Scirè [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia dello Scirè . Mentre era ancora in pieno svolgimento la battaglia nel Tembien, Badoglio, accusato per settimane di eccessiva cautela, cercò di accelerare i tempi e dimostrare tutto il potere militare che aveva messo a punto durante il periodo di inattività [138] . Il 28 febbraio diede quindi disposizioni affinché il II Corpo d'armata di stanza ad Axum e il IV Corpo d'armata proveniente dal Mareb a un centinaio di chilometri a nord, comandati rispettivamente da Pietro Maravigna e Ezio Babbini , convergessero congiuntamente nello Scirè per dare la caccia all'armata di ras Immirù. Nei piani del maresciallo il II Corpo avrebbe dovuto attaccare frontalmente e far retrocedere l'avversario mentre il IV Corpo avrebbe attaccato sui fianchi, e il 29 i due corpi d'armata si misero in marcia [139] . Maravigna incontrò subito una forte resistenza da parte delle forze di ras Immirù, il quale, unico comandante etiopico ad aver organizzato un efficiente servizio di informazioni, conosceva perfettamente le posizioni e le manovre del II e del IV Corpo, quest'ultimo messosi in movimento a sorpresa il 20 febbraio, dopo che fino ad allora si era limitato a sbarrare la strada verso Asmara ai guerriglieri etiopici che imperversavano in tutto lo Sciré e minacciavano l'Eritrea [N 7] . Un reparto di ascari eritrei Ras Immirù intuì la manovra a tenaglia di Badoglio, e decise di ripiegare sul Tacazzè (oltre il quale aveva fatto costruire nuove strade) in due tempi, in modo tale da lasciare una retroguardia a fronteggiare Maravigna consentendo al grosso delle sue truppe di ritirarsi durante la notte al riparo dell'onnipresente aviazione italiana. Le avanguardie del II Corpo, forte di quasi 30.000 uomini, nella loro marcia verso Selaclalà iniziarono a combattere contro la retroguardia di ras Immirù, che li impegnò in furibondi scontri per almeno dodici ore, tanto da rendere molto delicata la situazione del II Corpo i cui uomini poterono riprendere la marcia solo il 2 marzo, lasciando quasi due giorni interi alle truppe di Immirù per continuare il ripiegamento. Nel frattempo i 17.000 uomini del IV Corpo si erano messi in marcia troppo tardi per agganciare le truppe etiopiche contemporaneamente all'attacco del II Corpo, in quei giorni ancora lontano, e ras Immirù poté superare il Tacazzè con i suoi 10-12.000 uomini annullando così la manovra di Badoglio [140] . L'avanzata italiana riprese il 2 marzo, ma lentamente, a causa della strenua resistenza abissina che suscitò l'ammirazione sia di Badoglio che di Adalberto di Savoia-Genova , al comando della Divisione 'Gran Sasso' situata sulla destra dello schieramento italiano, il quale scrisse: «La tenacia con cui gli armati di ras Immirù resistettero per tre giorni e la violenza dei contrattacchi, dimostrarono come quegli Amhara fossero particolarmente agguerriti nello spirito» [141] . Solo il concertato concentramento di artiglieria, aviazione e, per la prima volta, dei lanciafiamme , consentì agli italo-eritrei di neutralizzare le ultime forze abissine a difesa di Selaclalà e del passo Af Gagà situato poco oltre, dal quale le forze di Maravigna poterono iniziare l'inseguimento di ras Immirù. Nel frattempo il IV Corpo giunse in vista di Selaclalà solo il 6 marzo, rallentato più dall'asprezza del territorio e dalle temperature torride che dalle azioni di disturbo delle truppe abissine, e comunque troppo tardi per prendere parte all'inseguimento [142] . Badoglio, vistosi sfuggire l'armata di ras Immirù, e dubitando che l'azione del II Corpo potesse dare buoni risultati, diede l'immediato ordine all'aviazione di adoperare tutti i mezzi e le armi disponibili per dare la caccia alle forze nemiche. Centoventi caccia e bombardieri tra il 3 e il 4 marzo tempestarono gli armati abissini con 636 quintali di esplosivi, bombe all'iprite e incendiarie, decimando le truppe di Immirù che ebbe tra le 3.000 e le 5.000 perdite nelle file della sua armata, ormai ridotta a metà degli effettivi. Nonostante la manovra a tenaglia si fosse rivelata un insuccesso [143] , le forze italiane poterono contare sulla loro enorme superiorità tecnologica per infliggere una definitiva sconfitta all'armata di ras Immirù e rioccupare lo Scirè, in quella che Badoglio definì «la grande battaglia strategica del Tigrai» [144] che aveva portato alla fine dell'ultima armata del fronte nord, dissoltasi «sotto l'azione costante dell'aviazione, svolta specialmente sui passaggi obbligati del Tacazzè e sulle difficili e ben individuate mulattiere nell'impervio Semien» [145] . La battaglia finale di Mai Ceu [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Mai Ceu e Battaglia del lago Ascianghi . Fucilieri italiani in posizione Dopo la conclusione del ciclo di battaglie vittoriose nel Tigrè, le sorti della guerra divennero inequivocabilmente favorevoli agli italiani, i quali, mentre le armate etiopiche arretravano quasi del tutto distrutte o allo sbando, si organizzarono con il I Corpo e il Corpo d'armata eritreo diretti verso la conca di Mai Ceu per affrontare il negus, e il III Corpo suddiviso in diverse colonne che per tutto marzo furono impegnate nell'occupazione di Gondar, Debarèc, Socotà, Caftà, Noggara, Adb el Rafi e Sardò [146] . Il negus poteva contare su appena 30-35.000 uomini, dislocati principalmente sulla direttrice che dal Tembien portava alla capitale Addis Abeba , con i quali decise di affrontare il nemico in una battaglia campale risolutiva dell'intero conflitto, seguendo così la tradizione etiopica secondo la quale l'imperatore doveva essere al comando delle truppe durante gli scontri conclusivi, e in caso di sconfitta avrebbe dovuto perdere la vita combattendo. Hailé Selassié probabilmente volle essere all'altezza dei suoi avi in un momento cruciale per il suo paese, e organizzò l'attacco per il giorno 31 marzo, giorno di San Giorgio , reputato più opportuno per scaramanzia rispetto al giorno originario, ossia il 29 [147] . Questa scelta venne dettata, oltre che dalla tradizione, anche da alcune informazioni che ricevette l'imperatore, secondo le quali intorno al giorno 20 erano giunte a Mai Ceu poche migliaia di soldati italiani, che il negus si decise ad attaccare immediatamente per riportare un successo, anche solo parziale. ciò gli avrebbe permesso di salvare l'onore e ritirarsi verso Addis Abeba mentre stava giungendo la stagione delle piogge, che avrebbe favorito la resistenza delle armi abissine [148] . Secondo queste intenzioni, il 20 l'imperatore lasciò Quoram diretto sull'Amba Aià a pochi chilometri dalle truppe italiane, dove il 22 incontrò i dignitari etiopici per discutere sul da farsi. Nonostante la volontà di Hailé Selassié di attaccare immediatamente, questi trovò un atteggiamento molto prudente tra i vecchi capi dell'esercito, e mentre gli etiopici si perdevano tra inutili e sterili discussioni il 26 il negus fu informato che al presidio italiano di Mai Ceu era ormai giunti molti uomini ed era stato preparato un solido campo trincerato. Rompendo gli indugi Hailé Selassié decise che l'attacco sarebbe iniziato il 31 marzo, quando i 31.000 etiopici [N 8] suddivisi in tre colonne sarebbero partiti all'attacco di Mai Ceu, dove c'erano ad attenderli circa 40.000 soldati del I Corpo di Santini e del Corpo d'armata indigeno di Pirzio Biroli, sostenuti da un volume di fuoco nettamente superiore di quello a disposizione dell'imperatore [149] . Questi continui rinvii si riveleranno fatali per le sorti etiopiche del conflitto, consentendo alle forze italiane di rinforzare il fronte di Mai Ceu, all'aviazione di continuare la sua opera di bombardamento, al servizio informazioni di intercettare i dettagli e gli schieramenti del nemico (falcidiato peraltro dalle diserzioni), e tolsero a Badoglio ogni dubbio circa il prosieguo della campagna. Difatti, il maresciallo fino a metà marzo si dimostrò particolarmente preoccupato della possibilità che dopo la sconfitta nello Scirè, l'imperatore si ritraesse con la sua armata a sud oltre Dessiè, costringendolo ad iniziare un lungo inseguimento che avrebbe allungato paurosamente le linee di rifornimento e ritardato di parecchi mesi la fine del conflitto [150] . Il 21 marzo però, Badoglio apprese che il negus era giunto al passo di Agumbertà diretto su Mai Ceu, e ogni dubbio scomparve nella mente del maresciallo, il quale comunicò a Mussolini «sia che il Negus attacchi, sia che attenda il mio attacco, la sua sorte è ormai decisa: egli sarebbe stato completamente battuto» [151] . Soldati italiani dopo l'occupazione di Gondar Nel frattempo, mentre i due eserciti di organizzavano per affrontare lo scontro decisivo a Mai Ceu, il 15 marzo il segretario del partito Achille Starace diede inizio alla sua personalissima marcia su Gondar , partendo da Asmara con una colonna di 3348 camicie nere e bersaglieri, 500 automezzi carichi di viveri e 6 pezzi d'artiglieria. Dopo una avanzata di oltre 300 chilometri lungo un vecchio percorso tracciato nel 1906 dall'ufficiale italiano Malugani [152] , il 1º aprile Starace entrò nella città santa di Gondar senza aver sostenuto nemmeno uno scontro con le truppe abissine. Ciò era dovuto soprattutto al fatto che il ras che controllava la zona, Ajaleu Burrù, era stato comprato dagli italiani, e che per proteggere Starace e facilitarne l'impresa, oltre alle truppe eritree del generale Cubeddu mandate in avanscoperta lungo tutto il percorso per neutralizzare anticipatamente eventuali assalitori, Badoglio diede ordine a due squadriglie aeree di scortare la colonna per tutta la durata della marcia. Nemmeno il comando supremo perse mai il contatto radio con le truppe di Starace, le quali godevano di particolari privilegi e intorno alle quali si sarebbe dovuto creare un alone di entusiasmo che «ridondasse a vantaggio del partito» [153] . Favorito dal collasso degli eserciti abissini, Starace continuò la sua avanzata raggiungendo dapprima il lago Tana , proseguendo poi verso Bahar Dar (24 aprile), Debre Tabor (28 aprile), fino alle rive del Nilo Azzurro e quindi a Debrà Marcòs , che venne raggiunta il 20 maggio dopo una marcia di 1700 chilometri [154] . Mitraglieri alpini azionano una Fiat-Revelli Mod. 1914 Nella seconda metà di marzo Badoglio spostò verso sud la divisione alpina 'Pusteria' e la 1ª e 2ª Divisione eritrea, con l'intento di dislocarle lungo la piana antistante il villaggio di Mai Ceu unitamente a una divisione di fanteria e una di camicie nere, e di affrontare ciò che rimaneva dell'esercito nemico non prima del 6 aprile [155] . Ma al momento dell'attacco solo gli alpini e gli eritrei erano in linea, e furono questi uomini che alle 5:45 del 31 marzo 1936 dovettero affrontare le colonne etiopiche durante l'atto conclusivo del conflitto. Fin da subito gli uomini del negus, nel tentativo di aggirare da destra lo schieramento italiano, attaccarono le trincee italiane sul passo Mecan e sull'Amba Bohorà tenuti dagli alpini, i quali, accerchiati, si trovarono in grosse difficoltà. solo nella tarda mattinata partì il contrattacco dei reparti eritrei per sbloccare la situazione della 'Pusteria', rimasta nel frattempo a corto di munizioni. L'urto dell'attacco etiopico presto si affievolì, le munizioni iniziarono subito a scarseggiare (le retrovie e le carovane di rifornimenti diventarono il bersaglio preferito dell'aviazione italiana durante tutto marzo), e Hailé Selassié fu subito costretto a inviare i suoi reparti migliori: sei battaglioni della guardia imperiale [156] . L'attacco dei battaglioni fu intensissimo e per circa tre ore impegnarono il corpo d'armata eritreo, ma gli italo-eritrei tennero bene lungo tutta la linea nonostante gli accaniti attacchi nemici, che si sussrguirono fino alle 16, quando l'imperatore diede l'ordine di sferrare un ultimo grande assalto alla linea di Mai Ceu [157] . Alimentate da forze fresche, tre colonne etiopiche attaccarono l'intero fronte concentrandosi sul punto di giunzione fra la 1ª e la 2ª Divisione eritrea, dove, avendo conquistato alcune trincee, gli etiopici cercarono di infiltrarsi per allargare la breccia e puntare sul villaggio di Mai Ceu. Alle 18:00 però l'attacco si esaurì e Hailé Selassié, dopo aver constatato l'impossibilità di tenere le posizioni conquistate, ordinò il ripiegamento su una collina a poca distanza dal fronte. Gli italiani nel frattempo, aspettandosi un nuovo attacco il giorno seguente, lavorarono febbrilmente tutta la notte per rinforzare le posizioni e racimolare quante più munizioni possibili: le scorte di proiettili erano ormai ridotte al lumicino anche tra le loro fila [158] . All'alba del 1º aprile gli scontri ripresero da parte degli etiopici, ma la carenza di vettovagliamento e munizioni influì negativamente sullo slancio offensivo e i vari attacchi portati durante i primi due giorni di aprile vennero facilmente contenuti dalle truppe eritree e dagli alpini, tanto che il 3 aprile i due corpi d'armata italiani iniziarono ad avanzare preceduti dagli irregolari Azebo Galla che attaccavano le truppe etiopiche in ritirata. In tarda serata Hailé Selassié ordinò ai suoi rimanenti 20.000 uomini la ritirata generale verso la piana del lago Ascianghi e le alture di Quoram. Fu proprio in questo frangente che l'imperatore si rese conto che la sua armata era ormai in disfacimento. L'azione dell'aviazione non lasciava scampo agli etiopici, i quali il 4 aprile si fecero incautamente intercettare in pieno giorno dai caccia italiana nella conca del lago Ascianghi, dove iniziò un vero e proprio massacro. Oltre 700 quintali di bombe (anche all'iprite) vennero sganciate sulle colonne in rotta, che oltre alle bombe italiane dovettero subire anche gli attacchi degli Azebo Galla che dai rilievi intorno sparavano ai feriti e agli attardati, per poi scendere a spogliarli e mutilarli. Intorno alle 17:30 i primi battaglioni della 1ª Divisione eritrea giunsero sulle alture di Macarè, che dominavano il lago, e dalle quali l'artiglieria italiane per alcune ore si accanì sulle retrovie delle truppe in ritirata, prima di organizzarsi per l'ulteriore avanzata verso Dessiè [159] . La cittadina venne quindi occupata dalle forze eritree il giorno 15 aprile, mentre Hailé Selassié, scortato da un esiguo numero di armati e accompagnato da dignitari e persone di corte, si era ormai spostato nella città santa di Lalibela [156] che lasciò qualche giorno dopo per continuare la ritirata verso Addis Abeba, raggiunta la sera del 30 aprile [160] . Le operazioni sul fronte sud [ modifica | modifica wikitesto ] Fin dal principio, i progetti e i piani operativi dell'intera campagna relegarono il fronte sud ad un ruolo secondario di copertura. nonostante ciò il generale Rodolfo Graziani cercò in ogni modo, riuscendovi, di tramutare in attiva un'impostazione prettamente difensiva. Dopo le prime avanzate di ottobre e novembre la situazione al fronte sud subì un forzato arresto, intervallato solamente dalla conquista di Neghelli, a causa delle insidie del territorio, delle temperature elevate e della scarsità di viveri, acqua e mezzi, e tale situazione nell'aprile 1936 peggiorò ulteriormente a causa dell'inizio della stagione delle piogge, che rallentò l'avanzata di Graziani e la conquista dell'obiettivo principale, Harar e Dire Daua [161] . La marcia su Neghelli [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia del Ganale Doria . Ras Destà in uniforme da parata Mentre ras Sejum e ras Cassa avanzavano nel Tembien meridionale, ras Immirù riconquistava parte dello Scirè e ras Mulughietà consolidava le sue posizioni nei pressi di Macallè, anche l'armata di ras Destà sul fronte meridionale giunse a contatto con le difese esterne del campo trincerato di Dolo, dopo una marcia di circa 800 chilometri attraverso le aride regioni del Sidamo e del Borana. Lo scopo del genero dell'imperatore era quello di alleggerire la pressione italiana nell'Ogaden facendo convergere su di sé il grosso delle forze di Graziani, delle quali Destà conosceva solo vagamente la consistenza grazie alle informazioni fornitegli da Sergio Costante, un disertore che raggiunse le file etiopiche: da questi apprese che in Somalia vi erano circa 12.000 soldati nazionali e somali, 3.000 autocarri, 50 carri armati e 30 aeroplani [162] . Effettivamente le forze a disposizione di Graziani erano modeste, ma ras Destà per giungere a Dolo dovette superare grandi difficoltà che ridussero la sua armata da 20.000 a meno di 10.000 uomini, e che lo fecero arrivare a Dolo solo nella prima quindicina di dicembre (dopo due mesi di marcia iniziata a Irgalem ), quando le forze aeree a disposizione di Graziani erano salite a 76 apparecchi. Coordinata direttamente da Hailé Selassié, l'offensiva contro la Somalia avrebbe dovuto realizzarsi in tre settori: a destra contro il campo trincerato di Dolo. al centro lungo la direttrice dell'Uebi Scebeli. a sinistra contro i capisaldi di Gorrahei e Gherlogubi [163] . Graziani però non restò inattivo, e oltre a rafforzare il campo trincerato di Dolo e le difese dell'Ogaden decise di impiegare massicciamente l'aviazione per colpire senza sosta le retrovie nemiche e logorare le forze di ras Destà, alle quali non bastò l'accorgimento di muoversi solo di notte per non essere individuate. Venuto a sapere della situazione, il 16 dicembre Mussolini diede l'autorizzazione a utilizzare qualsiasi arma contro gli etiopici, comprese le armi chimiche, e da quel momento Graziani rovesciò sulle tre colonne e su Neghelli (che fungeva da centro di rifornimento per le truppe di Destà) quintali di esplosivo e gas [164] che frustarono fortemente le forze etiopiche, le quali dovettero arrestare la loro marcia a circa sessanta chilometri da Dolo su una linea che da Sadei sul Daua Parma andava a Malca Dida sul Ganale Doria [165] . Il 29 dicembre Graziani apprese che Destà e il suo stato maggiore erano accampati a Gogorù, a poca distanza dalle tende dell'ospedaletto della croce rossa svedese, e senza perdere tempo il generale ordinò al comandante dell'aviazione della Somalia, generale di brigata aerea Mario Bernasconi , di organizzare un raid contro l'accampamento di ras Destà, senza preoccuparsi della presenza dell'ospedale. Il bombardamento avvenne il 30 dicembre, e come era prevedibile furono colpite anche le tende dell'ospedale svedese, provocando 28 morti e circa 50 feriti tra i ricoverati oltre che il ferimento di un medico svedese e la morte di un suo assistente. Destà, uscito illeso dal bombardamento, comunicò immediatamente il fatto ad Hailé Selassié, e in poche ore la notizia del bombardamento sull'ospedale da campo fece il giro del mondo, sollevando reazioni indignate che fecero preoccupare lo stesso Mussolini. il Duce comunicò a Graziani di evitare in futuro altre azioni del genere, anche se in realtà attacchi più o meno volontari contro unità della Croce Rossa continuarono per almeno un mese [166] . Tende della Croce Rossa in Harar Il 4 gennaio Graziani prese l'iniziativa, e decise di lanciare una colonna completamente motorizzata, forte di 14.000 uomini, contro gli apprestamenti difensivi etiopici, travolgerli e sterminarli lungo i 380 chilometri che portavano a Neghelli. Dopo un piccolo contrattacco del degiac Nasibù Zemanuel contro il settore Scebeli-Ogaden, facilmente contenuto dagli uomini del generale Luigi Frusci , il 9 gennaio Graziani diede inizio all'attacco. Le forze italiane erano suddivise in tre colonne: la prima sulla sinistra, al comando del luogotenente generale Agosti, avrebbe dovuto seguire il corso del Daua Parma fino a Malca Murri per impedire l'arrivo di rifornimenti dal Kenya . la seconda al centro, al comando del colonnello Martini, avrebbe marciato lungo la camionabile verso Neghelli. la terza colonna, al comando di Bergonzoli, avrebbe avuto il compito di risalire il Ganale Doria e puntare sul villaggio di Bander [167] . L'avanzata italiana fu irresistibile: in circa quattro giorni le linee nemiche furono disfatte, e ciò consentì a Graziani di sfruttare favorevolmente la situazione e puntare con la colonna centrale, alla quale si era messo a capo, su Neghelli. Nel frattempo l'aviazione continuò a martellare con esplosivi e gas i nemici in fuga, i quali attanagliati dalla fame e dalla sete cercarono in ogni modo di raggiungere Neghelli oppure i fiumi, venendo inesorabilmente intercettati e uccisi dalle colonne laterali. Alle 11:50 del 19 gennaio le prime avanguardie celeri entrarono a Neghelli, anticipando di poco Graziani, e la notizia della conquista della cittadina diffusa in Italia il 22 gennaio suscitò in tutto il paese grande entusiasmo, soprattutto perché dopo quasi tre mesi di guerra si trattava del primo autentico successo in Africa, accompagnato dalla totale liquidazione dell'armata di Destà [168] . Quella che passò alla storia come la battaglia del Ganale Doria, anche se fu un piccolo capolavoro logistico e tattico, a lungo termine non portò nessun vantaggio alla campagna e, anzi, strategicamente si rivelò controproducente. La conquista di Neghelli infatti distolse per quasi tre mesi Graziani dall'obiettivo principale di Harar, costringendo il generale ad affrettare l'avanzata finale in pieno periodo delle piogge, allungò pericolosamente il fronte somalo immobilizzando in quel settore migliaia di uomini e mezzi, diede tempo a ras Destà di ricomporsi e iniziare la guerriglia, e infine rallentò i lavori stradali nel settore Scebeli-Ogaden, indispensabili per l'offensiva su Harar [169] . L'occupazione di Harar e Dire Daua [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia dell'Ogaden . Le Camicie nere prendono possesso della stazione di Dire Daua, maggio 1936 Per non lasciarsi sovrastare dalle vittorie di Badoglio, subito dopo la battaglia del Ganale Doria Graziani iniziò i preparativi per l'offensiva contro i resti delle forze abissine comandate da Nasibù Zemanuel, trincerate a difesa di Dagabur , Giggiga e Harar. A fine marzo arrivarono in Somalia i rinforzi richiesti. la Divisione 'Libia' , chiesta per sostituire la brigata eritrea ormai inutilizzabile a causa delle massicce diserzioni, e circa cento caterpillar con duecento rimorchi, ma le enormi difficoltà ad allestire una base d'attacco a quasi mille chilometri dalla costa, la necessità di creare nuove strade e l'urgenza di dover provvedere ai rifornimenti di almeno 40.000 uomini, fecero sì che i preparativi per l'attacco si protrassero fino a metà aprile [170] . Per accontentare le pressanti richieste di avanzata dettate da Mussolini, Graziani dal 20 marzo al 14 aprile scatenò contro i centri abitati dell'alto Ogaden, dell'Hararghiè e Giggiga un'offensiva aerea per bloccare i rifornimenti nemici. Ma l'offensiva non bastò a tenere quieto Mussolini, abituato ai successi del fronte nord, e Graziani si trovò quasi costretto a imbastire una frettolosa azione per il 15 aprile, nonostante le difficoltà logistiche alle quali si erano aggiunte le pessime condizioni atmosferiche portate dalla stagione delle piogge [171] . Con le forze di Destà che avevano lasciato il Borana ormai disfatte dopo la caduta di Gorrahei e Gabredarre , il fronte sud etiopico rimase nella mani del degiac Nasibù, il quale era stato inviato dall'imperatore per turare la falla nel Sidamo e intensificare la difesa nell'Ogaden per impedire a Graziani di puntare su Addis Abeba. Dopo aver constatato che gli italiani non avrebbero sfruttato il successo dell'avanzata su Neghelli, Nasibù, rinforzato dai 3.000 uomini del degiac Abebè Damteù, dai 3.000 del degiac Amdè Apte Sellase e dai 12.000 di Maconnen Endalacciù, arretrò i suoi uomini sui capisaldi di Harar-Harehò-Giggiga e Dagamedò-Dagahbùr, e progettò alcune puntate offensive [172] . A partire da fine dicembre infatti rioccupò gran parte dell'Ogaden, e intraprese una serie di piccole puntate offensive per saggiare le difese italiane in previsione dell'attacco principale contro Danan e Gorrahei, per riconquistare i territori persi all'inizio della guerra [173] . Imbaldanzito dai primi successi e dall'inattività di Graziani, Nasibù ai primi di marzo iniziò ad ammassare a ridosso delle linee italiane circa 20.000 uomini, ossia circa i 2/3 delle forze a sua disposizione, e nonostante gli inascoltati inviti alla cautela dei suoi consiglieri militari turchi, tra i quali l'esperto Wehib Pascià (che cercò di far notare a Nasibù che un'offensiva del genere avrebbe provocato un allungamento smisurato delle linee etiopiche e un possibile disfacimento delle sue forze), il degiac continuò i suoi preparativi. Ma inaspettatamente, dal 20 marzo tutta l'aviazione della Somalia iniziò a tempestare le linee etiopiche di esplosivi e gas, immobilizzando le forze di Nasibù. all'alba del 14 aprile, dopo quasi un mese di bombardamenti, le forze etiopiche vennero investite dall'armata di Graziani forte di 38.000 uomini e quasi completamente autocarrata, quindi estremamente mobile e adatta ad un terreno che fino a Giggiga e Harar si presentava prevalentemente piatto [174] . Cavalleria eritrea in marcia alla volta di Addis Abeba La più forte delle tre colonne italiane, quella al comando del generale Guglielmo Nasi composta dalla 'Libia' e dal gruppo celere 'Navarra', venne lanciata contro le difese di Gianagobò alla sinistra dello schieramento nemico per aggirarlo, la colonna centrale del generale Luigi Frusci avrebbe attaccato verso Gabredarre e quindi verso il caposaldo principale di Dagahbùr, mentre la colonna di destra del luogotenente generale Augusto Agostini , la più debole, avrebbe attaccato la destra del dispositivo etiopico. Solo il 15 la colonna di Nasi incontrò le prime sacche di resistenza. la pioggia incessante e la forte resistenza degli uomini di Abebè Damtèu e Maconnen Endalacciù inchiodarono Nasi per oltre due giorni sulle sue posizioni, e solo l'intervento dell'aviazione sbloccò la situazione [175] . A quel punto, dopo aver resistito a un ultimo attacco etiopico all'alba del 19, Nasi si gettò all'inseguimento delle forze superstiti dei due degiac. il 21 occupò Dovale, il 22 El Fud, il 23 Segàg, mentre le altre due colonne attaccanti continuarono ad avanzare senza incontrare resistenza fino al 24 aprile, quando su tutto il fronte dell'Ogaden iniziarono i combattimenti [176] . Il 24 mattina si svolsero duri combattimenti a Dagamebò, Birgòt e Gunu Gadu, ma fu soprattutto a Birgòt che Frusci con la sua colonna centrale trovò la maggior resistenza, che riuscirà a spezzare solo il 25 grazie al concorso dell'aviazione. Quel 25 aprile tutte e tre le colonne italiane avevano sloggiato i difensori dalle posizioni, e nonostante la fatica che iniziava ad attanagliare gli attaccanti Mussolini fece grosse pressioni su Graziani per continuare immediatamente l'avanzata, che riprese però soltanto il 29 a causa delle forti pioggie. Così il 29 mattina le tre colonne ripresero ad avanzare verso il sistema fortificato di Sessabanèh-Bullalèh-Daghbùr, già preso di mira dal lancio di esplosivi e gas i giorni 26 e 27. le tre colonne convergettero su Daghbùr completando il primo ciclo operativo delineato da Graziani, senza peraltro aver trovato resistenza, e iniziò così la preparazione all'ultimo balzo verso Harar [177] . L'unico nemico di Graziani in questi ultimi giorni di guerra si rivelerà la pioggia, che obbligò le forze del fronte sud a rimandare l'inizio dell'avanzata al 5 maggio, quando ormai Badoglio aveva già occupato Addis Abeba. Dal 2 maggio l'armata di Nasibù si era ormai dissolta, con il degiac che dopo aver appreso della fuga di Hailé Selassié a Gibuti si precipitò a Dire Daua per raggiungere l'indomani il negus nella Somalia francese. Con lui si recarono a Gibuti anche gli altri comandanti del fronte sud, meno che il fitautari Mellion (che continuò una ritirata combattuta fino alle colline di Harar e che per questo fu promosso degiac sul campo dai suoi uomini), e gli ufficiali turchi, mentre i soldati abbandonati dai loro capi tornarono nelle loro case [178] . Senza incontrare resistenza le colonne italiane iniziarono una vera e propria corsa verso Harar, che venne occupata nel primo pomeriggio del 6 maggio dalle truppe di Nasi e quindi da quelle di Navarra. quest'ultime, nella notte fra il 7 e l'8 maggio, ricominciarono la marcia dirette a Dire Daua, nel tentativo di anticipare le truppe di Badoglio che si stavano già muovendo per il programmato incontro delle due armate nella cittadina. Graziani, in parte geloso delle attenzioni che la stampa riservava al maresciallo, volle prendersi il merito di entrare per primo anche a Dire Daua, la quale venne occupata all'alba del 9 maggio poche ore prima dell'arrivo in treno da Addis Abeba degli uomini di Badoglio. Con quest'ultimo atto formale anche la guerra al fronte sud si concluse, peraltro con perdite relativamente basse, sostenute all'80% dai reparti di mercenari libici, arabo-somali ed eritrei. su un totale di 3139 morti e feriti, le perdite italiane furono in tutto di 390 uomini [179] . Le fasi finali [ modifica | modifica wikitesto ] La conquista di Addis Abeba [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Occupazione di Addis Abeba . Dopo aver liquidato anche l'ultima armata etiopica, un euforico maresciallo Badoglio prese la decisione di concludere il conflitto il più velocemente possibile, e dopo aver accresciuto a 20.000 il numero degli uomini delle colonne attaccanti il 24 aprile diede l'ordine ai primi contingenti di iniziare l'avanzata verso Addis Abeba, in quella che lo stesso maresciallo chiamerà in modo altisonante 'marcia della ferrea volontà' [180] . La marcia venne organizzata su tre colonne, una autocarrata al comando del generale Italo Gariboldi e una composta da battaglioni eritrei del colonnello De Meo, le quali avrebbero percorso la strada imperiale Dessiè-Macfùd-Debrà Berhàn per uno sviluppo di circa 400 chilometri, mentre una terza colonna al comando del generale Gallina, comprendente quattro battaglioni della 1ª Divisione eritrea, avrebbe seguito il percorso Dessiè-Uorrà Ilù-Dobà-Emberterà di 310 chilometri [181] . Per sopperire a ogni evenienza le tre colonne vennero appoggiate, oltre che dagli onnipresenti aeroplani, da undici batterie di cannoni da 77/28 e obici da 149, uno squadrone di carri veloci e circa 1700 automezzi. Tale dispiegamento di forze si rivelò esagerato: le armate etiopiche si erano ormai dissolte e la marcia non avrebbe comportato nessun rischio a breve termine. Ciò che Badoglio non considerò, o non volle considerare, era che a lungo termine i 20.000 uomini impiegati non sarebbero stati sufficienti a presidiare la capitale occupata, la regione circostante e le vie di comunicazione, che nelle settimane seguenti vennero subito bloccate dai partigiani etiopici ( arbegnuoc ) i quali, aiutati dall'avvento della stagione delle piogge, terranno in scacco per molte settimane le truppe italiane ad Addis Abeba [182] . Nell'immediato però Badoglio non volle esporsi a nessun rischio, e per evitare che l'enorme colonna di Gariboldi (12.495 uomini) dovesse affrontare inaspettati combattimenti che non sarebbe riuscita a sostenere, gli eritrei di Gallina furono mandati in avanscoperta sin dal 24 aprile. tale precauzione si rivelò inutile, perché le maggiori problematiche che gli italo-eritrei furono legate alla pioggia e al fango. L'unico vero intoppo durante la marcia avvenne il 29 aprile nei pressi di passo Termabèr, 35 chilometri a sud di Débra Sina, dove gli etiopici fecero saltare la strada nei pressi di uno stretto tornante per rallentare l'avanzata dei nemici. L'incidente causò un ritardo di circa 36 ore nei piani di Badoglio, il quale durante la sosta forzata apprese che Starace il 28 era entrato a Debrà Tabòr e il 30 Graziani era a Dagahbùr. la notizia più importate gli venne riferita nel pomeriggio del 2 maggio, quando gli fu comunicato che il negus era appena fuggito dalla capitale [183] . La vittoria della guerra d'Etiopia in un'allegoria di Achille Beltrame su La Domenica del Corriere A mezzogiorno del 3 maggio gli automezzi della colonna si poterono rimettere nuovamente in movimento, e il giorno seguente Badoglio ricevette un telegramma di Mussolini nel quale veniva ordinato di far volare sulla capitale alcuni aerei con il compito di far cadere entro il recinto dell'ambasciata francese di Addis Abeba alcuni fucili mitragliatori. Questa richiesta fu dettata dalla situazione di caos e violenza che si era sviluppata nella capitale etiopica a seguito della partenza di Hailé Selassié verso l' Inghilterra [184] . In quelle ore infatti nella capitale si stavano svolgendo saccheggi, incendi e violenze, e Mussolini colse la palla al balzo per ribadire le vecchie tesi sull'Etiopia barbara, capace solo di generare caos. In realtà il generale Gallina con i suoi àscari avrebbe potuto occupare la capitale già nella notte del 2 maggio, ma fin dal 23 aprile Mussolini aveva impartito l'ordine di riservare l'ingresso trionfale nella capitale alle truppe nazionali, e questo ritardo di tre giorni, durante i quali perirono diverse centinaia di persone nel corso dei disordini, giocò anche a favore della propaganda fascista, che presentò l'Italia come l'unica nazione ora in grado di salvare gli europei intrappolati ad Addis Abeba e civilizzare il paese [185] . Si giunse così all'alba del 5 maggio, quando la colonna motorizzata di Gariboldi (alla cui testa si era posto lo stesso Badoglio), si mosse verso Addis Abeba. Alle 16:00 del 5 maggio 1936 la colonna si arrestò alle porte dell'abitato, e Badoglio ordinò ai colonnelli Tracchia e Broglia di occupare i punti più importanti della città mentre consegnò nelle mani del sottosegretario delle Colonie Alessandro Lessona la bozza del dispaccio da inviare a Roma, aggiungendo: «Ormai ad Addis Abeba ci siamo. Non credo che all'ingresso in città accadrà nulla di grave. Anticipare di un paio d'ore l'annuncio a Roma significa togliere dall'ansia il nostro governo e le capitali estere, che trepidano per i loro sudditi» [186] . Alle 17:45, durante la cerimonia ufficiale dell'alza bandiera, venne issato sul frontone di Villa Italia il tricolore , sancendo così l'inizio dell'occupazione della città da parte delle truppe italiane [187] . Contemporaneamente all'ingresso degli italiani nella capitale terminarono i saccheggi, e iniziarono per ordine di Mussolini le fucilazioni sommarie di chiunque fosse sospettato di aver preso parte ai saccheggi o fosse trovato in possesso di armi o munizioni. Con queste misure venne quindi indicata la filosofia mussoliniana dell'impero, ossia il rifiuto di qualsiasi tentativo di assimilazione dei popoli assoggettati in virtù di una politica di dominio diretto con chiare tendenze razziste e repressive [188] . La proclamazione dell'Impero [ modifica | modifica wikitesto ] Lo stesso argomento in dettaglio: Africa Orientale Italiana . « [...] Non è senza emozione e senza fierezza che, dopo sette mesi di aspre ostilità, pronuncio questa grande parola. Ma è strettamente necessario che io aggiunga che si tratta della nostra pace, della pace romana, che si esprime in questa semplice, irrevocabile, definitiva proposizione: l'Etiopia è italiana! » ( Tralcio del discorso di proclamazione dell'impero di Benito Mussolini, Roma, 5 maggio 1936 [189] . ) La notizia della fine della guerra venne comunicata in Italia nella sera del 5 maggio 1936: dopo che in tutto il paese le sirene avevano chiamato in adunata la popolazione, dal balcone di Palazzo Venezia si affacciò Mussolini che diede l'annuncio a una nutrita folla con un breve discorso [190] [191] . Tra le righe del discorso del 5 maggio Mussolini delineò il destino dell'Etiopia, e anche se non venne pronunciata la parola 'impero' il discorso fece comprendere come la fuga del negus e la mancanza di un interlocutore valido avrebbe favorito la visione del duce di un progetto di governo diretto in Etiopia, come venne chiaramente esplicato nel discorso del successivo 9 maggio. Quella sera, dopo aver consultato velocemente il Gran consiglio del fascismo e riunito per pochi minuti il Consiglio dei ministri , Mussolini decise di bruciare i tempi e prendere in contropiede Francia e Regno Unito prima che queste prendessero posizione in merito all'annessione italiana, e riaffacciandosi da Palazzo Venezia annunciò all'Italia e al mondo «la riapparizione dell'Impero sui colli fatali di Roma». Questa adunata fu, se possibile, ancor più trionfale e retorica di quella precedente, e dopo aver annunciato che «i territori e le genti che appartenevano all'Impero d'Etiopia sono posti sotto la sovranità piena e intera del Regno d'Italia» e che il titolo di Imperatore d'Etiopia sarebbe stato assunto dal re d'Italia Vittorio Emanuele III di Savoia , nel discorso venne subito messo in evidenza come il nuovo impero fosse una creazione esclusivamente fascista e mussoliniana [192] [193] . Sempre quel 9 maggio il Gran consiglio decretò a Mussolini il titolo di 'Fondatore dell'Impero', che Achille Starace inserì subito nella formula ufficiale del «saluto al Duce». l'ambiente politico offrì a Mussolini servilismo ed esaltazione personale al punto che, come scrisse il generale Enrico Caviglia , il Duce si fece trascinare in un clima di retorica adulatoria «che accentuò pericolosamente la già estrema fiducia che egli ha nella propria abilità politica» [194] . Da quel momento, e per molti mesi a seguire, la stampa e le maggiori personalità politiche e culturali si alternarono in una continua esaltazione della figura di Mussolini, e in questo clima a fine giugno si arrivò all'ennesima riunione della Società delle Nazioni nella quale doveva essere discusso il problema delle sanzioni. La riunione, alla quale partecipò anche Hailé Selassié, durò fino al 7 luglio, giorno in cui l'assemblea ginevrina decise la revoca delle sanzioni con decorrenza 15 luglio, al quale seguì la decisione britannica del 9 luglio di ritirare la Home Fleet dal Mediterraneo. Con queste due decisioni la guerra si potè dire completamente conclusa a livello internazionale, e Mussolini le salutò sempre dal balcone di Palazzo Venezia la sera del 15 luglio [195] . Analisi e conseguenze [ modifica | modifica wikitesto ] Perdite, costi e bilanci complessivi [ modifica | modifica wikitesto ] Nel suo libro sulla campagna edito alla fine del 1936, Badoglio non diede alcuna cifra sulle perdite, forse perché rischiavano di sminuire l'impresa. lo stesso Mussolini in privato disse che la vittoria era stata ottenuta con soli 1.500 caduti: un prezzo considerato troppo basso per far apparire la conquista dell'Etiopia una vittoria di grossa portata [196] . Considerando una forza mobilitata di circa 800.000 uomini, le ricerche di Angelo Del Boca sulle perdite complessive fino al 31 dicembre 1936 (comprendenti oltre sei mesi di guerriglia dopo la fine del conflitto) sono abbastanza basse, e parlano di 2.317 morti per l'esercito italiano, 1.165 della milizia, 193 dell'aeronautica, 56 della marina, 78 civili nell' eccidio del cantiere Gondrand , 453 operai e 88 uomini della marina mercantile, per un totale di 4.350 morti. di questi, circa 2.000 furono i caduti in combattimento, gli altri per malattia. A queste cifre vanno poi aggiunte perdite corrispondenti a circa 9.000 feriti e 18.200 rimpatriati per malattia [5] , e le stime sulle perdite degli àscari , peraltro assai vaghe, che si aggirano da un minimo di 1.500 a un massimo di 4.500 morti [6] . Nel complesso, gli italiani persero più uomini per malattie e incidenti che non per la guerra. Ad esempio, per quanto riguarda l'aeronautica, se si considerano solo le perdite nel periodo della campagna, i morti scendono a 160 di cui solo 40 in combattimento e 44 in incidenti aerei. lo stesso vale per gli aerei: solo 8 velivoli furono abbattuti dagli etiopici, mentre ben 65 furono perduti per incidenti o avarie [6] . Le perdite umane etiopiche sono al contrario molto difficili da stimare, e la stima più attendibile è peraltro quella italiana che valutò approssimativamente le perdite nemiche tra i 40 e i 50.000 uomini sul fronte nord e 15-20.000 sul fronte sud. Dopo la guerra, Addis Abeba fornì la sua stima ufficiale di morti etiopi in un Memorandum presentato a Londra, nella quale le perdite umane durante la guerra furono calcolate in 275.000, comprendendovi però anche le perdite tra la popolazione civile. cifra registrata anche dal generale Aldo Cabiati , il quale rifacendosi alle dichiarazioni del degiac Burrù Amediè scrisse nel 1936, nel suo La conquista dell'Impero , che gli etiopici avevano mobilitato circa 500.000 uomini dei quali circa la metà era stata messa fuori combattimento. Lo stesso Memorandum riportò anche i danni inflitti durante il corso dell'avventura coloniale voluta da Mussolini, rivendicando la perdita di 2.000 chiese e di 525.000 tucul per un totale richiesto di 12 milioni di sterline di danni, nonché l'abbattimento e/o la confisca di sei milioni di bovini da carne, sette milioni di pecore e capre, un milione di cavalli e muli e 700.000 cammelli per un totale di 44 milioni di sterline. A queste cifre, secondo Addis Abeba, andavano aggiunte circa 48 milioni di sterline per le spese che l'Etiopia dovette sostenere per equipaggiare, mantenere e rifornire l'esercito per far fronte all'aggressione. Il documento però non precisava se questi danni erano stati inflitti durante il conflitto del 1935-36 oppure anche successivamente, durante i cinque anni della guerriglia. Secondo Del Boca molto probabilmente si trattò di una richiesta globale di danni, anche se sempre secondo lo storico queste cifre sono poco attendibili [197] . La guerra in Etiopia fu condotta dall'Italia con un bilancio «aperto», senza riguardo per i costi crescenti, che divennero in breve tempo straordinari e allo stesso tempo difficilmente documentabili [198] . Lo sforzo economico dell'Italia fu ingentissimo. secondo le dichiarazioni fatte il 20 maggio 1936 alla Camera dal ministro delle Finanze Paolo Thaon di Revel , il costo della campagna era stato di 12 miliardi e 111 milioni, ma secondo lo storico Carlo Zaghi questa cifra va quantomeno raddoppiata in quanto bisogna tener conto anche delle spese sostenute dall'Italia non solo per la spedizione vera e propria, ma anche le spese per renderla sicura [199] . Zaghi conteggia quindi anche le spese fatte in patria per mobilitare e addestrare circa 740.000 uomini a presidio della penisola, quelle per il potenziamento di uomini e mezzi in Libia e nell'Egeo, le spese affrontate in Somalia ed Eritrea per sostenere il peso logistico della campagna e infine quelle relative ai pedaggi nel canale di Suez, agli stipendi e al trasporto della manodopera, alle opere pubbliche e all'amministrazione del territori. Dello stesso parere fu anche lo storico Alberto Sbacchi il quale, dopo aver elaborati i dati d'archivio di Thaon di Revel, alzò ancor di più l'asticella giungendo alla conclusione che la guerra in Etiopia era costata all'Italia non meno di 40 miliardi di lire [200] . A dimostrazione di ciò, le spese del ministero della Guerra crebbero a dismisura: tra il preventivo e in consuntivo del 1935-36 ci fu un aumento del 201%, nel 1936-37 del 309%, mentre nello stesso anno ci fu un aumento del 276% per l'aeronautica [198] . In uno studio del 1969 condotto da Giuseppe Maione (che riporta i dati presi dalla Ragioneria generale dello Stato), dal 1923 al 1934 viene indicata una cifra complessiva per le spese nelle colonie pari a 6,05 miliardi, mentre nel quinquennio 1935-40 la spesa crebbe esponenzialmente fino a 57,303 miliardi. Questo studio formulò poi una nuova cifra per i costi complessivi della guerra in Etiopia, che salirono a 75,3 miliardi, tenendo conto dei costi finanziari legati all'indebitamento, alla difficoltà di avere prestiti stranieri e alla ristrettezza delle risorse nazionali che imponevano enormi importazioni. Questa somma venne in minima parte (4,3%) coperta con nuove imposte, mentre per l'80% con prestiti diversi soprattutto sul mercato interno, e per il resto con la stampa di nuova moneta. da queste cifre secondo Giorgio Rochat «si può supporre che le sanzioni [...] non furono di ostacolo agli approvvigionamenti militari, ma valsero comunque a innalzare i costi finanziari» [201] . Del resto, pochi mesi dopo la proclamazione dell'impero, il ministro degli Scambi e Valute , Felice Guarneri , scrisse a Mussolini che «l'impero sta ingoiando l'Italia», e a conferma di ciò lo stesso dittatore il 28 luglio 1938 contattò il sottosegretario Baistrocchi affinché non concedesse ulteriori stanziamenti militari oltre quelli stabiliti a bilancio. Ma la guerra d'Etiopia e l'impegno militare assunto dal fascismo in Spagna fecero crescere le spese militari in modo ingente e irreversibile nonostante i tentativi di contenere i costi [202] . Per tutto il 1936 e buona parte del 1937 comunque gli italiani ascoltarono acriticamente Mussolini, immersi in un clima di esaltazione nazionale foraggiato da una onnipresente propaganda che nascose come in realtà le cose in Africa andassero piuttosto male [203] . Con la vittoria in Etiopia e la proclamazione dell'impero, la revoca della sanzioni sancì implicitamente il riconoscimento delle altri nazioni dei nuovi possedimenti italiani, e ciò venne «salutato in Italia con un entusiasmo che spesso toccò le vette dell'esaltazione». Il prestigio del duce non fu mai così alto (forse eguagliato solo durante la conferenza di Monaco ), e il paese e i vertici del regime riconoscevano come l'impero fosse una realizzazione legata quasi esclusivamente all'opera di Mussolini. il re Vittorio Emanuele stesso volle dargliene pubblico atto insignendolo della più alta decorazione militare del regno, la gran croce dell'ordine di Savoia [204] . Mussolini a guerra conclusa si disse comunque soddisfatto dei risultati. aveva sconfitto la Società e una coalizione di cinquantadue nazioni che avevano applicato sanzioni contro il suo paese, e aveva ottenuto un enorme successo di opinione pubblica interna. Quel che il duce non vedeva, o faceva finta di non vedere, era che l'ingresso ad Addis Abeba non significava nulla finché l'Etiopia non fosse stata pacificata, che possedimenti così lontani accrescevano la vulnerabilità marittima dell'Italia e che la colonia avrebbe costituito un pesantissimo salasso per il bilancio già pesantemente squilibrato, indebolendo la posizione dell'Italia nei confronti della Germania e delle altre potenze occidentali [205] . Fin da subito però molti membri del partito e delegati stranieri capirono che questo risultato avrebbe potuto rivelarsi una catastrofe, soprattutto dopo che Mussolini cominciò a parlare e agire come se, dopo aver battuto un esercito mal equipaggiato, mal organizzato e incapace di affrontare una potenza europea, fosse in grado di sconfiggere chiunque. Questo eccesso di fiducia nell'esercito e dilettantismo politico gli precluse ogni margine di manovra in politica estera e convinse le altre potenze europee a riarmarsi e a non prendere troppo sul serio le dichiarazioni del capo del governo [206] . Il facile successo in Etiopia convinse Mussolini che con il suo esercito, la dottrina e l'organizzazione fascista, era pronto a sfidare chiunque in una guerra europea, e ciò lo incoraggiò nel presuntuoso tentativo di giocare in Europa un ruolo assai più grosso di quello che le risorse gli avrebbero permesso [207] . La guerra d'Etiopia fu un capitolo decisivo della storia dell' espansione coloniale italiana , e allo stesso tempo ebbe una rilevanza che trascese dalle vicende nazionali. Secondo lo storico Nicola Labanca la guerra ebbe un posto nella storia generale del XX secolo perché rappresentò «il primo caso in cui un regime fascista europeo ricorse in maniera così consistente alle armi». ebbe inoltre un posto consistente nella storia coloniale europea perché fu l'ultima grande guerra coloniale, e parallelamente fu la più anacronistica perché scatenata da una potenza coloniale debole in un momento storico in cui l'imperialismo europeo era messo in crisi dai movimenti anti-colonialisti e indipendentisti, che portarono a reazioni internazionali di generale e accesa riprovazione verso l'Italia [208] . Infine, sempre secondo Labanca, la guerra ebbe un ruolo decisivo nella storia del fascismo italiano. l'impegno in Etiopia anticipò di pochi mesi l'intervento in Spagna e di pochi anni quello nella seconda guerra mondiale, e segnò in modo decisivo il percorso di avvicinamento dell'Italia alla Germania nazista nel tentativo mussoliniano di uscire dall'isolamento internazionale in cui la guerra in Etiopia l'aveva proiettata [209] . L'impiego dei gas [ modifica | modifica wikitesto ] Monumento alle Guerre d'Africa, Arnaldo Dell'Ira , 1936 La pianificazione operativa italiana dell'attacco all'Etiopia prevedeva fin dall'inizio la possibilità dell'impiego delle armi chimiche, in particolare gas asfissianti. ciò era in sfregio alla convenzione di Ginevra del 1925 quando, inorridite dagli effetti delle armi chimiche durante la prima guerra mondiale , le maggiori potenze europee fra cui la stessa Italia fascista avevano deciso di bandirle dall'utilizzo in guerra [210] [211] . Mussolini, fin dalle direttive del 31 dicembre 1934 indirizzate al Capo di Stato Maggiore Badoglio, aveva previsto in modo esplicito - dopo aver stabilito che l'obiettivo della guerra avrebbe dovuto essere «la conquista totale dell'Etiopia» - l'uso dei gas, scrivendo circa la necessità di raggiungere la «superiorità assoluta di artiglierie di gas» [212] [N 9] . In seguito fu direttamente Badoglio che, a partire dal 22 dicembre 1935, prese la decisione di impiegare in modo cospicuo gli aggressivi chimici. Questa scelta era motivata dalla situazione operativa sul campo non molto favorevole per l'esercito italiano, che si trovava nella necessità di frenare la controffensiva etiopica nello Scirè, nel Tembien e nell'Endertà, e venne messa in atto non solo contro le truppe nemiche ma anche per seminare il panico nelle retrovie, tra la popolazione, colpendo con gas tossici villaggi, pascoli, mandrie, laghi e fiumi. Dal 22 dicembre 1935 al 18 gennaio 1936 furono impiegati sui settori settentrionali 2.000 quintali di bombe, di cui una parte con gas. il 5 gennaio 1936 Mussolini aveva richiesto una pausa di queste operazioni per motivi di politica internazionale in attesa di alcune riunioni della Società delle Nazioni, ma fin dal 9 gennaio Badoglio riprese i bombardamenti chimici e comunicò a Roma gli effetti terrorizzanti sul nemico. Mussolini a più riprese approvò questo comportamento: il 19 gennaio scrisse di: «impiegare tutti i mezzi di guerra - dico tutti - sia dall'alto come da terra». il 4 febbraio ribadì al generale che lo autorizzava a «impiegare qualsiasi mezzo» [213] . Ancora il 29 marzo, alla vigilia della battaglia di Mai Ceu , il dittatore confermò l'autorizzazione a Badoglio «all'impiego di gas di qualunque specie e su qualunque scala» [214] . L'Imperatore d'Etiopia Hailé Selassié denunciò di fronte alla Società delle Nazioni l'uso da parte dell'esercito italiano di armi chimiche contro la popolazione etiope il 12 maggio 1936 [215] Sul fronte meridionale, il generale Graziani fin dal 15 dicembre 1935 comunicò al ministro Lessona che riteneva di dover impiegare ogni tipo di arma «contro le orde barbariche» e richiese «libertà di azione per l'impiego dei gas asfissianti». il giorno seguente Mussolini in persona autorizzò il generale con le parole: «sta bene impiego gas nel caso Vostra Eccellenza ritenga necessario per supreme ragioni di difesa». Il generale quindi bombardò con i gas le truppe di Ras Destà e la città di Neghelli. il 30 dicembre 1935, Graziani autorizzò anche il bombardamento con esplosivi della zona di Gogorù, vicino all'ospedale da campo svedese di Malca Dida, dove era accampato il ras [216] . La notizia fece il giro del mondo: per giustificare il bombardamento dell'ospedale e l'impiego dei gas nel settore dell'Ogaden e del Giuba venne fatto riferimento alla brutale uccisione il 26 dicembre di due aviatori italiani, Tito Minniti e Livio Zannoni , caduti con il loro aereo oltre le linee nemiche, catturati, uccisi e mutilati da nomadi somali e non da regolari etiopici. Il 1º gennaio 1936 Lessona approvò le azioni di Graziani scrivendo di «azione rappresaglia per infamia commessa contro nostro aviatore giustificatissima» [217] . Il recupero delle salme di Tito Minniti e Silvio Zannoni. L'uccisione dei due aviatori fu il pretesto per l'impiego dei gas. Fu l'aeronautica ad avere il ruolo principale nella guerra chimica in Etiopia. gli aerei impiegavano l'iprite nelle bombe C.500T da 280 chilogrammi: la disponibilità era di circa 3.300 di queste bombe di cui circa 1.000 furono impiegate operativamente [218] . Nei documenti dell'aeronautica le missioni di guerra con i gas erano denominate 'azioni di sbarramento C', in quanto data la letalità dell'iprite e la persistenza nel tempo della sua azione gli attacchi avvenivano solitamente in località relativamente lontane dal fronte e dalle linee di avanzata previste dalle truppe italiane, principalmente per creare sbarramenti chimici su strade, guadi e passi montani allo scopo di interdire o rallentare il movimento delle truppe etiopiche, o contro concentramenti di truppe nemiche non ancora ingaggiate o nello sfruttamento del successo contro reparti in ritirata. Secondo Del Boca invece le bombe lanciate sarebbero state 2.582 e alla fine del conflitto circa due terzi dei 6.170 quintali di scorte di aggressivi chimici raccolti nel deposito di Sorodocò sarebbero stati consumati [219] . Rochat calcola che sul fronte sud il generale Graziani abbia impiegato 95 bombe C500T, 186 bombe da 21 kg a iprite e 325 bombe da 41 kg a fosgene, un totale che rappresenterebbe circa un nono del quantitativo lanciato sul fronte settentrionale [220] . Secondo i dati ufficiali della Regia Aeronautica furono sganciate sul fronte sud 173 bombe all'iprite da 21 kg e 95 C-500T da 280 kg, più 6 bombe al fosgene da 31 kg e 304 da 40 kg, nel corso di un totale di 38 missioni (per una media di circa 15 bombe a missione) [221] . Secondo altri dati il totale delle bombe al